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Aborto in Italia, il numero scende del 9% dal 2019

aborto
donna che sorseggia una risana al tramonto

Il ministero della Salute ha reso noti i dati dell’ultima relazione sull’interruzione volontaria di gravidanza. I casi di aborto continuano a diminuire, anche per l’effetto della contraccezione d’emergenza che si può acquistare in farmacia senza la prescrizione medica, anche dalle minorenni, sia per la pillola del giorno dopo che di quella dei 5 giorni dopo.

Aborto, i dati del ministero della Salute

Le interruzioni volontarie di gravidanza nel 2020 sono state 66.413: -9,3% rispetto al 2019. Il numero più alto è stato registrato nel 1983 (234.801).

Il calo delle ivg è più marcato in Valle d’Aosta, Basilicata, Sicilia, Puglia, Lombardia e Sardegna.

Gli aborti diminuiscono molto tra le ragazze più giovani. Meno, invece, tra le donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni.

Il tasso di abortività, ovvero il numero di ivg per mille donne di età tra i 15 e i 49 anni residenti in Italia, resta tra i valori più bassi a livello internazionale.

Maggiore ricorso alla procreazione consapevole

Diminuisce la percentuale degli aborti ripetuti. Questo conferma che la tendenza al ricorso all’aborto nel nostro Paese è in costante diminuzione, ormai anche tra le cittadine straniere. Secondo il Ministero della Salute per un maggiore e più efficace ricorso a metodi per la procreazione consapevole, alternativi all’aborto, secondo gli auspici della Legge.

Per il rilascio della certificazione richiesta per l’ivg le donne si rivolgono, nel 43,1% dei casi, al consultorio familiare. Per il 33,4% al servizio ostetrico-ginecologico e per il 19,9% al medico di fiducia.

Sempre più interventi effettuati precocemente

Aumenta ancora la percentuale di interventi effettuati precocemente. Una nota positiva, perché significa meno complicanze per le donne. Il 56% degli interventi è stato effettuato entro le 8 settimane di gestazione (rispetto al 53,5% del 2019), il 26,5% a 9-10 settimane, il 10,9% a 11-12 settimane e il 6,5% dopo la dodicesima settimana. Diminuiscono i tempi di attesa, anche se ci sono importanti differenze tra le Regioni.

Aborto, ancora alto il numero di obiettori di coscienza

La nota dolente riguarda da sempre in Italia gli obiettori di coscienza. Nel 2020 sono ancora obiettori di coscienza il 64,6% dei ginecologi (valore in diminuzione rispetto al 67,0% del 2019), il 44,6% degli anestesisti e il 36,2% del personale non medico. Si rilevano ampie variazioni regionali per tutte e tre le categorie.

Lo sottolinea lo stesso ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha specificato come il numero di obiettori di coscienza per tutte le categorie professionali sanitarie, in particolare per i ginecologi, resta “elevato”.

“L’organizzazione dei servizi Ivg – ha continuato il ministro – deve essere tale che vi sia un numero di figure professionali sufficiente da garantire alle donne la possibilità di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, come indicato nell’articolo 9 della legge 194/78.

Questo dovrebbe essere garantito dalle Regioni, per tutelare il libero esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne e l’accesso ai servizi Ivg e minimizzare l’impatto dell’obiezione di coscienza nell’esercizio di questo diritto”. Non solo, anche per tutelare la stessa salute delle donne. La legge ha messo fine agli aborti clandestini (che si stimavano in 100-200mila l’anno), che venivano praticati nelle case, con gravi rischi per la salute delle donne e della loro stessa vita.

Le donne che prendono questa delicata e sempre difficile scelta non riescono sempre a farlo con la serenità necessaria. Troppe volte sono costrette a spostarsi anche in un’altra città per trovare una struttura in cui non ci siano obiettori.

In 26 strutture il 100% degli operatori è obiettore

Chiara Lalli, docente di Storia della Medicina, e Sonia Montegiove, informatica e giornalista, nel loro libro del 2022: “Mai dati. Dati aperti (sulla 194)”, spiegano che in 26 strutture sanitarie (22 ospedali e 4 consultori) il 100% del personale, tra medici ginecologi, anestesisti, infermieri o OSS, è obiettore di coscienza. Altri 72 ospedali hanno tra l’80 e il 100% di obiettori di coscienza. Sono convinte, quindi, che la relazione, non faccia piena luce sul problema. Anche se il numero degli obiettori è diminuito di 3 punti rispetto all’anno precedente, c’è ancora molto da fare.

Isolamento domiciliare per i positivi, Costa: “Verso lo stop”

isolamento
Il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa

Grande novità rispetto alla gestione dell’emergenza Covid. L’isolamento domiciliare per i positivi potrebbe scomparire a breve. A parlare di questa ipotesi è stato, come ha riportato l’Ansa, il sottosegretario alla Salute, Andrea Costa.

Costa parla da tempo di una “necessaria convivenza con il Covid” e già il mese scorso aveva ipotizzato lo stop delle mascherine anche per le ultime settimane di scuola. Così non è stato, anche perché la decisione dipende anche dagli esperti, che sempre frenano.

Stop all’isolamento, gli esperti frenano

Il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici, Filippo Anelli, per esempio, è contrario. I numeri, infatti, fanno pensare che siamo davanti ad un’ondata estiva del Covid, con una variante più infettiva che è l’Omicron 5. Il “libera tutti”, ha spiegato Anelli, potrebbe mettere a rischio i più fragili.

Per chi si è vaccinato, infatti, si tratta di una malattia respiratoria come le altre. Per i fragili, invece, potrebbe avere gravi conseguenze. Inoltre i contagi (e anche i decessi), continuano a salire e si potrebbe riproporre il problema della eccessiva pressione sugli ospedali.

Dello stesso avviso Massimo Galli, già direttore del reparto malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, come ha spiegato ad AdnKronos.

Opzione quarta dose per i fragili

Non tutti gli esperti sono dello stesso parere. C’è anche chi è d’accordo con il sottosegretario alla Salute e sullo stop all’isolamento per i contagiati. Per i fragili l’opzione è quella di una quarta dose. La terza dose è ancora ferma al 67% e sarebbe necessario agire anche per aumentare questa percentuale.

Isolamento, gli ultimi dati del Covid in Italia

Ieri i nuovi contagi sono stati 36.573. Le vittime 64, in aumento. Il tasso di positività è salito al 18,7%. Sono 192 i pazienti ricoverati in terapia intensiva, 3 in più di ieri. I ricoverati nei reparti ordinari sono 4.303, ovvero 85 in più di ieri.

Gli attualmente positivi in Italia sono 600.781. Di questi 4.303 sono ricoverati con sintomi e 192 in terapia intensiva. Le persone sottoposte a isolamento domiciliare sono 596.286.

Gli anticorpi “impazziti” che portano in terapia intensiva

Una nuova scoperta ci aiuta a capire di più su come agisce il coronavirus e in particolare sul perché alcune persone si aggravano tanto da finire in terapia intensiva. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science Immunology da un team internazionale. Hanno partecipato l’Asst Spedali Civili di Brescia, l’Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, l’Irccs Ospedale Bambino Gesù di Roma e l’Università di Roma Tor Vergata.

La causa è di alcuni anticorpi “impazziti” (auto-anticorpi), che sono già nell’organismo prima dell’infezione e della vaccinazione. Questi indeboliscono la risposta immunitaria contro il virus. Un’informazione fondamentale per riuscire a trovare il modo di risolvere anche questo problema e permettere alle persone di guarire prima.

I fragili devono fare ancora più attenzione

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, dall’inizio della pandemia ha consigliato a chi è affetto da patologie asbesto correlate, a prestare ancora maggiore attenzione. Questi pazienti soffrendo di malattie legate spesso all’apparato respiratorio, causate dall’amianto, rientrano tra i fragili.

Ok alla commissione inchiesta su amianto e bonifiche

commissione inchiesta
lavoratori smaltiscono amianto su un tetto

La Commissione Affari sociali della Camera ha approvato la proposta di legge per l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sull’uso dell’amianto e sulla bonifica dei siti contaminati.

Come ha dichiarato il relatore Nicola Stumpo (LeU), all’Ansa, è una commissione monocamerale. Il provvedimento potrà essere quindi approvato in una sola Camera. In tempi stretti ed entro la fine della legislatura.

Il testo, approvato all’unanimità, sarà ora esaminato dalle commissioni competenti. I pareri potrebbero arrivare già in una settimana. “Ci auguriamo – ha detto Stumpo – una discussione e un’approvazione in Aula nel minor tempo possibile. Vista la rilevanza dell’argomento”.

Cosa farà la Commissione d’inchiesta

Alcuni deputati hanno presentato la proposta di legge il 2 luglio 2018. Il primo firmatario è Federico Fornaro, ma ci sono anche, tra le altre, le firme del ministro della Salute, Roberto Speranza, quella di Giuseppe Conte e di Pier Luigi Bersani.

La commissione d’inchiesta dovrà individuare le “responsabilità politiche, istituzionali e no, in tutti quei casi nei quali si è tollerato un impiego illecito di detto minerale e si sono omessi controlli in materia di bonifica dei siti, con rischi e danni gravi alla salute e alla sicurezza dei cittadini, in primis dei lavoratori impegnati nel comparto”.

Commissione d’inchiesta, i danni causati dall’amianto

Durante la presentazione della proposta di legge è stato specificato come, “secondo il ‘Libro bianco delle morti di amianto in Italia’, a cura dell’Osservatorio nazionale amianto, nel 2017 i morti per esposizione professionale, ambientale e domestica all’amianto sono stati 6.000 e sono destinati a crescere nel futuro”.

L’Ona e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, negli ultimi anni hanno raccolto i nuovi dati e le previsioni si sono, purtroppo, concretizzate. Infatti nel 2021 il numero dei decessi per le patologie asbesto correlate è salito a 7mila. Il picco delle malattie è previsto, infatti, tra il 2025 e il 2030. Questo a causa della lunga latenza delle malattie nei polmoni e in altri organi legate all’asbesto. L’avvocato Bonanni ha presentato poco tempo fa, durante un importante convegno a Milano, l’ultima edizione del Libro Bianco 2022.

Sempre durante la presentazione della proposta di legge sulla commissione inchiesta sono state sottolineate tutte le questioni da approfondire: lo stabilimento Isochimica di Avellino, l’Ilva di Taranto, Casale Monferrato, il processo Eternit bis… e tante altre situazioni in cui l’amianto è stato utilizzato irresponsabilmente.

In tutti questi siti tanti lavoratori hanno contratto il mesotelioma, la malattia sentinella che indica la presenza del minerale. Poichè questo tipo di tumore è causato soltanto dall’amianto, l’Inail tiene un registro dei casi e delle vittime. L’ultimo è il VII Rapporto ReNaM.

Avvocato Bonanni: esiste già proposta riforma legge amianto

Nello stesso tempo l’avvocato Ezio Bonanni torna sull’importanza del testo elaborato dalla Commissione per la riforma della legge sull’amianto istituita con decreto dall’ex ministro Costa a marzo del 2019 e presieduta dal procuratore Raffaele Guariniello, di cui faceva parte. Da allora non se n’è saputo più nulla.

La Commissione d’inchiesta dovrà anche “verificare l’efficacia della legislazione vigente”, ma questo la Commissione per la riforma della legge sull’amianto lo ha già fatto.

La Commissione Affari sociali ha approvato la nuova proposta di legge per la Commissione d’inchiesta all’unanimità, segno che il tema è sentito. L’augurio dell’Ona è che possa finalmente risolversi l’annosa questione delle bonifiche, in primis delle scuole ancora contenenti amianto e degli ospedali.

La Nato a processo a Belgrado per l’uranio impoverito

Nato
vecchio casolare abbandonato

La Nato potrebbe andare a processo per le bombe all’uranio impoverito. La Corte suprema di Belgrado contesta l’uso delle bombe “umanitarie”. Quelle utilizzate contro la ex Jugoslavia durante l’operazione Allied Force.

Un ex militare dell’esercito jugoslavo, che ha contratto diversi tumori simili a quelli di altri colleghi, ha dato il via al procedimento giudiziario denunciando l’Alleanza atlantica. Sostiene con forza che le sue patologie siano state causate proprio dall’uranio impoverito. Non è solo, combatte la sua battaglia al fianco di oltre 3mila civili serbi, che vogliono giustizia sia per i danni causati dai bombardamenti, sia per quelli alla salute.

L’Alleanza atlantica si è appellata ad accordi firmati a Belgrado che dovrebbero garantirle l’immunità giurisdizionale e si è dichiarata “improcessabile”. La controparte ribatte di aver firmato questi documenti nel 2005 e che non avrebbero valore retroattivo.

L’operazione Allied Force

Con la morte del maresciallo Tito, nell’80, venne meno il collante dello Stato della Jugoslavia. Le tensioni, prima tenute a bada, si manifestarono in tutta la loro violenza, acuite anche dalla crisi economica. La qualità della vita in pochi mesi peggiorò tornando a quella di 15 anni prima. Presero piede, così come spesso accade in questi contesti, i nazionalismi. Prima in Kosovo, poi in Slovenia e in Croazia. Tra il ’91 e il ’92 toccò alla Bosnia. Qui le fazioni erano ancora più efferate: tra tutti i serbi guidati da Milosevic.

La missione Allied Force è stata avviata dalla Nato per ricondurre Milosevic al tavolo delle trattative, che aveva abbandonato dopo aver accettato gli accordi di Ramboulliet sul Kosovo. La nato bombardò il territorio serbo e obiettivi strategici come la sede della TV serba a Belgrado e le centrali elettriche.

La Nato spiega che, grazie alle nuove tecnologie, riuscì ad evitare la morte di tanti civili. Comunque vittime ci furono, anche tra i bambini. E cosa più grave, come emerge da varie commissioni d’inchiesta, utilizzò proiettili e ordigni all’uranio impoverito che causarono malattie e 366 decessi soltanto tra i militari italiani (si ammalarono di vari patologie tumorali in 7500 secondo i dati del centro studi Osservatorio militare).

La Serbia, invece, ha il triste primato in Europa per il numero di malattie oncologiche. A soli 10 anni dall’operazione Allied Force circa 30mila persone si ammalarono di cancro, dei quali 10mila morirono.

L’operazione riuscì a far rispettare gli accordi di Ramboulliet, ma contestualmente ai bombardamenti si esacerbarono anche i contrasti etnici. Il numero dei profughi e degli sfollati aumentò.

Alcuni dati dell’operazione Nato

Durante l’operazione Allied Force contro la Iugoslavia nel 1999 la nato utilizzò, secondo i dati del Parlamento europeo, oltre 31.000 proiettili all’uranio impoverito.

Nel 2001 fu accertato che 6 soldati italiani, 5 belgi, 2 olandesi, 2 spagnoli, 1 portoghese ed 1 ceco morirono dopo aver prestato servizio nei Balcani e che anche 4 soldati francesi e cinque belgi hanno contratto la leucemia.

L’uranio impoverito e la tutela delle vittime del dovere

L’uranio impoverito è un metallo pesante utilizzato in ambito militare per la fabbricazione di munizioni e proiettili. Può rivelarsi tossico per l’organismo umano.

Nonostante si conosca la sua pericolosità (proprio come accadde per l’amianto in Italia fino al 1992), nessun trattato internazionale vieta l’uso di proiettili e blindature all’uranio. Più volte le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione riguardo ai rischi per militari e civili e l’Esercito italiano ne ha sempre negato l’utilizzo.

L’Osservatorio nazionale amianto, e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, sono al fianco da sempre delle vittime del dovere. Di tutti quei militari che sono stati contaminati dall’uranio impoverito e da altri metalli pesanti.

Tutti coloro che sono vittime di neoplasie o di altre patologie per motivi di servizio e per esposizione nei luoghi dove sono stati utilizzati proiettili ad uranio impoverito, possono rivolgersi all’Ona e chiedere l’assistenza legale.

Roma, incendio a Malagrotta in un capannone di rifiuti

Malagrotta
edificio bruciato a Malagrotta, auto dei vigili del fuoco

Nel pomeriggio del 15 giugno, un vasto incendio ha coinvolto un capannone del centro di gestione rifiuti di Malagrotta, vicino Roma.

Nel dettaglio, il capannone fungeva da gassificatore dei rifiuti ed era collocato nei pressi dei due impianti di trattamento meccanico biologico che smaltiscono circa 1500 tonnellate al giorno di rifiuti.

Un problema, quindi, che coinvolge direttamente anche i cittadini romani, allarmati soprattutto per le conseguenze che il rogo avrà anche sulla raccolta urbana dei rifiuti.

I dettagli dell’incendio di Malagrotta

Ci sono volute ben otto squadre di vigili del fuoco per domare le fiamme. Quest’ultime, inizialmente sono divampate all’interno di un capannone per poi coinvolgere un altro paio di strutture impiegate per lo stoccaggio di carta e plastica.

Colpito anche un impianto di compostaggio e aumentano pure i rischi relativi alla salute dei cittadini che vivono nelle zone limitrofe.

A diffondere ansia e paura, l’enorme nuvola nera che innalzandosi nell’aria, determina la diffusione di diossine.

Sembra la scena di un film apocalittico, ma in realtà si tratta di immagini reali, in cui si vede una colonna nera di fumo dominare il paesaggio, persino in lontananza.

La Procura ha avviato un’indagine per chiarire le dinamiche dei fatti quanto prima possibile. Inizialmente, le fiamme si sarebbero propagate a causa di un accumulo di combustibile da rifiuti.

Incendio, rifiuti e rischi per la salute dei cittadini

Oggi, in via precauzionale, si tiene in considerazione l’idea di predisporre la chiusura delle scuole elementari e degli asili.

Il raggio di km coinvolto in questa operazione però, non è ancora stato definito. Le paure sono tante perché ogni qualvolta scoppia un incendio all’interno di un impianto di stoccaggio rifiuti, sono moltissime le sostanze che si disperdono nell’aria.

Ci basta fare un salto indietro, di qualche anno, per ritornare sul caso Eco X di Pomezia.

All’epoca dei fatti l’Osservatorio Nazionale Amianto, ha sollevato la necessità di avviare delle indagini sanitarie sulla comunità limitrofa, proprio a causa della diffusione di tossine varie, amianto bruciato, benzene etc..

Le conseguenze per coloro che vivono nelle aree circostanti potrebbero essere molto gravi. Si fa riferimento all’insorgenza di malattie a carico dell’apparato respiratorio come il tumore al polmone e altre infiammazioni delle vie aeree.

Quali altre conseguenze ha portato l’incendio a Malagrotta?

Occorre precisare che l’impianto di Malagrotta, rappresenta il più grande centro di trattamento meccanico biologico di Roma. Quindi, le conseguenze dell’incendio coinvolgeranno anche il trattamento di una buona parte dei rifiuti urbani capitolini.

Nel dettaglio, l’impianto interessato dal rogo trattava ben 900 tonnellate al giorno di indifferenziata. Roma è una città grande e maestosa, ma date le sue notevoli dimensioni produce ben 2500 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno.

Allo stato attuale delle cose, Ama ha messo a disposizione un secondo impianto, leggermente più piccolo che può gestire circa 500 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno.

In questo modo, resteranno scoperte almeno 2000 tonnellate al giorno di rifiuti. La questione risulta già difficile da gestire, pur contemplando la possibilità di affidare le restanti tonnellate, a delle società private di smaltimento rifiuti.

I costi saranno sicuramente in rialzo vista la necessità di esportare queste tonnellate di rifiuti fuori dalla regione Lazio. Il motivo di tale decisione risiede nell’impossibilità, degli impianti privati situati nel Lazio, di trattare ulteriori rifiuti.

Staremo a vedere nei prossimi giorni quali decisioni verranno prese al vaglio e quali azioni di tutela verranno prese in considerazione, anche per chi vive nelle zone dell’accaduto.