Anche il Parlamento Europeo è d’accordo sulla pericolosità dell’amianto per la salute umana e ambientale. L’Osservatorio Nazionale Amianto, da anni, si schiera al fianco delle vittime di questo materiale fibroso cancerogeno, che sono stati esposti, in maniera diretta e indiretta a queste fibre killer. Tra abitazioni, scuole, luoghi di lavoro e ospedali, sono ancora molti i siti contaminati e, secondo quanto riportato dall’Istituto Superiore di Sanità, si stima che ogni anno muoiano circa 80 mila persone a causa di patologie asbesto correlate. Solo nel 2020, lo stesso Osservatorio Nazionale Amianto, parla di 7 mila decessi per patologie legate all’esposizione di fibre. Dati preoccupanti, ma assolutamente in linea con i quasi 51 mila edifici pubblici presenti nel nostro paese, ancora contenenti amianto.
Una vera e propria emergenza che trova risposta nella mancanza di una bonifica veloce e definitiva, casuata anche dalla difficoltà nell’avere una mappatura di tutti i siti contaminati. Ma, non solo, tra le cause, ingiustificabili, di questa “non priorità”, troviamo il lungo iter per determinare la presenza di amianto in un luogo, i costi alti legati ai processi di estrazione, così come la carenza di personale competente. Ma, tra i problemi principali emerge quello della carenza di discariche idonee nello smaltimento dei rifiuti contenenti amianto.
È emergenza gestione dei rifiuti di amianto in Italia
La Legge 257 del 1992 stabilisce il divieto di utilizzo, produzione e commercializzazione dell’amianto, ma non obbliga alla bonifica dei siti contaminati. Dunque, ecco perchè in Italia, a distanza di 31 anni, si continua a morire per l’amianto. E, se non si corre subito ai ripari, questa strage silenziosa non troverà mai fine. L’unica soluzione a questa emergenza è la bonifica, cioè la rimozione e lo smlatimento dell’amianto in discarica specializzate. Secondo i dati riportati dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale “nel 2015, in Italia, sono stati prodotti 369 tonnellate di rifiuti contenenti amianto. Di questi 227 mila tonnellate sono stati smaltiti in discarica, mentre 145 mila tonnellate sono state esportate nelle miniere dismesse della Germania”, un’opzione non più legale.
Il problema della carenza delle discariche per l’amianto
Gli impatti delle discariche carenti idonee allo smaltimento dell’amianto sono il problema principale di questa strage che sembra non trovare una soluzione. Soprattutto, non rientrare tra le priorità. Ma, è proprio l’esiguo numero di discariche che porta dietro di se la scia di altre problematiche, come i costi legati allo smaltimento e i tempi della rimozione.
Quante sono le discariche per smaltire l’amianto
In Italia sono solo 8 le regioni dotate di impianti specifici per l’amianto, di cui 18 in totale. Ma, anche questi sono quasi pieni.
Anche le discariche a cielo aperto sono un problema serio
Proprio alla luce della mancanza di discriche idonee per lo smaltimento dell’amianto e i costi legati alla rimozione, aumentano sempre di più le discariche a cielo aperto. Cioè rifiuti speciali e rifiuti contenenti amianto. Abbandonati lungo le strade e sotto i ponti, senza rendersi conto del grave pericolo che possono provocare alla salute dell’ambiente e dei cittadini. Rifiuti pericolosissimi, che in molti casi si pensa anche di bruciare per eliminarli. Senza sapere che questi roghi tossici comportano la dispersione nell’aria di queste fibre killer. Il connubio aria e amianto aumenta il rischio per la salute. E, non solo, ciò che resta bruciato sul terreno, vi penetra internamente, danneggiando il suolo e la falda.
Importante creare una mappatura dell’amianto
E’ quello che sta facendo, da anni, l’Osservatorio Nazionale Amianto, e il suo presidente, Avvocato Ezio Bonanni. Mettendo a disposizione dei cittadini tutti gli strumenti per segnalare eventuale presenza di amianto nelle zone d’Italia. Dall’App Amianto alla piattaforma ONA Guardia Nazionale.
discarica abusiva, amianto abbandonato, soccavo Villa Literno
Una vera e propria discarica a cielo aperto quella scoperta a Soccavo, quartiere con poco più di 45 mila abitanti, situato nella parte occidentale di Napoli. Lungo le strade che collegano due arterie importanti come via Epomeo e via Cinthia, sono stati scoperti cumuli di rifiuti, comprese lastre di amianto, anche deteriorate, quindi ancora più pericolose per la salute. L’Associazione del territorio “SOS Territorio in Guardia” ha provveduto alla segnalazione del sito a rischio.
Soccavo, Napoli, quattro quintali di eternit abbandonato per strada
L’Associazione ha segnalato la presenza di oltre quattro quintali di eternit abbandonato e rifiuti speciali che, nei giorni scorsi, sono addirittura stati incendiati, bloccando il traffico e mettendo a rischio seriamente la salute dei cittadini.
Bisogna bonificare
Nonostante la messa al bando dell’amianto, nel 1992, esistono ancora molte zone d’Italia a rischio. L’unico modo per prevenire i rischi di esposizione dell’amianto è bonificare, cioè rimuovere e smaltire correttamente questo materiale. Nel nostro paese sono ancora moltissimi gli edifici contenenti amianto che, durante i lavori di ristrutturazione, piuttosto di procedere alla denuncia del materiale e rispettare l’iter per lo smaltimento, preferiscono disfarsene autonomamente, senza rendersi conto di quanto sia pericoloso questo gesto. L’Osservatorio Nazionale Amianto, e il presidente, l’Avvocato Ezio Bonanni, assiste le vittime dell’amianto e di altri agenti patogeni e cancerogeni, supportando l’importanza della bonifica. Per questo, l’Osservatorio Nazionale Amianto chiede ai cittadini di segnalare eventuali presenze di amianto, attraverso la piattaforma ONA Guardia Nazionale. Ma, non solo, l’ONA mette anche a disposizione un’applicazione, disponibile su android, per segnalare la presenza di amianto.
ONA Campania: sportello online e tutela medica e legale
L’Osservatorio Nazionale Amianto è presente in regione Campania con numerose sedi territoriali e assiste gratuitamente tutti i cittadini esposti e vittime dell’amianto e di altri cancerogeni. Offre assistenza nel capoluogo e nelle province. Il servizio di assistenza legale è coordinato dall’Avvocato Ezio Bonanni e il suo pool di avvocati.
Segnalazione amianto in Campania
Lo sportello amianto è sempre a disposizione di tutti coloro che hanno bisogno di avere informazioni sulla procedura da seguire in caso di presenza di amianto oppure anche per chiedere delucidazioni su come riconoscere la presenza di questo materiale, altamente cancerogeno. Per richiedere assistenza diretta è possibile chiamare il numero verde 800 034 294. Al telefono risponderanno i volontari dell’Osservatorio Nazionale Amianto, a disposizione per rispondere alle segnalazioni, fondamentali per tutelare la salute di tuti i cittadini.
Amianto in Campania, non solo Soccavo ma anche a Volla è strage
Anche la regione Campania è tristemente nota per la continua presenza di amianto. SE oggi si è parlato di Soccavo, non si può non considerare anche Volla. L’Osservatorio Nazionale Amianto, ha censito, nel 2017, durante l’incontro “Amianto nel terzo millennio“, 150 casi di decessi per mesotelioma, cancro polmonare e asbestosi, senza contare le altre patologie asbesto correlate. Per questa ragione, l’ONA e l’Avvocato Ezio Bonanni, sono da sempre al fianco delle vittime dell’amianto, per ottenere assistenza, risarcimento e prepensionamento. Inoltre, in caso di patologia asbesto correlata, si può ottenere l’accredito delle rendite e del Fondo Vittime Amianto e dei benefici amianto.
Mobbing e amianto, un tema che richiama il falso dilemma morire di fame o morire di lavoro. Sono le parole del Prof. Gaetano Veneto, già allievo di Gino Giugni, padre dello Statuto dei Lavoratori. L’antica storia del movimento operaio, uomini e donne che hanno insieme agito per la tutela e il riconoscimento dei diritti. La loro presente si avverte nella Sala Calcagni del Campidoglio. L’ONA è rappresentato dal suo Presidente, e anche dal M.llo Nicola Panei. L’Ordine Forense è rappresentato nella sua massima espressione. Non solo l’Avv. Paolo Nesta, ma anche dall’Avv. Mauro Mazzoni. Così l’Avv. Irma Conti, vice presidente dell’Ordine Forense, nota per il suo impegno professionale verso le donne vittime di violenza. Perciò, il tema del mobbing come il tema delle malattie asbesto correlate, e della tutela del diritto dei lavoratori, è stato al centro di questo convengno. Il focus è sulla mediazione penale come strumento risolutorio del mobbing, anche in relazione alla condizione ricattatoria del lavoro per esposizione all’amianto.
Mobbing: lavoro è salute!
Mobbing. – Il tema della mediazione penalecome strumento risolutorio del mobbing, anche in relazione alla condizione ricattatoria del lavoro per esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni al centro di un acceso dibattito.
L’evento si è tenuto nella Sala Calcagni, Dipartimento Risorse Umane e Organizzazione del Comune di Roma.
Il mantra “lavoro è salute” al centro dell’analisi che mira a creare un ambiente lavorativo equo, sicuro e sano per tutti i cittadini.
L’incontro di studio, patrocinato dall’Ordine degli Avvocati di Roma e promosso dal sindacato S.I. AVV., in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Associazione “Verso il futuro”, con la media partnership de Il Sole 24 Ore, ha permesso di affrontare la problematica del mobbing sotto il profilo della tutela risarcitoria, e dei diritti costituzionali, tra i quali la salubrità ed il rispetto della sicurezza sul lavoro.
Un brainstorming di altissimo livello
Fra i presenti, alcuni tra i più autorevoli giuristi italiani e il vertice dell’Avvocatura Capitolina, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma, Paolo Nesta, l’Avv. Antonino Galletti (Consiglio Nazionale Forense), Mauro Mazzoni, delegato della Cassa Forense.
E ancora, l’Avv. Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno, Commissione di Diritto Penale e di Mediazione Penale e Responsabile comunicazione del Sindacato Avvocati SI.AVV, l’Avv. Irma Conti, Vice Presidente COA di Roma e Coordinatrice della Commissione di Diritto penale, l’Avv. Eleonora Grimaldi, Coordinatrice della Commissione di Mediazione penale.
Altri nomi illustri a convegno: il Prof. Giorgio Spangher, Docente di Diritto penale all’Università Sapienza, l’Avv. Guerrino Petillo, Segretario Generale Unisrita, il Dott. Fabio Massimo Gallo, già Presidente reggente della Corte d’Appello di Roma, il Prof. Avv. Roberto Borgogno, Docente di Diritto penale all’Università Sapienza, il Dott. Marco Astrologo, Amministratore delegato del Gruppo Astrologo, S.p.A, l’Avv. Giuseppe Corasaniti, già Sostituto Procuratore Generale della Corte di Cassazione e l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA.
“Occorre superare la concezione ricattatoria del lavoro, che si fonda sul falso dilemma morire di fame o morire di lavoro. Fondamentale il ruolo dell’avvocatura per la tutela delle violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro e per i comportamenti mobbizzanti contro quei lavoratori che chiedono tutela” – esordisce l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto ONA. Prima di addentrarci nel vivo del convegno, utile capire cosa si intende per mobbing.
Mobbing: cosa vuol dire esattamente?
Il mobbing sul posto di lavoro rappresenta una forma di abuso psicologico sistematico o di umiliazione perpetrato da individui o gruppi, mirato a danneggiare la reputazione, l’onore, la dignità umana e l’integrità di un individuo, con l’intento finale di costringere la vittima a lasciare il proprio impiego.
A coniare il termine fu l’etologo Konrad Lorenz nel 1966. Il padre della moderna etologia lo usò per descrivere il comportamento tenuto da alcune specie di animali che, agendo in branco, assalivano un loro simile per allontanarlo.
Negli anni ’70, lo psicologo svedese Heinz Leymann spostò il termine nel contesto lavorativo, identificandolo come “una comunicazione ostile e non etica, diretta in modo sistematico da uno o più individui principalmente verso un individuo che, a causa del mobbing, viene spinto in una posizione indifesa e vulnerabile, continuamente sottoposto a questa attività”.
Insomma, un processo graduale che porta la persona bersagliata a una condizione di svantaggio o a divenire oggetto di comportamenti sociali negativi sistematici.
La definizione, abbastanza chiarificatrice, abbraccia una serie di categorie lavorative a ogni latitudine e longitudine, tanto che possiamo ritenere il mobbing come un fenomeno “tristemente universale”. Da qui la necessità di intervenire a livello giuridico e normativo, per la tutela psicofisica delle vittime.
Ma come si evoluta la legislazione? E’ stata esaustiva?
Iniziative europee per il contrasto e la prevenzione del mobbing
A livello europeo, sono stati compiuti sforzi significativi per contrastare il fenomeno del mobbing sul posto di lavoro. La Direttiva 89/391 ha attribuito maggiori responsabilità ai datori di lavoro in termini di salute e sicurezza, estendendole “in ogni aspetto relativo al lavoro”.
Il Parlamento Europeo ha ratificato una Risoluzione (Risoluzione A5-0283/2001) che ha esortato gli Stati membri a rivedere e integrare i propri quadri legislativi relativi alle misure contro il mobbing e le molestie sessuali, e a pervenire a una definizione armonizzata di “mobbing”.
In risposta a questa tendenza, le parti sociali europee hanno siglato un Accordo quadro sulle molestie e la violenza sul lavoro. Inoltre, la Commissione Europea, nella Strategia europea sulla salute e sicurezza (2007-2013), ha sottolineato l’importanza di promuovere la salute mentale sul posto di lavoro.
Alcuni Stati membri dell’UE, in particolare la Svezia, hanno adottato specifiche leggi contro il mobbing sul luogo di lavoro, mentre altri Stati membri sono al lavoro per proposte legislative.
La risposta dell’Italia
Il quadro normativo italiano comprende leggi e principi costituzionali che tutelano la salute e l’integrità dei lavoratori. Inoltre, il codice civile e l’art. 2043 stabiliscono la responsabilità di risarcire il danno causato da comportamenti mobbizzanti.
La legge n.300 del 1970, nota come Statuto dei lavoratori, contiene disposizioni significative per la tutela dei lavoratori, comprese procedure disciplinari contro gli abusi del datore di lavoro. Infine, il Decreto Legislativo sulla mediazione. Di cosa parliamo?
La mediazione penale
Il Decreto Legislativo n.28 del 2010 introduce la mediazione civile e commerciale come strumento per la conciliazione.
Nello specifico il decreto obbliga a tentare la mediazione prima di avviare azioni giudiziarie in alcune materie, rafforzando così la cultura della mediazione.
Ed è proprio questa la sfida lanciata durante il tavolo di lavoro riunito in Campidoglio.
In un contesto dove la fattispecie criminosa del mobbing non è ancora disciplinata, è stato infatti necessario dibattere su una specifica normazione.
Utile precisare che, sotto il profilo penale, alcuni sostengono che il mobbing potrebbe costituire un reato di lesione personale colposa.
Emergono però due diverse scuole di pensiero: una che vorrebbe inquadrare il Mobbing come un reato, e un’altra che lo vorrebbe come un illecito civile.
Focus sul convegno: cosa è emerso?
A partire dal caso Ilva, che ha segnato la storia industriale italiana, incarnando il paradigma del falso dilemma tra salute e lavoro ed evidenziando la necessità di un diverso approccio, il convegno si è posto l’obiettivo di mediare questa contrapposizione teorica. In che modo? Con la proposta di utilizzare l’Istituto della Mediazione penale quale strumento per risolvere in un tempo celere le cause avviate dalle vittime di mobbing.
In tal modo il lavoratore sarebbe risarcito tramite un accordo raggiunto con il colpevole, ottenendo così in tempi più veloci la revoca del demansionamento subito e allo stesso tempo permetterebbe al colpevole di ottenere una pena ridotta.
“Morire di fame o morire di lavoro?” l’interrogativo sollevato dall’Avv. Ezio Bonanni. Il presidente ONA, che da decenni si occupa delle tematiche legate all’amianto, ritiene inaccettabile dover morire per lavorare. Ancora peggio, subire mobbing per il fatto di rivendicare il diritto alla salute. Una duplice offesa alla dignità umana!
Salute e amianto: il commento dell’Avv. Paolo Nesta
“Come è noto l’amianto è un materiale pericoloso e gravemente nocivo per la salute dell’uomo. Sul territorio italiano ce ne sono circa 32 milioni di tonnellate derivanti da coperture e da lastre di cemento. Il rischio esposizione è certamente accentuato nei posti di lavoro ma esiste anche nei nostri palazzi”– ha affermato il Presidente COA, Nesta, che ha sottolineato – “ci sono risoluzioni del Parlamento Europeo e leggi italiane per la rimozione e, quando non vengono rispettate, intervengono i Giudici, ma è pur sempre un intervento ex post, invece è fondamentale richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e dei politici, senza distinzione di colore e di appartenenza, sul ruolo della prevenzione”. “Il diritto alla salute è di tutti” – ha evidenziato – “l’Avvocatura può svolgere un ruolo fondamentale per prevenire e rimuovere i pericoli derivanti dall’esposizione alla fibra killer e per sensibilizzare i cittadini e i giovani nelle scuole”.
Perché optare per la mediazione penale?
Durante il convegno è emerso sostanzialmente che :
La mediazione penale può essere uno strumento di grande valore per affrontare il mobbing, offrendo alle parti coinvolte l’opportunità di dialogare e cercare soluzioni che favoriscano il ripristino delle relazioni danneggiate e il benessere generale sul luogo di lavoro;
Offre diversi vantaggi rispetto al procedimento giudiziario, tra cui la celerità, l’economicità, la riservatezza e la possibilità di preservare i rapporti tra le parti;
Il mediatore svolge un ruolo cruciale nel facilitare il dialogo e promuovere una soluzione che rispetti i reali bisogni e interessi delle parti coinvolte.
Conclusioni del presidente Ona Avv. Ezio Bonanni
L’obbligatorietà della mediazione introdotta dal Decreto Legislativo n.28/2010 contribuirà davvero a promuovere la cultura della mediazione come strumento efficace per la risoluzione pacifica delle controversie, specialmente in contesti sensibili come il mobbing sul luogo di lavoro?
Il Presidente ONA, Avv. Ezio Bonanni ha dichiarato: “questo importante incontro ha permesso di evidenziare come ci possa essere un utilizzo alternativo del diritto penale in chiave, non soltanto risarcitoria, ma anche preventiva e dissuasiva della commissione di illeciti che determinano la morte per patologie asbesto correlate. Per questi motivi, l’ONA, in collaborazione conl’Associazione “Verso il Futuro”, il Sindacato e l’Ordine degli Avvocati di Roma, e con il Consiglio Nazionale Forense moltiplica il suo impegno al fine di determinare un’azione sinergica di tutela della salute, nella funzione più alta dell’avvocatura, che è quella dei diritti in prevenzione”.
“La mediazione penale è un faro di speranza per i lavoratori che affrontano il mobbing e le devastanti conseguenze delle patologie asbesto-correlate – ha concluso – non possiamo permettere che la loro lotta venga ignorata”.
L’amianto è un materiale cancerogeno e, nonostante sia stato messo al bando nel lontano 1992, è ancora tra le principale cause di tumori professionali. Nella giornata di ieri, il Consiglio dell’Ue ha votato una direttiva che riduce di dieci volte gli attuali limiti per l’asbesto e regola i metodi più accurati per misurare i livelli di esposizione al minerale, proprio per proteggere meglio i lavoratori, garantendo sicurezza alla salute umana, animale e ambientale.
Amianto. Lavoratori protetti: Consiglio riduce livelli di esposizione
Nella giornata di ieri, il Consiglio ha formalmente votato per aumentare la protezione dei lavoratori esposti all’amianto, aggiornando le norme già esistenti sulla base delle nuove evidenze scientifiche. Le nuove norme prevedono un abbassamento ulteriore del livello di esposizione all’asbesto e un rafforzamento delle misure di prevenzione e protezione come l’ottenimento di autorizzazioni speciali per la rimozione dell’amianto e la verifica dell’eventuale presenza di amianto negli edifici più vecchi prima dell’inizio dei lavori di demolizione o di manutenzione. Su questo punto, il Consiglio si è battuto molto, proprio alla luce dell’obiettivo principale, cioè promuovere le ristrutturazioni energetiche UE.
Novità introdotte dal Consiglio sul rischio amianto
Sicuramente la novità principale è l’abbassamento della soglia dei limiti di esposizione alle fibre di amianto, con il limite obbligatorio di esposizione professionale (Oel) che si abbassa fino a dieci volte rispetto a quello attuale, poiché il valore limite sarà ridotto da 0,1 a 0,01 fibre di amianto per centimetro cubo (cm³). Del resto, è anche giusto ricordare che non esiste una sogli al di sotto della quale il rischio di ammalarsi si annulla. Poi, si punta la miglioramenti della rilevazione delle fibre di amianto, grazie alla microscopia elettronica. Un metodo che dovrà essere introdotto da tutti i paesi UE entro sei anni. Infine, ma non per importanza, si punta alla prevenzione. La prevenzione primaria è il primo passo da compiere per la lotta all’amianto. Infatti l’unico modo per non contrarre danni alla propria salute è evitare ogni esposizione.
L’importanza della bonifica
Le novità introdotte ieri dal Consiglio rappresentano sicuramente un’importante novità nel campo della prevenzione e tutela delle vittime dell’amianto. Ma, la bonifica rimane l’unica soluzione per eliminare questa strage. Solo rimuovendo ed eliminando l’amianto, in modo conforme e tramite ditte specializzate, si può pensare a tutelare il benessere e la salute delle persone. Solo con la bonifica e la decontaminazione è possibile applicare il precetto di tutela della salute (garantito dall’art. 32 della Costituzione) e quindi parlare di prevenzione primaria, che si fonda sull’equivalenza ambiente pulito=salute e ambiente contaminato=malattia.
Come segnalare la presenza di amianto
L’Osservatorio Nazionale Amianto e il presidente, l’Avvocato Ezio Bonanni, hanno dato via a un’App Amianto che permette di segnalare la presenza di siti contaminati e contribuire così alla salvaguardia della salute. Tutti i cittadini possono partecipare alla mappatura in modo da diffondere le informazioni sui siti contaminati e migliorare l’efficacia della prevenzione primaria.
L’amianto è un materiale cancerogeno, ampiamente utilizzato nel periodo della rivoluzione industriale per le sue fibre, perfette da utilizzare come isolatori, e per rinforzare il cemento impiegato nell’edilizia. Ma, nonostante il suo impiego, soprattutto nel nostro paese, l’amianto è una sostanza molto pericolosa, che può causare l’insorgere di patologie asbesto correlate. L’amianto, a causa del passare del tempo e degli agenti atmosferici, può deteriorarsi e le sue fibre killer disperdersi nell’aria. Questo può causare danni alla salute delle persone, ma anche dell’ambiente, anche perché queste fibre sono invisibili. L’ONA, insieme all’Avvocato Ezio Bonanni, da sempre sono al fianco dei cittadini e istituzioni per sensibilizzare sulla pericolosità di questo materiale, informando costantemente cosa può provocare l’esposizione all’amianto e, di conseguenza, l’inalazione. Ma, vediamo adesso anche cosa può provocare la dispersione di queste fibre nell’aria e quali sono gli effetti sulla qualità dell’aria.
Dispersione dell’amianto nell’aria: ecco cosa succede
L’amianto è un agente cancerogeno, la cui presenza nell’ambiente comporta inevitabilmente dei danni alla salute umana, animale e atmosferica. I rischi maggiori sono proprio legati alla sua dispersione nell’aria, e alla contaminazione del suolo, perchè proprio da qui parte la sua possibile inalazione. Le fibre, come già detto, sono invisibili e prive di odore, quindi non ci si riesce a rendere subito conto di ciò che si sta respirando e le conseguenze possono verificarsi anche a distanza di molti anni dall’esposizione. Questo fibre, una volta inalate, si depositano nei polmoni e possono dare origine a patologie come il mesotelioma, l’asbestosi e altre patologie correlate all’amianto. Essendo, appunto, un materiale cancerogeno, bisognerebbe ridurre a zero qualsiasi contatto, perchè non esiste una soglia la di sotto della quale il rischio si annulla. Ma, anche se con la Legge 257 del 1992, ne è stato vietato utilizzo, produzione e commercializzazione, nel nostro paese, come nel mondo, esistono ancora molti siti che lo contengono. Quindi, il rischio di entrare in contatto con l’amianto, nonostante la messa al bando, non è terminata. L’unico modo per evitare qualsiasi esposizione è bonificare.
Inquinamento ambientale da amianto
L’amianto è un materiale che mette tutti in pericolo, non risparmia nessuno, soprattutto in caso di esposizione prolungata. Questo accade perchè l’amianto può tranquillamente circolare nell’aria senza che nessuno si accorga di esserci a contatto. Ma, se vi state chiedendo come l’amianto entra nell’aria, ecco la risposta. Le fibre di asbesto circolano nell’aria, a causa di bonifiche non effettuate. Cioè, i siti dove è ancora presente l’amianto, con il tempo e gli eventi atmosferici possono deteriorarsi e sgretolarsi, causando la dispersione delle fibre nell’aria, con il rischio che chiunque possa inalarle.
Cosa può provocare la dispersione atmosferica dell’amianto
Tra gli inquinanti più dannosi e pericolosi per l’ambiente c’è proprio l’amianto. Dunque, quando si parla di inquinamento ambientale si fa anche riferimento alle fibre killer disperse nell’aria. Queste, così come altri cancerogeni, possono causare gravi danni alla vita umana. Tutti insieme ecco che contribuiscono a distruggere il pianeta, causando eventi meteorologici estremi, perdita di biodiversità e il collasso dell’ecosistema, disastri naturali e il fallimento della mitigazione e dell’adattamento ai cambiamenti climatici.
Ilva Taranto: tra i più gravi episodi di dispersione amianto nell’aria
L’ex ILVA, che oggi prende il nome di Acciaierie d’Italia S.p.A., è una società che produce acciaio. Il caso dell’ulva di Taranto è sicuramente uno dei più dibattuti, a causa dell’utilizzo dell’amianto, contaminando l’ambiente di Taranto e mettendo a rischio la salute dei cittadini e dei lavoratori. Proprio li, sono stati diagnosticati: 600casi di mesotelioma nel periodo dal 1993 al novembre 2021, 400%in più di casi di cancro tra i lavoratori impiegati nelle fonderie ILVA, 50%di patologie in più anche tra gli impiegati dello stabilimento, che sono stati esposti solo in modo indiretto, 500%di casi di cancro in più rispetto alla media della popolazione generale della città di Taranto, non impiegata nello stabilimento. Inoltre, il tasso di incidenza del cancro dell’intera città di Taranto è superiore alla media di tutte le altre città italiane.
La soluzione è bonificare e segnalare
Alla luce di quanto detto, l’amianto, nonostante il divieto, è ancora presente in Italia e il rischio di esposizione e inalazione è ancora alto. Le fibre che si trovano nei siti contaminati e non bonificati, possono disperdersi nell’aria e chiunque può rischiare di respirarlo. A questo punto, l’unica soluzione è bonificare e segnalare. L’ONA è a disposizione dei cittadini, ed è possibile segnalare la presenza di amianto direttamente collegandosi alla piattaforma ONA Guardia Nazionale.
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