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Bolivia, Casarabe: scoperti i resti dell’antica civiltà

Bolivia
bolivia, resti della civiltà

Casarabe: una civiltà misteriosa in Bolivia  

Scoperti antichi insediamenti Casarabe dell’Amazzonia boliviana.

Bolivia, Casarabe. Prima dell’arrivo dei coloni europei, si riteneva che l’America meridionale fosse abitata da società evolute, organizzate, con usanze e culti molto solidi e praticati per millenni. Era stato descritto persino un paesaggio pieno di città e villaggi, ma gli esploratori successivi e i missionari spagnoli nel XVI secolo non erano mai stati in grado di trovare questi siti.

Si erano solo imbattuti in comunità isolate che vivevano lì.

Finalmente, grazie ai ricercatori dell’Istituto Archeologico Germanico di Bonn, si è appreso che l’Amazzonia occidentale non era così scarsamente popolata in epoca preispanica, come si pensava in precedenza.

Gli studiosi, sotto la direzione del dott. Heiko Prümers hanno esaminato sei aree all’interno di una regione di 4.500 chilometri quadrati di Llanos de Mojos, una savana tropicale nell’Amazzonia boliviana.

Qui hanno identificato i resti di undici insediamenti, precedentemente sconosciuti, della cultura Casarabe (insediatisi tra il 500 d.C. e il 1400 d.C. circa).

In particolare sono stati scoperti due grandi nuovi insediamenti preispanici, chiamati Cotoca e Landívar e 24 siti più piccoli (di cui 15 erano precedentemente noti).

I risultati, pubblicati il 25 Maggio sulla prestigiosa rivista Nature, modificano tutte le attuali conoscenze della storia preispanica dell’Amazzonia.

Cosa si sapeva della civiltà Casarabe

Le informazioni sulla misteriosa civiltà Casarabe, si limitavano fino a qualche tempo fa, a sparute evidenze provenienti da pochi siti isolati, poiché la fitta vegetazione rendeva difficile la mappatura delle foreste tropicali. Oggi però qualcosa è cambiato. E il merito si deve alla moderna tecnologia.

Bolivia, un aiuto dalla tecnologia Lidar

Senza i nuovi mezzi tecnologici, gli archeologi avrebbero impiegato 400 anni per giungere agli stessi risultati (lo studio è iniziato nel 2010). 

La tecnica utilizzata dagli addetti ai lavori si chiama Lidar (light Detection and Ranging, cioè telerilevamento tramite luce laser).

In pratica, alcuni elicotteri si sono alzati in volo a 200 metri di altezza sopra la fitta vegetazione dell’Amazzonia

Poi, hanno fatto rimbalzare dal terreno migliaia di impulsi laser a infrarossi ogni secondo.

Risultato? Sotto una fitta vegetazione sono emersi diversi insediamenti sconosciuti. 

I laser hanno scansionato immagini sorprendenti, tra cui: una rete di strade rialzate, bacini idrici e canali incentrati sui due insediamenti Casarabe di Cotoca e Landíva.

La classificazione dei siti Casarabe mostra una civiltà avanzata

I ricercatori hanno identificato terrazze o colline artificiali alte cinque metri e fino a 22 ettari (come 30 campi da calcio), su cui c’erano strutture civico-ceremoniali a forma di U e piramidi coniche alte fino a 21 metri.

I grandi insediamenti erano circondati da strutture poligonali concentriche, collegate a quelli di rango inferiore da strade rialzate, dritte ed elevate, che si estendevano per diversi chilometri. Le grandi infrastrutture di gestione dell’acqua, costituite da canali e bacini idrici, completavano il sistema di insediamento in un paesaggio antropogenicamente modificato.

Gli abitanti avrebbero utilizzato un vasto sistema di drenaggio del fiume, (all’incirca della dimensione degli Stati Uniti continentali) – per circa 10.000 anni. 

Cosa che suggerisce la presenza di società complesse e non solo di piccoli agglomerati di capanne.

«I nostri risultati mettono a tacere le argomentazioni secondo cui l’Amazzonia occidentale era scarsamente popolata in epoca preispanica», sostengono gli autori dello studio.

Perché i siti Casarabe furono abbandonati?

Perché questi insediamenti furono abbandonati dopo 900 anni è ancora un mistero. 

Certo è che:

1) Gli esami al carbonio hanno rivelato che la cultura Casarabe è scomparsa intorno al 1400

2) La presenza di serbatoi negli insediamenti, potrebbe indicare che in questa zona del mondo l’acqua scarseggiava. Forse gli abitanti si sono spostati per questo motivo?

3) Sicuramente la civiltà Casarabe ha coltivato il mais per migliaia di anni, utilizzando pratiche agricole sostenibili. 

Bolivia, una corsa contro il tempo 

Oggi le nuove tecnologie consentono di superare nuove frontiere dell’esplorazione.

Purtroppo però la crisi climatica, la deforestazione e gli incendi stanno danneggiando, non solo gli ecosistemi, ma anche le risorse culturali, anche in Bolivia. Rientrano in questo triste scenario anche gli importanti siti archeologici che devono ancora essere scoperti.

Solo un crescente interesse per l’archeologia amazzonica potrebbe portare alla protezione dei luoghi vulnerabili.

«Purtroppo, il tempo sta finendo» chiosano i ricercatori.

Ona attenta al patrimonio culturale

L’Ona (Osservatorio Nazionale Amianto), attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, da anni lotta a fianco delle vittime di amianto ed ha realizzato anche una App per le segnalazioni.
Pone altresì grande attenzione al patrimonio culturale di ogni angolo del Pianeta e alla tutela dell’ambiente e della salute.

Fonti

DOI: https://doi.org/10.1038/

Riferimenti. Prümers, H., Betancourt, C. J., Iriarte, J., Robinson, M. & Schaich, M. Natura https://doi.org/10.1038/s41586-022-04780-4 (2022). 

Articolo Google Scholar Neves, E. G. & Heckenberger, M. J. Annu. Rev. Anthropol. 48, 371-388 (2019). 

Articolo Google Scholar de Souza, J. G. et al. Comune della natura. 9, 1125 (2018). 

Articolo Google Scholar Carson, J. F. et al. Holocene 25, 1285-1300 (2015). 

Amianto causa-effetto, Bonanni: Pietà verso Caino, giustizia per Abele

tavolo
tavolo con Bonanni

Il nesso di causalità tra l’esposizione all’amianto e le patologie asbesto correlate ancora al centro del dibattito giuridico e scientifico. L’occasione è stata l’interessante e ben riuscito convegno che si è tenuto questa mattina, 30 maggio 2022, al Salone Valente del Tribunale di Milano, moderato dal Prof. Massimo Lucidi.

Il titolo dell’evento organizzato dall’Osservatorio nazionale amianto e dal suo presidente, all’avvocato Ezio Bonanni, con il patrocinio dell’Ordine degli avvocati di Milano, è: “Rischio amianto: prevenzione del danno e tutela delle vittime”.

Nesso di causalità, Bonanni: “Pietà verso Caino, giustizia per Abele”

Subito l’avvocato Bonanni ha riassunto in una frase quello che è un desiderio, ma anche un obiettivo suo e dell’Ona di “considerare l’importanza della pietà verso Caino, ma anche ottenere giustizia per Abele”. E i lavoratori esposti all’amianto e le famiglie delle vittime, giustizia non l’hanno avuta, se non singolarmente e dopo lunghi ed estenuanti procedimenti giudiziari. Men che meno in sede penale dove dimostrare la responsabilità di certi datori di lavoro e di alcuni comparti delle Forze Armate che hanno utilizzato l’amianto quando già se ne conosceva la pericolosità, senza prevedere neanche misure di protezione e senza informare gli operai o i militari, è davvero difficile. Il fenomeno è ben delineato nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. I dati relativi invece al mesotelioma sono consultabili nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

Panasiti: “Il fine non giustifica i mezzi”

Bonanni ha quindi lasciato la parola alla presidente della nona sezione penale del Tribunale di Milano, Mariolina Panasiti, magistrato specializzato in processi per reati ambientali.

“Se non ci fosse l’Ona – ha premesso – nessuno parlerebbe dei morti per amianto e patologie asbesto correlate: un grosso peso per la comunità e per le coscienze anche se non particolarmente rilevante a livello numerico. Se non ci fosse l’Ona le vittime sarebbero soltanto numeri all’interno di statistiche che nessuno andrebbe a guardare”.

Ha ricordato poi come prima del 1992, anno della messa al bando dell’amianto, c’erano anche normative che obbligavano all’utilizzo dell’asbesto in tantissime strutture, come materiale antincendio. “Dopo 30 anni – ha continuato – il problema si è in parte spostato, perché vero che ci sono siti contaminati, ma ormai la sensibilità è tale per cui la fabbrica come era una volta non esiste più. Ora il problema è ambientale: il nostro patrimonio immobiliare è intriso da amianto, ma su questo la normativa è carente”.

mariolina panasiti - nesso di causalità
La presidente della nona sezione penale del Tribunale di Milano, Mariolina Panasiti. Dietro il Dott. Maurizio Ascione

È poi giunta al nocciolo della questione affrontata oggi: “Gli uffici inquirenti hanno tentato negli ultimi anni delle interpretazioni lodevoli, arrivandovi anticipando la soglia di punibilità, ravvisando nei reati di omicidio colposo individuando l’omissione e interpretandola in senso quasi di reato di pericolo e non come reato di evento, e cercando di lavorare sul nesso di causa difficile da provare se c’è un periodo di latenza di 50 anni. In questo periodo di latenza ci può stare tutto. Soprattutto per quelle di inquinamento ambientale, nelle strutture dove si prestava attività lavorativa, fin quando la scienza non ci dà una lettura specifica. Il nesso di causalità, però, nel diritto penale deve essere necessariamente provato, il fine non può giustificare i mezzi. È un principio fondamentale dello Stato di diritto e della democrazia”.

Nesso di causalità: rispondere alle famiglie che chiedono giustizia

Ha quindi spostato la risposta da dare alle famiglie che chiedono giustizia su una possibile revisione della legge o sull’individuazione di norme più stringenti.  Si può fare molto con le bonifiche, di strutture pubbliche e private. Con la giurisdizione civile, con il fondo per l’amianto, attraverso anche il risarcimento diretto da parte dello Stato.

Nonostante il sostituto procuratore della Repubblica di Milano, Maurizio Ascione, fosse d’accordo con la presidente Panasiti, ha sottolineato nel suo intervento come si tratti di una materia dolorosa. E come “i limiti insuperabili per ragioni giuridiche debbano comunque trovare una soluzione che vada oltre, attraverso una soluzione a tutti i livelli. Paesi come Francia e Germania liquidano le vittime con una certa somma destinata a chi dimostra di aver lavorato in siti contaminati. Qualcosa bisogna fare, i principi del diritto, non possono significare la messa da parte dei diritti di Abele. Questo non toglie neanche il dovere di investigare questioni ambientali, che non riguarda solo gli operatori chiusi per decenni in una fabbrica”.

Nesso di causalità, Bonanni: “Va distinto caso per caso”

L’avvocato Bonanni, se pur sottolineando il rispetto per ogni sentenza ha preso la parola per argomentare quanto sostenuto sul nesso di causalità. “Si è detto che in sede penale ci sarebbe l’impossibilità di raggiungere una certezza. Non sono d’accordo, dobbiamo distinguere da caso a caso. Proprio per raggiungere la prova oltre ogni ragionevole dubbio bisogna indagare al meglio. Anche la Cassazione penale, se pur raramente, ha confermato condanne o annullato l’assoluzione. Va distinto caso per caso. È chiaro che in sede civile rileva il principio del più probabile che non”.

massimo lucidi-nesso di causalità
L’avvocato Ezio Bonanni con il prof. Massimo Lucidi che ha moderato il convegno

De Marinis: “Condotta omissiva è responsabilità”

Lo stesso professor Nicola De Marinis, consigliere presso la Corte di Cassazione, lo ha confermato. “In tema di omicidio colposo tra lavoratori esposti ad amianto con malattie polmonari, pur non potendo dire con certezza quando è nata la malattia, non viene meno la tutela del diritto”. In sede civile in primis, perché “fa agio il comportamento omissivo rispetto alle misure di sicurezza. Se la situazione di pericolo c’è e tu datore non ti sei adoperato a contenerla è quello che conta. Il pregiudizio c’è stato e a quella condotta si può attribuire una responsabilità alla causazione del danno. Questa è la tendenza anche sul versante previdenziale”.

Il prof. Nicola De Marinis

Soffritti: “La copertura scientifica c’è”

A chiarire il quadro arriva, come spesso accade la scienza, quella valida a livello accademico. Gli studi condivisi in tutto il mondo e pubblicati nelle sedi opportune. Ne sono convinti il professor Morando Soffritti e il Dott. Paolo Ricci, ctu per la Procura.

 “Ci sono due coperture scientifiche – ha iniziato il suo intervento Soffritti con una prima stoccata – una basata sui dati e poi un’altra basata sulla diffusione del dubbio. Coloro che si propongono di mettere continuamente in discussione insinuando il dubbio hanno una forza che gli altri non hanno”. Negli anni 70 uno studio dimostrò che tutte le fibre di amianto erano cancerogene. Immediatamente fu contrastato con la teoria che il crisotilo non fosse in realtà dannoso. Soltanto anni più tardi tutti si convinsero del contrario.

Il secondo concetto che viene dibattuto è quello della pericolosità delle le esposizione cumulative e cioè che tutte le esposizioni contano nella formazione della malattia. “Questo – ha continuato il professore – è sotto gli occhi della criticità del secondo plotone”.

“La giustizia deve uscire da questo buco nero”

“Abbiamo studiato, però, gli effetti tossici di esposizione ad amianto. Con i dati alla mano possiamo dire che tutte le fibre producono la stessa incidenza di tumori. E che con dosi più alte il periodo di latenza è più breve, e con dosi più basse la latenza più lunga. Quando si pretende di voler sapere il momento in cui si manifesta il tumore non ci sono strumenti che possano dirlo”.

“Il discorso che avevo preparato era diverso – ha concluso – ma mi premeva dimostrare che la copertura scientifica c’è. La giustizia deve trovare il sistema per uscire da questo buco nero”.

Dello stesso avviso è stato Paolo Ricci, che si è detto “sorpreso del fatto che aleggia l’idea che la comunità scientifica sia divisa, cosa che non è. Vuol dire che i difensori di Caino hanno fatto un ottimo lavoro.

Ribadisco quello che ha detto Soffritti: le affermazioni che hanno valore scientifico non sono affermazioni ‘ex cathedra’, che non hanno fondamento in termine di letteratura scientifica. La teoria multistadio – ha dichiarato poi entrando nel merito – ci dice che il processo neoplastico non è un colpo di pistola. Le cose sono più complesse, il tempo che passa tra il colpo di pistola e la malattia è lungo. Ma ha un suo ordine. La teoria multistadio ci dice che ci troviamo di fronte un processo per cui la cellula, secondo stadi progressivi si modifica fino ad arrivare, dopo tanti anni alla sua malignità.

Ricci: “Paradossale che 4 studi non autorevoli insinuino il dubbio”

La difesa non ha interesse a dirlo, che esiste un ordine biologico che lega l’esposizione e la malattia mentre in realtà questo ordine esiste e questa teoria multistadio è assolutamente un consolidato. Troneggia in uno dei principali testi di chirurgia medica. Chi ha approfondito la cancerogenesi trova il massimo dell’evidenza scientifica e non è possibile che 4 studi che non hanno la stessa autorevolezza possano mettere in crisi qualcosa che è assolutamente pacifico. È veramente paradossale.

È possibile individuare una finestra in cui siamo ragionevolmente sicuri che certe cose siano avvenute. Questa finestra del non prima e non dopo è possibile identificarla e posso sovrapporla al tempo in cui le figure di garanzia avevano una responsabilità oggettiva”.

Minniti e Leone sulla responsabilità amministrativa

I professionisti Gabriele Minniti e Angelo Leone, consiglieri dell’Ordine degli avvocati di Milano si sono soffermati sulla responsabilità amministrativa degli enti e sugli ecoreati. Anche qui Minniti ha spiegato come in ambito scientifico si dibatta sull’inizio della patologia concludendo che “per il passato l’unica risposta che può dare lo Stato è quella di risarcire le vittime di amianto. Per il presente e per il futuro per evitare altri disastri è invece necessario prevenire. Le norme ci sono già, ci dicono già chiaramente come deve operare il datore di lavoro per garantire la sicurezza.

Aspetto che va migliorato – ha continuato – è proprio quello della responsabilità amministrativa degli Enti. Se si coinvolge l’Ente e lo si responsabilizza per organizzarsi a rispettare tutte le normative sulla sicurezza allora credo che si potranno ad ottenere risultati migliori ed evitare disastri.

Pretendere che il datore di lavoro bonifichi, anche grazie a sgravi fiscali, contributi, ma se non lo fa allora a quel punto si può agire penalmente”. Ha quindi parlato del “modello gestione e controllo” da rendere obbligatorio per legge. Per poter beneficiare di finanziamenti pubblici e privati.

L’avvocato Leone si è soffermato sugli ecoreati che rientrano ora nel codice penale e sull’importanza della tutela dell’ambiente, diventato principio costituzionale che supera anche la questione economica.

nesso di causalità

Fondamentali sono stati anche gli interventi del Dott. Roberto Pellegrini, che ha spiegato cosa significhi oggi “Comunicare la sostenibilità” nei nostri giorni e dell’avvocato Giuseppe Colucci che ha partecipato attivamente all’organizzazione dell’evento. Il suo intervento è stato mirato al “nesso di causalità e la responsabilità civile in materia di danni da amianto”.

L’Ona da anni si batte per le vittime amianto e per la prevenzione realizzando anche una App per le segnalazioni. Offre poi una fondamentale consulenza gratuita. Questo convegno si aggiunge a tanti altri organizzati nel tempo che hanno contribuito a mantenere alta l’attenzione sulla strage silenziosa.

L’evento ha avuto come partner “Labor Network” e “The Map Report”.

Amianto, prevenzione e tutela delle vittime, convegno a Milano

ordine avvocati
ordine avvocati

L’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO, IN COLLABORAZIONE CON L’ORDINE DEGLI AVVOCATI DI MILANO E LABOR NETWORK, HA ORGANIZZATO UN CONVEGNO ED EVENTO FORMATIVO DAL TITOLO “RISCHIO AMIANTO: PREVENZIONE DEL DANNO E TUTELA DELLE VITTIME” 

L’Amianto, si legge nel “Libro Bianco delle morti di Amianto in Italia”, edizione 2022, “è quel killer silenzioso che continua ad uccidere in Italia, in Europa e nei cinque continenti” e “a 30 anni dalla legge 257 del 1992”, che lo ha messo al bando, “siamo ancora in piena emergenza”.

Il convegno si terrà dalle 9.30 al Salone Valente del Tribunale di Milano.

I lavori si apriranno con i saluti della presidente della nona sezione penale, Mariolina Panasiti, magistrato specializzato in processi per reati ambientali, anche legati all’esposizione all’amianto.

Quindi l’avv. Ezio Bonanni presenterà i dati epidemiologici sull’”Amianto in Lombardia” e fornirà i dati relativi alle bonifiche nella regione.

L’evento formativo sulla prevenzione a Milano

In funzione dell’obbligo di legge, articolo 11 della Nuova disciplina dell’ordinamento professionale forense (Legge 247/2012) e nel regolamento CNF attuativo della riforma (n. 6/2014), oltre che nel Nuovo Codice deontologico forense, il seminario ha valore formativo. Ai partecipanti saranno assegnati tre punti per l’accreditamento alla Formazione Continua.

Saranno presenti, tra gli altri, l’avvocato Giuseppe Colucci, presidente di Labor Network, Gabriele Minniti e Angelo Leone, avvocati del Foro di Milano e consiglieri dell’Ordine e Paolo Ricci, epidemiologo.

Quindi Nicola De Marinis, consigliere della Corte Suprema di Cassazione e il pm Maurizio Ascione. Quest’ultimo ha condotto le indagini in materia di reati per esposizione all’amianto.

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Delfini: riconoscono i loro simili assaporandone l’urina

delfini
delfino sott'acqua

I “superpoteri” dei delfini  

Delfini. I “delfini dal naso a bottiglia” tursiopi (Tursiops truncatus Montagu 1821), comunicano fra di loro attraverso un “fischio”. Praticamente una frequenza specifica, che potremmo definire come una sorta di “firma di riconoscimento”.

Ogni esemplare sviluppa il proprio fischio in giovane età e ricorda quello degli altri compagni o familiari per almeno venti anni.

Il suono viene utilizzato non solo per comunicare ma anche per ecolocalizzare prede e familiari e per mantenere la coesione all’interno del gruppo.

Fin qui, nulla di nuovo

Una nuova ricerca, titolata “Cross-modal perception of identity by sound and taste in bottlenose dolphins”, pubblicata su Science Advances dai biologi Jason Bruck, Sam Walmsley e Vincent Janik, ha svelato un’altra sorprendente caratteristica dei graziosi cetacei.

A quanto pare, i delfini usano un altro modo, assai singolare, per riconoscersi.

Questa urina mi è familiare! 

I ricercatori dell’Università di St Andrews di Edimburgo (Scozia), hanno scoperto che i delfini possono riconoscere amici e familiari attraverso il gusto della loro urina e altre escrezioni. 

Responsabili di questo “super potere” sarebbero delle speciali cellule del gusto posizionate sulla lingua.

«Il senso del gusto è molto utile nell’oceano aperto, perché gli odori delle urine persistono anche per un po’ di tempo dopo che l’animale ha lasciato la zona in cui ha lasciato i suoi bisogni»

«Questo significa che analizzare l’urina può permettere ai delfini di individuare altri esemplari, anche quando questi ultimi non sono più presenti o non hanno segnalato la loro presenza attraverso i richiami vocali», si legge in un comunicato stampa firmato dal team del dott. Jason Bruck.

Lo studio è stato condotto su otto delfini che vivono presso le strutture del Dolphin Quest Resorts alle Bermuda e alle Hawaii.

Qui gli animali vivono in cattività, all’interno dei loro gruppi sociali.

L’urina fornisce altre informazioni utili 

La dottoressa Melissa T. Miller, ha inoltre evidenziato altre peculiarità.

«In base ai nostri studi, riteniamo che i delfini possano anche estrarre altre informazioni dall’urina, come lo stato riproduttivo, o utilizzare i feromoni per influenzare il comportamento dell’altro».

Come si è arrivati alla scoperta

La scoperta è avvenuta a seguito di diversi interessanti test, condotti da Vincent Janik, direttore dello Scottish Oceans Institute (SOI) dai suoi colleghi Jason Bruck e Sam Walmsley.

Innanzitutto gli studiosi hanno notato che i delfini usano le loro mascelle per toccare i genitali di un altro individuo. Questa prassi serve non solo per consolidare le loro interazioni sociali, ma rappresenta altresì una buona opportunità per individuare il gusto delle urine degli altri esemplari.

Le fasi dell’esperimento sui delfini 

Nella prima fase dell’esperimento, i delfini sono stati addestrati a rilasciare campioni di urina su richiesta, in cambio del cibo. 

I ricercatori hanno quindi analizzato il comportamento dei delfini esposti all’urina di altri delfini (sia sconosciuti, sia di esemplari che già conoscevano).

Non essendo dotati veri e propri bulbi olfattivi, inizialmente i cetacei hanno messo in difficoltà i ricercatori. Questi infatti non riuscivano a capire se si rifacessero al gusto o all’odore per analizzare l’urina.

Successivamente, il team ha abbinato i campioni di urina con registrazioni (attraverso altoparlanti sottomarini) del “fischio firma” del delfino corrispondente. 

Risultato dei test? 

Il dott. Janik, ha spiegato: «I delfini fiutavano i campioni di urina più a lungo, se provenivano da animali conosciuti o quando venivano presentati insieme al fischio distintivo e unico del delfino. Questo dimostra non solo che possono distinguere gli animali dal gusto, ma anche che riconoscono gli animali attraverso i loro sensi, suggerendo una complessa rappresentazione di animali familiari nel cervello di un delfino».

Il primo autore degli studi Jason Bruck, dello Stephen F. Austin State University in Texas, confermando le parole di Janik ha aggiunto «i delfini sono gli unici vertebrati, per quel che ne sappiamo, che mostrano di poter mettere in atto un riconoscimento sociale utilizzando solo il senso del gusto».

C’è ancora molto da scoprire sulla comunicazione dei delfini 

Janik, esperto di fama mondiale in comunicazione acustica e comportamento nei mammiferi marini, ha poi sottolineato «sappiamo ancora molto poco su come funziona il senso del gusto nei delfini».

Mentre nell’uomo l’olfatto e il gusto sono fortemente associati, nei delfini l’olfatto non esiste, poiché lo hanno perduto durante il loro percorso evolutivo. Ciò significa che durante l’esperimento con l’urina hanno sfruttato solo il gusto per il riconoscimento.

«Altri studi hanno dimostrato che hanno perso molti dei gusti comuni che troviamo in altri mammiferi, come l’acido, il dolce, l’umami o l’amaro. Ma hanno cellule sensoriali insolite sulla lingua che sono probabilmente coinvolte in questa rilevazione dei gusti individuali di altri animali».

Probabilmente ad avere un ruolo chiave in questo singolare meccanismo sono dei lipidi e delle proteine presenti nelle urine, usate come delle “firme chimiche” individuali per il riconoscimento. 

Conclusioni

Ora il team di ricerca scozzese sta cercando di capire quali altre informazioni possono ricavare i delfini dall’urina che trovano nuotando.  

Sicuramente, riconoscere gli individui grazie alle urine li aiuta a individuare potenziali rivali o nemici nei paraggi, ma potrebbe persino fornire informazioni sul sesso, sullo stato riproduttivo o sulla dieta.

Fonti

notiziescientifiche.it

Scienze Advances

Medicina estetica, il Nas chiude 11 centri abusivi

medicina estetica
cabina di un centro estetico

Il Nas ha chiuso 8 centri estetici e 3 studi medici abusivi. Il servizio, svolto a livello nazionale, è partito dopo gli ultimi episodi di cronaca di interventi di chirurgia estetica effettuati da personale non qualificato.

Persone che, per soli fini di lucro, eseguono pratiche riservate esclusivamente ai medici. Sottovalutando così le gravi conseguenze che possono derivare dalla mancanza di una adeguata preparazione professionale. Spesso con apparecchiatura non idonea e in locali carenti dei minimi requisiti sanitari e strutturali.

Chirurgia estetica, i controlli d’intesa con il ministero della Salute

Il Nas ha disposto quindi, d’intesa con il Ministero della Salute, una campagna di controllo finalizzata alla verifica della corretta erogazioni delle prestazioni di medicina estetica. L’obiettivo era quello di verificare l’idoneità tecnica dell’attrezzatura impiegata, la sussistenza dei requisiti igienico-strutturali e organizzativi, il possesso delle previste autorizzazioni, la presenza di qualifiche professionali. I controlli hanno riguardato in all’applicazione di filler, impianti cutanei ed altre procedure tra cui anche i trattamenti mediante il fattore di crescita PRP (plasma ricco di piastrine) per la biorivitalizzazione della pelle. Sono, infatti, pratiche che per loro natura sono più soggette ad essere eseguite abusivamente.

I carabinieri del nucleo antisofisticazione sono entrati in 793 strutture, tra centri estetici e studi medici estetici. Il Nas ha trovato 110 irregolarità. 33 titolari ed operatori sono stati denunciati e sono scattate  187.000 euro di sanzioni amministrative.

Medicina estetica, scattano i sequestri

I militari hanno sequestrato 2 apparecchi elettromedicali e, presso studi di medicina estetica, 5 dispositivi per la centrifugazione del siero ematico poiché non autorizzati oppure perché utilizzati da personale privo di adeguata formazione. Sequestrate anche 79 confezioni di medicinali e oltre 500 dispositivi medici (garze, siringhe, aghi sterili per tatuaggi ecc.) scaduti o illecitamente detenuti.

Tra i reati contestati ci sono l’esercizio abusivo della professione sanitaria, l’attivazione abusiva di ambulatori di medicina estetica. Così come irregolarità nella gestione e detenzione dei farmaci poiché risultati scaduti. E ancora ricettazione di farmaci ad uso ospedaliero ed falsificazione di attestati professionali.

Medicina estetica, farmaci abusivi venduti sul web

Il Nas ha oscurato, infine, anche 8 siti web. Hanno accertato, infatti anche la vendita di medicinali e dispositivi medici utilizzati abusivamente nel campo della medicina estetica su internet.

I siti web, tutti risultati ospitati su server esteri e con gestori anonimi facilmente raggiungibili dall’Italia, promuovevano, trattamenti anti-aging. Questo attraverso medicinali a base di “tossina botulinica” soggetti a prescrizione medica obbligatoria. E dispositivi medici iniettabili per via sottocutanea (cd. filler) a base di “acido ialuronico” per il riempimento e la ricostruzione del seno e/o dei glutei. Che il Ministero della Salute ha sospeso.

La salute è un bene fondamentale e va sempre preservata anche facendo attenzione alle strutture alle quali ci si affida e valutando attentamente, con l’aiuto di specialisti, l’opportunità o meno di qualsiasi intervento.