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mercoledì, Maggio 29, 2024

Quirinale in musica: Concerto per il giorno del Ricordo

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Al Quirinale, un vibrante concerto per il giorno del Ricordo, in memoria delle vittime delle foibe, manda in estasi la platea. In scena, i “Cameristi” dell’OSN Rai

Quirinale: il potere della musica 

Quirinale – Domenica 12 febbraio. I “Cameristi”dell’OSN Rai, in diretta su Radio Rai 3, ci trasportano, come lampo di luce, in una dimensione estatica, fuori dal tempo e dallo spazio. Perduti tra le note, la commozione si taglia con il coltello. Impossibile non emozionarsi ascoltando le note vibranti, la fluidità e la dolcezza esecutiva, spezzata a tratti, da ritmi carichi di pathos, dalle tinte più violente e funeste. 

Un momento di meditazione e riflessione di altissima qualità.

Al Quirinale per ricordare 

Sul filo delle note, la voce narrante ci rimanda al tema del Concerto: la Giornata del Ricordo, quella delle atrocità commesse dall’uomo sull’uomo. Un dramma collettivo che solo la musica, con il suo carattere universale può risanare, unificando catarticamente un destino che ha accomunato popoli lontani ideologicamente fra di loro.

Cosa bisogna ricordare?

Il dramma delle Foibe

Il concerto vuole ricordare il massacro delle foibe, che  si celebra ogni anno il 10 febbraio a partire dal 2004.

Impossibile dimenticare l’esodo e gli eccidi ai danni di militari e civili italiani autoctoni della Venezia Giulia, del Quarnaro e della Dalmazia, avvenuti durante e subito dopo la seconda guerra mondiale da parte dei partigiani jugoslavi e dell’OZNA e, in generale, la complessa vicenda di tutto il confine orientale.

La scaletta del concerto al Quirinale 

In apertura il Requiem per orchestra d’archi (1957) del giapponese Toru Takemitsu (1930-1996), scritto in memoria del suo maestro e mentore Fumio Hayasaka (1914-1955), riflette il periodo avanguardistico dell’autore.

Da una parte, la sonorità richiama allo stile occidentale, al contempo l’atmosfera delicata e rarefatta è tipica della tradizione musicale nipponica.

A seguire, la Sinfonia per orchestra d’archi n.2 in re maggiore (1821) di Felix Mendelssohn Bartholdy (1809-1847) superbamente interpretata dai Cameristi, in un perfetto equilibrio tonale che permette di cogliere le sfumature timbriche di ogni strumento.

Poi, l’Adagio per archi (1938, arrangiamento dal II mov. del Quartetto op, 11, 1936) di Samuel Barber (1910-1981). Nata come quartetto per archi, l’opera divenne famosa nella sua versione orchestrale suggerita da Arturo Toscanini allo stesso autore. 

Ad ispirare l’Adagio, un passo delle Georgiche di Virgilio.

Una conclusione catartica  

A conclusione, la Sinfonia da camera in do minore op. 110a (1967 arrangiamento di Rudolf Barshai, dal Quartetto n. 8 op. 110, 1960) del russo Dmítrij Dmítrievič Šostakóvič (1906-1975).  E qui, la standing ovation. 

Scritta dopo una visita a Dresda nel 1960, il compositore fu ispirato dai nefasti effetti del bombardamento sulla città tedesca. 

La composizione divenne una sorta di Requiem dedicato indistintamente a tutte le vittime della guerra, senza badare al colore o alle bandiere. «Provo eterno dolore per quelli che furono uccisi da Hitler» scrisse- «ma non sono meno turbato nei confronti di chi morì sul comando di Stalin. Soffro per tutti coloro che furono torturati, fucilati o lasciati morire di fame. Solo la musica può onorare il ricordo di chi perse la vita onorando contemporaneamente tutti e ciascuno, cosa che nessun altro monumento riesce a fare» . 

Utile ricordare un celebre aforisma di Stalin del 1932-1933, secondo cui «se un solo uomo muore di fame è una tragedia. Se milioni muoiono, sono solo statistiche». Frase confutata dal musicista, secondo cui, la morte di ogni singolo individuo a causa della guerra è una tragedia.

Cappella Paolina: una location suggestiva

Il concerto si è tenuto alla Cappella Paolina del Quirinale. Edificata dall’architetto ticinese Carlo Maderno (1556-1629) per volere di Papa Paolo V Borghese (1605-1621) la suggestiva location avrebbe dovuto rappresentare una valida alternativa alla Cappella Sistina dei Palazzi Vaticani. In effetti, troviamo molte analogie nelle sue caratteristiche architettoniche e nelle proporzioni.

Le mirabili decorazioni delle volte, in stucco dorato, furono realizzate dal ticinese Martino Ferabosco nel 1616. Su di esse campeggiano rosoni e putti, accanto allo stemma della famiglia Borghese, raffigurante un drago e un’aquila. Le finestre ovali sono impreziosite da figure allegoriche e tabelle che rappresentano gli edifici costruiti o fatti restaurare durante il pontificato di Paolo V.

I protagonisti del concerto al Quirinale

Ecco i nomi dei virtuosi “Cameristi” dell’OSN Rai 

Alessandro Milani – primo violino e concertatore; 

Irene Cardo, Martina Mazzon, Antonella D’Andrea, Enxhi Nini, Sara Kuninobu, violini primi;

Lorenzo Brufatto, Alice Milan, Arianna Luzzani, Giulia Marzani, Elisa Scaramozzino, Marta Scrofani violini secondi;

Luca Ranieri, Margherita Sarchini, Federico Fabbris, Riccardo Freguglia, violoncelli;

Francesco Platoni, Friedman Deller, contrabbassi.

Conclusione

I violini, col il loro suono guizzante e rapido che volteggia sicuro sopra la base intessuta dal resto degli archi. Le viole, l’ambientazione scenografica, la scaletta, il “ricordo” tutto è stato perfetto.

I presenti hanno vissuto un’emozione quasi fisica, tangibile, che cresce dentro e trascende nell’Universo dell’intangibile e dell’intellegibile. 

Impossibile non chiedere il Bis!

Questo è il potere della Musica: forse la più potente medicina dell’anima.

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