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martedì, Agosto 9, 2022

Mesotelioma: scoperta terapia più efficace, ma investimenti fermi

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Mesotelioma terapia, intervista al luminare Marcello Migliore

“Non dobbiamo occuparci solo del mesotelioma, ma del paziente a 360 gradi”. In questa frase è racchiusa la missione del dott. Marcello Migliore, professore ordinario e chirurgo toracico, oncologo e luminare nel trattamento del mesotelioma pleurico. Migliore è intervenuto al convegno “Amianto, ambiente, salute: per Roma Capitale d’Europa”, organizzato dall’Osservatorio nazionale amianto e dal suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni.

Il professore, che è anche responsabile del Programma infradipartimentale di chirurgia toracica mini-invasiva e nuove tecnologie realizzato da una collaborazione tra il Policlinico e l’Università di Catania, ha spiegato subito come la sua collaborazione con l’Ona è dettata dalla volontà di dare un contributo, anche ai pazienti seguiti dall’organizzazione. Pazienti che si sono ammalati, purtroppo, di malattie che sono devastanti per loro e per le loro famiglie.

Al centro il paziente, non il mesotelioma

L’empatia e la cura che il professor Migliore ha per chi soffre sono emerse con tutta la loro forza durante il suo intervento: “Dopo la diagnosi i pazienti vanno su internet e leggono che il mesotelioma lascia loro pochi mesi di vita. Allora cosa fare? Non si può dire loro che guariranno, ma bisogna dare maggiore speranza possibile e provare sempre cose nuove”.

L’oncologo, che viene da un’esperienza come primario di chirurgia toracica in un ospedale prestigioso come Papworth Hospital di Cambridge, in Inghilterra e di Cardiff, nel Regno Unito, è entrato poi nello specifico: “Operare è possibile. Prima venivano effettuati interventi molto pesanti, con l’asportazione di gran parte del polmone, la pleura, il diaframma e il pericardio. I risultati non erano però ottimali, il paziente doveva sopportare un lungo decorso per riuscire a strappare soltanto qualche mese in più di vita. Non ci sono ancora oggi soddisfacenti evidenze scientifiche sulla validità di questo intervento”.

Mesotelioma terapia personalizzata

E allora è necessario pensare a una chirurgia e ad una terapia personalizzata. Qui entra in gioco la capacità del medico di ascoltare il paziente, di comprendere le sue esigenze, di conoscere la sua vita e le sue relazioni sociali: “Un paziente depresso – ci ha spiegato Migliore facendo un esempio – reagisce diversamente alle terapie rispetto a chi, invece, affronta la malattia diversamente. Un paziente che è a casa con la sua famiglia, coccolato e circondato di attenzioni, reagisce sicuramente meglio rispetto a chi vive solo. Chi vuole tentare la via della chirurgia sarà più forte nel decorso operatorio rispetto a chi è stato, invece, magari spinto dai familiari ad operarsi”.

“La chirurgia da sola non funziona, perché non riesce a guarire il paziente. Anche quando l’intervento sembra riuscito, è facile che dopo qualche mese la patologia si ripresenti. Bisogna attendere 5 anni per capire se abbia funzionato, ma nel mesotelioma questa attesa è ridotta, perchè sono pochissimi coloro che sopravvivono addirittura a 3 anni.

Mesotelioma terapia, chirurgia citoriduttiva e chemioterapia ipertermica
Allora qual è il giusto approccio?

Per questo noi abbiamo tentato, con ottimi risultati, confermati anche da studi inglesi, accanto alla chirurgia citoriduttiva eseguita con approccio mini-invasivo, la chemioterapia ipertermica intratoracica. Nell’articolo di Alan G. Dawson, Kudzayi, Seid B. Mohammed, Dean A. Fennell, Apostolos Nakas, pubblicato sulla rivista scientifica Thorax, dell’aprile 2022, viene riconosciuta e supportata la visione di Migliore e si chiede l’inserimento della terapia nelle linee guida del trattamento del mesotelioma pleurico maligno.

Nelle conclusioni dello studio si può leggere che questo metodo è sicuro ed efficace e apporta un miglioramento dell’intervallo libero dalla malattia e in generale della sopravvivenza. Lo studio ha dimostrato, infatti, una sopravvivenza che è salita da 11 a 75 mesi e un intervallo libero dalla malattia che è passato da 7,2 a 57 mesi.

In Sicilia bloccata la cosiddetta “visione di Migliore”

Eppure, nonostante gli ottimi risultati raggiunti, il professore in Sicilia non riesce ad operare. E l’attività clinica di ricerca sul mesotelioma, che potrebbe ancora migliorare le condizioni e le aspettative di vita dei pazienti, sono bloccati al 2019. Migliore ha trovato gravi ostacoli a livello regionale, che gli hanno impedito di continuare la sua attività e che lo hanno costretto addirittuta a trasferirsi per l’ennesima volta all’estero.

“Vorrei togliere il disturbo in Sicilia – ci ha detto fortemente amareggiato – dove non c’è la possibilità di poter fare il proprio mestiere, e trovare un luogo dove possa concentrarmi unicamente sui pazienti, sulla ricerca e sull’insegnamento”.

Mesotelioma terapia: attività clinica innovativa sospesa, a chi giova?

Davanti a risultati così importanti, riconosciuti anche a livello internazionale, resta da chiedersi soltanto: a chi giova contrastare l’attività del professore che riesce ad applicare un metodo che viene eseguito soltanto in altre tre città italiane?

Anche all’estero sono stati avviati alcuni progetti, in particolare a Boston, Miami, in USA, in Germania, Barcellona in Spagna, a Budapest in Ungheria da poco e in pochi casi in Cina e in Giappone. “Ho cominciato a collaborare – ha aggiunto il professore – anche con un gruppo degli Emirati Arabi”. Questo ultimo studio sarà presto pubblicato, sperando che la politica lo prenda questa volta in considerazione.

L’amianto causa oltre al mesotelioma tutta una serie di patologie asbesto correlate. L’avvocato Ezio Bonanni ha ben spiegato il fenomeno nel “Libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022“. L’Ona continua la sua battaglia al fianco delle vittime e dei loro familiari e ha creato una App per la mappatura dei siti contaminati.

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