Home Blog Page 270

Marina bis, vertici condannati: non informarono su rischi amianto

nave inrtepido, marina bis, rischi amianto
nave inrtepido, marina bis

La Corte di Appello di Venezia ha depositato le motivazioni della sentenza Marina bis con la quale, nel giugno scorso, ha condannato 4 alti ufficiali della Marina Militare, per la morte da mesotelioma di alcuni militari. Non informarono sui rischi amianto.

In primo grado, il Tribunale di Padova aveva assolto tutti gli imputati, credendo che le diagnosi di mesotelioma non fossero certe, così come non hanno ritenuto certo il collegamento tra le malattie e la lunga esposizione al minerale killer.

La super perizia dimostra le responsabilità della Marina

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, e lo stesso Procuratore Generale di Venezia, Federico Prato, hanno impugnato l’assoluzione. Il giudizio si è celebrato presso la Corte di Appello di Venezia e una nuova perizia ha dimostrato questa volta le responsabilità della Marina Militare.

Nel giugno 2022 è arrivata la sentenza di condanna degli ex ammiragli della Marina Militare per la presenza di amianto sulle navi. Ora sono disponibili le motivazioni dei giudici che, in oltre 80 pagine, hanno chiarito perché si è arrivati a quella decisione.

Rischi amianto, parti civili assistite dall’avvocato Bonanni

Diverse le vittime che, respirando amianto, si sono ammalate negli anni di mesotelioma, asbestosi e altre patologie asbesto correlate. Tra questi anche il triestino Tommaso Caserta, originario di Taranto, ma vissuto sempre a Trieste. Il maresciallo era stato infermiere nella Marina Militare e insignito della Croce d’Argento. La moglie e i figli dopo la morte dell’uomo, nel 2009, si erano rivolti all’avvocato Bonanni.

Il presidente Ona, che li ha rappresentati quale parte civile, come i familiari del motorista navale e ufficiale di sala macchine, Francesco Paolo Sorgente, e dell’elettricista Giovanni Gallo, è riuscito in secondo grado, insieme agli altri legali di parte civile, a scardinare il primo giudizio.

Gli errori del giudice di primo grado per la Corte d’Appello

In primo luogo perché era basato su un dubbio relativo al nesso causale tra amianto e malattia, insinuato dalla teoria di un professore isolato dalla comunità scientifica. Secondo i giudici di Appello si tratta però di “una posizione isolata nel panorama scientifico nazionale e internazionale”. Il giudice di primo grado l’ha utilizzata “per pervenire alla pronuncia assolutoria, senza verificare che le sue tesi fossero condivise dalla comunità scientifica e senza accertare il grado di indipendenza dell’esperto”. Sempre in primo grado furono contestate le diagnosi di mesotelioma. Diagnosi che, invece, secondo i giudici d’Appello sono “corrette e vanno ritenute tutte certe”.

Fondamentale è risultata poi la perizia dei massimi esperti in materia Dario Consonni e Bruno Murer.

Una esposizione prolungata aumenta i rischi amianto

In primo grado il giudizio fu inficiato dalla teoria che una lunga esposizione all’amianto non acceleri il processo del tumore, o non sia determinante.

Eppure, dice il collegio di Appello “se il mesotelioma fosse veramente dose indipendente, la curva storica della sua incidenza sarebbe stata pressocché piatta. Invece la stessa si è impennata proprio in funzione del progressivo utilizzo dell’amianto nei diversi comparti produttivi, a partire dalla cantieristica navale“. Vuol dire che i casi di mesotelioma sono di molto più alti dove le persone vengono sottoposte a una lunga esposizione. I rischi amianto aumentano in questo caso esponenzialmente.

Questo viene adeguatamente spiegato dall’avvovato Bonanni nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“. Così come il fatto che le vittime, oltre 7mila l’anno secondo una stima Ona che parte dai dati del VII Registro ReNaM dell’Inail, continuano a crescere.

L’Ona combatte la sua battaglia per le bonifiche, per evitare nuove esposizioni. Per questo ha creato una App per segnalare i siti contaminati. E’ sempre accanto alle vittime e alle loro famiglie perchè vengano riconosciuti i loro diritti.

Vertici Marina assolti anche per accuse mai contestate

Da sottolineare anche un altro errore del giudice di primo grado, sempre secondo i giudici di Appello. Ha, infatti, assolto gli imputati perché non avrebbero avuto il denaro necessario per le bonifiche. In realtà, fa presente il collegio di Appello, questo non è mai stato contestato agli ex ammiragli. Piuttosto la loro responsabilità starebbe nella mancata informazione dei rischi, nel mancato utilizzo dei dispositivi di protezione e di misure volte a limitare le esposizioni. Tutti comportamenti che potevano essere attuati a costo zero e che erano un esatto dovere dei responsabili.

I ritardi dei vertici della Marina Militare sono palesi se si pensa che il primo opuscolo informativo sull’amianto, che informava sui rischi e indicava le precauzioni da attuare, è stato stampato e diffuso nel 2007. La Marina militare inglese lo aveva predisposto già dal 1970 e quella americana l’aveva distribuito sin dal 1943. I vertici della Marina quindi sapevano, spiegano i giudici, della pericolosità dell’asbesto ed erano già a disposizione dispositivi di protezione quali mascherine e sistemi di aereazione che non furono mai utilizzati. 

Vertici Marina condannati

Per tutti questi motivi Agostino di Donna è stato condannato alla pena di 2 anni di reclusione, Angelo Mariani alla pena di 1 anno e 6 mesi, Guido Venturoni a 1 anno e 6 mesi, Sergio Natalicchio a 1 anno di reclusione.

La Corte di Appello li ha condannati tutti, in solido al responsabile civile Ministero della Difesa, al risarcimento dei danni a favore delle parti civili costituite. Così come al pagamento di una provvisionale immediatamente esecutiva pari a 50mila euro ad erede.

Riscaldamento globale, tempesta in USA e Capodanno mite in Italia

riscaldamento globale, neve, paesaggio di montagna
riscaldamento globale, neve, paesaggio di montagna, Stato di New York a Natale

La causa della tempesta di neve così violenta negli Stati Uniti e del clima mite che avremo in Italia per Capodanno sarebbe da ricondurre al cambiamento climatico e a quello che lo ha causato. Vale a dire il riscaldamento globale.

Il 2022 anno più caldo dal 1800 in Italia

Questo 2022 che ormai sta terminando sta per diventare l’anno più caldo dal 1800. Anche le temperature di dicembre sono, infatti, sopra la media e in linea con il trend degli altri 11 mesi dell’anno. Lo ha dichiarato in questi giorni il climatologo Bernardo Gozzini, direttore del Consorzio Lamma del Consiglio nazionale delle ricerche. Ha quindi spiegato che il record del 2022 riguarda sia le temperature massime che quelle medie. Per le minime, invece, il primato spetta per ora al 2018 (il secondo anno più caldo di sempre dopo il 2022).

Secondo dati di Cnr, Ispra e Protezione civile, da gennaio a novembre 2022 la temperatura media nazionale ha registrato un +1,08° rispetto alla media del periodo. Al Nord +1,38°, al Centro +1,01° e al Sud +0,85°.

Nel mondo, invece, è stato il 2016 l’anno più caldo a livello mondiale. Temperature più elevate del 2022 sono state registrate anche nel 2020 e nel 2019.

A Capodanno in Italia temperature primaverili

“Saranno un 31 dicembre e un Capodanno miti – ha continuato Gozzini – con temperature di 5-6 gradi sopra la media e localmente anche di qualche grado in più”. Non pioverà sulla Penisola, ma in pianura Padana potrebbe arrivare la nebbia, come pure sul litorale adriatico e tirrenico.  

La siccità la fa da protagonista anche in queste feste. Il meteo lo conferma, anche se comunque almeno nel centro Italia novembre è stato ricco di precipitazioni. “Dopo un Natale decisamente mite e poco piovoso, anche i giorni a ridosso della fine dell’anno saranno praticamente senza precipitazioni”.

Anche le previsioni per la prima decade di gennaio indicano temperature sopra la media, almeno di 3 o 4 gradi. Per gennaio non sembrano previste ondate di freddo sull’Italia e su buona parte dell’Europa.

Riscaldamento globale, caldo e freddo sono correlati

Questo caldo anomalo e la tempesta artica negli Stati Uniti che ha causato 64 morti, sono due facce della stessa medaglia. Potrebbero sembrare eventi estremi isolati, ma tante cose dicono il contrario. E anche se la questione è ancora dibattuta a livello scientifico, molti esperti sono concordi nel dire che la causa è legata al riscaldamento globale. È questo che ha causato il cambiamento climatico (e non il contrario) e potrebbe aver alterato il meccanismo delle correnti a getto. Quelle che Gozzini chiama jet-stream.

Le temperature record in Italia e in Europa di questi giorni e la tempesta artica negli Usa “sono – secondo Gozzini – le conseguenze del cosiddetto jet-stream, la naturale circolazione d’aria ad andamento sinuoso che a 9-12 km di altitudine attraversa tutto il Pianeta, influenzando il posizionamento dei sistemi di alta e bassa pressione.

Nel caso specifico – ha continuato Gozzini – l’intensità del jet-stream può essere stata influenzata, a sua volta, dai cambiamenti climatici, determinando temperature molto basse. Sia nel caso del gelo negli Stati Uniti che della penisola scandinava a causa dell’aria fredda trasportata a quelle latitudini. E temperature miti nel bacino del Mediterraneo a causa del richiamo di aria di origine nord-africana. Il tutto, quindi, dividendo sostanzialmente il bacino del Mediterraneo in due dal punto di vista termico”.

Cosa causa il riscaldamento globale

Il riscaldamento globale è l’effetto dell’innalzamento della temperatura media atmosferica in superficie registrato nel mondo negli ultimi cento anni. Questo effetto è quantificabile in circa 0,75 °C, con un margine di incertezza di circa 0,2 °C.

Le conseguenze del riscaldamento globale sono particolarmente evidenti nello scioglimento dei ghiacciai, nella riduzione dell’estensione delle calotte polari e nell’innalzamento globale del livello degli oceani.

Oltre a questo causa anche l’aumento di fenomeni estremi legati al ciclo dell’acqua. Parliamo di alluvioni, siccità, desertificazione e modifiche ai pattern di circolazione atmosferici con ondate di freddo e fenomeni ciclonici più intensi.

Come ridurre il riscaldamento globale

L’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, sono convinti che ognuno possa fare la propria parte per ridurre il riscaldamento globale. Certamente i governi di tutto il mondo devono prendere le giuste decisioni per salvare il Pianeta e tutelare l’ambiente e la nostra salute. Per questo l’Ona si impegna a più livelli per sensibilizzare cittadini e politici.

Tutti possiamo fare qualcosa prima che sia troppo tardi per lasciare un mondo migliore ai nostri figli. Bisogna però cambiare le nostre abitudini di vita. Molti lo stanno già facendo, per altri è più difficile. Ci sono però tanti modi per risparmiare energia e consumare meno.

Comportamenti per limitare l’impatto ambientale

In casa per esempio possiamo abbassare il riscaldamento e usare meno l’aria condizionata in estate. Utilizzare lampadine a LED e dispositivi elettrici efficienti sotto il profilo energetico. Possiamo abbassare la temperatura per lavare la biancheria e stendendo i panni ad asciugare invece di usare l’asciugatrice.

I veicoli a motore sono tra i maggiori inquinanti. Per i brevi tratti si può camminare o andare in bicicletta anziché guidare. Questo ridurrà le emissioni di gas a effetto serra e aiuterà la forma fisica. Per le distanze più lunghe, si può valutare l’ipotesi di prendere un treno o un autobus e ricorrere all’uso condiviso dell’automobile quando possibile.

Anche con la giusta alimentazione possiamo fare molto. Mangiare più verdura, frutta, cereali integrali, legumi, frutta secca e semi. Ridurre il consumo di carne e latticini può ridurre l’impatto ambientale. In genere la produzione di alimenti di origine vegetale dà luogo a minori emissioni di gas a effetto serra e richiede meno energia, terra e acqua.

Tempesta artica negli USA causata dal cambiamento climatico

tempesta di neve USA
tempesta di neve USA

Una incredibile tempesta di neve ha colpito nei giorni scorsi, proprio a Natale, gli Stati Uniti e il Canada. I morti sono stati 64 e le temperature hanno costretto oltre un milione di persone al buio. Le immagini delle auto congelate e delle stalattiti cadenti dalle abitazioni hanno fatto il giro del mondo. Si è trattato di un evento estremo, al quale ci stiamo sempre più abituando, causato dal cambiamento climatico.

La neve caduta a Woodstock, nello Stato di New York

Tempesta artica negli Stati Uniti, 50 morti

Una bufera spaventosa, con intere zone di coperte da oltre un metro di neve. Per 5 giorni non ha dato tregua provocando davvero tantissime vittime. Secondo i media americani 28 soltanto a Baffalo nello stato di New York, altri in Colorado, Kansas, Kentucky, Missouri, Ohio, Nebraska, Oklahoma, Tennessee e Wisconsin.

E poi disagi e problemi per tutta la popolazione. Un milione e mezzo di persone sono rimaste senza corrente elettrica e senza riscaldamento. Impossibilitati a muoversi per la neve e il ghiaccio che bloccava porte e finestre. In Montana sono stati registrati -45 gradi. Infine, a rendere queste zone una scena di guerra, anche i negozi saccheggiati.

Migliaia i voli cancellati sotto Natale, quando in molti decidono di tornare a casa, lavorando anche a diverse ore di volo dalla propria città di origine. Il 23 dicembre sono stati 5mila i voli saltati, il 24 sono 3400 e la domenica di Natale più di 3mila. Il 26 dicembre ancora 1500 voli cancellati. La situazione è migliorata soltanto da martedì 27.

Tempesta di neve, l’“effetto lago”

A spiegare la terribile tempesta è la presenza dei Grandi Laghi e quello che gli esperti chiamano l’effetto lago. Questo si manifesta quando l’aria fredda procede sopra le acque più calde dei Grandi Laghi, formando un vortice potente di freddo. Vortice che si è spostato da nord ovest verso la costa est molto velocemente, a causa dei venti del sud che hanno spirato con violenza.

È vero, però, che una tempesta artica di tale portata nessuno la ricorda. E allora? A venirci in soccorso per spiegare questo ennesimo effetto estremo è un articolo di Energycue.it, che spiega come il cambiamento climatico lo si lega sempre alla sua causa: il riscaldamento globale. Però questo riscaldamento può portare, secondo la giornalista Maria Chiara Cavuoto, anche a ondate di freddo come quelle registrate negli Usa e in Canada.

Il riscaldamento globale altererebbe le correnti a getto

Gli scienziati ritengono che il riscaldamento globale, infatti, alteri il meccanismo delle correnti a getto. Queste correnti sono venti che spirano in media a 150 km/h e sono state scoperte per caso dai piloti militari della seconda guerra mondiale. Il meccanismo è essenziale per trasferire ad alta quota l’energia termica dall’equatore verso i poli. La maggiore quantità di energia termica in atmosfera devierebbe quindi il flusso delle correnti, portando il getto fuori dalla propria traiettoria.

L’aria polare si sposta a latitudini mai toccate

La teoria è ancora dibattuta dalla comunità scientifica, ma l’alterazione del clima renderebbe più probabile questa condizione. Il riscaldamento andrebbe ad indebolire il vortice polare, con un’alterazione dei venti che sposterebbero l’aria più fredda in zone dove non è mai arrivata.

Anche per questo l’Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, continua a lavorare per fermare il cambiamento climatico, perché la tutela dell’ambiente è strettamente legata a quella della salute e del pianeta. Cambiamenti così radicali, come quelli attuati nell’ultimo secolo, hanno innescato una deriva difficile da fermare. Questo però deve essere l’obiettivo di tutti i Paesi del mondo.

(foto di copertina adnkronos)

Biennale d’arte Internazionale, Pietra Barrasso brilla

Pietra Barrasso
Pietra Barrasso Biennale

Nel corso della Biennale d’arte internazionale svoltasi a Sharm El Sheikh, l’Italia si è distinta grazie al “Maestro di luce” Pietra Barrasso. Un trionfo meritato.

Biennale internazionale di pittura – IV edizione

Biennale di Sharm El Sheikh. Dall’ 11 al 18 dicembre 2022, si è svolta in Egitto la quarta edizione del prestigioso evento artistico. 

Biennale
Da sinistra il Governatore del Sud Sinai Khaled Fouda, Gamal Meleka e Pietra Barrasso

Ideato nel 2013 dall’artista cairota Gamal Meleka, quest’anno l’organizzazione ha chiamato a raccolta oltre cinquanta artisti provenienti da diversi paesi europei.

Oltre a Italia, Romania e Inghilterra, hanno presenziato anche diversi giovani talenti egiziani.

Fra i presenti, molti rappresentanti delle Istituzioni egiziane. 

Ad aprire le danze, il Governatore del Sud Sinai Khaled Fouda, che si è congratulato con gli artisti partecipanti, per la bravura nell’abbellire alcune piazze della città.

Leitmotiv della Biennale: la pace 

Fouda ha espresso grande soddisfazione per il lavoro di Meleka, ricordando i numerosi riconoscimenti ottenuti dal “genio egiziano” anche in Italia. 

L’artista ha ottenuto nove medaglie dai Presidenti della Repubblica Alessandro Pertini, Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi e tre Medaglie d’argento da Sua Santità Papa Paolo II, Karol Wojtyla. 

Gli è stato altresì conferito un dottorato presso l’Università di Napoli.

Oltre a promuovere il turismo locale, Fouda ha spiegato che lo scopo principale della Biennale è trasmettere un messaggio di pace al mondo intero, dimostrando che nell’arte non esistono distinzioni, barriere e confini.

A conclusione della rassegna, il Governatore ha promesso che l’evento si terrà ogni anno, perché «è una buona occasione per ravvivare il confronto artistico e culturale tra artisti egiziani, paesi arabi ed europei».

Il nostro “orgoglio nazionale” Pietra Barrasso

Con una certa punta d’orgoglio nazionale, sottolineiamo la brillante affermazione dell’artista Irpina Pietra Barasso, premiata con un “Attestato di Onorificenza e Medaglia dal Comune di Sharm El Sheikh”.

Le tele esposte dal “Maestro di luce”, ci trasportano fuori da ogni dimensione spazio -temporale, ci investono, ci abbagliano, ci rimandano a una dimensione immateriale. Ogni pennellata, come il bagliore psichedelico di un lampo, ci ricorda che siamo vivi, dopo che l’oscurità ci ha inghiottiti, per ricomporci nell’unità del sacro.

L’arte di Pietra Barrasso diventa dunque veicolo di risveglio, una presa di coscienza che, grazie alla luce, può farci destare da ogni torpore che ci impedisce di avanzare.

E’ una specie di cantico poetico, che parte dalla materia viva per trascenderla. Per la sua pittura, vale quello che diceva Cèline per la lingua: «Sulla pagina la parlata popolare stanca subito. Bisogna fargli un lavoro di modifica, come quando metti una canna nell’acqua, quella illusione di rifrazione ottica che la rende più dritta, è il lavoro della scrittura».

Fieri della nostra ambasciatrice Pietra Barrasso, non ci resta che attendere il prossimo trofeo.

Battaglia del colonnello Calcagni contro l’uranio impoverito

Col Calcagni Carl, elicottero mililtare
Col Calcagni Carl, elicottero mililtare

Il colonnello del Ruolo d’Onore Carlo Calcagni ha spento le venti candeline di malattia.

“Mi concentro sulle cose positive” dice al notiziario dell’Osservatorio nazionale amianto, Il Giornale sull’amianto, al telefono. Di lui, della contaminazione da uranio impoverito nel teatro di guerra della Bosnia Erzegovina, della sua passione per lo sport, nonostante tutto, abbiamo già parlato.

È un uomo con una forza incredibile, che ha combattuto e continua a combattere per la vita, per restare accanto ai suoi figli, Francesca e Andrea, che oggi hanno 17 e 14 anni e che nomina sempre con orgoglio. Ha dovuto subire, però, oltre a tutto quello che la malattia ha portato ed a tutto quello di cui mi ha privato, anche l’ennesima delusione.

Il Ministero della Difesa, oltre a negargli un risarcimento del danno, gli ha tolto anche la possibilità di indossare la divisa.

Calcagni testimonianza vivente di quanto accaduto nei Balcani

“Soltanto perché – dice Calcagni – ho osato dire la verità. Io sono la testimonianza vivente, il mio corpo ne custodisce la prova, di quanto è accaduto nei Balcani ed ho il dovere di far conoscere i fatti realmente vissuti”.

Carlo Calcagni

Andiamo con ordine per raccontare una vicenda che avrebbe dell’incredibile, se non se conoscessero già altre simili di questo “sistema” che nega la realtà dei fatti. Questo per nascondere le responsabilità di chi sapeva, ma non ha informato il personale. Né ha fornito l’equipaggiamento di protezione necessaria ad evitare la contaminazione da metalli pesanti.

Calcagni, come è avvenuta la contaminazione

Nel 1996 Calcagni è stato impiegato in Bosnia Erzegovina come pilota elicotterista.

In quelle zone di guerra ha effettuato numerose missioni di volo, tra cui anche missioni di recupero e soccorso, non solo di militari, ma anche civili. Il più nobile dei servizi alla collettività: salvare vite umane.

Il colonnello Carlo Calcagni

Proprio per aver portato a termine tutte le missioni affidategli, nonostante l’urgenza ed i pericoli, gli è stato tributato un encomio dal comandante della Forza multinazionale di pace, per aver dato “lustro” all’Esercito italiano ed all’Italia intera.

Risulta nel suo Stato di servizio, nella parte riservata a “Campagne di guerra – decorazioni – onorificenze – ricompense”:

“Pilota soccorritore con raro senso della responsabilità e spiccato spirito di sacrificio, recuperava feriti con eccezionale professionalità ed in assoluta sicurezza anche nelle situazioni di estremo disagio e pericolo non lesinando energie ed impegno. Chiaro esempio di soldato che ha dato lustro all’Esercito Italiano riscuotendo unanime ammirazione anche dalle Forze Armate Internazionali impegnante in Bosnia-Erzegovina (Sarajevo, 02 luglio 1996)”.

Calcagni, nel suo corpo 28 metalli pesanti

L’uranio impoverito e gli altri metalli pesanti li porta nel suo corpo. I dati clinici dimostrano la presenza di 28 metalli pesanti di vario genere che gli hanno causato ben 24 patologie.

Proprio durante l’impiego nei Balcani, ha subito una gravissima e massiccia contaminazione. Il suo organismo si è ammalato in maniera irreversibile, fino al punto di modificare anche il patrimonio genetico, con conseguenze devastanti sulla sua vita e
sui propri figli che hanno ereditato la “mancanza” di un gene.

Il colonnello Carlo Calcagni

Le patologie di cui soffre, tra le altre, sono: cardiopatia, linfomielodisplasia, polineuropatia cronica, degenerativa ed irreversibile con Parkinson. E ancora fibrosi polmonare con insufficienza respiratoria, disfunzione dell’ipofisi e sensibilità chimica multipla, che lo costringono ad affrontare estenuanti terapie quotidiane. Sette iniezioni di immunoterapia, appena alzato, circa 300​ compresse, quattro ore di flebo, ossigenoterapia per almeno 18 ore al giorno, ventilatore polmonare notturno, sauna e lettino a raggi infrarossi, plasmaferesi (una sorta di dialisi) settimanalmente e, spesso, interventi chirurgici d’urgenza.

Soltanto una ferrea determinazione ed uno sconfinato amore per la vita hanno permesso al Colonnello Calcagni di continuare a vivere, nonostante il dolore e le privazioni siano, ormai, parte integrante della sua esistenza.

Interventi chirurgici e 300 punti di sutura

Le tragiche conseguenze, che la missione di pace in Bosnia ha lasciato nel suo organismo, sono evidenti anche sulla sua pelle. Il 28 settembre 2002 (data indimenticabile perché coincide con il compleanno della madre Teresa) si sottopone ad un intervento chirurgico al fegato, presso la clinica chirurgica Prima di Padova, il primo di una lunghissima serie che, fino ad oggi, hanno “decorato” il suo corpo con oltre 300 punti di sutura.

Il colonnello Carlo Calcagni

Questo momento ha dato inizio al lungo e terribile calvario che lo vede protagonista attraverso fasi di profonda sofferenza. Sempre affrontate con un’eccezionale forza d’animo che non lo ha mai abbandonato.

Più volte ha lottato per la vita, due soltanto in quest’ultimo anno, per una setticemia e per un infarto.

“La mia giornata – ci ha detto – è scandita dalle terapie che non hanno sosta, né giorno di festa. Inizio appena alzato con 7 iniezioni di immunoterapia a basso dosaggio, nel corso della giornata prendo 300 pastiglie, 4-5 ore di flebo, almeno 18bl ore al giorno di ossigeno terapia, autoemoterapia, sauna infrarossi e dormo attaccato ad un ventilatore polmonare”.

In cura presso un ospedale del Regno Unito

Da 12 anni è sottoposto ad un piano terapeutico che lo porta ogni 3-4 mesi a ricoverarsi presso il Breakspear Medical, nel Regno Unito, che è l’unica struttura di altissima specializzazione in Europa per la cura della MCS, la Sensibilità Chimica Multipla.

La già gravissima malattia multi-organo si è complicata con l’insorgenza di altre gravi patologie, tra cui: cardiopatia diastolica ventricolare, fibrosi polmonare, demielinizzazione delle fibre nervose (soprattutto encefaliche) di tipo autoimmune, polineuropatia, atassia muscolare, fibromialgia e sindrome da
affaticamento cronico, fino alla diagnosi di una forma di sclerosi multipla con Parkinson risalente all’anno 2015.​

Nel suo organismo sono stati trovati 28 metalli pesanti, dei quali è stata DIMOSTRATA la presenza, in quantità esageratamente superiore alla norma: Alluminio, Antimonio, Argento, Arsenico, Berillio, Cadmio, Cesio radioattivo, Cromo, Ferro, Manganese, Mercurio, Nichel, Oro, Palladio, Piombo, Platino, Rame, Rodio, Stagno, Stronzio, Tallio, Titanio, Torio, Tungsteno, Uranio radioattivo, Vanadio. Metalli pesanti, tossici, tra cui due radioattivi: Cesio e Uranio.

Valori impressionanti, anche 22 mila volte oltre i valori di riferimento.

Li hanno trovati nel fegato, nei polmoni, nel midollo osseo e, persino, nel DNA.

I rischi legati ai metali pesanti

La presenza di metalli tossici, dal punto di vista sia chimico sia fisico, può provocare numerose patologie di tipo cronico degenerativo, derivanti dalla loro elevata tossicità e dal tipo di contatto, che in alcuni casi può rivelarsi letale.

L’organismo umano infatti è in grado di metabolizzare soltanto piccole concentrazioni di questi composti, che si accumulano a livello di organi vitali come fegato, reni, tessuto osseo e soprattutto nel sistema nervoso centrale.

L’Ona e sil suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, forniscono assistenza legale fratuita anche per tutti coloro che ritengono di essersi ammalati perchè esposti a cancerogeni e metalli pesanti.

Una valida assestenza legale permette di ottenere il riconoscimento della causa di servizio. Questo dà diritto, poi, anche alla pensione privilegiata e all’equo indennizzo.

Ogni giorno il colonnello Calcagni si sottopone a terapie multiple, farmacologiche, sia domiciliari che ospedaliere, tra cui terapie infusionali e trasfusioni ematiche, allo scopo di stimolare il sistema immunitario, costantemente impegnato contro le frequenti infezioni batteriche che potrebbero evolvere in pericolose e letali setticemie.

Rischi per la salute, sofferenze e privazioni

“Da vent’anni sono seguito da centri di eccellenza, come il l’endocrinologia di Pisa, l’Umberto I° e la Sapienza di Roma, la Cardiologia e la Nefrologia di Brindisi ed il Policlinico Universitario di Bari. Proprio presso il Policlinico Universitario di Bari, sono stato inserito nella sperimentazione di un nuovo farmaco che mi ha salvato dall’ultima setticemia, grazie ad una intuizione del professor Loreto Gesualdo”.

Il Colonnello, mano a mano che racconta della sua vita e della sua situazione, diventa più preciso e ci svela fatti e pensieri più profondi.

“Due settimane fa ho perso un caro amico, Maurizio, che si era ammalato per l’esposizione ai metalli pesanti. Tanti, troppi, sono stati negli anni i colleghi e gli amici deceduti o che si sono ammalati”.

I numeri si conoscono: in totale sono oltre 400 i morti e oltre 7mila quelli che hanno contratto patologie legate – come ha riconosciuto anche il Parlamento nel 2017 – all’uranio impoverito.

La testimonianza nelle scuole

“Per questo – ha continuato – porto in tutta Italia la mia testimonianza, soprattutto nelle scuole. Lo devo a me stesso, ai miei figli, ai miei colleghi che non ci sono più ed alle nostre famiglie. Cerco di trasmettere ai ragazzi i valori che la divisa incarna, proprio quei valori per cui tanti hanno perso la vita o, come me, hanno riportato danni permanenti, nell’adempimento del dovere”.

Lo capiamo che c’è un “ma”, doloroso, non espresso, ma che rende l’atmosfera pesante.

Perché ad intristire il colonnello Calcagni non è la malattia.

Quella l’ha accettata, l’ha fatta sua e la combatte ogni giorno pur di avere una vita il più possibile normale e degna di essere vissuta. È consapevole della sua forza e dell’affetto dei suoi cari. Questo lo rende più sereno ed ancor più determinato.

A farlo soffrire è, invece, un Ministero della Difesa che:

  • non lo ha, mai, informato su tutti i rischi a cui andava incontro durante quella missione nei Balcani;
  • non gli ha fornito – a differenza dell’Esercito statunitense – i dispositivi di protezione necessari ad evitare questo calvario;
  • ha dichiarato che lui non ha mai effettuato attività di volo nei Balcani, per negargli il risarcimento del danno;
  • gli nega, dal 01.01.2022, di indossare l’uniforme che ha sempre servito con onore.

La richiesta bonaria di risarcimento

“Voglio chiarire a tutti che la mia non è una battaglia per il risarcimento economico del danno. Per anni non mi sono mosso con avvocati. Nel 2005 ho chiesto, infatti, il risarcimento in via bonaria.

Le commissioni mediche militari, prima, ed il comitato di verifica, successivamente, avevano già accertato, verificato e riconosciuto la dipendenza da causa e fatti di servizio, con una invalidità del 100%. Non avevo nulla da dover dimostrare, ero stato iscritto nel Ruolo d‘Onore, oltre ad aver ottenuto lo status di vittima del dovere ed il distintivo d’onore di MUTILATO per servizio. Invece il Ministero della Difesa, nel 2007 – spiega Clacagni – dichiara il falso e questo ha condizionato gli ultimi 15 anni!”.

“Soltanto dopo che il TAR Lazio – ha continuato al telefono il colonnello – ha condannato il Ministero della Difesa, hanno ammesso che si è trattato di un errore e, in autotutela, hanno annullato e sostituito integralmente il documento contenente quella falsa dichiarazione. Grazie a quella l’avvocatura dello Stato di Lecce nel 2017 aveva espresso parere negativo, quindi negato la risarcibilità del danno.

Caso Calcagni, attese infinite

È da evidenziare che l’avvocatura dello Stato, che aveva preso per buona la falsa dichiarazione del Ministero della Difesa, emette il parere negativo alla mia richiesta di risarcimento, non subito nel 2007, ma 10 anni dopo la richiesta del Ministero della Difesa. Probabilmente aspettavano la mia morte per raccontare ai miei figli un’altra storia: questo è un pensiero terribile! Nessuno mi informa del parere negativo e solo un anno e mezzo dopo ricevo una lettera dal Ministero della Difesa con la quale mi comunicano di aver rigettato la mia richiesta di risarcimento. Un diniego senza alcuna motivazione.

Dopo 17 anni di paziente attesa, ho pensato: avrò almeno diritto ad una spiegazione!? Allora ho incaricato un avvocato di Roma per procedere ad un accesso agli atti che viene prontamente rigettato. E così, sono costretto a chiedere ad un giudice di autorizzare l’accesso agli atti. Anche in questo caso il Ministero della Difesa nega l’autorizzazione, ma in questa occasione, deve motivare la decisione del rigetto.

Sul caso Calcagni cade il segreto di Stato

Così scopro che sulla mia documentazione personale era stato posto il SEGRETO di Stato. Ma io non mi arrendo e faccio ricorso al TAR che condanna il Ministero della Difesa. Finalmente riesco ad ottenere l’autorizzazione di accesso agli atti. Il mio avvocato vede finalmente il fascicolo nel giugno del 2019, mentre ero ricoverato in Inghilterra.

Dovete sapere che dal 7 febbraio 2019 ero entrato a far parte del gruppo di lavoro del Tavolo tecnico sull’uranio impoverito. Era stato istituito con decreto ministeriale, presso l’Ispettorato della Sanità Militare. Ero consulente del Ministro della Difesa Trenta.

Il Ministro Trenta sensibile al fenomeno uranio impoverito

Prima di lei, nessun altro Ministro della Difesa era stato disponibile a parlarne e ad affrontare il problema uranio impoverito. Il Ministro Trenta, invece, mi nomina consulente per quel Tavolo tecnico. In poco tempo, insieme ad altre 15 persone, abbiamo raggiunto l’obiettivo chiesto dalla dottoressa Trenta. Abbiamo chiuso i lavori con una relazione finale che abbiamo firmato tutti quanti i membri del Tavolo, 16 persone, 16 firme, compreso me. Peccato che quella relazione, veramente importante, è sparita nel nulla!

Torniamo al documento falso: leggo l’atto che mi gira il mio avvocato e mi si gela il sangue, perché ho pensato immediatamente ai miei figli. Se fossi morto prima, se non avessi lottato per la verità, anche i miei figli avrebbero dubitato delle mie parole, dei miei racconti, dei miei valori. Allora, invio al ministro Trenta il documento in cui era stato dichiarato il falso insieme ai documenti che invece dimostrano la reale attività svolta nei Balcani.

Il Ministro della Difesa, a quel punto, incarica l’ufficio competente di fare chiarezza e, alla luce del mio stato di servizio, emette un documento in cui si attesta la reale attività di volo effettuata nei Balcani e che annulla e sostituisce integralmente quello erroneamente redatto nel 2007. Tiro un sospiro di sollievo, pensando che la questione è finalmente risolta”.

Caso Calcagni, intervengono Le Iene

Il colonnello Calcagni dopo 19 anni è costretto a rivolgersi a Le Iene.

“Quando però chiedo informazioni sulla mia pratica di risarcimento, mi rispondono che la risposta l’ho avuta già, anni prima e che per loro è una pratica chiusa con quella lettera del 2018 in cui mi avevano comunicato il rigetto. Sono esausto, avvilito. Decido a quel punto di scrivere alla redazione de Le Iene e di raccontare la mia storia, allegando i documenti più importanti:

  • il documento in cui avevano dichiarato il falso, nel 2007;
  • la condanna dal parte del TAR Lazio nei confronti del Ministero della Difesa, con cui è stato eliminato il segreto di Stato sulla mia documentazione personale;
  • la dichiarazione, in autotutela, con cui il Ministero della Difesa ammette l’errore e, soprattutto, dichiara i fatti realmente accaduti.
    Il 25 maggio 2021 va in onda il servizio de Le Iene con l’intervista di Luigi Pelazza.
    Spiego a loro e all’Italia tutta, in modo chiaro ed inequivocabile, che la mia battaglia è per il RISPETTO, tanto da essere persino disposto a rinunciare ad un risarcimento milionario, in cambio di un solo euro simbolico, ma davanti a scuse pubbliche nei miei confronti, nei confronti dei miei colleghi deceduti, dei miei colleghi ammalati e delle nostre famiglie che, troppo spesso, restano sole e ne pagano pesanti conseguenze. A quel punto, non soltanto la pratica di risarcimento non va avanti, ma accade l’incredibile: dopo aver prestato servizio per 11 anni in qualità di richiamato in servizio nel Ruolo d’onore, a domanda, il Ministero della Difesa mi revoca il richiamo in servizio, di cui avevo ottenuto già il decreto, e dal 01 gennaio 2022 mi è preclusa la possibilità di indossare la divisa”.

L’ultima beffa, preservato dal Covid

“Anche qui – ha concluso Calcagni – le motivazioni sono varie e disparate, sempre a seguito di un ulteriore ricorso al TAR. Prima il Ministero della Difesa dichiara che il provvedimento di revoca è solo una protezione nei miei riguardi. Proprio per le mie gravi e delicate condizioni di salute che sarebbe a rischio a causa dell’emergenza Covid (che era già arrivata in Italia da due anni!) se rientrassi in servizio. Successivamente, il Ministero della Difesa dichiara che la revoca è motivata dalla mancanza dei requisiti. Requisiti che però ho avuto per gli 11 anni precedenti in cui sono stato richiamato in servizio. Requisiti che, improvvisamente, sono spariti”.

Il Consiglio di Stato ha preso per buone le ragioni del Ministero della Difesa ed ha lasciato invariato il provvedimento del TAR.

Calcagni però è un sognatore che non molla, per nessun motivo.

Il colonnello Carlo Calcagni

Negli anni ha raccolto la vicinanza dei cittadini italiani, il popolo gli vuole un gran bene.

È di esempio e di ispirazione per tantissime persone. Ancor più per tutti coloro che affrontano gravi malattie o problemi di vario genere.

Il motto di Calcagni è “Mai arrendersi” che per lui è un vero e proprio stile di vita.

Ma la sua battaglia, che può essere assimilata a quella di Don Chisciotte contro i mulini a vento, continua. Ci ha dimostrato, in più occasioni, che lui andrà fino in fondo, fino all’ultimo respiro.

Segui l’intervento del colonnello Calcagni al convegno dell’Osservatorio nazionale amianto: “Guerra e pace, vittime del dovere“, a questo link (dal minuto 1.06.40).

Durante l’evento il presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, ha sollecitato il Ministero della Difesa a risolvere quello che è ormai dventato il “caso Calcagni”. Il presidente vorrebbe, infatti, che fosse restituita la divisa ad un uomo che ha servito lo Stato con grande abnegazione e che, proprio per questo, ha riportato una grave invalidità.