26.9 C
Rome
lunedì, Agosto 10, 2026
Home Blog Page 312

Amianto navi: Ferrovie tumore al rene per malattia professionale

Ferrovie tumore al rene
Antonino Ruello, primo piano

La Corte di Appello di Messina ha riconosciuto la malattia professionale ad Antonino Ruello, ufficiale e poi direttore di macchina su traghetti e sulle unità navali delle Ferrovie dello Stato, per il tumore contratto al rene. Le imbarcazioni per il trasporto passeggeri e merci, che hanno fatto la spola tra Reggio Calabria e Messina, contenevano amianto. L’ufficiale è stato esposto così all’asbesto per 31 anni senza essere informato dei rischi e privo di qualsiasi dispositivo di protezione dalle fibre killer.

Nel 2007, all’età di 63 anni, si è ammalato di tumore al rene e alla vescica. Nel 2017 è morto, a 73 anni, dopo essersi ammalato anche il tumore del colon, lasciando la moglie e due figlie, Carmen e Raffaella.

In primo grado il Tribunale aveva rigettato le sue richieste e, a quel punto, i familiari si sono rivolti all’avvocato Ezio Bonanni e all’Osservatorio Nazionale Amianto – Ona, che hanno impugnato la sentenza del Tribunale di Messina.

Antonino con la moglie Angela e la figlia Raffaella

Corte di Appello: l’amianto ha causato il cancro al rene

La Corte di Appello di Messina ha disposto un nuovo accertamento medico legale. Questo ha dimostrato come le fibre di amianto e gli altri cancerogeni presenti nelle navi delle Ferrovie abbiano provocato il tumore uroteliale e quello alla vescica. Ha quindi riconosciuto il diritto alla rendita e i ratei dal 2007 al 2017 (circa 60mila euro) a carico dell’Inail. A cui si aggiungono anche i risarcimenti a carico di RFI, per l’importo di 41.763 euro.

“L’Ona è da sempre in prima linea per la tutela delle vittime dell’amianto in FS. – ha spiegato Bonanni – Ricordo, infatti, che già nel 2014 abbiamo ottenuto un’importante sentenza della Corte di Appello di Roma. Come in questo caso, ha ribaltato gli esiti negativi del primo grado, e che fu confermata poi in Cassazione con un risarcimento che per l’epoca era record (circa 800mila euro). La nostra azione ora proseguirà con la richiesta di bonifica e messa in sicurezza”.

Nulle navi delle Ferrovie diversi agenti cancerogeni

Durante il servizio Ruello fu a contatto con diversi agenti cancerogeni. Oltre all’amianto, gas di scarico, combustibili, oli esausti, lubrificanti e solventi, campi elettromagnetici e pitture.

Le stesse Ferrovie dello Stato riconobbero la presenza dell’amianto. Specificarono poi che l’attività di bonifica iniziò nel 1987, “assumendo di aver fatto tutto il possibile per limitare l’esposizione ad amianto del lavoratore”. Questo non è stato, evidentemente sufficiente, in Appello, per evitare la condanna al pagamento della rendita.

Ora la causa proseguirà per il riconoscimento del tumore del colon alla base della morte del ferroviere, sempre per l’esposizione alla fibra killer.

Ferrovie tumore al rene: un’emergenza

Quella dell’amianto nelle FS è ormai una vera emergenza. L’Inail ha registrato 696 casi di mesotelioma (come da VII rapporto ReNaM – fino al 2018). L’avvocato Bonanni nella sua ultima pubblicazione, “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“, ha spiegato che l’epidemia è più estesa. Sono, infatti, asbesto correlati anche il tumore del polmone, della laringe, della faringe, degli altri organi respiratori, oltre a quelli gastrici.

L’impegno dell’Ona ha permesso di proseguire nelle bonifiche, anche grazie alle segnalazioni pervenute tramite l’App amianto. Chiunque fosse interessato può rivolgersi, per la tutela legale, allo specifico sportello chiamando il numero verde 800.034.294, o chiedendo la consulenza compilando il form attraverso questo link.

L’amianto nei treni e nelle navi delle FS

Le Ferrovie dello Stato, in effetti, hanno utilizzato l’amianto sia sui treni che sui natanti. L’uso di questo materiale altamente cancerogeno è stato ammesso dalla stessa società, in primo luogo quando hanno spiegato anche durante il processo, che negli anni ’80 hanno iniziato la bonifica.

Inoltre, nel 1994 le F.S. hanno costituito un gruppo di studio per valutare il problema conseguente alla presenza di amianto a bordo delle navi traghetto. L’anno precedente venne pubblicato un altro studio che evidenzia la presenza del minerale nelle navi traghetto F.S. 

Secondo l’Ona – Osservatorio nazionale amianto, l’asbesto veniva spruzzato su paratie metalliche a scopo termo coibente o taglia fuoco, a volte libero e a volte isolato sotto lamierini, o sotto cemento (tipo bull-dog), o sotto rivestimento pennellato negli alloggi.

L’impasto cementizio o di corda veniva avvolto intorno ai tubi o alle condotte di scarico gas, a volte rivestito con lamierini rivettati o con tela cucita. Fogli in particolari zone venivano utilizzati a scopo isolante.

L’amianto si trovava anche in placche o rondelle o guarnizioni in molte parti degli impianti elettrici (quadri, interruttori, etc.), e meccanici (come per le rubinetterie).

Asbesto sulle imbarcazioni

Più in generale l’amianto sulle navi, anche quelle della Marina militare, è stato utilizzato sia in forma solida che friabile per le ottime caratteristiche del minerale. Come termoisolante per la coibentazione di strutture, parti meccaniche e elettriche, tubi per le condotte di vapore e del carburante. Ma anche come materiale fonoassorbente, per esempio per le paratie delle cabine.

Così come materiale ignifugo sia per le strutture delle navi che per gli indumenti e le tute di protezione individuale dei lavoratori (tute antifiamma). Saldatori, meccanici, elettricisti, operatori di sicurezza, addetti al decollo e appontaggio elicotteri ne hanno fatto largo uso.

Negli anni, in particolare tra gli anni ’60 e ’70, le aziende hanno utilizzato l’amianto in più di 3mila modi. Come l’Ona ha spiegato più volte l’Italia ne è ricca. Il materiale è di facile estrazione ed è poco costoso.

Ferrovie tumore al rene: vari usi dell’asbesto

L’amianto era presente in varie forme. Per esempio nell’amiantite: composto di resine e amianto per il confezionamento delle guarnizioni. In lastre di cemento amianto usate come rivestimento. Nella marinite (spesso nella varietà di amianto detta amosite): composto gessoso/cementizio/plastificato con cui si fabbricavano pannelli di rivestimento.

Nei cantieri navali gli operai lo utilizzavano per realizzare quadri elettrici, forni, piastre delle cucine, generatori di corrente. I pannelli rilasciavano molte fibre nell’aria. Nelle mattonelle in vinyl-amianto: un impasto di resine, pigmenti e fibra di amianto con cui fra gli anni ’60 e ’80 i lavoratori realizzavano le pavimentazioni anche di numerosi edifici pubblici: come ad esempio ospedali e scuole. Nei rivestimenti di pasta di malta e amianto. Nei pattini frenanti delle parti meccaniche dei macchinari.

Oristano, servizio di micro raccolta rifiuti in amianto

raccolta rifiuti
operai con dovute misure di sicurezza intenti a rimuovere amianto

Ad Oristano è attivo il servizio di micro raccolta rifiuti contenenti amianto a domicilio. Un servizio del Comune della Sardegna difficile da trovare in altri territori italiani e, invece, utilissimo per contribuire alla bonifica da questo elemento cancerogeno.

La possibilità c’è dallo scorso anno, grazie all’impegno dell’assessorato all’Ambiente. L’idea contribuisce anche ad evitare l’abbandono illegale di questi materiali, il cui smaltimento risulta particolarmente oneroso.

Nonostante questo, però, è bene sapere che soltanto ditte specializzate possono occuparsene, perché il materiale è pericoloso per le fibre che rilascia nell’aria. Fibre dette killer perché purtroppo possono causare mesotelioma, tumore della pleura, ma anche il tumore del polmone e tutta una serie di malattie asbesto correlate.

Ona: “Fondamentale la prevenzione”

Per questo l’Osservatorio nazionale amianto, oltre a stare al fianco delle vittime dell’amianto, con il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, ha realizzato anche una App per la segnalazione dei siti contaminati. L’Ona è convinta da sempre che la prevenzione sia, infatti, l’unico modo per evitare nuovi decessi.

Decessi che, purtroppo, in Italia sono stati numerosi. Quelli per mesotelioma (tumore causato soltanto dall’esposizione ad amianto) e considerato quindi sentinella, sono oltre 30mila in Italia, secondo i dati del VII Rapporto ReNaM dell’Inail. L’Ona però, come spiegato bene nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022” dell’avvocato Ezio Bonanni, sa che le vittime dell’asbesto sono molte di più.

Per questo ogni servizio che agevoli le bonifiche è importante. Nel nostro Paese ci sono, infatti, un milione di siti e micrositi ancora contenenti amianto. L’asbesto si trova nelle tubature dell’erogazione dell’acqua potabile, negli edifici pubblici, negli stabilimenti industriali, e nelle abitazioni. Per un totale di circa 40 milioni di tonnellate di asbesto e materiale che lo contiene.

Raccolta rifiuti amianto: il servizio ad Oristano

I privati residenti nel Comune di Oristano possono ora smaltire piccole quantità di manufatti in amianto (come ad esempio canne fumarie, pluviali, lastre ondulate, serbatoi…) per un peso totale massimo di 150 chili. Basta compilare e presentare domanda al protocollo dell’amministrazione comunale, utilizzando l’apposito modulo.

Il materiale deve trovarsi a terra e in buono stato di conservazione, in insediamenti civili, escludendo quelli di origine industriale e/o artigianale. Non potrà essere effettuatala la rimozione dei materiali contenenti amianto nell’ambito della micro raccolta rifiuti nel caso in cui si tratti di manufatti in amianto a matrice friabile, esistano evidenti rischi di infortunio e/o le quantità siano superiori ai 150 chili.

Le domande saranno valutate in base all’ordine di arrivo al protocollo e saranno evase fino alla concorrenza delle somme disponibili.

Come presentare la domanda

L’istanza di partecipazione dovrà essere trasmessa all’indirizzo e-mail: protocollo@comune.oristano.it specificando nell’oggetto “Domanda per il servizio di microraccolta amianto”. Oppure consegnata a mano al protocollo del Comune di Oristano, Piazza Eleonora 44. È possibile farlo, inoltre, tramite raccomandata A/R indirizzata a Comune di Oristano – Settore Sviluppo del Territorio – Ufficio Ambiente, Via Ciutadella de Menorca n. 19, 09170 Oristano, in busta chiusa e contenente sul retro l’indicazione “Contiene domanda per il servizio di micro raccolta amianto”, oltre all’intestazione del mittente.

Per i titolari di un proprio indirizzo di posta elettronica certificata, l’istanza potrà essere inviata alla casella PEC istituzionale@pec.comune.oristano.it specificando nell’oggetto “Domanda per il servizio di microraccolta amianto”.

Per ulteriori informazioni e/o chiarimenti è possibile contattare il Servizio Ambiente del Comune di Oristano al n° 0783/791617 o inviare una mail al seguente indirizzo servizio.ambiente@comune.oristano.it

Referendum senza mascherina, ma obbligo per la maturità

referendum
referendum, persona inbuca scheda elettorale

A votare per i referendum sulla giustizia, sabato 12 giugno, si potrà andare senza mascherina. Il dispositivo di protezione è soltanto fortemente raccomandato dal governo, ma non è obbligatorio. La decisione è arrivata dopo una serie di polemiche. Non si potrà adesso dare la colpa alla mascherina nel caso non fosse raggiunto il quorum del 50% più uno per rendere valido il referendum.

A porre la questione era stato Roberto Calderoli, della Lega, che è in sciopero della fame insieme ai radicali perché venga dato più spazio al referendum sulle televisioni e sui giornali. Italexit da parte sua aveva sostenuto che l’obbligo della mascherina avrebbe dimostrato “la volontà di far votare domenica 12 giugno solo l’élite, che appoggia la gestione di questo governo”.

La spiegazione data dal governo è il “mutato quadro epidemiologico”.

Al referendum no, ma obbligatori per gli studenti

La mascherina resta, però, obbligatoria per gli esami scolastici di fine anno. Il Tar del Lazio ha infatti dichiarato legittima l’ordinanza del ministero della Salute, che dispone l’obbligo della Ffp2 negli ambienti scolastici. La mascherina a maggiore protezione rispetto anche a quella chirurgica che indosseranno gli studenti di terza media e quelli che si apprestano a sostenere l’esame di maturità.

Il sottosegretario alla Salute aveva auspicato che la restrizione venisse cancellata, anche in classe nelle ultime settimane di scuola. Così non è stato e tutti hanno rispettato ligi le regole. In tanti hanno fatto notare la differenza di trattamento tra adulti e bambini in tutto il periodo della pandemia. Comunque ci si augura che con l’arrivo dell’estate il Covid dia tregua.

Mascherine, cosa cambia dal 15 giugno

“Dal 15 giugno credo – ha detto Costa in un’intervista di pochi giorni fa su Radio 1- che andremo a rimuovere le ultime misure restrittive ancora in essere. Mi riferisco all’utilizzo della mascherina nei luoghi al chiuso. Credo ci siano le condizioni”.

Il 15 giugno termina l’obbligo in cinema, teatri e manifestazioni che si svolgono al chiuso. Ma anche su bus, metro, treni, navi ed aerei. Su questa ultima questione resta il nodo e il Governo sta lavorando.

“L’obiettivo del Governo è creare le condizioni di convivenza con il virus – ha continuato Costa – guai a pensare all’obiettivo del contagio zero”.

Sempre il 15 giugno viene meno, infine, l’obbligo di vaccinazione per gli over 50 e per il personale della scuola e delle Forze dell’Ordine, mentre il personale sanitario dovrà indossarle fino al 31 dicembre 2022.

Tutti insieme per salvare gli oceani: l’invito dell’Onu

oceani
onde del mare

Gli oceani sono duramente colpiti dall’inquinamento e le plastiche e le microplastiche mettono a dura prova la fauna che vi abita. L’Organizzazione mondiale delle Nazioni Unite ha fissato anche per l’oceano (ritenendolo un unico sistema), una giornata mondiale: cade proprio l’8 giugno. È necessaria per non abbassare la guardia su quello che è necessario fare per preservarlo e salvare così tante specie animali e lo stesso essere umano.

Lo slogan scelto quest’anno è “Rivitalizzazione: un’azione collettiva per l’oceano“. L’invito è a tutti, per riparare i danni che l’umanità continua a infliggere alla vita marina e ai mezzi di sussistenza che l’oceano fornisce.

Conferenza delle Nazioni unite sugli oceani

Dal 27 giugno al 1 luglio si terrà la seconda Conferenza delle Nazioni Unite sull’oceano, ospitata a Lisbona dai governi del Kenya e del Portogallo. Si parlerà della sua tutela, uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

L’economia legata agli oceani

Oltre 3 miliardi di persone, spiegano dall’Onu, “dipendono dalla biodiversità marina e costiera per il loro sostentamento e, a livello globale, il valore di mercato delle risorse e delle industrie marine e costiere è stimato a 3.000 miliardi di dollari all’anno, ovvero circa il 5% del Pil globale.

Circa l’80% del volume del commercio internazionale di merci viene trasportato via mare e la pesca marittima impiega direttamente o indirettamente oltre 200 milioni di persone. Circa l’80% dell’inquinamento marino e costiero ha origine sulla terraferma, compresi i deflussi agricoli, i pesticidi, la plastica e le acque reflue non trattate”.

Un’azione immediata, dice l’Onu, è necessaria. È necessario infatti invertire la rotta sul cambiamento climatico, ma anche sull’insicurezza alimentare, sulle malattie e le pandemie, sulla diminuzione della biodiversità, sulla disuguaglianza economica, sui conflitti e le lotte.

Il Dossier Coste del Wwf

Proprio in occasione di questa importante giornata mondiale il Wwf ha diffuso la pubblicazione del  “Dossier Coste, il profilo fragile dell’Italia”.

“Le coste italiane (circa 7.500 km) – spiegano dall’associazione ambientalista – sono la porzione di territorio che, negli ultimi 50 anni, ha subito le maggiori trasformazioni. Il 51% dei paesaggi costieri italiani (circa 3.300 km) sono stati trasformati e degradati da case, alberghi, palazzi, porti e industrie. Appena 1.860 km (il 23%) di tratti lineari di costa più lunghi di 5 km nel nostro paese, isole comprese, possono essere considerati con un buon grado di naturalità”.

Le diverse attività umane hanno peggiorato l’erosione delle spiagge, su 841 chilometri di litorale. “Cambiamento climatico – spiega ancora il Wwf – inquinamento da plastica, specie aliene, ancoraggi indiscriminati e pesca eccessiva stanno deteriorando invece gli ecosistemi marini”.

Il Wwf pone l’accento anche sulla raccolta illegale dei datteri di mare. “Nel 2020, la Guardia Costiera ha registrato 10 infrazioni accertate e ha sequestrato 84 kg di datteri di mare. Nel 2015, i kg sequestrati erano stati addirittura 6.762”.

Giornata mondiale dell’ambiente, abbiamo Una sola Terra

Giornata mondiale dell'ambiente
immagine AI di una pianta dentro una sfera di cristallo

Qualche giorno tutti i Paesi hanno celebrato la giornata mondiale dell’ambiente. Un momento di riflessione che non può fermarsi alle 24 ore, ma deve continuare tutto l’anno.

Le Nazioni Unite l’hanno fissata nel 1972 il 5 giugno. La data vuole ricordare la prima Conferenza dell’Onu sull’ambiente che si è tenuta a Stoccolma dal 5 al 16 giugno del 1972. In questa occasione venne adottata la Dichiarazione di Stoccolma che definì i 26 principi sui diritti e le responsabilità dell’uomo in relazione all’ambiente.

Giornata mondiale dell’ambiente: Only one earth

Quest’anno per celebrare il cinquantesimo anno della Giornata mondiale dell’ambiente è stato ripreso lo slogan originale, Only One Earth, Solo Una Terra.

È un tema volutamente ampio, ma che richiama l’attenzione sulla scarsità delle risorse naturali, fondamentali per la nostra sopravvivenza sul pianeta, per la stabilità economica e la sicurezza nazionale.

Mattarella: ritardi anche a causa di questa “scellerata guerra”

In occasione della giornata mondiale dell’ambiente il presidente italiano Sergio Mattarella ha dichiarato che “destino dell’uomo e dell’ambiente non sono mai stati così strettamente connessi”.

“La scellerata guerra che sta insanguinando l’Europa – ha aggiunto – con l’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina sta provocando una conseguenza inevitabile sulla capacità di rispettare l’agenda degli impegni per contrastare il cambiamento climatico ed evitare così, le ulteriori crisi umanitarie conseguenti”.

Giornata mondiale dell’ambiente, diversi i temi negli anni

Diversi negli anni i temi trattati, di cui ricordiamo quello del 2016: “Go Wild for Life”, che si riferiva al commercio illegale degli animali selvatici.

Molte specie animali sono in pericolo sul nostro pianeta e tante in via di estinzione. Questo a causa di vari fattori. L’inquinamento, in primis, la distruzione degli habitat e poi non da ultimo il bracconaggio e il traffico di animali. Questa ultima attività minaccia la biodiversità, danneggia l’economia, favorisce il crimine organizzato e incrementa la corruzione.

La campagna informativa chiarisce come negli ultimi sessant’anni gli orangotango sono diminuiti del 50% a causa della distruzione del loro habitat naturale. Gli elefanti asiatici vengono cacciati illegalmente per l’avorio dei loro corni. Alcune popolazioni usano il guscio delle tartarughe marine per creare gioielli e prodotti artigianali per turisti. Tra il 2007 e il 2014 la caccia ai rinoceronti è aumentata del 9,000%. Nel 2011, purtroppo i rinoceronti di Java presenti in Vietnam e il rinoceronte nero occidentale in Camerun si sono estinti. Alcuni grandi primati (gorilla, orangotango, scimpanzè) sono spariti da paesi africani quali il Gambia e il Burkina Faso.

Diverse nazioni si sono impegnate anche per salvare il panda gigante, per esempio, ma l’invito delle Nazioni Unite alla comunità internazionale è quello a politiche e leggi più efficaci e severe per combattere il commercio illegale degli animali selvatici.

L’overshoot day: tutti noi possiamo fare molto

Tutto noi possiamo lavorare per salvare il pianeta, ogni azione è importante. Per capirlo basti pensare che il 15 maggio scorso l’Italia ha già consumato le sue risorse disponibili e da quel giorno e per il resto dell’anno tutto quello che si consuma è sulle spalle dei paesi più poveri e delle future generazioni.

Il 15 maggio scorso è stato l’overshoot day italiano: è il giorno dell’anno in cui la domanda di risorse e servizi ecologici supera la capacità della Terra di rigenerarli.

L’Ona contribuisce a tutelare l’ambiente

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, lavorano da anni per contribuire a liberare l’ambiente che ci circonda dall’amianto e da altri agenti inquinanti e cancerogeni.

Il presidente dell’Ona ha ben chiaro il legame tra tutela dell’ambiente e salute, non solo dei lavoratori ma di tutti i cittadini. L’associazione ha realizzato anche una App per la segnalazione dei siti contaminati e delle discariche abusive, per una mappatura del territorio sempre più precisa.