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domenica, Agosto 9, 2026
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Amianto, il programma elettorale ambientale

programma elettorale ambientale
terra vista dallo spazio

Programma elettorale ambientale, editoriale a cura dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto

Si annunciano le elezioni del prossimo 25 settembre. Competenza, onestà ed esperienza sono fondamentali nel programma elettorale ambientale. Non solo amianto: transizione ecologica, transizione etica, transizione morale e sostenibilità sociale. Questi sono i temi dell’agenda dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto.

Nel programma tecnico operativo e normativo che si fonda su solide basi scientifiche, ma anche sulle nostre radici etiche e morali. Quelle delle tradizioni giudaico cristiane, ma anche quelle laiche: un tema su tutti, la difesa della vita e sue forme. Quella animale, quella vegetale e quella umana e anche quella del nostro Pianeta, messe a dura prova.

La salute alla base delle scelte politiche

Incompetenza, disonestà, imprudenza, sete del profitto che si antepone alla salute e alla vita. Questo in tema di organizzazione del lavoro, delle politiche sociali ed economiche. Molto speso la concorrenza, quella senza limiti imposta dalla globalizzazione, ha scatenato una corsa al cosiddetto risparmio, di produzione al minor costo. Massimizzare i profitti sulla sicurezza, sulla salute, sperperando il territorio e dissanguando il Pianeta deve essere considerato un delitto.

Ma non mi riferisco al codice penale. Troppo si è demandato al giudice penale, qualsiasi questione, anche quella della selezione della classe politica. Un po’ perché i partiti hanno sempre candidato persone che non sono state sempre di specchiata moralità ed onestà, ma anche perché si è attesa la sentenza definitiva.

Allora non si può aspettare sempre la sentenza definitiva. Allo stesso modo, quando la magistratura notifica un avviso di garanzia, bisogna sempre ricordarsi e ricordare che è uno strumento di tutela dell’indagato e non certo preavviso di condanna e di gogna. Così anche la stessa classe dei giornalisti che in alcuni casi ha peccato di oggettività. La partigianeria non dovrebbe far parte del mondo del giornalismo. Questo chiaramente non vale per la quasi totalità dei nostri giornalisti che andrebbero tutelati e salvaguardati con strumenti che li garantiscano, anche nei confronti dell’editore.

Il licenziamento del politico per giusta causa

In sostanza le basi della democrazia risiedono in presupposti che debbono essere antecedenti dal punto di vista logico e temporale dall’inizio della consultazione elettorale che poi è il risultato di tante variabili. Poi c’è la questione del cambio di casacca: anche questo indegno mercato andrebbe corretto. Chi vuole cambiare collocazione si ripresenti al corpo elettorale. Poi ci dovrebbe essere una sorta di licenziamento del politico. Mi riferisco a chi supera il 70 o l’80 per cento delle assenze. Propongo quindi un licenziamento per giusta causa dei politici assenti.

Come presidente dell’Ona, ma soprattutto come avvocato non posso condividere anche le ultime derive relative alla alleggerimento del carcere nei confronti dei mafiosi. Condivido in pieno i commenti del magistrato Nino Di Matteo.

Dobbiamo continuare la lotta contro la mafia perché il sistema mafioso è all’origine anche del disastro ambientale. Mi riferisco ai rifiuti, compresi quelli dell’amianto. La mafia e la camorra sono la manovalanza del traffico dei rifiuti.

Programma elettorale ambientale, la guerra in Ucraina

Per questi motivi la transizione ecologica non può sostanziarsi solo nella modifica della produzione e dei sistemi di produzione. Gli ultimi sviluppi della guerra in Ucraina hanno determinato la riapertura delle centrali a carbone. Allora il tema non è soltanto guerra e pace. È il fatto che la transizione ecologica deve presupporre una rete che tenga conto di tutte le altre variabili. La transizione ecologica deve quindi tramutarsi in un connubio di intese internazionali ben oltre l’Unione Europea e l’Onu e i suoi organismi.

Il G20, le Conferenze internazionali sul clima (COP), non possono essere solo delle vetrine velleitarie. Occorre se mai un sistema forte che imponga il rispetto delle regole per salvare il pianeta e l’umanità.

L’amianto è la metafora della transizione ecologica, dell’ambiente e del modo di vedere e di intendere la missione anche della classe politica e delle istituzioni. Nazionali, europee ed internazionali.

Nel mondo, in questa torrida estate del 2022, sono davanti ai nostri occhi gli sguardi dei quei bambini in Ucraina, come in ogni altro luogo del mondo, che subiscono violenze immani. Molti bambini sono stati uccisi in questa feroce guerra Russo ucraina, molti altri in Africa, Asia e America Latina, muoiono di fame. Quando gli Stati sperperano miliardi nelle armi, centinaia di migliaia di essere umani muoiono di fame e di sete. E che dire delle multinazionali del Big Pharma?

Ilva di Taranto, l’industria che uccide

L’Ilva di Taranto è così la metafora del bancomat delle farmaceutiche. L’industria inquina ed uccide. Le case farmaceutiche incassano: farmaci chemioterapici, e altri presidi dai costi enormi, dopo che si è inquinato.

Che dire dei rifiuti? Continuano a disperdersi nell’acqua, nell’aria e nel suolo. Uccidono in campagna e in città. Intanto il numero dei tumori e delle malattie degenerative aumentano. Poi si cura, ma la vita sana è un’altra cosa da quella passata “sotto cura”.

Programma elettorale ambientale, cosa può fare la politica

Quindi la politica è un’altra cosa: dovrebbe prevenire questi disastri. Non di disastri ambientali si parla più, ma di disastro dell’umanità. Allora il programma della transizione ecologica non può essere la foglia di fico di qualche ministro con conflitto di interessi o di politici incompetenti ed incapaci.

Mi auguro che le prossime elezioni non siano il festival degli incapaci e degli incompetenti, che ci sia onestà e la possibilità di affrontare e risolvere tutti i problemi. Per una volta i partiti dovrebbero smettere di litigare al loro interno e poi con le altre forze e pensare all’Italia e al futuro degli italiani.

Invito tutti quanti ad andare a votare e a coinvolgere tutte le forze e tutti i singoli esponenti politici sul tema della lotta contro l’amianto. Possiamo fare di più tutti insieme. Insieme ce la faremo. Uniti si deve lottare e uniti si può vincere per il bene di tutti: dell’Italia, dell’Europa e del mondo.

Caldo estremo: i suggerimenti dell’Enpa per tutelare gli animali

caldo estremo
cane in braccio ad una bambina che lo bacia

Il caldo estremo che avvolge il nostro Paese da qualche mese, mette a dura prova tutti, compresi i nostri amici a quattro zampe.

Purtroppo gli animali a differenza dell’uomo non possono sudare per gestire il calore del proprio corpo. Difatti, sono costretti ad aumentare la velocità di respirazione pur di tenere a bada il caldo torrido.

Ma cosa succede ai nostri amici quando le temperature sono così alte?

Le conseguenze del caldo estremo sugli animali

Per capire quelle che sono le conseguenze del caldo torrido sugli animali, occorre fare attenzione ad alcuni piccoli indizi:

  • Febbre
  • Pelo che scotta
  • Congestione delle mucose
  • stordimento

Questi sono i principali sintomi di un colpo di calore su un animale, cane, gatto o quel che sia.

Alla luce di tante preoccupazioni sorte proprio a causa di questo calore estremo, l’Enpa (Ente Nazionale Protezione Animali), ha alcuni suggerimenti da dare a tutela dei piccoli a quattro zampe.

Cani e gatti
Foto di huoadg5888 da Pixabay 

I consigli dell’Enpa per tutelare i nostri animali

L’Ente Nazionale Protezione Animali ha stilato una lista di suggerimenti da seguire per proteggere i nostri amici pelosi da questo caldo estremo.

Evitare passeggiate nelle ore calde

come ben sappiamo nell’arco delle 24 ore esistono alcune fasce orarie in cui il caldo è più insistente. Parliamo delle 12.00 alle 16.00, ed è proprio in questo lasso di tempo che è sconsigliato portare a passeggio i nostri animali. Soprattutto perché l’asfalto è cocente e potrebbe scottare le loro zampette.

Non lasciare per nessuna ragione il tuo animale chiuso in auto

Le nostre auto se lasciate in esposizione al sole, possono raggiungere in breve tempo anche i 70° e questo accade in alcuni casi anche se vengono lasciati i finestrini aperti. Per questo motivo è assolutamente vietato lasciare un animale rinchiuso in auto sotto al sole, finirebbe per restare intrappolato in un gigantesco forno.

Cane in auto
Foto di Radosław Zmudziński da Pixabay 

Previeni le scottature solare con l’aiuto di prodotti specifici

Quando si sceglie di uscire per fare un passeggiata in compagnia del nostro amato fido, non dobbiamo assolutamente dimenticare di applicare la protezione solare sulle orecchie e sulle estremità bianche.

Scegliere con cura anche l’alimentazione

In Estate è abitudine cambiare il nostro regime alimentare, per adattarci alle temperature più calde. La stessa cosa è consigliata fare anche per gli animali. Occorre scegliere un’alimentazione ricca di cibi leggeri, freschi e facili da digerire.

Massima attenzione ai parassiti

In estate più che mai, soprattutto se i nostri amici a quattro zampe sono abituati ad uscire fuori, è necessario applicare antipulci e antiparassitario.

caldo estremo
Foto di Catkin da Pixabay 

Un consiglio anche per i nostri amici con le pinne

L’Enpa ha avuto un pensiero anche per i pesci tenuti negli acquari. È infatti importante evitare l’esposizione diretta dell’acquario al sole. In questo modo l’acqua potrà mantenere una temperatura stabile e non recherà alcun danno ai nostri pesci.

Altrettanto necessario è pulire bene la vasca da alghe e altri residui e soprattutto, occore farlo spesso.

pesci e caldo estremo
Foto di Irina da Pixabay 

I consigli per i nostri amici in gabbietta

Per gli animali che vivono in gabbia come criceti, uccelli, porcellini d’india etc.. È importante tenere l’ambiente sempre pulito e al fresco. Quindi è assolutamente vietato lasciare la gabietta esposta al sole.

L’ultimo consiglio che l’Enpa ricorda al pubblico è quello di avere un piccolo pensiero anche per gli animali selvatici o randagi. Come? Basta lasciare fuori casa una ciotola con l’acqua fresca in modo da metterla a disposizione di quegli animali che proprio non riescono a procurarsi da bere da soli.

West Nile: un virus della zanzara correlato al cambiamento climatico

West Nile-zanzara
zanzara poggiata sulla pelle

Il West Nile Virus provocato dalle zanzare sta colpendo molte zone del Veneto. Potrebbe esserci un nesso tra il cambiamento climatico e la proliferazione delle zanzare.

West Nile Virus. Il nuovo bollettino della Regione Veneto 

Fin dalla prima osservazione nel 2008 in Veneto, la circolazione del virus sta aumentando in maniera esponenziale in tutta l’area della Pianura Padana.

L’ultimo bollettino sulla sorveglianza delle arbovirosi, non lascia spazio all’interpretazione. Realizzato e diffuso dalla Direzione Prevenzione dell’area Sanità e Sociale del Veneto, esso spiega che ”La combinazione di casi umani e della presenza di virus nelle zanzare, indica che quest’anno il virus sta circolando molto sul territorio regionale”.

Il rapporto offre anche uno spaccato sulle altre infezioni, trasmesse sempre attraverso la puntura di artropodi (soprattutto zanzare e zecche). 

Una diffusione legata al cambiamento climatico?

Stando agli esperti, la situazione attuale sarebbe determinata dai fattori ambientali e climatici della caldissima estate 2022. Essi si sono dimostrati infatti cruciali nel mutare l’epidemiologia di questo virus, determinando una notevole espansione in molte aree in cui non era presente.

Il grande caldo sta generando «un contesto molto favorevole alla circolazione di questo virus».

«La mancanza di piogge che causa il rallentamento dello scorrere dell’acqua di fiumi e canali produce la formazione di ristagni che sono l’ambiente ideale per le zanzare»- si legge nel bollettino.

Anche uno studio condotto dall’università di Haifa (Israele), fornisce importanti informazioni su come questi fattori siano correlati alla diffusione del virus. «Temperature più alte causano un aumento dei ritmi di replicazione del virus, diminuiscono il tempo di incubazione che rende una zanzara capace di infettare, accelerano l’efficienza di trasmissione negli uccelli»- affermano gli esperti israeliani.

Perché le zanzare si sono riprodotte cosi presto?

Per via della siccità, le zanzare, trovano meno acqua nelle aree poco abitate.

Di conseguenza si avvicinano alle zone urbane, dove trovano con più facilità ristagni utili alla loro riproduzione. 

Il grande caldo primaverile di quest’anno ha anticipato il processo riproduttivo, portando a un aumento di casi di infezione confermati di West Nile.

Al momento si sono registrati 70 casi. Certamente, i 4 decessi (due in Veneto, uno in Piemonte e uno in Emilia Romagna) e i 15 casi confermati dall’inizio di Giugno al 19 Luglio 2022 destano preoccupazione.

Programma Tavolo intersettoriale regionale West Nile Virus

L’assessore alla Sanità del Veneto, Manuela Lanzarin afferma che nell’immediato si adotteranno delle misure atte ad arginare il fenomeno.

«Nei giorni scorsi si è tenuto un incontro straordinario del Tavolo intersettoriale regionale, in cui sono state condivise le ulteriori misure che verranno attivate dai Comuni e dalle Ulss per contrastare sul territorio regionale la diffusione del virus».

«Oltre ai piani di disinfestazione e al rafforzamento degli interventi di manutenzione delle aree verdi, è indispensabile un’attività di informazione capillare rivolta anche ai cittadini». 

Sensibilizzare i cittadini sul tema serve a «diffondere i comportamenti da attuare per proteggersi e per evitare la proliferazione delle zanzare. Sicuramente la meticolosità dei monitoraggi ci permetterà di avere sempre la situazione aggiornata e sotto controllo»

Piano regionale contro la diffusione dei virus delle zanzare 

Ormai da diversi anni la Regione è dotata di un Piano di lotta alla diffusione dei virus trasmessi dalle zanzare. Esso prevede la collaborazione dei Comuni, delle Prefetture, dei Consorzi di Bonifica, dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie e delle Aziende Ulss.

Si studiano innanzitutto le zanzare catturate con apposite trappole distribuite sul territorio del Triveneto. Le trappole attualmente in uso sono 76. In Veneto (57) e Friuli Venezia Giulia (19). Il monitoraggio viene effettuato in modo capillare da maggio a ottobre, con catture di una notte ogni due settimane per ciascun sito.

Contestualmente vengono monitorate le infezioni nell’uomo e negli animali (equini ed uccelli), per capire  se hanno contratto questo virus.

La lotta alle zanzare infestanti avviene sopratutto con interventi di rimozione delle larve e manutenzione delle aree a maggior rischio di proliferazione. 

Il lavoro coinvolge i Comuni, in collaborazione con le Ulss, che monitorano altresì l’adesione dei Comuni ai Piani di disinfestazione.

Quelli che non attuano le misure previste vengono segnalati ai Prefetti dell’area di competenza.

West Nile Fever: da dove viene il virus? 

La febbre West Nile Fever (WNV) è una malattia sostenuta da un virus a RNA singolo filamento, appartenente alla famiglia Flaviviridae.

Prende il suo nome dal distretto di West Nile in Uganda, dove venne isolato per la prima volta nel 1937, dal sangue di una donna con sintomatologia febbrile. 

La signora non aveva altri sintomi oltre alla febbre, ma i primi studi confermavano che il virus aveva la capacità di colpire il tessuto nervoso. 

Uno studio pubblicato su Philosophical Transaction of the Royal Society (Biological Sciences), riporta «intorno al 1960 comparvero le prime epidemie nel bacino del Mediterraneo, la prima in Israele con un totale di 123 casi ma senza decessi. Fu allora che tutti i sintomi emersero agli occhi dei medici: febbre, mal di testa, mialgia, anoressia, vomito, dolore addominale». Attualmente WNV è diffuso in Africa, Medio Oriente, Nord America, Asia Occidentale ed Europa, dove è stato segnalato a partire dal 1958.

Uccelli e zanzare: serbatoi di trasmissione del West Nile

Il ciclo primario di trasmissione è quello zanzara-uccello-zanzara (ciclo endemico).

I vettori del WNV sono zanzare del genere Culex di specie modestus e specie pipiens.

Le zanzare ornitofile adulte (vettori) si infettano pungendo uccelli viremici (ospiti amplificatori o serbatoio). Una volta ingerito, il virus si diffonde nell’organismo della zanzara. Qui si moltiplica, localizzandosi a livello delle ghiandole salivari per poi essere trasmesso ad un altro uccello.

Il ciclo secondario (ciclo epidemico) si manifesta quando le zanzare adulte (vettori ponte), trasmettono il virus ad ospiti accidentali definititi a “fondo cieco”, come il cavallo, l’uomo e altri mammiferi. Gli ospiti entrano nel ciclo di trasmissione e sviluppano infezione.

Si utilizza il termini a “fondo cieco”, quando in un organismo le concentrazioni non sono sufficientemente elevate da infettare i vettori. Cosa che mette fine al processo.

In alcuni rarissimi casi, il virus si può trasmettere attraverso trapianti di organi, trasfusioni di sangue e la trasmissione madre-feto in gravidanza.

Come si giunge alla diagnosi del West Nile Virus 

La diagnosi si basa su test sierologici di laboratorio quali: 

  • tecniche di biologia molecolare (RT-PCR e PCR real time);
  • isolamento virale;
  • immunofluorescenza;
  • immunoistochimica.

I test utilizzati per la messa in evidenza di anticorpi specifici nei confronti del West Nile virus sono:

  • ELISA IgM;
  • ELISA IgG;
  • Sieroneutralizzazione virale;
  • Test di riduzione del numero delle placche.

Dato che gli anticorpi possono persistere fino a un anno nei soggetti malati, risultare positivi può indicare che c’è stata un’infezione pregressa. 

I test vanno ripetuti a distanza di tempo, poiché talora, i campioni raccolti entro 8 giorni dall’insorgenza dei sintomi potrebbero risultare negativi.

Periodo di incubazione e sintomi più comuni

Generalmente il periodo di incubazione dal momento della puntura della zanzara infetta varia fra 2 e 14 giorni. Nei soggetti con deficit immunitario può durare anche 21 giorni.

La maggior parte delle persone infette risulta asintomatica

Fra i casi sintomatici, circa il 20% riscontra: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. 

I sintomi durano di solito pochi giorni nelle persone sane. 

Nei bambini si può manifestare una febbre leggera, nei giovani può portare a febbre mediamente alta, arrossamento degli occhi, mal di testa e dolori muscolari. 

Negli anziani e nelle persone debilitate, invece, può portare a sintomi più severi.

A riscontrate i sintomi più gravi è in media in meno dell’1% delle persone infette.

Oltre alla comparsa di febbre alta, forti mal di testa, e debolezza muscolare, si possono verificare: disorientamento, tremori, disturbi alla vista, torpore, convulsioni, fino alla paralisi e al coma. Alcuni effetti neurologici possono essere permanenti. Nei casi più gravi (circa 1 su mille) il virus può causare un’encefalite letale.

Terapia e trattamento da seguire in caso di contagio

Al momento non esiste alcuna terapia, né vaccino in grado di proteggere dal virus. 

Come accennato, nella maggior parte dei casi, i sintomi scompaiono spontaneamente dopo qualche giorno o qualche settimana. 

Nei casi più gravi è invece necessario il ricovero ospedaliero, dove i trattamenti somministrati comprendono fluidi intravenosi e respirazione assistita.

La prevenzione è tutto: qualche consiglio prezioso

L’unica arma di difesa contro il virus consiste nella prevenzione. Dovremmo stare lontani dalle aree a rischio, proteggerci dalle punture ed evitare la proliferazione delle zanzare.

A seguire qualche piccolo accorgimento utile:

  • Usare repellenti e indossare pantaloni e camicie a maniche lunghe quando si è all’aperto, sopratutto di sera o all’alba;
  • Piazzare delle zanzariere alle finestre e diffusori di insetticidi ad uso domestico;
  • Svuotare frequentemente vasi e contenitori con acqua stagnante;
  • Stesso discorso per le ciotole degli animali domestici. Vanno cambiate spesso;
  • Posizionare in verticale le piscine gonfiabili quando non sono utilizzate.

Fonti 

Tutela dell’ambiente in vacanza: gli italiani ci credono

tutela dell'ambiente
isola paradisiaca

In vacanza tendiamo a rilassarci, ma gli italiani non dimenticano l’importanza della tutela dell’ambiente. Anche se – secondo lo studio di Pulsee Luce & Gas Index, l’Osservatorio sulle abitudini degli italiani di Pulsee, brand digitale e green di luce e gas di Axpo Italia, con l’aiuto della società di ricerche di mercato NielsenIQ – potrebbero fare di più.

La sensibilità nella tutela del territorio che ci circonda, strettamente correlata con la quella della salute, cresce ed è possibile riscontrarla nei comportamenti di chi si sposta al mare, o in montagna, o nelle città d’arte. Secondo la ricerca il 46% dei turisti sceglie strutture con certificazione di sostenibilità ambientale.

Il 77% non getta i rifiuti se non negli appositi spazi. Il 43% raccoglie e smaltisce quelli che trova dispersi nell’ambiente. Ancora, il 41% non utilizza prodotti usa e getta e cerca di evitare formazione di rifiuti in plastica, per esempio con le borracce.

Ben l’86% degli intervistati si impegna a mantenere in ferie comportamenti rispettosi dell’ambiente. Il campione su cui si fonda lo studio è un gruppo di uomini e donne, di età compresa tra i 18 e i 65 anni.

Tutela dell’ambiente in vacanza, si può fare meglio

In tanti hanno però ancora abitudini difficili da mettere da parte che danneggiano, però, l’ambiente. Il 72% degli italiani intervistati si fa ancora cambiare gli asciugamani tutti giorni in albergo. Gli stessi dichiarano di non fare attenzione ad acquistare prodotti cosmetici ecofriendly. Tra questi molto importanti sono le creme solari che non inquinino i mari o i coralli.

Il 14% del gruppo confida di non mantenere gli stessi standard nella protezione dell’ambiente che ha, invece, ogni giorno durante l’anno.

I mezzi di trasporto più utilizzati restano l’auto e l’aereo. Pochissimi (il 2%) si sposta con servizi di mobilità in condivisione, come il car sharing o pooling. In vacanza però i mezzi più inquinanti vengono accantonati e si preferisce spostarsi a piedi o in bicicletta.

La metà degli intervistati ha spiegato che nella scelta dei luoghi in cui soggiornare valuta alternative sostenibili, rispetto a quanto faceva anche solo 5 anni fa. Sicuramente incide anche la scelta della meta, che a causa ancora della pandemia, ricade nel Paese di origine e a volte nella stessa regione di residenza.

La paura del cambiamento climatico

Le campagne informative, il lavoro delle associazioni ambientaliste e anche e di più il cambiamento climatico che in questa torrida estate è facilmente percepibile, hanno ottenuto buoni risultati. La paura del surriscaldamento globale, con le tutte le conseguenze che può comportare è ormai insita nel 93% degli italiani.

Infatti, per il 90% dei partecipanti alla ricerca, la tutela dell’ambiente dovrebbe essere uno dei valori più importanti e il Paese dovrebbe investire di più in fonti di energia rinnovabili. Per un maggiore rispetto dell’ambiente è anche fondamentale che ciascun cittadino cerchi di consumare meno energia (86%).

La tutela dell’ambiente è insito nella missione dell’Osservatorio nazionale amianto e del suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, fortemente correlato con la tutela della salute. L’associazione si impegna a diffondere le giuste pratiche e a sensibilizzare le istituzioni e la politica perchè agiscano in questo senso.

Beta carotene: perché gli esposti all’amianto devono evitarlo

beta carotene
carote e bicchiere di succo

Uno studio ha evidenziato che il beta carotene potrebbe aumentare il rischio di cancro ai polmoni e malattie cardiovascolari per gli esposti all’amianto.

Beta carotene: prezioso precursore della vitamina A

Il Beta carotene è un pigmento rosso-arancio, precursore della vitamina A, che conferisce a frutta e verdura una tipica colorazione brillante. E’ presente naturalmente in: carote, patate dolci, cavoli, spinaci, bietole e avocado, per citare alcuni alimenti.

Il suo nome deriva dal greco “beta” e dal latino “carota” (carota). 

Questa pro-vitamina fu chiamata così dallo scienziato tedesco Heinrich Wilhelm Wackenroder, che nel 1831 riuscì ad isolare il composto, appunto, dalla radice della carota. 

Per chiarirne la struttura, si dovette attendere fino al 1907. Nel 1911 fu isolata direttamente dalle carote e nel 1950 si arrivò alla sua sintesi chimica. 

Benefici del beta carotene in soggetti sani

Il corpo umano converte il beta carotene in vitamina A (retinolo), utile per la salute della pelle e delle mucose, del sistema immunitario e di una buona salute degli occhi e della vista. Ha anche potenziali benefici quale agente anti-invecchiamento e come antinfiammatorio nel caso di malattie croniche.

Può prevenire o ritardare i danni cellulari. Può inoltre contribuire a una sana crescita cellulare.

La sua assunzione e tuttavia non è consigliata a tutti.

Perché alcuni soggetti devono evitare il beta carotene?

Gli antiossidanti come il beta carotene (ma anche vitamina E) possono aiutare a combattere l’infiammazione e lo stress ossidativo, due dei principali contributori allo sviluppo di tumori e malattie cardiache. Lo stress ossidativo può innescare danni cellulari; quando ciò accade, le cellule possono diventare cancerose.

Poiché il cancro e le malattie cardiovascolari sono tra le principali cause di morte, tante persone utilizzano integratori alimentari. Sperano in questo modo di aggiungere potenzialmente una spinta alla prevenzione.

Alcune evidenze scientifiche hanno tuttavia dimostrato che questo prezioso alleato per la salute non è indicato a tutti.

Gli integratori a base di beta-carotene potrebbero, in certi casi, aumentare addirittura il rischio di cancro ai polmoni o morte per malattie cardiovascolari in soggetti regolarmente esposto all’amianto.

Ciò avviene quando si consumano dosi pari a 20 e 30 milligrammi al giorno. Si tratta infatti di un dosaggio superiore alla raccomandazione standard per l’integrazione di beta carotene, che varia da 6 a 15 milligrammi al giorno.

A stabilirlo, un gruppo indipendente di volontari medici esperti in prevenzione, che ha stilato un interessante rapporto a riguardo. 

La task force di esperti scardina alcune certezze

La task force era formata da medici dell’Harvard Medical School, della Mayo Clinic, dell’Albert Einstein College of Medicine e della Tufts University School of Medicine. 

Prima di pubblicare la dichiarazione di raccomandazione finale il 22 giugno -(si tratta di un aggiornamento di uno studio del 2014)- i ricercatori hanno esaminato altri sei studi randomizzati clinici su beta-carotene e nove sulla vitamina E.

Lo studio, oltre a scardinare alcune convinzioni sui benefici del beta carotene, ha sottolineato che anche la vitamina E, non apporta benefici nella prevenzione del cancro ai polmoni o delle malattie cardiovascolari.

«Il danno più grave identificato, è stato l’aumento della mortalità per malattie cardiovascolari e l’aumento del rischio di cancro ai polmoni nelle persone che fumano. Stesso discorso vale per coloro che hanno avuto un’esposizione all’amianto sul posto di lavoro, associata all’integrazione di beta-carotene», si legge nel rapporto.

La task force sui servizi preventivi conclude che «i danni dell’integrazione di beta-carotene superano i benefici per la prevenzione delle malattie cardiovascolari o del cancro».

L’amianto principale responsabile del mesotelioma 

L’amianto è un minerale naturale. In passato è stato ampiamente utilizzato in quasi ogni settore industriale per la sua capacità di resistere al calore e rafforzare quasi tutto ciò con cui viene mescolato. Sfortunatamente, è altamente tossico e quando le sue fibre microscopiche vengono inalate o ingerite, si va incontro a inevitabili problemi di salute.Tra le patologie più gravi, ricordiamo il cancro al mesotelioma, l’asbestosi o il cancro ai polmoni. 

Evitare l’esposizione diretta o indiretta rappresenta l’unico modo per stare lontano dal ogni rischio.

Purtroppo, nonostante la sua messa la bando con legge n. 257 del 1992, si può trovare ancora nelle strutture più vecchie, sia commerciali sia residenziali, in porti e cantieri nei pali della luce e altrove.

Asbesto infame: se lo conosci lo eviti e ti salvi 

Come accennato, per scongiurare i danni derivanti dalla fibra killer, bisogna evitare ogni possibile contatto, anche perché non esiste una soglia minima di sicurezza.

In aggiunta, gli effetti dell’esposizione all’amianto possono richiedere anni per manifestarsi (dai 10 ai 50). 

Stando alle evidenze scientifiche appena esposte, i pensionati che assumono integratori a base di beta carotene, potrebbero peggiorare il loro quadro clinico.

ONA tutela la salute degli esposti all’amianto

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, da sempre si battono a tutela degli esposti alla fibra killer. L’amianto causa il mesotelioma, ma anche tutta una serie di patologie asbesto correlate. Così come si legge nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. L’Ona tutela le vittime e i loro familiari con un’assistenza legale e medica.