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Patologie asbesto correlate in crescita, i dati Inail

patologie asbesto correlate
tetto di onduline di amianto

L’Inail ha pubblicato i dati relativi alle patologie asbesto registrate tra il 2016 e il 2020. Si tratta, in media, di circa 1500 lavoratori l’anno. Se però si prende in considerazione il triennio 2016-2018 (che hanno i numeri completi), allora il numero di malati sale a 1700 l’anno. Di questi una media di 715 pazienti vittime di amianto, muoiono purtroppo ogni anno.

Sempre nel triennio più consolidato (2016-2018), la patologie più riconosciuta, con circa 600 casi l’anno, è il tumore maligno di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli. Questo tipo di cancro e i tumori maligni dell’apparato respiratorio e degli organi intratoracici costituiscono oltre il 50% delle malattie asbesto-correlate.

Patologie asbesto correlate, le regioni con più casi

Per i casi relativi al 2020 sono distribuiti per il 31% nel Mezzogiorno (la Campania con 195 riconoscimenti è la regione con il maggior numero in Italia). Per il 29% nel Nord Est (soprattutto Friuli Venezia Giulia, con 147 riconoscimenti). Seguono il Nord Ovest (26% in Lombardia con 120 riconoscimenti e in Piemonte con 81) e il Centro (14%, Toscana in larga parte con 86 riconoscimenti).

Nel 2016 oltre l’88% dei pazienti con tumore maligno di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli è purtroppo deceduto. L’11% ha subito invece una menomazione permanente di grado superiore al 50%. Nel caso dei tumori maligni dell’apparato respiratorio e degli organi intratoracici, il 72% ha avuto un esito mortale. Circa l’11% una menomazione permanente superiore al 50%.

Quello industriale è il settore più colpito

Il settore in cui i lavoratori risultano più colpiti dalle malattie asbesto correlate è quello industriale. Si concentrano qui il 77% delle richieste di rendita all’Inail. Dei complessivi 728 riconoscimenti riconducibili all’Industria il 38% riguarda il tumore maligno di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli. Il 33% invece altre malattie della pleura. Il 17% malattie polmonari da agenti esterni ed infine il 12% tumori maligni dell’apparato respiratorio e degli organi intratoracici.

Nel subsettore metalmeccanica (metallurgia, metalmeccanica, macchine, apparecchi e strumenti) dell’industria si concentra il maggior numero dei casi riconosciuti (63%), un’altra fetta importante (16%) è riconducibile alle costruzioni (edilizia e installazione/manutenzione di impianti elettrici, idraulici e termici)”.

Amianto killer, l’Ona continua la sua battaglia

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni lotta ormai da tempo contro l’amianto killer, stando vicino alle vittime e alle loro famiglie. Anche però cercando di sensibilizzare sulle bonifiche, anche con la reazione di una App per le segnalazioni, e sul giusto risarcimento.

L’avvocato Bonanni ha delineato la strage silenziosa anche nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. Qui è spiegato come alle vittime dell’amianto colpite da patologie asbesto correlate bisogna aggiungere quelle che hanno contratto il mesotelioma. Un tumore che è causato per il 90% dall’amianto secondo l’Airc. I dati relativi a questa malattia sono consultabili sul VII Rapporto ReNaM dell’Inail, anche questo da poco disponibile.

Patologie asbesto correlate, statistiche relative al 2020

Nell’anno di protocollazione 2020, per il quale i dati non sono ancora perfetti, il 47% dei casi di tumore maligno di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli” si è registrato nel Nord-Ovest, dove la patologia asbesto-correlata è più diffusa (74%).

Nel Nord-Est le malattie professionali asbesto correlate maggiormente riconosciute sono il tumore maligno di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli (41%) e le altre malattie della pleura (40%). Seguono i tumori maligni dell’apparato respiratorio e degli organi intratoracici (13%) e le malattie polmonari da agenti esterni (5%).

Anche nelle regioni centrali, nell’anno di protocollo 2020, le patologie asbesto correlate maggiormente riconosciute sono il tumore maligno di tessuto mesoteliale e dei tessuti molli (44%), seguono le altre malattie della pleura (34%). E ancora i tumori maligni dell’apparato respiratorio e degli organi intratoracici (13%), le malattie polmonari da agenti esterni (7%) e le altre classi ICD-10 (2%).

Nel Sud e Isole lo scenario cambia, il 40% dei riconoscimenti riguarda le altre malattie della pleura e il 38% le malattie polmonari da agenti esterni. I tumori maligni rappresentano il 22% dei riconoscimenti.

Risarcimento vittime del dovere, sentenza storica Cassazione

risarcimento vittime
stabili abbandonati, fil di ferro

Risarcimento vittime del dovere, la Corte di Cassazione lo equipara a quello delle vittime del terrorismo

La Corte di Cassazione con due sentenze del 24 febbraio 2022 ha affermato la piena applicabilità dei criteri previsti dal Regolamento per le vittime del terrorismo (dPR 181/09), a tutte le vittime del dovere ed equiparati. Questo ai fini della quantificazione percentuale dell’invalidità complessiva, comprensiva anche del danno morale.

Aggiornamento: con sentenza del maggio 2022 la Corte di Cassazione ha anche dichiarato che lo status di vittima del dovere non è soggetto a prescrizione (leggi più avanti).

“Una pronuncia storica”, ha commentato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio vittime del dovere e dell’Osservatorio nazionale amianto. Le persone che sono rimaste ferite o mutilate durante l’esecuzione del servizio o l’espletamento delle funzioni d’istituto, o che abbiano contratto patologie invalidanti nelle missioni potranno più facilmente accedere ai diritti costituzionalmente protetti e comunque ai risarcimenti che spettano loro.

Anche chi è già stato già valutato con i criteri meno favorevoli indicati nel dPR 243/06, potrà accedere a risarcimenti maggiori, proprio grazie ai criteri più vantaggiosi del dPR 181/09. Una battaglia portata avanti da tempo dall’avvocato Ezio Bonanni, che da anni è al fianco delle vittime del dovere e delle loro famiglie.

Le vittime hanno pari dignità, che siano vittime di terrorismo o nel servizio delle proprie funzioni servendo lo Stato. L’assegnazione disomogenea dei punteggi ha invece sempre mortificato le seconde e i loro familiari, che si sono sentiti spesso cittadini di serie B. Persone che fanno ogni giorno i conti con il dolore e le difficoltà per esempio di una menomazione o di una malattia, oppure con la perdita di una persona cara che spesso era l’unico sostentamento per la famiglia.

Risarcimento vittime del dovere: novità sulla prescrizione

Una sentenza storica della Corte di Cassazione ha statuito, finalmente, che lo status di vittima del dovere non è soggetto a prescrizione. I vari Ministeri hanno invece fino ad oggi rifiutato i risarcimenti alle vittime del dovere che hanno presentato domanda dopo 10 anni dall’evento.

Un modus operandi che è sempre stato contrastato dall’Osservatorio vittime del dovere, dall’Ona e dal suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni. Questo ai sensi dell’art. 2934 del codice civile e degli stessi articoli 2 e 38 della Costituzione.

Per questo è tanto importante la sentenza n. 17440/2022.

Cassazione: la sentenza n. 17440/2022

 “L’imprescrittibilità della pretesa – si legge nella sentenza n. 17440/2022 – […] discende ex se dalla riconosciuta natura di status della condizione di vittima del dovere e non già da una inesistente facoltà dell’amministrazione di attribuirla d’ufficio”. Questi benefici devono essere considerati, sempre secondo la Cassazione: “provvidenze in esame rientrino nell’ambito della tutela di cui all’art. 38 Cost.”.

Gli ermellini spiegano anche perché non sia soggetto a prescrizione, vale a dire perché rientra nelle: “peculiari ed ulteriori forme di assistenza per coloro che siano rimasti vittima dell’adempimento di un dovere svolto nell’interesse della collettività”, in quanto “esposti ad uno speciale pericolo e all’assunzione di rischi qualificati”.

Vittime del dovere: le tutele delle SS.UU. 6215/2022

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona, ha raggiunto in questi ultimi anni altri importanti risultati.  Sia per quanto riguarda il riconoscimento e poi per l’adeguamento nella quantificazione dell’entità del danno non patrimoniale.

Nella valutazione dell’indennità si aggiungono ora al danno biologico, anche i danni morali ed esistenziali. Già in sede giudiziaria proprio l’avvocato Bonanni ha ottenuto che le modalità di calcolo tengano conto del danno biologico, del danno morale e della differenza ottenuta tra invalidità permanente e danno biologico: IC= DB+DM+ (IP-DB).

Occorre, infatti, quantificare la sofferenza fisica e morale e il turbamento dello stato d’animo. Inoltre è rilevante la lesione alla dignità della persona, con riferimento all’evento morboso, quindi con un adeguamento pari ai 2/3 del valore percentuale del danno biologico.

Storica in questo senso la sentenza della Corte di Cassazione 6215 del 2022, anche per le vittime del dovere, e comunque per le prestazioni previdenziali delle vittime del dovere.

Orfani non a carico, sentenza Cassazione 2022

Resta ancora da risolvere il nodo degli orfani non a carico di una vittima del dovere, che secondo l’ultima sentenza della Corte di Cassazione n. 11181 del 6 aprile 2022 (consulta qui la sentenza), non hanno diritto ai benefici. Rispetto invece agli orfani non a carico delle vittime del terrorismo. Per conoscere l’ultimo pronunciamento dei giudici ermellini clicca su questo link.

Risarcimento vittime del dovere, legislazione poco chiara

Il legislatore ha definito per la prima volta le “vittime del dovere” nel 1970, concedendo soltanto la pensione di privilegio. Da allora sono stati varati decreti ministeriali, decreti legislativi e disegni di legge. Di solito però in un momento di emergenza e, quindi, senza un’approfondita riflessione.

I testi legislativi, a volte poco chiari, hanno causato diverse interpretazioni, sollevando in taluni casi giudizi anche di costituzionalità. Altre norme, invece, sono rimaste spesso inattuate anche per motivi di contenimento della spesa pubblica.

Leggi in materia di vittime del dovere

La prima legge che norma le “vittime del dovere”, è la 466 del 1980. Integrata, poi, con la legge 302 del 1990, per le “vittime della criminalità organizzata e del terrorismo”.

Nel 2004 il legislatore approva una specifica legge per le “vittime del terrorismo” (266).

Equiparazione risarcimento vittime del terrorismo e del dovere

Nel 2005 la legge finanziaria 266 estende i benefici già previsti in favore delle vittime della criminalità e del terrorismo a tutte le vittime del dovere.

 “Per vittime del dovere – si legge nella norma –  devono intendersi i soggetti di cui all’articolo 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subìto un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi: nel contrasto ad ogni tipo di criminalità; nello svolgimento di servizi di ordine pubblico; nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari; in operazioni di soccorso; in attività di tutela della pubblica incolumità; a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità”.

Uranio impoverito e amianto

“Sono equiparati ai soggetti di cui al comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative”.

Questo ultimo comma si riferisce in particolare all’uranio impoverito e al rischio amianto. L’asbesto (altro nome dell’amianto), causa infiammazioni e tumori, in primis il mesotelioma. La strage causata dalla fibra killer è stata denunciata e combattuta con forza dall’avvocato Bonanni che l’ha sviscerata ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. I dati delle vittime del mesotelioma si possono trovare invece nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

Finora però l’equiparazione e il giusto risarcimento per le vittime del dovere restava sulla carta. Per affermarla erano necessari lunghissimi procedimenti giudiziari.

L’assistenza dell’ONA alle vittime dell’uranio impoverito

L’Ona, Osservatorio Nazionale Amianto, ha denunciato l’inadempimento dell’obbligo di tutela della salute e dell’incolumità psicofisica del personale in missione, in Bosnia (1995), in Kosovo (1998) e, ancora, in Iraq (1991 e 2003).

L’avvocato Bonanni, audito anche dalla Commissione parlamentare d’inchiesta il 6 dicembre 2017, ha denunciato la violazione degli obblighi di cui all’articolo 2087 c.c. e di cui alla Legge 11.07.1978 n. 382 contenente “Norme di principio sulla disciplina militare”.

Guerra in Ucraina e il pensiero di Seneca

guerra in Ucraina
Ucraina, popolo in piazza

La guerra in Ucraina pone l’Unione europea davanti a un bivio.

Seneca duemila anni fa si esprimeva chiaramente contro la guerra: “Noi reprimiamo gli omicidi e le uccisioni dei singoli uomini: che dire delle guerre e della gloria che si consegue compiendo il delitto di far strage di interi popoli? La cupidigia e la crudeltà non conoscono limiti. Seguendo le deliberazioni del Senato e i plebisciti vengono commesse crudeltà e, in nome dello Stato, si comanda di fare ciò che in privato si vieta.” (Lettere 95,30).

Duemila anni dopo l’uomo non ha ancora imparato che i conflitti bellici sono un fallimento per l’intera umanità. Non possono essere mai una soluzione e per questo vanno condannati.

L’aggressione di Putin all’Ucraina

L’aggressione di Putin all’Ucraina getta l’Europa in un baratro che aveva dimenticato. Uomini, donne e bambini moriranno per un’ideologia imperialista che forse servirà a Putin per allontanare il suo fallimento politico e per chiarire al mondo che ora può riaccorpare alcuni territori, sotto la minaccia di una guerra nucleare.

Gli interessi economici di pochi porteranno ancora devastazione e morte. E l’Europa si trova ora a decidere cosa fare. Se lasciare che la Russia possa vincere, violando il principio internazionale dell’autodeterminazione dei popoli. Per evitare che il conflitto possa allargarsi. Con l’Onu – Organizzazione delle nazioni unite bloccata dal diritto di veto tutto resta nelle mani dell’Unione europea. Per evitare che il conflitto possa allargarsi. Anche le sanzioni economiche che colpiranno la Russia avranno drammatiche ripercussioni anche nel nostro Paese. Considerando la dipendenza di tanti Paesi europei al gas e al petrolio.

Il popolo russo in piazza contro la guerra ucraina

Seneca scriveva che la poesia si contrappone alla crudeltà della guerra, che è portavoce di pace. La poesia racchiude i valori più alti dell’essere umano e ricorda l’importanza della vita, dell’amore, della fratellanza.

Poesia è stato vedere il popolo russo scendere in piazza per protestare contro una guerra da loro mai voluta. Mai richiesta e ora osteggiata anche al rischio di essere arrestati. Perché la guerra è nella mente di pochi che vigliaccamente sanno che non ne pagheranno le conseguenze. Guerra che porterà distruzione anche dell’ambiente che ci circonda, in un Pianeta ormai allo stremo.

Mesotelioma amianto, l’Inail registra 3792 casi in tre anni

mesotelioma amianto
medico consulta lastra

E’ stato appena pubblicato il VII Rapporto ReNam dell’Inail che raccoglie i casi di mesotelioma amianto, tumore causato dall’asbesto, dal 1993 al 2018. Per questo ultimo anno di rilevazione i dati del Registro nazionale dei mesoteliomi sono incompleti, soprattutto in relazione alle difficoltà segnalate da molti Centri regionali nel disporre degli indispensabili strumenti di verifica. La situazione di emergenza sanitaria determinata dalla diffusione del virus Sars-CoV-2, infatti, ha avuto un impatto considerevole sulla capacità operativa dei Cor.

In totale dal 1993 l’Inail ha registrato 31.572 casi di mesotelioma maligno (MM), in media 1089 l’anno. Fino al 2015 erano 27.356 casi. In tre anni i nuovi casi sono stati quindi 3792. A questi numeri che dimostrano il dramma dell’amianto, vanno aggiunte tutte le malattie asbesto correlate (nell’ultima rilevazione degli anni 2016 -2020 circa 1700 l’anno).

Mesotelioma amianto, le regioni che pagano il prezzo più alto

Entrando nello specifico il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’Inail afferma che oltre il 50% dei casi di mesotelioma sono registrati fra i residenti in Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna (56,7%).

La sede anatomica di insorgenza è la pleura per il 93,2% dei casi e il peritoneo per il 6,3%. Sono presenti inoltre 63 casi del pericardio e 91 della tunica vaginale del testicolo. Per l’81% dei casi la diagnosi è di mesotelioma maligno certo (con conferma istologica).

Per quanto riguarda le fasce di età colpite dai dati si evince che fino a 45 anni la malattia è rarissima (solo 1,4% del totale dei casi registrati). L’età media alla diagnosi è di 70 anni senza differenze apprezzabili per genere. Il rapporto di genere (casi di genere maschile per ogni caso di genere femminile (M/F) è pari a 2,6. Il 72% dei casi archiviati è di sesso maschile.

La percentuale di donne passa dal 27,2% per i mesoteliomi pleurici a 33,3% e 41% rispettivamente per i casi del pericardio e del peritoneo. Le misure di incidenza fanno riferimento all’insieme delle regioni per le quali la rilevazione dei dati di incidenza è completa.

Il tasso standardizzato (casi per 100.000 residenti) per mesotelioma maligno della pleura (certo, probabile e possibile) nel 2017 risulta pari a 3,41 negli uomini e 0,99 nelle donne. Per la sede peritoneale il tasso passa a 0,14 e 0,09 rispettivamente negli uomini e nelle donne. Se si considerano i soli casi di mesotelioma maligno ‘certo’ (escludendo quindi i mesoteliomi ‘possibili’ e ‘probabili’) le stime diminuiscono del 20% circa.

Il 69% dei mesoteliomi si sviluppano sul luogo di lavoro

Le modalità di esposizione sono state approfondite per 24.864 casi (78,8%) e, fra questi, il 69,1% presenta un’esposizione professionale, il 5,1% familiare, il 4,3% ambientale, l’1,5% per un’attività di svago o hobby. Per il 20% dei casi l’esposizione è improbabile o ignota.

La percentuale di casi di mesotelioma amianto, quindi, per i quali l’analisi anamnestica ha rilevato un’esposizione ad amianto lavorativa, ambientale, familiare, o a causa di attività ricreative è, sull’intero set di dati, pari all’80%.

Mesotelioma amianto, l’edilizia è il settore più colpito

Il settore più colpito dai casi di mesotelioma amianto è quello dell’edilizia (con il 16,2% del totale della casistica). Seguono poi il metalmeccanico (8,8%), il settore tessile (6,3%) e le attività dei cantieri navali sia di costruzione che di riparazione e manutenzione (7,4%). Il resto dei casi, invece, è diviso tra numerosi ambiti produttivi. In questi ultimi casi l’esposizione è avvenuta sul luogo di lavoro, ma anche in via indiretta.

Il mesotelioma

Il mesotelioma è un tumore che nasce dalle cellule del mesotelio. Sono le membrane che rivestono, come una sottile pellicola, gli organi interni. A seconda dell’area che ricopre, il mesotelio assume nomi diversi: si chiama pleura nel torace, peritoneo nell’addome, pericardio nello spazio attorno al cuore e tunica vaginale nella zona attorno ai testicoli.

Il 90 per cento dei mesoteliomi è dovuto all’esposizione ad amianto, un materiale che le aziende hanno utilizzato soprattutto negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Nonostante si conoscesse la pericolosità dell’asbesto le aziende non hanno smesso di impiegarlo se non quando è intervenuta la Legge 257/1992 che lo ha messo al bando.

Mesotelioma amianto, i danni della fibra killer

L’amianto non causa però soltanto il mesotelioma, nelle sue varie forme, ma anche il tumore al polmone, allo stomaco, alla faringe, alla laringe e altri. Provoca inoltre tutta una serie di patologie asbesto correlate. Per questo le vittime da amianto sono molte di più rispetto a quelle del mesotelioma. I numeri raccolti dall’Ona – Osservatorio nazionale amianto indicano in tutta la loro gravità le conseguenze dell’utilizzo scellerato di un materiale che sembra perfetto, ma è che è portatore di morte.

Secondo i dati raccolti dall’Ona nel 2021, il numero dei casi di mesotelioma è aumentato ancora, così come negli anni precedenti. Così come i tumori del polmone e le altre neoplasie asbesto correlate. In conclusione, nel corso del 2021, si contano almeno 7.000 decessi.

Ora che l’asbesto è stato vietato resta il problema delle bonifiche dei siti contaminati. L’amianto rimane a sgretolarsi, diventando sempre più pericoloso, nei grandi stabilimenti abbandonati e ancora in numerose fabbriche ancora attive, nelle scuole, negli ospedali e negli edifici privati. L’Italia è in ritardo con le bonifiche e la legge del 1992 è ormai obsoleta.

L’impegno Ona per le bonifiche amianto e i numeri del 2021

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, sono costantemente impegnati nelle bonifiche e nell’assistenza delle vittime e dei loro familiari. Per sensibilizzare a più livelli l’avvocato Bonanni ha curato diverse pubblicazioni tra le quali l’ultima: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Per questi motivi, l’Ona ha approntato una serie di strumenti tra i quali l’App, con cui i cittadini possono segnalare luoghi in cui ancora è presente la fibra killer.

Crisi ucraina, tregua olimpica: tanto tuonò che piove sul bagnato

crisi ucraina
mappamondo

Crisi ucraina, l’editoriale di Ruggero Alcanterini (direttore de L’Eco del litorale e di Diritto e salute)

“All’armi, all’armi!”, grida disperato il povero presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Care ragazze e ragazzi, ma dove pensavate che si volesse andare a parare con tutti i sofismi della comunicazione, gestiti più o meno a carte scoperte, sul tavolo e sotto, da prima dei Giochi di Pechino e poi?

Anzi, se proprio vogliamo farcene “una ragion per cui”, aggiungerei la sofferta conclusione di COP 26 a Glasgow, da dove i “grandi” sono usciti rimpallando il cambiamento e la impossibile salvezza di Earth tra il 2030 e il 2050. In effetti, a volerci ben pensare, quella era e rimane l’ennesima, forse ultima occasione drammaticamente persa, rispetto al vero problema del Pianeta aggredito da super pericolosi parassiti, tal quali siamo noi umani.

Corsi e ricorsi storici

Se volessimo fare della facile retorica, non avremmo che l’imbarazzo della scelta, anche simbolica della rappresentazione dei mefitici meandri della perversità, dei gironi da incubo che siamo capaci di determinare, per via della nostra straordinaria vocazione masochista.

Cosa volete che vi riproponga? La Guerra di Troia o la Prima, piuttosto che la Seconda Guerra Mondiale con le loro ridicole giustificazioni, a cominciare dal ratto di Elena? Forse qualcuno preferirebbe le Guerre Puniche, ma come potrete notare si tratta sempre di eventi a scoppio alternato. Eventi legati agli algoritmi del potere e dell’economia. Originati da fratture sociali e da crolli culturali, falsamente ammantati da ideologie e religioni.

Se c’è un emisfero dove è accaduto di tutto e di più è proprio il nostro, quello in cui insistono e collidono anche tettonicamente l’Europa, l’Africa e una parte dell’Asia. Diciamo che qualcuno ci costringe ad essere Medioriente esteso, piuttosto che Europa comunitaria.

Crisi ucraina, il ruolo delle Nazioni Unite

Altri potrebbero invocare il ruolo delle Nazioni Unite, ma qual è la sua forza d’interposizione, l’autorevole deterrente, posto che nella peggiore delle ipotesi, estrema ratio rimane il diritto di veto storico. Maturato alla fine della Seconda Guerra Mondiale, innescata – corsi e ricorsi – dalla occupazione manu militari della Città Libera di Danzica, alle 4.45 del 1º settembre 1939, quando la corazzata Schleswig-Holstein, in “visita di cortesia”, iniziò a bombardare le postazioni polacche situate sulla penisola di Westerplatte.

Purtroppo non siamo capaci di estendere il concetto di amicizia, di “tregua olimpica” o di pace. Piuttosto, cerchiamo pervicacemente di giocare sporco, contando su obblighi e vincoli, sulla libertà limitata dalle convenzioni e dalle convenienze, nonché dalla memoria corta e dall’ignoranza.

La devastazione della guerra

Proviamo infine a ragionare nel breve termine della nostra storia contemporanea… La Seconda Guerra l’abbiamo chiusa con un paio di bombe atomiche ad Hiroshima e Nagasaki. La Korea del Nord, il Vietnam, nonché da ultimo l’Afghanistan li abbiamo lasciati in braghe di tela. L’Iraq e per converso l’Iran li abbiamo conciati con una comune storia di armi di distruzione di massa. Il Libano da paradiso magari fiscale è divenuto inferno, come la Siria, patria di Apollodoro di Damasco. Mentre i Curdi continuano ad essere popolo errante come i Tuaregh, che non vedranno mai la Libia in pace, bensì contesa tra corsari barbareschi ed alieni vampiri attaccati ai terminali di gas e petrolio. I prezzi di gas e petrolio, proprio a causa della crisi ucraina, sono alle stelle.

Salvo Israele in permanente conflitto con i Palestinesi, molto determinato nella esercitazione della propria sovranità, molti dei paesi africani-asiatici versano in situazioni complicate. Questo a causa dello sfruttamento cui sono sottoposti. Così, si salvano gli sceriffi, quelli del continente australe e gli americani del nord. Entrambi finora le guerre, le hanno sempre fatte a casa degli altri. Mentre la Russia torna ad essere impero, noi diveniamo sempre più indebitati ed i cinesi stanno a guardare.