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Cassazione: no alla prescrizione vittime del dovere

prescrizione vittime del dovere
prescrizione vittime del dovere

Sulla problematica della prescrizione vittime del dovere la Cassazione mette il punto: non si applica il termine decennale per lo status. E’ una importante decisione quella della Cassazione, sezione lavoro, 17440/2022, che conferma le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni.

Infatti, in molti casi, l’Avvocatura dello Stato ha sostenuto la prescrizione vittime del dovere, decorsi i 10 anni. In realtà, lo status di vittime del dovere non può essere dichiarato prescritto. Ecco perchè l’ONA intensifica la tutela legale vittime del dovere anche grazie al sostegno dell’Avv. Ezio Bonanni.

Prescrizione vittime del dovere, come tutelarsi

L’ONA, e anche l’Osservatorio Vittime del Dovere, in modo sinergico, ti guidano nella tutela dei tuoi diritti. Sia coloro che hanno ottenuto il riconoscimento di causa di servizio, sia coloro cui è stata negata, possono rivolgersi alle associazioni e ottenere la giusta tutela.

Approfondisci il tema specifico della tutela delle vittime del dovere, con riferimento alle varie condizioni di rischio, dalla esposizione ad amianto, uranio impoverito e altri cancerogeni.

Infatti, in seguito alla violazione delle regole cautelari, e delle norme di cui all’art. 2087 c.c., sono sempre numerosi i casi di infermità.

Vittime del dovere: amianto, uranio e vaccini

Sulla base delle risultanze della relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta della Camera dei Deputati, si confermano le violazioni.

Questa relazione ha fatto emergere una vera e propria epidemia per leucemia, tumori del sistema linfatico, linfomi, neoplasie del sangue e neoplasie dei tessuti molli.

Quindi queste esposizioni hanno generato altre malattie cancerogene. Infatti, tra le cause di cancro, non solo l’amianto e le malattie asbesto correlate, ma anche molte altre neoplasie.

Prescrizione vittime del dovere amianto

Il quadro tracciato dall’Avv. Ezio Bonanni, nella più recente pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, definisce l’attuale situazione. Sono ancora in corso le bonifiche.

Quella dell’epidemia di malattie asbesto correlate è una vera e propria emergenza ancora in corso, e trascende il settore delle Forze Armate. Infatti, in ampi settori, compreso quello scolastico, il rischio legato alle fibre di asbesto è tutt’ora grave e sussistente.

Pertanto, sia l’Osservatorio Vittime del Dovere che l’Osservatorio Nazionale Amianto, hanno istituito la App amianto per le segnalazioni dei siti contaminati.

Prescrizione vittime del dovere solo per i ratei

La Corte di Cassazione ha quindi messo la parola fine alla diatriba giurisprudenziale alimentata dall’Avvocatura dello Stato.

Infatti, a fronte dell’art. 2934 c.c. che dichiara non prescrittibili gli status, i Ministeri hanno opposto la prescrizione decennale. In realtà, la domanda amministrativa può essere presentata anche dopo il decorso dei dieci anni dalla infermità o dalla morte.

In questi casi, al più, potrà essere dichiarata la prescrizione dei ratei dello speciale assegno vitalizio mensile e dell’assegno vitalizio mensile. Il termine è quindi decennale ma solo per i ratei antecedenti i dieci anni dalla domanda amministrativa.

Quindi, gli “ermellini” hanno risolto il nodo affermando che al più possono essere dichiarati prescritti i ratei, quelli antecedenti i dieci anni.

Così rileva la data di entrata in vigore della normativa (Legge 266/2005 e del DPR 243/2006), oppure l’evento. Ciò detto, occorre quindi agire nei confronti dei Ministeri competenti, per ottenere la tutela dei propri diritti.

Asbesto: epidemia nelle Forze Armate

Mentre prosegue l’epidemia, in modo particolare per coloro che hanno svolto servizio nella Marina Militare, è fondamentale la tutela. In questo contesto, nonostante gli accertamenti, i Ministeri continuano a negare i diritti delle vittime e dei loro familiari.

Ne sanno qualcosa le vittime e i loro familiari. In particolare la problematica più impellente e grave è quella dell’amianto utilizzato nelle navi della Marina. Ne è un esempio emblematico l’incrociatore Vittorio Veneto, nave ammiraglia della Marina Militare Italiana.

Non a caso sono in corso diversi procedimenti penali e civili, per le tutele ex art. 20 della L. 183/2010. Pur tuttavia, il Ministero della Difesa continua a negare i diritti delle vittime. Quindi, anche la questione della prescrizione decennale è solo uno degli strumenti per negare la verità dei fatti.

Infatti, l’amianto si utilizzò in Marina Militare, come dalle altre Forze Armate, anche nelle basi a terra e nei mezzi d’arma. L’utilizzo di questi minerali è dovuto alla loro capacità fonoassorbenti e ignifughe, così che era utilizzato anche nelle coibentazioni.

In più si estraeva a buon prezzo e si lavorava facilmente. La salute fu sacrificata all’interesse economico, anche per altri comparti. La verità è stata a lungo sottaciuta.

Purtroppo però non è affatto “perfetto”, è infatti altamente cancerogeno.  Le aziende però hanno per decenni negato la correlazione tra il suo utilizzo e le malattie che colpivano decine e decine di operai che lo lavoravano e dei lavoratori che ne venivano a contatto. Tra queste l’asbestosi, il mesotelioma e altri tipi di tumore.

Uranio impoverito e vaccini: le tutele oltre la prescrizione

L’epidemia si alimentò anche a causa dei proiettili all’uranio impoverito. Questo tipo di ordigni è stato utilizzato in modo particolare nel territorio Balcanico. In Kosovo i nostri militari sono stati posti in servizio nei territori contaminati.

Così nanoparticelle di metalli pesanti, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, hanno contaminato i nostri militari. Al ritorno dalle missioni, anche in seguito alla sinergica esposizione alle fibre di asbesto, hanno subito l’insorgenza di diverse neoplasie.

Per anni il Ministero della Difesa ha negato il diritto di queste vittime. Emblematico il caso di Lorenzo Motta, così come quello del Col. Carlo Calcagni. Le analisi eseguite hanno dimostrato che i loro tessuti erano e sono contaminati. Perfino traccianti radioattivi sono stati rinvenuti nei tessuti del Col. Calcagni.

Uno degli ulteriori elementi di rischio è la somministrazione di vaccini contaminati da metalli pesanti e con additivi. Questo è stato confermato anche in sede giudiziaria per il caso di Lorenzo Motta.

Queste pratiche vaccinali hanno contribuito a contaminare queste vittime, e anche a deprimere il sistema immunitario.

Ancora a tutt’oggi lottano contro la malattia, ma anche per avere verità e giustizia. Questo della prescrizione è un tema molto importante, perchè il Ministero, oltre a dilatare i tempi, ha sempre confidato nella prescrizione.

Posta, quindi, la parola fine su questo strumento utilizzato per negare i giusti diritti delle vittime e dei loro familiari.

Quindi, l’Osservatorio Vittime del Dovere e l’Osservatorio Nazionale Amianto auspicano la più ampia tutela di coloro che sono stati impiegati nelle missioni all’estero.

La Cassazione contro la prescrizione vittime del dovere

La sentenza della questione trattata nel febbraio scorso sulla imprescrittibilità della domanda arriva dopo quelle del 24 febbraio 2022 (sempre della Corte di Cassazione). Qui si afferma la piena applicabilità dei criteri previsti dal Regolamento per le vittime del terrorismo a tutte le vittime del dovere ed equiparati. Questo ai fini della quantificazione percentuale dell’invalidità complessiva, comprensiva anche del danno morale.

Anche chi è già stato già valutato con i criteri meno favorevoli indicati nel Dpr 243/06, potrà accedere a risarcimenti maggiori. Da anni l’avvocato Ezio Bonanni e l’Osservatorio nazionale amianto lottano per i diritti delle vittime del dovere e delle loro famiglie.

Fermentazione dei cibi: cos’è e perché fa bene?

fermentazione
cibi sotto fermentazione

 

La tecnica di fermentazione dei cibi risale ad almeno 12000 anni fa.

Fermentazione: una delle prime tecniche di conservazione del cibo

La fermentazione è una tecnica di conservazione dei cibi usata da secoli, soprattutto nella cultura orientale dove sono estremamente comuni ingredienti fermentati come il miso o il kimchi

È stata abbandonata con l’invenzione del frigorifero e delle tecniche di trasformazione del cibo, che hanno dato vita al mercato industrializzato a larga scala.

Negli ultimi anni tuttavia, grazie a una maggiore conoscenza degli ingredienti, è ritornata in voga, sia nelle cucine casalinghe, sia in quelle dei grandi ristoranti.

Attraverso tale tecnica si possono infatti modificare le proprietà organolettiche dei cibi e valorizzare al massimo le materie prime, influenzandone positivamente il sapore e le proprietà nutritive.

“Divina” fermentazione  

L’idromele (dal greco ὕδωρ, hýdoracqua” e μέλι, mélimiele”), fu una delle prime bevande ottenuta dalla fermentazione naturale di un mosto di acqua e miele.

Nota come “ambrosia o nettare degli dei”, tale bevanda era considerata sacra in diverse culture e si utilizzava per entrare in connessione con le divinità.

Successivamente si sperimentò la fermentazione di birra e vino.

Un processo chimico o biologico?

Tra il XVIII e il XIX secolo, i chimici erano convinti che la fermentazione dei cibi dipendesse da un processo chimico.

Nella seconda metà dell’Ottocento, grazie a Louis Pasteur e allo studio della microbiologia, si comprese che la fermentazione era invece frutto di un processo biologico. Fu proprio Pasteur l’inventore del termine “fermentazione”. Lo scienziato lo usò per definire quel processo in cui alcuni microrganismi (lieviti e batteri) decompongono gli alimenti, principalmente i carboidrati, trasformandoli in acidi, alcol e gas. 

Fermentazione: un fenomeno “alchemico”

La fermentazione permette di creare nuovi sapori e trasformare cibi molto comuni.

Durante tale processo, i sapori vengono influenzati non solo dal tipo e dalla complessità dei microrganismi presenti in esso, ma anche da diversi fattori ambientali, come la temperatura e il prodotto che si fa fermentare. 

Il vino è un esempio perfetto di fermentazione, in quanto il profumo e la nota gustativa derivante dalla fermentazione, non sono dovute alla presenza di questi aromi nell’uva fresca, ma dalla fermentazione stessa e dall’azione dei diversi lieviti tipici delle regioni in cui viene coltivata la vite. Insomma una sorta di processo alchemico veramente interessante.

Perché fa bene consumare cibi fermentati?

Oggi, gli alimenti fermentati vengono spesso indicati come “cibi funzionali” (functional food). 

Le ragioni per cui è consigliabile consumare cibi fermentati sono diverse:

Gusto: la fermentazione conferisce un gusto deciso agli alimenti, giocando con armonie di aromi davvero inaspettate, che variano dall’acidulo all’agrodolce.

Salutista: è un metodo di conservazione completamente naturale ed ecosostenibile, che sfrutta l’azione spontanea dei microrganismi come muffe, lieviti e batteri.

Conservazione: i cibi si conservano più a lungo.

Ancora benefici

Proprietà nutritive: la fermentazione preserva e migliora il valore nutritivo degli alimenti. Aumenta il livello di vitamina C (il cavolo trasformato in crauti aumenta fino al 400% il quantitativo di vitamina C), vitamina B12, K o degli antiossidanti.

Predigestione: i microrganismi (batteri) semplificano alcune sostanze presenti nel cibo, rendendolo più digeribile. I cibi fermentati non pastorizzati contengono moltissimi probiotici, che hanno la capacità di assorbire le sostanze nutritive e combattere le infezioni.

Sistema immunitario: i batteri buoni presenti nei cibi fermentati sono in grado di regolare il sistema immunitario.

Aumento della biodiversità del microbiota intestinale (insieme di microrganismi che popolano il nostro intestino).

Controllo del peso

Ansia: alcune ricerche condotte dalla University of Maryland School of Social Work hanno evidenziato che i cibi fermentati, migliorando la salute dell’intestino, (sede del secondo cervello)possono ridurre l’ansia. 

Alcuni cibi fermentati e i loro benefici

  • Kefir – Il suo consumo regolare migliora la digestione. Ha inoltre un effetto antibatterico,  ipocolesterolemizzante, antipertensivo, antinfiammatorio. Ha proprietà antiossidanti, anticancerogene, anallergiche ed effetti curativi
  • Kombucha – Questa bevanda è ricca di componenti bioattivi, come i polifenoli e l’acido glucuronico, che hanno proprietà benefiche per la salute. Il suo consumo può prevenire l’insorgenza di malattie cardiovascolari e regola la pressione, promuovendo il rilassamento del muscolo liscio
  • Sauerkraut – Il consumo di crauti lattofermentati aiuta a migliorare la digestione, la circolazione sanguigna, combatte l’infiammazione, fortifica le ossa e riduce il livello di colesterolo.

E ancora alimenti fermentati

  • Verdure lattofermentate – La fermentazione lattica rende le verdure più digeribili, aumenta la disponibilità di sostanze nutritive e il numero di batteri benefici dell’acido lattico presenti sull’alimento. Ciò le rende a tutti gli effetti un cibo probiotico
  • Kimchi – Può migliorare la salute cardiovascolare e la digestione. Contiene altresì alti livelli di antiossidanti che potrebbero ridurre il rischio di malattie quali: cancro, diabete, obesità e ulcere gastriche. A sostenerlo, un articolo pubblicato in Bioactive Foods in Health Promotion
  • Natto– Considerato un superfood grazie alla presenza e fermentazione a carico del Bacillus subtilis natto, contiene una grande quantità di vitamina K2 (nello specifico MK-7) e nattokinase, una proteina che contribuisce a ridurre la pressione sanguigna. 

Tipi di fermentazione 

Esistono diversi tipi di fermentazione:

  • Quella alcolica, usata in Occidente per prodotti come il vino e la birra, trasforma lo zucchero contenuto nel mosto in anidride carbonica e alcol etilico;
  • Quella acetica, usata appunto per l’aceto, trasforma l’acido etilico in acetico tramite un processo di ossidazione;
  • Quella lattica, infine, è alla base di formaggi, crauti e yogurt e trasforma gli zuccheri in acido lattico grazie all’azione di streptococchi e lattobacilli.

 

Fonti

Food and Agriculture Organization (FAO). (2012) Traditional Fermented Food and Beverages for Improved Livelihoods; Marshall, E., Mejia, D., Eds.

Bell, V., Ferrão, J., & Fernandes, T. (2017). Nutritional guidelines and fermented food frameworks. Foods.

Jones, S. (2013). Trends in microbiome research.

Bureau S. e Côté D., Rivoluziona la tua cucina con i fermenti vivi, Edizioni Sonda, Casale Monferrato (AL), 2017.

Lavoratori ex Montefibre di Acerra: “Amianto nei polmoni”

Montefibre

Diciotto anni dopo il licenziamento gli ex lavoratori della Montefibre di Acerra (Napoli), hanno scoperto l’amianto nei polmoni. Uno choc che si è aggiunto alla sofferenza di questi anni, per aver perso il lavoro e per una vita di sacrifici a cui si aggiunge anche il fantasma della malattia.

L’amianto è, infatti, subdolo, può restare latente per anni ma può anche causare dopo molto tempo infiammazioni e tumori, primo tra tutti il mesotelioma. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, da sempre al fianco delle vittime, ha delineato bene il fenomeno nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. L’Inail registra i dati relativi ai casi di mesotelioma, l’ultimo documento disponibile è il VII Rapporto ReNaM.

Nel testo si evidenzia come il picco delle patologie asbesto correlate è previsto tra il 2025 e il 2030, proprio perché i tempi di latenza sono lunghi e negli anni 60 e 70 le aziende hanno utilizzato l’asbesto senza preoccuparsi del pericolo per la salute dei propri dipendenti.

Sorveglianza sanitaria ottenuta solo dopo lunghe lotte

Ora molti dei 400 operai della ex Montefibre si sono sottoposti ad esami medici che hanno riscontrato le fibre killer nei loro polmoni. Già 80 colleghi sono deceduti in questi anni. I risultati degli esami e anche una perizia della Procura di Nola che, come riporta NapoliToday, conferma l’esposizione a materiali tossici, potrebbe almeno permettere il prepensionamento.

172 ex dipendenti vivono ancora con 550 euro al mese di ammortizzatori sociali. “Meno del reddito di cittadinanza – fanno notare alcuni – e al di sotto della soglia di povertà” Troppo giovani per la pensione e troppo grandi per trovare un nuovo lavoro. Dimostrando di essere stati esposti ad amianto per un lungo periodo avrebbero potuto accedere al prepensionamento.

Ex Montefibre, indennizzo per chi contrae la malattia

Qualora avessero, invece, contratto purtroppo patologie asbesto correlate, a quel punto potranno chiedere l’indennizzo all’Inail. Così come i benefici contributivi all’Inps. In più potrebbero agire per il risarcimento del danno.

Un percorso lungo e tortuoso che aggrava le sofferenze dei lavoratori e delle loro famiglie. Che chiedono soltanto di poter pensare alla loro salute, senza doversi preoccupare di altro.

L’Ona continua il suo impegno a tutti i livelli, anche istituzionali, per garantire maggiori diritti alle vittime amianto. Fornisce per loro un’assistenza legale gratuita e ha istituito una App per la mappatura dei siti contaminati.

L’impatto del fumo sul pianeta, giornata mondiale senza tabacco

tabacco
uomo che fuma una sigaretta

Cade oggi la giornata mondiale senza tabacco. Un sogno o meglio ancora un impegno dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Quest’anno grande importanza è data all’impatto che la sua coltivazione ha sul pianeta. Sui terreni, ma non solo, dalla produzione alla distribuzione, fino ai rifiuti di un’industria che sembra sempre in crescita.

I dati parlano chiaro: nel 2022 c’è stato un aumento dei fumatori del 2%. Quasi 1 italiano su 4 è un fumatore (mai così tanti dal 2006). In aumento anche le persone che fumano sigarette a tabacco riscaldato: 3,3% del 2022 rispetto al 1,1% del 2019. Più di una persona su tre (il 36,6%) le considera meno dannose di quelle tradizionali. In realtà le evidenze scientifiche disponibili non sono sufficienti a dimostrare che il prodotto sia associato a un’effettiva riduzione del rischio.

I dati sono stati diffusi nell’ambito del XXIV convegno: “Tabagismo e Sistema Sanitario Nazionale”.

Tabacco: “Stiamo avvelenando il nostro pianeta”

Stiamo avvelenando il nostro pianeta. Durante tutto il suo ciclo, il tabacco inquina il pianeta e danneggia la salute di tutte le persone”. L’Oms vuole far passare questo messaggio e sottolineare gli sforzi dell’industria del tabacco per “apparire ecosostenibile” e migliorare la propria reputazione e quella dei suoi prodotti commercializzandoli come rispettosi dell’ambiente.

“Il tabacco, invece – spiega il Ministero della Salute – uccide oltre 8 milioni di persone ogni anno e distrugge il nostro ambiente attraverso la coltivazione, la produzione, la distribuzione, il consumo e i rifiuti post-consumo, danneggiando ulteriormente la salute umana”.

Inquinamento dovuto al tabacco

Ogni sigaretta fumata o prodotto del tabacco utilizzato spreca risorse preziose da cui dipende la nostra esistenza. Il fumo contribuisce ad alzare il livello di inquinamento atmosferico e contiene tre tipi di gas serra.

L’inquinamento causato dal tabacco riguarda l’acqua, il suolo, le spiagge e le strade. Vengono rilasciati nell’ambiente, infatti sostanze chimiche, rifiuti tossici, mozziconi di sigarette, comprese le microplastiche, e rifiuti delle sigarette elettroniche e del tabacco riscaldato.

Sempre secondo quanto riportato dall’Oms, in tutto il mondo circa 3,5 milioni di ettari di terra vengono distrutti per coltivare tabacco ogni anno. La coltivazione del tabacco contribuisce anche alla deforestazione di 200.000 ettari all’anno e al degrado del suolo. Per la produzione si utilizzano acqua, combustibili fossili e risorse metalliche.

La globalizzazione della filiera e delle vendite del tabacco implica che l’industria del tabacco utilizza modalità di trasporto ad alta intensità di risorse.

Rifiuti, mozziconi di sigaretta e sostanze chimiche

In tutto il mondo, ogni anno, 4,5 trilioni di mozziconi di sigaretta non vengono smaltiti correttamente, generando circa 770 milioni di chili di rifiuti tossici e rilasciando migliaia di sostanze chimiche nell’aria, nell’acqua e nel suolo.

L’obiettivo è quindi far pagare l’industria del tabacco per la distruzione dell’ambiente e per i rifiuti. E aiutare i coltivatori a passare a mezzi di sussistenza alternativi e più sostenibili.

Questo per ridurre l’inquinamento, ma anche le vittime. Il consumo di tabacco (da fumo e non da fumo) è tuttora nel nostro Paese la principa­le causa di morbosità e mortalità prevenibile. 

Tabacco, una scia di morti

A questo sono attribuibili oltre 93.000 morti (il 20,6% del tota­le di tutte le morti tra gli uomini e il 7,9% del totale di tutte le morti tra le donne) con costi diretti e indiretti pari a oltre 26 miliardi di euro. Per quanto riguarda i tumori, il tabacco è il fattore di rischio con maggiore impatto a cui sono riconducibili almeno 43.000 decessi annui.

Il Ministero della Salute ricorda che esiste un Telefono Verde contro il Fumo: 800 554088.

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, da tempo si batte per la salute di lavoratori e non solo e contro i cancerogeni. La sua pericolosità è assodata e chi fuma ed è esposto all’amianto ha una percentuale molto più alta di sviluppare il tumore del polmone.

Lombardia, epicentro delle malattie da amianto in Italia

Bonanni-Lucidi
L'avvocato Ezio Bonanni e il professor Massimo Lucidi

I decessi a causa di mesotelioma in Italia sono molto più alti nella regione Lombardia, rispetto che a tutte le altre. Tanto da raggiungere la percentuale del 21% e, secondo la stima dell’Osservatorio nazionale amianto, che tiene presente gli anni in cui i dati non sono stati forniti, del 25%.

L’Ona ha presentato questi dati durante il convegno Rischio amianto: prevenzione del danno e tutela delle vittime, che si è tenuto a Milano il 30 maggio 2022.

La Lombardia ha pagato un prezzo altissimo per lo sviluppo di settori industriali che hanno utilizzato ampiamente l’amianto: l’industria tessile in primo luogo, ma anche quella chimica (incluse plastica e gomma), la produzione e la manutenzione di auto e motoveicoli e l’industria alimentare, compresi gli zuccherifici.

Il VII rapporto ReNaM dell’Inail rileva complessivamente 31.572 casi di mesotelioma fino al 2018. Nel periodo 2000–2017, la Lombardia ne registra 6.653.

Nel 2013, uno degli anni con il censimento più completo, la Lombardia conta 478 casi, contro i 1.835 del totale nazionale: la regione supera così il 26%. Nel 2017, anno per cui risultano censiti 1.486 nuovi casi, la Lombardia ne conta 415, pari al 29,6% del totale italiano.

Le vittime causate dalle patologie asbesto correlate

L’Ona e l’avvocato Ezio Bonanni sottolineano che a questi decessi si sommano quelli causati dalle patologie asbesto-correlate.

“I casi di mesotelioma, una neoplasia riconducibile esclusivamente all’amianto e con un indice di mortalità del 93%, rappresentano solo la punta dell’iceberg – spiega l’avvocato Bonanni –. L’amianto provoca infatti molte altre malattie: anzitutto il tumore del polmone, che ha un indice di mortalità dell’88% nei 5 anni, poi l’asbestosi (un’infiammazione cronica) e il cancro della laringe e delle ovaie, per i quali esiste un unanime consenso scientifico.

Dobbiamo inoltre considerare i tumori della faringe, dell’esofago, dello stomaco, del fegato, del colon-retto e il colangiocarcinoma epatico. Così, ai circa 500 decessi per mesotelioma si aggiungono circa 1.000 morti per tumore del polmone e oltre 500 per le altre malattie amianto-correlate.

L’Ona è arrivata a questa stima incrociando i dati dei registri con le segnalazioni che l’associazione ha ricevuto tramite la propria piattaforma: solo in Lombardia, nel 2021, si contano oltre 2.000 decessi, più dell’80% riconducibili a esposizione professionale.”

Amianto in Lombardia: la mappa dei siti contaminati

L’Ona, anche grazie alla propria app, dispone di una mappa aggiornata del rischio amianto in Lombardia.

Nella regione sono stati censiti oltre 213.000 siti contaminati, tra strutture private e pubbliche, a fronte di circa un milione di siti sull’intero territorio nazionale.

Nel 2018 erano 210.000: i numeri sono dunque in crescita, segno di un censimento più capillare ma anche della vastità del problema.

L’impegno della Lombardia per le bonifiche

Con la delibera n. 5775 del 21 dicembre 2021, Regione Lombardia ha fissato i criteri per finanziare la rimozione dei manufatti contenenti amianto dagli edifici di proprietà degli enti locali.

Grazie ai fondi stanziati – oltre 13 milioni di euro, interamente utilizzati – Regione Lombardia ad aprile ha finanziato 68 progetti. Con un successivo decreto del 13 maggio ha destinato le risorse ad altri 51 progetti.

Nel complesso, gli enti locali hanno presentato 119 richieste di finanziamento, per circa 13,5 milioni di euro, e Regione Lombardia prevede di approvarle tutte.

La regione si impegna a completare le bonifiche di tutti i siti contaminati entro il 2032. Il percorso resta lungo e presenta diverse criticità. Anche dopo gli interventi sugli edifici pubblici, la questione delle bonifiche nei siti privati continuerà a rappresentare un problema aperto.

I fondi provincia per provincia destinati agli interventi

Alla provincia di Bergamo sono stati concessi fondi per 916.500 euro per 8 interventi.

A Brescia 962.700 euro per 11 interventi; 931.800 euro a Como per 9 interventi.

A Cremona 2,2 milioni di euro per 22 interventi; 1,1 milioni di euro a Lecco per 6 interventi.

A Lodi 759.300 per 9 interventi; 1,2 milioni di euro a Mantova per 12 interventi.

1,9 milioni di euro a Milano per 12 interventi; a Monza e Brianza 609.000 euro per 7 interventi.

1,5 milioni di euro a Pavia per 15 interventi; 58.000 euro a Sondrio per 1 intervento; 940.800 euro a Varese per 7 interventi.