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venerdì, Giugno 25, 2021

Talco amianto: Johnson & Johnson risarcirà $ 2,12 miliardi

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WASHINGTON – Caso: “talco all’amianto”. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto l’appello di Johnson & Johnson, contro il verdetto risarcitorio di $ 2,12 miliardi di dollari (inizialmente aveva stabilito un risarcimento di $4,7 miliardi di danni).

La sentenza si è espressa infatti a favore di 22 donne che si sono ammalate di cancro, dopo aver utilizzato talco per bambini contenente amianto.

L’Alta Corte non ha spiegato la decisione per cui non ha accolto il caso, ma ha lasciato in vigore una sentenza della corte d’appello federale dello scorso anno a sostegno della multa. 

Il caso del talco all’amianto

Le donne, ascoltate nel 2018, avevano affermato che la società non aveva adeguatamente avvertito dei rischi associati all’uso dei loro prodotti.

Johnson & Johnson aveva impugnato la sentenza, ma il giudice, in quel caso, aveva stabilito che la nota azienda aveva “travisato la sicurezza di questi prodotti per decenni”.

La giuria, dando ragione elle vittime, aveva effettivamente scoperto che i prodotti a base di talco  contenevano amianto e che il talco legato all’amianto può causare il cancro alle ovaie.

Ciò avrebbe dimostrato “una condotta particolarmente riprovevole da parte degli imputati”. 

Dal verdetto del 2018, due querelanti si sono ritirate, nove di esse (nel caso del Missouri) sono decedute.

La scelta della giuria 

Il caso al centro della decisione del 25 maggio, è forse il più importante delle migliaia di cause legali che Johnson & Johnson ha dovuto affrontare per via della nota polvere di talco

Stando ai dati aziendali pubblicati sul New York Times, finora più di 9.000 donne hanno intentato azioni legali contro la società. 

In totale, la J&J ha affermato di aver affrontato più di 19.000 reclami simili.

Le cause, che risalgono al 2013, hanno avuto diversi livelli di successo: dopo un iniziale risarcimento di $ 117 milioni per le querelanti, ad aprile la Corte d’Appello aveva ribaltato la sentenza. 

Il richiamo volontario del talco all’amianto

Il talco è uno dei minerali più morbidi in grado di ridurre l’attrito. Possiede inoltre una grande capacità di assorbire oli e odori.

J&J ha venduto la polvere a base di talco, Johnson’s Baby Powder, per più di 100 anni e ha creato molti altri prodotti utilizzando il talco. 

Per via della “costante raffica di pubblicità per controversie legali” sul prodotto, Johnson & Johnson ha dovuto richiamare volontariamente un singolo lotto di talco per bambini nel 2019, afferma l’American Cancer Society.

Si tratta di ben 33.000 flaconi di talco per bambini, che, secondo i regolatori federali contenevano tracce di amianto in una singola bottiglia del prodotto.

Ciononostante, Johnson & Johnson ha continuato a sostenere che avrebbe “difeso vigorosamente” la sicurezza del prodotto.

Oggi, il talco per bambini non è più venduto da Johnson & Johnson negli Stati Uniti e in Canada, sebbene sia ancora disponibile in alcuni altri paesi.

Dopo la decisione della Corte, le azioni della società sono scese dell’1,8% a $ 166,16.

Botta e risposta 

1) La società, insoddisfatta per ovvie ragioni dall’esito del processo, ha dichiarato di non aver ottenuto un processo equo “dal momento che la giuria ha assegnato quasi 5 miliardi di dollari a 22 donne, danni successivamente ridotti di oltre la metà”.

Parlando di “cifra sproporzionata”, le querelanti hanno affermato invece che l’entità del risarcimento del danno rientra nell’intervallo che i tribunali hanno concluso e non equivale a una punizione sproporzionata.

2) Il Processo Missouri. Per l’azienda, il caso del Missouri avrebbe seguito una “formula vincente”, cioè quella di presentare reclami da altre giurisdizioni davanti a un’unica giuria che poteva essere pregiudicata, con conseguente risarcimento dei danni “fuori misura”.

La decisione di riunire le accuse in un unico processo, avrebbe pertanto rappresentato una violazione del diritto dell’azienda a un giusto processo ai sensi della Costituzione degli Stati Uniti. 

“Non avevano chiesto alla Corte Suprema di esaminare se i prodotti causassero il cancro. Invece, hanno chiesto di considerare l’argomento della società, secondo cui i tribunali del Missouri hanno combinato ingiustamente i casi di quasi due dozzine di donne provenienti da diversi stati la cui gravità del cancro variava ampiamente”.

La risposta di quanti agivano in nome dei querelanti è stata tuttavia assai chiara: “i tribunali del Missouri hanno giurisdizione su reclami fuori dallo stato come quelli del caso in questione”.

Hanno precisato altresì che è comune per i tribunali riunire i casi per un processo se sono molto simili “quando predominano questioni comuni, come la sicurezza del prodotto e la conoscenza degli imputati del suo pericolo, come hanno fatto qui .”

Ancora botta e risposta

3) La presunta contaminazione. Il talco, il minerale da cui si produce la polvere, è chimicamente correlato all‘amianto.

Viene spesso estratto vicino alla pericolosa fibra killer e gli studi hanno dimostrato che esiste un rischio di contaminazione incrociata durante l’estrazione, ma dagli anni ’70 i prodotti a base di talco dovevano essere privi di amianto.

Johnson & Johnson ha tuttavia negato che i suoi prodotti fossero contaminati o che causassero il cancro.

”Le questioni che erano davanti al tribunale sono legate alla procedura legale e non alla sicurezza”, ha affermato J&j.

“Decenni di valutazioni scientifiche indipendenti confermano che il borotalco di Johnson è sicuro, non contiene amianto e non provoca il cancro”.

In realtà, gli scienziati hanno testimoniato di aver trovato l’amianto in campioni del prodotto, nonostante la società avesse sostenuto il contrario.

4) La predisposizione genetica. J&j ha dichiarato “alcune delle donne avevano predisposizioni genetiche o familiari per il cancro, mentre altre no. Mettere insieme tutti i casi ha confuso la giuria e ha offuscato le distinzioni legali separate per ciascuna richiesta”.

Secondo il National Cancer Institute , “il peso delle prove non supporta un’associazione tra l’esposizione al talco perineale e un aumento del rischio di cancro ovarico”.

Per quanto riguarda i potenziali rischi per la salute dei prodotti a base di talco, l’American Cancer Society ha affermato che “non è chiaro se i prodotti di consumo contenenti polvere di talco aumentino il rischio di cancro”

Risultati ambigui

Uno studio del governo degli Stati Uniti su migliaia di donne non ha trovato prove evidenti che collegassero il talco per bambini al cancro ovarico, ma l’autore principale ha affermato che i risultati sono stati “molto ambigui”.

Alcuni studi scientifici hanno dimostrato che le donne hanno un aumentato rischio di cancro ovarico con l’uso di talco nell’area genitale, ma altre no. 

In buona sostanza, la maggior parte degli studi suggerisce che sono necessarie ulteriori ricerche.

Due giudici si astengono

Due dei giudici della Corte Suprema degli Stati Uniti non hanno preso parte alla revisione del caso.

Si tratta di Samuel Alito e Brett Kavanaugh.

Il primo possiede azioni della società, dunque si sarebbe ravvisato un conflitto d’interesse.

Il secondo, si è astenuto perché il padre lavorava per un gruppo di lobby del settore che aveva fatto pressioni contro l’etichettatura del talco come cancerogeno e l’inclusione di un’etichetta di avvertimento sui prodotti a base di talco.

Uno schieramento di avvocati alquanto insolito

A rappresentare le donne erano: l’ex procuratore generale Kenneth Starr, che era un membro del team legale del presidente Donald Trump durante il suo primo processo di impeachment al Senato;

l’ex procuratore generale John Ashcroft, che ha servito nell’amministrazione del presidente George W. Bush;

Tom Goldstein, l’editore di SCOTUSBlog, che ha lavorato come analista legale di NBC News.

Johnson & Johnson ha affidato il caso a Neal Katyal, che fungeva da procuratore generale nell’amministrazione Obama.

L’uomo ha fatto parte della squadra dietro l’accusa del procuratore generale del Minnesota nel caso George Floyd, ed è stato anche un analista legale di NBC News.

Una vittoria per la giustizia: stop al talco all’amianto 

Intervistato dalla CNN, Mark Lanier, un avvocato dei querelanti nel caso, ha definito la sentenza una “vittoria per la giustizia“.

“Questa è stata una vittoria non solo per le donne straordinarie e le loro famiglie che abbiamo avuto il privilegio di rappresentare, ma una vittoria per la giustizia”.

“Questo risultato è esattamente ciò che separa l’America dal resto del mondo. Questa decisione invia un messaggio chiaro ai ricchi e ai potenti: sarete tenuti a rispondere quando causerete un danno grave in base al nostro sistema di giustizia equa ai sensi della legge”.

Intervento del Presidente ONA in merito alla vicenda

“Ventidue sono le sole donne che hanno esposto denuncia contro l’azienda americana. Ma il numero delle donne colpite dal cancro alle ovaie causato dal talco amianto è molto più elevato.

Bisogna continuare la lotta contro l’amianto e soprattutto occorre combattere per ottenere la bonifica globale di tutti i siti contaminati. Noi come associazione continueremo a tutelare tutte le persone le cui vite purtroppo, hanno avuto modo di intrecciarsi con questo cancerogeno così letale.”

Sono queste le parole dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA che non rinuncia al dovere di tutelare tutte le vittime amianto e di altri cancerogeni.

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