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venerdì, Giugno 14, 2024

Processo Eternit bis Novara, è il momento dei consulenti

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Si è tenuta il 16 gennaio scorso la nuova udienza del processo Eternit bis di Novara. E’ stato il momento dei consulenti. Unico imputato è Stephan Schmidheiny, accusato della morte per amianto di 392 persone. Di queste 62 dipendenti della fabbrica amianto Casale Monferrato e 330 residenti delle zone limitrofe. Le vittime sono quasi tutte morte a causa di mesotelioma per l’esposizione a inquinamento da amianto ambientale.

I consulenti hanno spiegato latenza e dose cumulativa

Davanti alla Corte d’Assise di Novara sono stati chiamati nuovamente a testimoniare alcuni consulenti tecnici della difesa. I pubblici ministeri Corrado Magnani e Dario Mirabelli hanno posto domande sempre relative al periodo di latenza del mesotelioma o delle altre neoplasie rispetto al momento dell’esposizione e di dose cumulativa.

Quello che si cerca di stabilire è se ci sia, come ha spiegato il quotidiano Il Piccolo, una responsabilità dell’imprenditore svizzero per i decessi di lavoratori e residenti vicino la fabbrica Eternit. Per questo è necessario dimostrare, senza ombra di dubbio essendo un procedimento penale, che l’esposizione all’asbesto successiva al 1976, quando l’imputato è diventato Ceo di Eternit, abbia influito sulla natura dei mesoteliomi.

I pm hanno spiegato che almeno dal punto di vista del carico polmonare di fibre, l’interruzione dell’esposizione dopo 20 anni, che invece sono poi diventati 30, avrebbe avuto un effetto.

Uno dei consulenti ha però aggiunto che si parla nello specifico di avanzamento del tasso, che si tratta di una valutazione probabilistica. Non si riesce a capire con i dati alla mano se ci sia stata “anticipazione nei casi reali o solo un aumento di incidenza”.

Fondamentale il concetto di dose dipendenza

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, hanno però da sempre sostenuto, sulla base di studi scientifici, che è ormai assodato che il prolungamento dell’esposizione all’amianto aumenti il rischio di contrarre il mesotelioma, come anche altre patologie asbesto correlate. Non solo, maggiore è l’esposizione alle fibre killer, più la patologia anticipa la sua manifestazione. Gli studi scientifici sono stati raccolti dall’avvocato Bonanni ne: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022”.

Certamente non è possibile dimostrare in ogni singolo caso come il mesotelioma si sia sviluppato in ogni persona, perché questo dipende anche dalla risposta del singolo fisico alla malattia. È certo, d’altra parte, che fosse scientificamente provata, già nel 1976, la pericolosità dell’amianto, la sua cancerogenicità.

Invece l’azienda ha continuato ad utilizzare il minerale senza informare i lavoratori dei rischi, senza fornire loro mascherine. Così come senza prevedere l’aerazione dei locali. Tutto questo in violazione delle norme sulla sicurezza sul luogo di lavoro e non solo. È dovere del datore di lavoro garantire la sicurezza dei suoi dipendenti. E utilizzare tutte le possibili precauzioni per eliminare, o almeno ridurre, i rischi della lavorazione.

Le motivazioni della sentenza Marina bis

In aiuto arrivano le motivazioni della sentenza Marina Bis, della Corte di Appello di Venezia, che statuiscono che “se il mesotelioma fosse veramente dose indipendente, la curva storica della sua incidenza sarebbe stata pressocché piatta. Invece la stessa si è impennata proprio in funzione del progressivo utilizzo dell’amianto nei diversi comparti produttivi“. Vuol dire che i casi di mesotelioma sono di molto più alti dove le persone vengono sottoposte a una lunga esposizione. I rischi amianto aumentano in questo caso esponenzialmente.

L’Ona continua la sua battaglia per le vittime dell’amianto e per migliorare la mappatura dei siti contaminati ha realizzato anche una App. Qui i cittadini possono segnalare le aree o edifici con materiali in amianto.

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