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Protezione del suolo, l’Ue avvia la consultazione per la nuova legge

protezione del suolo
mani raccolgono terra e germoglio

Una nuova strategia dell’Unione europea per la protezione del suolo. È questo l’obiettivo per raggiungere il quale è stata avviata una consultazione pubblica. Un suolo sano per una vita sana, l’Ue chiede così la partecipazione di tutti gli operatori.

Dagli agricoltori ai silvicoltori, dai pianificatori del territorio all’industria, dai governi nazionali alle autorità locali, dalle organizzazioni non governative (Ong), ai cittadini. Ha quindi fornito un link dove poter condividere le opinioni, le proposte, le osservazioni utili alla formulazione della legge.

Protezione del suolo, strategia avviata nel 2021

La strategia dell’Ue sul suolo è stata adottata il 17 novembre 2021. Si vuole arrivare ad avere tutti i suoli in condizioni sane entro il 2050. La legge renderebbe, inoltre, la protezione, l’uso sostenibile e il ripristino dei suoli una norma e garantirebbe lo stesso livello di protezione esistente per l’acqua, l’ambiente marino e l’aria nell’UE.

“Questa proposta legislativa – spiegano dal ministero dell’Ambiente – integrerà la legge sul ripristino della natura e garantirà sinergie con le azioni di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici”.

Nella strategia del 2021 l’obiettivo principale previsto è che, entro il 2050, tutti gli Stati membri della comunità europea evitino di consumare suolo. Inoltre tutti i terreni dovranno essere “sani” attraverso azioni concrete, molte delle quali dovranno essere attuate già entro il 2030. 

La stessa strategia annunciava la legge per la quale ora sono partite le consultazioni, da approvare entro il 2023.

Ona: “Tutela dell’ambiente e della salute correlati”

Suoli sani sono garanzia di cibi sani e fondamentali per la tutela della salute delle popolazioni. Tutela dell’ambiente e della salute, sono, infatti, strettamente collegate. È questo uno dei principi fondanti dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, portato avanti con forza dal suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni.

Bonificare i territori dall’amianto, e quindi anche i suoli, è l’obiettivo principale dell’associazione, portato avanti con la consulenza tecnica per le bonifiche. Come pure con incontri istituzionali volti a sensibilizzare i politici ai vari livelli, proprio per evitare che l’asbesto, ma anche altri cancerogeni o rifiuti pericolosi possano contaminare i terreni e le falde acquifere.

L’amianto, come sempre sostenuto, provoca il mesotelioma e tutta una serie di patologie asbesto correlate che negli anni hanno causato tantissime vittime.

L’Ona apprezza quindi l’iniziativa dell’Ue anche se sarebbero necessari stanziamenti importanti per poter garantire l’obiettivo.

La strategia dell’Ue per il suolo

L’Unione europea mira a rendere tutti i suoli europei sani e più resilienti perché possano fornire i loro servizi fondamentali (servizi ecosistemici). Il consumo netto di suolo dovrebbe essere ridotto a zero e l’inquinamento dei suoli riportato a livelli che non siano dannosi per la salute delle persone o per gli ecosistemi.

I terreni saranno quindi protetti e gestiti in modo sostenibile e quelli attualmente degradati saranno ripristinati.

Abbandono amianto, un reato ambientale che può costare caro

abbandono amianto
amianto abbandonato nella natura

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, si spendono ogni giorno per contribuire alla bonifica del territorio nazionale e per combattere l’abbandono dell’amianto. I siti contaminati sono un milione in tutta Italia, ma a questi vanno ad aggiungersi le discariche abusive e i piccoli abbandoni di materiale contenente asbesto.

Ogni giorno in Italia ci sono varie segnalazioni di “furbetti” che, invece di contattare ditte specializzate per risparmiare mettono a rischio la propria salute e quella degli altri.

Non solo, però. L’abbandono dell’amianto e dei rifiuti in generale è un reato penale e chi lo commette rischia, oltre a multe salatissime anche il carcere. Vediamo quali sono le norme che regolano e sanzionano questo tipo di abusi.

Abbandono amianto, vietato il trasporto non autorizzato

Il nostro ordinamento vieta in primo luogo il trasporto di rifiuti pericolosi (e quindi anche l’amianto) in assenza delle prescritte autorizzazioni. Per questo reato, delineato dell’articolo 256 comma 1, del Decreto legislativo 152 del 2006, è previsto il carcere da 6 mesi e fino a 2 anni e una sanzione pecuniaria da 2.600 euro fino a 26mila. Ai sensi dell’articolo 260 ter comma 4 dello stesso decreto chi viene condannato subisce anche la confisca del mezzo.

L’abbandono di rifiuti pericolosi è punito, invece, con una sanzione che può variare da 600,01 a 6.000,01 euro. Lo stabilisce l’articolo 255 comma 1 del Decreto Legislativo 152/06.

Chi scopre materiali in amianto nella propria abitazione o nella propria industria per smaltirli deve chiamare una ditta specializzata inclusa in apposite liste. E’ importante infatti che questi lavori vengano effettuati da operai ben formati per evitare ogni rischio e dotati di speciali dispositivi di protezione.

Bonifiche amianto: evitare che la strage continui

Le bonifiche dall’amianto sono fondamentali per evitare quello che il presidente dell’Ona chiama la strage silenziosa. Migliaia di casi ogni anno di vittime dell’asbesto dovute a esposizioni a questo materiale cancerogeno avvenute anche 30 o 40 anni prima.

Un fenomeno che l’avvocato Bonanni ben descrive nel “Libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“. I casi di mesotelioma sono registrati, invece, ogni anno dall’Inail che è arrivata a pubblicare il VII Rapporto ReNaM. Vittime inconsapevoli che potevano essere evitate. La cancerogenicità dell’amianto è nota già dagli anni ’40, ma già prima era evidente che un numero troppo alto tra gli operai che lo maneggiavano si ammalava e moriva.

Smaltire questi materiali in sicurezza allora è dettato dalla legge, ma anche dalla volontà che questa storia non debba ripetersi. La tutela dell’ambiente spetta ad ognuno di noi.

Censimento amianto, pubblicata la norma con i criteri da seguire

censimento amianto
fibre di amianto

Un piccolo passo avanti, per la realizzazione del censimento amianto, è stato fatto con la pubblicazione della norma Uni 11870:2022. “Materiali contenenti amianto – Criteri e metodi per l’individuazione e il censimento nelle strutture edilizie, nelle macchine e negli impianti”. Questo il titolo del regolamento che illustra un corretto percorso di riconoscimento e di classificazione di questi materiali.

Secondo la legislazione vigente, in vigore dal 1994, spetta al datore di lavoro o al proprietario di un edificio individuare i materiali contenenti amianto. Questo per mettere in atto le misure di prevenzione e protezione più adeguate.

Censimento amianto: cosa prevede la norma

La norma prevede ora un percorso completo per le attività di censimento. Partendo dal piano di campionamento fino ad arrivare alla relazione finale. Individua gli addetti al censimento e dalle attività preliminari, definisce il piano di campionamento, spiega come realizzare il censimento ed elaborare i dati.

Molto utile l’elenco non esaustivo di prodotti contenenti amianto con la possibile ubicazione e l’attività produttiva coinvolta. Indica la dotazione di strumentazioni e dispositivi utili, nonché la classificazione dei Mca in base alle condizioni di integrità o degrado degli stessi. La lista si trova in appendice alla norma ed è un aiuto concreto per individuare possibili oggetti o parti degli edifici e dei macchinari contenenti il terribile asbesto.

Censimento amianto: la richiesta arrivò dall’Ona

La richiesta del censimento amianto proviene dall’Ona e dal suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, ed è stata inserita nel testo normativo elaborato dalla commissione amianto del ministero dell’Ambiente di cui faceva parte sia Bonanni che il generale Giampiero Cardillo, presieduta da Raffaele Guariniello.

“Finalmente le istituzioni si stanno muovendo nel senso voluto dall’Ona – ha commentato l’avvocato Bonanni – Quello che manca infatti è proprio il censimento. Proprio per questo abbiamo realizzato la App amianto, per individuare i siti a rischio e quindi per evitarli e poi bonificarli”.

Il censimento non basta, il caso Ilva

Non è sufficiente il censimento, però, come sostiene sempre il presidente Ona. le fibre killer, infatti, si disperdono nell’ambiente circostante e arrivano ben oltre il sito dove è stato utilizzato l’amianto. Ne è un esempio palese l’Ilva di Taranto.

Tutta la zona che si trova vicino alla fabbrica è inquinata, come lo sono pure le abitazioni degli operai che ancora ogni giorno tornano a casa portando con loro fibre di amianto. E allora è necessario che il censimento sia elastico e riguardi l’intera comunità.

L’Inail ha lavorato per la stesura del testo normativo

L’Inail ha coordinato il gruppo di lavoro tecnico di stesura della norma. Nell’ambito dell’Uni, l’Inail ha fortemente sollecitato l’esigenza di una normazione tecnica in materia. All’elaborazione della norma hanno partecipato i professionisti della Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione (Contarp) dell’Istituto, che ha coordinato il gruppo tecnico di lavoro, con i ricercatori del Dipartimento innovazioni tecnologiche (Dit).

A distanza di 30 anni esatti dalla Legge 257 del 1992 che ha messo al bando il minerale killer, questa norma sembra quasi assurda. Eppure le bonifiche sono in forte ritardo perché la legge non ha imposto alle aziende che hanno utilizzato amianto di rimuoverlo. In più questo materiale è in tantissimi edifici costruiti prima del 1993 e negli oggetti più disparati.

Oltre 3mila sono stati i suoi utilizzi in tantissimi settori, primo l’edilizia.
Purtroppo, nonostante già dai primi del ‘900 si conoscesse la pericolosità del materiale, della polvere e delle fibre, le aziende hanno minimizzato i rischi. In più finchè le vittime erano soltanto tra gli operai non era facile anche creare una giusta consapevolezza con il rischio di perdere il posto di lavoro.

I rischi legati all’amianto

In tanti, per questioni di profitto, hanno negato la sua cancerogenicità anche quando sono arrivati studi scientifici negli anni ’40 a dimostrarlo. Era ormai chiaro che l’amianto provocasse il mesotelioma, l’asbestosi e tutta una serie di tumori la cui lista si è allungata nel corso degli anni.

Elisir della “vecchiaia” e della “giovinezza” testato sui topi 

elisir
bella ragazza rossa di capelli

Una trasfusione con sangue di topi anziani ha trasformato dei giovani ratti in vecchi. L’elisir della “vecchiaia” potrebbe portare a strategie terapeutiche di ringiovanimento

Elisir di lunga vita o di anzianità precoce?

Elisir. Dorian Grey nel romanzo di Oscar Wilde arrivò a stringere un patto con il diavolo per non invecchiare.

Un esperimento sui topi li ha fatti invece invecchiare prima del tempo. 

L’interessante ricerca, condotta da Irina Conboy, professoressa dell’Università della California Berkeley, è stata pubblicata su Nature Metabolism.

Il singolare esperimento condotto su giovani topi 

I ricercatori hanno somministrato a dei giovani topi (di tre mesi e tutti maschi), una trasfusione di sangue da un topo più anziano, di età compresa tra 22-24 mesi. 

Obiettivo era quello di valutare la capacità del sangue vecchio di indurre la senescenza che causa l’invecchiamento dei tessuti.

I topi più giovani sono stati quindi testati per la loro forza muscolare e resistenza fisica su un tapis roulant, sette giorni dopo la trasfusione di sangue. 

I topi che si rifiutavano di correre, venivano stimolati da un soffio d’aria che li spingeva a non cedere fino a quando non erano esausti.

L’elisir della vecchiaia ha funzionato sui giovani topi

Risultato? Effettivamente i giovani topi sottoposti all’esperimento avevano «diminuito la massima forza di contrazione e tassi significativamente più brevi di sviluppo della forza e rilassamento durante le contrazioni», hanno riferito i ricercatori.

Dopo 14 giorni, essi avevano anche biomarcatori per danni ai reni e prove di invecchiamento epatico, muscolare e dei tessuti in generale.

Tuttavia, un tale aumento dei livelli di marcatori di senescenza era assente nei polmoni, nel cuore e nel cervello.

L’esperimento opposto ricrea l’eterna giovinezza

Con un esperimento analogo e contrario, gli scienziati hanno somministrato ai topi anziani il sangue dei ratti più giovani per circa 4-6 settimane.

In questo caso, i lipidi, la fibrosi e l’affaticamento sono diminuiti e la resistenza muscolare è aumentata.

Lo studio ha dimostrato che la senescenza può verificarsi non solo a causa dell’invecchiamento fisiologico, ma anche di fattori ematici.

Quest’ultimo risultato rispecchia una ricerca precedente, condotta dall’Università della California nel 2005.

Essa dimostrava che la condivisione di sangue e organi, può invertire i segni dell’invecchiamento nei topi anziani.

«Utilizzando lo scambio sanguigno eterocronico, riportiamo un trasferimento di senescenza fisiologica da topi vecchi a giovani», dicono i ricercatori. «Questa risposta non è correlata all’età cronologica».

L’elisir di lunga vita è solo un miraggio? 

«Entrambi gli esperimenti indicano che l’aggiustamento e la modulazione di vari fattori, incluso il fenotipo secretorio associato alla senescenza (SASP), potrebbe portare a nuove strategie terapeutiche e promettere una vita più lunga», concludono i ricercatori.

Gli effetti miracolosi dei senolitici

I ricercatori hanno poi studiato se l’eliminazione delle cellule senescenti nei topi anziani potesse fermare la senescenza nei topi giovani dopo lo scambio di sangue.

Per questo esperimento, i ricercatori hanno quindi trasfuso sangue da topi più anziani trattati con farmaci senolitici a topi giovani.

Risultato? Il trattamento con senolitici ha attenuato il declino della funzione epatica, muscolare e renale e ridotto il danno agli organi.

I topi giovani hanno anche mostrato livelli più bassi di proteine associate all’infiammazione, un segno distintivo della senescenza.

Da cosa dipende la senescenza cellulare?

In caso di lesioni, fattori intrinseci (es. cambiamenti nella struttura del DNA) o stress, le cellule possono morire o entrare in uno stato in cui smettono di crescere e moltiplicarsi. Questo fenomeno è noto come “senescenza cellulare”.

Dopo aver subito la senescenza, le cellule possono inviare segnali al sistema immunitario, il quale provvede a rimuoverle.

Un graduale declino della capacità del sistema immunitario di rimuovere queste cellule senescenti si verifica con l’invecchiamento, con conseguente accumulo di cellule senescenti.

Necessari altri studi per l’elisir di lunga vita

I risultati di questo studio sollevano diverse domande interessanti sull’invecchiamento e sui potenziali trattamenti per rallentare il processo di invecchiamento.

Sono tuttavia necessarie ulteriori ricerche per identificare quali siano i fattori responsabili dell’induzione della senescenza nei topi giovani.

Cosa che potrebbe aiutare a sviluppare terapie per ritardare il processo di invecchiamento.

Il parere dell’esperto 

Interessante a tal riguardo il parere del dottor Stefan Tulius, direttore del Transplant Surgery Research Laboratory del Brigham and Women’s Hospital di Boston. 

Egli ha osservato che «oltre a fornirci una migliore comprensione sui processi di invecchiamento, questo studio solleva molte domande aperte».

«Esse riguardano in particolare la rilevanza clinica dei risultati prevalentemente sperimentali. Quanto sangue dovrà essere trasferito per osservare gli effetti? Un’unica trasfusione di sangue umano farà la differenza o lo scambio di sangue dovrà andare significativamente oltre? Per quanto tempo dureranno gli effetti? Saranno reversibili e “solo” temporanei?»

“Come Ona lavoriamo da anni per la ricerca, che è fondamentale per ogni tipo di malattia di cui ancora non si conosce la cura. Progressi sono stati fatti, sempre lavorando sui topi, anche nella ricerca della terapia per il mesotelioma, patologia asbesto correlata”. Così ha commentato il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni che da sempre è al fianco delle vittime dell’amianto.

Fonti 

Nature Metabolism

Credito d’imposta, la soluzione per le bonifiche amianto

credito d'imposta
calcolatrice sopra mucchio di monete di euro

L’ipotesi del credito d’imposta per le bonifiche amianto resta la migliore secondo l’Ona per risolvere il problema.

Per tantissimi italiani è il momento delle agognate vacanze. Ferragosto è appena trascorso e settembre sembra lontano. Il sole, inoltre, ad eccezione di qualche sporadico temporale estivo, continua a splendere sulla Penisola, con temperature che anche nei prossimi giorni toccheranno picchi massimi.

Insomma, tutto sembra poter essere rinviato, ma l’amianto non va in ferie. Un milione di siti e micrositi contaminati continuano a inquinare il nostro territorio. Per non parlare degli abbandoni estivi di materiali in asbesto, anche in mete rinomate come San Felice Circeo, sul lungomare pontino.

Qui nei giorni scorsi qualche “furbetto” ha lasciato sul ciglio della strada un caminetto che dà tutta l’impressione di essere proprio in amianto. Chi lo ha segnalato all’Ona notiziario ha anche avvisato chi di dovere, ma il problema è più vasto.

Credito d’imposta, appello dell’Ona alle forze politiche

Si tratta di un fenomeno nazionale che va risolto con un’iniziativa che coinvolga appunto tutto il Paese. Per questo l’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, anche ad agosto lancia un appello a tutte le forze politiche. Il momento è propizio, in piena campagna elettorale e l’avvocato ci tiene a sapere chi si impegnerà, una volta eletto, a mettere mano al problema.

Lo strumento da attuare è già stato pensato, proprio dall’Ona, quello del credito d’imposta. Una soluzione che permetterebbe a tante aziende di smaltire l’amianto senza troppo preoccuparsi della spesa, che è sempre molto elevata. In questo modo potrebbero ottenere uno sconto sui tributi da pagare a fine anno. Ne beneficerebbe tutta la comunità.

Credito d’imposta previsto nel disegno di legge

L’idea è già stata inserita nella proposta di legge: “Modifiche alla legge 27 marzo 1992, n. 257 contenente norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”, presentata il 7 novembre 2017.

La questione amianto non può essere dimenticata, anche con la crisi economica in corso e un conflitto in Europa. Anzi, permettere ai privati e alle aziende di rimuovere l’asbesto non contribuirebbe soltanto alla tutela dell’ambiente e conseguentemente della salute di tutti i cittadini, ma anche a tante ditte specializzate in questa attività di lavorare.

Certo il governo dovrebbe impegnarsi anche per realizzare discariche adeguate al rifiuto pericoloso: ce ne sono infatti troppo poche. Però questo step potrebbe arrivare di conseguenza.

I danni alla salute causati dall’amianto

L’Osservatorio nazionale amianto continua il suo lavoro di sensibilizzazione, perché la richiesta di un intervento da parte dello Stato parta dal basso. L’amianto è un minerale cancerogeno subdolo, è perfetto per tantissimi utilizzi, ma rilascia le fibre killer che possono uccidere anche 40 o 50 anni dopo l’esposizione.

La più grave malattia che causano è il mesotelioma, che deriva soltanto dall’asbesto. È alla base, però, di tutta una serie di malattie, dall’asbestosi a vari tipi di cancro, come quello al polmone, che hanno decimato gli operai che ne sono stati a contatto.

Il minerale killer è stato messo al bando in Italia con la Legge 257 del 1992, ormai superata, che non ha obbligato alla bonifica né le aziende che con l’amianto si sono arricchite, né i privati che continuano a tenerlo all’interno delle proprie abitazioni.

L’Ona per aiutare le bonifiche ha realizzato anche una App amianto, per contribuire alla mappatura dei siti contaminati. È necessario, però, un intervento più strutturato e fondi a disposizione. Tardare ancora significa aumentare il numero delle vittime di amianto, come confermano i dati del VII Rapporto ReNaM dell’INAIL e quelli pubblicati dall’avvocato Ezio Bonanni nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.