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mercoledì, Maggio 20, 2026
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Tutela dell’ambiente in vacanza: gli italiani ci credono

tutela dell'ambiente
isola paradisiaca

In vacanza tendiamo a rilassarci, ma gli italiani non dimenticano l’importanza della tutela dell’ambiente. Anche se – secondo lo studio di Pulsee Luce & Gas Index, l’Osservatorio sulle abitudini degli italiani di Pulsee, brand digitale e green di luce e gas di Axpo Italia, con l’aiuto della società di ricerche di mercato NielsenIQ – potrebbero fare di più.

La sensibilità nella tutela del territorio che ci circonda, strettamente correlata con la quella della salute, cresce ed è possibile riscontrarla nei comportamenti di chi si sposta al mare, o in montagna, o nelle città d’arte. Secondo la ricerca il 46% dei turisti sceglie strutture con certificazione di sostenibilità ambientale.

Il 77% non getta i rifiuti se non negli appositi spazi. Il 43% raccoglie e smaltisce quelli che trova dispersi nell’ambiente. Ancora, il 41% non utilizza prodotti usa e getta e cerca di evitare formazione di rifiuti in plastica, per esempio con le borracce.

Ben l’86% degli intervistati si impegna a mantenere in ferie comportamenti rispettosi dell’ambiente. Il campione su cui si fonda lo studio è un gruppo di uomini e donne, di età compresa tra i 18 e i 65 anni.

Tutela dell’ambiente in vacanza, si può fare meglio

In tanti hanno però ancora abitudini difficili da mettere da parte che danneggiano, però, l’ambiente. Il 72% degli italiani intervistati si fa ancora cambiare gli asciugamani tutti giorni in albergo. Gli stessi dichiarano di non fare attenzione ad acquistare prodotti cosmetici ecofriendly. Tra questi molto importanti sono le creme solari che non inquinino i mari o i coralli.

Il 14% del gruppo confida di non mantenere gli stessi standard nella protezione dell’ambiente che ha, invece, ogni giorno durante l’anno.

I mezzi di trasporto più utilizzati restano l’auto e l’aereo. Pochissimi (il 2%) si sposta con servizi di mobilità in condivisione, come il car sharing o pooling. In vacanza però i mezzi più inquinanti vengono accantonati e si preferisce spostarsi a piedi o in bicicletta.

La metà degli intervistati ha spiegato che nella scelta dei luoghi in cui soggiornare valuta alternative sostenibili, rispetto a quanto faceva anche solo 5 anni fa. Sicuramente incide anche la scelta della meta, che a causa ancora della pandemia, ricade nel Paese di origine e a volte nella stessa regione di residenza.

La paura del cambiamento climatico

Le campagne informative, il lavoro delle associazioni ambientaliste e anche e di più il cambiamento climatico che in questa torrida estate è facilmente percepibile, hanno ottenuto buoni risultati. La paura del surriscaldamento globale, con le tutte le conseguenze che può comportare è ormai insita nel 93% degli italiani.

Infatti, per il 90% dei partecipanti alla ricerca, la tutela dell’ambiente dovrebbe essere uno dei valori più importanti e il Paese dovrebbe investire di più in fonti di energia rinnovabili. Per un maggiore rispetto dell’ambiente è anche fondamentale che ciascun cittadino cerchi di consumare meno energia (86%).

La tutela dell’ambiente è insito nella missione dell’Osservatorio nazionale amianto e del suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, fortemente correlato con la tutela della salute. L’associazione si impegna a diffondere le giuste pratiche e a sensibilizzare le istituzioni e la politica perchè agiscano in questo senso.

Beta carotene: perché gli esposti all’amianto devono evitarlo

beta carotene
carote e bicchiere di succo

Uno studio ha evidenziato che il beta carotene potrebbe aumentare il rischio di cancro ai polmoni e malattie cardiovascolari per gli esposti all’amianto.

Beta carotene: prezioso precursore della vitamina A

Il Beta carotene è un pigmento rosso-arancio, precursore della vitamina A, che conferisce a frutta e verdura una tipica colorazione brillante. E’ presente naturalmente in: carote, patate dolci, cavoli, spinaci, bietole e avocado, per citare alcuni alimenti.

Il suo nome deriva dal greco “beta” e dal latino “carota” (carota). 

Questa pro-vitamina fu chiamata così dallo scienziato tedesco Heinrich Wilhelm Wackenroder, che nel 1831 riuscì ad isolare il composto, appunto, dalla radice della carota. 

Per chiarirne la struttura, si dovette attendere fino al 1907. Nel 1911 fu isolata direttamente dalle carote e nel 1950 si arrivò alla sua sintesi chimica. 

Benefici del beta carotene in soggetti sani

Il corpo umano converte il beta carotene in vitamina A (retinolo), utile per la salute della pelle e delle mucose, del sistema immunitario e di una buona salute degli occhi e della vista. Ha anche potenziali benefici quale agente anti-invecchiamento e come antinfiammatorio nel caso di malattie croniche.

Può prevenire o ritardare i danni cellulari. Può inoltre contribuire a una sana crescita cellulare.

La sua assunzione e tuttavia non è consigliata a tutti.

Perché alcuni soggetti devono evitare il beta carotene?

Gli antiossidanti come il beta carotene (ma anche vitamina E) possono aiutare a combattere l’infiammazione e lo stress ossidativo, due dei principali contributori allo sviluppo di tumori e malattie cardiache. Lo stress ossidativo può innescare danni cellulari; quando ciò accade, le cellule possono diventare cancerose.

Poiché il cancro e le malattie cardiovascolari sono tra le principali cause di morte, tante persone utilizzano integratori alimentari. Sperano in questo modo di aggiungere potenzialmente una spinta alla prevenzione.

Alcune evidenze scientifiche hanno tuttavia dimostrato che questo prezioso alleato per la salute non è indicato a tutti.

Gli integratori a base di beta-carotene potrebbero, in certi casi, aumentare addirittura il rischio di cancro ai polmoni o morte per malattie cardiovascolari in soggetti regolarmente esposto all’amianto.

Ciò avviene quando si consumano dosi pari a 20 e 30 milligrammi al giorno. Si tratta infatti di un dosaggio superiore alla raccomandazione standard per l’integrazione di beta carotene, che varia da 6 a 15 milligrammi al giorno.

A stabilirlo, un gruppo indipendente di volontari medici esperti in prevenzione, che ha stilato un interessante rapporto a riguardo. 

La task force di esperti scardina alcune certezze

La task force era formata da medici dell’Harvard Medical School, della Mayo Clinic, dell’Albert Einstein College of Medicine e della Tufts University School of Medicine. 

Prima di pubblicare la dichiarazione di raccomandazione finale il 22 giugno -(si tratta di un aggiornamento di uno studio del 2014)- i ricercatori hanno esaminato altri sei studi randomizzati clinici su beta-carotene e nove sulla vitamina E.

Lo studio, oltre a scardinare alcune convinzioni sui benefici del beta carotene, ha sottolineato che anche la vitamina E, non apporta benefici nella prevenzione del cancro ai polmoni o delle malattie cardiovascolari.

«Il danno più grave identificato, è stato l’aumento della mortalità per malattie cardiovascolari e l’aumento del rischio di cancro ai polmoni nelle persone che fumano. Stesso discorso vale per coloro che hanno avuto un’esposizione all’amianto sul posto di lavoro, associata all’integrazione di beta-carotene», si legge nel rapporto.

La task force sui servizi preventivi conclude che «i danni dell’integrazione di beta-carotene superano i benefici per la prevenzione delle malattie cardiovascolari o del cancro».

L’amianto principale responsabile del mesotelioma 

L’amianto è un minerale naturale. In passato è stato ampiamente utilizzato in quasi ogni settore industriale per la sua capacità di resistere al calore e rafforzare quasi tutto ciò con cui viene mescolato. Sfortunatamente, è altamente tossico e quando le sue fibre microscopiche vengono inalate o ingerite, si va incontro a inevitabili problemi di salute.Tra le patologie più gravi, ricordiamo il cancro al mesotelioma, l’asbestosi o il cancro ai polmoni. 

Evitare l’esposizione diretta o indiretta rappresenta l’unico modo per stare lontano dal ogni rischio.

Purtroppo, nonostante la sua messa la bando con legge n. 257 del 1992, si può trovare ancora nelle strutture più vecchie, sia commerciali sia residenziali, in porti e cantieri nei pali della luce e altrove.

Asbesto infame: se lo conosci lo eviti e ti salvi 

Come accennato, per scongiurare i danni derivanti dalla fibra killer, bisogna evitare ogni possibile contatto, anche perché non esiste una soglia minima di sicurezza.

In aggiunta, gli effetti dell’esposizione all’amianto possono richiedere anni per manifestarsi (dai 10 ai 50). 

Stando alle evidenze scientifiche appena esposte, i pensionati che assumono integratori a base di beta carotene, potrebbero peggiorare il loro quadro clinico.

ONA tutela la salute degli esposti all’amianto

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, da sempre si battono a tutela degli esposti alla fibra killer. L’amianto causa il mesotelioma, ma anche tutta una serie di patologie asbesto correlate. Così come si legge nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. L’Ona tutela le vittime e i loro familiari con un’assistenza legale e medica.

Malattie genetiche: scoperto un virus capace di riparare il dna

Malattie genetiche
dna

Arriva dall’Università di Bristol la sensazionale notizia di una nuova tecnologia capace di riprodurre un virus molto speciale.

Il virus in questione ha la capacità di riparare il dna difettoso che determina l’insorgenza di malattie genetiche.

Tra le malattie genetiche più diffuse troviamo la fibrosi cistica, la sindrome di down, la distrofia muscolare, la talassemia e la celiachia.

È proprio leggendo questa lista che ci rendiamo conto di quanto siano diffuse, visto che ognuno di noi conosce qualcuno affetto almeno da una di queste patologie, per giunta quasi tutte altamente invalidanti.

Foto di Daniil Slavinski da Pixabay 

Lo studio pubblicato su Nucleic Acids Research ha rivelato lo sviluppo di un veicolo di riparazione del dna che riparerà geneticamente la podocina difettosa, ovvero, una proteina situata sulla superficie delle cellule renali specializzate.

Questa proteina è essenziale per garantire le perfette funzioni renali. In alcuni casi, quest’ultima risulta danneggiata restando bloccata all’interno della cellula non riuscendo a risalire. In questo modo, si danneggiano in modo determinante i podociti.

Come la tecnologia combatte le malattie genetiche

La scienza usa spesso i virus per riparare le anomalie genetiche che determinano l’insorgenza di malattie ereditarie che colpiscono i bambini ma anche gli adulti.

Di solito però i virus utilizzati in queste procedure, restano comunque chiusi nei loro gusci vitali. Questa condizione è altamente limitante perchè limita la quantità di dna disponibile per le riparazioni.

Le nuove biotecnologie però possono sorvolare su questo problema e raggiungere risultati davvero strabilianti. Grazie al lavoro svolto dal Dott. Francesco Aulicino e al Prof. Imre Berger della School of Biochemistry di Bristol, è venuto alla luce il baculovirus. Ovvero, il virus che grazie alla sua forma, è in grado di riparare un difetto genetico.

Malattie genetiche
Foto di Konstantin Kolosov da Pixabay 

Il team di scienziati è riuscito a modificare il virus in modo da permettergli di entrare nelle cellule umane.

Cosa avviene quando contrai una malattia genetica?

Ogni essere umano presenta nel proprio genoma oltre 25mila geni. Quando una coppia di quest’ultimi ha dei difetti, vengono prodotte delle proteine anch’esse difettose. Sono proprio queste proteine difettose ad innestare l’insorgenza delle malattie genetiche.

La terapia elaborata dal team di Bristol, è nata proprio per porre rimedio a queste anomalie genetiche e per ripararle.

Questo approccio terapeutico così innovativo ha preso il nome di MultiBac ed ha subito riscontrato successo nella comunità scientifica. Il motivo? Riuscire a riscrivere il codice genetico eliminando gli errori che causano una malattia genetica, è una scoperta sensazionale che aiuterà milioni di persone che ogni giorno combattono con le malattie ereditarie.

Dna
Foto di Mahmoud Ahmed da Pixabay 

Per ulteriori dettagli ti invitiamo a consultare la pubblicazione scientifica, dedicata proprio al metodo MultiBac, che troverai a questo link.

Granchio a ferro di cavallo. La biomedicina ne usa il sangue

granchio
granchio capovolto

Il sangue del granchio a ferro di cavallo atlantico è resistente alle tossine e può salvare le vite umane.

Granchio a ferro di cavallo: parente di animali estinti

I granchi a ferro di cavallo sono degli artropodi marini e d’acqua salmastra della famiglia Limulidae.

Per essere esatti, appartengono al sottophylum dei chelicerati, unici membri viventi dell’ordine Xiphosurache.

Nonostante il nome, non hanno alcun legame di parentela con i granchi. I loro diretti cugini sono aracnidi, euripteridi estinti (scorpioni di mare) e trilobiti estinti.

l granchio a ferro di cavallo atlantico e altre tre specie asiatiche, sono esistiti in gran parte invariati per almeno 450 milioni di anni, ben prima dei dinosauri. Per tale ragione vengono considerati dei “fossili viventi”. Oggi però rischiano l’estinzione.

Habitat del bizzarro granchio a ferro di cavallo

La misteriosa creatura vive sulla costa est del nord America, dal Maine fino al sud della Florida, e nel golfo del Messico fino alla penisola dello Yucatán.

Si aggira dentro e intorno alle acque costiere poco profonde, su fondali morbidi, sabbiosi o fangosi. 

Solitamente depone le uova durante l’alta marea primaverile, nel piano mesolitorale, detto anche zona intertidale, zona intercotidale o regione eulitorale. Tutte zone del litorale che dipendono dalle maree.

A riva, le femmine depositano grappoli di 5.000 uova delle dimensioni di una pallina da golf, su cui i maschi possono spruzzare il loro sperma.

Queste minuscole “palline verdi”, diventano una fonte di cibo vitale per la migrazione degli uccelli costieri, incluso il Nodo rosso, trampoliere in via d’estinzione.

Un nome che deriva dalle sue caratteristiche fisiche 

Il corpo del granchio si suddivide in tre parti. La porzione della testa (prosoma o cefalotorace), contiene 10 occhi, il cervello, il cuore, la bocca e ha una forma a ferro di cavallo. Da qui il nome.

La seconda porzione è formata da cheliceri e zampe locomotrici. Quella centrale (opistosoma o addome) presentante delle spine laterali, racchiude le cinque paia di branchie a libro, l’opercolo genitale, e il telson, cioè la lunga coda rigida. 

Il colore del carapace va dal grigio verdastro al marrone scuro (dovuto alla presenza di rame), e le dimensioni dell’adulto possono arrivare sino a 60 cm. I maschi sono notevolmente più piccoli delle femmine. 

Si nutrono schiacciando il cibo, come vermi e vongole, tra le gambe e poi passando il cibo alla bocca.

A caccia del sangue salvifico del granchio

granchio
il sangue del granchio a ferro di cavallo viene estratto per effettuare test

A partire dagli anni settanta, il loro sangue bluastro e color rame viene utilizzato in campo biomedico per effettuare dei test. Prima di allora, essi si eseguivano sui conigli.

Il sangue è l’unica fonte naturale nota di Limulus Amebocyte Lysate, lisato di amebociti (LAL), un agente di coagulazione, utilizzato per rilevare endotossine che possono contaminare una varietà di prodotti medici umani. A rischio: aghi, lenti a contatto, insulina, dispositivi per via endovenosa, vaccini COVID, oltre ai normali vaccini antinfluenzali. 

Una pratica che espone il granchio all’estinzione 

Per ottenere il sangue, si devono spremere ben 500.000 creature all’anno.

Un processo che causa un tasso di mortalità del 15 per cento.

Un permesso statale del Delaware (USA), richiede alle società biomediche di mantenere i granchi a temperature fresche e riportarli nel loro habitat entro 36 ore. Possono inoltre raccoglierne al massimo 1.000 esemplari a giorno. Purtroppo ciò non basta a salvare la vita ai granchi. 

Poiché i granchi sanguinanti vengono raramente rintracciati dopo il loro rilascio, scienziati e sostenitori dell’ambiente dicono che è difficile sapere con certezza quanti granchi muoiono effettivamente, o sono altrimenti danneggiati, a causa dell’emorragia, che drena grandi quantità del loro sangue.

Sicuramente, decine di migliaia di esemplari muoiono ogni anno lungo la costa orientale a causa di tale raccolta biomedica. A riferirlo è la Commissione per la pesca marina degli Stati atlantici.

Alcun studi hanno altresì evidenziato che i granchi, dopo essere stati dissanguati, si muovono più lentamente, diventano meno attivi e sembrano deporre le uova meno frequentemente.

L’intervento dell’IUCN a tutela della specie 

In un recente rapporto , si legge che, l’aumento della necessità di sangue di granchio a ferro di cavallo, guidato in parte dall’emergere di medicine personalizzate come le terapie cellulari e geniche, può comportare “un peso troppo grande” per le specie atlantiche.

granchio
carapace del granchio a ferro di cavallo

L’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), che determina lo stato di conservazione della fauna selvatica, ha pertanto considerato come “vulnerabili i granchi a ferro di cavallo atlantici.

Nello specifico, è stata dichiarata specie “vulnerabile” in America

Il gruppo considera inoltre i granchi “in pericolo” nel Golfo del Maine, nel Medio Atlantico, aree che includono Cape Cod. Stesso discorso per le popolazioni che vivono in Asia, minacciate a causa della perdita di habitat e del sovrasfruttamento per l’uso nel cibo e nelle esche, oltre che nell’industria farmaceutica.

Nonostante IUCN abbia snocciolato dati sulla progressiva diminuzione dei granchi, i funzionari del Massachusetts hanno citato sondaggi che suggeriscono che la popolazione della regione è aumentata.

La salute degli uomini prima di ogni cosa?

Per le aziende biomediche, lo sfruttamento del sangue dei granchi vale più della loro sopravvivenza. Birgit Girshick, direttore operativo del Charles River Laboratories di Wilmington, Massachusetts, ha declamato «Siamo davvero orgogliosi di quello che facciamo. E’ necessario per la sicurezza dei pazienti».

Per gli ambientalisti invece, la diminuzione della popolazione di granchi a ferro di cavallo, potrebbe avere conseguenze ecologiche significative per una serie di altre specie e per l’intero ecosistema.

A rischiare la vita, oltre ai granchi stessi, sono tutti quegli uccelli costieri in via d’estinzione, che si affidano alle loro uova per nutrirsi. 

Fonti 

Cambiamento climatico: uno studio ci prepara a scenari catastrofici

Cambiamento Climatico
immagine della terra che si sgretola nel fuoco

Nonostante il cambiamento climatico sia un fenomeno spesso al centro dell’attenzione pubblica, almeno negli ultimi anni, la crisi climatica avanza inesorabile, nonstante gli sforzi compiuti dall’umanità.

Fino ad oggi eravamo abituati a pensare alle conseguenze della crisi climatica, relative solo all’ambiente e alla salute dell’uomo. Abbiamo però trascurato che il quadro è molto più ampio e complesso.

Le conseguenze dei cambiamenti climatici porteranno l’uomo dinnanzi a scenari catastrofici. Non è una minaccia, ma bensì un appello di alcuni esperti dell’Università di Cambridge.

Cambiamenti climatici e siccità
Conseguenze nefaste dei cambiamenti climatici

“Ci sono molte ragioni per credere che il cambiamento climatico possa diventare catastrofico, anche a livelli di riscaldamento modesti”, afferma il Dott. Luke Kemp, autore dello studio ed esperto dell’Università di Cambridge.

Quali scenari catastrofici porterà il cambiamento climatico?

Quando si parla di scenari catastrofci, si allude a terribili conseguenze che prevedono addirittura l’estinzione del genere umano.

Alcune persone potrebbero credere che questo sia un responso esagerato e allarmista, ma non hanno nemmeno idea di quanto queste possibilità possano essere vicine alla realtà.

Estinzione dell’uomo, fame, povertà, guerre ed epidemie, sembrano piaghe bibliche o gli elementi per un film apocalittico, ma corrispondono invece a quello che sarà sicuramente il nostro futuro.

Le temperature degli oceani sono quasi arrivate al collasso, determinando così anche il deterioramento di alcuni habitat con conseguente dimezzamento della biodiversità. Per non parlare poi delle terribili conseguenze sui poli e sullo scioglimento dei ghiacci.

cambiamento climatico
Orso polare in difficoltà a causa dello scioglimento dei ghiacci.

Le conseguenze del surriscaldamento terrestre, naturalmente si ripercuotono anche sulla terra ferma e quindi sull’uomo. Occorre precisare, che anche le ondate di calore a cui stiamo assistendo proprio negli ultimi giorni, non sembrano un fenomeno climatico “ordinario”.

Il cambiamento climatico, sempre secondo lo studio in oggetto, determinerebbe anche crisi finanziarie e conseguenti conflitti bellici tra le maggiori potenze mondiali.

La guerra non porta mai nulla di buono e porterebbe solo fame, povertà e distruzione. Anche le malattie sarebbero facilmente trasmissibili attraverso insetti come zanzare e zecche.

Questo fattore potrebbe innestare numerose epidemie da cui l’uomo difficilmente riuscirebbe a fuggire. Ci basta dare uno sguardo a ciò che è accaduto con la diffusione del coronavirus.

Una pandemia che ha messo a dura prova tutti i Paesi del mondo, costringendo l’uomo ad adattarsi a quello che sembra un nuovo stile di vita.

Coronavirus
Le conseguenze del Coronavirus sull’umanità.

L’uomo sarà capace di adattarsi anche in futuro a quelle che possono essere le terribili conseguenze del cambiamento climatico? Questo solo il tempo potrà stabilirlo, ma studi come quello condotto dal Dott. Kemp potrebbero prepararci a questo futuro così nefasto.

I cambiamenti climatici hanno già influenzato la storia del mondo?

I ricercatori dell’Università di Cambridge sottolineano come i cambiamenti climatici hanno già influenzato il corso della storia del Pianeta.

La Terra già in passato è stata scenario di altre estinzioni di specie. È il caso dell’Era Glaciale, evento di questo tipo che forse l’uomo ha studiato più da vicino.

A differenza di allora però, la Terra è messa a rischio non solo dal cambiamento climatico e da eventi estremi di origine naturale. In questa occasione purtroppo, anche l’uomo mette il carico da 90 per determinare l’autodistruzione del pianeta.

Lo sfruttamento estremo delle risorse terrestri sta dando inizio a quella che potremmo definire la fine. Tuttavia, sono proprio i libri di storia ad insegnare che per ogni inizio c’è una fine, proprio come è accaduto per chi ha popolato il pianeta prima di noi.