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Discarica a Marmirolo, dopo il rifiuto la ditta ci riprova

amianto abbandonato Palermo
amianto abbandonato a palermo

Dopo il no alla discarica di Marmirolo, di cui si era parlato soltanto poche settimane fa, ora la ditta ci riprova. Ha infatti ripresentato il progetto di una discarica di amianto ed ha chiesto un incontro al comune in provincia di Mantova.

Secondo quanto riporta la Gazzetta di Mantova, che ha dato la notizia, la ditta di Papa avrebbe presentato una nuova istanza in Regione. L’autorizzazione richiesta sarebbe per un impianto della stessa capacità del primo, per il quale il progetto ha ricevuto da poco l’archiviazione da parte dello stesso ente regionale. Il gruppo Papa, secondo la stampa locale avrebbe ripresentato il progetto tenendo “conto dei rilievi degli enti locali”.

Discarica a Marmirolo, progetto da 350mila metri cubi

La discarica a Marmirolo per lo stoccaggio dell’amianto sarebbe un impianto da 350mila metri cubi. Nel sito dovrebbero finire lastre di amianto pretrattate e poste in bancali. Soltanto materiale imballato, avrebbe assicurato la ditta sin dall’inizio, da quando presentò il primo progetto.

Tuttavia lo scetticismo della popolazione e delle istituzioni ha prevalso, almeno sulla prima istanza. Ora bisognerà vedere su questo secondo progetto. Per quanto riguarda la gestione dell’impianto, la durata ammonterebbe a 30 anni.

ONA e l’impegno contro l’amianto e i suoi danni

amianto-bonifiche

L’amianto provoca malattie gravissime. La situazione dell’Italia è descritta ampiamente e dettagliatamente nel “Libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“, scritto dall’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’ONA è attiva su tutto il territorio italiano e fornisce quotidianamente informazioni ed assistenza tecnicamedica legale alle vittime e a chiunque sia a rischio. Lotta per la prevenzione, le bonifiche e la tutela della salute e dei diritti.

Per ottenere una consulenza gratuita personalizzata si può contattare il numero verde 800.034.294.

Sulmona (ABR): 300 mila euro per la bonifica dell’ospedale

sulmona, bonifica dell'ospedale
sulmona, bonifica dell'ospedale

Il problema dell’amianto non è ancora superato. Nonostante si parli di un materiale conosciuto sin dall’antichità, e ampiamente utilizzato fino al 1992, anno in cui è stato messo al bando, si continua a parlare di rischio esposizione e patologie asbesto correlate. Questo accade perché l’Italia è stata tra i più grandi produttori di amianto e, ancora oggi, esistono siti che lo contengono. L’unica soluzione per eliminare ogni pericolo è bonificare.

È la volta di Sulmona, comune con poco più di 23 mila abitanti, in provincia dell’Aquila, in Abruzzo. Qui, a partire da gennaio 2024, sono previsti i lavori di bonifica dell’amianto dall’ala Bolino dell’ospedale cittadino. I lavori totali, sono stati stimati per otto milioni di euro, di cui circa 300 mila euro destinati alla bonifica dell’amianto ancora presente nella struttura. Gli interventi che verranno eseguiti con i fondi del Pnrr, devono terminare entro il 2026.


L’amianto nell’ospedale di Sulmona

Una delle tematiche più calde che riguardano il nostro paese, è proprio la presenza di amianto negli ospedali, proprio come accaduto a Sulmona. La presenza di questo materiale cancerogeno è un rischio per chiunque varchi la soglia della struttura, pazienti, famigliari, operatori sanitari e dirigenti ospedalieri. Come già riportato nel VI Rapporto ReNaM, si stima che quasi il 2% dei mesoteliomi riconosciuti, pari a 374 casi, sono stati causati dall’esposizione all’interno di strutture ospedaliere.

Le proposte dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’ONA, e il suo presidente l’Avvocato Ezio Bonanni, da molti anni è al fianco di tutti coloro che sono stati esposti ad amianto, mettendo a disposizione una consulenza gratuita e garantendo assistenza legale e medica. La stessa Associazione riconosce che, in tema di amianto, uno dei settori più a rischio è proprio quello ospedaliero. Come riportato nel precedente VI Rapporto ReNaM, a pagina 221, si fa proprio riferimento ai profili di rischio amianto dei lavoratori sanitari.

Amianto negli ospedali

Il caso di Sulmona è solo uno dei tanti che ha purtroppo come protagonista l’amianto. Questo materiale, infatti, può essere presente sia nelle mura della struttura, come pavimentazioni, coibentazioni, caldaia, lavanderie e stirerie, ma anche all’interno di macchinari come gli apparecchi utilizzati per la sterilizzazione dei ferri e nelle incubatrici per neonati.

Prima di Sulmona il caso dell’Ospedale di Rieti

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha assistito e continua ad assistere molte vittime di mesotelioma causati dall’esposizione ad amianto. È il caso di Roberto Lucandri, dipendente della Asl di Rieti deceduto nel 2018 per mesotelioma. In questo caso, la Corte di Appello di Roma, con sentenza n. 202/2019, ha accolto l’appello e condannato l’INAIL a risarcire gli eredi. Ma Lucandri non è stata l’unica vittima della fibra killer all’interno dell’ospedale di Rieti, lo ha preceduto il collega Mario Nicolettideceduto sempre per mesotelioma il primo marzo 2016.

Rischio esposizione amianto come contattare l’ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto è a disposizione per offrire una consulenza gratuita a coloro che sono stati esposti ad amianto. per contattare l’Associazione, è possibile chiamare il numero verde 800 034 294 oppure compilare il modulo per richiedere assistenza. L’ONA assiste i lavoratori e i cittadini malati di mesotelioma e di altre malattie causate dall’esposizione a cancerogeni. Difende anche le vittime del dovere che hanno contratto il mesotelioma e altre malattie nell’esercizio delle loro funzioni, appartenenti alle Forze Armate e al Comparto Sicurezza.

 

Metodi di estrazione dell’amianto

estrazione

L’Italia è stato il primo paese nel mondo a mettere al bando l’amianto. Con la Legge 257 del 1992, si vieta l’utilizzo, la produzione e la commercializzazione di questo materiale nocivo, senza però obbligare alla bonifica, cioè alla sua rimozione. L’amianto, o asbesto, per le sue proprietà di resistenza al calore è stato ampiamente utilizzato nelle costruzioni, macchinari e tubature, fino all’anno della messa al bando e, come si può immaginare, non tutti i siti che lo contengono sono stati bonificati. Questo accade, sia perchè molti nemmeno sanno di essere in contatto con questo materiale, ma anche perchè la sua estrazione prevede iter molto lunghi e costi onerosi.

Ma, l’esposizione all’amianto può provocare gravi infiammazioni al sistema polmonare e l’insorgere di patologie gravi, come il mesotelioma e altre patologie asbesto correlate. Scoprire l’amianto nella propria abitazione o sul luogo di lavoro è una situazione che può spaventare, ma per questo, è importante segnalare e bonificare.


Coperture in Eternit

Le lastre di cemento amianto che fino al 1992, ma in alcuni casi anche oltre, sono state impiegate per ricoprire edifici, tettoie, travi, tubature e pareti, hanno anche il nome di Eternit, proprio dal nome del maggiore fornitore dell’epoca. Un’azienda che si trovava a Casale Monferrato. I siti contaminati sono ancora tanti e l‘unico modo per tutelare la salute delle persone e dell’ambiente è bonificare. Ovviamente, le modalità di estrazione dell’amianto, cioè della bonifica, devono essere eseguite rispettando dettagliati iter e i lavori svolti da ditte specializzate che, oltre a rimuovere l’amianto in modo corretto, devono anche smaltirlo seguendo le direttive.

Cosa si intende per bonifica amianto

Il rischio principale legato all’amianto è l’inalazione delle fibre, che sono invisibili e prive di odore. Il pericolo vale sia per l’amianto friabile che per quello compatto. Dunque, bonificare un sito contaminato vuol dire renderlo nuovamente sicuro. L’Italia, fino all’entrata in vigore della messa al bando, è stata tra i maggiori produttori e utilizzatori di minerali di asbesto. Le esposizioni lesive sono proseguite e proseguono a tutt’oggi tra i lavoratori, nei cantieri edili, nella cantieristica navale e perfino nelle Forze Armate.

Estrazione amianto: quali sono

I processi di estrazione dell’amianto possono essere divisi in tre categorie, sulla base delle condizioni in cui si trova il pezzo e delle spese da sostenere:

  • Incapsulamento: è sicuramente il metodo più utilizzato, visto che è il più rapido da eseguire e ha un minor costo in termini di lavoro. Ma è solo una soluzione provvisoria, in quanto si tratta di una copertura del sito, che, con il tempo e gli agenti atmosferici, si deteriora. Per questo, chi opta per questa tipologia di soluzione deve provvedere a far controllare periodicamente la zona interessata. L’operazione si esegue con materiali impregnanti che ricoprono la superficie impedendo così il rilascio di fibre pericolose per la salute umana. 
  • Confinamento: si tratta di un metodo meno economico rispetto al precedente ma con una sicurezza maggiore in termini di durata. Si viene a creare un involucro dove contenere il manufatto con amianto. La copertura è sicura, ma può subire deterioramento in caso di eventi atmosferici estremi.
  • Rimozione: decidere di rimuovere e smaltire l’amianto presente è sicuramente il metodo di bonifica più tradizionale. Certo, è sicuramente il più costoso, ma la sicurezza è innegabile. Ovviamente, il tutto deve essere eseguito rispettando le normative di sicurezza per garantire la salute di chi sta effettuando l’intervento e delle persone vicine. Molto spesso si tende a optare per questa soluzione perchè lo stato della superficie è talmente deteriorato da non lasciare alternative.

Estrazione amianto e impatti ambientali

L’amianto è un materiale pericoloso e per questo deve essere rimosso e smaltito solo da personale qualificato che, oltre a indossare le giuste protezioni durante i lavori, sa dove poterlo smaltire. La gestione dei rifiuti e gli impatti ambientali dell’estrazione possono portare rischi per la salute che può verificarsi qualora le procedure non vengano eseguite in modo corretto. Lo smaltimento deve, infatti, essere fatto solo presso discariche adibite a rifiuti pericolosi.

Amianto e Fincantieri: morto elettricista, 869mila euro alla famiglia

Fincantieri insegna
Fincantieri insegna

Il Tribunale di Trieste ha condannato Fincantieri S.p.A., azienda italiana operante nel settore della cantieristica navale, al risarcimento danni per la morte di un elettricista esposto ad amianto che lavorava presso l’azienda.

L’elettricista aveva lavorato nei cantieri, esponendosi ogni giorno all’amianto a bordo delle navi in costruzione. L’esposizione prolungata causò il mesotelioma, patologia tipicamente correlata alla fibra killer. La diagnosi arrivò nel 2017. La famiglia si è quindi rivolta all’Osservatorio Nazionale Amianto per ottenere giustizia.


Fincantieri condannata al risarcimento danni

L’azienda italiana di cantieristica italiana, Fincantieri, dovrà risarcire la famiglia dell’elettricista, Alfio Derin, esposto ad amianto quando lavorava nei Cantieri riuniti dell’Adriatico. Lo stesso Ospedale di Cattinara gli aveva diagnosticato un mesotelioma, a marzo del 2017. Una diagnosi causata da una “pregressa esposizione ad absesto“.

Il risarcimento di Fincantieri

Il Tribunale ha fissato un risarcimento che verrà liquidato ai famigliari del lavoratore deceduto. L’importo ammonta a 224mila euro per i danni subiti dal lavoratore, da liquidare pro quota agli eredi, 243 mila circa verrano liquidati alla moglie, rimasta vedova, e circa 197mila e 204mila circa per le due figlie rimaste orfane. Una vittoria che lo staff legale, composto dall’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, affiancato dall’Avv. Corrado Calacione, ha ottenuto, dimostrando “il pieno nesso di causalità tra l’esposizione ad amianto e la morte dell’operaio“. Ma, è anche opportuno ricordare che l’amianto purtroppo continua a mietere vittime in Italia, come confermano i dati del VII Rapporto ReNaM. A questi casi di mesotelioma riportati si devono poi aggiungere tutti quelli riguardanti le altre patologie da amianto.

Fincantieri già sotto l’occhio del ciclone per decessi causati da esposizione amianto

Risale a qualche mese fa un’altra condanna a carico dell’azienda cantieristica navale che ha visto un maxi risarcimento per la famiglia di un operaio deceduto per asbestosi dopo aver lavorato, più di trent’anni, presso i cantieri di Ancona. La morte è avvenuta nel 2017, anno in cui la famiglia ha chiesto giustizia rivolgendosi all’ONA. Nonostante l’azienda inizialmente abbia cercato di negare le proprie responsabilità, il Tribunale di Ancona ha riconosciuto il diritto al risarcimento per gli eredi dell’operaio, moglie, figli e nipoti.

Rischio amianto per violazione norme di sicurezza

L’amianto è un materiale molto pericoloso e per maneggiarlo è necessario rispettare tutte le norme di sicurezza. L’esposizione e l’inalazione sono la causa principale dell’insorgere di patologie asbesto correlate. Questo perché le fibre sono invisibili e prive di odore e non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio di ammalarsi si annulla. E, non sempre, sul posto di lavoro sono state utilizzate mascherine protettive e tute specifiche per prevenire il contatto con le fibre.

L’ONA al fianco dei lavoratori

Non è il primo caso di correlazione tra lavoro e decesso nell’azienda Fincantieri. L’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avvocato Ezio Bonanni sono da sempre in prima fila nella tutela delle vittime amianto per esposizione nei cantieri navali durante il Processo Fincantieri.

La Fincantieri S.p.A. ha utilizzato amianto in tutti i cantieri navali di cui è stata ed è titolare: in quello di Palermo, come in quello di Monfalcone, ancora a Genova, come a Cava dei Tirreni, ad Ancona e La Spezia.

L’Avvocato Ezio Bonanni e l’Osservatorio Nazionale Amianto continuano a impegnarsi nella tutela legale delle vittime amianto, anche nel caso dei lavoratori Fincantieri. 

Oncoproteina YB-1, nuovo bersaglio in mesotelioma pleurico

oncoproteina Yb-1, nuovo bersaglio
dottoressa, oncoproteina Yb-1, nuovo bersaglio

I ricercatori dell’università di Vienna hanno identificato una proteina che potrebbe diventare un bersaglio terapeutico nei pazienti con mesotelioma pleurico: si tratta dell’oncoproteina YB-1. I risultati dello studio portato avanti dagli studiosi Karin Schelch e Michael Grusch, infatti, sono promettenti.

Oncoproteina YB-1, nuovo bersaglio terapeutico

L’oncoproteina YB-1 potrebbe essere dunque considerato un nuovo bersaglio terapeutico contro il mesotelioma pleurico, il principale tumore causato dall’esposizione all’amianto. Caratterizzato da una prognosi infausta nella quasi totalità dei casi, a causa della sua aggressività e delle opzioni terapeutiche purtroppo ancora oggi limitate.

Il recente studio di Schelch e Grusch ha identificato nell’oncoproteina YB-1 una nuova possibilità di cura, che consiste nel migliorare la sensibilità della neoplasia alla chemioterapia ed alla radioterapia. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Cancer Letters.

In che modo colpire l’oncoproteina YB-1 potrebbe aiutare a combattere il mesotelioma pleurico? Essa è coinvolta in vari meccanismi, tra cui la crescita e la morte cellulare; il suo silenziamento potrebbe aiutare a fermare la crescita del tumore, migliorando la sensibilità al cisplatino ed alle radiazioni, in un’azione sinergica.

ONA contro l’amianto e tutela mesotelioma

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, presieduto dall’avv. Ezio Bonanni, è vicino alle famiglie colpite da questa patologia gravissima che è il mesotelioma, e provvede alla tutela legale e all’assistenza in caso di necessità.

Si continua a morire di malattie asbesto correlate. Almeno 7mila persone sono morte nell’ultimo anno. Eppure, la politica tace e le istituzioni sono assenti” – afferma l’avvocato Bonanni. “Rendo pubblici i dati delle nostre rilevazioni aggiornate a tutto l’anno 2022: 2mila casi di mesotelioma, indice di mortalità al 93%, un numero di decessi che solo per questa neoplasia sfiora i 1.900. 4mila casi di tumore al polmone asbesto correlati con un indice di mortalità dell’88%, e quindi un numero di decessi che sfiora i 3.550. Una vera e propria emergenza con 40 milioni di tonnellate di amianto e materiali contenenti amianto“.

Per una consulenza gratuita, chiama il numero verde dell’associazione 800.034.294.