17.6 C
Rome
giovedì, Giugno 25, 2026
Home Blog Page 127

Amianto, tribunale di Latina condanna l’Inail: tutela per l’operaio

Amianto, il pribunale di Latina condanna l'Inail
Condanna INAIL: Tribunale di Latina riconosce l’esposizione all'amianto di un operaio del CANTIERE POSILLIPO di Sabaudia

CON SENTENZA N. 919/2024, IL TRIBUNALE DI LATINA CONDANNA L’INAIL A RICONOSCERE L’ESPOSIZIONE PROFESSIONALE ALL’AMIANTO DI ENRICO ARMENI, EX DIPENDENTE DELLA CANTIERI POSILLIPO S.P.A. DI SABAUDIA. A SEGUIRE IL LAVORATORE, L’AVV. EZIO BONANNI, PRESIDENTE DELL’ONA, DURANTE IL LUNGO PERCORSO LEGALE CHE HA PORTATO AL RICONOSCIMENTO DELLA SUA CONDIZIONE E AL RISARCIMENTO DA PARTE DELL’ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO

La storia di Enrico Armeni 

Il Tribunale di Latina ha condannato l’INAIL a riconoscere l’esposizione professionale all’amianto di Enrico Armeni (nella foto) ex dipendente della CANTIERI POSILLIPO S.p.A. di Sabaudia

Enrico Armeni, 78 anni, originario di Latina, aveva lavorato come tecnico e capo reparto di manutenzione al cantiere navale CANTIERI POSILLIPO S.p.A. di Sabaudia dal maggio 1966 fino al luglio 1983. Durante questo lungo periodo, l’uomo ha subito quotidianamente l’esposizione all’amianto, una sostanza altamente tossica utilizzata per la coibentazione di barche e macchinari. Nonostante le sue mansioni comprendessero principalmente il ruolo di supervisore, ha continuato a lavorare a stretto contatto con i materiali, maneggiando pezzi coibentati con l’asbesto.

Nel 2019, l’operaio ha iniziato a manifestare i primi sintomi di malessere respiratorio. Gli accertamenti medici hanno rivelato una patologia grave e progressiva: un’infiammazione pleuro-polmonare precancerosa, caratterizzata da ispessimenti pleurici, fibrosclerosi e bronchiectasie. Consapevole della connessione tra la malattia e la sua esposizione lavorativa, Armeni ha richiesto all’INAIL l’apertura della procedura per il riconoscimento della malattia professionale e l’ottenimento del certificato di esposizione all’amianto, necessario per ottenere dall’INPS un adeguamento contributivo che avrebbe portato a una pensione più elevata. Tuttavia, l’ente ha respinto la domanda, sostenendo l’insufficienza della documentazione medica.

L’iter legale e la condanna

Nonostante il rifiuto, Armeni non si è arreso. Affiancato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), ha intrapreso un’azione legale contro l’INAIL al Tribunale di Latina, chiedendo il riconoscimento ufficiale della sua condizione. Bonanni ha sottolineato l’importanza di questo caso, dichiarando: «Non possiamo permettere che chi è stato esposto allamianto, una fibra letale, sia abbandonato. Il riconoscimento della malattia professionale è un passo fondamentale per garantire giustizia ai lavoratori».

Come si legge in sentenza, Tribunale ha disposto una perizia medica approfondita al CTU (consulente tecnico d’ufficio), affidata al dottor Belardino Rossi, specialista in Medicina Legale e Medicina del Lavoro. La perizia ha confermato la presenza di gravi danni ai polmoni dell’operaio, in particolare ispessimenti pleurici bilaterali e bronchiectasie, direttamente collegati alla prolungata esposizione all’amianto durante gli anni trascorsi al cantiere navale. Le testimonianze raccolte in tribunale, insieme agli esami medici, hanno fornito ulteriori prove decisive.

Riconoscimento della malattia e “presunzione legale di origine”

In un passaggio chiave della sentenza, il giudice Valentina Avarello ha stabilito che «gli iniziali ispessimenti pleurici bilaterali rilevati sulla TC polmonare devono essere considerati una malattia professionale tabellata», sancendo così il diritto di Armeni a ricevere l’indennizzo da parte dell’INAIL. La decisione si basa sulla presunzione legale di origine, un principio previsto dalla normativa che semplifica l’onere della prova per il lavoratore. In pratica, in casi di malattie professionali tabellate, come quelle legate all’esposizione all’amianto, il lavoratore non deve dimostrare il nesso causale diretto tra la patologia e l’attività lavorativa: è sufficiente dimostrare l’esposizione e la presenza della malattia. A quel punto, spetta all’INAIL provare che la patologia abbia un’origine estranea all’ambiente di lavoro, cosa che in questo caso non è avvenuta.

Considerazioni legali e mediche

Il giudizio medico-legale ha evidenziato che, pur non essendo asbestosi in senso stretto, la malattia di Armeni è riconducibile all’esposizione al pericoloso minerale. Il perito del tribunale ha chiarito che «leffetto irritativo e infiammatorio delle fibre di amianto può causare fenomeni cicatriziali, come le bronchiectasie e le strie fibrosclerotiche riscontrate nel caso in esame».

Di conseguenza, sebbene le lesioni fossero di modesta entità, la loro origine professionale è stata riconosciuta in base alle leggi che regolano le malattie indennizzabili.

Una condanna emblematica per la tutela dei diritti dei lavoratori

L’avv. Bonanni sottolinea l’importanza di questo caso «Il riconoscimento della malattia professionale è un passo fondamentale per garantire giustizia ai lavoratori»

L’avvocato Bonanni ha sottolineato come questa sentenza rappresenti una vittoria non solo per Armeni, ma per tutti i lavoratori che, come lui, hanno subito un’esposizione a sostanze nocive durante la loro carriera e hanno visto negati i propri diritti. «Questo caso dimostra che è possibile ottenere giustizia, ma anche quanto sia fondamentale continuare a lottare per il riconoscimento delle malattie professionali legate allamianto», ha affermato.

Il Tribunale ha dunque stabilito che l’INAIL dovrà risarcire l’ex operaio per i danni subiti e rilasciare la certificazione ai sensi dell’art. 13, comma 7, della Legge 257/92 per accedere a eventuali ulteriori benefici. La decisione segna una svolta significativa. Afferma infatti un principio di giustizia per tutti quei lavoratori che hanno messo a rischio la loro salute svolgendo mansioni in ambienti pericolosi.

«È fondamentale che sia stata riconosciuta la malattia asbesto correlata, che purtroppo è altamente lesiva della salute umana, perché è ingravescente e può preludere alla evoluzione neoplastica e quindi in un cancro, potenzialmente letale. Ecco perché le malattie asbesto correlate non andrebbero mai sottovalutate. Il riconoscimento in questa sede è molto importante perché, nel caso in cui ci fosse un’evoluzione neoplastica, ci sarebbe la prova del nesso di causalità», conclude il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’ONA è impegnato nella tutela delle vittime con un servizio di assistenza con il numero verde 800034294 e con lo sportello telematico.

ONA e VERSOilFUTURO: “Debito tributario nella crisi d’impresa”

Per l'avv. Ezio Bonanni (nella foto) “«Questa sentenza rappresenta un importante passo verso la giustizia per la famiglia del capitano, Definizione
Per l'avv. Ezio Bonanni (nella foto) “«Questa sentenza rappresenta un importante passo verso la giustizia per la famiglia del capitano

SI È SVOLTO A ROMA IL CONVEGNO “DEFINIZIONE DEL DEBITO TRIBUTARIO NELLA CRISI D’IMPRESA”, ORGANIZZATO DALL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO E VERSOILFUTURO. L’EVENTO HA APPROFONDITO IL RAPPORTO TRA CRISI AZIENDALE, SICUREZZA SUL LAVORO E STRATEGIE FISCALI VOLTE A SOSTENERE LE IMPRESE IMPEGNATE IN PROGETTI DI BONIFICA DELL’AMIANTO

Il Convegno “Definizione del debito tributario nella crisi d’impresa”

“Definizione del debito tributario nella crisi d’impresa”. Ne hanno parlato ONA e VERSOilFUTURO

«Una dilazione del debito tributario per le imprese impegnate in progetti di bonifica dell’amianto potrebbe prevenire la perdita di posti di lavoro e promuovere la sostenibilità aziendale», esordisce il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avv. Ezio Bonanni, intervenuto all’incontro nella Sala del Carroccio al Campidoglio sul tema “Definizione del Debito Tributario nella Crisi dimpresa”.

L’evento, moderato dall’avv. Fabrizio Valerio Saraceno Bonanni, presidente di VERSOilFUTURO, ha visto la partecipazione di illustri relatori del panorama giuridico e istituzionale. 

Tra i presenti, il Prof. Avv. Antonio Caiafa, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma e docente Un. Lum., con il Dott. Andrea Petteruti, Magistrato del Tribunale di Frosinone, e tra gli altri anche il Prof. Avv. Mario Santaroni, Università Bicocca di Milano, l’Avv. Massimo Forte (Coord. Giovani CAT di Roma), l’Avv. Valerio Vallefuoco (Commissione Antiriciclaggio CNF e CNDEC), e l’Att. Guerrino Petillo (Docente UNINT di Roma), e il Dott. Carlo Ravazzin (Commercialista e revisore legale).

Dopo i saluti istituzionali dell’on. Maria Cristina Masi, che si farà portatrice delle proposte delle due associazioni presso le rispettive assemblee parlamentari, l’avv. Bonanni ha sottolineato «limportanza di collegare la gestione della crisi dimpresa con il rispetto degli standard di sicurezza e salute sul lavoro». Ma cosa si intende esattamente per crisi d’impresa e quali strategie si possono adottare per prevenirla?

ONA e VERSOilFUTURO: crisi d’impresa, sicurezza e dell’ambiente

La crisi d’impresa spesso deriva da una gestione inadeguata della sicurezza e della salubrità degli ambienti professionali. La scarsa attenzione a questi fattori può causare gravi problemi, non solo per la salute del personale, ma anche per la sostenibilità economica delle aziende.

Sicurezza e tutela ambientale devono pertanto essere integrate come elementi fondamentali nel modello organizzativo, piuttosto che essere viste come semplici obblighi normativi. L’approccio discusso durante il convegno evidenzia come una gestione efficace di questi ambiti possa migliorare significativamente la competitività aziendale e garantire una sostenibilità a lungo termine.

Nello specifico, è emersa chiaramente la proposta di adottare la leva fiscale per incentivare le imprese impegnate in pratiche virtuose in materia di sicurezza e protezione ambientale. Le misure fiscali potrebbero includere: crediti d’imposta per investimenti sostenibili, dilazione del debito tributario e incentivi per bonifiche ambientali, in particolare per la rimozione dell’amianto.

La proposta dell’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA

Con riferimento all’asbesto, l’avv. Ezio Bonanni ha avanzato una proposta innovativa in cui la gestione del debito tributario può essere dilazionata o compensata, a condizione che l’impresa dimostri di aver risolto problematiche critiche in materia di sicurezza sul lavoro e tutela ambientale. L’obiettivo è calibrare le agevolazioni fiscali non soltanto in funzione delle difficoltà finanziarie dell’azienda, ma anche in relazione all’adozione di standard elevati di sicurezza e alla protezione dei diritti dei dipendenti.

In particolare, è stato messo in evidenza l’impatto significativo che le spese per la bonifica e la rimozione dell’amianto possono avere sui bilanci aziendali. È emersa l’idea di compensare tali costi, spesso già inclusi nelle previsioni finanziarie, attraverso l’assegnazione di crediti d’imposta. Questa misura non solo agevolerebbe le imprese nella gestione del debito fiscale, ma incentiverebbe anche investimenti strategici per migliorare la sicurezza e preservare l’ambiente, rendendo tali interventi più sostenibili nel lungo termine.

«È indispensabile utilizzare la leva fiscale, per promuovere il principio della bonifica obbligatoria di tutti i siti contaminati da amianto e altri agenti cancerogeni. Infatti, la crisi dimpresa può portare al rischio che lamianto rimanga presente nei siti contaminati di aziende sottoposte a procedure concorsuali. È quindi necessario ricorrere a strumenti fiscali per affrontare e prevenire tali situazioni. Dove è presente amianto e c’è unalta incidenza di malattie di asbesto, le bonifiche devono essere incentivate anche sostenendo la modernizzazione e la transizione ecologica delle imprese», ha continuato Bonanni. 

ONA: è necessario evitare crisi aziendali legate all’asbesto

clicca qui per vedere l’intervento dell’avv. Ezio Bonanni

L’avv. Ezio Bonanni ha infine manifestato forte preoccupazione per i fallimenti aziendali legati all’uso dell’amianto, che si sono verificati in Nord America, mettendo in guardia sull’importanza di evitare che simili scenari si ripetano in Italia. Ragion per cui, il presidente ONA ha auspicato l’adozione di politiche proattive e preventive, volte a minimizzare l’impiego di questi materiali e a gestirne la bonifica in maniera efficace.

Queste, dovrebbero mirare non solo a tutelare la salute pubblica e l’ambiente, ma anche a preservare la stabilità economica delle imprese, evitando che le stesse siano costrette a destinare risorse sproporzionate alla gestione delle crisi ambientali. L’obiettivo finale, secondo Bonanni, è garantire che le aziende possano affrontare le proprie difficoltà senza compromettere la capacità di investire in pratiche sicure e sostenibili, creando così un equilibrio tra la protezione dei lavoratori e la continuità operativa.

La Direttiva amianto e la necessità di tutelare la salute pubblica

La direttiva amianto e la necessità di tutelare la salute pubblica
La Direttiva amianto e la necessità di tutelare la salute pubblica

LA DIRETTIVA EUROPEA 2023/2668 IMPONE NORME PIÙ RESTRITTIVE ANCHE PER ESPOSIZIONI SPORADICHE E DI BASSA INTENSITÀ. PREOCCUPAZIONE TRA LE IMPRESE PER L’AUMENTO DEI COSTI E DEGLI OBBLIGHI BUROCRATICI. PER L’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, FONDAMENTALE L’IMPORTANZA DI TALI MISURE E URGENTE AGIRE IN MODO DECISO

Le novità della Direttiva Europea 2023/2668

La direttiva introduce norme più rigide per la riduzione dell’eternit, stabilendo che la presenza di questo materiale deve essere minimizzata senza eccezioni

La Direttiva Europea 2023/2668, approvata il 13 dicembre 2023, modifica e rafforza quella precedente, cioè la 2009/148/CE, che regolava la protezione dei lavoratori dall’esposizione all’asbesto.

In particolare, introduce importanti cambiamenti sulle cosiddette esposizioni sporadiche e di debole intensità ESEDI, che fino a oggi erano in parte esentate da alcune misure di protezione.

In passato, infatti, la normativa permetteva la disapplicazione di determinate misure, come la riduzione dell’esposizione al minimo o la sorveglianza sanitaria, a patto che l’esposizione non superasse certi limiti e che riguardasse materiali non friabili. La nuova disposizione, tuttavia, elimina molte di queste esenzioni, riconoscendo che anche brevi esposizioni possono rappresentare un rischio elevato. 

L’entrata in vigore delle disposizioni della direttiva è fissata per il 1° gennaio 2025. Questo intervallo di tempo permetterà agli Stati membri dell’Unione Europea di adeguarsi alle nuove norme, implementare i cambiamenti necessari e garantire che le nuove regolazioni siano efficacemente integrate nelle pratiche lavorative esistenti. Durante questo periodo di transizione, le imprese e le autorità competenti dovranno prepararsi ad adottare le misure richieste per garantire la conformità con le nuove disposizioni. Ma vediamo cosa prevede.

Alcune delle principali novità

La direttiva stabilisce che tutte le esposizioni, anche se brevi o sporadiche, devono essere documentate attraverso appositi elenchi. Questo significa che ogni lavoratore che possa entrare in contatto con l’amianto, anche per brevi periodi, deve essere registrato. Questo cambiamento mira a garantire una tracciabilità completa e a permettere un monitoraggio più efficace delle esposizioni potenzialmente pericolose.

Le imprese sono ora obbligate a fornire controlli sanitari regolari per tutti i lavoratori esposti. La sorveglianza sanitaria servirà a individuare precocemente eventuali problemi di salute e a garantire che i lavoratori ricevano le cure necessarie tempestivamente.

La direttiva introduce altresì norme più rigide per la riduzione dell’eternit, stabilendo che la presenza di questo materiale deve essere minimizzata senza eccezioni. Ciò significa che anche le attività precedentemente considerate a “basso rischio” devono adottare misure severe per ridurre al minimo il contatto con l’amianto. L’obiettivo è eliminare completamente il rischio, creando ambienti di lavoro più sicuri e proteggendo la salute a lungo termine dei lavoratori. Ma a cosa si deve la preoccupazione delle aziende?

Le preoccupazioni delle imprese

Le nuove norme, seppur necessarie per la salute pubblica, hanno sollevato preoccupazioni tra le imprese, in particolare quelle piccole e medie. Applicare misure stringenti anche per esposizioni considerate di bassa intensità significa un aumento dei costi operativi, legati a:

  • sorveglianza sanitaria continua, che richiede l’assunzione di personale medico qualificato e l’organizzazione di check-up regolari per i dipendenti;
  • registrazione obbligatoria, che comporta la creazione e il mantenimento di un registro aggiornato di tutti i lavoratori esposti, anche per brevi periodi;
  • adeguamenti strutturali e procedurali, per ridurre al minimo l’esposizione in tutti i contesti lavorativi, anche in quelli meno a rischio.

Questi obblighi aumentano infatti i costi e la burocrazia, generando una certa ansia nelle aziende che temono difficoltà nell’adeguamento. Tuttavia, è importante sottolineare che il costo umano e sociale delle malattie asbesto-correlate è infinitamente superiore: la prevenzione è l’unica via efficace per evitare ulteriori tragedie, ridurre il numero di vittime e proteggere le future generazioni.

L’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)

Ezio-Bonanni
Per l’avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA «è essenziale che l’Italia adotti queste norme con fermezza e che si impegnino risorse adeguate per garantire che vengano rispettate»

L’Osservatorio Nazionale Amianto è da anni impegnato nella lotta per la protezione dei lavoratori esposti e la completa eliminazione dell’amianto in Italia. Di conseguenza, sostiene pienamente le misure più restrittive introdotte dalla Direttiva, sottolineando come siano cruciali per ridurre i rischi di nuove esposizioni.

«Le nuove misure introdotte dalla Direttiva UE 2023/2668 sono fondamentali per proteggere i lavoratori e ridurre il rischio di esposizione all’amianto. È essenziale che l’Italia adotti queste norme con fermezza e che si impegnino risorse adeguate per garantire che vengano rispettate», sottolinea lavv. Ezio Bonanni, presidente ONA.

Un altro aspetto importante del lavoro dell’ONA è la questione della giustizia per le vittime dell’amianto. L’avvocato Bonanni ha più volte denunciato la lentezza dei processi legali e la mancanza di sanzioni adeguate per le violazioni delle normative sulla sicurezza.

«L’ONA rimarrà vigile e continuerà a promuovere l’adozione di regole più severe per garantire che l’Italia diventi un Paese completamente libero dall’amianto. Questo impegno è fondamentale non solo per proteggere i lavoratori ma anche per garantire un ambiente più sicuro e giusto per tutti».

Bonus Amianto: 50% di detrazioni per bonifica e sostituzione

Bonus-amianto-2024
Bonus Amianto 2024: detrazioni fiscali del 50% per la bonifica e sostituzione

IL BONUS AMIANTO 2024 È UN’AGEVOLAZIONE FISCALE ISTITUITA DAL GOVERNO ITALIANO PER PROMUOVERE LA RIMOZIONE DELL’ETERNIT, MATERIALE NOCIVO PER LA SALUTE E L’AMBIENTE. ATTIVO FINO AL 31 DICEMBRE 2024, CONSENTE UNA DETRAZIONE DEL 50% SULLE SPESE SOSTENUTE PER LA BONIFICA E LA SOSTITUZIONE DI MATERIALI CONTENENTI AMIANTO, ENTRO UN LIMITE MASSIMO DI SPESA, FISSATO A 96MILA EURO PER OGNI UNITÀ PRODUTTIVA OGGETTO DI BONIFICA

Panoramica sull’amianto in Italia

bonus amianto
Attivo fino al 31 dicembre 2024, il Bonus Amianto consente una detrazione del 50% sulle spese sostenute per la bonifica e la sostituzione di materiali contenenti questo asbesto

L’amianto è un insieme di minerali naturali fibrosi utilizzati per decenni nell’industria per le sue straordinarie proprietà. Resistente al calore, all’usura e agli agenti chimici, l’asbesto – l’altro nome con cui viene comunemente chiamato lo stesso materiale – nel corso del XX secolo in Italia è stato largamente impiegato in vari settori. Grazie alla sua resistenza al calore e al basso costo, è stato usato, per esempio, nell’industria navale, in quella automobilistica, nella costruzione di edifici, in particolare nelle coperture dei tetti e nelle tubazioni, così come in freni e frizioni di automobili, pavimentazioni e sistemi isolanti. 

Pericoli per la salute 

Nonostante l’amianto fosse molto diffuso, negli anni ’60 e ’70 sono emerse serie preoccupazioni sulla sua estrema pericolosità per la salute umana. Le sottilissime fibre, se inalate o ingerite, possono causare gravi malattie che hanno un decorso spesso lento e irreversibile. Il mesotelioma ad esempio, uno dei tumori più comuni associati all’esposizione, a tutt’oggi è incurabile e la sua diagnosi avviene in genere solo in fasi molto avanzate. L’asbestosi, una fibrosi polmonare causata dall’accumulo di fibre di amianto, porta a una progressiva riduzione della funzionalità respiratoria.

La messa al bando e i dati sull’amianto in Italia

Nel 1992, con la legge n. 257, l’Italia ha messo al bando la produzione e l’uso di questo minerale. Tuttavia, nonostante la proibizione, molte strutture ed edifici contengono ancora amianto. Cosa che espone la popolazione e i lavoratori a rischi significativi.

Secondo l‘Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni, il “killer silente” è ancora presente in oltre 40mila siti industriali e civili, con una stima di circa 32 milioni di tonnellate di materiali contenenti eternit ancora presenti sul territorio. Ogni anno, in Italia, si registrano oltre settemila decessi causati dall’esposizione a questo materiale. Di conseguenza, l’imperativo categorico, secondo Bonanni, è “bonificare, bonificare, bonificare”. 

Il Bonus Amianto 2024

In risposta alla necessità di bonificare e sostituire i materiali contenenti asbesto, il governo italiano ha introdotto il Bonus Amianto 2024. Questa agevolazione prevede una detrazione fiscale del 50% sui costi sostenuti per la rimozione del minerale entro un limite massimo di spesa fissato a 96mila euro per ogni unità produttiva oggetto di bonifica.

Ciò significa che se si spendono ad esempio 10mila euro, si possono detrarre 5mila euro dalle tasse. Questa aliquota del 50% è valida per le spese effettuate fino al 31 dicembre 2024. Dopo tale data, il bonus sarà ridotto. La detrazione scenderà al 36% e il tetto massimo di spesa sarà abbassato a 48mila euro. Quindi, se la spesa per la bonifica supera questa soglia, non sarà possibile ottenere la detrazione su quella parte eccedente.

Beneficiari del Bonus

Possono beneficiare del bonus sia privati cittadini sia imprese. Per richiederlo, è necessario presentare una serie di documenti quali:

Certificazione dell’amianto: deve essere fornita una prova che dimostri la presenza di asbesto nei materiali da rimuovere;

Progetto di bonifica approvato: è necessario presentare un piano dettagliato per la rimozione e la sostituzione del pericoloso patogeno, approvato da un professionista abilitato.

Cumulabilità

Il bonus per la rimozione è cumulabile con altre agevolazioni fiscali, come l’Ecobonus e il Superbonus. Questo significa che se si sta anche migliorando l’efficienza energetica dell’edificio, è possibile ottenere ulteriori detrazioni. Ad esempio, se l’intervento di bonifica dell’eternit fa parte di una ristrutturazione che prevede anche il miglioramento energetico, si possono sommare i benefici fiscali delle diverse agevolazioni, aumentando il risparmio complessivo.

Incentivi per le imprese

Le imprese che effettuano la bonifica di eternit possono accedere a contributi a fondo perduto attraverso il bando ISI dell’INAIL. Questo, offre un finanziamento che copre fino al 65% delle spese per la rimozione, fino a un massimo di 130mila euro. Questo aiuto finanziario non deve essere restituito e rappresenta un significativo sostegno per le imprese che intraprendono progetti di smaltimento.

Incentivi per impianti fotovoltaici

Il Decreto FER 2 prevede incentivi aggiuntivi per l’installazione di impianti fotovoltaici che sostituiscono le coperture contenenti amianto. In questo caso, si può ricevere un premio di 12 €/MWh per l’energia prodotta. Questo rappresenta un ulteriore vantaggio economico e incentiva non solo la rimozione dell’asbesto ma anche l’adozione di fonti di energia rinnovabile.

L’ONA in primo piano: il bonus è un’iniziativa condivisibile

Ezio Bonanni
L’Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA: «Questa è un’iniziativa sicuramente condivisibile»

Secondo l’Osservatorio Nazionale Amianto, il rischio di esposizione all’amianto è ancora significativo in Italia. Il 2024 ha visto una crescente attenzione verso la bonifica dei siti contaminati, con dati che confermano la necessità di interventi urgenti. La rimozione e il corretto smaltimento del minerale non solo proteggono la salute umana ma contribuiscono anche a un ambiente più sicuro e sostenibile.

«Questa è un’iniziativa sicuramente condivisibile, perché in questo modo è possibile dare un contributo importante allo smaltimento e rimozione dell’amianto», conclude il presidente ONA.

L’Osservatorio Nazionale Amianto tutela da anni le vittime di questo pericoloso cancerogeno. Queste possono richiedere assistenza tramite attraverso il sito o tramite il numero verde gratuito 800 034 294.

Mesotelioma: morto il militare esposto, risarcimento ai famigliari

Condanna del ministero della Difesa per mesotelioma pleurico: risarcimento ai familiari di un militare deceduto a causa dell’amianto
Condanna del ministero della Difesa per mesotelioma pleurico: risarcimento ai familiari di un militare deceduto a causa dell’amianto

IL TRIBUNALE DI FIRENZE HA CONDANNATO IL MINISTERO DELLA DIFESA A RISARCIRE, CON UNA LIQUIDAZIONE DI 300MILA EURO, LA VEDOVA E IL FIGLIO DI N. T., UN EX MILITARE DECEDUTO ALL’ETÀ DI 86 ANNI A CAUSA DI UN MESOTELIOMA PLEURICO. LA SENTENZA È GIUNTA IN SEGUITO AL RICONOSCIMENTO DELLA RESPONSABILITÀ DEL MINISTERO PER LA MANCANZA DI ADEGUATE INFORMAZIONI E FORMAZIONE RIGUARDO AI RISCHI LEGATI ALL’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO DURANTE IL SERVIZIO DI LEVA. A RAPPRESENTARE I FAMILIARI DELLA VITTIMA, L’AVVOCATO BONANNI, PRESIDENTE DELL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO

La storia di N.T

Il militare in questione, nato nel 1931 a Impruneta, in provincia di Firenze, aveva prestato servizio nell’Esercito Italiano durante il periodo di leva obbligatoria dal 6 novembre 1954 al 27 marzo 1956. Durante il suo servizio, fu assegnato a diverse caserme: la Caserma Michele Milano a Bari fino al 7 gennaio 1955, poi a Civitavecchia (Genio Pionieri) fino al 13 marzo 1955, e infine alla Caserma Corrado Viali di Bologna fino al termine del servizio.

Nel 2016, N. T. iniziò a manifestare problemi di salute, con sintomi quali difficoltà respiratorie e dolore toracico. Lo stesso anno, Sto arrivando! arrivando!ivà la conferma della diagnosi di mesotelioma pleurico, una malattia rara e aggressiva causata dall’esposizione all’asbesto.

L’uomo è morto l’11 agosto 2017 all’età di 86 anni. L’esposizione alle “fibre killer” si era verificata principalmente durante il servizio militare, ma era continuata anche durante il suo lavoro come elettricista, una professione che aveva esercito per oltre 40 anni. Le sue mansioni lo avevano infatti portato a stretto contatto con le sottilissime fibre di eternit rilasciate nell’aria durante le ristrutturazioni di vecchi edifici.

L’Iter legale e la condanna

Dopo che il ministero della Difesa aveva inizialmente rifiutato ogni responsabilità, i familiari di N.T. si erano rivolti al Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, Ezio Bonanni. L’avvocato aveva quindi avviato una causa legale per ottenere giustizia per l’ex militare, già riconosciuto come vittima del dovere.

Nello specifico, il 26 giugno 2020, era stato depositato un ricorso al Tribunale, con la richiesta di riconoscere il mesotelioma pleurico del sig. N.T come causato dalla negligenza della Difesa, che non aveva fornito adeguate informazioni e formazione riguardo al rischio di esposizione all’amianto durante il servizio di leva.

Il Tribunale, con la sentenza n. 375/2021, aveva dichiarato il difetto di giurisdizione in favore del TAR e aveva rigettato le domande di risarcimento per la perdita del congiunto, ritenendo che la legislazione dell’epoca non coprisse adeguatamente i danni derivanti dall’esposizione all’asbesto. Tuttavia, aveva accettato di esaminare ulteriori richieste di risarcimento per danni iure proprio.

L’Avvocatura dello Stato, in rappresentanza del ministero della Difesa, aveva eccepito il difetto di legittimazione passiva del ministero dell’Interno e il giudicato sulle domande già trattate. Aveva anche cercato di dimostrare che la malattia non fosse attribuibile al servizio militare, bensì ad esposizioni professionali successive.

Il 29 settembre 2022, il giudice aveva pertanto ordinato una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) per valutare l’esposizione al pericoloso patogeno e il nesso di causalità con il mesotelioma pleurico. 

Il 10 novembre 2023, i consulenti, depositando una relazione tecnico-ambientale congiunta, avevano effettivamente confermato il legame.

Il 25 giugno 2024, con la sentenza n. 2026/2024, il tribunale ha quindi condannato il ministero della Difesa a risarcire la vedova (87 anni all’epoca del decesso del marito) e il figlio di N.T. con una liquidazione che ammonta a 300mila euro.

Il commento dell’avv. Ezio Bonanni sulla condanna

Ezio-Bonanni-Sanremo
L’avv. Bonanni, presidente ONA: «ci chiediamo le ragioni per le quali la Difesa neghi i diritti delle vittime nonostante le numerose pronunce di condanna dell’Autorità Giudiziaria»

«Si tratta dellennesima sentenza di condanna a carico del Ministero per il decesso di un militare dellEI per elevata e non cautelata esposizione a fibre e polveri damianto e multipli cancerogeni che conferma lallarmante dato epidemiologico sulle delle malattie e i decessi dei militari delle Forze Armate Italiane”– denuncia Bonanni – ci chiediamo le ragioni per le quali la Difesa neghi i diritti delle vittime nonostante le numerose pronunce di condanna dellAutorità Giudiziaria, e auspichiamo lintervento del Capo dello Stato per evitare queste sperequazioni che costringono  i familiari, dopo lodissea della malattia del congiunto e del lutto, ad affrontare anche continue azioni giudiziarie per far valere un proprio diritto».

L’ONA ha istituito un servizio di assistenza per le vittime del dovere con il numero verde 800 034 294, e tramite il sito.