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martedì, Settembre 27, 2022

Credito d’imposta, la soluzione per le bonifiche amianto

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L’ipotesi del credito d’imposta per le bonifiche amianto resta la migliore secondo l’Ona per risolvere il problema.

Per tantissimi italiani è il momento delle agognate vacanze. Ferragosto è appena trascorso e settembre sembra lontano. Il sole, inoltre, ad eccezione di qualche sporadico temporale estivo, continua a splendere sulla Penisola, con temperature che anche nei prossimi giorni toccheranno picchi massimi.

Insomma, tutto sembra poter essere rinviato, ma l’amianto non va in ferie. Un milione di siti e micrositi contaminati continuano a inquinare il nostro territorio. Per non parlare degli abbandoni estivi di materiali in asbesto, anche in mete rinomate come San Felice Circeo, sul lungomare pontino.

Qui nei giorni scorsi qualche “furbetto” ha lasciato sul ciglio della strada un caminetto che dà tutta l’impressione di essere proprio in amianto. Chi lo ha segnalato all’Ona notiziario ha anche avvisato chi di dovere, ma il problema è più vasto.

Credito d’imposta, appello dell’Ona alle forze politiche

Si tratta di un fenomeno nazionale che va risolto con un’iniziativa che coinvolga appunto tutto il Paese. Per questo l’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, anche ad agosto lancia un appello a tutte le forze politiche. Il momento è propizio, in piena campagna elettorale e l’avvocato ci tiene a sapere chi si impegnerà, una volta eletto, a mettere mano al problema.

Lo strumento da attuare è già stato pensato, proprio dall’Ona, quello del credito d’imposta. Una soluzione che permetterebbe a tante aziende di smaltire l’amianto senza troppo preoccuparsi della spesa, che è sempre molto elevata. In questo modo potrebbero ottenere uno sconto sui tributi da pagare a fine anno. Ne beneficerebbe tutta la comunità.

Credito d’imposta previsto nel disegno di legge

L’idea è già stata inserita nella proposta di legge: “Modifiche alla legge 27 marzo 1992, n. 257 contenente norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”, presentata il 7 novembre 2017.

La questione amianto non può essere dimenticata, anche con la crisi economica in corso e un conflitto in Europa. Anzi, permettere ai privati e alle aziende di rimuovere l’asbesto non contribuirebbe soltanto alla tutela dell’ambiente e conseguentemente della salute di tutti i cittadini, ma anche a tante ditte specializzate in questa attività di lavorare.

Certo il governo dovrebbe impegnarsi anche per realizzare discariche adeguate al rifiuto pericoloso: ce ne sono infatti troppo poche. Però questo step potrebbe arrivare di conseguenza.

I danni alla salute causati dall’amianto

L’Osservatorio nazionale amianto continua il suo lavoro di sensibilizzazione, perché la richiesta di un intervento da parte dello Stato parta dal basso. L’amianto è un minerale cancerogeno subdolo, è perfetto per tantissimi utilizzi, ma rilascia le fibre killer che possono uccidere anche 40 o 50 anni dopo l’esposizione.

La più grave malattia che causano è il mesotelioma, che deriva soltanto dall’asbesto. È alla base, però, di tutta una serie di malattie, dall’asbestosi a vari tipi di cancro, come quello al polmone, che hanno decimato gli operai che ne sono stati a contatto.

Il minerale killer è stato messo al bando in Italia con la Legge 257 del 1992, ormai superata, che non ha obbligato alla bonifica né le aziende che con l’amianto si sono arricchite, né i privati che continuano a tenerlo all’interno delle proprie abitazioni.

L’Ona per aiutare le bonifiche ha realizzato anche una App amianto, per contribuire alla mappatura dei siti contaminati. È necessario, però, un intervento più strutturato e fondi a disposizione. Tardare ancora significa aumentare il numero delle vittime di amianto, come confermano i dati del VII Rapporto ReNaM dell’INAIL e quelli pubblicati dall’avvocato Ezio Bonanni nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

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