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martedì, Agosto 9, 2022

Lavoratori ex Montefibre di Acerra: “Amianto nei polmoni”

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Diciotto anni dopo il licenziamento gli ex lavoratori della Montefibre di Acerra (Napoli), hanno scoperto l’amianto nei polmoni. Uno choc che si è aggiunto alla sofferenza di questi anni, per aver perso il lavoro e per una vita di sacrifici a cui si aggiunge anche il fantasma della malattia.

L’amianto è, infatti, subdolo, può restare latente per anni ma può anche causare dopo molto tempo infiammazioni e tumori, primo tra tutti il mesotelioma. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, da sempre al fianco delle vittime, ha delineato bene il fenomeno nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. L’Inail registra i dati relativi ai casi di mesotelioma, l’ultimo documento disponibile è il VII Rapporto ReNaM.

Nel testo si evidenzia come il picco delle patologie asbesto correlate è previsto tra il 2025 e il 2030, proprio perché i tempi di latenza sono lunghi e negli anni 60 e 70 le aziende hanno utilizzato l’asbesto senza preoccuparsi del pericolo per la salute dei propri dipendenti.

Sorveglianza sanitaria ottenuta solo dopo lunghe lotte

Ora molti dei 400 operai della ex Montefibre si sono sottoposti ad esami medici che hanno riscontrato le fibre killer nei loro polmoni. Già 80 colleghi sono deceduti in questi anni. I risultati degli esami e anche una perizia della Procura di Nola che, come riporta NapoliToday, conferma l’esposizione a materiali tossici, potrebbe almeno permettere il prepensionamento.

172 ex dipendenti vivono ancora con 550 euro al mese di ammortizzatori sociali. “Meno del reddito di cittadinanza – fanno notare alcuni – e al di sotto della soglia di povertà” Troppo giovani per la pensione e troppo grandi per trovare un nuovo lavoro. Dimostrando di essere stati esposti ad amianto per un lungo periodo avrebbero potuto accedere al prepensionamento.

Ex Montefibre, indennizzo per chi contrae la malattia

Qualora avessero, invece, contratto purtroppo patologie asbesto correlate, a quel punto potranno chiedere l’indennizzo all’Inail. Così come i benefici contributivi all’Inps. In più potrebbero agire per il risarcimento del danno.

Un percorso lungo e tortuoso che aggrava le sofferenze dei lavoratori e delle loro famiglie. Che chiedono soltanto di poter pensare alla loro salute, senza doversi preoccupare di altro.

L’Ona continua il suo impegno a tutti i livelli, anche istituzionali, per garantire maggiori diritti alle vittime amianto. Fornisce per loro un’assistenza legale gratuita e ha istituito una App per la mappatura dei siti contaminati.

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