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Batterie al “granchio”: economiche e salutari per l’ambiente

batterie
granchio arancione

Uno studio ha scoperto che uno dei componenti del guscio di granchi e dei crostacei in generale, potrebbe rivoluzionare il mercato delle batterie.

Batterie al crostaceo: la scienza non ha “preso un granchio”

Le batterie alimentano praticamente ogni oggetto della nostra vita. Esse tuttavia sono difficili da riciclare e componenti, come il litio, sono costosi. 

A tentare di risolvere sia la questione ambientale, sia quella relativa ai costi, i ricercatori del Center for Materials Innovation dell’Università del Maryland negli Stati Uniti.

Gli scienziati hanno sviluppato un prototipo di batteria che deriva da un elettrolita trovato nei gusci di granchio.

La chitina utilizzata come elettrolita

La corazza di crostacei come il granchio, gamberetti e aragoste, contiene chitina, un biopolimero che ne rafforza l’esoscheletro, presente anche nel gladio del calamaro (le sue penne), nel guscio di alcuni insetti e nella struttura dei funghi. Questo ingrediente benefico, è ampiamente diffuso in natura ed è spesso presente nei rifiuti alimentari dei ristoranti e in altri sottoprodotti.

Dalla deacetilazione della chitina si ottiene il chitosano, un carboidrato utilizzato per produrre integratori dimagranti e non solo.

Nell’ingegneria biomedica, le sue applicazioni includono farmaci antinfiammatori e medicazioni per le ferite.

Ebbene, immergendo il chitosano in una soluzione acquosa di acido acetico, esso si trasforma in un gel, che miscelato con zinco, può essere utilizzato come elettrolita per batterie ricaricabili.

Primo passo: come funzionano le batterie tradizionali 

Una batteria tradizionale è composta da: un anodo, un catodo e uno strato elettrolitico che li collega.

Quando una batteria si scarica, avviene una“reazione di ossidazione”. 

Durante tale processo chimico, gli ioni caricati vengono rilasciati dall’anodo – il terminale negativo della batteria, spesso fatto di zinco – attraverso l’elettrolita al catodo, o terminale positivo. 

Ciò avviene in contemporanea a un flusso continuo di elettroni.

Questi viaggiano attraverso un circuito costituito dagli elettrodi della batteria (fatti da due diversi metalli conduttivi), dal suo elettrolita chimico (un gel o un materiale simile a un liquido contenente particelle cariche chiamate ioni) raggiungendo qualsiasi apparecchio o dispositivo cui la batteria è collegata.

Lunga durata e biodegradabili in cinque mesi 

I vantaggi del nuovo prototipo?

  1. Batterie di lunga durata per lo stoccaggio di energia. Dagli studi è emerso che che con questo tipo di elettrolita misto, la batteria ha un’efficienza energetica del 99,7% dopo 1.000 cicli di carica-scarica della stessa. In pratica la durata delle batterie al “granchio” è di circa 400 ore!  Un bel miglioramento rispetto all’efficienza del 70-75 percento solitamente considerata eccezionale per le tradizionali batterie allo zinco.

2) Fattore ambientale: il degrado delle batterie convenzionali, composte da ioni di litio, separatori di polipropilene, policarbonato e altri materiali, può richiedere centinaia o addirittura migliaia di anni. Questi composti sono spesso infiammabili e corrosivi, si surriscaldano e possono persino esplodere. Al termine del ciclo vitale, finiscono in discariche e nei siti di riciclaggio, causando ingenti danni ambientali.

Diversamente, uno strato di elettrolita di chitosano può essere quasi interamente scomposto dai microbi in soli cinque mesi

Gli unici componenti che non si possono distruggere sono gli scarti di zinco, che tuttavia possono essere riciclati. 

Altri vantaggi delle batterie a base di crostacei

Purché non siano realizzate con gusci di aragosta, il loro costo di produzione è molto inferiore a quello delle batterie agli ioni di litio. 

In effetti, il chitosano «si può ottenere semplicemente dai rifiuti di pesce scartati sulla nostra tavola» – afferma Liangbing Hu, il direttore del Centro di ricerca della Mylance University, leader del progetto.

Lo studio è stato pubblicato sul Journal Matter in in un articolo intitolato “Un elettrolita chitosano-zinc sostenibile per batterie zinco-metallo ad alta velocità”.

Uno studio precedentemente sperimentato 

I ricercatori del Maryland e di Houston non sono stati i primi a pensare di trasformare il chitosano in batterie. Lo stesso esperimento era già stato condotto in Cina, in Italia, in Malesia e nel Kurdistan iracheno. 

Come accennato, gli autori del nuovo lavoro tuttavia hanno aggiunto ioni di zinco a quella struttura del chitosano. Cosa che l’ha rafforzata notevolmente. In combinazione con le estremità di zinco, l’aggiunta ha anche aumentato l’efficacia della batteria.

Riguardo al design «In futuro, spero che tutti i componenti delle batterie siano biodegradabili» ha dichiarato Liangbing Hu. «Non solo il materiale stesso, ma anche il processo di fabbricazione dei biomateriali».

E anche se questo design è stato fatto per le batterie sperimentali di zinco, Hu crede che si possa estendere ad altri tipi di batterie, compresa quella del telefono.

Un’ottima notizia per l’ambiente, la cui tutela rientra nella battaglia giornaliera dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto.

Fonti 

Journal Matter: “Un elettrolita chitosano-zinc sostenibile per batterie zinco-metallo ad alta velocità”.

Amianto a scuola, rimozione in 111 istituti della Città metropolitana

amianto a scuola
studiosi che scrivono

Amianto a scuola, 111 edifici della Città metropolitana saranno liberati. Con un investimento di 10 milioni di euro, infatti, l’amministrazione provvederà a rimuovere e smaltire il minerale dagli istituti superiori del territorio.

I fondi sono regionali e arrivano dal Fondo di Sviluppo e Coesione 2014-2020. Il Piano di rimozione dell’amianto riguarderà 48 scuole del quadrante nord del territorio metropolitano, 41 del quadrante sud e 22 del quadrante est. Sono 77, invece, le strutture collocate nel territorio comunale di Roma.

 “Un programma di interventi – ha detto il sindaco Roberto Gualtieri – per garantire sicurezza a studenti, insegnanti e operatori. Un progetto strutturale e risolutivo, e non più emergenziale, con la rimozione totale di tutto l’amianto presente nelle scuole, per proteggere la salute delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi”.

Scuole libere dall’amianto, i lavori entro il 2023

Dopo un’accurata attività di ricognizione a cura degli uffici del Dipartimento Politiche educative, edilizia scolastica e formazione professionale, si sta adesso lavorando per affidare gli interventi contro l’amianto a scuola entro la fine dell’anno e aprire i cantieri nel primo trimestre del 2023. Lo strumento è quello dell’Accordo Quadro, già utilizzato più volte nell’ambito della gestione del patrimonio scolastico come con i progetti finanziati dal Pnrr, perché garantisce maggiore rapidità ed efficacia lungo il percorso di aggiudicazione degli appalti.

Tutti gli interventi di rimozione dell’amianto dovranno essere integrati con la natura degli edifici, talvolta anche di importante valore storico, e risultare migliorativi della loro condizione complessiva, ricorrendo alle diverse tipologie di bonifica previste dalla normativa vigente.

L’amianto è ancora presente in 2400 scuole d’Italia

L’amianto nelle scuole è ancora un problema che interessa tantissimi studenti e operatori. Alcuni commenti al post di Gualtieri su Facebook fanno pensare che la popolazione non abbia ancora piena consapevolezza della questione.

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto denuncia dal 2012 come ci siano ancora 352mila studenti e 50mila insegnati a rischio in tutta Italia. Si tratta di quelli che frequentano gli edifici costruiti prima del 1992, vale a dire prima della messa al bando dell’asbesto, che non sono stati ancora bonificati.

“Dobbiamo prendere atto che il sindaco Gualtieri finalmente recepisce le sollecitazioni dell’ONA – ha commentato il presidente, l’avvocato Ezio Bonanni – ribadite nel recente convegno che si è svolto presso l’aula Laudato Si’ del Campidoglio. “Amianto, ambiente, salute: per Roma Capitale d’Europa” era il titolo dell’evento.

Il nostro impegno però – ha aggiunto – non finisce qui, poiché molte delle scuole che hanno amianto non sono state ancora censite. Quindi il nostro impegno deve proseguire, in pieno accordo con tutte le istituzioni ai vari livelli, compresa la Regione e lo Stato Centrale”.

Amianto a scuola, gli immobili interessati dai lavori

Tra gli edifici ci sono gli istituti superiori Montale in via di Bravetta (1 milione di euro), Tacito di via Vinci in zona Trionfale (960mila euro), Archimede-Pacinotti di via Montaione in zona Val Melaina (780mila euro). Così come “Via Domizia Lucilla” in via Cesare Lombroso al Trionfale (680mila euro), l’Istituto Superiore in Piazza della Resistenza a Monterotondo (540mila euro). E ancora “Federico Caffè” in via Fonteiana (500mila euro), e “J.F. Kennedy” in via Nicola Fabrizi (500mila euro).

Nella lista anche l’Istituto Superiore in via Sarandi al Tufello (460mila euro). La succursale in via del Tufo dell’Istituto Superiore “Von Neumann” in zona Monti Tiburtini (320mila euro). Il “Lucrezio Caro” in via Venezuela (330mila euro), e il “Louis Pasteur” di via Barellai in zona Trionfale (300mila euro). E poi il Tasso-Righi in via Sicilia e in via Campania (260mila euro). E la succursale del Liceo Scientifico Galileo Galilei a Santa Marinella (205mila euro).

La siccità prosciuga l’ultima laguna del parco di Donana in Spagna

laguna, pellicani
laguna, pellicani

Il cambiamento climatico sta colpendo il nostro Pianeta con conseguenze che tra poco potrebbero essere irreversibili. In Europa anche gli eventi estremi, la siccità e altre conseguenza della crisi climatica si fanno sentire. L’ennesima situazione critica è stata denunciata dai ricercatori della Stazione Biologica di Donana, l’ultima laguna permanente del parco nazionale omonimo, Patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

Spagna, prosciugata la laguna di Santa Olalla

Qualche giorno fa è accaduto quello che gli esperti avevano previsto già lo scorso anno: la laguna di Santa Olalla è rimasta senza acqua.

Un danno inestimabile, perché in questo specchio d’acqua, quando gli altri si asciugavano, venivano a sostare gli uccelli migratori in viaggio verso sud. Quest’anno, invece, venendo a mancare l’acqua, gli esemplari sempre presenti non si sono fermati.

Un uccello acquatico nel parco di Donana

Ad incidere sul prosciugamento potrebbero essere state anche le attività agricole intensive nelle zone circostanti. Molti le indicano come una delle cause dei problemi dell’area protetta. Sicuramente, però, la siccità di quest’anno, la peggiore degli ultimi 500 anni, ha la maggiore responsabilità.

Già lo scorso anno uno dei ricercatori della Stazione biologica spagnola, Fabrizio Sergio, intervistato da Euronews, temeva che l’effetto negativo del cambiamento climatico potesse essere rappresentato dalla siccità.

Una previsione che si è avverata: quest’anno non si vedranno gli Ibis Falcinelle, uccelli acquatici, o i nibbio bruno. Così come gli aquiloni che amavano nidificare e cacciare tra gli alberi che circondano la palude.

La laguna completamente prosciugata

 “Il cambiamento del clima – concluse Sergio – potrebbe avere molta influenza su molti animali e potrebbe anche creare le condizioni per l’estinzione di alcune di queste specie”.

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto anche per questo continua la sua battaglia per liberare il territorio da agenti inquinanti e a sensibilizzare sull’importanza di tutelare l’ambiente e la biodiversità. L’estinzione di specie animali può provocare danni irreparabili negli ecosistemi.

Ambiente e salute sono strettamente collegati ed è importante lavorare per fermare il cambiamento climatico. Così come chiedono gli scienziati e gli attivisti.

Niente alcol in gravidanza, danni irreparabili sul bambino

alcol
neonato che dorme

L’alcol può causare gravi danni al feto. È questo il messaggio che vuole far arrivare la Giornata mondiale della sindrome feto-alcolica che ogni anno cade il 9 settembre.

È stata istituita per sensibilizzare su una questione di vitale importanza, spesso ignorata anche per motivi culturali. Invece i primi 1000 giorni di vita, dal concepimento ai due anni del bambino, sono fondamentali per il suo sviluppo fisico e psichico.

“Gli interventi preventivi, protettivi o curativi realizzati con tempestività in questa primissima fase – spiegano dal ministero della Salute – determinano risultati di salute positivi importanti non soltanto per il bambino e l’adulto che sarà, ma anche per i genitori, la collettività e le generazioni future”.

La sindrome feto-alcolica è una disabilità permanente che si manifesta nel feto che durante la gravidanza è stato esposto all’alcol consumato dalla madre.

Alcol, danni al sistema nervoso centrale del feto

Le bevande alcoliche possono causare danni sul sistema nervoso centrale, la più grave delle conseguenze. Questi comportano segni e sintomi di disabilità e che includono disturbi comportamentali, di attenzione, cognitivi, delle funzioni esecutive e di memoria.

Anche da adulti questi pazienti possono avere deficit di pensiero astratto, di organizzazione, di pianificazione, di apprendimento. Così come nel ricordare sequenze di eventi, nel collegare relazioni di causa-effetto, deficit di linguaggio espressivo e ricettivo. E ancora problemi nelle abilità sociali e di consapevolezza e regolazione dei comportamenti e delle emozioni. Gli esperti hanno stilato un elenco che comprende più di 400 condizioni associate e che comportano disabilità più o meno gravi che accompagnano i pazienti per tutta la vita.

Altri disturbi causati dall’alcol

Oltre alla Fas ci sono tutta una serie di anomalie strutturali e disturbi dello sviluppo neurologico che possono verificarsi a causa dell’alcol assunto dalla madre in gravidanza e durante l’allattamento. Disordini che vengono ricompresi nel termine Fasd (Fetal alcohol spectrum disorder).

La Fas si può evitare completamente

La notizia rassicurante è che la Fas si può prevenire al 100%, se le donne in gravidanza e le neo mamme rinuncino all’alcol. Molte future mamme, invece, credono che il consumo di vino, birra, liquori, aperitivi alcolici o superalcolici, in maniera saltuaria e moderata, non comporti problemi per il feto.

L’Alleanza europea per la sindrome feto-alcolica raccomanda “zero alcol” in gravidanza, e nei momenti appena precedenti ad essa, quando si desidera avere un figlio, e anche se si è ad alto rischio di gravidanza non pianificata.

L’urlo dei ghiacciai alpini, Legambiente: rischiano la scomparsa

ghiacciai alpini
attivisti sui ghiacciai con striscione su cambiamento climatico

“Abbiamo conosciuto i ghiacciai (alpini, ndr) da vicino, ne abbiamo osservato la sofferenza e ascoltato il loro urlo. Grido che dobbiamo raccogliere noi, in quanto cittadini, adottando stili di vita più sobri e sostenibili ma soprattutto i decisori politici, perché il tempo del cambiamento è adesso o mai più”.

Carovana dei ghiacciai (alpini) 2022

La nuova denuncia contro il cambiamento climatico arriva da Legambiente e da chi ha partecipato alla Carovana dei ghiacciai 2022 con la partnership scientifica del Comitato glaciologico italiano (Cgi). Ne sono stati monitorati 10 e quasi tutti, spiegano dall’associazione ambientalista, rischiano di scomparire. Su tutti è stata registrata una crescente perdita di superficie e spessore.

I risultati, dicono, possono essere estesi a tutti i ghiacciai alpini. La causa è la crisi climatica e il messaggio è sempre lo stesso: bisogna agire ora per tutelare l’ambiente che ci circonda.

“Durante questo ‘pellegrinaggio’ attraverso le Alpi – ha detto Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente – abbiamo incontrato persone, visitato luoghi straordinari, dedicato arte e musica ai ghiacciai, riscoprendo un contatto più profondo con la natura. Inimmaginabile quanto tutto sia cambiato in soli due anni, ritornando sui ghiacciai monitorati dalla prima edizione della Carovana”. 

Necessario ridure utilizzo fonti fossili

Un’analisi sulla necessità che la politica agisca in fretta è del direttore nazionale Legambiente, Giorgio Zampetti, a pochi giorni dalle elezioni: “I dati raccolti richiedono in maniera inequivocabile un cambio di rotta immediato. Il Paese smetta di inseguire l’emergenza. Occorre accelerare piuttosto nelle politiche di mitigazione, riducendo drasticamente l’utilizzo di fonti fossili, e attuare un concreto piano di adattamento al cambiamento climatico.

Ancora oggi però le risposte sono troppo frammentate se non addirittura sbagliate. Allontanandoci sempre di più dall’obiettivo di arrivare a emissioni nette pari a zero nel 2040, per rispettare l’Accordo di Parigi”.

Ghaicciai alpini, tutte le tappe della Carovana

Durante le cinque tappe dell’iniziativa sono stati monitorati i ghiacciai del Monte Bianco del Miage e Pré de Bar (Valle D’Aosta). Quelli del Monte Rosa di Indren (Piemonte) e il ghiacciaio dei Forni (Lombardia). Il ghiacciaio della Marmolada (Veneto –Trentino) e quello del Montasio (Friuli-Venezia Giulia).

“Quello che abbiamo osservato e i dati che abbiamo raccolto durante questo viaggio per monitorare lo stato di salute del nostro arco alpino – ha concluso Marco Giardino, vicepresidente del Comitato Glaciologico Italiano e Università di Torino – è molto preoccupante, non solo dal punto di vista scientifico.

Abbiamo messo i piedi sui ghiacciai, osservando i crepacci che aumentano, le fronti che arretrano, il loro ingrigimento. I crescenti rivoli d’acqua di fusione che scorrono sulla loro superficie.

Abbiamo confrontato queste evidenze con fotografie e carte storiche. Ne abbiamo ricavato dati quantitativi indispensabili per interpretare gli effetti locali del riscaldamento climatico. E comprendere quali scenari futuri si attendono per l’ambiente d’alta quota e quali saranno le conseguenze sul paesaggio e sulle risorse del nostro paese”.