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mercoledì, Settembre 28, 2022

Granchio a ferro di cavallo. La biomedicina ne usa il sangue

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Il sangue del granchio a ferro di cavallo atlantico è resistente alle tossine e può salvare le vite umane.

Granchio a ferro di cavallo: parente di animali estinti

I granchi a ferro di cavallo sono degli artropodi marini e d’acqua salmastra della famiglia Limulidae.

Per essere esatti, appartengono al sottophylum dei chelicerati, unici membri viventi dell’ordine Xiphosurache.

Nonostante il nome, non hanno alcun legame di parentela con i granchi. I loro diretti cugini sono aracnidi, euripteridi estinti (scorpioni di mare) e trilobiti estinti.

l granchio a ferro di cavallo atlantico e altre tre specie asiatiche, sono esistiti in gran parte invariati per almeno 450 milioni di anni, ben prima dei dinosauri. Per tale ragione vengono considerati dei “fossili viventi”. Oggi però rischiano l’estinzione.

Habitat del bizzarro granchio a ferro di cavallo

La misteriosa creatura vive sulla costa est del nord America, dal Maine fino al sud della Florida, e nel golfo del Messico fino alla penisola dello Yucatán.

Si aggira dentro e intorno alle acque costiere poco profonde, su fondali morbidi, sabbiosi o fangosi. 

Solitamente depone le uova durante l’alta marea primaverile, nel piano mesolitorale, detto anche zona intertidale, zona intercotidale o regione eulitorale. Tutte zone del litorale che dipendono dalle maree.

A riva, le femmine depositano grappoli di 5.000 uova delle dimensioni di una pallina da golf, su cui i maschi possono spruzzare il loro sperma.

Queste minuscole “palline verdi”, diventano una fonte di cibo vitale per la migrazione degli uccelli costieri, incluso il Nodo rosso, trampoliere in via d’estinzione.

Un nome che deriva dalle sue caratteristiche fisiche 

Il corpo del granchio si suddivide in tre parti. La porzione della testa (prosoma o cefalotorace), contiene 10 occhi, il cervello, il cuore, la bocca e ha una forma a ferro di cavallo. Da qui il nome.

La seconda porzione è formata da cheliceri e zampe locomotrici. Quella centrale (opistosoma o addome) presentante delle spine laterali, racchiude le cinque paia di branchie a libro, l’opercolo genitale, e il telson, cioè la lunga coda rigida. 

Il colore del carapace va dal grigio verdastro al marrone scuro (dovuto alla presenza di rame), e le dimensioni dell’adulto possono arrivare sino a 60 cm. I maschi sono notevolmente più piccoli delle femmine. 

Si nutrono schiacciando il cibo, come vermi e vongole, tra le gambe e poi passando il cibo alla bocca.

A caccia del sangue salvifico del granchio

A partire dagli anni settanta, il loro sangue bluastro e color rame viene utilizzato in campo biomedico per effettuare dei test. Prima di allora, essi si eseguivano sui conigli.

Il sangue è l’unica fonte naturale nota di Limulus Amebocyte Lysate, lisato di amebociti (LAL), un agente di coagulazione, utilizzato per rilevare endotossine che possono contaminare una varietà di prodotti medici umani. A rischio: aghi, lenti a contatto, insulina, dispositivi per via endovenosa, vaccini COVID, oltre ai normali vaccini antinfluenzali. 

Una pratica che espone il granchio all’estinzione 

Per ottenere il sangue, si devono spremere ben 500.000 creature all’anno.

Un processo che causa un tasso di mortalità del 15 per cento.

Un permesso statale del Delaware (USA), richiede alle società biomediche di mantenere i granchi a temperature fresche e riportarli nel loro habitat entro 36 ore. Possono inoltre raccoglierne al massimo 1.000 esemplari a giorno. Purtroppo ciò non basta a salvare la vita ai granchi. 

Poiché i granchi sanguinanti vengono raramente rintracciati dopo il loro rilascio, scienziati e sostenitori dell’ambiente dicono che è difficile sapere con certezza quanti granchi muoiono effettivamente, o sono altrimenti danneggiati, a causa dell’emorragia, che drena grandi quantità del loro sangue.

Sicuramente, decine di migliaia di esemplari muoiono ogni anno lungo la costa orientale a causa di tale raccolta biomedica. A riferirlo è la Commissione per la pesca marina degli Stati atlantici.

Alcun studi hanno altresì evidenziato che i granchi, dopo essere stati dissanguati, si muovono più lentamente, diventano meno attivi e sembrano deporre le uova meno frequentemente.

L’intervento dell’IUCN a tutela della specie 

In un recente rapporto , si legge che, l’aumento della necessità di sangue di granchio a ferro di cavallo, guidato in parte dall’emergere di medicine personalizzate come le terapie cellulari e geniche, può comportare “un peso troppo grande” per le specie atlantiche.

L’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN), che determina lo stato di conservazione della fauna selvatica, ha pertanto considerato come “vulnerabili i granchi a ferro di cavallo atlantici.

Nello specifico, è stata dichiarata specie “vulnerabile” in America

Il gruppo considera inoltre i granchi “in pericolo” nel Golfo del Maine, nel Medio Atlantico, aree che includono Cape Cod. Stesso discorso per le popolazioni che vivono in Asia, minacciate a causa della perdita di habitat e del sovrasfruttamento per l’uso nel cibo e nelle esche, oltre che nell’industria farmaceutica.

Nonostante IUCN abbia snocciolato dati sulla progressiva diminuzione dei granchi, i funzionari del Massachusetts hanno citato sondaggi che suggeriscono che la popolazione della regione è aumentata.

La salute degli uomini prima di ogni cosa?

Per le aziende biomediche, lo sfruttamento del sangue dei granchi vale più della loro sopravvivenza. Birgit Girshick, direttore operativo del Charles River Laboratories di Wilmington, Massachusetts, ha declamato «Siamo davvero orgogliosi di quello che facciamo. E’ necessario per la sicurezza dei pazienti».

Per gli ambientalisti invece, la diminuzione della popolazione di granchi a ferro di cavallo, potrebbe avere conseguenze ecologiche significative per una serie di altre specie e per l’intero ecosistema.

A rischiare la vita, oltre ai granchi stessi, sono tutti quegli uccelli costieri in via d’estinzione, che si affidano alle loro uova per nutrirsi. 

Fonti 

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