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Elisir della “vecchiaia” e della “giovinezza” testato sui topi 

elisir
bella ragazza rossa di capelli

Una trasfusione con sangue di topi anziani ha trasformato dei giovani ratti in vecchi. L’elisir della “vecchiaia” potrebbe portare a strategie terapeutiche di ringiovanimento

Elisir di lunga vita o di anzianità precoce?

Elisir. Dorian Grey nel romanzo di Oscar Wilde arrivò a stringere un patto con il diavolo per non invecchiare.

Un esperimento sui topi li ha fatti invece invecchiare prima del tempo. 

L’interessante ricerca, condotta da Irina Conboy, professoressa dell’Università della California Berkeley, è stata pubblicata su Nature Metabolism.

Il singolare esperimento condotto su giovani topi 

I ricercatori hanno somministrato a dei giovani topi (di tre mesi e tutti maschi), una trasfusione di sangue da un topo più anziano, di età compresa tra 22-24 mesi. 

Obiettivo era quello di valutare la capacità del sangue vecchio di indurre la senescenza che causa l’invecchiamento dei tessuti.

I topi più giovani sono stati quindi testati per la loro forza muscolare e resistenza fisica su un tapis roulant, sette giorni dopo la trasfusione di sangue. 

I topi che si rifiutavano di correre, venivano stimolati da un soffio d’aria che li spingeva a non cedere fino a quando non erano esausti.

L’elisir della vecchiaia ha funzionato sui giovani topi

Risultato? Effettivamente i giovani topi sottoposti all’esperimento avevano «diminuito la massima forza di contrazione e tassi significativamente più brevi di sviluppo della forza e rilassamento durante le contrazioni», hanno riferito i ricercatori.

Dopo 14 giorni, essi avevano anche biomarcatori per danni ai reni e prove di invecchiamento epatico, muscolare e dei tessuti in generale.

Tuttavia, un tale aumento dei livelli di marcatori di senescenza era assente nei polmoni, nel cuore e nel cervello.

L’esperimento opposto ricrea l’eterna giovinezza

Con un esperimento analogo e contrario, gli scienziati hanno somministrato ai topi anziani il sangue dei ratti più giovani per circa 4-6 settimane.

In questo caso, i lipidi, la fibrosi e l’affaticamento sono diminuiti e la resistenza muscolare è aumentata.

Lo studio ha dimostrato che la senescenza può verificarsi non solo a causa dell’invecchiamento fisiologico, ma anche di fattori ematici.

Quest’ultimo risultato rispecchia una ricerca precedente, condotta dall’Università della California nel 2005.

Essa dimostrava che la condivisione di sangue e organi, può invertire i segni dell’invecchiamento nei topi anziani.

«Utilizzando lo scambio sanguigno eterocronico, riportiamo un trasferimento di senescenza fisiologica da topi vecchi a giovani», dicono i ricercatori. «Questa risposta non è correlata all’età cronologica».

L’elisir di lunga vita è solo un miraggio? 

«Entrambi gli esperimenti indicano che l’aggiustamento e la modulazione di vari fattori, incluso il fenotipo secretorio associato alla senescenza (SASP), potrebbe portare a nuove strategie terapeutiche e promettere una vita più lunga», concludono i ricercatori.

Gli effetti miracolosi dei senolitici

I ricercatori hanno poi studiato se l’eliminazione delle cellule senescenti nei topi anziani potesse fermare la senescenza nei topi giovani dopo lo scambio di sangue.

Per questo esperimento, i ricercatori hanno quindi trasfuso sangue da topi più anziani trattati con farmaci senolitici a topi giovani.

Risultato? Il trattamento con senolitici ha attenuato il declino della funzione epatica, muscolare e renale e ridotto il danno agli organi.

I topi giovani hanno anche mostrato livelli più bassi di proteine associate all’infiammazione, un segno distintivo della senescenza.

Da cosa dipende la senescenza cellulare?

In caso di lesioni, fattori intrinseci (es. cambiamenti nella struttura del DNA) o stress, le cellule possono morire o entrare in uno stato in cui smettono di crescere e moltiplicarsi. Questo fenomeno è noto come “senescenza cellulare”.

Dopo aver subito la senescenza, le cellule possono inviare segnali al sistema immunitario, il quale provvede a rimuoverle.

Un graduale declino della capacità del sistema immunitario di rimuovere queste cellule senescenti si verifica con l’invecchiamento, con conseguente accumulo di cellule senescenti.

Necessari altri studi per l’elisir di lunga vita

I risultati di questo studio sollevano diverse domande interessanti sull’invecchiamento e sui potenziali trattamenti per rallentare il processo di invecchiamento.

Sono tuttavia necessarie ulteriori ricerche per identificare quali siano i fattori responsabili dell’induzione della senescenza nei topi giovani.

Cosa che potrebbe aiutare a sviluppare terapie per ritardare il processo di invecchiamento.

Il parere dell’esperto 

Interessante a tal riguardo il parere del dottor Stefan Tulius, direttore del Transplant Surgery Research Laboratory del Brigham and Women’s Hospital di Boston. 

Egli ha osservato che «oltre a fornirci una migliore comprensione sui processi di invecchiamento, questo studio solleva molte domande aperte».

«Esse riguardano in particolare la rilevanza clinica dei risultati prevalentemente sperimentali. Quanto sangue dovrà essere trasferito per osservare gli effetti? Un’unica trasfusione di sangue umano farà la differenza o lo scambio di sangue dovrà andare significativamente oltre? Per quanto tempo dureranno gli effetti? Saranno reversibili e “solo” temporanei?»

“Come Ona lavoriamo da anni per la ricerca, che è fondamentale per ogni tipo di malattia di cui ancora non si conosce la cura. Progressi sono stati fatti, sempre lavorando sui topi, anche nella ricerca della terapia per il mesotelioma, patologia asbesto correlata”. Così ha commentato il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni che da sempre è al fianco delle vittime dell’amianto.

Fonti 

Nature Metabolism

Credito d’imposta, la soluzione per le bonifiche amianto

credito d'imposta
calcolatrice sopra mucchio di monete di euro

L’ipotesi del credito d’imposta per le bonifiche amianto resta la migliore secondo l’Ona per risolvere il problema.

Per tantissimi italiani è il momento delle agognate vacanze. Ferragosto è appena trascorso e settembre sembra lontano. Il sole, inoltre, ad eccezione di qualche sporadico temporale estivo, continua a splendere sulla Penisola, con temperature che anche nei prossimi giorni toccheranno picchi massimi.

Insomma, tutto sembra poter essere rinviato, ma l’amianto non va in ferie. Un milione di siti e micrositi contaminati continuano a inquinare il nostro territorio. Per non parlare degli abbandoni estivi di materiali in asbesto, anche in mete rinomate come San Felice Circeo, sul lungomare pontino.

Qui nei giorni scorsi qualche “furbetto” ha lasciato sul ciglio della strada un caminetto che dà tutta l’impressione di essere proprio in amianto. Chi lo ha segnalato all’Ona notiziario ha anche avvisato chi di dovere, ma il problema è più vasto.

Credito d’imposta, appello dell’Ona alle forze politiche

Si tratta di un fenomeno nazionale che va risolto con un’iniziativa che coinvolga appunto tutto il Paese. Per questo l’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, anche ad agosto lancia un appello a tutte le forze politiche. Il momento è propizio, in piena campagna elettorale e l’avvocato ci tiene a sapere chi si impegnerà, una volta eletto, a mettere mano al problema.

Lo strumento da attuare è già stato pensato, proprio dall’Ona, quello del credito d’imposta. Una soluzione che permetterebbe a tante aziende di smaltire l’amianto senza troppo preoccuparsi della spesa, che è sempre molto elevata. In questo modo potrebbero ottenere uno sconto sui tributi da pagare a fine anno. Ne beneficerebbe tutta la comunità.

Credito d’imposta previsto nel disegno di legge

L’idea è già stata inserita nella proposta di legge: “Modifiche alla legge 27 marzo 1992, n. 257 contenente norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”, presentata il 7 novembre 2017.

La questione amianto non può essere dimenticata, anche con la crisi economica in corso e un conflitto in Europa. Anzi, permettere ai privati e alle aziende di rimuovere l’asbesto non contribuirebbe soltanto alla tutela dell’ambiente e conseguentemente della salute di tutti i cittadini, ma anche a tante ditte specializzate in questa attività di lavorare.

Certo il governo dovrebbe impegnarsi anche per realizzare discariche adeguate al rifiuto pericoloso: ce ne sono infatti troppo poche. Però questo step potrebbe arrivare di conseguenza.

I danni alla salute causati dall’amianto

L’Osservatorio nazionale amianto continua il suo lavoro di sensibilizzazione, perché la richiesta di un intervento da parte dello Stato parta dal basso. L’amianto è un minerale cancerogeno subdolo, è perfetto per tantissimi utilizzi, ma rilascia le fibre killer che possono uccidere anche 40 o 50 anni dopo l’esposizione.

La più grave malattia che causano è il mesotelioma, che deriva soltanto dall’asbesto. È alla base, però, di tutta una serie di malattie, dall’asbestosi a vari tipi di cancro, come quello al polmone, che hanno decimato gli operai che ne sono stati a contatto.

Il minerale killer è stato messo al bando in Italia con la Legge 257 del 1992, ormai superata, che non ha obbligato alla bonifica né le aziende che con l’amianto si sono arricchite, né i privati che continuano a tenerlo all’interno delle proprie abitazioni.

L’Ona per aiutare le bonifiche ha realizzato anche una App amianto, per contribuire alla mappatura dei siti contaminati. È necessario, però, un intervento più strutturato e fondi a disposizione. Tardare ancora significa aumentare il numero delle vittime di amianto, come confermano i dati del VII Rapporto ReNaM dell’INAIL e quelli pubblicati dall’avvocato Ezio Bonanni nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Amianto, il programma elettorale ambientale

programma elettorale ambientale
terra vista dallo spazio

Programma elettorale ambientale, editoriale a cura dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto

Si annunciano le elezioni del prossimo 25 settembre. Competenza, onestà ed esperienza sono fondamentali nel programma elettorale ambientale. Non solo amianto: transizione ecologica, transizione etica, transizione morale e sostenibilità sociale. Questi sono i temi dell’agenda dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto.

Nel programma tecnico operativo e normativo che si fonda su solide basi scientifiche, ma anche sulle nostre radici etiche e morali. Quelle delle tradizioni giudaico cristiane, ma anche quelle laiche: un tema su tutti, la difesa della vita e sue forme. Quella animale, quella vegetale e quella umana e anche quella del nostro Pianeta, messe a dura prova.

La salute alla base delle scelte politiche

Incompetenza, disonestà, imprudenza, sete del profitto che si antepone alla salute e alla vita. Questo in tema di organizzazione del lavoro, delle politiche sociali ed economiche. Molto speso la concorrenza, quella senza limiti imposta dalla globalizzazione, ha scatenato una corsa al cosiddetto risparmio, di produzione al minor costo. Massimizzare i profitti sulla sicurezza, sulla salute, sperperando il territorio e dissanguando il Pianeta deve essere considerato un delitto.

Ma non mi riferisco al codice penale. Troppo si è demandato al giudice penale, qualsiasi questione, anche quella della selezione della classe politica. Un po’ perché i partiti hanno sempre candidato persone che non sono state sempre di specchiata moralità ed onestà, ma anche perché si è attesa la sentenza definitiva.

Allora non si può aspettare sempre la sentenza definitiva. Allo stesso modo, quando la magistratura notifica un avviso di garanzia, bisogna sempre ricordarsi e ricordare che è uno strumento di tutela dell’indagato e non certo preavviso di condanna e di gogna. Così anche la stessa classe dei giornalisti che in alcuni casi ha peccato di oggettività. La partigianeria non dovrebbe far parte del mondo del giornalismo. Questo chiaramente non vale per la quasi totalità dei nostri giornalisti che andrebbero tutelati e salvaguardati con strumenti che li garantiscano, anche nei confronti dell’editore.

Il licenziamento del politico per giusta causa

In sostanza le basi della democrazia risiedono in presupposti che debbono essere antecedenti dal punto di vista logico e temporale dall’inizio della consultazione elettorale che poi è il risultato di tante variabili. Poi c’è la questione del cambio di casacca: anche questo indegno mercato andrebbe corretto. Chi vuole cambiare collocazione si ripresenti al corpo elettorale. Poi ci dovrebbe essere una sorta di licenziamento del politico. Mi riferisco a chi supera il 70 o l’80 per cento delle assenze. Propongo quindi un licenziamento per giusta causa dei politici assenti.

Come presidente dell’Ona, ma soprattutto come avvocato non posso condividere anche le ultime derive relative alla alleggerimento del carcere nei confronti dei mafiosi. Condivido in pieno i commenti del magistrato Nino Di Matteo.

Dobbiamo continuare la lotta contro la mafia perché il sistema mafioso è all’origine anche del disastro ambientale. Mi riferisco ai rifiuti, compresi quelli dell’amianto. La mafia e la camorra sono la manovalanza del traffico dei rifiuti.

Programma elettorale ambientale, la guerra in Ucraina

Per questi motivi la transizione ecologica non può sostanziarsi solo nella modifica della produzione e dei sistemi di produzione. Gli ultimi sviluppi della guerra in Ucraina hanno determinato la riapertura delle centrali a carbone. Allora il tema non è soltanto guerra e pace. È il fatto che la transizione ecologica deve presupporre una rete che tenga conto di tutte le altre variabili. La transizione ecologica deve quindi tramutarsi in un connubio di intese internazionali ben oltre l’Unione Europea e l’Onu e i suoi organismi.

Il G20, le Conferenze internazionali sul clima (COP), non possono essere solo delle vetrine velleitarie. Occorre se mai un sistema forte che imponga il rispetto delle regole per salvare il pianeta e l’umanità.

L’amianto è la metafora della transizione ecologica, dell’ambiente e del modo di vedere e di intendere la missione anche della classe politica e delle istituzioni. Nazionali, europee ed internazionali.

Nel mondo, in questa torrida estate del 2022, sono davanti ai nostri occhi gli sguardi dei quei bambini in Ucraina, come in ogni altro luogo del mondo, che subiscono violenze immani. Molti bambini sono stati uccisi in questa feroce guerra Russo ucraina, molti altri in Africa, Asia e America Latina, muoiono di fame. Quando gli Stati sperperano miliardi nelle armi, centinaia di migliaia di essere umani muoiono di fame e di sete. E che dire delle multinazionali del Big Pharma?

Ilva di Taranto, l’industria che uccide

L’Ilva di Taranto è così la metafora del bancomat delle farmaceutiche. L’industria inquina ed uccide. Le case farmaceutiche incassano: farmaci chemioterapici, e altri presidi dai costi enormi, dopo che si è inquinato.

Che dire dei rifiuti? Continuano a disperdersi nell’acqua, nell’aria e nel suolo. Uccidono in campagna e in città. Intanto il numero dei tumori e delle malattie degenerative aumentano. Poi si cura, ma la vita sana è un’altra cosa da quella passata “sotto cura”.

Programma elettorale ambientale, cosa può fare la politica

Quindi la politica è un’altra cosa: dovrebbe prevenire questi disastri. Non di disastri ambientali si parla più, ma di disastro dell’umanità. Allora il programma della transizione ecologica non può essere la foglia di fico di qualche ministro con conflitto di interessi o di politici incompetenti ed incapaci.

Mi auguro che le prossime elezioni non siano il festival degli incapaci e degli incompetenti, che ci sia onestà e la possibilità di affrontare e risolvere tutti i problemi. Per una volta i partiti dovrebbero smettere di litigare al loro interno e poi con le altre forze e pensare all’Italia e al futuro degli italiani.

Invito tutti quanti ad andare a votare e a coinvolgere tutte le forze e tutti i singoli esponenti politici sul tema della lotta contro l’amianto. Possiamo fare di più tutti insieme. Insieme ce la faremo. Uniti si deve lottare e uniti si può vincere per il bene di tutti: dell’Italia, dell’Europa e del mondo.

Caldo estremo: i suggerimenti dell’Enpa per tutelare gli animali

caldo estremo
cane in braccio ad una bambina che lo bacia

Il caldo estremo che avvolge il nostro Paese da qualche mese, mette a dura prova tutti, compresi i nostri amici a quattro zampe.

Purtroppo gli animali a differenza dell’uomo non possono sudare per gestire il calore del proprio corpo. Difatti, sono costretti ad aumentare la velocità di respirazione pur di tenere a bada il caldo torrido.

Ma cosa succede ai nostri amici quando le temperature sono così alte?

Le conseguenze del caldo estremo sugli animali

Per capire quelle che sono le conseguenze del caldo torrido sugli animali, occorre fare attenzione ad alcuni piccoli indizi:

  • Febbre
  • Pelo che scotta
  • Congestione delle mucose
  • stordimento

Questi sono i principali sintomi di un colpo di calore su un animale, cane, gatto o quel che sia.

Alla luce di tante preoccupazioni sorte proprio a causa di questo calore estremo, l’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali), ha alcuni suggerimenti da dare a tutela dei piccoli a quattro zampe.

Cani e gatti
Foto di huoadg5888 da Pixabay 

I consigli dell’Enpa per tutelare i nostri animali

L’Ente Nazionale Protezione Animali ha stilato una lista di suggerimenti da seguire per proteggere i nostri amici pelosi da questo caldo estremo.

Evitare passeggiate nelle ore calde

come ben sappiamo nell’arco delle 24 ore esistono alcune fasce orarie in cui il caldo è più insistente. Parliamo delle 12.00 alle 16.00, ed è proprio in questo lasso di tempo che è sconsigliato portare a passeggio i nostri animali. Soprattutto perché l’asfalto è cocente e potrebbe scottare le loro zampette.

Non lasciare per nessuna ragione il tuo animale chiuso in auto

Le nostre auto se lasciate in esposizione al sole, possono raggiungere in breve tempo anche i 70° e questo accade in alcuni casi anche se vengono lasciati i finestrini aperti. Per questo motivo è assolutamente vietato lasciare un animale rinchiuso in auto sotto al sole, finirebbe per restare intrappolato in un gigantesco forno.

Cane in auto
Foto di Radosław Zmudziński da Pixabay 

Previeni le scottature solare con l’aiuto di prodotti specifici

Quando si sceglie di uscire per fare un passeggiata in compagnia del nostro amato fido, non dobbiamo assolutamente dimenticare di applicare la protezione solare sulle orecchie e sulle estremità bianche.

Scegliere con cura anche l’alimentazione

In Estate è abitudine cambiare il nostro regime alimentare, per adattarci alle temperature più calde. La stessa cosa è consigliata fare anche per gli animali. Occorre scegliere un’alimentazione ricca di cibi leggeri, freschi e facili da digerire.

Massima attenzione ai parassiti

In estate più che mai, soprattutto se i nostri amici a quattro zampe sono abituati ad uscire fuori, è necessario applicare antipulci e antiparassitario.

caldo estremo
Foto di Catkin da Pixabay 

Un consiglio anche per i nostri amici con le pinne

L’Enpa ha avuto un pensiero anche per i pesci tenuti negli acquari. È infatti importante evitare l’esposizione diretta dell’acquario al sole. In questo modo l’acqua potrà mantenere una temperatura stabile e non recherà alcun danno ai nostri pesci.

Altrettanto necessario è pulire bene la vasca da alghe e altri residui e soprattutto, occore farlo spesso.

pesci e caldo estremo
Foto di Irina da Pixabay 

I consigli per i nostri amici in gabbietta

Per gli animali che vivono in gabbia come criceti, uccelli, porcellini d’india etc.. È importante tenere l’ambiente sempre pulito e al fresco. Quindi è assolutamente vietato lasciare la gabietta esposta al sole.

L’ultimo consiglio che l’Enpa ricorda al pubblico è quello di avere un piccolo pensiero anche per gli animali selvatici o randagi. Come? Basta lasciare fuori casa una ciotola con l’acqua fresca in modo da metterla a disposizione di quegli animali che proprio non riescono a procurarsi da bere da soli.

West Nile: un virus della zanzara correlato al cambiamento climatico

West Nile-zanzara
zanzara poggiata sulla pelle

Il West Nile Virus provocato dalle zanzare sta colpendo molte zone del Veneto. Potrebbe esserci un nesso tra il cambiamento climatico e la proliferazione delle zanzare.

West Nile Virus. Il nuovo bollettino della Regione Veneto 

Fin dalla prima osservazione nel 2008 in Veneto, la circolazione del virus sta aumentando in maniera esponenziale in tutta l’area della Pianura Padana.

L’ultimo bollettino sulla sorveglianza delle arbovirosi, non lascia spazio all’interpretazione. Realizzato e diffuso dalla Direzione Prevenzione dell’area Sanità e Sociale del Veneto, esso spiega che ”La combinazione di casi umani e della presenza di virus nelle zanzare, indica che quest’anno il virus sta circolando molto sul territorio regionale”.

Il rapporto offre anche uno spaccato sulle altre infezioni, trasmesse sempre attraverso la puntura di artropodi (soprattutto zanzare e zecche). 

Una diffusione legata al cambiamento climatico?

Stando agli esperti, la situazione attuale sarebbe determinata dai fattori ambientali e climatici della caldissima estate 2022. Essi si sono dimostrati infatti cruciali nel mutare l’epidemiologia di questo virus, determinando una notevole espansione in molte aree in cui non era presente.

Il grande caldo sta generando «un contesto molto favorevole alla circolazione di questo virus».

«La mancanza di piogge che causa il rallentamento dello scorrere dell’acqua di fiumi e canali produce la formazione di ristagni che sono l’ambiente ideale per le zanzare»- si legge nel bollettino.

Anche uno studio condotto dall’università di Haifa (Israele), fornisce importanti informazioni su come questi fattori siano correlati alla diffusione del virus. «Temperature più alte causano un aumento dei ritmi di replicazione del virus, diminuiscono il tempo di incubazione che rende una zanzara capace di infettare, accelerano l’efficienza di trasmissione negli uccelli»- affermano gli esperti israeliani.

Perché le zanzare si sono riprodotte cosi presto?

Per via della siccità, le zanzare, trovano meno acqua nelle aree poco abitate.

Di conseguenza si avvicinano alle zone urbane, dove trovano con più facilità ristagni utili alla loro riproduzione. 

Il grande caldo primaverile di quest’anno ha anticipato il processo riproduttivo, portando a un aumento di casi di infezione confermati di West Nile.

Al momento si sono registrati 70 casi. Certamente, i 4 decessi (due in Veneto, uno in Piemonte e uno in Emilia Romagna) e i 15 casi confermati dall’inizio di Giugno al 19 Luglio 2022 destano preoccupazione.

Programma Tavolo intersettoriale regionale West Nile Virus

L’assessore alla Sanità del Veneto, Manuela Lanzarin afferma che nell’immediato si adotteranno delle misure atte ad arginare il fenomeno.

«Nei giorni scorsi si è tenuto un incontro straordinario del Tavolo intersettoriale regionale, in cui sono state condivise le ulteriori misure che verranno attivate dai Comuni e dalle Ulss per contrastare sul territorio regionale la diffusione del virus».

«Oltre ai piani di disinfestazione e al rafforzamento degli interventi di manutenzione delle aree verdi, è indispensabile un’attività di informazione capillare rivolta anche ai cittadini». 

Sensibilizzare i cittadini sul tema serve a «diffondere i comportamenti da attuare per proteggersi e per evitare la proliferazione delle zanzare. Sicuramente la meticolosità dei monitoraggi ci permetterà di avere sempre la situazione aggiornata e sotto controllo»

Piano regionale contro la diffusione dei virus delle zanzare 

Ormai da diversi anni la Regione è dotata di un Piano di lotta alla diffusione dei virus trasmessi dalle zanzare. Esso prevede la collaborazione dei Comuni, delle Prefetture, dei Consorzi di Bonifica, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e delle Aziende Ulss.

Si studiano innanzitutto le zanzare catturate con apposite trappole distribuite sul territorio del Triveneto. Le trappole attualmente in uso sono 76. In Veneto (57) e Friuli Venezia Giulia (19). Il monitoraggio viene effettuato in modo capillare da maggio a ottobre, con catture di una notte ogni due settimane per ciascun sito.

Contestualmente vengono monitorate le infezioni nell’uomo e negli animali (equini ed uccelli), per capire  se hanno contratto questo virus.

La lotta alle zanzare infestanti avviene sopratutto con interventi di rimozione delle larve e manutenzione delle aree a maggior rischio di proliferazione. 

Il lavoro coinvolge i Comuni, in collaborazione con le Ulss, che monitorano altresì l’adesione dei Comuni ai Piani di disinfestazione.

Quelli che non attuano le misure previste vengono segnalati ai Prefetti dell’area di competenza.

West Nile Fever: da dove viene il virus? 

La febbre West Nile Fever (WNV) è una malattia sostenuta da un virus a RNA singolo filamento, appartenente alla famiglia Flaviviridae.

Prende il suo nome dal distretto di West Nile in Uganda, dove venne isolato per la prima volta nel 1937, dal sangue di una donna con sintomatologia febbrile. 

La signora non aveva altri sintomi oltre alla febbre, ma i primi studi confermavano che il virus aveva la capacità di colpire il tessuto nervoso. 

Uno studio pubblicato su Philosophical Transaction of the Royal Society (Biological Sciences), riporta «intorno al 1960 comparvero le prime epidemie nel bacino del Mediterraneo, la prima in Israele con un totale di 123 casi ma senza decessi. Fu allora che tutti i sintomi emersero agli occhi dei medici: febbre, mal di testa, mialgia, anoressia, vomito, dolore addominale». Attualmente WNV è diffuso in Africa, Medio Oriente, Nord America, Asia Occidentale ed Europa, dove è stato segnalato a partire dal 1958.

Uccelli e zanzare: serbatoi di trasmissione del West Nile

Il ciclo primario di trasmissione è quello zanzara-uccello-zanzara (ciclo endemico).

I vettori del WNV sono zanzare del genere Culex di specie modestus e specie pipiens.

Le zanzare ornitofile adulte (vettori) si infettano pungendo uccelli viremici (ospiti amplificatori o serbatoio). Una volta ingerito, il virus si diffonde nell’organismo della zanzara. Qui si moltiplica, localizzandosi a livello delle ghiandole salivari per poi essere trasmesso ad un altro uccello.

Il ciclo secondario (ciclo epidemico) si manifesta quando le zanzare adulte (vettori ponte), trasmettono il virus ad ospiti accidentali definititi a “fondo cieco”, come il cavallo, l’uomo e altri mammiferi. Gli ospiti entrano nel ciclo di trasmissione e sviluppano infezione.

Si utilizza il termini a “fondo cieco”, quando in un organismo le concentrazioni non sono sufficientemente elevate da infettare i vettori. Cosa che mette fine al processo.

In alcuni rarissimi casi, il virus si può trasmettere attraverso trapianti di organi, trasfusioni di sangue e la trasmissione madre-feto in gravidanza.

Come si giunge alla diagnosi del West Nile Virus 

La diagnosi si basa su test sierologici di laboratorio quali: 

  • tecniche di biologia molecolare (RT-PCR e PCR real time);
  • isolamento virale;
  • immunofluorescenza;
  • immunoistochimica.

I test utilizzati per la messa in evidenza di anticorpi specifici nei confronti del West Nile virus sono:

  • ELISA IgM;
  • ELISA IgG;
  • Sieroneutralizzazione virale;
  • Test di riduzione del numero delle placche.

Dato che gli anticorpi possono persistere fino a un anno nei soggetti malati, risultare positivi può indicare che c’è stata un’infezione pregressa. 

I test vanno ripetuti a distanza di tempo, poiché talora, i campioni raccolti entro 8 giorni dall’insorgenza dei sintomi potrebbero risultare negativi.

Periodo di incubazione e sintomi più comuni

Generalmente il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni. Nei soggetti con deficit immunitario può durare anche 21 giorni.

La maggior parte delle persone infette risulta asintomatica

Fra i casi sintomatici, circa il 20% riscontra: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. 

I sintomi durano di solito pochi giorni nelle persone sane. 

Nei bambini si può manifestare una febbre leggera, nei giovani può portare a febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. 

Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, può portare a sintomi più severi.

A riscontrate i sintomi più gravi è in media in meno dell’1% delle persone infette.

Oltre alla comparsa di febbre alta, forti mal di testa, e debolezza muscolare, si possono verificare: disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale.

Terapia e trattamento da seguire in caso di contagio

Al momento non esiste alcuna terapia, né vaccino in grado di proteggere dal virus. 

Come accennato, nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono spontaneamente dopo qualche giorno o qualche settimana. 

Nei casi più gravi è invece necessario il ricovero ospedaliero, dove i trattamenti somministrati comprendono fluidi intravenosi e respirazione assistita.

La prevenzione è tutto: qualche consiglio prezioso

L’unica arma di difesa contro il virus consiste nella prevenzione. Dovremmo stare lontani dalle aree a rischio, proteggerci dalle punture ed evitare la proliferazione delle zanzare.

A seguire qualche piccolo accorgimento utile:

  • Usare repellenti e indossare pantaloni e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, sopratutto di sera o all’alba;
  • Piazzare delle zanzariere alle finestre e diffusori di insetticidi ad uso domestico;
  • Svuotare frequentemente vasi e contenitori con acqua stagnante;
  • Stesso discorso per le ciotole degli animali domestici. Vanno cambiate spesso;
  • Posizionare in verticale le piscine gonfiabili quando non sono utilizzate.

Fonti