21.7 C
Rome
lunedì, Maggio 18, 2026
Home Blog Page 218

Castelfranco di Sotto, bosco liberato da 1300 chili di amianto

lastre di amianto, Castelfranco di Sotto
lastre di amianto

Quasi 1300 chili di amianto sono state smaltite nei giorni scorsi in un comune della provincia di Pisa: Castelfranco di Sotto.

L’amministrazione, molto attenta alla problematica, ha stanziato 2500 euro per coprire i costi della ditta specializzata che si è occupata della rimozione del materiale secondo tutti i criteri di sicurezza da adottare in questi casi.

Fondamentale la bonifica dei territori

L’amianto è, infatti, altamente cancerogeno. Causa il mesotelioma, tumore della pleura, che può manifestarsi anche 30 o 40 anni dopo l’esposizione. Provoca, però, anche il tumore del polmone, così come quello della faringe, della laringe, delle ovaie e del colon. E tutta una serie di patologie asbesto correlate.

Per questo l’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, insistono tanto per le bonifiche. L’associazione ha anche realizzato una App per segnalare i siti contaminati. Come è possibile capire leggendo l’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, il fenomeno ha interessato tutta la Penisola, fino al 1992, quando questo minerale è stato messo al bando per legge. Da allora l’INAIL registra i casi di mesotelioma (l’ultimo disponibile è il VII Rapporto ReNaM), ma si tratta di una stima per difetto. I dati non sono infatti completi relativamente agli ultimi anni e non sono registrate tutte le vittime delle altre malattie causate dalla fibra killer.

Per questo l’avvocato Bonanni plaude ad iniziative come questa, anche se le bonifiche dovrebbero essere precedute in tutta Italia da mappature aggiornate e da un’analisi delle priorità. Si stimano, infatti, su tutto il territorio nazionale, almeno un milione di siti e micrositi contenenti ancora asbesto.

Castelfranco di Sotto, l’amianto vicino a un pozzo

A Castelfranco di Sotto il materiale era stato abbandonato vicino al bosco di Orentano, come scrive il sito Pisatoday.it. Qualcuno ha ritrovato una parte delle lastre di amianto in zona La Toppa, e un’altra parte sulla Strada Vicinale del Novello.

Il sindaco Gabriele Toti ha spiegato che non è stato facile organizzare la rimozione, ma che fosse necessaria, anche perché l’amianto era in gran quantità e anche vicino ad un pozzo. Oltre a disperdersi nell’aria le fibre di amianto sono, infatti, pericolose anche se ingerite con l’acqua.

Luna di ghiaccio: dai giorni della merla alla Candelora

luna
luna piena

Avete notato il colore della luna piena in questi giorni? Il fenomeno è noto come “luna di ghiaccio”. Scopriamo curiosità e leggende.

Luna di Ghiaccio e i giorni della merla

La “luna di ghiaccio è l’undicesima lunazione di un anno lunare, collocata nel bel mezzo della stagione più fredda e buia. 

Arriva a cavallo in quelli che vengono definiti i “giorni della merla”. Gli ultimi tre giorni di gennaio, solitamente i più freddi, che coincidono con la festività pagana irlandese del Sabba di Imbolc. Detta anche festa del focolare domestico”, altro non è che la celebrazione del mezz’inverno, il punto mediano del periodo invernale.

Piccola curiosità: i quattro Sabba astronomici si alternano ai cosiddetti “cross-quarter days”. Giorni che cadono a metà tra un equinozio (primavera o autunno) e un solstizio (estate o inverno). Gli altri sabba sono, Beltane, Lughnasadh e Samhain. 

I giorni della merla: perché si chiamano così?

Secondo un’antica leggenda, un tempo i merli erano bianchi.

Gennaio (nell’antico calendario romano era composto da ventotto giorni), arrivato a fine mese, lasciava morire di fame e di freddo una merla femmina. Un anno, la povera creatura si fece furba e si assicurò provviste a sufficienza per resistere un mese intero nella sua tana. Il 28 del mese la merla uscì in tutta tranquillità, certa di averlo ingannato. 

Gennaio si infuriò e chiese in prestito a febbraio tre giorni. Per punire la merla, fece sì che i tre giorni fossero i più freddi in assoluto della stagione.

La povera bestiolina cercò allora rifugio all’interno di un camino, ma quando uscì era completamente annerita dalla fuliggine. Da quel momento tutti i merli nacquero neri.

Come si interpretano i giorni della merla?

Da allora, secondo una credenza popolare, se i giorni della merla sono molto freddi, in primavera ci sarà bel tempo. Se non lo sono, il caldo tarderà ad arrivare. Ma torniamo al nesso con la Luna di ghiaccio.

La luna piena di febbraio dai colori glaciali

Se osservate il nostro satellite in questi giorni, noterete che ha un colore molto freddo. L’aspetto deriva proprio dalle temperature rigide che caratterizzano i giorni della merla e quelli successivi. L’undicesima lunazione dell’anno termina con l’arrivo della primavera. Il periodo è noto come la Candelora, perché anticamente si illuminavano le finestre (Candelora deriva da candele) per lasciare entrare i tiepidi raggi di sole primaverili. 

Quest’ultimo periodo sarebbe forse una derivazione dei Lupercalia e delle Februe – le purificazioni – da cui il nome febbraio, in onore della Dea Februa, cui venivano accese candele e dedicate fiaccolate.

Quel che è certo è che la Chiesa tra il V e il VI secolo, per mano dei Papi, ha sigillato le calende di febbraio con l’istituzione della Candelora per sovrapporla alle feste pagane romane.

Luna di Purificazione o Luna Rinascente 

Essendo a cavallo tra un ciclo di morte (invernale) e un ciclo di rinascita, la luna di ghiaccio prende anche il nome di Luna di Purificazione o Luna Rinascente. Ma ha anche molti altri nomi: Luna tempestosa, delle Corna, della fame, selvaggia, rossa, purificata, Solmonath (mese del Sole), del grande inverno, Immacolata, Casta, Stimolante, Grande Luna, dell’Orso, Vecchia Luna, Grigia, del Vento, dei Dadi, delle Oche, Ossuta, di Carestia e di Pulizia.

La luna del corvo nei Celti

I Celti attribuivano alle lunazioni dei nomi collegati agli animali di potere. Il nome con cui chiamavano la luna glaciale era “luna del corvo”. Stando a una loro leggenda, originariamente le piume del corvo erano bianche e l’animale era associato Dio Lugh, cioè il “Dio della profezia”. Il corvo, suo volatile preferito, era considerato un animale profetico. Tanto che i celti traevano divinazioni osservando la direzione e la modalità di volo di questo uccello.

Significato della luna glaciale

Riguardo al significato che veniva dato alla luna di ghiaccio, esso era associato alla rinascita, alla pubertà, al matrimonio. Non solo nella tradizione celtica ma in quasi tutte le culture, cristiana inclusa.

Il bianco lunare aveva altresì una forte valenza iniziatica. È il colore delle esperienze che incominciano e del rinnovamento a nuova vita (spirituale ovviamente).

La luna di ghiaccio, per tornare alla festa di Imbolc, richiamava alla gioia di vivere. Come pure alla purezza e all’energia primaverile che si avvicina, portando nuovi frutti sulla Terra.

Sicilia, ancora tempo per richiedere fondi rimozione amianto

rimozione amianto, edilizia
rimozione amianto, edilizia

Nuova opportunità per i residenti in Sicilia per la rimozione dell’amianto. La Regione ha prorogato, infatti, i termini per la presentazione delle domande per lo smaltimento dei materiali contenenti il minerale altamente pericoloso per la salute, nelle abitazioni private, che sia presente in piccole quantità.

L’amministrazione regionale aveva già stanziato i fondi e ora sarà ancora possibile presentare richiesta per le somme che andranno a coprire l’80% del costo delle operazioni. Una percentuale molto alta se si pensa che a Rimini il contributo offerto copre il 50% della spesa.

Smaltimento amianto, opportunità dalla Regione

Anche se il privato dovrà aggiungere la somma restante è comunque importante aderire, abbattendo i costi sarà, infatti, possibile eliminare l’asbesto che è sempre più pericoloso ogni anno che passa. Se si pensa al cemento amianto, l’eternit per intenderci, con il tempo questo perde il potere aggrappante e le fibre si disperdono sempre più facilmente nell’aria.

Chi abita nell’abitazione contaminata, ma anche i vicini, vengono così esposti alla fibra killer, che causa mesotelioma (tumore della pleura), ma anche altri tipi di cancro (a polmone, laringe, faringe, colon, ovaie), oltre all’asbestosi e ad altre patologie asbesto correlate.

Bonanni: “Non esiste una soglia minima”

“Liberare il territorio italiano dall’amianto utilizzato senza remore fino al 1992 e solo in piccola parte bonificato, significa – non si stanca di ripetere l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto – eliminare una parte dei cancerogeni con cui troppo spesso entriamo in contatto. E non esiste una soglia minima sotto la quale possiamo stare tranquilli”.

La Regione ha stanziato i fondi per rimuovere coperture in eternit; manufatti in cemento-amianto posto all’interno degli edifici quali canne fumarie, tubazioni, serbatoi, vasche; pavimenti in vinyl-amianto; manufatti in amianto friabile e materiali presenti o depositati in aree private.

Rimozione, come presentare la domanda

Per presentare la domanda i cittadini devono allegare copia del documento di riconoscimento in corso di validità del beneficiario. Una eventuale delega con documento di riconoscimento. La dichiarazione di assenso all’esecuzione dell’intervento da parte del proprietario.

E ancora un’autodichiarazione dei beneficiari di aver effettuato la comunicazione. Quattro foto a colori per ogni manufatto oggetto di intervento. L’indirizzo dell’immobile. Il preventivo di spesa redatto da ditta specializzata e la dichiarazione dei beneficiari di non aver ottenuto altra agevolazione pubblica.

L’avviso completo si può consultare sul sito della Regione Sicilia.

Si possono segnalare i siti contaminati in tutto il territorio italiano tramite l’App dell’Ona realizzata per completare la mappatura.

Morta per amianto, abbracciava padre operaio dopo il lavoro

padre operaio
padre con figlia a cavalcioni

L’amianto continua a mietere le sue vittime, non solo tra gli operai, ma anche tra i loro familiari. È di questi giorni la sentenza della Corte di Appello di Venezia che ha condannato un’azienda per la morte di una donna: abbracciava il padre operaio dopo il lavoro.

Padre operaio portava a casa le tute cariche di fibre

La ragazzina, quando il padre tornava con la tuta, le mani, i capelli, pieni di polvere di amianto, gli correva incontro come tutti i bambini, per stringerlo. Nessuno aveva informato la famiglia dei rischi legati all’asbesto, non permettendo loro neanche di prendere le precauzioni dettate dal buon senso. La giovane, fino all’età di 18 anni, ha sempre aiutato la madre e la sorella anche per la pulizia dei panni da lavoro del padre operaio e negli anni ha inalato le fibre killer.

Padre operaio, la dignosi di mesotelioma

Quando ha scoperto di essersi ammalata di mesotelioma, conoscendo la strage silenziosa perché tanti colleghi del padre avevano contratto negli anni diverse patologie asbesto correlate, ha deciso di fare causa all’azienda in cui il genitore aveva lavorato. La Prodotti Cemento amianto spa di Vigodarzere, poi fusa nella Edilit spa, dovrà pagare ai familiari della donna 700mila euro.

La donna deceduta a soli 57 anni

La signora, infatti, è deceduta nel 2017, a soli 57 anni. Il procedimento civile è stato, poi, portato avanti dai familiari. “Giustizia è stata fatta – ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, che segue tante cause simili – ma nessuno ridarà a questa famiglia il loro caro, morto prematuramente a causa dell’amianto. Per questo insisto tanto sulla prevenzione primaria, è necessario evitare ogni esposizione e procedere, quindi, con le bonifiche”.

Padre operaio, dimostrato il nesso causale

Con la sentenza di primo grado, nel 2019, il tribunale di Venezia rigettò il ricorso della famiglia, assolvendo i responsabili dell’azienda. Gli avvocati della difesa sostennero che non era provato il nesso causale tra il decesso e l’esposizione all’amianto.

La Corte d’Appello non è stata dello stesso parere. La donna ha dimostrato che inalò le fibre d’amianto portate dal padre in casa, anche attraverso diverse testimonianze. La donna non sarebbe mai più stata a contatto con l’amianto. Il mesotelioma pleurico che purtroppo le è stato fatale è comparso 40 anni dopo l’esposizione: è proprio questo il periodo medio di latenza di questa patologia. È stato, inoltre, accertato che gli operai non erano informati dei rischi e lavoravano senza i più elementari dispositivi di protezione.

Troppe vittime, necessaria la prevenzione primaria

L’amianto causa ancora ogni anno in Italia 7mila vittime. Provoca, infatti, il mesotelioma, ma anche il tumore del polmone e tante altre malattie. Non solo per il lungo periodo di latenza, ma anche per le mancate bonifiche che mettono a rischio anche chi non ha mai lavorato con l’asbesto. L’avvocato Bonanni ha spiegato il fenomeno ne: “Il libro bianco delle vittime amianto in Italia – ed. 2022“. Per completare la mappatura dei siti contaminati è possibile utilizzare la App dell’Ona per segnalare i luoghi con presenza del minerale.

Solo di qualche giorno fa la notizia della morte della moglie di un altro operaio dell’amianto. Anche la donna aveva inalato le fibre portate a casa dal marito in particolare con le tute di lavoro che poi lavava.

Amanita falloide: novità sul fungo più velenoso del mondo 

Amanita falloide
Amanita falloide

L’Amanita phalloides, nota anche come Amanita falloide o Tignosa verdognola, il fungo più mortale del mondo, sta modificando le sue modalità riproduttive. In che modo?

Amanita falloide: ma quanto è avvelenato! 

L’Amanita falloide, è considerato il fungo più velenoso al mondo a causa della sua tossicità estremamente alta e del suo elevato polimorfismo.

Queste caratteristiche lo rendono somigliante a molte altre specie, parenti e affini.

Da qui i nomi popolari di “Angelo della morte e di “Ovolo bastardo”.

A lui si deve il 90% dei decessi da avvelenamento segnalati in tutto il mondo.

A differenza di altri funghi velenosi, che spesso segnalano la loro tossicità attraverso dei colori molto vivaci, l’aspetto dell’Amanita è piuttosto insignificante. Il colore del suo cappello può variare dal grigio-giallastro, al verdastro, o giallo-bruno o anche bianco. 

Ha forma conica o emisferica, liscio, senza grinze o verruche. 

Per tali motivi, può facilmente ingannare gli umani.

Dose letale 

Basta ingerire mezzo cappello del fungo per ritrovarsi all’altro mondo. Già immediatamente dopo averlo consumato, si può andare incontro a insufficienza epatica. Nell’arco di sei ore, se non si interviene tempestivamente, si rischia di morire.

Utile precisare che ancora oggi non esiste un antidoto davvero efficace contro le tossine di questo fungo. Se non siete esperti, a meno che non vogliate assassinare la vostra amata “suocera”, meglio lasciare i funghi al loro posto.

Come riconoscere l’Amanita falloide

Se proprio la curiosità vi assale, sempre nell’intenzione di cucinare l’Amanita alla suocera, potete effettuare la seguente prova del nove: 

Schiacciate un pezzo di fungo su un foglio di giornale;

Evidenziate la macchia lasciata sulla carta dal fungo schiacciato;

Versate qualche goccia di acido muriatico sulla stessa;

Aspettate qualche minuto per controllare il colore che assume la macchia.
Se spunta un alone di colore bluastro allora si tratta della tossina di Amanita phalloides. 

Sembra facile ma in ogni caso meglio non fare esperimenti culinari.

Dove si può incontrare l’Amanita falloide?

In Italia e in Europa in generale, cresce spontaneamente in quasi tutto il territorio.

Anche in Nord America e in Australia è abbastanza diffuso.

Ma veniamo alla notizia principale. Un nuovo studio condotto dai ricercatori dell’Università del Wisconsin-Madison (Stati Uniti) ha scoperto che il fungo killer sta cambiando le sue modalità riproduttive.

Sta creando nuove generazioni di funghi combinando i genomi tra loro e si sta spostando in altre aree. In che modo? 

Una tecnica che facilita la diffusione del fungo

In pratica, gli studiosi hanno realizzato che l’A. phalloides può produrre spore utilizzando i cromosomi di un singolo individuo.

La scoperta si è basata sullo studio dei genomi di 86 funghi, raccolti in California dal 1993 e in alcune parti d’Europa dal 1978.

Alcuni di essi, raccolti nel 2014, in due zone diverse, mostravano lo stesso materiale genetico (si tratta dello stesso fungo).

Altri mostravano differenze significative.

Le diverse strategie riproduttive dei funghi mortali invasivi stanno probabilmente facilitando la sua rapida diffusione, rivelando una profonda somiglianza tra invasioni di piante, animali e funghi“, scrivono i ricercatori nel loro nuovo articolo.

Nessun bisogno di un partner per l’Amanita 

I campioni raccolti hanno mostrato che il velenosissimo fungo può riprodursi sia sessualmente sia asessualmente per almeno 17 anni, e forse fino a 30 anni.

Nello specifico, le spore asessuate si formano quando un fungo replica il proprio set di cromosomi in due pacchetti identici. Quelle sessuali si formano invece quando due genitori diversi donano ciascuno un insieme dei loro cromosomi alla loro prole.

Insomma, non hanno bisogno di un partner per riprodursi e per proliferare come “funghi”!

Amanita falloide immortale

Stando alla scoperta, ci troveremmo davanti a una sorta di specie “higlander” che si replica attraverso un ciclo di vita infinito.

Come porre rimedio?

Una volta capite le dinamiche di diffusione, gli scienziati potranno mettere in campo una serie di strategie atte a contenere il più possibile ogni rischio.

Fonti 

bioRxiv.