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Triangolo di discariche di amianto tra Verona e Mantova

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Amianto discariche, Credits: Pixabay

Continua a crescere il problema dello smaltimento e conseguente bonifica nelle discariche di amianto. I residui di asbesto rientrano, infatti, nei rifiuti pericolosi speciali e necessitano di un determinato iter di stoccaggio e conseguente smaltimento. Recentemente, sarebbe in via di realizzazione un nuovo triangolo a rischio di discariche nelle zone tra Verona e Mantova.

Amianto discariche
Cresce il pericolo di discariche a cielo aperto

Potrebbe crearsi un triangolo di discariche, ai confini delle province tra Verona e Mantova: il pericolo risiede nei rifiuti di amianto. Se non correttamente smaltiti, infatti, quest’ultimi potrebbero divenire un potenziale pericolo per la salute pubblica e l’ambiente circostante.

Cosa sta succedendo tra Verona e Mantova: le discariche di amianto

Al confine delle province tra Verona e Mantova potrebbe crearsi un triangolo di discariche. La situazione appare abbastanza pericolosa, soprattutto ai fini della tutela della salute pubblica e dell’ambiente. Le denunce sono arrivate da parte dei cittadini della zona.

Al centro del problema ci sarebbe una deroga che l’amministrazione regionale del Veneto ha concesso nel 2022, che ha attirato l’attenzione delle aziende specializzate nello smaltimento di rifiuti urbani e speciali, interessate a investire in quella zona. Se i progetti venissero approvati potrebbe crearsi un potenziale pericolo per le aree circostanti, per l’impatto ambientale, ma anche per la salute pubblica.

I progetti presentati, infatti, potrebbero sorgere a pochi chilometri di distanza l’uno dall’altro e questo spaventa i residenti di zona. Soprattutto, perché in alcuni di questi spazi, oltre ad abitazioni private, si trovano anche ricariche degli acquiferi e cave.

Le richieste da parte delle aziende investitrici sarebbero arrivate nel giro di pochi mesi dalla deroga dell’amministrazione regionale. Il fatto che tutto possa essere costruito in un’area limitata rischia di trasformare Villafranca di Verona in una grande discarica a cielo aperto.

Tra le località interessate, c’è quella di Caluri, nella quale la ditta Tecno Inerti ha presentato un piano nel novembre 2023. Anche a Valeggio sul Mincio la società Progeco Ambiente ha proposto un ulteriore progetto. Il terreno interessato era precedentemente occupato da una cava di ghiaia, capace di ospitare 940mila metri cubi di materiale, la cui ditta vorrebbe adibire adesso a smaltimento di rifiuti di amianto.

Amianto discariche
I residui di amianto nei tubi e nelle guarnizioni

La preoccupazione dei cittadini risiede nel fatto che la cava in questione è adiacente ad altre due discariche, che già dagli Anni ’80 causano grandi problemi di inquinamento, come riferito dai residenti del posto.

Un terzo progetto, per la stessa tipologia di smaltimento rifiuti, è stato presentato nel comune di Marmirolo, in provincia di Mantova, al confine con Valeggio. Ma la lista sembra essere più lunga del previsto, vista la presenza di un ulteriore quarto progetto, presentato per il riempimento di una cava a Quaderni di Villafranca, sempre nei pressi di complessi residenziali, per smaltire scarti della lavorazione del marmo.

La preoccupazione da parte dei cittadini cresce a causa della pericolosità dei rifiuti per i quali sarà previsto lo stoccaggio all’interno delle aree adibite a discariche, qualora i progetti venissero approvati.

Il potenziale pericolo delle discariche di amianto

Le preoccupazioni dei cittadini sono realmente fondate. Infatti, gli effetti dell’amianto così come quelli degli ulteriori materiali pericolosi ancora in circolazione sono ben noti, soprattutto nei confronti dell’ambiente e della salute pubblica. Se queste sostanze non dovessero essere conservate in maniera corretta, infatti, al loro stato friabile potrebbero causare l’aerodispersione di polveri e fibre, cancerogene per l’essere umano, ma anche per qualsiasi altra specie vivente.

Se inalate, le fibre di amianto sono potenzialmente letali per gli organismi. Oltre ad aumentare, infatti, l’inquinamento atmosferico causando rallentamenti nel regolare sviluppo di flora e fauna, queste sostanze sono anche responsabili della crescente epidemia di casi di patologie asbesto correlate. Tra queste, il mesotelioma è la malattia maggiormente pericolosa per l’uomo, in quanto non esistono ancora cure che riescano a portare a una definitiva guarigione e migliorare le aspettative di vita dei pazienti affetti. I progetti presentati alla Regione Veneto restano ancora in sospeso, in attesa di una conferma oppure un rigetto.

Vittima di amianto nelle Ferrovie dello Stato: giustizia è fatta

amianto nei rotabili
Vittima di amianto: giustizia è fatta per un dipendente delle FS deceduto a causa dell'esposizione all'amianto

LA CORTE D’APPELLO DI ROMA HA CONFERMATO LA CONDANNA DI FERROVIE DELLO STATO EMESSA PRECEDENTEMENTE DAL TRIBUNALE DI ROMA. LA SOCIETÀ DOVRÀ PAGARE 200MILA EURO AGLI EREDI DI UN FERROVIERE DECEDUTO A CAUSA DEL MESOTELIOMA. LA CAUSA CONTINUA PER I DANNI SUBITI DALLA VEDOVA E DAI FIGLI, CON IL TRIBUNALE CIVILE DI ROMA CHE DOVRÀ PRONUNCIARSI IN MERITO

Ferrovie dello Stato condannata per l’ennesima vittima di amianto  

Amianto nei rotabili: giustizia per una vittima di mesotelioma

La Corte d’Appello di Roma rigetta l’appello delle Ferrovie dello Stato e conferma la condanna di 1º grado. Il caso è quello di una delle tante vittime di mesotelioma per l’esposizione all’amianto utilizzato nelle carrozze ferroviarie. La causa prosegue ora per il risarcimento del danno subito direttamente dai famigliari, per perdita parentale.

«Così, dopo una duplice pronuncia di condanna, si spera che le Ferrovie dello Stato desistano dal negare il giusto diritto al risarcimento del danno subito da un ex ferroviere delle OGR di Foggia. Uno tra le migliaia che hanno perso la vita a causa dell’uso indiscriminato dell’amianto nelle Ferrovie dello Stato. Non solo casi di mesotelioma, ma anche asbestosi, tumore del polmone, tumore della laringe, e altri casi. Purtroppo, il picco epidemiologico ci sarà nei prossimi anni. Le Ferrovie dello Stato sono state più volte recentemente condannate, ma ogni volta interpongono appello e cercano di ritardare i risarcimenti. Dobbiamo andare avanti nella tutela delle vittime e dei loro famigliari», così dichiara l’avv. Ezio Bonanni, co-difensore dei famigliari della vittima e presidente dell’ONA, Osservatorio Nazionale Amianto.

Un esito giudiziario “apripista”

Un esito giudiziario “apripista” di grande rilevanza. La sentenza sottolinea infatti che, non solo che non esiste una soglia minima al di sotto della quale il rischio amianto si annulla, ma avalla quanto sempre sostenuto dall’avv. Ezio Bonanni. Cioè che anche un’esposizione non prolungata nel tempo può determinare l’insorgenza di patologie asbesto-correlate. E in effetti, solo 14 mesi alle dipendenze delle Ferrovie dello Stato hanno causato al sig. Rocco un mesotelioma epitelioide.

La triste vicenda di Rocco, vittima di amianto

Amianto nelle Ferrovie: il minerale è stato utilizzato a partire dai primi anni del Novecento

L’uomo aveva prestato servizio dal 1969 al 1971 alle dipendenze di RFI (Rete Ferroviaria Italia), società del Gruppo Ferrovie dello Stato, alle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Foggia. Qui, si occupava della manutenzione dei rotabili ferroviari, motori, tubazioni, cavi elettrici, etc. respirando direttamente e indirettamente le sottilissime fibre killer. I locali erano privi di aerazione, le lavorazioni venivano eseguite senza l’adozione di alcuna misura di sicurezza, pur essendo disponibili, sin dagli anni ’40, mascherine, tute protettive e aspiratori.

Quel che è peggio, è che si utilizzavano dei soffiatori per togliere la polvere, che tuttavia finivano inevitabilmente per disperderla nell’aria. Nel 2006 Rocco aveva avuto un primo versamento pleurico e il 28 marzo 2009 è, purtroppo, deceduto, all’età di 68 anni e mezzo, lasciando la moglie e i due figli. Considerato che la scienza ha ormai appurato da tempo che a provocare il mesotelioma è esclusivamente dall’amianto, L’INAIL aveva fin da subito accertato l’origine professionale della malattia e costituito in favore della vedova la rendita ai superstiti. La famiglia della vittima, assistita dagli avvocati Ezio Bonanni e Daniela Lucia Cataldo aveva quindi presentato ricorso al Tribunale di Roma per ottenere il risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali.

Amianto nelle ferrovie: storia di un ordinario negazionismo

L’avv. Ezio Bonanni ha più volte affrontato il tema dell’amianto nelle ferrovie

Utile precisare che le Ferrovie dello Stato e le linee locali hanno fatto uso importante di amianto nei rotabili ferroviari dall’inizio del Novecento, fino agli anni ‘80. Di conseguenza, coloro che, come il sig. Rocco vi hanno lavorato, hanno purtroppo subito un’elevata esposizione alla fibra killer. La storia della Officine Grandi Riparazioni della FF.S. è caratterizzata dalla strage di lavoratori per mesotelioma e altre malattie asbesto correlate, che in qualche caso hanno colpito anche i familiari. Il 6° Rapporto ReNaM aveva censito 619 casi solo di mesotelioma, fino al 2015, tra i dipendenti di FFS. Il 7° Rapporto ReNaM (che riporta i casi di mesotelioma in Italia tra il 1993 e il 2018), ha inserito il settore dei rotabili ferroviari tra quelli che hanno riscontrato più casi di mesotelioma. Quindi, i lavoratori che hanno contratto questa patologia di origine professionale sono 696.

In passato, l’Osservatorio Nazionale Amianto, ha ottenuto la condanna delle FF.S. al risarcimento del danno per altri lavoratori. Nel caso del sig. Rocco, l’azienda aveva tuttavia contestato la pretesa. “Solo a partire dalla metà degli anni ’70 vi è stata la presa di coscienza circa la pericolosità della esposizione a fibre in amianto”, spiegavano.

Una vittoria importante

In primo grado, basandosi su un’ampia letteratura medico scientifica, la magistratura aveva tuttavia respinto le eccezioni di FS. Su queste basi e realizzando un calcolo sull’invalidità temporanea subita dalla vittima da amianto (dalla diagnosi della malattia fino alla morte) e considerando anche l’impatto psicologico fortemente negativo, il Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU) nominato dal Tribunale aveva quantificato il danno biologico.

Oltre 200mila euro a beneficio dei familiari dell’operaio, oltre alla rivalutazione monetaria e agli interessi legali. Inoltre, i legali avevano innescato un ulteriore procedimento, relativo ai danni personali subiti dagli stretti congiunti per la malattia e la morte dell’uomo.

La vittoria legale sancisce ancora una volta il diritto alla tutela di fronte a un nemico che continua a mietere vittime. Soprattutto, avalla e conferma il fatto che non esiste né un limite di tempo né una soglia minima di esposizione al di sotto dei quali non si corrono rischi per la salute.

Vino e solidarietà per le patologie dell’amianto

vino e solidarietà per le patologie dell'amianto
vino e solidarietà per le patologie dell'amianto

Un evento per promuovere la solidarietà verso le patologie asbesto correlate. L’amianto al centro della Festa del Vino organizzata dalla comunità di Casale Monferrato. Si è trattato di un’occasione che ha unito la celebrazione delle specialità enograstronomiche del comune piemontese e aiutare e supportare la ricerca verso le malattie amianto correlate.

Amianto
La Festa del Vino solidale alle patologie asbesto correlate

Divertimento e consapevolezza, al fine di sensibilizzare le tematiche rivolte alle patologie asbesto correlate. L’amianto è ancora presente in tantissimi edifici, nonostante le bonifiche in corso, e le patologie che ne derivano dalle esposizioni, per cui cresce l’urgenza verso la sensibilizzazione e la diffusione di informazione.

Vino e sensibilizzazione verso le patologie dell’amianto

La Festa del Vino organizzata nella comunità di Casale Monferrato si è trasformata in un’occasione di promozione del progresso scientifico. Incentivare la consapevolezza e la sensibilizzazione verso tematiche urgenti: è stato questo l’obiettivo della festa enogastronomica organizzata nel comune piemontese, conosciuto oltre che per le specialità vinicole, anche per numerose vittime e il danno ambientale causati dalla presenza della fabbrica di eternit. Già nell’edizione del 2023, la comunità aveva voluto dare il proprio contributo verso la ricerca e il progresso scientifico per le patologie asbesto correlate, di cui ancora non si parla abbastanza.

Un tema delicato ma pubblico e urgente. Si stima, infatti, che i numeri legali ai casi di patologie derivate dall’amianto subiscano un ulteriore picco nei prossimi anni. Già da tempo abbiamo assistito a una crescita della curva di incidenza di casi di patologie asbesto correlate e conseguenti denunce per malattie professionali. Ma la situazione resterà critica ancora per altro tempo. Grazie alla Festa del Vino la comunità cittadina è riuscita a raccogliere un significativo contributo in denaro che ha devoluto alla ricerca scientifica. Fondi destinati allo studio delle patologie correlate all’amianto. Un gesto che dimostra come la cooperazione tra territorio, cittadini e imprese possa concretizzarsi in un importante contributo a tutela della salute pubblica.

L’Azienda Ospedaliera Universitaria di Alessandria ha annunciato sul proprio portale la disponibilità di una borsa di studio del valore di 20mila euro, finanziata totalmente dai fondi raccolti durante la Festa del Vino. L’opportunità è rivolta ai ricercatori che vogliono dedicarsi alla ricerca e al progresso delle cure per le patologie asbesto correlate. Un segnale di speranza, che dimostra come un’occasione di convivialità e divertimento possa trasformarsi anche in un evento di forte impatto sociale. L’assegnazione della borsa di studio rappresenta un passo avanti significativo nella lotta contro le malattie amianto-correlate, offrendo allo stesso tempo possibilità di ricerca e di cura per chi è affetto da queste patologie.

Amianto
La pericolosità dell’amianto

I numeri delle patologie asbesto correlate

I dati che vengono raccolti ogni anno dall’INAIL segnalano un terrificante incremento delle denunce di patologie asbesto correlate. L’amianto è ancora un problema attuale. A causa dell’ampio e longevo utilizzo nel passato di questo materiale, infatti, ancora oggi parecchi edifici (caserme, scuole, ospedali etc., costruiti fino al 1992, se non anche dopo), presentano tracce di questo minerale.

Ogni anno vengono registrati almeno in media più di 1400 lavoratori colpiti da malattie asbesto correlate: un dato abbastanza preoccupante. Eppure, nei prossimi anni le denunce subiranno un picco notevole al raggiungimento della soglia media di latenza entro la quale queste malattie si presentano.

Tra le patologie causate dall’amianto più diffuse e aggressive: il mesotelioma pleurico. Si tratta di un tumore maligno che colpisce le cellule mesoteliali, che coprono il mesotelio, il rivestimento che protegge i polmoni. L’aggressività di questa malattia deriva dalla difficoltà nel riconoscerne i sintomi, che si confondono facilmente con quelli derivanti da malattie cardovascolari. Per queste ragioni, spesso la diagnosi avviene in circostanze in cui la patologia ha già effettuato gran parte del suo decorso, quando ormai ogni azione da parte dei medici non riesce a garantire una migliore prospettiva di vita e di cura. La sensibilizzazione verso queste tematiche è tra le poche armi in nostro possesso per combattere questo killer quasi invisibile.

Stati generali della sostenibilità: lezione di futuro e speranza

Stati generali della sostenibilità: lezione di futuro e speranza
Stati generali della sostenibilità: l'evento organizzato da E-Novation

GIOVEDÌ 21 MARZO, LA IV EDIZIONE DELL’EVENTO “STATI GENERALI DELLA SOSTENIBILITÀ” HA TRACCIATO UN PERCORSO VERSO UN FUTURO SOSTENIBILE E CARICO DI SPERANZA. IDEATORE DELL’INCONTRO MASSIMO LUCIDI, PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE E-NOVATION

Stati Generali: la messa in commemorazione delle vittime sul lavoro

Stati generali della sostenibilità: la commemorazione delle vittime di amianto a S.Maria in campitelli

L’evento “Stati generali della sostenibilità” è iniziato con un momento di riflessione e commemorazione alla chiesa di Santa Maria in Campitelli. Nella suggestiva cornice, è stata celebrata una toccante messa in memoria delle vittime sul lavoro, sia quelle derivanti dall’esposizione all’amianto sia da sostanze cancerogene.

A promuovere la cerimonia, l’Osservatorio Nazionale sull’Amianto (ONA), presieduto dall’avvocato Ezio Bonanni.

Oltre a rendere omaggio alle persone che hanno perso la vita a causa di queste tragiche circostanze, la funzione ha posto le basi per un dialogo più ampio e profondo sulla necessità di adottare pratiche e politiche volte a garantire un ambiente di lavoro sicuro e salubre per tutti. 

Stati generali: verso un futuro di sostenibilità e benessere olistico

Stati generali della sostenibilità: focus l’importanza mettere al centro dell’agenda non solo il profitto e il Pil, ma anche l’uomo con le sue necessità più profonde, comprese quelle spirituali. 

Dopo la messa, si sono “aperte le danze” della sostenibilità nella sontuosa sala Baldini, sempre a Piazza Campitelli.

Tra gli illustri ospiti, l’economista Stefano Zamagni, il direttore di Repubblica, Maurizio Molinari, gli ex ministri dell’ambiente Edo Ronchi (dal 1996 al 2000), Corrado Clini (dal 2011 al 2013) e Alfonso Pecoraro Scano (dal 2006 al 2008), oltre a economisti ed esperti del settore. 

Focus della discussione la sostenibilità, intesa in tutte le sue sfaccettature e declinazioni, ma soprattutto come paradigma di sviluppo umano integrale.

I relatori hanno sottolineato l’importanza di mettere al centro dell’agenda non solo il profitto e il Pil, ma anche l’uomo con le sue necessità più profonde, comprese quelle spirituali. 

Lo sviluppo economico non può infatti prescindere dal benessere olistico dell’individuo e della società nel suo complesso.

In un mondo in cui il progresso spesso è confuso con lo sviluppo, è fondamentale interrogarsi sul vero significato della crescita. Come sottolineava il grande economista E.F. Schumacher, “Se i beni necessari rendono necessaria la vita, i beni superflui la rendono superflua”. Questa è una verità su cui riflettere.

Focus sulla consapevolezza ambientale

Cambiamenti climatici sono spesso sottovalutati persino dalle istituzioni

Durante gli “Stati generali della sostenibilità”, uno dei temi centrali che ha animato la discussione è stato quello sui cambiamenti climatici. Si è affrontato il fatto che, nonostante i crescenti segnali di allarme provenienti dalla comunità scientifica e le evidenti manifestazioni di questo fenomeno in tutto il mondo, la consapevolezza sulla crisi climatica sembra ancora non essere sufficientemente radicata nella società.

Esiste, cioè, una significativa lacuna nella percezione e nella comprensione dell’urgenza dei cambiamenti climatici e delle loro potenziali conseguenze. 

Tuttavia, non possiamo più permetterci di ignorare questa crisi. I cambiamenti climatici rappresentano una minaccia esistenziale per l’intera umanità e richiedono una risposta immediata e coordinata da parte di tutti i settori della società.

È fondamentale dunque che la consapevolezza sulla crisi climatica venga diffusa in modo capillare, coinvolgendo non solo i decisori politici e gli esperti, ma anche ogni singolo individuo. Ognuno di noi ha infatti il potere e la responsabilità di adottare comportamenti più sostenibili. 

Parole “Sante”: “Laudato Sì” esempio di impegno a tutto tondo nella sostenibilità 

L’enciclica Laudato Sii di Papa Francesco è un prezioso documento che sottolinea l’importanza di raggiungere un accordo sul clima

L’ultimo tema è servito a introdurre l’enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco, pubblicata nel giugno 2015, pochi mesi prima della COP 21 di Parigi che si è svolta nel dicembre dello stesso anno. Gli intervenuti hanno sottolineato la preziosità del documento: un contributo significativo della Santa Sede agli sforzi globali per raggiungere un accordo sul clima durante i negoziati internazionali.

L’enciclica è stata messa a confronto con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) adottati a New York nel settembre 2015, evidenziando in tal modo una comune ambizione universale nel trattare le questioni legate al clima e allo sviluppo. Entrambi i documenti condividono infatti l’obiettivo di promuovere uno sviluppo sostenibile e integrale, che riconosca l’interconnessione tra questioni ambientali, sociali ed economiche.

Un altro punto di convergenza fra enciclica e OSS è la necessità di promuovere modelli di produzione e consumo sostenibili: un attacco insomma alla cultura dello scarto e alla crescita economica non controllata. 

Il presidente ONA avv. Ezio Bonanni a difesa delle vittime di amianto

L’Avv. Ezio Bonanni insiste sulla questione amianto, un pericolo che espone troppi lavoratori a a rischi significativi di malattie respiratorie e altri gravi problemi di salute

Non è solo Papa Francesco a sottolineare l’importanza della giustizia sociale e della conversione personale per affrontare le sfide ambientali e sociali. Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, l’avv. Ezio Bonanni, ha invitato a un rinnovamento radicale delle strutture sociali e politiche, affrontato con determinazione la “questione amianto”.

L’avvocato ha messo in evidenza le gravi conseguenze del suo utilizzo in un passato non troppo lontano, o la leggerezza di istituzioni e aziende, che hanno spesso negato l’esistenza di una soglia minima di esposizione all’amianto o di una soglia temporale. Atteggiamento che ha portato a una diffusione incontrollata di materiali contenenti amianto e ha esposto lavoratori e popolazione in generale, a rischi significativi di malattie respiratorie e altri gravi problemi di salute.

Bonanni ha sottolineato altresì l’importanza di promuovere una cultura del rispetto e della dignità umana, evidenziando come il dramma dell’amianto abbia causato e continui a causare sofferenza e morte. 

Tra i casi emblematici, Bonanni ha citato aziende come Eternit e Ilva, che hanno la fama, ormai, di “fabbriche della morte”.

Infine, il presidente ONA ha ribadito l’importanza del diritto alla sicurezza sul lavoro e della prevenzione, sottolineando che nessuno dovrebbe essere costretto a mettere a rischio la propria vita per svolgere il proprio lavoro.

Arte e giustizia sociale: l’installazione di Stefano Cagol a Roma

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'The Bouvet Island' by Stefano Cagol Opening at ETRU Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia on February 20, 2024. (Photo by Elisabetta Villa) "Su concessione del Ministero della Cultura - Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia"

IL 20 FEBBRAIO DI OGNI ANNO, SI CELEBRA LA “GIORNATA MONDIALE DELLA GIUSTIZIA SOCIALE”. UNA RICORRENZA INTERNAZIONALE INIZIATA NEL 2009 E INDETTA DALL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE PER PROMUOVERE QUESTO TEMA A LIVELLO MONDIALE

Giustizia sociale: giornata Internazionale presentata nella capitale

Proprio in concomitanza con la celebrazione della giornata dedicata alla giustizia sociale, AAC Platform con Camilla Boemio ha presentato un intervento site-specific, all’interno del suggestivo cortile centrale del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ETRU, a Roma.

Lo scopo è stato quello di sensibilizzare il pubblico sulla sinergia tra arte ed etica, unendo il linguaggio artistico alle grandi cause sociali. Un’occasione importante, oggi più che mai, poiché si propone di appianare le disuguaglianze sociali ed economiche, contrastando l’esclusione e le cause che ostacolano l’integrazione.

La Giornata Internazionale della Giustizia Sociale riporta l’attenzione sull’importanza di mantenere la pace e la sicurezza a livello globale, evidenziando quanto l’equità sia importante per promuovere e diffondere le condizioni ideali, proprio come sostenuto dall’ONU e dalle Nazioni Unite.

‘The Bouvet Island’ by Stefano Cagol Opening at ETRU Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia on February 20, 2024. (Photo by Elisabetta Villa) “Su concessione del Ministero della Cultura – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia”

Una maestosa location ad accogliere l’artista Stefano Cagol

La scelta della location non è stata casuale. Forse non tutti sanno che il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, fondato nel 1889 nella sontuosa omonima villa, è il frutto di un’importante ricerca, che ha visto l’interconnessione tra tradizione e innovazione. Un innovativo progetto museografico che, nel corso degli anni, si è arricchito includendo anche la vicina Villa Poniatowski e guadagnandosi la fama di museo etrusco più significativo al mondo.

Le sue collezioni comprendono alcuni dei più rinomati tesori dell’antica civiltà etrusca, come il Sarcofago degli sposi e l’Apollo di Veio, che fa da cornice a oltre 6 mila oggetti. Nel 2016, per la sua straordinaria storia e rilevanza culturale, è stato inserito tra gli istituti di rilevante interesse nazionale, con autonomia scientifica e amministrativa.

‘The Bouvet Island’ by Stefano Cagol Opening at ETRU Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia on February 20, 2024. (Photo by Elisabetta Villa) “Su concessione del Ministero della Cultura – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia”

Chiamato a confrontarsi con gli spazi di questo eccezionale museo, è l’artista Stefano Cagol, con una carriera che spazia dai confini dell’arte arte concettuale, arte ambientale, eco-arte e land art. L’artista ha partecipato a numerose Biennali, tra cui Venezia, Manifesta, Curitiba, Cairo, Xinjiang e Singapore. Ha avuto mostre personali in importanti istituzioni museali in tutto il mondo.

“The Bouvet Island”, l’opera dell’artista Stefano Cagol

È “The Bouvet Island”, l’opera che AAC Platform, insieme con la curatrice Camilla Boemio, ha scelto di posizionare al centro dell’imponente architettura cinquecentesca della villa. L’installazione è stata collocata nel cortile centrale, tra il portico a emiciclo progettato da Jacopo Barozzi da Vignola e la loggia ideata da Bartolomeo Ammannati come una sorta di scenografia. Questo spazio prende vita temporaneamente attraverso una stratificazione di linguaggi e stimoli artistici.

L’opera prende il nome da un’isola remota del pianeta, Bouvet, incontaminata, protagonista, suo malgrado di uno degli esperimenti nucleari più misteriosi, il Caso Vela, un’esplosione nucleare avvenuta nelle sue acque e mai rivendicata da alcuna nazione.

Realizzata, eccezionalmente, in tonalità oro, l’opera vuole porre l’attenzione verso il nucleare, la natura estrema e l’agire dell’uomo, l’idea dei limiti, dei confini, del dominio che condizionano il nostro “essere nel mondo”. Questa scelta cromatica apre a una riflessione sul tempo, il futuro e il passato, oltre a evocare concetti di luce, divinità e vanità umana.

Come fare per visitare la mostra

La mostra sarà aperta fino a domenica 24 marzo, con gli orari di apertura dalle 8:30 alle 19:30, dal martedì alla domenica. La chiusura delle sale è prevista alle 19:00, mentre l’ultimo ingresso è alle 18:30. La vetrina si tiene al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia ETRU, in Piazzale di Villa Giulia 9, a Roma. Per ulteriori informazioni, è possibile visitare il sito web.

Dopo il vernissage, l’accesso all’opera è possibile acquistando un biglietto d’ingresso, che offre diverse formule (accesso solo ai giardini o accesso completo alle sale espositive).