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domenica, Luglio 3, 2022

Aborto in Italia, il numero scende del 9% dal 2019

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Il ministero della Salute ha reso noti i dati dell’ultima relazione sull’interruzione volontaria di gravidanza. I casi di aborto continuano a diminuire, anche per l’effetto della contraccezione d’emergenza che si può acquistare in farmacia senza la prescrizione medica, anche dalle minorenni, sia per la pillola del giorno dopo che di quella dei 5 giorni dopo.

Aborto, i dati del ministero della Salute

Le interruzioni volontarie di gravidanza nel 2020 sono state 66.413: -9,3% rispetto al 2019. Il numero più alto è stato registrato nel 1983 (234.801).

Il calo delle ivg è più marcato in Valle d’Aosta, Basilicata, Sicilia, Puglia, Lombardia e Sardegna.

Gli aborti diminuiscono molto tra le ragazze più giovani. Meno, invece, tra le donne di età compresa tra i 25 e i 34 anni.

Il tasso di abortività, ovvero il numero di ivg per mille donne di età tra i 15 e i 49 anni residenti in Italia, resta tra i valori più bassi a livello internazionale.

Maggiore ricorso alla procreazione consapevole

Diminuisce la percentuale degli aborti ripetuti. Questo conferma che la tendenza al ricorso all’aborto nel nostro Paese è in costante diminuzione, ormai anche tra le cittadine straniere. Secondo il Ministero della Salute per un maggiore e più efficace ricorso a metodi per la procreazione consapevole, alternativi all’aborto, secondo gli auspici della Legge.

Per il rilascio della certificazione richiesta per l’ivg le donne si rivolgono, nel 43,1% dei casi, al consultorio familiare. Per il 33,4% al servizio ostetrico-ginecologico e per il 19,9% al medico di fiducia.

Sempre più interventi effettuati precocemente

Aumenta ancora la percentuale di interventi effettuati precocemente. Una nota positiva, perché significa meno complicanze per le donne. Il 56% degli interventi è stato effettuato entro le 8 settimane di gestazione (rispetto al 53,5% del 2019), il 26,5% a 9-10 settimane, il 10,9% a 11-12 settimane e il 6,5% dopo la dodicesima settimana. Diminuiscono i tempi di attesa, anche se ci sono importanti differenze tra le Regioni.

Aborto, ancora alto il numero di obiettori di coscienza

La nota dolente riguarda da sempre in Italia gli obiettori di coscienza. Nel 2020 sono ancora obiettori di coscienza il 64,6% dei ginecologi (valore in diminuzione rispetto al 67,0% del 2019), il 44,6% degli anestesisti e il 36,2% del personale non medico. Si rilevano ampie variazioni regionali per tutte e tre le categorie.

Lo sottolinea lo stesso ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha specificato come il numero di obiettori di coscienza per tutte le categorie professionali sanitarie, in particolare per i ginecologi, resta “elevato”.

“L’organizzazione dei servizi Ivg – ha continuato il ministro – deve essere tale che vi sia un numero di figure professionali sufficiente da garantire alle donne la possibilità di accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, come indicato nell’articolo 9 della legge 194/78.

Questo dovrebbe essere garantito dalle Regioni, per tutelare il libero esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne e l’accesso ai servizi Ivg e minimizzare l’impatto dell’obiezione di coscienza nell’esercizio di questo diritto”. Non solo, anche per tutelare la stessa salute delle donne. La legge ha messo fine agli aborti clandestini (che si stimavano in 100-200mila l’anno), che venivano praticati nelle case, con gravi rischi per la salute delle donne e della loro stessa vita.

Le donne che prendono questa delicata e sempre difficile scelta non riescono sempre a farlo con la serenità necessaria. Troppe volte sono costrette a spostarsi anche in un’altra città per trovare una struttura in cui non ci siano obiettori.

In 26 strutture il 100% degli operatori è obiettore

Chiara Lalli, docente di Storia della Medicina, e Sonia Montegiove, informatica e giornalista, nel loro libro del 2022: “Mai dati. Dati aperti (sulla 194)”, spiegano che in 26 strutture sanitarie (22 ospedali e 4 consultori) il 100% del personale, tra medici ginecologi, anestesisti, infermieri o OSS, è obiettore di coscienza. Altri 72 ospedali hanno tra l’80 e il 100% di obiettori di coscienza. Sono convinte, quindi, che la relazione, non faccia piena luce sul problema. Anche se il numero degli obiettori è diminuito di 3 punti rispetto all’anno precedente, c’è ancora molto da fare.

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