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Capaci, Tirindelli ricorda gli ultimi giorni prima della strage

Capaci
io non ho paura, Capaci

Trenta anni dopo la morte del giudice Giovanni Falcone, nella strage di Capaci, non si conosce ancora la verità. È questo che spinge uno degli uomini della scorta del magistrato, Luciano Tirindelli, a girare la Penisola. Il messaggio che insieme agli altri superstiti vuole lanciare è un “messaggio di senso dello Stato, di senso del dovere, di lealtà e di amore”, ci dice al telefono in una lunga intervista.

Gli chiediamo, come ha fatto tantissime volte, di ripercorrere gli ultimi giorni prima della strage di Capaci e, poi, le sensazioni alla notizia della morte di Falcone, della moglie Francesca Morvillo, e dei suoi colleghi. La sua voce è calma, ma i sentimenti forti e i ricordi nitidi. È la sua missione: “Voglio trasmettere tutto questo agli studenti, ma non solo, ricordando la storia di un uomo che lo Stato non è riuscito, o meglio non ha voluto, proteggere. Una delle persone più importanti, insieme a Paolo Borsellino, che la nostra democrazia abbia avuto”.

Capaci, la ricerca della verità

Un altro obiettivo dell’impegno di Tirindelli, presidente dell’associazione “Scorta Falcone QS15” – dove QS15 sta per Quarto Savona 15, l’auto degli uomini della scorta del magistrato ed sigla radio loro assegnata – è la ricerca della verità. Impegno che porta avanti con i due colleghi Giuseppe Sammarco e Anselmo Lo Presti dello stesso gruppo.

Il 23 maggio del 1992 non erano presenti, per diverse coincidenze, quando la mafia fece esplodere l’autostrada A29 e uccise Falcone, la moglie Francesca Morvillo, anche lei magistrato, e i colleghi della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

“Quello che ci addolora è che non si conosce la verità. I veri responsabili non hanno ancora un nome e un cognome. Più si scava e più si scopre che gli uomini di Cosa Nostra erano soltanto la manovalanza di chi gestiva le fila. Troppe cose restano ancora nell’ombra, presunti coinvolgimenti della politica o dei servizi segreti ad esempio, che gli italiani meritano di conoscere”.

Ci racconti l’ultimo periodo nella scorta. Avevate paura?

“No, ma c’era una certa tensione, quello sì, che ci serviva per portare avanti il nostro lavoro con l’attenzione necessaria. Eravamo un gruppo preparato, avevamo scelto volontariamente di far parte della scorta dal 1989. Poi, quando Falcone è stato trasferito a Roma, al ministero di Grazia e Giustizia, il lunedì venivamo smembrati ed utilizzati in altre scorte, per ricongiungerci quando il magistrato tornava a Palermo.

Sapevamo che era difficile attentare alla vita di Giovanni Falcone in città e che uno dei problemi fosse quel tratto di autostrada. Lo abbiamo fatto presente, ma non siamo stati ascoltati, c’è stata quella che posso chiamare una ‘colpevole leggerezza’. Si poteva pensare ad un tragitto alternativo, con l’elicottero o con la nave.

Quello che mi ha salvato fu un cambio turno. Da sempre la scorta era divisa in 2 turni, uno della mattina e uno del pomeriggio. Quel 23 maggio dovevo fare il pomeriggio, invece fui chiamato per il primo turno. Siamo andati a prendere Falcone all’aeroporto, ma alle 11 hanno comunicato che sarebbe arrivato nel pomeriggio e che potevamo tornare a Palermo. Così siamo passati da Capaci, dove gli uomini di Cosa Nostra erano già stati. Non siamo saltati in aria, però, perché sapevano che il giudice nell’auto in quel momento non c’era. Evidentemente all’aeroporto qualcuno lo stava aspettando e non vedendolo arrivare lo ha comunicato”.

Capaci, come ha saputo della notizia?

“Ero in strada ed alcuni agenti della Squadra Mobile mi hanno riconosciuto e mi hanno fermato. Da allora la mia vita è cambiata. Provo una grande amarezza per non essere stato presente. Tante cose trovo strane di quegli ultimi giorni, tante decisioni che non erano mai state prese in precedenza”.

L’associazione da anni porta la testimonianza di quei drammatici momenti in tutta Italia. Per i 30 anni dalla strage diversi sono stati gli eventi realizzati, come quello al Teatro Carcano di Milano, o al carcere milanese di Opera. Tirindelli ha annunciato che le iniziative riprenderanno a settembre.

Amianto negli impianti sportivi, Ona al TGR Lazio: “Bonificare”

impianti sportivi
Velodromo, impianti sportivi

Amianto e sport, un terribile connubio che persiste ancora oggi: 30 anni dopo la messa al bando del minerale con la legge 257 del 1992. In tantissimi impianti sportivi, anche a Roma, costruiti prima del 1993, infatti, l’asbesto è ancora presente. Le bonifiche non sono mai partite, se non in singoli Comuni o in singoli luoghi. Non esiste una mappatura aggiornata ed esaustiva.

Ne ha parlato ieri il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, in un servizio andato in onda sul TGR Lazio.

“Le stesse scuole hanno palestre in amianto e sono 2400 quelle contaminate in tutta la Penisola. Per quanto riguarda gli impianti sportivi ne abbiamo censiti 32 a Roma e 44 nel Lazio, ma sono centinaia in tutta Italia. È importante che il governo se ne occupi”.

Il presidente Ona da sempre denuncia i danni causati dall’amianto. La fibra killer causa in primo luogo il mesotelioma e poi tutta una serie di patologie asbesto correlate. Tutto è ben spiegato nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Impianti sportivi, l’implosione del velodromo

Ruggero Alcanterini, presidente del Comitato nazionale italiano fair play, è enetrato nello specifico con un caso emblematico, quello del Velodromo: “Il 24 luglio 2008 il drastico boom, la distruzione con 120 kg di tritolo. Da allora il magnifico Velodromo dei XVII Giochi olimpici di Roma è soltanto un ricordo… Ne rimangono i rottami della pregiata pista e tanta volatile micidiale polvere d’asbesto in un degradato deserto di oltre sette ettari. Quale la ratio di tutto ciò? Del danno irreparabile al patrimonio storico e del grave disastro ambientale? In sospeso ci sono progetti per la costruzione di otto palazzi…

Quattordici anni fa è stato cancellato brutalmente un pezzo fondamentale della storia olimpica, dell’architettura del Novecento, dello sport italiano e romano”.

Altri siti contaminati

“Al degrado – ha aggiunto il presidente del Cnifp – frutto dell’incapacità di gestire e della incompetenza culturale, che ha ridotto in agonia anche lo Stadio Flaminio e il Palazzetto Tiziano, ora oggetto di un primo tardivo intervento riparatorio, si aggiungono l’Ippodromo di Tor di Valle. Come pure la cattedrale incompiuta come la Vela di Calatrava a Tor Vergata e il disarmo strisciante delle Capannelle.

Analogo destino stanno subendo le scheletrite torri di Cesare Ligini, medesimo architetto progettista del Velodromo, che si specchiano nel Lago all’Eur, altro luogo di sport olimpico con la Piscina delle Rose, assediato dalla fatiscenza dei ponti e delle strutture di supporto. Poco più in là, il Palazzo dei Congressi, altro luogo olimpico (Torneo di Scherma e Assemblea Olimpica nel 1960), ormai soppiantato dalla Nuvola di Fuksas e bisognoso di recuperare giusto ruolo e dignità”.

Vedi il servizio del TgR Lazio a questo link.

L’acqua gassata scarseggia: manca l’anidride carbonica

acqua gassata
acqua gassata e limone

L’acqua gassata scarseggia nei supermercati. A Torino è difficile trovarla. Quello che i fornitori avevano annunciato è diventato realtà. Nel prossimo futuro, se il problema non sarà risolto, potrebbero mancare anche le bibite che più conosciamo.

Acqua gassata, schizza il prezzo dell’anidride carbonica

La causa è da attribuire alla mancanza di anidride carbonica. Molto spesso l’acqua frizzante non è così in natura, ma viene appunto trasformata dalle aziende. Il prezzo dell’anidride carbonica in questo ultimo periodo è cresciuto di 7 volte. Per le cisterne che prima venivano pagate 3mila euro, ora servono 21mila euro.

Indipendentemente dal prezzo è comunque difficile reperire il gas e quindi le società si trovano in difficoltà. Il primo a lanciare l’allarme è stato, un mese fa, Alberto Bertone, presidente e amministratore delegato di Acqua Sant’Anna.

L’azienda ha annunciato che non garantirà la fornitura di acqua frizzante per il mese di agosto, ma la crisi potrebbe protrarsi anche a settembre.

Anidride carbonica usata anche nel settore sanitario

L’anidride carbonica non è utilizzata soltanto per rendere l’acqua frizzante, ma trova applicazione in diversi settori. Nel settore alimentare serve a spillare la birra e altre bevande, conservare più a lungo il cibo e a refrigerarlo.

Viene anche usata nel settore agricolo. Nelle serre, per favorire la crescita di alcune piante, e negli allevamenti, per stordire gli animali prima della macellazione.

Il suo utilizzo più importante è sicuramente quello sanitario. Qui si usa per sterilizzare gli strumenti e per diversi esami diagnostici. Proprio a questo settore le aziende hanno deciso di dare priorità, considerato che a causa dell’inflazione, i costi delle materie energetiche continuano ad aumentare.

Aumento dell’inflazione

Alla base dell’aumento dell’inflazione ci sono varie cause, tra queste il blocco delle materie prime, i costi della logistica, i rincari energetici, ma anche i fattori climatici e ambientali. Le conseguenze le stanno già pagando le famiglie.

Secondo i dati medi riportati dall’Ocse, con un nuovo rafforzamento al 10,3% a giugno, l’inflazione media dei paesi che aderiscono all’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico ha toccato il massimo da 34 anni a questa parte (dal giugno del 1988), facendo seguito al 9,7% registrato dall’inflazione a maggio. 

Il rialzo ha colpito i beni alimentari (+13.3%) e l’energia (+40,7%). 

Sulla questione più specifica dell’acqua ha concluso Bertone: “Così l’acqua gassata rischia di finire. Una volta finiti gli stock nei magazzini di supermercati e discount, non ci saranno più bottiglie in vendita”.

Questo va ad aggravare la crisi del settore, già provata dalla siccità che quest’anno non sta lasciando scampo anche agli agricoltori.

Esposizione amianto, servono volontari per studio su marcatori

esposizione amianto lungo termine
amianto

Un progetto studierà gli indicatori precoci dell’esposizione all’amianto e per questo si cercano volontari. Lo studio si chiama “Arrdia” – Asbestos Related Respiratory Diseases in Industrial Areas – per la tutela della salute degli ex esposti all’asbesto.

Il dottor Roberto Cherchi, direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica dell’Arnas Brotzu di Cagliari, coordinerà il progetto insieme all’Associazione italiana esposti amianto (Aiea). Con loro anche il professor Pierluigi Cocco, consulente di Medicina del lavoro dell’Università di Manchester (Regno Unito), il CRS4 e la fondazione “Centro servizi alla persona” di Villamar.

L’obiettivo è quello di individuare dei marcatori (indicatori) precoci di malattie nei lavoratori e nei cittadini che sono stati esposti all’inalazione delle fibre killer.

Esposizione amianto, chi può partecipare allo studio

Gli esperti hanno la necessità di formare un gruppo di 450 persone, che devono avere una serie di requisiti. Dovranno essere maggiorenni non fumatori o ex fumatori da più di un anno, donne non in stato di gravidanza accertata o presunta e/o allattamento. I volontari saranno suddivisi in più gruppi, secondo il livello l’esposizione lavorativa all’amianto e secondo la patologia sofferta in relazione a tale contatto.

Gli accertamenti andranno avanti per 3 anni e l’impegno dei volontari è minimo. In questi 3 anni saranno, infatti, impegnati una mattina ogni sei mesi per sperimentare l’utilità degli indicatori molecolari. Questi saranno rilevati nel respiro attraverso metodi non invasivi e con il prelievo di un campione di sangue. Serviranno a individuare segnali precoci di alterazioni prodotte dalla passata esposizione ad amianto.

Test del respiro e prelievo ogni 6 mesi

I partecipanti compileranno anche due questionari della durata di circa 20 minuti ciascuno. Nel primo risponderanno a domande sulle condizioni di salute – compresi la storia familiare di tumori al polmone, pleura, pancreas, prostata, ovaio – le esposizioni lavorative passate e l’eventuale esposizione lavorativa ed extra-lavorativa ad amianto. Nel secondo sulle condizioni di benessere.

Il prelievo venoso di sangue sarà eseguito da un personale infermieristico esperto, che seguirà le comuni procedure di tutti i laboratori clinici. Il test del respiro, a riposo, durerà circa 15-20 minuti: i volontari saranno collegati ad un macchinario che raccoglierà la parte liquida dell’aria espirata.

I volontari potranno mantenere l’anonimato e la partecipazione alla ricerca è su base gratuita. Un eventuale rifiuto a partecipare non comporterà alcuna penalità o perdita di benefici, e si potrà abbandonare lo studio in qualsiasi momento.

Per far parte di questo importante progetto o per ottenere maggiori informazioni si può contattare la segreteria Arrdia, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 16, chiamando il numero fisso 070.2046643 o il mobile 329.1732127.

I danni dell’asbesto sono da tempo denunciati dall’Osservatorio nazionale amianto e dal suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni. L’amianto causa il mesotelioma, ma anche tutta una serie di patologie asbesto correlate. Così come si legge nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. L’Ona tutela le vittime e i loro familiari con un’assistenza legale e medica.

Covid, lo spot con il Nobel Parisi: La quarta dose è importante

Parisi
Giorgio Parisi

Per invitare gli ultra 60enni a continuare il percorso vaccinale contro il Covid il ministero della Salute si è rivolto al premio Nobel Giorgio Parisi.

È in onda sulle reti RAI il video con il fisico che, al bar, risponde alle domande di alcune persone presenti. Linguaggio semplice e frasi brevi e comprensibili per semplificare un concetto complesso, proprio come dice lo scienziato nello spot.

Parisi: la quarta dose protegge dalla malattia grave

“La quarta dose è fondamentale per gli over 60”. Perché, come spiega Parisi riporta la protezione contro il Covid al livello più alto. Lo sappiamo ormai da tempo come il vaccino anti Covid non blocca la trasmissione della malattia e dopo alcuni mesi la sua efficacia diminuisce. Serve invece a proteggerci dalla malattia grave.

“Non sappiamo – continua lo scienziato – se e quando potremmo essere contagiati”. Parisi conclude con un monito per le persone più adulte: “Chi ha più di 60 anni è più a rischio”.

Il video è realizzato dal Dipartimento Informazione ed Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero della Salute.

Non dimenticare i fragili

Non bisona dimenticare di proteggere i fragili. Sia continuando ad indossare la mascherina, che argina i contagi anche tra chi corre i maggiori rischi, e vaccinando le persone che soffrono di diverse patologie.

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, già all’inizio della pandemia consigliato maggiore prudenza a chi è affetto da una patologia asbesto correlata, in particolare alle vie respiratorie, perchè più a rischio in caso di Covid. L’amianto causa, infatti, mesotelioma, ma anche tumore del polmone, della faringe, della laringe, delle ovaie e del colon.

I danni di questo minerale, utilizzato in particolare tra gli anni ’50 e ’70, sono ben chiariti nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.