26.9 C
Rome
lunedì, Agosto 10, 2026
Home Blog Page 311

Tartaruga gigante trovata alle Galapagos: non si è estinta

tartaruga gigante
tartaruga gigante

Trovata nelle Galápagos un esemplare, si credeva estinta

Tartaruga gigante. Nell’isola vulcanica di Fernandina (Galápagos) la più grande isola incontaminata della Terra, è stata trovata una femmina di “fantastica tartaruga gigante”, Chelonoidis Phantasticus.

La natura “fantastica” si riferisce alla straordinaria forma dei gusci dei maschi, che hanno un’estrema svasatura lungo il bordo esterno e una sorta di sella nella parte anteriore. 

La tartaruga, che si pensava estinta da oltre un secolo, è stata battezzata con il nome di “Fernanda”.

Gli scienziati stimano che Fernanda abbia più di cinquant’anni, ma è piccola, forse perché la vegetazione limitata ha rallentato la sua crescita. «È una vera sopravvissuta. Ha superato eruzioni vulcaniche e un habitat ristretto per via dei flussi di lava», affermano gli studiosi.

In precedenza, solo un’altra tartaruga (un esemplare maschio), era stata trovata lì nel 1906.

A individuarla fu Rollo Howard Beck, ornitologo americano, collezionista di uccelli ed esploratore.

Dopo la sua scoperta, la tartaruga fernandina fece “impazzire” i biologi. L’isola a tutt’oggi è rimasta in gran parte inesplorata, a causa degli estesi campi di lava che bloccano l’accesso all’interno, dunque era davvero difficile imbattersi nella “fantastica”. 

Nel 1964, furono avvistati diciotto esemplari di questa tartaruga, sulle pendici occidentali dell’isola. Successivamente, fu ripresa dalle immagini video di un aereo durante i primi anni 2000 e nel 2014. Poi nessun notizia.

Il mistero della tartaruga Fernanda

Ma veniamo alla nostra storia.

Nel 2019, il genetista Stephen Gaughran del Dipartimento di Ecologia e Biologia evolutiva dell’Università di Princeton (New Jersey), ha estratto con successo il DNA dell’esemplare maschile (conservato al Museo del California Academy of Sciences di San Francisco), trovato nella stessa isola nel 1906. Ha poi confrontato i suoi genomi con quelli delle altre tredici specie di tartarughe giganti delle Galápagos.

«Come molti altri studiosi, il mio sospetto iniziale era che questa tartaruga non fosse nativa dell’isola Fernandina», esordisce Gaughran.

In effetti, molti ricercatori dubitavano che si trattasse di una tartaruga fantastica nativa e si convinsero che si trattasse di una specie sconosciuta. Le mancavano infatti alcune evidenti caratteristiche fisiche tipiche.

Alcune delle tartarughe delle Galapagos hanno un guscio superiore a cupola, chiamato carapace. Altre specie, come il campione maschile, hanno un carapace a sella, in cui la parte anteriore del guscio superiore si trova sopra la testa e gli archi del collo. 

«Abbiamo visto – onestamente, con mia sorpresa – che Fernanda era molto simile a quella trovata sull’isola più di 100 anni fa. Entrambe erano molto diverse da tutte le tartarughe delle altre isole».

Oggi lo studio conferma che Fernanda e l’esemplare del museo sono membri della stessa specie e geneticamente distinti da tutte le altre tartarughe delle Galápagos.

Secondo i ricercatori, tali differenze si devono alla sua naturale evoluzione.

Dove si trova adesso la tartaruga gigante?

Al momento, Fernanda vive nel Centro di allevamento di tartarughe giganti del Galápagos National Park Tortoise Center, a Santa Cruz. 

Qui, gli esperti stanno cercando di capire come preservare sua specie.

Il parco, che funge da struttura di salvataggio delle specie protette e allevamento, potrebbe iniziare un programma di allevamento in cattività.

Come sono finite alle Galápagos è ancora un mistero

Le tartarughe di mare sono una superfamiglia di testuggini adattate alla vita marina. Sono tra i più antichi tetrapodi della Terra.

Secondo una versione, due o tre milioni di anni fa, una tempesta trasportò diverse tartarughe giganti (non nuotano, si lasciano solo trasportare dalle correnti) dalla terraferma sudamericana verso ovest, direzione Galápagos.

Qui divennero un’ottima fonte di cibo, non solo per gli abitanti locali, ma anche per pirati e balenieri. 

Un’altra versione sostiene che i marinai conservassero degli esemplari vivi nelle loro stive, quale fonte fresca di cibo, da massacrare durante il viaggio.

Alcune di esse, cadendo dalle imbarcazioni, avrebbero raggiunto la terraferma e si sarebbero riprodotte.

Tartaruga gigante delle Galápagos: animale a rischio estinzione 

Le tartarughe delle Galápagos sono diminuite dell’85% al 90% dall’inizio del 1800.

Le quattordici specie sono presenti nella Lista Rossa IUCN (Unione internazionale per la conservazione della natura), come vulnerabili, in pericolo, in pericolo critico o estinti.

Cosa ci dice la scoperta

1) Il lavoro genetico fornisce indizi intriganti sulla combinazione di geni con i membri di un’altra popolazione;

2) Un’altra scoperta stimolante è che i parenti più stretti non si trovano sull’isola molto grande più vicina, ma su un’altra molto lontana;

3) La scoperta evidenzia inoltre che alcune specie rare possono vivere in luoghi isolati per molto tempo.

Queste informazioni sono importanti per gli studi sulla conservazione delle specie a rischio. Sprona infatti i biologi a cercare gli ultimi individui di una popolazione, evitando di riportarli sull’orlo dell’estinzione. 

Conclusioni

«La nostra speranza è che ci siano ancora un paio di altre tartarughe là fuori sull’isola. Ma molto probabilmente non ci sono altri esemplari» dice Gaughran

Se gli scienziati riuscissero a individuare anche un solo maschio della sua specie, le tartarughe dell’Isola Fernandina potrebbero essere in grado di riprodursi. 

Del resto, Fernanda ha sì più di 50 anni, ma potrebbe vivere fino a 200. Una ragazzina insomma!

I ricercatori hanno ancora un po’ di tempo per trovarle un compagno adatto.

Fonti

La tartaruga gigante delle Galápagos Chelonoidis phantasticus non è estinta“, di Evelyn L. Jensen*, Stephen J. Gaughran*, Nicole A. Fusco, Nikos Poulakakis, Washington Tapia, Christian Sevilla, Jeffreys Málaga, Carol Mariani, James P. Gibbs e Adalgisa Caccone, appaiono nel numero del 9 giugno di Communications Biology, una rivista della famiglia Nature. Al

Materiali forniti dall’Università di Princeton. Originale scritto da Liz Fuller-Wright. Nota: il contenuto può essere modificato per stile e lunghezza.

Evelyn L. Jensen, Stephen J. Gaughran, Nicole A. Fusco, Nikos Poulakakis, Washington Tapia, Christian Sevilla, Jeffreys Málaga, Carol Mariani, James P. Gibbs, Adalgisa Caccone. La tartaruga gigante delle Galapagos Chelonoidis phantasticus non è estinta. Biologia delle comunicazioni, 2022; 5 (1) DOI: 10.1038/s42003-022-03483-w

Verme mangia plastica, lo studio dell’Università di Queensland

verme
vermi mangia plastica

Un verme che mangia la plastica. Una scoperta che potrebbe essere determinante per preservare l’ambiente dall’inquinamento di un materiale di cui in questi ultimi decenni abbiamo abusato. Tanto da aver ricoperto intere aree. Per non parlare di tutta la plastica che finisce nei mari, crea danni enormi agli animali e che ritroviamo nei nostri piatti.

Le larve dello Zophobas morio, così si chiama l’animaletto non certo carino, possono nutrirsi e digerire il polistirene. Un materiale che per distruggersi impiega anni e che invece, il vermetto, mangia in pochi giorni e riesce anche a trovarne nutrimento.

La ricerca della School of Chemistry and Molecular Biosciences

Da qui è partita la ricerca degli scienziati della School of Chemistry and Molecular Biosciences dell’università di Queensland, in Australia. Le piccole larve si nutrono di diversi alimenti, dal frumento ai cereali.

Nell’esperimento gli studiosi hanno diviso i vermi in 3 gruppi. Al primo hanno dato frumento, al secondo il polistirolo e al terzo nulla da mangiare. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Microbial Genomics. Il verme a contatto con il polistirolo è cresciuto addirittura di più rispetto agli altri. Riesce, infatti, a prendere energia dal polistirene, grazie ai microbi che si trovano al loro interno.

Gli studiosi hanno scoperto che questi piccoli animaletti hanno degli enzimi che sono in grado di “degradare il polistirene e lo stirene”.

Verme mangia plastica, come utilizzare la scoperta?

La scoperta è eccezionale e partiranno ora nuovi studi per capire come poterla sfruttare. Impossibile infatti pensare di dare tutta la plastica in pasto a milioni di larve. È necessario, invece, capire qual è il processo di degradazione del polistirolo. Isolare le sostanze che permettono la veloce decomposizione e utilizzare il sistema per liberarci di un problema che mette a serio rischio la salute del Pianeta.

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, lavorano da tempo per la tutela dell’ambiente. Prima spingendo per le bonifiche dell’amianto, in forte ritardo, nonostante il minerale cancerogeno sia stato messo al bando ben 30 anni fa.

La missione dell’Ona si è negli anni ampliata alla lotta contro altri cancerogeni e per la sicurezza non soltanto dei lavoratori, ma di tutti i cittadini.

Referendum, tra il lusco e il brusco della terza Repubblica

referendum
dipinto di uomini che bruciano libri

Referendum, tra il lusco e il brusco della terza Repubblica: l’editoriale di Ruggero Alcanterini

Abuso referendario

Ebbene sì, adesso forse ci siamo. Questa consultazione, tra referendum e comunali, con la gran parte degli elettori al mare a mostrar le parti chiare, ha dato risposte che suonano come grancassa. Intanto, è giunta la parola fine per l’abuso referendario. Così come per la pretesa che lo si legittimi con la formula del cinquanta per cento più uno degli elettori nazionali aventi diritto al voto. E non dei votanti.

La lievitazione della ragione sulle improvvisazioni

Poi, la lievitazione della ragione a dispetto delle improvvisazioni, degli slogan da stadio e dei giochi di prestigio. Comunque sopravvissuti al naufragio del governo gialloverde nel 2019. Adesso è chiaro che con le prossime elezioni politiche nulla sarà come prima.

La politica dopo il referendum

Molti dei parlamentari torneranno a vita comune, qualche partito verrà consegnato in via definitiva alla storia e qualche fenomeno da piazza inscatolato. Reddito di cittadinanza, navigatori e uffici di collocamento dovranno confrontarsi con emergenze reali e soluzioni concrete. Ai pensionati e gli anziani toccherà al solito una stretta di mano e agli sportivi magari la fascia da Sindaco.

Referendum, quale governo futuro?

E il Governo futuro che verrà? A quello toccherà gestire le voragini lasciate dai bonus e l’inerzia del sistema impantanato nella mostruosa burocrazia, in cui è avviluppato. Comuni, Regioni e Ministeri, Enti delegati sono infarciti di regole e personaggi antitetici con qualsiasi ipotesi di cambiamento di passo. Salvo la loro eradicazione.

Chi avrà la forza e soprattutto la vocazione e il coraggio per una tale impresa epocale? Ecco, in questa fase, in questa breve pausa di riflessione, tra inflazione, guerra e post covid, bisognerebbe procedere con assoluta determinazione alla sostituzione di interpreti, orchestrali e spartito per un’opera prima che potrebbe essere anche ultima.

Rai, amianto nel palazzo di viale Mazzini: verso la vendita

Rai
rai, sede centrale di Roma in via Mazzini

Bonificare dall’amianto il palazzo della Rai di viale Mazzini costerebbe 90 milioni di euro. Per questo, scrive La Repubblica in base ad un documento riservato, la società sarebbe pronta a vendere gli immobili della sede storica della Capitale, caratterizzata dalle tante vetrate e dal Cavallo morente di Messina all’ingresso.

Rai, bonifica bloccata

L’edificio, costruito negli anni ’60, è pieno di amianto e la bonifica, se pur prevista prima del lockdown a causa del Covid, non è mai stata realizzata. Il vecchio cda ritenne che era inutile spostare oltre 1300 dipendenti con lo smart working e lo smaltimento non partì, più probabilmente per il costo elevato dell’operazione. Ora sembra che la società preferisca costruire una nuova sede piuttosto che mettere a posto questa.

Una notizia che rende ancora più attuale il problema amianto in Italia, non arginato a discariche abusive in campagna. Ma, come da sempre denunciato dall’Osservatorio nazionale amianto, ancora presente in edifici pubblici e privati e sui luoghi di lavoro.

Asbesto nel palazzo di viale Mazzini: bonificati solo 2 piani

Un pericolo per tutti i dipendenti che non usano certo dispostivi di protezione (a parte quelli anti Covid), tra i corridoi e nelle stanze della struttura dove lavorano ogni giorno. L’amianto, infatti, è stato eliminato soltanto al settimo piano, quello degli uffici dei vertici e al piano terra. Questa bonifica mirata aveva sollevato non poche proteste.

L’asbesto è stato smaltito anche all’ingresso principale, dove passano i conduttori, gli ospiti e i vip, ma certamente anche tanti lavoratori. L’ingresso secondario, invece, è rimasto così com’era. Il primo era in condizioni peggiori e c’era l’urgenza di intervenire.

Gli operai specializzati hanno liberato anche le zone della mensa e del bar, dalle quali sono state eliminate le fibre killer. L’amianto, però resta negli altri piani e tutti ne sono a conoscenza. A quanto pare, però, la Rai non può sostenere le spese della bonifica.

Rai, i danni dell’amianto

Il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, torna così a ribadire quanto questo materiale possa essere dannoso per la salute umana. Negli anni ha causato tante patologie asbesto correlate e un numero vergognoso di decessi. Il mesotelioma, tumore della pleura, è causato soltanto dall’esposizione all’amianto. L’Inail tra il 1993 e il 2018 ha registrato 31572 vittime causate soltanto da questa malattia.

L’avvocato Bonanni spiega però da tempo che i decessi sono molto di più. I dati sono disponibili nel suo “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“, così come le soluzioni per liberare il territorio dal killer silenzioso.

Acqua e reni: attiviamo questo elemento con la MTC

acqua
acqua

MTC: l’elemento acqua è “perturbato”? Problemi a livello “energetico”

Acqua. È un elemento indispensabile per la vita e rappresenta uno dei bisogni fondamentali dell’uomo. Potremmo resistere senza mangiare per trenta giorni, ma senza bere non potremmo sopravvivere più di tre giorni.

Il nostro corpo è composto per il 70% da acqua e già al momento della nascita, il peso corporeo del neonato ne costituisce il 75%.

Essa è necessaria per :

  • La digestione;
  • Trasportare sostanze nutritive, enzimi e ormoni in tutto il corpo;
  • Eliminare i prodotti di scarto attraverso i reni, i polmoni, la cute; 
  • Regolare la temperatura del corpo (evaporazione attraverso l’epidermide); 
  • Mantenere l’equilibrio acido-base dell’organismo;
  • La formazione del liquido oculare, sinoviale, cerebro-spinale, amniotico, succhi gastrici, sistema urinario e respiratorio quando entra in circolo.

Acqua: fonte di vita per gli antichi 

Fin dall’antichità, l’acqua è stata considerata la “fonte originaria della vita”.

Essa rappresenta tutto ciò che è legato alle emozioni, racchiude in sé il principio femminile e ha la capacità di assumere qualsiasi forma, grazie alla sua adattabilità.

Gli Egizi la veneravano, dato che la fertilità delle loro terre era strettamente legata alle acque del Nilo.

Inoltre le attribuivano una capacità generatrice: era il principio di tutte le cose.

Anche la Bibbia è piena di riferimenti simbolici legati a questo elemento.

Basti pensare a Mosè salvato dalle acque. Nella storia, la moglie del faraone, non trovò il neonato nelle acque della sua fonte, ma in quelle del Nilo, fiume che rappresentava la fonte di vita da cui sarebbe nata la cultura egizia.

Per la cultura ebraica e non solo, l’utilizzo dell’acqua come agente di purificazione fa parte della ritualità quotidiana.

Dulcis in fundo, per la Medicina Tradizionale Cinese (MTC), l’acqua ha una sua “anima divina”. Se questa divinità è “perturbata” possiamo persino ammalarci. 

La Teoria dei Cinque Elementi della MTC 

La Medicina Tradizionale Cinese si basa sulla circolazione di una “energia vitale” chiamata Qi, che scorre nell’organismo in sottili canali, noti in occidente come “meridiani”.

Questa potentissima energia si manifesta, sia nell’Universo sia nel corpo, attraverso la perfetta sintesi di Yin, (energia fredda, contraente, femminile), e Yang (energia calda, espandente, maschile).

Due forze che hanno quale obiettivo finale, l’armonia del tutto.

L’essere umano, che secondo la visione della MTC è il prodotto del Cielo e della Terra, si serve dei Cinque Elementi per alimentare la vita e la salute del proprio organismo. Essi sono:

  • Yin nello yin (Acqua – inverno);
  • Yang nello yang (Fuoco estate);
  • Yang nello yin (Legno – primavera);
  • Yin nello yang (Metallo – autunno)
  • La Terra viene associata alla fine dell’estate e corrisponde all’elemento centrale.

Perché è importante la Teoria

La Teoria dei Cinque Elementi, ha portato in occidente il concetto secondo cui il nostro benessere dipende dall’armonia tra le differenti energie che scorrono in noi. 

Un altro concetto che questa teoria ci riporta è quello relativo alla corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo: le stagioni si alternano e così gli stati dell‘Essere.

Correlazioni dell’acqua 

A seguire, elenchiamo le correlazioni di questo straordinario elemento:

  • Organo Yin: Reni, ghiandole surrenali
  • Organo Yang: Vescica urinaria
  • Emozioni: Paura
  • Spirito: Zhi (Potenza di volontà)
  • Stagione: Inverno
  • Colore: Nero/blu
  • Sapore: Salato
  • Organi di senso: Orecchie
  • Tessuti: Ossa
  • Virtù: Forza, coraggio e saggezza

Il sistema endocrino

  • I denti
  • I capelli

Reni e apparato urinario

Per la MTC, l’elemento acqua rappresenta reni e ghiandole surrenali, organi che racchiudono l’energia primaria, l’essenza vitale, chiamata Jing .

Allo stesso modo, svolgono un ruolo importante nella regolazione dei fluidi. 

I reni accendono tutti i processi e le funzioni all’interno dell’intero corpo, mente e spirito. Forniscono l’energia e la forza di volontà, necessarie per superare gli ostacoli e raggiungere gli obiettivi della nostra anima.

Funzionalità dell’elemento acqua

Quando l’elemento acqua è perturbato,si possono ammalare:

  • Reni, ghiandole surrenali e organi deputati alla regolamentazione dell’urina;
  • I segni emotivi di squilibrio, legati al “trattenere acqua“, sono: rancore e gelosia, paura e ansia;
  • Ma anche: distrazione, distacco, esaurimento nervoso, riacutizzazioni autoimmuni, motivazione molto bassa;
  • A livello osseo invece si possono riscontrare: articolazioni rigide, mal di schiena, ginocchia deboli, dolori alla parte bassa della schiena. Questo perché il rene è correlato alle ossa, alle articolazioni e al midollo;
  • Tinnito, ronzio nelle orecchie mentre il rene si apre all’orecchio;
  • Freddo dovuto alla mancanza di Rene Yang;
  • Vampate di calore, palmi delle mani e piedi caldi a causa della mancanza di Yin renale;
  • Invecchiamento prematuro dovuto alla mancanza di essenza renale (Jing), presenza di capelli grigi e rughe precoci;
  • Fertilità e problemi mestruali;
  • Minzione frequente; 
  • Problemi legati all’udito;
  • Problemi legati alla crescita e allo sviluppo

Come attivare l’elemento “acqua” con l’agopuntura

Per attingere alle riserve di energia dei reni, l’agopuntura si concentra lungo i loro meridiani. Si inizia nella parte inferiore del piede e sale all’interno della gamba fino al bacino, all’addome basso e termina al petto.

La vescica urinaria, serbatoio in cui confluiscono le acque del corpo, ha i meridiani di agopuntura più lunghi di tutto il corpo.

Essi partono dagli occhi, poi il canale viaggia sopra la testa fino alla parte posteriore del collo; lungo i lati della colonna vertebrale fino all’osso sacro, fino alla parte posteriore delle ginocchia, lungo i polpacci, fino alle caviglie, terminando all’esterno dell’alluce. 

Altri consigli utili per bilanciare l’elemento acqua

Oltre all’agopuntura, per distribuire armonicamente l’elemento acqua possiamo:

Praticare alcune sequenze fluide come lo Yoga e il Tai Chi;

Terapia al Moxibustione: il calore profondo che  deriva dall’erba di artemisia è utile soprattutto per la carenza di Yang del rene che causa freddo;

Pediluvio allo zenzero: attiva il meridiano del rene sul piede per sviluppare la funzione energetica del rene;

Mantenere un adeguato equilibrio tra attività e riposo è fondamentale per la salute dell’elemento acqua;

Alimentazione: concentrarsi sugli alimenti che condividono le qualità dell’elemento acqua (colori sono scuri, gusto salato, contenuto idratante e nutriente). Ben vengano dunque: noci, semi, legumi, crostacei, pesci d’acqua salata, alghe, bacche di colore scuro, ortaggi a radice, cereali integrali, aglio, zenzero e cardamomo;

Le erbe adattogene rafforzano i reni e le ghiandole surrenali, aumentano l’immunità, sollevano la depressione, alleviano l’ansia e aiutano il corpo ad adattarsi allo stress. Il basilico santo, l’ashwaghanda, l’astragalo, la paglia d’avena e la rodiola sono erbe che possono essere assunte quotidianamente come integratori o tè;

Gli oli essenziali come geranio, ylang ylang, gelsomino e basilico possono essere utilizzati in un diffusore per rafforzare l’elemento acqua. Il basilico è usato nelle miscele per stanchezza, depressione, concentrazione e memoria.

Quale acqua scegliere

L’acqua dovrebbe essere il più possibile pura e viva. Meglio dunque scegliere acque di sorgente che originano da una falda, magari d’alta quota o da un giacimento sotterraneo. 

L’acqua di sorgente, non clorata è un’acqua dinamizzata, ovvero in grado di vitalizzare le cellule dell’organismo e di fornire giovamento alla nostra flora batterica. 

Per quanto riguarda l’acquisto di acque in bottiglia, meglio scegliere la confezione in vetro, e preferite  sorgenti che sgorgano in montagna. 

Non è consigliabile il consumo di acqua del rubinetto in quanto, oltre a contenere cloro, scorre in tubature che potrebbero non essere così sicure visto il probabile contenuto di piombo, ruggine e altri metalli, incluso l’amianto, che possono nuocere alla salute.

Fonti

Tartaglione G., Ripartiamo dal cibo, Aracne editrice, Canterano (RM), 2019

L’Huang Di Nei Jing (“Il classico interiore dell’imperatore giallo”)

Hicks, Angela. “Acupuntura costituzionale a cinque elementi”. (2004).

Swanberg, Sarah (L.Ac.). “Una guida per il paziente all’agopuntura: tutto ciò che devi sapere”

“La stagione dell’inverno”.