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Tumore stromale e mesotelioma: nesso tra i tipi di cancro

tumore
immagine di una persona che si tocca lo stomaco arrossato

Uno studio americano ha identificato una co-occorrenza sincrona precedentemente sottovalutata tra i due tipi di tumore 

Tumore: scoperto il nesso tra le due malattie rare

Tumore. Un recente studio ha rivelato un potenziale legame tra il mesotelioma e i tumori stromali gastrointestinali.

A suggerirlo, una revisione retrospettiva effettuata dal San Diego Moores, divisione di oncologia chirurgica dell’Università della California.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Annals of Surgical Oncology. Nello specifico, gli studiosi hanno rilevato che un paziente su 17 sottoposto a resezione per tumori stromali gastrointestinali, noti come GIST, ha anche cellule di mesotelioma aperitoneale nelle vicinanze.

La potenziale relazione tra i due tipi di cancro potrebbe aiutare a sviluppare una futura terapia adiuvante molto più incisiva.

«C’è sicuramente molto lavoro da fare in termini di una migliore comprensione della relazione», ha spiegato il Jason Sicklick, chirurgo oncologo specialista in GIST, nonché coautore dello studio. «Non posso dire esattamente dove porterà questo studio, ma è sicuramene importante dal punto di vista diagnostico».

Altre forme di tumore raro nelle immediate vicinanze

I tumori stromali gastrointestinali (GIST) sono delle forme rare di cancro dell’apparato digerente.

tumore stromale intestinale
Tumore stromale intestinale

Essi hanno origine nella parete muscolare dell’esofago, dello stomaco, dell’intestino tenue fino al canale anale. Sono caratterizzati da una crescita di cellule nervose nelle pareti degli organi. 

In passato, alcuno studi avevano dimostrato che i GIST si verificano in pazienti con altre neoplasie maligne, in una percentuale che dal 14% al 33%.

Ad oggi tuttavia non si era mai presa in considerazione la loro relazione con il mesotelioma peritoneale. Eppure, in sei degli otto pazienti, i noduli di mesotelioma sono stati trovati vicino ai GIST.

Utile precisare che il mesotelioma, causato dall’inalazione o dall’ingestione di fibre di amianto, è più probabile che si verifichi nelle persone con la mutazione del gene oncosoppressore BAP-1.

La sorprendente ricerca del Moores Cancer Center

Tra il luglio 2010 e giugno 2021, i ricercatori del Moores Cancer Center hanno effettuato una revisione retrospettiva che ha coinvolto 137 pazienti sottoposti a resezione GIST. 

Lo studio ha esaminato i dati demografici dei pazienti, la storia tumorale passata, i rapporti intraoperatori, l’imaging trasversale, il punteggio dell’indice di cancro peritoneale (PCI), l’analisi somatica di sequenziamento di nuova generazione (NGS) e l’istologia.

Durante l’intervento chirurgico si è scoperto che otto dei 137 pazienti avevano PM (mesotelioma peritoneale) sincrono.

Cancro che era stato diagnosticato precedentemente solo in uno di essi, affetto da mesotelioma maligno sincrono (MM). Altri quattro avevano tumori aggiuntivi e/o tumori benigni. 

Tutti gli altri avevano un mesotelioma papillare ben differenziato (WDPM), che si trovava principalmente nella regione del GIST primario (89%)

Il settantacinque per cento dei GIST ha avuto origine dallo stomaco.

Tutti i tumori sono stati rimossi chirurgicamente.

Recidività della malattia per le due forme di tumore 

Dopo quattordici mesi di follow-up, la recidiva GIST era scomparsa in tutti e otto i malati. 

Al paziente affetto da mesotelioma maligno è stata invece diagnosticata una recidiva dopo cinque mesi, anche dopo la citoreduzione e il trattamento ipertermico con chemioterapia intraperitoneale.

«Il mesotelioma è stato uno dei tumori che ha mostrato una maggiore co-occorrenza sia prima che dopo la diagnosi GIST», hanno sottolineato  gli autori. «Gli alti tassi di co-occorrenza di GIST e PM (mesotelioma peritoneali) rispetto all’incidenza indipendente di ciascuno suggeriscono il potenziale per una relazione simbiotica locale e non indipendente».

GIST e mesotelioma: una relazione sottostimata

Secondo gli autori dello studio, l’alta percentuale di co-occorrenza di GIST e mesotelioma è stata sottostimata.

Mesotelioma
Mesotelioma:L’importanza della ricerca

Ciò è imputabile, a loro parere, a causa della mancanza di consapevolezza fra il loro nesso.

In aggiunta, si deve a una limitata capacità, da parte dei chirurghi, di valutare i pazienti per alcuni tumori a base peritoneale.

«I medici dovrebbero essere consapevoli [della relazione] al momento dell’operazione», ha affermato Sicklick. «E se vengono trovati piccoli impianti peritoneali, non dovrebbero ignorarli ma pensare di rimuoverli per scopi diagnostici e potenzialmente terapeutici».

L’importanza della diagnosi precoce nel trattamento 

Attualmente, non esistono speranze di sopravvivenza per chi è affetto da mesotelioma peritoneale. 

Se diagnosticato nella sua fase iniziale, può tuttavia essere trattato utilizzando la chirurgia citoreduttiva e la chemioterapia intraoperatoria. Terapie che possono allungare le aspettative di vita. Da qui l’importanza della diagnosi precoce.

ONA: l’importanza della prevenzione e della ricerca

L’Osservatorio Nazionale amianto (ONA) e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, sottolineano da sempre l’importanza della prevenzione primaria e secondaria

Dal momento che non esiste una soglia di sicurezza per l’esposizione alle fibre di amianto, va da sé che il problema deve essere risolto a monte, evitando qualsiasi forma di contatto con il pericoloso patogeno.

L’amianto provoca non solo il mesotelioma, ma anche tutta una serie di patologie asbesto correlate. Così come si legge nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. L’Ona tutela le vittime e i loro familiari con un’assistenza legale e medica.

Altro punto importante è la ricerca. Ad oggi non esiste una cura salvifica. Si possono solo allungare le aspettative di vita di un malato in attesa di un nuovo miracolo della scienza. 

Fonti 

Courelli, A., et al. (2022, 18 luglio). Co-localizzazione dei tumori stromali gastrointestinali (GIST) e del mesotelioma peritoneale: una serie di casi. Estratto dahttps://link.springer.com/article/10.1245/s10434-022-12211-x

Co-localizzazione dei tumori stromali gastrointestinali (GIST) e del mesotelioma peritoneale: una serie di casi

Asimina S Courelli et al. Ann Surg Oncol. 2022.

[Caratteristiche clinicopatologiche e prognosi dei tumori stromali gastrointestinali con il gene KIT/PDGFRA “mutazione omozigote”: uno studio di coorte retrospettivo multicentrico]. Shen YY, et al. Zhonghua Wei Chang Wai Ke Za Zhi. 2021. PMID: 34530562 Cinese. 

Sottotipi molecolari di tumori stromali gastrointestinali di tipo selvaggio KIT/PDGFRA: un rapporto del National Institutes of Health Gastrointestinal Stromal Tumor Clinic. Boikos SA, et al. JAMA Oncol. 2016. PMID: 27011036 Articolo PMC gratuito. 

Foreste in pericolo: diminuite del 60% per ogni abitante in 60 anni

foreste
foresta

Drammatica riduzione delle foreste sul pianeta: in 60 anni diminuite del 60% per ogni abitante. La notizia arriva dalla rivista Environmental Research Letters che ha pubblicato uno studio dell’Istituto giapponese di ricerca su foreste e prodotti forestali.

Le superfici boschive continuano a venire depauperate, mentre la popolazione aumenta esponenzialmente.

Foreste, in italia tendenza invertita

In Italia la tendenza è invertita, con un aumento del 18% dei boschi in meno di 10 anni. L’incremento delle foreste nei Paesi più sviluppati non compensa, però, la forte deforestazione in quelli più poveri.

Distrutti nel mondo 437 milioni di ettari

I numeri del nuovo studio internazionale sono impietosi. In 60 anni, a fronte di una crescita delle foreste di 355 milioni di ettari, si è registrata una distruzione di 437 milioni di ettari. Una perdita complessiva di 81 milioni di ettari, circa 3 volte l’intera superficie dell’Italia.

Ovviamente questi dati vanno valutati con la comparazione di quelli relativi all’aumento della popolazione mondiale, che nello stesso periodo è aumentata da 3 miliardi di persone a quasi 8.

Effettuando questo semplice calcolo si può affermare che c’è stata una diminuzione della superficie forestale pro capite di oltre il 60%, passando da 1,4 ettari di foreste disponibile per ogni persona nel 1960 ad appena 0,5 ettari nel 2019.

Meno foreste influiscono sugli ecosistemi forestali

“La continua perdita e il degrado delle foreste – hanno spiegato gli autori della ricerca – influiscono sull’integrità degli ecosistemi forestali, riducendo la loro capacità di generare e fornire servizi essenziali e sostenere la biodiversità. Ha anche un impatto sulla vita di almeno 1,6 miliardi di persone in tutto il mondo, prevalentemente nei paesi in via di sviluppo, che dipendono dalle foreste per vari scopi”.

I Paesi più colpiti, in cui pochi prendono le decisioni e detengono il potere, sono quelli più poveri e quelli delle regioni tropicali. “Anche il ruolo delle nazioni più sviluppate in questa perdita di foreste – ha concluso Ronald Estoque, dell’Istituto di ricerca su foreste e prodotti forestali e responsabile dello studio – deve essere studiato più a fondo. Con il rafforzamento della conservazione delle foreste nei paesi più sviluppati, la perdita di foreste viene spostata nei Paesi meno sviluppati”.

L’Ona e la tutela dell’ambiente

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, lavorano alacremente per tutelare l’ambiente. In primo luogo con la lotta decennale all’amianto, causa del mesotelioma, che contamina il nostro terrorio. E poi con la lotta agli altri cancerogeni e al preservamento degli ecosistemi.

L’avvocato Bonanni, che sull’asbesto ha scritto anche: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“, organizza incontri a livello istituzionale e con i cittadini per sensibilizzare sull’argomento. I singoli possono fare molto con le loro abitudini, ma tanto deve partire dalla politica e dalla cooperazione internazionale per raggiungere obiettivi, come quello di fermare il surriscaldamento globale, che non sono più procrastinabili.

Capaci, Tirindelli ricorda gli ultimi giorni prima della strage

Capaci
io non ho paura, Capaci

Trenta anni dopo la morte del giudice Giovanni Falcone, nella strage di Capaci, non si conosce ancora la verità. È questo che spinge uno degli uomini della scorta del magistrato, Luciano Tirindelli, a girare la Penisola. Il messaggio che insieme agli altri superstiti vuole lanciare è un “messaggio di senso dello Stato, di senso del dovere, di lealtà e di amore”, ci dice al telefono in una lunga intervista.

Gli chiediamo, come ha fatto tantissime volte, di ripercorrere gli ultimi giorni prima della strage di Capaci e, poi, le sensazioni alla notizia della morte di Falcone, della moglie Francesca Morvillo, e dei suoi colleghi. La sua voce è calma, ma i sentimenti forti e i ricordi nitidi. È la sua missione: “Voglio trasmettere tutto questo agli studenti, ma non solo, ricordando la storia di un uomo che lo Stato non è riuscito, o meglio non ha voluto, proteggere. Una delle persone più importanti, insieme a Paolo Borsellino, che la nostra democrazia abbia avuto”.

Capaci, la ricerca della verità

Un altro obiettivo dell’impegno di Tirindelli, presidente dell’associazione “Scorta Falcone QS15” – dove QS15 sta per Quarto Savona 15, l’auto degli uomini della scorta del magistrato ed sigla radio loro assegnata – è la ricerca della verità. Impegno che porta avanti con i due colleghi Giuseppe Sammarco e Anselmo Lo Presti dello stesso gruppo.

Il 23 maggio del 1992 non erano presenti, per diverse coincidenze, quando la mafia fece esplodere l’autostrada A29 e uccise Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e i colleghi della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

“Quello che ci addolora è che non si conosce la verità. I veri responsabili non hanno ancora un nome e un cognome. Più si scava e più si scopre che gli uomini di Cosa Nostra erano soltanto la manovalanza di chi gestiva le fila. Troppe cose restano ancora nell’ombra, presunti coinvolgimenti della politica o dei servizi segreti ad esempio, che gli italiani meritano di conoscere”.

Ci racconti l’ultimo periodo nella scorta. Avevate paura?

“No, ma c’era una certa tensione, quello sì, che ci serviva per portare avanti il nostro lavoro con l’attenzione necessaria. Eravamo un gruppo preparato, avevamo scelto volontariamente di far parte della scorta dal 1989. Poi, quando Falcone è stato trasferito a Roma, al ministero di Grazia e Giustizia, il lunedì venivamo smembrati ed utilizzati in altre scorte, per ricongiungerci quando il magistrato tornava a Palermo.

Sapevamo che era difficile attentare alla vita di Giovanni Falcone in città e che uno dei problemi fosse quel tratto di autostrada. Lo abbiamo fatto presente, ma non siamo stati ascoltati, c’è stata quella che posso chiamare una ‘colpevole leggerezza’. Si poteva pensare ad un tragitto alternativo, con l’elicottero o con la nave.

Quello che mi ha salvato fu un cambio turno. Da sempre la scorta era divisa in 2 turni, uno della mattina e uno del pomeriggio. Quel 23 maggio dovevo fare il pomeriggio, invece fui chiamato per il primo turno. Siamo andati a prendere Falcone all’aeroporto, ma alle 11 hanno comunicato che sarebbe arrivato nel pomeriggio e che potevamo tornare a Palermo. Così siamo passati da Capaci, dove gli uomini di Cosa Nostra erano già stati. Non siamo saltati in aria, però, perché sapevano che il giudice nell’auto in quel momento non c’era. Evidentemente all’aeroporto qualcuno lo stava aspettando e non vedendolo arrivare lo ha comunicato”.

Capaci, come ha saputo della notizia?

“Ero in strada ed alcuni agenti della Squadra Mobile mi hanno riconosciuto e mi hanno fermato. Da allora la mia vita è cambiata. Provo una grande amarezza per non essere stato presente. Tante cose trovo strane di quegli ultimi giorni, tante decisioni che non erano mai state prese in precedenza”.

L’associazione da anni porta la testimonianza di quei drammatici momenti in tutta Italia. Per i 30 anni dalla strage diversi sono stati gli eventi realizzati, come quello al Teatro Carcano di Milano, o al carcere milanese di Opera. Tirindelli ha annunciato che le iniziative riprenderanno a settembre.

Amianto negli impianti sportivi, Ona al TGR Lazio: “Bonificare”

impianti sportivi
Velodromo, impianti sportivi

Amianto e sport, un terribile connubio che persiste ancora oggi: 30 anni dopo la messa al bando del minerale con la legge 257 del 1992. In tantissimi impianti sportivi, anche a Roma, costruiti prima del 1993, infatti, l’asbesto è ancora presente. Le bonifiche non sono mai partite, se non in singoli Comuni o in singoli luoghi. Non esiste una mappatura aggiornata ed esaustiva.

Ne ha parlato ieri il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, in un servizio andato in onda sul TGR Lazio.

“Le stesse scuole hanno palestre in amianto e sono 2400 quelle contaminate in tutta la Penisola. Per quanto riguarda gli impianti sportivi ne abbiamo censiti 32 a Roma e 44 nel Lazio, ma sono centinaia in tutta Italia. È importante che il governo se ne occupi”.

Il presidente Ona da sempre denuncia i danni causati dall’amianto. La fibra killer causa in primo luogo il mesotelioma e poi tutta una serie di patologie asbesto correlate. Tutto è ben spiegato nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Impianti sportivi, l’implosione del velodromo

Ruggero Alcanterini, presidente del Comitato nazionale italiano fair play, è enetrato nello specifico con un caso emblematico, quello del Velodromo: “Il 24 luglio 2008 il drastico boom, la distruzione con 120 kg di tritolo. Da allora il magnifico Velodromo dei XVII Giochi olimpici di Roma è soltanto un ricordo… Ne rimangono i rottami della pregiata pista e tanta volatile micidiale polvere d’asbesto in un degradato deserto di oltre sette ettari. Quale la ratio di tutto ciò? Del danno irreparabile al patrimonio storico e del grave disastro ambientale? In sospeso ci sono progetti per la costruzione di otto palazzi…

Quattordici anni fa è stato cancellato brutalmente un pezzo fondamentale della storia olimpica, dell’architettura del Novecento, dello sport italiano e romano”.

Altri siti contaminati

“Al degrado – ha aggiunto il presidente del Cnifp – frutto dell’incapacità di gestire e della incompetenza culturale, che ha ridotto in agonia anche lo Stadio Flaminio e il Palazzetto Tiziano, ora oggetto di un primo tardivo intervento riparatorio, si aggiungono l’Ippodromo di Tor di Valle. Come pure la cattedrale incompiuta come la Vela di Calatrava a Tor Vergata e il disarmo strisciante delle Capannelle.

Analogo destino stanno subendo le scheletrite torri di Cesare Ligini, medesimo architetto progettista del Velodromo, che si specchiano nel Lago all’Eur, altro luogo di sport olimpico con la Piscina delle Rose, assediato dalla fatiscenza dei ponti e delle strutture di supporto. Poco più in là, il Palazzo dei Congressi, altro luogo olimpico (Torneo di Scherma e Assemblea Olimpica nel 1960), ormai soppiantato dalla Nuvola di Fuksas e bisognoso di recuperare giusto ruolo e dignità”.

Vedi il servizio del TgR Lazio a questo link.

L’acqua gassata scarseggia: manca l’anidride carbonica

acqua gassata
acqua gassata e limone

L’acqua gassata scarseggia nei supermercati. A Torino è difficile trovarla. Quello che i fornitori avevano annunciato è diventato realtà. Nel prossimo futuro, se il problema non sarà risolto, potrebbero mancare anche le bibite che più conosciamo.

Acqua gassata, schizza il prezzo dell’anidride carbonica

La causa è da attribuire alla mancanza di anidride carbonica. Molto spesso l’acqua frizzante non è così in natura, ma viene appunto trasformata dalle aziende. Il prezzo dell’anidride carbonica in questo ultimo periodo è cresciuto di 7 volte. Per le cisterne che prima venivano pagate 3mila euro, ora servono 21mila euro.

Indipendentemente dal prezzo è comunque difficile reperire il gas e quindi le società si trovano in difficoltà. Il primo a lanciare l’allarme è stato, un mese fa, Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato di Acqua Sant’Anna.

L’azienda ha annunciato che non garantirà la fornitura di acqua frizzante per il mese di agosto, ma la crisi potrebbe protrarsi anche a settembre.

Anidride carbonica usata anche nel settore sanitario

L’anidride carbonica non è utilizzata soltanto per rendere l’acqua frizzante, ma trova applicazione in diversi settori. Nel settore alimentare serve a spillare la birra e altre bevande, conservare più a lungo il cibo e a refrigerarlo.

Viene anche usata nel settore agricolo. Nelle serre, per favorire la crescita di alcune piante, e negli allevamenti, per stordire gli animali prima della macellazione.

Il suo utilizzo più importante è sicuramente quello sanitario. Qui si usa per sterilizzare gli strumenti e per diversi esami diagnostici. Proprio a questo settore le aziende hanno deciso di dare priorità, considerato che a causa dell’inflazione, i costi delle materie energetiche continuano ad aumentare.

Aumento dell’inflazione

Alla base dell’aumento dell’inflazione ci sono varie cause, tra queste il blocco delle materie prime, i costi della logistica, i rincari energetici, ma anche i fattori climatici e ambientali. Le conseguenze le stanno già pagando le famiglie.

Secondo i dati medi riportati dall’Ocse, con un nuovo rafforzamento al 10,3% a giugno, l’inflazione media dei paesi che aderiscono all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha toccato il massimo da 34 anni a questa parte (dal giugno del 1988), facendo seguito al 9,7% registrato dall’inflazione a maggio. 

Il rialzo ha colpito i beni alimentari (+13.3%) e l’energia (+40,7%). 

Sulla questione più specifica dell’acqua ha concluso Bertone: “Così l’acqua gassata rischia di finire. Una volta finiti gli stock nei magazzini di supermercati e discount, non ci saranno più bottiglie in vendita”.

Questo va ad aggravare la crisi del settore, già provata dalla siccità che quest’anno non sta lasciando scampo anche agli agricoltori.