23.8 C
Rome
giovedì, Maggio 21, 2026
Home Blog Page 281

Esposizione amianto, servono volontari per studio su marcatori

esposizione amianto lungo termine
amianto

Un progetto studierà gli indicatori precoci dell’esposizione all’amianto e per questo si cercano volontari. Lo studio si chiama “Arrdia” – Asbestos Related Respiratory Diseases in Industrial Areas – per la tutela della salute degli ex esposti all’asbesto.

Il dottor Roberto Cherchi, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica dell’Arnas Brotzu di Cagliari, coordinerà il progetto insieme all’Associazione italiana esposti amianto (Aiea). Con loro anche il professor Pierluigi Cocco, consulente di Medicina del lavoro dell’Università di Manchester (Regno Unito), il CRS4 e la fondazione “Centro servizi alla persona” di Villamar.

L’obiettivo è quello di individuare dei marcatori (indicatori) precoci di malattie nei lavoratori e nei cittadini che sono stati esposti all’inalazione delle fibre killer.

Esposizione amianto, chi può partecipare allo studio

Gli esperti hanno la necessità di formare un gruppo di 450 persone, che devono avere una serie di requisiti. Dovranno essere maggiorenni non fumatori o ex fumatori da più di un anno, donne non in stato di gravidanza accertata o presunta e/o allattamento. I volontari saranno suddivisi in più gruppi, secondo il livello l’esposizione lavorativa all’amianto e secondo la patologia sofferta in relazione a tale contatto.

Gli accertamenti andranno avanti per 3 anni e l’impegno dei volontari è minimo. In questi 3 anni saranno, infatti, impegnati una mattina ogni sei mesi per sperimentare l’utilità degli indicatori molecolari. Questi saranno rilevati nel respiro attraverso metodi non invasivi e con il prelievo di un campione di sangue. Serviranno a individuare segnali precoci di alterazioni prodotte dalla passata esposizione ad amianto.

Test del respiro e prelievo ogni 6 mesi

I partecipanti compileranno anche due questionari della durata di circa 20 minuti ciascuno. Nel primo risponderanno a domande sulle condizioni di salute – compresi la storia familiare di tumori al polmone, pleura, pancreas, prostata, ovaio – le esposizioni lavorative passate e l’eventuale esposizione lavorativa ed extra-lavorativa ad amianto. Nel secondo sulle condizioni di benessere.

Il prelievo venoso di sangue sarà eseguito da un personale infermieristico esperto, che seguirà le comuni procedure di tutti i laboratori clinici. Il test del respiro, a riposo, durerà circa 15-20 minuti: i volontari saranno collegati ad un macchinario che raccoglierà la parte liquida dell’aria espirata.

I volontari potranno mantenere l’anonimato e la partecipazione alla ricerca è su base gratuita. Un eventuale rifiuto a partecipare non comporterà alcuna penalità o perdita di benefici, e si potrà abbandonare lo studio in qualsiasi momento.

Per far parte di questo importante progetto o per ottenere maggiori informazioni si può contattare la segreteria Arrdia, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 16, chiamando il numero fisso 070.2046643 o il mobile 329.1732127.

I danni dell’asbesto sono da tempo denunciati dall’Osservatorio nazionale amianto e dal suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni. L’amianto causa il mesotelioma, ma anche tutta una serie di patologie asbesto correlate. Così come si legge nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. L’Ona tutela le vittime e i loro familiari con un’assistenza legale e medica.

Covid, lo spot con il Nobel Parisi: La quarta dose è importante

Parisi
Giorgio Parisi

Per invitare gli ultra 60enni a continuare il percorso vaccinale contro il Covid il ministero della Salute si è rivolto al premio Nobel Giorgio Parisi.

È in onda sulle reti RAI il video con il fisico che, al bar, risponde alle domande di alcune persone presenti. Linguaggio semplice e frasi brevi e comprensibili per semplificare un concetto complesso, proprio come dice lo scienziato nello spot.

Parisi: la quarta dose protegge dalla malattia grave

“La quarta dose è fondamentale per gli over 60”. Perché, come spiega Parisi riporta la protezione contro il Covid al livello più alto. Lo sappiamo ormai da tempo come il vaccino anti Covid non blocca la trasmissione della malattia e dopo alcuni mesi la sua efficacia diminuisce. Serve invece a proteggerci dalla malattia grave.

“Non sappiamo – continua lo scienziato – se e quando potremmo essere contagiati”. Parisi conclude con un monito per le persone più adulte: “Chi ha più di 60 anni è più a rischio”.

Il video è realizzato dal Dipartimento Informazione ed Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero della Salute.

Non dimenticare i fragili

Non bisona dimenticare di proteggere i fragili. Sia continuando ad indossare la mascherina, che argina i contagi anche tra chi corre i maggiori rischi, e vaccinando le persone che soffrono di diverse patologie.

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, già all’inizio della pandemia consigliato maggiore prudenza a chi è affetto da una patologia asbesto correlata, in particolare alle vie respiratorie, perchè più a rischio in caso di Covid. L’amianto causa, infatti, mesotelioma, ma anche tumore del polmone, della faringe, della laringe, delle ovaie e del colon.

I danni di questo minerale, utilizzato in particolare tra gli anni ’50 e ’70, sono ben chiariti nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Amianto nella Marina, mega risarcimento a vedova di un nocchiere

nocchiere
Nocchiere Antonio e Marco Ballini e Delfina Lucignani

Il Tribunale di Grosseto ha condannato i ministeri della Difesa e dell’Interno a risarcire la vedova del nocchiere Antonio Ballini, deceduto per mesotelioma per l’esposizione alla fibra killer nelle unità navali della Marina Militare Italiana. La donna riceverà circa 400mila euro (comprensivi degli arretrati), e l’erogazione proseguirà per tutta la vita con un vitalizio di 1.900 euro mensili.

Ballini è morto nel 2014 a soli 69 anni per essere stato a contatto, tra il 1965 e il 1967, con l’amianto utilizzato nelle navi della Marina. In particolare nei motori, essendo stato adibito alla manutenzione dei mezzi, nonché impiegato in attività di pulizia di cucine e impianti di riscaldamento e caldaie.

Antonio Ballini

Quando ha ricevuto la diagnosi una grande sofferenza si è abbattuta sul militare e sulla sua famiglia. Soltanto pochi mesi dopo è deceduto e la moglie, Delfina Lucignani, ha portato avanti, per lei e per suo figlio Marco, la battaglia legale contro uno Stato che fatica a riconoscere i diritti delle vittime dell’amianto e, in questo caso, delle vittime del dovere.

Riconosciuto al nocchiere lo status di vittima del dovere

Il Tribunale ha pure dovuto riconoscere al 69enne lo status di vittima del dovere che in un primo momento gli era stato negato. Durante il processo la consulenza tecnica ha ricondotto la malattia, e il conseguente decesso, all’attività svolta da Ballini durante i 2 anni in cui ha prestato servizio nella Marina Militare.

nocchiere

Secondo il Tribunale deve “ritenersi che l’esposizione ad amianto del Ballini sia avvenuta in occasione dello svolgimento di attività di servizio e nell’espletamento delle funzioni d’istituto” e che “la patologia contratta e il decesso derivatone siano riconoscibili come dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali in cui il ricorrente ha operato”. In base a questa motivazione ha riconosciuto al nocchiere la qualità di soggetto equiparato alle vittime del dovere.

Bonanni: “Sanzianato l’operato della Marina Militare”

“Ancora un’altra pronuncia della Magistratura – ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni, legale della famiglia e presidente dell’Osservatorio nazionale amianto – che sanziona l’operato della Marina Militare. Nel nostro caso il Tribunale ha sì riconosciuto i diritti del nocchiere e della vedova, ma non quelli dell’orfano, perché al momento della morte del padre, questi avevano già iniziato a lavorare.

“Si tratta di una chiara ingiustizia – ha continuato Bonanni – contro la quale faremo appello. Intanto promuoveremo anche l’azione di risarcimento del danno a carico del ministero. Sarà utile la recente sentenza della Corte di Appello di Venezia, che ha condannato gli alti Ammiragli e Comandanti, per la morte di questi marinai. Trovo veramente stucchevole e francamente inaccettabile che il Ministero si ostini a negare i diritti delle vittime dell’amianto. La nostra battaglia proseguirà nelle aule dei Tribunali, fino a quando non ci sarà la presa d’atto da parte della Marina della lesività dell’amianto e dei danni che ha provocato ai suoi uomini”.

L’Ona da sempre è al fianco delle vittime dell’amianto e del dovere, con una assistenza legale gratuita, in primo luogo. Si batte però anche per le bonifiche dei siti contaminati per la mappatura dei quali ha realizzato una apposita App. L’avvocato Bonanni ha delineato nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“, i rischi legati all’asbesto. Questo minerale causa, infatti, oltre al mesotelioma tutta una serie di patologie asbesto correlate.

Mesotelioma: scoperta terapia più efficace, ma investimenti fermi

mesotelioma-terapia
Da sinistra l'avvocato Ezio Bonanni, il professore Marcello Migliore e il giornalista Massimo Lucidi

Mesotelioma terapia, intervista al luminare Marcello Migliore

“Non dobbiamo occuparci solo del mesotelioma, ma del paziente a 360 gradi”. In questa frase è racchiusa la missione del dott. Marcello Migliore, professore ordinario e chirurgo toracico, oncologo e luminare nel trattamento del mesotelioma pleurico. Migliore è intervenuto al convegno “Amianto, ambiente, salute: per Roma Capitale d’Europa”, organizzato dall’Osservatorio nazionale amianto e dal suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni.

Il professore, che è anche responsabile del Programma infradipartimentale di chirurgia toracica mini-invasiva e nuove tecnologie realizzato da una collaborazione tra il Policlinico e l’Università di Catania, ha spiegato subito come la sua collaborazione con l’Ona è dettata dalla volontà di dare un contributo, anche ai pazienti seguiti dall’organizzazione. Pazienti che si sono ammalati, purtroppo, di malattie che sono devastanti per loro e per le loro famiglie.

Al centro il paziente, non il mesotelioma

L’empatia e la cura che il professor Migliore ha per chi soffre sono emerse con tutta la loro forza durante il suo intervento: “Dopo la diagnosi i pazienti vanno su internet e leggono che il mesotelioma lascia loro pochi mesi di vita. Allora cosa fare? Non si può dire loro che guariranno, ma bisogna dare maggiore speranza possibile e provare sempre cose nuove”.

L’oncologo, che viene da un’esperienza come primario di chirurgia toracica in un ospedale prestigioso come Papworth Hospital di Cambridge, in Inghilterra e di Cardiff, nel Regno Unito, è entrato poi nello specifico: “Operare è possibile. Prima venivano effettuati interventi molto pesanti, con l’asportazione di gran parte del polmone, la pleura, il diaframma e il pericardio. I risultati non erano però ottimali, il paziente doveva sopportare un lungo decorso per riuscire a strappare soltanto qualche mese in più di vita. Non ci sono ancora oggi soddisfacenti evidenze scientifiche sulla validità di questo intervento”.

Mesotelioma terapia personalizzata

E allora è necessario pensare a una chirurgia e ad una terapia personalizzata. Qui entra in gioco la capacità del medico di ascoltare il paziente, di comprendere le sue esigenze, di conoscere la sua vita e le sue relazioni sociali: “Un paziente depresso – ci ha spiegato Migliore facendo un esempio – reagisce diversamente alle terapie rispetto a chi, invece, affronta la malattia diversamente. Un paziente che è a casa con la sua famiglia, coccolato e circondato di attenzioni, reagisce sicuramente meglio rispetto a chi vive solo. Chi vuole tentare la via della chirurgia sarà più forte nel decorso operatorio rispetto a chi è stato, invece, magari spinto dai familiari ad operarsi”.

“La chirurgia da sola non funziona, perché non riesce a guarire il paziente. Anche quando l’intervento sembra riuscito, è facile che dopo qualche mese la patologia si ripresenti. Bisogna attendere 5 anni per capire se abbia funzionato, ma nel mesotelioma questa attesa è ridotta, perchè sono pochissimi coloro che sopravvivono addirittura a 3 anni.

Mesotelioma terapia, chirurgia citoriduttiva e chemioterapia ipertermica
Allora qual è il giusto approccio?

Per questo noi abbiamo tentato, con ottimi risultati, confermati anche da studi inglesi, accanto alla chirurgia citoriduttiva eseguita con approccio mini-invasivo, la chemioterapia ipertermica intratoracica. Nell’articolo di Alan G. Dawson, Kudzayi, Seid B. Mohammed, Dean A. Fennell, Apostolos Nakas, pubblicato sulla rivista scientifica Thorax, dell’aprile 2022, viene riconosciuta e supportata la visione di Migliore e si chiede l’inserimento della terapia nelle linee guida del trattamento del mesotelioma pleurico maligno.

Nelle conclusioni dello studio si può leggere che questo metodo è sicuro ed efficace e apporta un miglioramento dell’intervallo libero dalla malattia e in generale della sopravvivenza. Lo studio ha dimostrato, infatti, una sopravvivenza che è salita da 11 a 75 mesi e un intervallo libero dalla malattia che è passato da 7,2 a 57 mesi.

In Sicilia bloccata la cosiddetta “visione di Migliore”

Eppure, nonostante gli ottimi risultati raggiunti, il professore in Sicilia non riesce ad operare. E l’attività clinica di ricerca sul mesotelioma, che potrebbe ancora migliorare le condizioni e le aspettative di vita dei pazienti, sono bloccati al 2019. Migliore ha trovato gravi ostacoli a livello regionale, che gli hanno impedito di continuare la sua attività e che lo hanno costretto addirittuta a trasferirsi per l’ennesima volta all’estero.

“Vorrei togliere il disturbo in Sicilia – ci ha detto fortemente amareggiato – dove non c’è la possibilità di poter fare il proprio mestiere, e trovare un luogo dove possa concentrarmi unicamente sui pazienti, sulla ricerca e sull’insegnamento”.

Mesotelioma terapia: attività clinica innovativa sospesa, a chi giova?

Davanti a risultati così importanti, riconosciuti anche a livello internazionale, resta da chiedersi soltanto: a chi giova contrastare l’attività del professore che riesce ad applicare un metodo che viene eseguito soltanto in altre tre città italiane?

Anche all’estero sono stati avviati alcuni progetti, in particolare a Boston, Miami, in USA, in Germania, Barcellona in Spagna, a Budapest in Ungheria da poco e in pochi casi in Cina e in Giappone. “Ho cominciato a collaborare – ha aggiunto il professore – anche con un gruppo degli Emirati Arabi”. Questo ultimo studio sarà presto pubblicato, sperando che la politica lo prenda questa volta in considerazione.

L’amianto causa oltre al mesotelioma tutta una serie di patologie asbesto correlate. L’avvocato Ezio Bonanni ha ben spiegato il fenomeno nel “Libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022“. L’Ona continua la sua battaglia al fianco delle vittime e dei loro familiari e ha creato una App per la mappatura dei siti contaminati.

Cardillo (ONA): “Non abbiamo sufficiente timore dell’amianto”

timore-dell-amianto
Da sinistra l'avvocato Ezio Bonanni, il giornalista Massimo Lucidi e il generale dei carabinieri Giampiero Cardillo

“Abbiamo sufficiente timore dell’amianto?”. È stata questa la domanda con cui il Generale dei Carabinieri e Architetto, ora in pensione, Giampiero Cardillo, ha iniziato il suo intervento nel convegno dello scorso 28 luglio: “Amianto, ambiente e salute: per Roma Capitale d’Europa”, organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), presso la Sala Laudato del Campidoglio.   

L’evento, fortemente voluto dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, ha riportato l’attenzione sui numerosissimi siti contaminati dall’asbesto nella Città eterna. 
Siti che non vengono bonificati da decenni per un coacervo di ragioni tecniche, burocratiche, istituzionali, finanziarie e legislative che riguardano tutta la Penisola, come ha tentato di riassumere nel suo breve intervento il Generale Cardillo, componente della Commissione Amianto del Ministero dellAmbiente e del Comitato Tecnico-Scientifico dell’Ona.

Determinante la coscienza del pericolo

“Il mio interesse per la guerra all’amianto è duplice: come persona e come cittadino impegnato nell’ONA”. Così ha esordito poi al telefono mentre approfondiva il suo ragionamento. “ Infatti anche io sono stato a contatto con l’amianto per oltre 20 anni, come tecnico di impiantistica anche termica, dove l’amianto prima del ’92 era considerato finanche essenziale per la sicurezza sia dell’impianto, che degli operatori. Soltanto entrando per ispezionare una grande centrale termica si era esposti alla fibra killer: tutte le coibentazioni, ad esempio, ne erano colme”.

E soggiunge: “La coscienza diffusa del pericolo legato a questo minerale, usato in centinaia di vari prodotti anche domestici, è determinante per poterlo combattere.

Se manca il giusto timore tra i cittadini, vuol dire che oltre 7000 morti l’anno non raggiungono la soglia necessaria perché si formi un movimento di opinione efficace a indurre Istituzioni, organizzazioni private e pubbliche a produrre risultati concreti. Si pensi, poi, che se, per incanto, dovesse sparire oggi tutto l’amianto dal mondo, per altri 40 anni ci sarebbero morti per essere stati in passato esposti alle sue fibre. Così lungo è il ‘tempo di latenza’ dei devastati effetti dell’esposizione a quelle fibre invisibili.

Ma sanno tutti che investire nel lungo e lunghissimo periodo è diventato un fantasma sia in ambito pubblico, che privato, ma soprattutto in politica”.

Lo stimolo popolare è ancora troppo debole

“In sostanza – argomenta Cardillo – se lo stimolo popolare è ancora troppo debole sulla questione, le istituzioni non sono stimolate a organizzarsi a sufficienza. Poi, se non c’è timore, non c’è interesse per la conoscenza del fenomeno: perciò siamo stati capaci di accantonare manufatti contenenti amianto persino nelle nostre cantine (vecchi apparecchi, fili elettrici, scatoloni, tessuti protettivi, vecchi giocattoli, etc). Per non parlare dei condomini”. E avverte: “I micro-giacimenti di amianto sono molte centinaia di migliaia. Senza l’interesse  di ciascuno di noi è impossibile distruggerlo, ovunque, in sicurezza. Ho il sospetto che, ma spero di sbagliare, si abbia più paura delle conseguenze burocratiche e finanziarie di un micro-ritrovamento da rendere noto alle autoritá, che del danno che si potrebbe subire dall’inalazione/ingestione dell’amianto!”. 

Il Generale ha poi affrontato la questione da un altro punto di vista: “Lo Stato non può limitarsi a disporre il divieto di utilizzo dell’amianto, ma deve dare al cittadino la possibilità, gli strumenti facilmente praticabili e agevolazioni adeguate per rimuoverlo. 
Negli incontri con le Istituzioni che abbiamo avuto come ONA, non si rileva l’interesse o la possibilità concreta istituzionale a costituire una costosissima efficace filiera certa e trasparente per distruggerlo, non solo per accantonarlo o a trattarlo sul posto in modeste quantità, rispetto ai “giacimenti” grandi, medi, piccoli e micro che incombono sulle nostre vite”.

E allora che cosa si può fare?

“Quello che hanno fatto i tedeschi nella Ruhr. Non c’è altra strada per i grandi territori inquinati anche dall’Amianto. Hanno bonificato in dieci anni un territorio grande come una nostra media regione, senza esborso sostanziale di denaro pubblico, ma producendo progetti privati che hanno trascinato verso la Rigenerazione e lo Sviluppo una terra disastrata da cento anni. Istituzioni funzionanti e superbe!

Timore dell’amianto, associare l’obiettivo con altri più specifici

Associare l’obiettivo amianto all’obiettivo bonifica è perciò una prima idea necessaria. E associare  l’obiettivo bonifica alla rigenerazione territoriale di vaste aree (i nostri SIN e SIR) è l’idea conseguente di più alto profilo, certo la più ardua per noi italiani.

Potremmo però almeno saper associare l’obiettivo amianto ad altri obiettivi più specifici, come avvenne per incentivare il fotovoltaico sui tetti privati. Laddove ci fosse stato amianto, la bonifica veniva assistita e premiata sia dal punto di vista burocratico che sostanziale. Abbiamo avuto l’occasione (perlopiú persa) del PNRR per eliminare le perdite colossali dei nostri impianti idrici. Moltissime condotte che perdono un mare d’acqua sono in cemento-amianto. Con le provvidenze EU e di bilancio previste avremmo potuto eliminare surrettiziamente due problemi: le perdite e l’amianto che ingeriamo pericolosamente.

Ma per fare anche solo questo occorrono forze pubbliche e private che sappiano e possano progettare e amministrare bene e con celerità.

Per concludere, se i cittadini non hanno un giusto timore dell’amianto tanto da scendere in piazza e reclamare una soluzione, non resta che associare la liberazione dall’amianto ad altri obiettivi finanziati abbondantemente. Come lo Sviluppo di terre compromesse, o, più in piccolo, bonifiche per migliorare solidarmente il funzionamento di alcuni specifici beni e servizi. E se le nostre Istituzioni non sono capaci, in un virtuoso moto sussidiario verso l’alto, dovremmo almeno saper suscitare Grandi Progetti Federali Europei che sappiano fare ciò che a noi italiani non è dato, sic rebus stantibus, rispetto all’efficacia e all’efficienza delle nostre istituzioni pubbliche e private”.

L’ONA e Fare Rete insieme per un progetto sperimentale

E aggiunge: “E poi lavorare su piccoli territori, uno alla volta, per ottenere risultati concreti. Come ha ben fatto il Commissario alle piccole bonifiche, il Gen. Giuseppe Vadalá, mio illustre collega. L’Ona e Fare Rete Bene Comune di Rosapia Farese, a Roma, sta pensando a un progetto sperimentale che partirà, per il momento, in un solo municipio. Insieme andremo anche all’interno dei condomini per sensibilizzare le persone. Vogliamo prima di tutto informare. E poi, con una serie di assemblee, speriamo assai partecipate, vogliamo dare ai cittadini la possibilità di entrare a contatto con le amministrazioni e capire come muoversi. Quali siano i costi e quali le opportunità e poi discutere con le Autoritá preposte circa le criticità che emergeranno. Forse il sistema è anche questo: partire da un piccolo progetto, raggiungere risultati tangibili e magari poi, con l’interesse della stampa, ampliarlo a territori sempre più vasti”. 

Timore dell’amianto: sensibilizzare i condomini e gli esercenti

“E poi lavorare su piccoli territori alla volta, per ottenere risultati concreti. L’Ona e l’associazione Fare Rete Bene Comune di Rosa Pia Farese, a Roma sta pensando a un progetto che partirà, per il momento, in un solo municipio contro il timore dell’amianto. Insieme andremo all’interno dei condomini per sensibilizzare le persone. Vogliamo prima di tutto far passare il messaggio che non bisogna aver paura che qualcuno scopra l’amianto nei nostri edifici, bisogna avere paura dell’amianto. E poi, con una serie di assemblee, vogliamo dare ai cittadini la possibilità di entrare a contatto con le amministrazioni e capire come muoversi. Quali sono i costi e quali le opportunità e poi discutere con le autorità delle criticità che emergono. Forse il sistema è questo: partire da un piccolo progetto, raggiungere risultati tangibili e magari poi, con l’interesse della stampa, ampliarlo a territori sempre più vasti”.

“Purtroppo – ha concluso Cardillo – all’interno delle istituzioni i progettisti sono pochi e difficilmente riescono a lavorare a nuovi progetti e a seguirli in modo adeguato, per i problemi che l’amministrazione pubblica si porta dietro da tempo, come mancanza di personale e di meritocrazia. Allora forse partire dal basso può essere una possibilità e uno stimolo”.

L’amianto, come da oltre 20 anni denuncia l’Ona, causa il mesotelioma, ma anche tutta una serie di patologie asbesto correlate. Tra queste il tumore del polmone, della laringe, della faringe, delle ovaie e altre ancora. Il tempo di latenza pò raggiungere anche i 40 – 50 anni e quindi ci si ammala oggi per esposizioni all’amianto di decenni prima. L’avvocato Bonanni ha ben delineato il fenomeno nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. I casi di mesotelioma nella Penisola sono invece registrati nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.