22.9 C
Rome
domenica, Agosto 2, 2026
Home Blog Page 149

Bonus amianto 2024, incentivi rimozione e smaltimento

Bonus Amianto
Bonus Amianto, Credits: Pixabay

L’amianto è ancora oggi largamente presente, nonostante la legge ne abbia bandito l’utilizzo e la commercializzazione. Purtroppo, il suo ampio utilizzo negli anni passati non ha potuto garantire una tempestività nella rimozione e bonifica degli edifici per i quali è stata utilizzata questo materiale. Lo Stato, per incentivare e accelerare lo smattellamento e il conseguente smaltimento dei residui di amianto negli stabili costruiti precedentemente alla messa in vigore della legge del 1992, ha rinnovato alcuni bonus edilizi.

Bonus Amianto
Bonus Amianto, Credits: Pixabay

L’Agenzia delle Entrate ha confermato la detraibilità delle spese sostenute per interventi di ristrutturazione ai fini della rimozione, smaltimento e conseguente bonifica dell’amianto. In questo articolo, analizzeremo in cosa consistono i bonus edilizi per la rimozione dell’asbesto, nonché la pericolosità di questa sostanza cancerogena e le conseguenze che può avere sulla salute pubblica e l’ambiente.

Bonus amianto: cos’è e come richiederlo

La presenza di amianto all’interno di un edificio adibito ad uso abitativo costituisce un potenziale pericolo per chi ne risiede al suo interno, nonché per l’ambiente. Per questo motivo, è importante denunciare la presenza di asbesto quando se ne viene a conoscenza e procedere con il corretto iter di smaltimento. In queste situazioni, lo Stato cerca di incentivare la rimozione di eternit con bonus edilizi.

L’Agenzia delle Entrate, infatti, anche per il 2024 ha prolungato il cosiddetto “bonus amianto“. Si tratta di un incentivo fiscale che promuove le opere di ristrutturazione in tutti quegli edifici nei quali è stata accertata la presenza di amianto. L’agevolazione consiste in una detrazione fiscale con aliquota al 50%, da calcolare su un tetto di spesa pari a 96mila euro e fruibile in 10 rate annuali di pari importo. Nel 2025 è già stato prospettato un abbassamento dell’aliquota al 36% e del tetto di spesa a 48mila euro.

La richiesta per gli “incentivi amianto”

La richiesta dell’attivazione del bonus è molto semplice. Basterà conservare la documentazione relativa ai lavori effettuati e il modulo di smaltimento amianto che verrà rilasciato dalla ditta incaricata per fare domanda attraverso la procedura informatica. È bene notare che in alcuni casi per accedere al bonus è necessario fare richiesta prima dell’inizio dei lavori. Inoltre, come precisato dall’Agenzia delle Entrate, gli interventi di bonifica compresi nell’agevolazione possono essere effettuati indipendentemente dalla categoria edilizia in cui gli stessi rientrano e a prescindere dalla realizzazione di un intervento di recupero del patrimonio edilizio.

Il bonus amianto può essere usufruibile anche in concomitanza all’applicazione dell’Ecobonus e del Superbonus. In questo modo, può rientrare nelle spese, a fronte di un miglioramento termico, la rimozione dell’amianto accessoria e propedeutica alla realizzazione della nuova copertura e alla corretta coibentazione. Lo stesso vale anche in caso di installazione dei pannelli fotovoltaici, qualora il rivestimento esterno dell’edificio interessato risulti contaminato da eternit.

Bonus Amianto
Bonus Amianto, Credits: Pixabay

Perchè è importante smaltire e bonificare l’amianto?

La rimozione e il conseguente smaltimento e bonifica dell’amianto è importante, non solo a tutela della salute pubblica, ma anche verso l’ambiente. Questo materiale dagli Anni ’50 è stato, infatti, ampiamente impiegato nei lavori edilizi, specie nella ristrutturazione del dopoguerra. All’epoca il suo utilizzo appariva un’innovazione, ma con il passare del tempo si è presa consapevolezza della sua pericolosità. A seguito della messa in vigore della Legge 257/92 è stato vietato l’utilizzo, e quindi la commercializzazione, di questo materiale. Un passo alla volta, si è iniziato a precedere anche alla sua bonifica. Le fibre di asbesto, infatti, soprattutto attraverso l’inalazione possono provocare patologie gravi a lunga latenza.

Questo materiale, infatti, allo stato friabile diventa deleterio per l’ambiente e la salute pubblica, in quanto le fibre e polveri che vengono provocate vengono aerodisperse attraverso gli agenti atmosferici. Essere esposti per lunghi periodi a questa sostanza può causa gravi danni alla salute umana, oltre che all’ambiente, flora e fauna. Tra le peggiori conseguenze dell’esposizione ad eternit c’è il mesotelioma pleurico. Si tratta di un tumore maligno che colpisce le cellule che compogono il mesotelio, il sottile rivestimento dei polmoni. La ricerca ancora sta indagando per allungare le aspettative di vita dei pazienti affetti.

L’amianto è anche nemico dell’ambiente, in quanto potrebbe impedire il regolare sviluppo di flora e fauna, oltre ad incrementare l’inquinamento atmosferico, e non solo. Nella lotta contro l’amianto è impegnato da anni l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, occupandosi della tutela legale di coloro che hanno subito le conseguenze delle esposizioni ad amianto, nonché dei loro eredi.

I telefoni cellulari nuociono alla salute?

Uso intensivo dei cellulari
I telefoni cellulari nuociono alla salute? I giovani lo utilizzano quattro ore al giorno

L’UTILIZZO INTENSO DEI TELEFONI CELLULARI NON SMETTE DI DESTARE PREOCCUPAZIONE. L’APPRENSIONE È LEGATA SOPRATTUTTO ALL’AUMENTO DELLE ORE CHE OGNI GIORNO SPENDIAMO NELL’USO DI QUESTI APPARECCHI, ORMAI DIVENUTI INDISPENSABILI PER SVOLGERE MOLTE OPERAZIONI.

Quale è il rischio cui siamo sottoposti?

Il nostro corpo con l’utilizzo del cellulare è sottoposto all’assorbimento dell’energia dei campi elettromagnetici ad alta frequenza, che servono a trasmettere voce o dati. I cellulari e i tablet utilizzano onde a radiofrequenza (RF) non ionizzanti, con le quali inviano segnali ai ripetitori più vicini.

Le RF scaldano i tessuti corporei, reazione che notiamo facilmente quando effettuiamo una chiamata di molti minuti. Esiste un parametro, denominato SAR, ossia tasso di assorbimento specifico, che indica l’energia assorbita dal corpo per chilogrammo in un certo lasso di tempo.

Cellulare
Un uso intenso quotidiano del cellulare e di altre apparecchiature elettroniche può creare problemi alla salute

Quali sono i parametri da tenere in considerazione?

L’Ufficio federale tedesco per la protezione dalle radiazioni Bfs, che è preposto alla sicurezza dell’uomo e dell’ambiente dai danni da radiazioni ionizzanti e non, afferma che, per non andare incontro a rischi per la salute, il SAR non deve superare i 2 watt per chilogrammo. Lo stesso limite è raccomandato dal 1998 anche dalla Commissione Internazionale per la protezione da radiazioni non ionizzanti (ICNIRP).

I cellulari sono tutti uguali?

I cellulari moderni rispetto ai cellulari di prima generazione sottopongono senza ombra di dubbio a rischi minori. Il sito web del Bfs mette a disposizione un censimento con circa 3.900 telefoni cellulari, alcuni anche attualmente sul mercato, in cui sono indicati i valori di SAR.

Onde
Un modello di onde a radiofrequenza

Cosa ci dice la scienza?

Secondo i dati dell’Airc, Fondazione per la Ricerca sul Cancro, studi epidemiologici retrospettivi e prospettici non hanno dimostrato una correlazione certa tra uso dei cellulari e tumori cerebrali nella maggior parte dei casi seguiti. È stato invece riscontrato un incremento del rischio di neurinoma del nervo acustico, tumore benigno che interessa il nervo che collega l’orecchio al cervello.

In mancanza di un parere univoco sulla questione, le raccomandazioni da parte di medici e scienziato sono:

· diminuire l’esposizione a onde RF mediante l’uso degli auricolari;

· nei momenti di inattività non tenere il cellulare nella tasca o nelle immediate vicinanze;

· ridurre al minimo l’utilizzo di cellulari e tablet nei bambini

Tumori al cervello
Prosegue senza soste la ricerca sulla connessione tra onde a radiofrequenza e tumore la cervello

L’innalzamento di esposizione ai campi elettromagnetici

Dall’Europa non arrivano notizie confortanti. Il Parlamento UE ha approvato l’aumento dei limiti di esposizione ai campi elettromagnetici a radiofrequenza da 6 a 15 volt per metro. L’ISDE, l’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente, ha fatto sentire la propria voce, sottolineando come già i parametri adottati dalla attuale normativa di 6 volt per metro, non siano del tutto sicuri ed esprime il proprio sconcerto per l’innalzamento proposto. Medici e scienziati dell’ISDE hanno evidenziato i numerosi effetti negativi di questa scelta anche sulla vita di tutti i giorni, come disturbi del sonno, la mancanza di concentrazione e l’insorgenza di problemi comportamentali nei bambini.

campi elettromagnetici
Un grafico di spettro elettromagnetico

Mesotelioma: casi in costante aumento nelle zone industriali d’Italia

L'avv. Ezio Bonanni, presidente ONA parla al convegno alla Camera dei Deputati
L'avv. Ezio Bonanni, presidente ONA, tutti contro l'amianto. Convegno alla Camera dei Deputati

Alta l’incidenza dei casi di Mesotelioma in Piemonte, Lombardia, Liguria e Abruzzo. L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) ottiene il riconoscimento per il caso di Luigi Vitullo. Alla vedova, accreditata la rendita vitalizia INAIL e liquidata la pensione INPS.

Amianto: l’impegno del presidente ONA, avv. Ezio Bonanni

L’amianto è un killer pericolosissimo che continua a mietere e affliggere le vite di tante persone e dei loro familiari. Malattie professionali, esposizioni domestiche o casuali, continua ad affermare la sua spietatezza non guardando in faccia ai malcapitati. In maniera per così dire democratica, uccide sempre, comunque e dovunque. Sulla gravità della situazione presente ancora in Italia circa la presenza di amianto, si batte da anni lavv. Ezio Bonanni. Il presidente dell’ ONA, con il suo impegno legale e non solo, è riuscito a ottenere la condanna a carico dell’INPS, per ciò che attiene il caso del Sig. Luigi Vitullo, ottenendo l’accredito delle maggiorazioni contributive per l’amianto.

L’avv. Bonanni ha, infatti, ribadito e sottolineato in una recente intervista, l’importanza e la necessità nel nostro Paese di attivare azioni di bonifica amianto. Il materiale cancerogeno e mortale è infatti ancora troppo presente in molte strutture, luoghi pubblici e ambienti di lavoro.

«È necessario quindi bonificare, a partire dalle scuole, ce ne sono quasi 2.500 ancora in Italia con l’amianto. Poi sono necessarie ulteriori procedure, non solo per i militari, in particolare per coloro che sono in servizio nella Marina Militare, ma anche nell’edilizia e nei settori più vari», ha affermato Bonanni.

L’avvocato dunque ha sostenuto che oltre alla rendita INAIL, che spetta ai familiari delle vittime da malattia professionale, è importante innanzitutto assicurare l’avvio delle bonifiche delle aree con presenza di amianto e assicurare una giusta tutela sanitaria oltre che giudiziaria.

Mesotelioma: le aree ad alto rischio

Sono le regioni più industrializzate a registrare una maggiore presenza di casi di Mesotelioma, la più grave forma di cancro dovuta all’esposizione all’amianto. In particolare, la Liguria, la Lombardia, il Piemonte.

L’indagine effettuata sulle regioni ha evidenziato un alto tasso di incidenza di Mesotelioma Pleurico. Sono molte le storie di cui possiamo portare esempio. Tra i casi di rilievo quello di Antonio Dal Cin, finanziere, che grazie alla sua forza è riuscito ad arrestare il decorso della malattia, evitando così la morte. La signora Paola Santospirito, che si ammalò per aver inalato le fibre di amianto residue sulle tute da lavoro del marito, in servizio nella Marina Militare Italiana.

La maggior parte dei casi di vittime di amianto, che si sono ammalate di mesotelioma in Liguria, hanno in comune i cantieri navali, con le loro navi cariche di amianto. Vale la pena citare, ancora, lo stesso colonnello dell’Esercito Italiano Carlo Calcagni, riconosciuto anch’egli come Vittima del Dovere, per aver inalato nanoparticelle di metalli pesanti e radioattivi.

Un’amara vittoria legale

Il caso più recente però, è la drammatica storia di Luigi Vitullo, morto di mesotelioma pleurico epitelioide all’età di 54 anni. La vittima ha respirato polveri e fibre di amianto ininterrottamente per ben undici anni, dal 1976 al 1987. La vedova del deceduto, operaio generico inizialmente non riconosciuto come Vittima del Dovere, ha ottenuto giustizia grazie al sostegno del suo legale l’avv. Ezio Bonanni e dell’ONA.

L’ ONA infatti è intervenuto a favore del malcapitato e dei suoi cari, ed è riuscito a ottenere il riconoscimento, dapprima della rendita INAIL in favore della vedova Vitullo e, quindi, della condanna a carico dell’INPS da parte della Corte di Appello dell’Aquila. L’ente dovrà per questo ricostituire la posizione contributiva della vittima e liquidare la giusta reversibilità alla vedova, la sig.ra Antonietta Cicchini. In tutto si tratterebbe di una rendita vitalizia di circa 12mila euro l’anno. Quindi, di 60mila euro di arretrati.

Garantire i diritti dei più deboli

Grazie all’azione legale dell’avv. Ezio Bonanni, che ha presentato ricorso, giustizia è stata dunque fatta. Questa sentenza è un forte richiamo all’impegno e alle responsabilità che di fronte alla drammaticità di queste situazioni le istituzioni tutte devono perseguire. Il loro primario interesse deve essere dunque quello di garantire la protezione e il sostegno alle vittime di amianto.

Ricordiamo come da anni l’ONA è al pieno servizio dei più deboli, con un servizio di consulenza che accoglie continuamente segnalazioni di amianto, disponendo di un sito dall’alto contenuto informativo sui rischi e sulle malattie asbesto correlate, e di un numero verde sempre attivo all’ 800 034 294.

Amianto sulle navi: ONA ottiene giustizia per Raia

nave Costa, esposizione
nave Costa

NELLE NAVI, L’ESPOSIZIONE ALL’AMIANTO HA RAPPRESENTATO PER ANNI UN PERICOLO SILENZIOSO PER LA SALUTE DEI LAVORATORI. IL MINERALE È STATO AMPIAMENTE UTILIZZATO PER VIA DELLE SUE PROPRIETÀ E VERSATILITÀ. GRAZIE ALL’OSSERVATORIO NAZIONALE AMIANTO (ONA), IL SIG. RAFFAELE RAIA, FORTUNATAMENTE SOPRAVVISSUTO AL KILLER SILENTE, HA OTTENUTO GIUSTIZIA

Legge che fai, esposizione che resta

Nonostante il divieto assoluto imposto dalla legge italiana 257/1992 sull’utilizzo dell’amianto in tutti i settori, quindi anche quello navale, emergono dati allarmanti che mettono in discussione l’efficacia di tali normative: l’esposizione non è ancora finita. 

La Convenzione internazionale Solas, che regola la sicurezza in mare, ha vietato l’uso del pericoloso minerale sulle navi mercantili solo negli ultimi dieci anni. Tuttavia, molte delle navi in servizio sono state costruite prima di questo divieto e ancora contengono questo elemento. 

Il VII rapporto ReNaM

Nave di Costa Armatori: il Sig. Raia si è ammalto di ispessimenti pleurici per aver respirato amianto sulle navi

Secondo il VII rapporto ReNaM, dal 1993 sono registrati oltre 2mila casi di mesotelioma tra i lavoratori del settore del trasporto marittimo, dei cantieri navali e della Difesa. 

In aggiunta, visti i lunghi tempi di latenza fra l’esposizione e l’insorgenza della malattia, c’è chi si ammala ancora oggi, dopo qualche decennio.

Questo è il caso di Raffaele Raia, (79 anni) operaio manutentore impiegato per oltre quarant’anni sulle navi della marina mercantile e per Costa Armatori, che si è ammalto di “ispessimenti pelurici”.

L’INPS ha contestato la durata dell’esposizione, fermandosi al 1992, senza riconoscere il periodo successivo svolto con le stesse mansioni, nello stesso ambiente di lavoro e senza che le navi fossero state bonificate. L’ente aveva pertanto rifiutato di riconoscere la rivalutazione e l’adeguamento della prestazione pensionistica e la ricostituzione della posizione contributiva, in godimento dei benefici ex art. 13, comma 7 della legge 257/92. 

Grazie al ricorso al Tribunale di Torre Annunziata, dell’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), il sig. Raia, ha finalmente ottenuto giustizia. Il giudice ha concesso i benefici spettanti oltre a una liquidazione su tutti i ratei maturati dal dicembre 2020. La sentenza rappresenta un importante punto di partenza per un cambiamento tangibile nella cultura della sicurezza del lavoro, affinché nessun altro lavoratore debba lottare per ottenere i propri diritti fondamentali.

Il Caso del Sig. Raia: storia di un’ordinaria esposizione

Il Sig Raffaele Raia esposto all’amianto durante la sua carriera lavorativa per oltre quarant’anni

Raffaele Raia, originario di Torre del Greco (NA) è stato esposto a fibre e polveri di amianto, per oltre quarant’anni, (dal 1961 al 2003), sia durante le attività di imbarco sulle unità navali della marina mercantile sia prestando servizio come dipendente al servizio di Costa Armatori S.p.A.. Nello specifico, il sig. Raffaele svolgeva mansioni di operaio, prima motorista poi meccanico e successivamente tornitore. Attività che determinavano sia un’esposizione diretta sia indiretta, dal momento che gli ambienti erano contaminati dalle polveri e dai rivestimenti che si aerodisperdevano.

Utile ricordare che fino agli anni ‘80, l’amianto regnava sovrano nei cantieri navali, trovando impiego in una vasta gamma di componenti soggetti a calore e tensione. Era utilizzato come componente essenziale dei rivestimenti, degli interni, degli arredi, sotto forma di coibentazione della sala macchine, dei motori, di tutte le tubazioni, era spruzzato alle pareti per isolarle e insonorizzarle, nei locali pompe, nonché commercializzato sotto forma di materiali vari, quindi caricato, stivato e trasportato dalle navi. Le officine erano costituite da uno stanzino aperto, senza finestre. In questi ambienti erano presenti tubi rivestiti in amianto. E l’amianto era presente anche nella cabina che ospitava Raffaele. Impossibile sfuggire al pericoloso “killer silente”. In aggiunta, Raia utilizzava DPI (dispositivi di protezione individuale) come guanti e grembiuli, intessuti di amianto per proteggersi dall’elevato calore. Il lavoratore era andato in pensione nel 2008 e dopo undici anni, nel 2019, era emersa una patologia asbesto correlata, accertata dall’INAIL nel marzo del 2020. L’ex dipendente aveva pertanto chiesto l’adeguamento dei ratei della pensione di godimento ai sensi della normativa vigente. Oggi giustizia è fatta.

Ma si è davvero concluso il triste capitolo amianto?

 

Inquinamento atmosferico: come tutelare la salute

Inquinamento atmosferico
Inquinamento atmosferico, fabbriche, fumo Credits: Pixabay

L’inquinamento atmosferico tende a divenire una questione sempre più urgente. Non basta la sensibilizzazione su questo tema a risolvere il problema stesso. Ma c’è bisogno di azioni e anche abbastanza tempestive. Nel diminuire la quantità di smog e degli altri rifiuti tossici nell’aria ne trae beneficio anche la salute pubblica e l’ambiente.

Non solo: infatti, l’inalazione di sostanze nocive causa patologie gravi e in alcuni casi letali; inoltre, impedisce il regolare sviluppo della flora e della fauna circostante.

Inquinamento
Inquinamento: i fumi delle fabbriche, le polveri rilasciano particelle nocive per la salute umana e per l’ambiente

Sempre più spesso l’inquinamento atmosferico compare, inoltre, tra le cause di decessi. Un dato che inizia a preoccupare anche in Italia. Diminuire lo smog, così come la concentrazione di sostanze tossiche – che siano prodotte dalle aree industriali o più semplicemente dall’inquinamento domestico – non è così semplice come può sembrare, ma nemmeno una missione impossibile.

Come smog e amianto danneggiano la salute

È ben risaputa la pericolosità dell’inquinamento atmosferico. I rifiuti, i fumi delle fabbriche, le polveri rilasciano particelle nocive per la salute umana e per l’ambiente. Diminuire l’emissione di queste sostanze, che si presentano sotto diverse forme, è una missione nell’interesse pubblico. Quando si entra in contatto con queste sostanze aerodisperse, quindi principalmente attraverso l’inalazione, queste possono provocare gravi danni alla salute, spesso anche irreversibili.

Ne sono l’esempio lampante le patologie asbesto correlate. L’asbesto è un killer silenzioso, poiché causa l’insorgenza di malattie con lunghi periodi di latenza. Come il mesotelioma pleurico.

Il mesotelioma è una delle patologie maggiormente diffuse tra quelle causate dall’amianto. Si tratta di un tumore maligno che colpisce le cellule mesoteliali, quindi quelle del mesotelio, il tessuto che ricopre i polmoni. Attraverso la formazione di placche e ispessimenti pleurici la malattia provoca sintomi quali dispnea e difficoltà respiratorie in generale, con una sintomatologia molto simile a quella delle patologie cardiovascolari. La difficoltà nel riconoscere la malattia rende anche meno tempestiva la conferma della diagnosi e il conseguente inizio delle eventuali terapie.

Non solo l’esposizione all’amianto, tra i rifiuti più tossici, ma anche lo smog è deleterio per la salute. Le malattie cardiache e l’ictus sono le cause più comuni di morte prematura attribuibili all’inquinamento atmosferico. Gli effetti di quest’ultimo sulla salute dipendono non solo dall’esposizione, ma anche dalla vulnerabilità dei singoli individui.

Inquinamento
Inquinamento, una discarica a cielo aperto

Stop all’inquinamento atmosferico, sì alla tutela della salute

L’inquinamento atmosferico inizia a mietere sempre più vittime, non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo. Tuttavia, non sono ancora abbastanza le azioni volte a determinare un sostanziale cambiamento, volto alla tutela della salute e dell’ambiente. Alcuni sindaci in Europa hanno tentato un’inversione di marcia, creando sempre più zone a basse emissioni, per esempio limitando la circolazione di veicoli inquinanti. Ma il problema deve essere affrontato nella sua complessità per ottenere risultati concreti e tangibili.

Per quanto riguarda la lotta all’amianto – uno degli inquinanti maggiormente pericolosi – si sta intervenendo attivamente nei siti industriali, ma anche nelle zone urbane, attraverso la rimozione e la conseguente bonifica. Questo materiale è stato largamente utilizzato principalmente nell’edilizia e nell’industria negli anni successivi alla seconda guerra mondiale. Per questo motivo, nonostante la forte attenzione e sensibilizzazione al tema, purtroppo ancora oggi sono numerosi gli edifici che contengono l’amianto, dai pavimenti, alle tubature, ai rivestimenti esterni.

Nella lista delle malattie più comuni causate dall’inquinamento atmosferico, che è causa a volte anche di decesso prematuro, compare l’asma. Se apparentemente questa patologia può sembrare innocua, nel caso non venga trattata correttamente può divenire letale. È la triste storia della piccola Ella Adoo-Kissi-Debrah, deceduta in una cittadina non lontana da Londra a causa di una crisi epilettica provocata dall’asma. Si tratta tra l’altro di uno dei pochi casi in cui sul certificato di morte appare scritto “inquinamento atmosferico“. L’inquinamento è quindi un problema urgente contro il quale si può intervenire giungendo a una soluzione solo attraverso la cooperazione.