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martedì, Agosto 9, 2022

Ferrovie dello Stato condannata a risarcire vittima amianto

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Il Tribunale di Roma ha condannato Ferrovie dello Stato al risarcimento dei familiari di un operaio di Foggia morto per amianto. I giudici capitolini hanno accolto il ricorso degli avvocati Daniela Cataldo e Ezio Bonanni.

L’aggiustatore meccanico ha lavorato nel 1969 alle dipendenze di RFI nelle Officine grandi riparazioni di Foggia. Sono bastati 14 mesi alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato per contrarre un mesotelioma che, purtroppo, lo ha ucciso.

Nonostante la resistenza delle Ferrovie dello Stato, è dimostrato che l’asbesto è stato utilizzato nelle carrozze e nei locomotori e che coloro che vi hanno lavorato, hanno subito un’elevata esposizione alla fibra killer.

Ferrovie dello Stato, amianto nelle Officine GR di Foggia

L’uomo, nei 14 mesi all’interno dell’OGR di Foggia delle Ferrovie dello Stato, si è occupato della manutenzione dei rotabili ferroviari, motori, tubazioni e cavi elettrici. Nell’unico grande ambiente lavoravano insieme tutte le maestranze esposte alla polvere di amianto che ha causato in tanti dipendenti tumori e patologie asbesto correlate.

La storia del 69enne di Foggia è simile a quella di tanti suoi colleghi, morti a Torino, come a Bologna. La storia della Officine Grande Riparazioni delle FdS è caratterizzata dalla strage di lavoratori, che in qualche caso hanno colpito anche i familiari.

 “Una nuova vittoria – ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni – che ci fa capire come l’indennizzo Inail sia insufficiente a coprire i danni subiti dalle vittime amianto. Siamo soddisfatti del risultato, ma le persone esposte alla fibra killer e i loro familiari non dovrebbero affrontare anche percorsi giudiziari lunghissimi perché siano riconosciuti i loro diritti”.

La vicenda giudiziaria del 69enne

Nel 2006 l’operaio ha avuto un primo versamento pleurico e il 28 marzo 2009 è, purtroppo, deceduto per aver contratto un mesotelioma epitelioide. Ha lasciato la moglie e i due figli. La scienza ha ormai appurato da tempo che il mesotelioma è causato esclusivamente dall’amianto. L’Inail ha infatti subito accertato l’origine professionale della malattia. Ha quindi costituito in favore della vedova del 69enne la rendita di reversibilità.

La donna e i figli, assistiti dagli avvocati Ezio Bonanni (presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto), e Daniela Lucia Cataldo, hanno quindi presentato ricorso al Tribunale di Roma per ottenere il risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali.

Ferrovie dello Stato ha contestato la pretesa spiegando che “solo a partire dalla metà degli anni ’70 vi è stata la presa di coscienza circa la pericolosità della esposizione a fibre in amianto”.

Il giudice Antonella Casoli ha, invece, accertato la responsabilità del datore di lavoro quando ha “adibito il lavoratore a lavorazioni che lo hanno esposto a elevatissime concentrazioni di polveri e fibre di amianto, contenute nei materiali manipolati e comunque aerodisperse nell’ambiente di lavoro”, ma anche perché avrebbe “omesso di mettere a disposizione dei lavoratori dispositivi di protezione individuale, quali mascherine e tute da lavoro e di informare il lavoratore sui rischi connessi” all’amianto.

Inoltre, sempre secondo il Tribunale di Roma, che si rifà a precedenti sentenze, “già negli anni ’50 esisteva un’ampia letteratura scientifica che richiamava gli effetti dannosi dell’amianto.

La connessione tra l’asbesto e la malattia che ha portato alla morte del 69enne è stata in primis riconosciuta dall’Inail e poi dalla perizia medico – legale disposta durante il procedimento.

Ferrovie dello Stato condannata, il calcolo del risarcimento

Su queste basi, realizzando un calcolo sull’invalidità temporanea subita dalla vittima amianto, dalla diagnosi della malattia fino alla morte, e considerando anche l’impatto psicologico fortemente negativo, il Ctu nominato dal Tribunale ha quantificato il danno subito in 201.513,20 euro che andranno ai familiari dell’operaio, oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi legali.

Inoltre, è pendente anche l’altro procedimento, quello relativo ai danni subiti dagli stretti congiunti per la malattia e la morte dell’uomo. Questi ha lasciato la vedova (63 anni), e due figli (di 37 e 33 anni), dopo un’agonia che si è protratta per circa 3 anni.

Il VII Rapporto ReNaM dell’Inail, pubblicato nel febbraio 2022 e aggiornato al 2018 ha censito 696 casi tra i dipendenti di FS. Fino al 2015 erano 619. I numeri sono ancora parziali, perché tre regioni non hanno inviato i casi registrati dal 2016.

Ma è solo la punta dell’iceberg, perché poi dal 2015 al 2021 l’ONA ha censito ulteriori 200 casi. Il che ha portato a circa 1000 decessi solo per mesotelioma e sfiora i 3000, tenendo conto di tutte le altre malattie asbesto correlate. Si arriva così a un numero complessivo di 4000 morti, escludendo le ditte esterne di coibentazione delle carrozze ferroviarie.

I dati sono disponibili anche nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Ezio Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

L’Ona si batte da sempre per fare giustizia per le vittime dell’amianto e le loro famiglie. Ma anche per le bonifiche, unico modo per evitare ancora malattie e morti. L’associazione ha anche creato una App per le segnalazioni. I cittadini possono utilizzarla per aggiornare la mappatura dei siti contaminati.

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