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mercoledì, Aprile 21, 2021

Eternit storia bonifica: siti contaminati

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L’Eternit: come e quando bonificare

È una storia che risale agli anni della prima rivoluzione industriale quella dell’eternit, una miscela composta da cemento-carta-amianto il cui marchio venne brevettato nel 1901 dall’austriaco Ludwig Hatschek dalla parola latina “aeternitas”, eternità per indicare la resistenza del materiale.
In seguito i diritti di produzione furono acquisiti dallo svizzero Alois Steiman.
In Italia fu Adolfo Mazza a fondare nel 1907 lo stabilimento “Eternit” di Casale Monferrato.
Eternit è anche il nome dei manufatti di fibrocemento composti da amianto, un minerale utilizzato per la sua resistenza al calore e la sua indistruttibilità.
Una storia antica quanto moderna, quella dell’amianto. Già all’epoca dei Romani e dei Persiani era abituale avvolgervi i cadaveri per ottenere ceneri limpide e pure, evitando così la contaminazione delle spoglie reali.
Fu Plinio il Vecchio a riportare questo particolare uso nella sua Naturalis Historia.
Nel Milione Marco Polo descrive come questo materiale veniva adoperato per ottenere un tessuto per le tovaglie e nel ‘600 trovò impiego anche nella medicina naturale dell’epoca, testimoniato da Boezio.
A livello estrattivo l’Italia fu leader nel XIX secolo dell’uso di questo minerale e l’Eternit inizialmente fu impiegato negli elementi di copertura, come le onduline.
Quindi, nel 1912 dallo stabilimento di Casal Monferrato uscirono tubi in cemento amianto, con cui si costruì la rete idrica.
E così iniziò il boom della produzione di eternit, favorita dal basso costo del materiale e dalle sue proprietà di resistenza al calore.
Un materiale pericoloso quello dell’eternit con cui si realizzavano tubature e lastre ondulate per coprire i capannoni, mentre con impasti di amianto si rivestivano tubature di caldaie.

Il danno alla salute delle fibre killer

Se sottoposto, però, a stress termico o meccanico, l’eternit diveniva friabile, e rilasciava le fibre killer: chi le ha inalate o ingerite, involontariamente, a distanza di anni si è ammalato di patologie tumorali, come il mesotelioma, il tumore del polmone, della laringe, della faringe, del colon, delle ovaie, che li ha portati alla morte.

Nel 1935 venne fondata a Bari la Fibronit, la cosiddetta fabbrica della morte, che ha ucciso oltre 400 persone tra dipendenti e abitanti, almeno fino al 2006.
Sino al 2009 sono stati rilevati oltre 1200 casi di mesotelioma nella zona di Casale Monferrato.
Uomini che sono stati avvelenati lentamente, perché i tempi di latenza sono molto lunghi e bastano poche fibre per ammalarsi.
Solo dalla metà degli anni ’60 fu confermata la pericolosità dell’amianto.
Neanche la legge 257 del 1992 ha impedito, però, che questo killer, potesse continuare a uccidere.
 Ma grazie alla stessa legge, gli stabilimenti italiani di eternit (Casale Monferrato, Bagnoli, Cavagnolo, Siracusa, Rubiera, Bari) sono stati chiusi.
Tuttavia, sono ancora molti, troppi i siti da bonificare, compresi edifici pubblici e privati e scuole.

La necessità della bonifica per fermare la strage

L’amianto è presente nelle tettoie, nei serbatoi e persino nei pavimenti.
Ucciderà ancora.
Ma, anche se non si può cancellare ciò che è stato, si può evitare ciò che sarà.

Solo la bonifica può fermare la strage e salvare migliaia di vite umane (6.000 ogni anno e 54.000 nei prossimi 9 anni e circa 100.000 per i prossimi decenni). Dati riportati dall’ONA.
L’avv. Ezio Bonanni ha ribadito che nei prossimi dieci anni, a causa delle pregresse esposizioni a fibre di amianto, si registrerà un picco dei casi e purtroppo dei decessi (oltre 50.000), con circa 5miliardi di euro di spese sanitarie che graveranno sulla collettività e a cui si dovranno aggiungere il peso sociale e i costi per le prestazioni previdenziali e assistenziali, con un conseguente “rischio collasso del welfare”.

Come e quando bonificare

“La legge 257  stabilisce che non tutti i privati che possiedono edifici con eternit sono tenuti alla bonifica e allo smaltimento dell’amianto. Tali obblighi scattano solo se l’amianto risulta friabile.

Ma in caso di amianto compatto è sufficiente incaricare un tecnico abilitato alla valutazione del livello di rischio.
Lo smaltimento e la rimozione dell’eternit possono essere affidati esclusivamente alle imprese iscritte nell’apposita sezione speciale dell’albo nazionale delle imprese esercenti servizi di smaltimento dei rifiuti”.

I costi per la rimozione vanno da 8 a 20 euro a metro quadro, a seconda dell’ampiezza della superficie.

I costi per lo smaltimento dell’eternit, invece, variano generalmente tra i 0,2 ai 0,3 euro al chilogrammo.
In ogni caso, il nostro sistema fiscale prevede un “Bonus smaltimento amianto”, che, in presenza di requisiti tassativi fissati dalla legge, concede a coloro che decidono di rimuovere l’eternit un credito di imposta al 65%, suddiviso in tre quote annuali di pari importo.

I beneficiari dell’incentivo sono le persone fisiche e gli enti non commerciali nei limiti del 20 percento del reddito imponibile e i titolari di reddito d’impresa nei limiti del 10 per mille dei ricavi annui.

 

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