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Creme solari e doposole: meglio prodotti naturali e bio

crema solare
donna che salta sul bagnosciuga

Creme solari e doposole possono contenere ingredienti nocivi

Creme solari, non sono tutte uguali.

Il sole è fonte di vitamina D e biofotoni. Stimola la conversione del triptofano in serotonina favorendo il buonumore, il benessere e la produzione di melatonina (potente anticancro).

L’esposizione esagerata ai raggi del sole può tuttavia provocare seri danni alla pelle.

Occorre pertanto proteggersi, utilizzando delle creme solari adeguate.

Nonostante il mercato sia saturo di prodotti, diversi studi (soprattutto uno studio Americano recente (2019), hanno dimostrato che molti brand contengono ingredienti tossici.

Meglio optare per una crema solare naturale e biologica. Quali criteri adottare nella scelta?

Il primo passo da compiere è un’attenta lettura dell’INCI (la lista degli ingredienti). Già da qui inizierà la nostra selezione.

Perché alcune creme solari sono nocive?

A seguire, alcuni fattori che possono trasformare la nostra crema solare in un potenziale “nemico” per la pelle e non solo.

  • 1) Il 70% delle creme solari contiene ingredienti che possono squilibrare i nostri ormoni e danneggiare il sistema endocrino. Da evitare i seguenti principi attivi: OxybenzoneOctinoxate, Homosalate, Padimate-O, 4-Methylbenzylidene camphor;

2) Altri composti tossici possono causare il cancro: Esulizole, Octocrylene, Retynil Palmitate;

3) Le creme solari vengono assorbite dalla pelle dopo circa due ore. Una volta entrare nel flusso sanguigno, possono danneggiare gli organi e accumularsi nei tessuti. Inoltre, poiché i produttori consigliano di applicare la crema ogni trenta minuti circa, va dà sé che si rischia di raddoppiare la carica tossica. A dimostrato alcuni test delle urine;

4) Attenzione alle creme solari spray: l’inalazione di alcune sostanze può portare a tossicità polmonare e infiammazione delle vie respiratorie. In alcuni casi possono essere addirittura cancerogene;

5) Siliconi: queste sostanze chimiche conferiscono un effetto liscio alla pelle. Tuttavia possono danneggiare la cute, provocare il cancro e altri effetti mutageni. Gli ingredienti “out” sono Ciclomethicone Dimethicone Dimethiconolo e tanti altri componenti che finiscono in one.

Insidie nascoste in alcune creme solari “naturali” 

Pensare “fideisticamente” che tutti i prodotti naturali e biologici siano sicuri, potrebbe essere fuorviante. 

Molti di essi contengono degli ingredienti, non proprio “naturali”, il cui effetto sulla salute non è ancora con certezza determinato. Anche in questo caso occorre prestare attenzione alla lista dei componenti. 

Occhio al diossido di titanio: va usato alle giuste concentrazioni 

Il Titanium dioxide (TiO2), cioè il diossido di titanio, un filtro fisico UV usato per schermare i raggi solari, può essere dannoso.

1) Il CSSC (Comitato scientifico della sicurezza dei consumatori) ha stabilito che la soglia di sicurezza non deve superare una concentrazione superiore al 25%. Sopratutto andrebbero evitati i prodotti spray che lo contengono; 

2) Alcuni studi hanno evidenziato che il diossido di titanio, penetrando all’interno del corpo umano, potrebbero causare: cancro, danni al DNA e alle cellule degli spermatozoi (che possono condurre alla sterilità);

3) Le sue nanoparticelle possono agire come “fotolocalizzatori”. Provocano l’ossidazione di alcune molecole e la comparsa di radicali liberi pericolosi per l’organismo. 

Cosa dice il Regolamento Europeo

Il Regolamento Europeo, ha stabilito l’obbligo di indicare in etichetta (nella lista degli ingredienti), la presenza di nanomateriali: il nome della sostanza deve essere seguito dalla dicitura “nano” fra parentesi. Quindi l’etichetta della crema solare dovrebbe riportare: titanium dioxide (NANO).

Per rendere innocuo il diossido di titanio, esso andrebbe rivestito con allumina, stearati e/o siliconi. Purtroppo questa caratteristica non sempre viene indicata sull’etichetta.

Ad usare questa accortezza sono solo alcune aziende produttrici di creme solari naturali.

Esse lo usano in forma di microparticelle e lo microincapsulano in particelle di acidi grassi. Cosa che lo rende fotostabile e non pericoloso.

Filtri chimici o filtri fisici. Di cosa parliamo? 

I filtri chimici o filtri organici sono sostanze di sintesi in grado di catturare l’energia delle radiazioni UV.

Evitano che queste raggiungano e danneggino le cellule dell’epidermide e del derma. Assorbono in modo selettivo le radiazioni UVA e UVB, agendo su lunghezze d’onda diverse. 

Studi scientifici mostrano che i filtri chimici possono dare irritazioni, fototossicità, sensibilizzazioni e danneggiare il sistema endocrino.

In aggiunta, sono inquinanti per pesci, molluschi, alghe e coralli. Pare che possano generare delle modificazioni genetiche che alterano i comportamenti neurologici e riproduttivi di diverse specie.

Meglio i filtri fisici?

I filtri fisici (come il diossido di titanio), anche detti inorganici, hanno proprietà schermanti. Si tratta di sostanze che, grazie alla loro opacità, ci proteggono dalle radiazioni UV. In pratica sono come degli specchi e ci difendono dalle radiazioni dannose tramite un meccanismo di riflessione/diffusione.

Questi, oltre a essere meno nocivi dei primi, sono anche più “ecocompatibili”. Non danneggiano la barriera corallina o l’ecosistema marino in generale perché le concentrazioni residue hanno un valore molto più basso rispetto a quello dannoso per l’ambiente acquatico (fonte blog.lasaponaria.it)

Quali creme solari scegliere?

Il criterio da adottare nella scelta delle creme solari, dovrebbe tenere conto della presenza di filtri fisici in forma non NANO, con ingredienti biologici e dermocompatibili

Cosa controllare? Pollice verso

  • Un buon solare dovrebbe essere nichel free, dermatologicamente testato (non su animali), formulato in maniera sana e rispettosa della pelle e dell’ambiente;
  • Non dovrebbe contenere coloranti, filtri chimici, profumi e solventi sintetici. Nessuna materia prima  ionicamente irradiata, contenente organismi geneticamente modificati o ingredienti sotto forma di nano particelle. 

Pollice su

  • Oli biologici di cocco, argan, jojoba, mela cotogna, burro di karite, aloe, olio di mandorle dolci, lino e girasole, emollienti e nutrienti;
  • Vitamina E e Gamma Orizanolo (addolcenti ed antiossidanti), estratto di carota (naturalmente abbronzante) e filtri minerali naturali per proteggerla dai raggi UVA e UVB;
  • Alga Rossa (Gelidium Sesquipedale) ha proprietà: anti-ossidanti, previene i danni cutanei dovuti all’esposizione ai raggi UV e neutralizza efficacemente i radicali liberi;
  • Prodotti ipoallergenici, adatti ai bambini e a tutti i tipi di pelle.

Miti o falsi miti

Alcuni studi scientifici hanno dimostrato che  l’applicazione della crema solare, bloccando i raggi UV-B, ostacola la produzione di vitamina D. 

Uno studio più recente ha tuttavia dimostrato che proteggere la pelle con la crema solare SPF15, garantisce la produzione vitamina D e aumenta i livelli sierici di 25(OH) vitamina D. 

L’importanza del doposole 

La nostra pelle andrebbe protetta, non solo durante l’esposizione al sole ma anche dopo. Attenzione dunque alla scelta del doposole.

  • Un buon prodotto dovrebbe nutrire la pelle, proteggerla, migliorare l’abbronzatura, essere dermatologicamente testato, senza nichel e senza parabeni;
  • Sì ai doposole arricchiti con i Fiori di Bach (senza filtri né fisici né chimici, quindi da usare per pelli già abbronzate e non sostituiscono la crema solare). Hanno un ottimo INCI e una buona fragranza tutta naturale;
  • Ottime le creme a base di fico d’India siciliano, cocco e olio di argan. Sono biologiche e ha ottime proprietà emollienti;
  • Erba di San Giovanni, olio di jojoba, carota, calendula, elicriso e lavanda sono ricchi di carotenoidi naturali, vitamina E e antiossidanti;
  • Creme arricchite con un mix di erbe officinali (Calendula, Camomilla, The Verde, Centella e Liquirizia) dalle proprietà anti-ossidanti, emollienti e rigeneranti. Danno sollievo alla pelle stressata dal sole, vento e salsedine e la rendono morbida e vellutata;
  • Oli essenziali di basilico e lime lasciano sulla pelle una fragranza fresca ed estiva.

In caso di scottature ed eritemi?

  • Il gel di aloe vera è il rimedio più conosciuto e usato in caso di eritemi e scottature causate dall’esposizione ai raggi solari.

Applicato su ferite, bruciature, ematomi, punture d’insetto e scottature solari, oltre a idratare la pelle, lenisce il dolore e velocizza la rigenerazione della pelle. Ciò si deve alla presenza di vitamine (tra cui la C), minerali, enzimi, principi attivi e collagene.

Fonte

blog.lasaponaria.it

Dott. Riccardo Lautizi

Marinai morti per amianto, condannati 4 ammiragli della Marina

marinai
portaerei

Quattro responsabili della Marina militare condannati per 6 marinai morti a causa dell’amianto. Una sentenza importantissima nella lunga strada dell’acquisizione dei diritti dei lavoratori esposti all’asbesto e quelli dei loro familiari.

Il provvedimento è stato letto il 22 giugno scorso dai giudici della Corte di Appello di Venezia. I giudici hanno ribaltato la sentenza di assoluzione del Tribunale di Padova nel processo Marina bis. I magistrati hanno riconosciuto, grazie a una super perizia richiesta dalle parti civili, la sussistenza del rapporto causale tra l’esposizione all’amianto dei marinai sulle navi della Marina e l’insorgenza delle malattie che ne hanno causato la prematura morte.

Due dei sei imputati sono stati assolti. Erano accusati della morte di 11 militari.

Marinai morti, le condanne

I giudici hanno, quindi, condannato per omicidio colposo gli ex ammiragli Agostino Di Donna, a 2 anni di reclusione, Angelo Mariani ad 1 anno e 6 mesi, Guido Venturoni ad 1 anno e 6 mesi e Sergio Natalicchio a 1 anno. La Corte di Appello ha disposto inoltre un risarcimento per i familiari delle vittime del dovere: una provvisionale immediatamente esecutiva (che sarà elargita subito, prima quindi della condanna definitiva).

Dovranno corrisponderla in solido l’ammiraglio Agostino Di Donna e il responsabile civile del ministero della Difesa. In particolare i congiunti di Tommaso Caserta e Francesco Paolo Sorgente, assistiti dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, coadiuvato dall’avvocato Maria Luisa Grecco, riceveranno 50mila euro ciascuno. Si tratta di Marisa Facchin, Elena e Francesco Caserta, moglie e figli di Tommaso. E di Patrizia Giuseppina Zichina, Nicola, Arianna e Andrea Sorgente, moglie e figli di Francesco.

Le vittime morte per mesotelioma

Tommaso Caserta, originario di Taranto, ma che ha sempre vissuto a Trieste, aveva lavorato come infermiere nella Marina Militare, dalla quale era stato insignito della Croce d’Argento. Il maresciallo è morto il 16 novembre 2009 per mesotelioma pleurico.

Francesco Sorgente è stato capitano di Vascello del Genio Navale dal 1968 fino al 2000. Anche lui ha contratto un mesotelioma pleurico che, dopo grandi sofferenze, ne ha provocato la morte nel gennaio 2009.

Marinai morti, Bonanni: “La Marina affonda sull’amianto”

Grandissima la soddisfazione di Bonanni per la sentenza: “Giustizia è fatta, la Marina affonda sull’amianto! Continueremo a sollecitare le bonifiche. La messa in sicurezza delle nostre unità navali, e la tutela giuridica, anche con risarcimenti. Senza necessità, speriamo, di dover sempre ricorrere all’autorità giudiziaria”.

L’Ona da venti anni è al fianco delle vittime dell’amianto e delle vittime del dovere. Ottenere giustizia in Italia non è facile e, se a livello di procedimenti civili si riescono a raggiungere importanti obiettivi relativamente ai risarcimenti, sul penale si fa molta più fatica. Anche per questo questa sentenza è così importante, soprattutto per restituire dignità alle vittime e alle loro famiglie.

L’associazione offre assistenza legale gratuita e ha anche realizzato una App per la segnalazione dei siti contaminati.

Tè in bustina con sorpresa: trovato eDNA di insetti

bustina di te in infusione in una tazza di vetro
bustina di te in infusione in una tazza di vetro

Uno studio ha esaminato le tracce di eDNA di insetti contenute nelle bustine del tè. 

Tè in bustina: quante sorprese nasconde?

e dintorni. Gli esseri viventi lasciano continuamente tracce della loro presenza nel territorio, nell’acqua e persino nell’aria. 

Esse sono rilevabili analizzando l’eDNA (DNA ambientale), un metodo usato per identificare centinaia di specie diverse, senza mai vedere le creature stesse.

Fin qui nulla di nuovo! 

Certo che nessuno avrebbe mai pensato di poter trovare l’eDNA (di ben quattrocento insetti), all’interno delle comunissime bustine del tè.

Bustine di tè
Bustine di tè

La conferma arriva da un curioso studio tedesco, finanziato dal Dipartimento di Biogeografia della Treviri University.

Lo studio integrale, svolto in collaborazione con il Max Planck Institute for Evolutionary Biology di Plön, Schleswig-Holstein (Germania), è stato pubblicato il 15 giugno su Biology Letter.

Mettiamo gli strumenti a confronto 

In aggiunta agli strumenti ecologici tradizionali, come le trappole per fotocamere, i ricercatori hanno utilizzato questo “singolare” metodo di analisi. I risultati sono stati davvero sorprendenti. 

Oltre a stabilire che sì, ci sono tracce di insetti nella bustina di tè, la ricerca dimostra che è possibile  estrarre l’eDNA dalle piante secche.

Per essere precisi, i ricercatori hanno analizzato quaranta campioni di foglie. Essi sono stati prelevati da varie bustine di tè e tisane acquistate nei negozi di generi alimentari locali a Treviri, in Germania.

Qualche numero interessante 

In totale, si sono trovate tracce di eDNA di 3.264 invertebrati provenienti da tutto il mondo, tra cui quelle di ragni, acari, insetti di varia natura, mosche, farfalle e mantidi.

Si tratta del DNA ambientale, che gli organismi hanno lasciato sulle foglie delle piante da tè durante il loro passaggio o mentre le masticavano.

Foglie di tè appena raccolte

«Avevamo tra i 100 e i 150 milligrammi di piante essiccate, da cui abbiamo estratto il DNA. In una sola bustina di tè verde abbiamo trovato fino a 400 specie di insetti».

«La cosa mi ha davvero sorpreso» spiega in un articolo su The Scientist, Henrick Krehenwinkel, genetista della Treviri University.

Questo accade perché, nelle foglie essiccate e macinate, l’eDNA presente si conserva e si diffonde meglio rispetto agli altri i campioni.

L’importanza della scoperta sulle foglie di tè

Il co-autore dello studio, Henrick Krehenwinkel ha analizzato per trentacinque anni i campioni di alberi conservati alla Treviri University. 

Poi l’intuizione! «A un certo punto mi sono chiesto: perché non monitorare il DNA degli insetti che hanno vissuto su questa foglia?».

L’intuizione si è rivelata fondata. Ma esaminiamo nel dettaglio i vantaggi della scoperta.

A cosa serve questo studio? 

«L’obiettivo», affermano i ricercatori, «è quello di capire meglio come sono cambiate geneticamente le popolazioni degli insetti».

Ragno Alticidae
Salticidae ragno – Artropodo
  • Analisi di questo genere potrebbero rivelarsi utili per scoprire le tracce di eDNA e, di conseguenza, studiare gli artropodi e le loro interazioni con le piante. «Sorprendentemente, sappiamo molto poco sulle interazioni fra piante e insetti. Abbiamo parecchie conoscenze sull’interazione fra piante e parassiti, ma non sugli insetti»; 
  • L’analisi dell’eDNA si può inoltre impiegare per scoprire animali in via di estinzione. «Ad esempio, sappiamo che molte specie di insetti sono abitudinarie. Poiché vivono esclusivamente su una certa pianta, quando questa scompare, anche l’insetto scompare» spiega Krehenwinkel. 
  • Gli studi potrebbero aiutare a sviluppare sistemi migliori per il contrasto ai parassiti agricoli; 

Altri vantaggi della ricerca sulle foglie di tè 

  • Grazie a questo studio, si è in grado altresì di indicare la vera provenienza geografica del prodotto in bustina. Ad esempio, molti artropodi dal tè della menta provengono dal Pacifico, nel nord-ovest dell’America, una grande area in cui cresce la menta piperita. Di contro, le tipiche specie dell’Asia orientale si trovano solo nel tè verde;
  • La ricerca potrebbe rappresentare, in relazione alle analisi del genere, un vero e proprio patrimonio di informazioni da conservare all’interno dei musei erbari. L’eDNA, immagazzinato in questi luoghi asciutti e lontano da fonti di luce, si mantiene oltretutto in condizioni ideali;
  • Secondo gli esperti, i risultati delle analisi potrebbero anche aiutare a capire l’evoluzione della pandemia di COVID-19.

Uno studio cruelty-free

La raccolta e lo stoccaggio del materiale delle foglie di tè essiccato avvengono in modalità “cruelty-free”.

Farfalla
Foto di HeungSoon da Pixabay 

Gli insetti non vengono uccisi. Non è previsto l’uso di sostanze chimiche o altre pratiche pericolose. 

Com’è possibile? 

Quando un insetto morde una foglia, lascia una piccola traccia di eDNA. Un po’ di saliva è sufficiente per procedere con l’analisi del campione. 

Purtroppo questo DNA non è molto stabile e si deteriora rapidamente a causa della luce UV o anche dopo il solo contatto con l’acqua piovana. Dunque è necessario stoccare immediatamente i campioni in attesa di analizzarli.

L’ONA a favore della ricerca

Questo studio è attualmente in fase di revisione, ma sicuramente fornisce degli spunti interessanti alla ricerca. Il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, avvocato Ezio Bonanni, è da sempre a favore del progresso scientifico.

Consigliamo la lettura della sua ultima pubblicazione:Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Orsi polari, scoperta una nuova specie in Groenlandia

orso polare orsi polari
orso polare sott'acqua

Una popolazione geneticamente distinta e isolata di orsi polari in Groenlandia, sopravvive con poco ghiaccio.

Orsi polari: simbolo dell’impatto del riscaldamento ambientale 

Orsi polari della Groenlandia. Gli orsi polari sono stati a lungo visti come un simbolo dell’impatto dannoso del riscaldamento globale sull’ambiente.

Per cacciare, si siedono pazientemente sui blocchi di ghiaccio marino solido e attendono che le foche emergano.

Poiché la copertura del ghiaccio marino dura solo circa cento giorni all’anno, quando esso scompare, gli orsi polari si spostano sulla terraferma. Qui tuttavia il cibo scarseggia.

A peggiorare la situazione è il riscaldamento globale, che ha ridotto le concentrazioni di ghiaccio marino del 13% a partire dal 1979

Circostanza che potrebbe mettere a repentaglio la sopravvivenza di queste bellissime creature.

orsi polari
orso polare e pinguino

Una bella notizia per i nostri amici

Alcuni scienziati hanno studiato e rintracciato una popolazione di orsi, in grado di sopravvivere con una minima scorta di ghiaccio marino.

Si tratta di una scoperta sorprendente, dato che gli orsi polari solitamente usano il ghiaccio d’acqua dolce fornito dalla calotta glaciale della Groenlandia.

«Volevamo esaminare questa regione, perché non sapevamo molto degli orsi polari nel sud-est della Groenlandia. Non ci saremmo mai aspettati di trovare una nuova sottopopolazione che vive lì», ha dichiarato l’autrice principale dello studio Kristin Laidre, ricercatrice polare del Laboratorio di Fisica Applicata dell’Università di Washington.

«È stata una scoperta del tutto inaspettata! Sono gli orsi polari geneticamente più isolati al mondo e sono diversi da tutte le altre diciannove sottopopolazioni attualmente accertate in tutto l’Artico», aggiunge la dottoressa Beth Shapiro, genetista e coautrice dello studio.

«Avevamo appreso dell’esistenza di alcuni orsi nella zona, da documenti storici e conoscenze indigene. Sicuramente non sapevamo quanto fossero speciali».

orsi polari

Un paradiso unico per gli esemplari del sud-est della Groenlandia 

Gli orsi polari del sud-est della Groenlandia, vivono in una sorta di “rifugio climatico” unico e su piccola scala, dove possono sopravvivere senza troppe preoccupazioni.

Sebbene siano isolati dalla calotta glaciale della Groenlandia, dalle montagne, dal mare aperto e dalle correnti costiere a flusso rapido, questi orsi hanno infatti accesso al ghiaccio d’acqua dolce.

Hanno invece disponibilità limitata di ghiaccio marino.

«La forma dei fiordi, l’alta produzione di ghiaccio glaciale e il grandissimo serbatoio di ghiaccio disponibile dalla calotta glaciale della Groenlandia, è ciò che attualmente fornisce loro una fornitura costante di ghiaccio glaciale».

A spiegarlo in una nota, il coautore dello studio Twila Moon, vice scienziato capo del National Snow and Ice Data Center degli Stati Uniti a Boulder, Colorado.

Habitat simili si possono trovare anche lungo la costa della Groenlandia e nell’isola norvegese delle Svalbard.

Norvegia – Isola di Svalbard

Una ricerca aerea svela qualche mistero

Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Science, è arrivato dopo una lunga raccolta di dati storici. 

Nel corso di sette anni di studi sulla costa sud-orientale della Groenlandia, il team ha rintracciato ventisette orsi locali.

I risultati sono stati poi confrontati con quelli di una ricerca trentennale di tracciamento degli orsi polari.

Parliamo di una regione remota, in cui i fiordi e le scogliere impervie, la neve pesante e le condizioni meteorologiche imprevedibili, hanno reso difficile l’accesso agli esperti.

Negli ultimi due anni, gli esperti dell’Institute of Natural Resources di Nuuk, hanno lavorato a fianco dei cacciatori Inuit, che hanno condiviso la loro conoscenza ecologica della zona.

La zona è stata esplorata con degli elicotteri pesanti e per assicurarsi di tornare alla base di ricerca (a quattro ore di distanza), gli scienziati hanno nascosto del carburante nella neve, in punti strategici.

Gli studiosi hanno taggato gli orsi con dispositivi di localizzazione satellitare e raccolto campioni genetici. Cosa è emerso?

Caratteristiche degli orsi 

Dagli studi, è emerso che le femmine di orso polare della Groenlandia sudorientale, sono più piccole rispetto a quelle delle altre regioni. Inoltre hanno meno cuccioli, il che potrebbe essere collegato al tentativo di trovare compagni, mentre percorrono i fiordi e le montagne circostanti. 

orsi polari
Una madre di orso polare col suo cucciolo

Ovviamente si tratta di ipotesi che potranno essere confermate solo quando si avranno più dati relativi al monitoraggio a lungo termine.

I ricercatori hanno osservato che la distanza mediana coperta dalle femmine di orsi polare di questa zona, nell’arco di quattro giorni, è di soli dieci chilometri.

Le femmine che percorrono la zona nord-orientale della Groenlandia, camminano per quaranta chilometri nello stesso lasso di tempo. 

Questi orsi tuttavia non sono pigri: circa la metà dei ventisette animali che il team ha rintracciato, ha percorso una distanza media di 190 chilometri per tornare ai loro fiordi di casa, dopo che il loro pezzo di ghiaccio si era spostato verso sud, su una delle rapide correnti della costa.

«Sono orsi molto locali. Non si muovono molto e rimangono nello stesso fiordo per anni», ha precisato Laidre. «Hanno ghiaccio marino in media per circa 100 giorni all’anno, un periodo troppo breve per la sopravvivenza di qualsiasi altro orso polare».

Come si sono evoluti questi orsi

Come siano arrivati nella zona è ancora un mistero, ma i dati hanno suggerito che probabilmente gli orsi sono stati isolati nella regione per centinaia di anni. Il loro corredo genetico unico potrebbe essersi evoluto in diverse centinaia di anni di isolamento.

Il primo avvistamento in questa località risale al 1300, mentre la prima testimonianza scritta risale al 1830.

A causa del loro isolamento, gli orsi polari della Groenlandia sudorientale sono così geneticamente distinti, che potrebbero essere considerati la 20a sottopopolazione della specie.

Orsi polari

Tale determinazione spetta tuttavia all’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), che aiuta a supervisionare le specie protette. Spetta al governo della Groenlandia prendere invece qualsiasi decisione in merito alla protezione degli orsi.

«Riconoscere ufficialmente questi orsi come una popolazione separata, sarà importante per la loro conservazione e gestione» ha chiosato Laidre.

Una scoperta interessante 

Gli autori dello studio affermano che la scoperta di questo comportamento insolito è illuminante, soprattutto perché il cambiamento climatico continua a ridurre il ghiaccio marino della regione.

«La cosa bella di questa popolazione è che vivono davvero in un habitat che pensavamo fosse al di là della capacità fisiologica di questi orsi di sopravvivere».

A dichiararlo Beth Shapiro, una delle autrici dello studio e biologa evoluzionista dell’Università della California a Santa Cruz. Shapiro e il suo team, non sono sicuro che gli orsi siano andati incontro a una specifica mutazione genetica, che li avrebbe aiutati ad adattarsi a questo habitat, ma vorrebbe indagare su eventuali legami in futuro.

«In un certo senso, questi orsi forniscono uno sguardo su come gli orsi della Groenlandia potrebbero imparare a sopravvivere in scenari climatici futuri» ha  spiegato Laidre. «Le condizioni attuali del ghiaccio marino nel sud-est della Groenlandia, sono uguali a quelle previste per la Groenlandia nordorientale entro la fine di questo secolo».

È davvero un paradiso?

I ricercatori avvertono che questo habitat potrebbe non essere sufficiente a salvare altri orsi polari minacciati dalla crisi climatica.

Lo status degli orsi polari rimane sconosciuto. I ricercatori non sanno se la popolazione è stabile, in aumento o in diminuzione.

Orso polare
Orso polare – Artico

Sicuramente, la maggior parte di essi potrebbe lottare per sopravvivere nell’Artico entro il 2100.

«Non credo che l’habitat dei ghiacciai sosterrà un numero enorme di orsi polari. Semplicemente non ce n’è abbastanza. Assisteremo a un grande calo di orsi polari in tutto l’Artico per via del cambiamento climatico».

Conclusioni 

John Whiteman, ricercatore capo del Polar Bears International, associazione senza scopo di lucro (non coinvolto nello studio), ritiene che questa scoperta non possa cambiare il destino degli orsi polari.

«Questa non è una scialuppa di salvataggio per tutti gli orsi polari», conclude Laidre. Peacock è d’accordo. «Questo è un angolo di mondo molto piccolo».

«Non cambia lo status degli orsi polari nell’Artico. Infatti, poiché vivono verso il bordo meridionale dell’areale della loro specie, queste poche centinaia di orsi polari sono più suscettibili ai cambiamenti climatici».

Oggi rimangono infatti circa 26.000 esemplari e se non riusciamo a rallentare il tasso di riscaldamento globale, questi splendidi animali potrebbero estinguersi. 

Fonti

https://doi.org/10.1038/d41586-022-01691-2

 

 Laidre, KL et al.  Scienza 376, 1333–1338 (2022).

Intelligenza artificiale misura interventi di rimozione amianto

intelligenza artificiale
immagine che riproduce un cranio e collegamenti riferendosi a IA

L’Inail, grazie all’intelligenza artificiale, ha misurato l’efficacia di alcuni interventi finanziati dall’istituto per migliorare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Tra questi anche quelli per la rimozione dell’amianto.

Tra il 2014 e il 2017 con 204 milioni di euro di investimenti gli operatori specializzati hanno eliminato, secondo i dati raccolti, 6,59 milioni di metri quadrati di materiali contenenti asbesto.

L’intelligenza artificiale usa il linguaggio dell’uomo

La Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione (Contarp) e la Consulenza statistico attuariale (Csa) dell’Istituto hanno curato il nuovo rapporto. Il fine è stato quello di misurare l’efficacia degli interventi finanziati con strumenti che ricorrono all’intelligenza artificiale.

Questi sistemi hanno permesso di estrapolare e analizzare in modo automatico le informazioni contenute nella documentazione in formato cartaceo o pdf inviata all’Inail dalle imprese ammesse al contributo.

Cognitive computing” e “knowledge mining”: i due metodi per estrarre informazioni da dati strutturati e non strutturati. Grazie a questi le macchine apprendono, decodificano, elaborano e usano il linguaggio naturale dell’uomo.

“Il procedimento si è svolto attraverso l’analisi dei singoli progetti – spiegano dall’Inail – secondo uno schema articolato in cinque fasi. Dalla scansione dei documenti all’esportazione dei risultati. Nella fase sperimentale della ricerca, in particolare, i modelli di intelligenza artificiale sono stati applicati ai progetti presentati per il bando Isi 2014. Chiedendo a queste tecnologie di intercettare tutte le variabili legate agli interventi ammessi a finanziamento. Per la rimozione e sostituzione dei materiali contenenti amianto (MCA) nei luoghi di lavoro”.

Una volta conclusa positivamente la prima fase, gli stessi modelli sono stati applicati su tutti i progetti. Con un approccio simile, anche, a quelli di riduzione del rischio da vibrazioni per i bandi Isi dal 2014 al 2017.

Conteggiati anche i beneficiari

Il sistema ha anche conteggiato i beneficiari, che sono stati 63mila. Ha quindi calcolato la distribuzione dei metri quadrati rimossi a livello locale (regionale o provinciale) nei quattro bandi Isi presi in considerazione. Le superfici interessate risentono in buona parte delle somme stanziate per le varie regioni. Fondi direttamente correlati al numero di aziende in esse presenti.

I settori, invece, che più hanno utilizzato i fondi nel 2014 sono stati quelli delle attività manifatturiere e del commercio.

Amianto, il killer silenzioso

L’amianto è un minerale estremamente cancerogeno. Le sue fibre vengono inalate, ma anche ingerite. Possono causare asbestosi, mesotelioma, tumore del polmone e tante altre patologie asbesto correlate.

Le aziende italiane utilizzarono il minerale soprattutto nel dopoguerra, fino agli anni ’80. Era, infatti, facile da estrarre, a basso costo e dotato di caratteristiche che lo rendevano forte e malleabile. Questo nonostante si conoscesse ormai molto bene la sua pericolosità.

Il fenomeno è stato approfondito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Secondo i dati del VII Rapporto ReNaM dell’Inail, sono 31.572 le vittime causate soltanto dal mesotelioma, registrate dopo la messa al bando del minerale. Le malattie causate dall’amianto hanno, infatti, un periodo di latenza molto lungo. Anche fino a 50 anni e il picco è previsto tra il 2025 e il 2030.

L’Ona da anni è al fianco delle vittime, con l’assistenza legale, ma anche per migliorare la sicurezza dei lavoratori.