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martedì, Agosto 9, 2022

Amianto Marina Militare, sottufficiale muore per mesotelioma

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Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, per gli eredi di Luciano Calaci: caso emblematico di ‘amianto Marina Militare’. L’uomo, furiere e segretario della Marina tra il 1964 e il 1966, ha prestato servizio su due navi ed è stato a contatto con l’asbesto presente in ogni locale delle imbarcazioni. Nel 2015 purtroppo è morto per un mesotelioma.

La famiglia di Calaci, assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, con il supporto dell’ONA – Osservatorio notiziario amianto, ha quindi iniziato la battaglia legale, ottenendo nel settembre 2021 questa prima importante vittoria che dichiara la dipendenza del decesso dell’uomo per mesotelioma pleurico all’esposizione professionale a polveri e fibre di amianto per motivi di servizio.

Amianto navi, un impiego che ha portato a molteplici decessi

Le aziende hanno impegato per anni la fibra killer nella costruzione di navi. Nel settore dei cantieri navali, si è utilizzato in modo massiccio per le coibentazioni delle strutture delle unità navali e per la coibentazione delle condotte dei fluidi per la sue proprietà ignifuga, di fonoassorbimento e antirombo.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto ed il reparto tecnico operativo, hanno più volte sottolineato questa tipologia di esposizione amianto. Infatti, vi è un’alta incidenza di casi di mesotelioma riportata nel VII Rapporto ReNaM dell’INAIL tra i lavoratori impiegati nei cantieri navali. L’asbesto però, presente quindi sui natanti, tra cui quelli della Marina Militare, ha continuato ad uccidere chi poi prestava servizio al loro interno. E’ il caso di Luciano Calaci.

Amianto Marina Militare, la battaglia legale ancora in corso

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze nel maggio del 2018 ha riconosciuto la “causa di servizio”. Ha però sottolineato che l’uomo era già stato a contatto con l’amianto sia prima che dopo questo periodo con la Marina Militare, presso il Polo petrolchimico di Priolo. Per questo considerò il “mesotelioma come malattia professionale tutelata dall’INAIL”. Detto riconoscimento sarebbe “di tale rilevanza da interrompere il nesso causale tra il servizio causato e la patologia”.

Nel giugno 2016 il Ministero aveva così rigettato le domande degli eredi. Il Tribunale di Roma, sezione Lavoro, si era espresso con sentenza del 28 settembre 2021. Aveva dichiarato che il mesotelioma ha visto come concausa della patologia e della morte, verificatasi per motivi di servizio, l’esposizione a polveri e fibre di amianto durante il servizio in Marina. Ha quindi riconosciuto un indennizzo per la moglie e il figlio di 200mila euro, assegno vitalizio e assegno speciale vitalizio.

Il Tribunale di Roma ha infatti spiegato che l’esposizione (prolungata poiché 24 ore su 24 per tutti i mesi d’imbarco), assommandosi al biennio precedente di pari rischio qualificato presso l’industria petrolchimica, (secondo la letteratura scientifica), ha sensibilmente aumentato il rischio.

Ha infine condannato il Ministero dell’Interno all’aggiornamento della graduatoria unica, con l’inserimento del nominativo del Sig. Luciano, nella sua qualità di vittima del dovere.

Amianto Marina Militare, ricorso del ministero della Difesa

Contro la sentenza del Tribunale di Roma il ministero della Difesa e quello dell’Interno hanno presentato ricorso. Insistono sull’esposizione della vittima all’amianto nel polo petrolchimico di Priolo. Chiedono poi, nel caso in cui fosse confermata la riconducibilità della malattia al servizio svolto dalla vittima alle dipendenze della Marina Militare, che venga detratta, da quanto riconosciuto ai familiari a titolo di benefici per le vittime del dovere, sia la somma relativa all’equo indennizzo, sia quella relativa alla rendita INAIL. Contesta infine l’assegno vitalizio concesso al figlio del militare. Non avrebbe dimostrato che, al momento della morte del padre, fosse a suo carico. L’estensione dell’assegno vitalizio è stato sì esteso alle vittime del dovere, ma ai figli soltanto se a carico.

Sarà la Corte di Appello di Roma a decidere. La prima udienza è fissata per il 19 aprile 2023.

La moglie di Calaci: Ogni volta è un ripercorrere la vicenda

“Ogni volta è un ripercorrere la vicenda – ha dichiarato la moglie Graziella Polo – nonostante siano passati anni, ancora oggi non è facile. La cosa che peggiore è stata che dopo aver riconosciuto che mio marito è morto per amianto, al quale era stato esposto sulle navi della Marina Militare, hanno poi annullato la decisione sostenendo che non ci spettava niente.

Abbiamo affrontato il procedimento giudiziario facendoci forza e quando abbiamo pensato che tutto fosse andato bene ci siamo trovati a dover ancora aspettare addirittura il 2023 per ricominciare il secondo grado di giudizio. E’ estenuante lottare per qualcosa che è vera contro cavilli giuridici, ma mi auguro comunque che tutto vada per il meglio”.

Amianto, l’ONA al fianco delle famiglie delle vittime

L’ONA resta al fianco delle famiglie fornendo assistenza legale e tutto il supporto necessario. Da anni denuncia la strage silenziosa, i cui dati si possono leggere nell’ultima pubblicazinoe dell’avvocato Bonanni, “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Per richiedere assistenza ci si può rivolgere all’associazione, attraverso lo sportello on-line, oppure chiamare il numero verde al numero verde 800 034 294.

La battaglia è anche per le bonifiche, unico modo per bloccare il numero delle patologie asbesto correlate. Per questo l’associazione ha creato anche una App utile a segnalare i siti in cui ancora si trova amianto.

Quello della tutela legale è un punto chiave, tenendo conto che, purtroppo, in molti casi le esposizioni si sono già verificate. Per la Marina Militare, con l’articolo 20 della Legge 183 del 2010, è stato stabilita la tutela: previdenziale risarcitoria.

Nel caso che ci occupa, oltre a quella previdenziale, l’Ona ha già arttivato la tutela risarcitoria.

Infatti le prestazioni previdenziali sono un minus rispetto al risarcimento danni. Sono stati ottenuti importanti ruisultati dall’avv Ezio Bonanni, come quelli delle sentenze del Tribunale di Roma, II sez. Civ., sent. n. 17002/21 (caso Volterrani). Del Tribunale di Roma, II sezione civile, sentenza n. 7951/2020 pubblicata il 01/06/2020 a definizione del proc. n. 16970/2016 RG (caso Lupo). E del Tribunale di Roma, II sezione civile, sentenza n. 11030/2021 (caso Roffeni).

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