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martedì, Agosto 9, 2022

Eternit Bagnoli, pm chiedono condanna a 23 anni per Schmidheiny

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Ventitré anni e undici mesi di reclusione. La Procura di Napoli ha chiesto questa condanna per Stephan Ernest Schmidheiny nel processo Eternit bis. L’udienza si è tenuta davanti la Corte di Assise di Napoli perché l’accusa è quella di omicidio volontario.

L’imprenditore svizzero è l’unico imputato per la morte di 8 persone, 6 operai e 2 familiari, causate dall’esposizione all’amianto. Gli operai e le loro famiglie hanno respirato per anni le fibre e le polveri dell’asbesto utilizzato nell’azienda di Bagnoli.

Il processo iniziato nel 2012 si avvia ora alla conclusione. Il presidente della Corte d’Assise ha rinviato l’udienza al 23 marzo prossimo, per le arringhe degli avvocati difensori. Sicuramente sarà necessaria un’altra data per la sentenza.

La pericolosità dell’amianto

L’amianto, che misto al cemento, dà vita all’eternit, è altamente cancerogeno. Le aziende conoscevano bene sia gli studi degli anni ’40 che dimostravano i danni causati sulla salute, sia quelli successivi. Eppure molti imprenditori hanno continuato ad utilizzare l’asbesto almeno fino agli anni ’80. Comunque in Italia è stato messo al bando soltanto con la Legge 257 del 1992.

L’amianto provoca infiammazioni, l’asbestosi, tumori come il mesotelioma e quello al polmone e tutta una serie di patologie asbesto correlate. Dal 1993 al 2018 (i dati non sono neanche completi) soltanto i casi di mesotelioma, registrati nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail, sono stati 31.572. Secondo l’Ona – Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, le vittime di amianto sono molte di più. Come spiegato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2021”, nel 2021 sono state 7mila.

Eternit Bagnoli, il processo bis a Napoli

Il dibattimento del processo Eternit bis (di primo grado), a Napoli è stato lungo e a tratti difficile. Emblematiche le testimonianze dei lavoratori in alcuni periodi addirittura costretti a coprirsi la bocca con i fazzoletti, perché non venivano fornite regolarmente le mascherine.

Importante per l’accusa, invece, la testimonianza del fratello dell’imputato, che ha spiegato che in casa, nella sua famiglia, la pericolosità dell’amianto fosse nota e che, sempre secondo le sue dichiarazioni, avrebbero insabbiato i possibili rischi.

I pubblici ministeri, durante la lunga requisitoria, hanno escluso le aggravanti per l’imputato. Hanno però sottolineato il modo sprezzante di Ernest Schmidheiny di affrontare questa triste vicenda anche con la stampa.

L’Ona parte civile nel processo Eternit bis

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso gli avvocati Ezio Bonanni e Flora Rosa Abate, si è costituita parte civile nel processo per partecipare alle udienze, seguire e monitorare l’evolversi del procedimento. Da anni l’associazione è al fianco delle vittime e delle famiglie per garantire loro assistenza medica e legale. Ha creato anche una App per le segnalazioni, per contribuire a mettere in sicurezza i siti contaminati.

Nonostante ormai diverse patologie siano riconosciute come professionali per ottenere il risarcimento di tutti i danni sono necessari anni e anni e di procedimenti giudiziari. Oltra al danno la beffa per le vittime e per i familiari. Oltre alla sofferenza per la malattia si aggiunge, infatti, anche quella psicologica di sentirsi abbandonati dalle istituzioni dopo una vita di lavoro.

Gli atti del primo processo Eternit, che si è concluso con la prescrizione, sono stati acquisiti. Da questi è emerso che in un certo periodo l’amianto venne chiamato soltanto fibrocemento, secondo i sostituti procuratori per renderlo meno identificabile.

Ai dirigenti sarebbe stato fornito anche un vademecum per concordare le risposte da dare ai sindacati e della stampa sempre sull’amianto.

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