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Il rischio amianto nell’industria tessile

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rischio amianto, analisi del respiro

Amianto nell’industria tessile, rischi ancora oggi sottostimati

Il rischio amianto negli stabilimenti tessili è, come si accennava, un problema che gode di una scarsa considerazione tuttavia esistono significative dispersioni di amianto in questi luoghi di lavoro, sottostimando tristemente la casistica di mesotelioma nei lavoratori tessili, almeno fino alla metà degli anni’80.

Prato e Lombardia: la casistica

Secondo quanto stimato da una revisione di casistica dello Sloan Kettering Cancer Center del 1982, i mesoteliomi comparsi in lavoratori tessili non sono neppure sospettati come provocati dall’amianto e sono classificati tra quelli da altre cause.

Il rischio di amianto in Italia nel tessile ha riguardato in primo luogo i cernitori dell’area di Prato, esposti alle fibre di amianto disperse dai sacchi riciclati di iuta e/o di polipropilene.

In aggiunta, probabilmente anche da lane deliberatamente miscelate con amianto negli anni ’70 per motivi commerciali.

Anche le filatrici di seta della Lombardia sono tristemente note per l’esposizione all’amianto disperso dalle coibentazioni e guarnizioni delle tubature.

Risale a tempi recenti l’importante segnalazione che arriva dal Registro Mesoteliomi Toscana. Essa evidenzia infatti la necessità di approfondimento e chiarimento sulle occasioni di esposizione nel comparto tessil,e a causa dei numerosi casi che riguardano il comparto e soggetti afferenti a diverse mansioni.

rischio amianto
rischio amianto

Le macchine tessili e la dispersione di amianto

Quel che risulta è che alcune componenti delle macchine, come le boccole e le guarnizioni, potrebbero aver rappresentato punti di potenziale dispersione.

Soltanto alla scuola pavese di medicina del lavoro si deve tuttavia il primo preciso richiamo al fatto che, tutto il ciclo tecnologico tessile, si è svolto per decenni impiegando amianto in molteplici applicazioni.

La casistica studiata dal Registro Mesoteliomi Lombardia nel triennio 2000-2002, evidenzia l’esistenza di un rischio amianto significativo e diffuso nel settore tessile.

Segnala altresì di come i controlli sul campo abbiano definitivamente confermato e documentato che in questo settore, il rischio amianto ha sicuramente avuto un peso notevole in passato.

Rischio che purtroppo non è ancora completamente abbattuto.

Negli anni tra il 2000 e il 2002 sono stati riscontrati almeno 75 casi manifestatisi in soggetti che avevano svolto mansioni lavorative nel settore tessile.

Una percentuale del 20,2% rispetto a tutti i casi con diagnosi attendibile, è questo lo scenario del rischio amianto nel tessile.

Come funziona il processo produttivo tessile

Esaminare tutto il processo produttivo tessile, per evidenziare le eventuali situazioni capaci di originare dispersioni di amianto nell’ambiente di lavoro, ha rappresentato il punto di partenza.

Nel mirino dell’indagine, il settore filatura e tessitura, in quanto dall’osservazione emergerebbe un rischio relativamente più elevato in queste fasi lavorative.

Dall’osservazione effettuata si evince chiaramente altresì, che indipendentemente dal tipo di fibra lavorata (lana, cotone, seta, fibre artificiali, fibre sintetiche) e dalla fase produttiva (filatura, tessitura, tinto-stamperia, finissaggio) nell’industria tessile l’impiego di amianto era costante ed esteso.

Era presente nelle strutture edilizie, negli impianti e nei macchinari e il suo utilizzo persiste ancor oggi in alcune realtà produttive.

Gli anni ’70 e le strutture edilizie

E’ importante precisare che fino agli anni’70 le strutture edilizie presentavano amianto floccato su quasi tutti i soffitti.

A cosa si doveva tale scelta? Perché riduceva il volume dei fenomeni di condensa del vapore acqueo e abbatteva il rumore grazie alla capacità fonoassorbente del rivestimento che riduceva i fenomeni di riflessioni delle onde sonore.

Tornando al rischio amianto nel settore industriale tessile, tutte le macchine tessili possiedono freni di rallentamento o di arresto.

Essi operavano con guarnizioni in amianto fino all’entrata in vigore delle leggi di messa al bando.

E’ stato rilevato che una macchina in frenata aveva una capacità di dispersione di fibre per attrito particolarmente elevata.

Se pensiamo che in alcune situazioni la macchina operava con frenatura continua, possiamo apporre l’esempio dei telai a navetta utilizzati fino agli anni ’80.

In queste macchine il cilindro portante i fili dell’ordito (subbio) era rallentato nella sua rotazione da due freni a nastro alle estremità azionati da contrappesi che lavoravano in continuo per mantenere in tensione i fili dell’ordito.

Se si considera che in un capannone di tessitura erano in funzione decine di telai, si può intuire l’entità del contributo della frenatura continua all’incremento della concentrazione atmosferica di fibre fini respirabili.

La situazione oggi

Oggi nelle grandi strutture produttive, l’amianto è scomparso dai macchinari come dalle coibentazioni d’impianto e le componenti edilizie sono state bonificate estesamente. Amianto su soffitti e pareti e anche su tratti di tubatura si ritrova ancora in un certo numero di stabilimenti medio piccoli.

Questi edifici, in attesa di bonifica o di ristrutturazione, sono di regola attentamente controllati dagli organi di vigilanza con prescrizione di limitazioni rigorose per ogni intervento potenzialmente capace di provocare dispersioni di fibre.

L’elevata incidenza di mesoteliomi nei soggetti che hanno lavorato nell’industria tessile deve essere attribuita a pregressa esposizione ad amianto negli ambienti di lavoro.

Incredibile viaggio alla scoperta dell’amianto

fibre di amianto
fibre di amianto

Tra segreti millenari e scoperte oscure, l’incredibile storia dell’amianto, un minerale dalle mille virtù e dai misteri avvolti nel tempo, ha accompagnato l’umanità sin dalle epoche più remote. Esploriamo l’inarrestabile ascesa di questo minerale dall’aura “miracolosa” e l’inevitabile discesa, dovuta alla pericolosità delle sue fibre

Incredibile ma vero

L’incredibile storia dell’amianto affonda le sue origini nei ricordi delle antiche civiltà, che ne facevano uso per scopi tanto misteriosi e ritualistici, quanto pratici.

I primi indizi della presenza dell’amianto risalgono a 750.000 anni fa, quando gli archeologi rinvennero le prime fibre in frammenti appartenenti all’età della pietra.

I nostri antenati, con ingegno, impiegarono il minerale in modi straordinari: gli Egizi, tra il 2000 e il 3000 a.C., avvolgevano ad esempio i corpi dei faraoni in amianto per preservarne l’integrità. Stesso uso se ne faceva in Persia per avvolgere le spoglie dei defunti. In Finlandia, circa 300 a.C., si trovano prove dell’uso del minerale per creare utensili resistenti al fuoco, come pentole e contenitori per la cucina.

I Greci, intorno al 4500 a.C., utilizzavano le lunghe fibre di asbesto per tessere capi resistenti al fuoco e perfino per gli stoppini delle lampade e dei sudari dei defunti.

L’origine del termine e le leggende intorno all’amianto

I Greci furono i primi a utilizzare il termine “ἄσβεστος”, “perpetuo“, per via della sua “resistenza al fuoco”.

Altri ritengono che la parola abbia origini latine, da “amiantus”, significante “incorruttibile” “non contaminato” o “non inquinato”. E in effetti, i Romani intrecciavano queste fibre in tessuti che, lavati nel fuoco, emergevano miracolosamente intatti e più bianchi di prima.

Plutarco, nel II secolo d.C., menzionò un tessuto incombustibile, a testimonianza dell’ampio impiego del minerale.

Ma c’è di più.

Antiche storie narrano che gli alberi venivano avvolti in panni di tale fibra per attutire il rumore delle cadute. Cosa che rivela la conoscenza delle sue proprietà isolanti già nell’antichità.

L’incredibile viaggio prosegue: Crociate e Medioevo

Conosciuto per la sua resistenza al fuoco, l’amianto ha affascinato personalità storiche di spicco. Carlo Magno, nel 755, commissionò una fantasmagorica tovaglia di amianto per evitare che si bruciasse durante gli incendi accidentali nelle sue feste. L’imperatore si divertiva altresì a stupire gli invitati, gettando la tovaglia tra le fiamme, per poi estrarla intatta, creando un’aura di magia e mistero tra i commensali.

Anche lui, come gli antichi Egizi, avvolgeva i corpi dei generali defunti in sudari di amianto.

Durante la prima Crociata, nel 1095, i cavalieri europei utilizzavano sacchi di amianto incendiati come arma, lanciandoli sulle mura delle città assediate.

Persino Marco Polo, nel suo resoconto “Il Milione”, descriveva l’uso dell’amianto in Cina per tessuti resistenti al fuoco, sfatando il mito che il minerale provenisse dai capelli di una leggendaria salamandra.

Leggende e credenze: l’incredibile lana di salamandra

La leggenda della salamandra, animale capace di sfidare il fuoco, contribuì a battezzare l’amianto come lana di Salamandra”. Questo mito, presente anche nelle narrazioni di Leonardo da Vinci, alimentò credenze e racconti intorno alle straordinarie capacità del minerale.

L’Amianto nei medicamenti e nelle società scientifiche

Il 1600 vide il naturalista Boezio utilizzare l’amianto nella medicina, con una ricetta per unguenti curativi. L’ingrediente rimase parte dei farmaci fino al 1960, con preparati per la sudorazione dei piedi e per otturazioni dentarie.

La Royal Society of England, tra il 1660 e il 1700, pubblicò documenti che descrivevano l’utilizzo dell’amianto in prodotti come camicie e abiti.

Il minerale, portato in Inghilterra da Benjamin Franklin nel 1725 sotto forma di una “borsa ignifuga”, continuò a influenzare la storia e la scienza con la sua presenza straordinaria.

La Rivoluzione Industriale

Alla fine del XIX secolo, l’epoca del vapore, l’asbesto fece il suo ingresso trionfante sostituendo materiali come la lana, il cotone e la gomma in applicazioni che richiedevano elevata resistenza al fuoco, al calore, agli agenti chimici e all’abrasione. Questo minerale venne celebrato come un materiale miracoloso, grazie alla sua filabilità unita all’incombustibilità e resistenza alle varie aggressioni. In aggiunta, era particolarmente economico…

Vigili del fuoco
Vigili del fuoco

L’incredibile ascesa del minerale in Europa

L’uso del “killer invisibile” crebbe costantemente in Italia: dal 1770, con la scoperta della carta di amianto, al 1800, quando il Governo utilizzò questa materia per le sue banconote.

Contemporaneamente, il minerale trovò impiego nell’industria manifatturiera tessile. Guanti ignifughi, prodotti tessili e di carta divennero realtà grazie al minerale proveniente dalla Valmalenco, una delle prime zone minerarie di amianto al mondo.

In Francia, Austria e altrove, i pompieri parigini, già negli anni ‘50 del XIX secolo, indossavano giacche e caschi ignifughi realizzati in amianto. La Francia e l’Austria avviarono la produzione di cemento-amianto e vernici ignifughe. Nel frattempo, negli Stati Uniti, Henry Ward Johns introdusse il minerale nella produzione di coperture, incrementando notevolmente le sue applicazioni.

Il boom mondiale e le innovazioni tecnologiche

La scoperta di nuovi tipi di amianto nel mondo, come il crisotilo in Canada, Swaziland e dallo Zimbabwe, l’asbesto blu in Scozia, l’antofillite in Finlandia, l’amosite nel Transvaal e Sudafrica, portò ad un boom dell’industria mineraria. Gli australiani iniziarono l’estrazione nell’anno 1880, mentre in Germania si ottenne il primo brevetto per la fabbricazione di lastre di cemento amianto nel 1899.

Il minerale si diffuse anche nell’industria automobilistica, con le prime guarnizioni per freni realizzate nel 1896. In Austria, nel 1900, furono prodotte guarnizioni ad alta pressione. La sua versatilità e la facilità di lavorazione lo resero insomma protagonista indiscusso dell’epoca industriale.

Nel primo decennio del 1900, la produzione di amianto conobbe una crescita esponenziale, sfiorando le 30.000 tonnellate annue globali.

Nel 1910, gli Stati Uniti divennero il maggiore consumatore globale, assorbendo il 43% della produzione di amianto.

Per via delle sue caratteristiche, a seguito di un incendio nella metropolitana di Parigi, verificatosi nel 1903, si utilizzò asbesto “non filato” per la produzione di materiali ignifughi. La soluzione presto si diffuse anche a Londra e trovò impiego nella coibentazione del transatlantico Queen Mary nel 1932.

L'incredibile storia dell'amianto: Eternit
L’incredibile storia: Eternit

L’incredibile storia italiana

L’Italia abbracciò rapidamente la produzione del miracoloso minerale. Nel 1907, a Casale Monferrato nacque il primo stabilimento Eternit, nome coniato da Ludwig Hatschek per una speciale miscela di cemento e amianto. Casale Monferrato divenne presto il più grande impianto europeo di produzione di Eternit, impiegando oltre 5.000 persone. L’utilizzo dell’amianto si diffuse: tubazioni per l’acqua, fioriere urbane e, dal 1933, le lastre ondulate Eternit divennero essenziali nelle costruzioni.

Le prime scoperte sulla tossicità: la scoperta dell’acqua calda

Nonostante il minerale sia stato impiegato largamente in tempi recenti, a dire il vero gli effetti nocivi si conoscevano già dall’antichità. Ciononostante, in nome del “Dio denaro”, si è preferito tacere sui rischi. Facciamo un salto nel passato.

Greci e Romani annotarono gli effetti nocivi sulla salute dei lavoratori. Strabone e Plinio il Vecchio documentarono malattie polmonari e segni di sofferenza tra gli operai. Tuttavia, ci vollero secoli prima che gli scienziati identificassero la causa di queste malattie. Nel 1897, un medico austriaco collegò i problemi polmonari all’inalazione della polvere di amianto. L’Inghilterra, già dal 1833, aveva iniziato a ispezionare le fabbriche di amianto per proteggere i lavoratori. Un rapporto del 1898 descrisse danni polmonari diffusi tra i lavoratori. Nel 1906, a Londra, fu registrato il primo decesso per insufficienza polmonare legata all’amianto.

La sentenza storica di Torino

Un momento cruciale fu la sentenza del tribunale di Torino nel 1906, riconoscendo la nocività dell’amianto. Il giornale “Il Progresso del Canavese e delle Valli Stura” sostenne i lavoratori dell’amianto, citando la correlazione tra la lavorazione del minerale e un elevato numero di morti e malattie. La sentenza confermò la validità delle rivendicazioni dei lavoratori, sancendo la pericolosità della lavorazione dell’amianto. Tuttavia, la produzione globale di amianto proseguì, accelerando durante la Seconda Guerra mondiale per compensare la perdita di produzione dovuta alla ricostruzione postbellica. Nonostante i segnali precoci di pericolo, l’industria insomma continuò la sua ascesa inesorabile.

La storia turbolenta dell’amianto si dipana tra i secoli, raccontando di una lunga lotta tra verità “nascoste” e il coraggio di chi osò sollevarsi contro il silenzio. In Italia, il minerale è bandito grazie alla legge 257/1922, eppure i suoi effetti continuano a sentirsi ancora. Ma di questo parleremo nella prossima puntata…

Amianto sulle navi e i rischi per i marinai

amianto
amianto

Continua l’incubo amianto per i marinai, nonostante in legge 257/1992

La legge sopra citata vieta in maniera assoluta l’utilizzo dell’amianto in ogni settore produttivo

Sul database Pubmed è presente una lunga revisione che evidenzia come la ricerca attuale risulti lacunosa, almeno in parte, della considerazione del fatto che un marinaio trascorra la giornata lavorativa in nave e che questa, dovrebbe rispettare sempre tutti i parametri di sicurezza e incolumità per la sua salute.

Se, infatti, un lavoratore medio trascorre sul luogo di lavoro un tempo compreso tra le 8 e le 10 ore, la categoria dei marinai mercantili vive totalmente la giornata sul posto di lavoro, cioè a bordo.

Fibra killer tempo di rilascio

La caratteristica del rilascio di asbesto, o meglio delle fibre d’amianto, è individuata in una capacità di rilascio continua e, quindi, anche notturna, e può essere stimolata sia da qualsiasi tipo di riparazione navale che avviene durante il viaggio, sia dalle naturali vibrazioni, provocando una pericolosa esposizione da inalazione.

La polvere contenente asbesto può essere rilasciata dai pannelli della paratia non solo durante l’installazione, ma anche durante le riparazioni o in qualsiasi periodo in cui il nucleo del pannello è disturbato. 

L’amianto negli involucri dei macchinari, negli isolamenti dei blocchi, nel cemento-amianto e nei rivestimenti isolanti in amianto preformati, compresi i tubi del vapore, le flange e le valvole, e le piastrelle di amianto vinilico per coperture e pavimentazioni, sono tutte fonti di amianto trovato a bordo delle navi” scrive la ricerca citata. 

Quando la nave è in mare, quindi, lo sfaldamento e la rottura dovuti alle vibrazioni dovute ai movimenti della nave possono rilasciare fibre da una qualsiasi di queste fonti.

L’amianto nelle imbarcazioni mercantili si trova ovunque, così come si legge nella revisione presente sul database Pubmed dalle giunzioni delle paratie negli spazi abitativi, così come veniva utilizzato per isolare tubazioni d’acqua calda e vapore, oltre che in parti di macchinari utilizzati a bordo delle navi.

Amianto navi
Amianto navi

Non parliamo di elementi rari e/o sconosciuti ma di quelli che comunemente chiamiamo pannelli isolanti, pannelli di rivestimento o, infine, pannelli in fibra.

Secondo quanto accaduto alla corte d’appello di Venezia, e probabilmente come purtroppo spesso accade, i lavoratori chiamati a bordo non vengano informati sui reali rischi della professione, secondo invece, quanto stabilito dal decreto del 1956 n.303  per cui è necessario rendere “edotto” il lavoratore preso in incarico sulle condizioni in cui si dovrà operare.

Amianto: i rischi per la salute

Parlare dei rischi di inalazione del killer silente si traduce nel chiarire che andiamo incontro a quelle che definiamo malattie respiratorie occupazionali.

Il mesotelioma pleurico maligno è un tumore raro che nasce dalle cellule mesoteliali che rivestono la superficie delle sierose nella maggior parte dei casi, la partenza è pleurica.

Il fattore principale di rischio individuato dalla comunità scientifica è l’esposizione lavorativa e/o ambientale all’asbesto.

Tornando alla revisione citata si rileva che i marittimi finlandesi che hanno assistito all’insorgere di cancro ai polmoni arriva a una percentuale rilevante in quanto il campione preso in esame era composto da 30.940 marittimi finlandesi maschi e circa 12.000 donne che tra il 1967 e il 1992 hanno svolto attività lavorativa a bordo delle navi all’amianto.

Il mesotelioma si è verificato sia nell’equipaggio della sala macchine che nell’equipaggio di coperta.

Nelle donne di mare, l’incidenza complessiva del cancro al polmone era significativamente elevata (61 casi osservati contro i 24 attesi).

Gli autori hanno concluso: “…è probabile che l’esposizione professionale all’amianto tra i marittimi causi un eccesso di mesotelioma… “

La lotta all’amianto e la cooperazione internazionale

lotta all'amianto
lotta all'amianto

La lotta all’amianto inizia la sua storia negli anni ’90

La Direttiva della Commissione 1999/77/CE stabilisce il divieto dell’amianto nell’Unione Europea da attuare entro il 2005 in tutti i venticinque Stati membri di allora

Cosa accadeva in Italia: la legge 257/92

Approvata nell’anno 1992 la legge nazionale italiana determinava un’inversione di tendenza rilevante, dato che il nostro Paese ha rappresentato un tassello importante di produzione e utilizzo di amianto in Europa per tutto il XX secolo.

Iniziava così una nuova fase indirizzata, stavolta, oltre che a intervenire in maniera multisettoriale, ad accrescere informazione e consapevolezza dei rischi sulla salute dell’uomo del materiale e avviando una lunga fase, ancora in corso, di sostituzione dell’amianto industriale.

La lotta all’amianto oggi in Italia

Negli ultimi tre decenni, le azioni preventive e gli interventi di sostituzione sono aumentati, compreso il coinvolgimento delle parti interessate. 

L’integrazione delle politiche ambientali e sanitarie a livello nazionale, regionale e locale è stata finora incompleta, a causa di un’ampia gamma di situazioni critiche, tuttavia il processo è in atto in tutto il Paese.

Le comunità esposte all’amianto

Prevenire le patologie associate all’esposizione dell’amianto è diventato uno dei principali obiettivi della cooperazione scientifica italiana (e internazionale) che sposando la visione dell’equità sanitaria, si impegna a contrastare le diseguaglianze sanitarie e che, purtroppo, colpiscono alcune categorie di persone esposte all’amianto in quei Paesi (e non solo) che ancora oggi usano l’asbesto imbracciando così una lunga lotta all’amianto.

La messa al bando dell’amianto e la lotta all’amianto rientrano in un quadro generale di un nuovo approccio alla sanità pubblica per cui l’Italia si impegna a contribuire agli sforzi nazionali di altri Paesi affinché si possa informare e prevenire i danni dell’amianto.

lotta all'amianto
lotta all’amianto

La lotta all’amianto e la cooperazione scientifica

E’ in questo contesto che l’ISS ha costituito una rete di cooperazione scientifica con l’America Latina ancora coinvolta nel processo di produzione del materiale dichiarato dalla comunità scientifica “tossico“, cancerogeno per la salute umana.

L’ultimo decennio è stato spettatore di un forte ampliamento della rete di cooperazione coinvolgendo competenze multidisciplinari con l’obiettivo di sviluppare attività di ricerca, formazione e divulgazione sull’asbesto.

Italia, Brasile, Colombia, Bolivia ed Ecuador al centro di un lungo programma di attività cooperative internazionali, facendo numerose tappe coordinate dalla Società Internazionale di Epidemiologia Ambientale (ISEE) con congressi e convegni in Irlanda (2009), Spagna (2011), Stati Uniti (2014), Brasile (2015) e Italia (2016). 

La lotta all’amianto in questo modo, e grazie al sostegno della comunità scientifica internazionale, si conferma come attore determinante e fondamentale per sostenere gli sforzi nazionali singoli e affrontare insieme gli aspetti più critici dell’amianto.

La cooperazione internazionale, in questo senso, rappresenta un fattore chiave per intraprendere e garantire l’efficacia della lotta all’amianto in ciascun Paese.

Sono ancora numerosi i Paesi in cui si produce e si consuma l’amianto ai danni, così, della salute di una fetta ingente di popolazione mondiale.

Lotta all’amianto: i dati

Stando ad alcuni dati presenti sull’International Journal of Enviromental Research and Public Health, negli ultimi due decenni, nonostante la produzione globale di amianto sia diminuita, parliamo ancora di una produzione globale che si aggira intorno ai 2.000.000 di tonnellate all’anno estratte dalle industrie multinazionali e nazionali dell’amianto.

 Il commercio internazionale delle fibre di amianto crisotilo e dei prodotti contenenti amianto non è stato ancora regolamentato, nonostante l’evidenza scientifica della cancerogenicità dell’amianto per l’uomo dimostrata e valutata dalle monografie IARC per diversi decenni.

Un approccio efficace alla salute pubblica richiede quindi un quadro politico multisettoriale che promuova la sostenibilità della produzione industriale e del consumo di sostituti dell’amianto, nonché la riduzione dell’uso di sostanze chimiche pericolose, per difendere la salute pubblica e la protezione dell’ambiente, in accordo con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) dell’Agenda 2030 per lo sviluppo delle Nazioni Unite.

Malpensa, amianto vicino al nuovo tratto ferroviario

Bonifica
Bonifica

Scoperta una copiosa quantità di materiale contenente amianto in prossimità del tracciato della nuova ferrovia Gallarate – Malpensa T2, che è in fase di costruzione. Racchiusi in decine di sacchi, ora dovranno essere smaltiti negli appositi impianti. La notizia è stata riportata dalla stampa locale.

ferrovie malpensa

A farsi carico dello smaltimento dovrà essere la ditta che sta eseguendo i lavori. Il ritrovamento era stato fatto alcuni giorni fa, durante il taglio di alcuni alberi che appunto avevano tenuto nascosti i materiali per anni. Si ipotizza infatti che si tratti di un vecchio sversamento abusivo e che il materiale risalga agli anni Ottanta-Novanta. Amianto abbandonato dunque circa trent’anni fa, forse poco prima dell’entrata in vigore del divieto.

Amianto abbandonato, non solo Malpensa: molti casi in Italia

L’abbandono di amianto, nonostante le norme stringenti e i fondi che spesso sono messi a disposizione dagli enti locali per le bonifiche e gli smaltimenti, continua ad essere un fenomeno diffuso in Italia. Il Comune di Palermo, ad esempio, ha dovuto istituire un servizio ad hoc contro gli abbandoni.

L’Osservatorio nazionale amianto, con il suo presidente avv. Ezio Bonanni, lottano da sempre contro l’inquinamento e sostengono che siano urgenti ulteriori misure per accelerare le bonifiche. Purtroppo continuano ad apparire ogni giorno notizie di amianto abbandonato in ogni parte d’Italia, dal nord al sud. Ieri era Palermo, altre volte la Terra dei Fuochi, oggi è Malpensa; nessun territorio è risparmiato dalla piaga dell’amianto e dell’inquinamento.

Amianto, morte e inquinamento: servono le bonifiche

Dove c’è l’amianto, ci sono malattie e morte, perciò, anche in questo caso, deve valere il principio di precauzione. Non è più il tempo di parlare, bisogna agire al più presto” – afferma Bonanni, che è anche l’autore del Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022.

L’ONA inoltre ha istituito e messo a disposizione di tutti l’App Amianto da cui si possono vedere dove si trovano ancora i siti contaminati ed è possibile fare segnalazioni. L’associazione inoltre fornisce informazioni e consulenza gratuita al numero verde 800 034 294.