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La transizione ecologica che ci serve, le proposte di Legambiente

transizione ecologica
mulini a vento e paesaggio mozzafiato

C’è anche l’annosa questione amianto nelle proposte che Legambiente fornisce ai candidati alle prossime elezioni politiche per una reale transizione ecologica. L’associazione ambientalista lamenta la mancanza di un dibattito sul tema in questa campagna elettorale e fornisce tante proposte concrete.

Sull’amianto indica la necessità delle bonifiche di Siti di interesse nazionale (Sin), ma anche degli edifici (tra cui scuole ed ospedali), e discariche destinate per ogni provincia.

L’emergenza climatica fuori dalla campagna elettorale

“Nei mesi scorsi l’emergenza climatica è stata al centro del dibattito nazionale – si legge nel dossier: “La transizione ecologica che serve all’Italia” – in diverse occasioni, a volte drammatiche. È stato così per la siccità del fiume Po e in tutta la pianura Padana, per la tragedia causata dallo scioglimento del ghiacciaio della Marmolada, per le ripetute ondate di calore e le temperature medie della scorsa estate più alte rispetto a quelle dei decenni precedenti. Ma non è stata fino ad oggi oggetto della campagna elettorale”.

Una questione, mai come ora, decisiva per il futuro dell’umanità non ha attraversato come meriterebbe il dibattito preelettorale.

Si è parlato molto dell’emergenza bollette. Delle misure da adottare per andare incontro ad una possibile chiusura del gasdotto con cui l’Europa e l’Italia importano il gas dalla Russia. Dei rigassificatori galleggianti da localizzare nei porti di Piombino e di Ravenna e addirittura del costosissimo ritorno al nucleare, “sulla cui pericolosità parla la storia passata di questa tecnologia ma anche quella contemporanea, come dimostra la drammatica situazione del conflitto intorno alla centrale ucraina di Zaporizhzhia”.

Non si è posto l’accento, però, sui rischi evidenti che gravano sull’economia italiana in uno scenario di cambiamenti climatici e temperature medie crescenti. Queste minacceranno anche le attività produttive del Paese come, per esempio nelle produzioni agroalimentari.

Transizione ecologiche, le 100 proposte di Legambiente

Così Legambiente è intervenuta con le sue proposte: 100 in totale. I prossimi anni saranno fondamentali. La prossima legislatura dovrà rafforzare le politiche utili al raggiungimento degli obiettivi europei al 2030 (a partire da quelli sulla riduzione delle emissioni di gas climalteranti) e per rispettare gli impegni presi con l’Europa con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) da concretizzare entro la fine del 2026.

Le proposte sono divise in 20 ambiti climatici. Tra questi politiche climatiche, economia circolare,mobilità e agroecologia, Ma anche lotta all’inquinamento delle acque allo smog, aree protette, tutela della biodiversità. E ancora riconversione industriale e turismo, politiche sulle città ai piccoli comuni. Come pure lotta all’illegalità, rigenerazione urbana e ricostruzione post terremoto.

Tra le proposte la bonifica dei siti contaminati dall’amianto

Quello che più apprezza l’Ona – Osservatorio nazionale amianto è l’inserimento, tra le proposte, della bonifica dei siti inquinati. In più punti del Rapporto Legambiente fa riferimento all’amianto.

L’Italia in effetti, come ha più volte denunciato il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, è in forte ritardo con la rimozione del materiale dai siti industriali dismessi e non e da tutti i luoghi contaminati.

“Anche nel Pnrr – ha detto Bonanni – fondi per la rimozione amianto sono stati destinati soltanto per le coperture delle aziende agricole e dire che sia insufficiente è un eufemismo”.

L’asbesto causa diverse malattie, come si può leggere ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“, tra cui il mesotelioma (circa 7mila l’anno). Essendo quest’ultima una patologia sentinella l’Inail ne registra i casi dal 1993 (VII Rapporto ReNaM).

Transizione ecologica, l’appello a Governo e Parlamento

Per questo Legambiente lancia un appello a Governo e Parlamento perché intervengano subito contro la crisi climatica e invita tutti i cittadini a sottoscriverlo.

Il dossier è stato presentato il 15 settembre a Roma, in un convegno che ha visto la partecipazione di rappresentanti dei principali partiti, del mondo dei consorzi e delle imprese. C’erano anche le principali associazioni ambientaliste e del Forum Terzo settore.

Nei prossimi giorni le proposte saranno presentate in 15 regioni italiane. Gli incontri pubblici si terranno il 16 settembre a Lamezia Terme (CZ), Pescara e Udine. Sabato 17 settembre a Milano. Lunedì 19 settembre  a Cagliari, Campobasso, Napoli, Perugia e Torino. E ancora martedì 20 settembre a Bari e Potenza. Infine, mercoledì 21 settembre ad Ancona, Sesto Fiorentino (FI), Roma e Venezia.

Sedazione palliativa: scegliere di dare “dignità” alla morte

sedazione palliativa
donna su ul letto di ospedale

La sedazione palliativa può migliorare la “qualità della morte” nei pazienti terminali. Tuttavia ancora rappresenta un tabù.

Sedazione palliativa: una conferenza ne spiega i vantaggi

Si ricorre alla sedazione palliativa quando, nonostante i migliori sforzi, risulta impossibile salvare una vita umana, migliorare la sua salute.

Essa serve a migliorare il benessere del paziente e ad accompagnarlo in maniera “dolce” durante l’ultimo viaggio, alleviandone i sintomi più refrattari, come dispnea, dolore e delirio agitato.

Si è parlato del delicatissimo tema nel corso di una conferenza dal titolo “Sedazione palliativa: verso una nuova qualità della morte”. 

Tenutasi a Parigi nei giorni scorsi, la conferenza è stata organizzata da ESMO, (Società Europea di Oncologia Medica) una tra le principali organizzazioni professionali per l’oncologia medica.

Secondo Nathan Cherny, direttore delle Cure Palliative, Shaare Zadek Medical Center di Gerusalemme (Israele), il possibile ricorso alle cure palliative è qualcosa di cui ogni oncologo dovrebbe essere consapevole. Purtroppo ci sono molti ostacoli da superare.

La sedazione è ancora un tabù difficile da scardinare 

Ad oggi, l’assistenza di fine vita implica sfide etiche e cliniche non indifferenti.

La religione guarda con diffidenza questa pratica. Essa infatti lascia all’uomo la facoltà di porre fine alla propria esistenza, quasi volesse sostituirsi alla volontà divina.

Altre resistenze provengono spesso dai familiari stessi dei malati, incapaci di metabolizzare la scelta di questa “autonoma soluzione finale”. 

Per superarle, la comunicazione con i pazienti e con i membri delle loro famiglie è di fondamentale importanza.

«Gli oncologi hanno la responsabilità di fornire assistenza dalla diagnosi per tutta la malattia e questo include l’uso di un trattamento antitumorale appropriato, ma anche il controllo dei sintomi e il supporto psicosociale».

Queste le parole pronunciate dal dott. Chernyaprendo la sessione ESMO 2022 sull’argomento. «Quando possibile, i pazienti preferiscono una continuità di cura, soprattutto nella parte finale della loro vita». «In ogni caso»-ha poi aggiunto- «è importante che tutti sentano che stiamo facendo del nostro meglio per non danneggiare il paziente».

Come superare le questioni cliniche ed etiche

Dal punto di vista medico, la sedazione rappresenta una risposta proporzionata ed efficace alla sofferenza incontrollata al termine della vita. Pertanto, il ricorso ad essa deve essere giustificato e proporzionale alla gravità dell’indicazione clinica.

Oggi la sedazione è citata nelle linee guida mediche e deve necessariamente essere supportata dall’autonomia e dall’autodeterminazione del paziente.

Sarà proprio lui a firmarla, richiedendo anche il consenso informato, esattamente come accade per altre indicazioni convincenti ad alto rischio, ad esempio qualche intervento chirurgico radicale.

Riguardo agli aspetti etici, le nuove direttive dovranno aiutare i medici, i pazienti e le loro famiglie ad affrontare l’inizio delle cure palliative.

Ad ogni modo, alcuni aspetti della gestione, come la necessità di idratazione nei pazienti sottoposti a sedazione e l’uso della stessa nella gestione della sofferenza psicologica e spirituale, rimangono tuttora controversi.

Non bisogna confonderla con l’eutanasia 

La sedazione palliativa consiste nella somministrazione di farmaci sedativi, in ​​un ambiente controllato. Essi inducono uno stato di consapevolezza ridotta o assente, in cui il paziente perde la capacità di interagire, funzionare e, in alcuni casi, vivere.

«È importante sottolineare che lo scopo principale di questa sedazione è alleviare il carico di sofferenze altrimenti intollerabili per i malati terminali, cioè ottimizzare il comfort del paziente», ha precisato Cherny. 

La sedazione viene utilizzata nelle cure palliative in diversi contesti: può essere controllata transitoria, sedazione nella gestione dei sintomi refrattari alla fine della vita, sedazione di emergenza, sedazione di sollievo e sedazione per la sofferenza psicologica o esistenziale refrattaria. 

C’è chi tuttavia confonde la “dolce pratica” con l’eutanasia. «La sedazione palliativa»– prosegue il direttore dello Shaare Zadek Medical Center «si differenzia dall’eutanasia. Quest’ultima prevede degli  interventi attivi che mirano all’interruzione della vita».  «Inoltre, l’obiettivo della cura può cambiare. Al momento della diagnosi, il prolungamento della sopravvivenza dovrebbe essere la priorità assoluta, mentre negli stadi avanzati della malattia di solito, è la qualità della vita l’obiettivo più importante». l’obiettivo della sedazione palliativa è comunque, sempre, quello di controllare il sintomo refrattario fino all’abolizione della coscienza.

Un tempo e un luogo per la sedazione palliativa: ricapitoliamo 

1) Tempistiche. L’indicazione principale per l’utilizzo della sedazione, è la presenza di sintomi refrattari che causano sofferenze talmente intollerabili da non poter essere controllati senza ricorrere ad essa. 

Ovviamente, «è necessaria una valutazione attenta, che coinvolga esperti di cure palliative e utilizzi una valutazione multidisciplinare», ha spiegato l’esperto.

2) Luogo e somministrazione. Attualmente esistono numerosi farmaci per le cure palliative. Questi, possono essere somministrati sia in ambito clinico sia domiciliare. Si opta per la seconda scelta solo se è disponibile un efficace quadro di assistenza domiciliare.

Fonti 

Riferimenti Dichiarazione di non responsabilità

Cherny N. Chair: Boniolo G. Cosa dovrebbe sapere ogni oncologo sulla sedazione palliativa?  Sfida il tuo esperto sessione.  Presentato all’ESMO Annual Meeting 2022 (Parigi, Francia).

Camminata veloce riduce il rischio di cancro e altre malattie

camminata
camminata, donna che fa jogging

Come deve essere una camminata per ridurre malattie croniche e far bene a mente e corpo? Alcune recenti ricerche hanno rotto il muro dei 10mila passi quotidiani. Non sarebbe necessario per forza raggiungerli, ma è più importante il ritmo con il quale si va.

Anche la velocità con la quale si cammina è fondamentale per raggiungere gli obiettivi, camminare a passo lento può andar bene soltanto all’inizio, per riattivare la muscolatura dopo un lungo periodo di stop. Dopo, però, è necessario accelerare ed arrivare a 112 passi al minuto. Circa 2 ogni secondo.

Lo ha scoperto uno studio pubblicato sulla rivista Jama Internal Medicine. La ricerca è stata effettuata su ben 78500 persone di età compresa tra i 40 e i 79 anni. Il gruppo di volontari è originario dell’Inghilterra, della Scozia e del Galles. Ognuno di loro ha tenuto al polso per una settimana un contapassi.

Camminata, volontari divisi in 3 gruppi per velocità

I ricercatori hanno quindi diviso i volontari in tre gruppi. Il primo camminava alla velocità di meno di 40 passi al minuto. Il secondo gruppo a più di 40 passi (la camminata intenzionale). Gli altri, invece, i più veloci, avrebbero fatto parte del terzo gruppo.

Ebbene, i risultati a distanza di 7 anni, sono stati sorprendenti. Proprio il terzo gruppo, con circa 80 passi al minuto, hanno mostrato un rischio minore di contrarre il cancro e malattie cardiache.

Questo studio va ad approfondire il risultato di una precedente analisi dello stesso gruppo di ricerca. Secondo questa diversa osservazione è stato dimostrato che fare 10.000 passi al giorno riduce del 50% il rischio di demenza.

Andatura veloce, rischio malattie ridotto ulteriormente

Quando però si cammina a un ritmo veloce di 112 passi al minuto per 30 minuti, la camminata è ancora più efficace, con una riduzione del 62% dello stesso rischio. La scoperta più sorprendente forse per molti è il fatto che i 30 minuti di camminata veloce non devono verificarsi tutti in una volta. Possono essere, invece, distribuiti nell’arco della giornata. “Il nostro punto di vista – hanno spiegato i ricercatori – è che l’intensità dei passi conti anche al di là della quantità”.

Certamente i 10mila passi restano un obiettivo da raggiungere comunque. Abbandonando l’auto quando non è necessaria, per esempio. Perché anche 10 minuti, sommati ad altri 20 di camminata nel corso dell’intera giornata, fanno davvero bene alla salute. E anche l’ambiente ne gioverebbe.

Vomito fossilizzato di un predatore del Giurassico: svelato il mistero

vomito fossilizzato
strada route 66

Trovato nello Utah il vomito fossilizzato di un antico predatore. Contiene ossa di piccoli anfibi e altro. A chi appartiene e perché ha rigurgitato? 

Vomito fossilizzato a base di girini e pezzi di salamandra 

Vomito di predatore. Circa 150 milioni di anni fa in quello che ora è lo Utah, uno strano predatore aveva catturato un girino, una salamandra e dei lissampi. Qualcosa però è andato storto e ha rigurgitato il succulento pranzetto. 

Motivo? Con ogni probabilità, il povero animale si vide costretto a mollare la presa, per sfuggire a un suo diretto predatore. 

In effetti, gli animali, compresi i pesci, vomitano spesso il loro pasto recente quando si sentono minacciati.

Un team di paleontologi dello Utah Geological Survey (UGS) ha indagato sul vomito fossilizzato e ne ha svelato i misteri. 

Come si è arrivati a dedurre che si trattava di vomito? 

Inizialmente, la squadra non aveva realizzato di essersi imbattuta nei resti di un “vomito preistorico”. Gli scienziati pensavano di aver scoperto le ossa di una delle tante creature che popolavano il sito.

Guardando più da vicino, si resero conto che contenevano frammenti mischiati di diversi animali, tra cui vertebre, che misuravano non più di un centimetro quadrato. 

Analizzando meglio, dedussero che non si trattava nemmeno di coproliti (cacca fossilizzata), per il fatto che il rigurgito non era completamente digerito.

Fu in quel momento che realizzarono di aver scoperto qualcosa di diverso.

«Gli aspetti di questo nuovo fossile, relativi alla disposizione e alla concentrazione delle ossa nel deposito, al mix di animali e alla chimica delle ossa e della matrice, hanno suggerito che il mucchio di ossa sia stato rigurgitato da un predatore».

A riferirlo, il coautore dello studio John Foster, curatore dello Utah Field House of Natural History State Park Museum.

Lo studio è apparso in versione integrale sulla rivista Palaios, lo scorso 25 agosto.

A chi apparteneva il misterioso vomito fossilizzato del Giurassico? 

La regurgitalite o bromalite di vomito fossilizzato risale al Giurassico tardo, un periodo in cui circolavano dinosauri come il Brachiosaurus jumbo-size e lo Stegosaurus corazzato.

Tuttavia, il vomito non apparterrebbe ad alcuno di essi.

Secondo i paleontologi, a rigurgitare i resti di girino e salamandra furono o un pesce a pinna finta o un mammifero semi-acquatico, animali che popolavano il sito del ritrovamento, insieme ad alcuni piccoli anfibi.

Ad ogni modo, solo ulteriori analisi chimiche potrebbero determinare quali altri animali avrebbero ingerito il predatore e identificare con esattezza gli stessi.

Dei reperti sorprendenti per la Formazione Morrison

«Ciò che ci ha colpito è stata questa piccola concentrazione di ossa di animali in un’area relativamente piccola», ha aggiunto Foster. 

«Normalmente non ci sono resti di animali in questo sito, solo piante, e le ossa che abbiamo trovato non erano sparse [tra la roccia] ma erano concentrate in questo punto. Queste sono le prime ossa che abbiamo mai visto lì».

Jurassic salad bar: alla ricerca del vomito perduto

Il materiale lissamphibiano nel bromalite confermerebbe una probabile presenza di rane e salamandre nella parte meridionale del sito. 

I ricercatori sperano di trovare altri fossili simili all’interno della Formazione Morrison dello Utah. Qui, due anni fa avevano scoperto il parente gigante dell’insetto dell’acqua (Heteroptera, Nepomorpha). 

Il sito, ricco di rocce sedimentarie, è un focolaio di fossili risalenti al tardo Giurassico (da 164 milioni a 145 milioni di anni fa). 

Nella zona si sono individuati fossili di flora ben conservati tra cui ginkgo, felci e conifere, ma anche anfibi e pesci. Per via di tale caratteristica, l’area è soprannominata “Jurassic salad bar”.

«Ora dobbiamo dissezionare attentamente il sito alla ricerca di altre piccole meraviglie tra il fogliame», ha dichiarato Jim Kirkland dello Utah Geological Survey.

Importante indagare sul vomito fossilizzato

Mentre «abbiamo individuato pesci, rane e salamandre nella Formazione Morrison dalla fine del 1800», ciò che rende questo ritrovamento così unico, è che “documenta il pasto di un predatore” e la sua necessità di vomitarlo, riferiscono dallo Utah State Parks.

In aggiunta, «questo fossile ci dà un raro assaggio delle interazioni degli animali negli ecosistemi antichi», prosegue John Foster.  «All’epoca del Giurassico esistevano tre animali che sono ancora presenti. Gli animali interagivano in modi noti anche oggi: – prede mangiate dai predatori e predatori forse inseguiti da altri predatori».

Questo, conclude Foster, «mostra quanto fossero simili alcuni ecosistemi antichi» a quelli odierni che vivono però in un ambiente sempre più martoriato.

Fonti 

PALAIOS (2022) 37 (8): 433-442.

Https://doi.org/10.2110/palo.2021.058

Dose booster per over 60. Oms: “Mai così vicini a fine pandemia”

dose booster
medico con siringa in mano di vaccino covid 19

La dose booster del vaccino anti Covid è raccomandata per gli over 60 e per i fragili, ma anche gli altri possono riceverla. Dopo aver sentito il proprio medico di base o come scelta volontaria.

Qualche giorno fa la Commissione tecnico scientifica dell’Aifa ha dato l’ok ai vaccini modificati contro le varianti Omicron 4 e 5.

Dose booster per over 60 e fragili

L’Agenzia italiana del farmaco ha così di nuovo sottolineato che la fascia di età a maggior rischio di sviluppare malattia grave, è quella degli over 60. Oltre naturalmente a chi ha già precedenti patologie, e ancor di più chi ha malattie legate all’apparato respiratorio.

Tra queste, ricorda l’Ona – Osservatorio nazionale amianto, tramite il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, rientrano i pazienti con mesotelioma, asbestosi, tumore del polmone e ealtre patologie asbesto correlate. Dall’inizio della pandemia da Covid 19 l’Ona ha raccomandato per queste persone una maggiore attenzione.

L’efficacia dei nuovi vaccini anti Covid

L’Aifa non dà indicazioni sul tipo di vaccino da fare perché sembra che per ora non ci siano abbastanza elementi per esprimersi. Tutti i vaccini bivalenti a cui i cittadini possono accedere (ceppo originario BA.1 e BA.4-5), “aumentano la protezione contro diverse varianti e aiutano a mantenere una protezione ottimale contro il Covid-19”.

Verso la fine della pandemia?

“La scorsa settimana, il numero di decessi settimanali per Covid-19 è sceso al minimo da marzo 2020. Non siamo mai stati in una posizione migliore per porre fine alla pandemia. Non ci siamo ancora, ma la fine è a portata di mano”, ha dichiarato il direttore dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

“Non ci siamo ancora – ha aggiunto – ma la fine è a portata di mano”. Dopo due anni e milioni di morti forse c’è la speranza di una possibilità. Nel piccolo si può vedere con i bambini e i ragazzi che tornano a scuola senza mascherina. E con la disposizione che il Covid sarà considerata una normale malattia e non sarà attivata la didattica a distanza. Si torna a scuola quando si sta meglio e si è negativi.

Non bisogna comunque abbassare la guardia. “Non ci si ferma quando si vede il traguardo – ha aggiunto Tedros Adhanom Ghebreyesus – si corre più veloci con tutte le energie che si hanno”. “È il momento peggiore per smettere di correre”.

Long Covid, ne soffrono 17 milioni di persone

Durante la 72esima Sessione dell’Oms Europa in corso a Tel Aviv, qualche girono fa, è stata posta l’attenzione anche sul long Covid e i numeri sono davvero impressionanti. Ne soffrono 17 milioni di persone che sono state contagiate. Questi individui – hanno spiegato – dovranno probabilmente convivere con questi effetti per molti anni.

Il rischio di Long Covid, ha dichiarato Hans Henri P. Kluge, Direttore regionale dell’Oms per l’Europa, “aumenta drammaticamente tra i casi gravi di infezione che necessitano di ricovero, con 1 donna su 3 e 1 maschio su 5 che possono sviluppare la malattia a lungo”.

“Milioni di persone nella nostra regione, a cavallo tra Europa e Asia centrale, soffrono di sintomi debilitanti molti mesi dopo la loro iniziale infezione da covid. Non possono continuare a soffrire in silenzio. Servono soluzioni basate su ricerche e prove”.