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venerdì, Agosto 12, 2022

Tutti insieme per salvare gli oceani: l’invito dell’Onu

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Gli oceani sono duramente colpiti dall’inquinamento e le plastiche e le microplastiche mettono a dura prova la fauna che vi abita. L’Organizzazione mondiale delle Nazioni Unite ha fissato anche per l’oceano (ritenendolo un unico sistema), una giornata mondiale: cade proprio l’8 giugno. È necessaria per non abbassare la guardia su quello che è necessario fare per preservarlo e salvare così tante specie animali e lo stesso essere umano.

Lo slogan scelto quest’anno è “Rivitalizzazione: un’azione collettiva per l’oceano“. L’invito è a tutti, per riparare i danni che l’umanità continua a infliggere alla vita marina e ai mezzi di sussistenza che l’oceano fornisce.

Conferenza delle Nazioni unite sugli oceani

Dal 27 giugno al 1 luglio si terrà la seconda Conferenza delle Nazioni Unite sull’oceano, ospitata a Lisbona dai governi del Kenya e del Portogallo. Si parlerà della sua tutela, uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

L’economia legata agli oceani

Oltre 3 miliardi di persone, spiegano dall’Onu, “dipendono dalla biodiversità marina e costiera per il loro sostentamento e, a livello globale, il valore di mercato delle risorse e delle industrie marine e costiere è stimato a 3.000 miliardi di dollari all’anno, ovvero circa il 5% del Pil globale.

Circa l’80% del volume del commercio internazionale di merci viene trasportato via mare e la pesca marittima impiega direttamente o indirettamente oltre 200 milioni di persone. Circa l’80% dell’inquinamento marino e costiero ha origine sulla terraferma, compresi i deflussi agricoli, i pesticidi, la plastica e le acque reflue non trattate”.

Un’azione immediata, dice l’Onu, è necessaria. È necessario infatti invertire la rotta sul cambiamento climatico, ma anche sull’insicurezza alimentare, sulle malattie e le pandemie, sulla diminuzione della biodiversità, sulla disuguaglianza economica, sui conflitti e le lotte.

Il Dossier Coste del Wwf

Proprio in occasione di questa importante giornata mondiale il Wwf ha diffuso la pubblicazione del  “Dossier Coste, il profilo fragile dell’Italia”.

“Le coste italiane (circa 7.500 km) – spiegano dall’associazione ambientalista – sono la porzione di territorio che, negli ultimi 50 anni, ha subito le maggiori trasformazioni. Il 51% dei paesaggi costieri italiani (circa 3.300 km) sono stati trasformati e degradati da case, alberghi, palazzi, porti e industrie. Appena 1.860 km (il 23%) di tratti lineari di costa più lunghi di 5 km nel nostro paese, isole comprese, possono essere considerati con un buon grado di naturalità”.

Le diverse attività umane hanno peggiorato l’erosione delle spiagge, su 841 chilometri di litorale. “Cambiamento climatico – spiega ancora il Wwf – inquinamento da plastica, specie aliene, ancoraggi indiscriminati e pesca eccessiva stanno deteriorando invece gli ecosistemi marini”.

Il Wwf pone l’accento anche sulla raccolta illegale dei datteri di mare. “Nel 2020, la Guardia Costiera ha registrato 10 infrazioni accertate e ha sequestrato 84 kg di datteri di mare. Nel 2015, i kg sequestrati erano stati addirittura 6.762”.

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