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A Venezia apre lo Sportello Amianto Regione Veneto

Venezia, Porto Marghera
Venezia, Porto Marghera

L’ONA presenta a Venezia lo “Sportello Amianto Regione Veneto”

L’appuntamento è fissato alle ore 16:30, alla Sala Auditorium Business Center di Via Banchina dell’Azoto, 15, a Porto Marghera. La presentazione dello sportello avverrà nel corso dell’assemblea pubblica dal titolo “Amianto e polveri sottili”. Al momento chi risulta danneggiato da polveri sottili non ha diritto al prepensionamento ma come già previsto solo a un risarcimento INAIL.

Interverranno l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA e legale delle vittime dell’amianto; l’on Luca Coletto, assessore alla Sanità e programmazione socio-sanitaria della Regione Veneto, in rappresentanza anche del presidente della Regione on. Luca Zaia; Alessandro Gabotti, segretario provinciale CUB Trasporti Venezia e provincia; Nico Biasiotto, responsabile dell’ONA Veneto. All’incontro è stata invitata on. Sara Moretto che ha sostenuto l’impegno dei lavoratori della vetreria Zignago Vetro, di Fossalta di Portogruaro, ai quali, come denunciato dall’ONA, l’INPS competente nega l’applicazione dei benefici già riconosciuti per il periodo successivo al 1996, perché l’Istituto fa un erroneo riferimento alla Legge Dini e poi alla Legge Fornero.

Abbiamo riscontrato un costante aumento nel numero di casi di mesotelioma e di altre patologie asbesto correlate – spiega l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA -, in particolare a Marghera, Mira, Padova, Treviso, Verona e Vicenza, per questo motivo abbiamo istituito lo Sportello Amianto on line Veneto”.

Sarà spiegato agli intervenuti che tutti i cittadini interessati all’assistenza sulle problematiche amianto e altri cancerogeni, comprese le polveri sottili e altri veleni, potranno rivolgersi allo “Sportello Amianto on line Veneto” chiamando il numero verde gratuito 800 034 294, oppure andando dalla pagina internet dell’Osservatorio Nazionale AmiantoAssistenza Legale

L’ONA, inoltre, informa i lavoratori che la domanda per pensionamento amianto per chi è affetto da asbestosi, cancro polmonare e mesotelioma va depositata entro il 31 marzo 2018. Sono esclusi quanti, invece, risultano essere solo esposti all’amianto.

L’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto è la più rappresentativa organizzazione indipendente italiana di vittime dell’amianto. Già da dieci anni è il punto di riferimento di tutti i lavoratori esposti e vittime dell’amianto, in tutta Italia. Ora apre uno sportello ONA anche nella Regione Veneto, un nuovo strumento di appoggio e di assistenza a tutti i cittadini.

“Lo Sportello Amianto on line Veneto – continua Bonanni – apre per far fronte alle numerose richieste di assistenza pervenute da tutto il territorio, dove si assiste a un aumento dei casi di patologie asbesto correlate e a un rischio incipiente dovuto anche all’innalzamento dell’età pensionabile stabilito dalla Legge Fornero”.

Con l’innalzamento dell’età pensionabile, infatti, i lavoratori veneti, esposti ad amianto, hanno 12 anni di minore aspettativa di vita, le lavoratrici 17 anni (bollettino informativo del Sistema Epidemiologico Regionale del Veneto, n. 1, gennaio 2007), rispetto al resto della popolazione nazionale e si segnala che, a tutt’oggi, anche la legge sul prepensionamento di coloro che sono stati riconosciuti affetti da asbestosi, cancro polmonare e mesotelioma, a prescindere dall’età, (art. 1 comma 250 della L. 232/16) non hanno ancora ricevuto l’accesso al prepensionamento, per i ritardi della circolare dell’INPS.

Le richieste dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Di seguito una serie di richieste che l’ONA ha formulato all’Amministrazione regionale: istituzione di un Fondo vittime amianto Regione Veneto, che vada a implementare il fondo vittime amianto istituito dall’INAIL (art. 1 commi 241/246 della L. 247/07), che è limitato a 27milioni di euro fino al 2020 per l’intero territorio nazionale;

intensificazione della sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti all’amianto e diagnosi precoce delle patologie asbesto correlate, che assicura un più efficace intervento sanitario, con maggiori probabilità di sopravvivenza per le vittime;

emanazione di atti di indirizzo regionali, al fine di ottenere il riconoscimento dei benefici amianto per il prepensionamento dei lavoratori esposti ad amianto fino al 2 ottobre 2003;

applicazione del coefficiente 1,5 e quindi dell’art. 13 co. 8 della L .257/92 per i lavoratori della vetreria Zignago Vetro di Fossalto di Portogruaro e delle altre situazioni similari, cui, in maniera non del tutto legittima, l’INPS sta applicando penalizzazioni per il lavoro svolto dal 1996 alla data di riconoscimento, a ottobre 2003, non corrisponde l’aumento dell’entità della contribuzione, come peraltro denunciato dall’ONA e confermato anche dall’on. Moretto.

“Abbiamo chiesto alla politica locale, regionale e nazionale – spiega ancora Bonanni – di intervenire in favore dei lavoratori del Porto di Venezia, per il riconoscimento dei benefici amianto fino al 2003, per il prepensionamento e per chi è affetto da patologie asbesto il pensionamento immediato, in base all’art. 1 co. 250 della L. 232/16”.

La mappatura dell’amianto nel Veneto

La mappatura dell’amianto in Veneto è sottostimata. Sono solo 365 gli edifici pubblici registrati e su 951 scuole censite, solo in 37 è stata confermata la presenza di amianto pari al 3%. In particolare la situazione è allarmante per i lavoratori del Porto di Venezia e per i siti industriali dell’intera regione. In questi ultimi anni l’incidenza del mesotelioma è di circa 100 casi ogni anno, tenendo presente che tale trend è in aumento rispetto alla media degli 80 casi l’anno registrati dal 1987 al 2005.

I casi di mesotelioma segnalati sono più di 2mila – secondo l’ONA sono, invece, negli ultimi venti anni ce ne sono stati più di 5mila -.

Più in dettaglio, in ordine ad alcune situazioni di rischio lavorativo abbiamo:

  • Montedison, Marghera: 76 casi di mesotelioma associati alla produzione del passato;
  • Officine Meccaniche Stanga, Padova: 62 casi;
  • Fincantieri, Marghera: 60 casi;
  • Ferrovie dello Stato: 44 casi tra Vicenza e Verona;
  • Sartori Guido (realizzazione di impianti industriali), Marghera: 26 casi;
  • Alumix Alluminio, Marghera: 25 casi;
  • Compagnia Portuale di Venezia: 34 casi di mesotelioma.

Casi mesotelioma in Veneto, clicca qui

ONA – Focus di approfondimento, clicca qui

Amianto: dieci anni di Osservatorio

Fibra Amianto, Latina, Bonifica
Fibra Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione di promozione sociale, traccia il bilancio delle sue attività di dieci anni nel territorio pontino e in tutta Italia.

Dal 2008, è stato il punto di riferimento di diverse realtà istituzionali, per affrontare e risolvere il problema amianto nel Lazio, come nel resto d’Italia.

A Roma, anche grazie all’impegno dell’On. Fabrizio Santori presidente della VI Commissione ambiente, lavori pubblici, mobilità, politiche della casa e urbanistica e componente del comitato tecnico scientifico dell’ONA, è stato possibile bonificare scuole e asili nido. Impegno che è continuato anche negli anni successivi in tutta la regione.

Tuttavia, l’ONA è critica nei confronti della Regione Lazio poiché nessuna iniziativa concreta è assunta per la prevenzione dei danni da amianto e per il sostegno alle vittime.

L’On. Santori ha anche presentato una proposta di legge, mai discussa. Pertanto, l’associazione censura l’operato della Regione e delle ASL. Per assenza di un piano articolato ed efficace di sorveglianza sanitaria per quanti sono stati esposti ad amianto.

L’ONA è sempre accanto ai cittadini

La Regione Lazio si era impegnata a porre in atto strumenti di assistenza per le vittime di amianto e l’Osservatorio aveva dato la sua disponibilità a curare le attività di alcuni degli sportelli, come quello di Latina, in modo assolutamente gratuito, con l’ausilio di volontari.

“Anche nella provincia pontina – spiega l’avv. Ezio Bonanni presidente dell’ONA – purtroppo i casi di patologie asbesto correlate sono in aumento ma la città di Latina sconta l’assenza di uno sportello amianto che possa costituire un punto di riferimento e un raccordo tra le varie istituzioni. Come associazione continua il presidente – abbiamo sopperito a questa carenza istituendo il numero verde 800 034 294 e costituendo un’unità operativa presso la nostra sede di Latina, in Via Cairoli 10. Lascia, comunque, l’amaro in bocca il disinteresse delle istituzioni che pure sono informate e allertate”.

Bonanni, infatti, si è rivolto al sindaco di Latina Damiano Coletta e all’assessore all’Ambiente Roberto Lessio perché facessero anche pressione sulla Regione Lazio per l’apertura di uno sportello amianto nel centro pontino, richiesta che prevedeva anche la bonifica dei siti contaminati, la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti ad amianto, la costituzione di un’unità operativa specializzata in malattie da amianto all’ospedale S. Maria Goretti del capoluogo pontino. L’Amministrazione comunale, però, non ha dato riscontro ai numerosi colloqui.

L’impegno e i servizi dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Come risaputo, ormai, le patologie asbesto correlate si manifestano dopo molti anni dall’esposizione (da 5 a 45 anni). Ragione per la quale è indispensabile attivare al più presto un’unità operativa, come già detto, precisa Bonanni, presso l’Ospedale S. Maria Goretti, con la necessaria dotazione di strumenti tecnici e finanziari e di personale per poter far fronte alle attività di monitoraggio sui lavoratori esposti ad amianto.
L’art. 259 del D.Lvo 81/2008 stabilisce che “tutti i lavoratori esposti ad amianto che hanno ottenuto i benefici contributivi del prepensionamento e anche coloro che pur essendo stati esposti non hanno ottenuto il riconoscimento, hanno diritto ad essere sottoposti a sorveglianza sanitaria”. Pertanto l’ONA insiste con la Regione Lazio e con le Amministrazioni dei Comuni più colpiti, come quello di Latina, affinché si dia corso al programma di sorveglianza sanitaria.

L’Osservatorio Nazionale Amianto conferma l’impegno, sempre e comunque a favore delle vittime dell’amianto. Possono beneficiare dell’attività di medici e di altri volontari per ottenere diagnosi, terapia e cura delle patologie asbesto correlate e la tutela dei loro diritti.

Si può accedere al servizio sanitario dell’ONA facendone richiesta attraverso il sito istituzionale:

www.osservatorioamianto.com

o contattare il numero verde 800 034 294

Operatori risponderanno 24 ore su 24 a tutti i cittadini a rischio di esposizione ad amianto, oppure sono stati già esposti e sono a rischio di malattia (mesotelioma, cancro polmonare, asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici e altre patologie tumorali).

I cittadini possono accedere direttamente

alla sede di Roma:

Via Crescenzio n. 2 Sc. B. int. 3

alla sede di Latina:

Via Cairoli n. 10, secondo piano, ufficio 8

Focus sul rischio amianto nel Lazio e in provincia di Latina – clicca qui

Rischio amianto anche nell’acqua potabile

Amianto e acqua potabile
Amianto e acqua potabile

L’ONA a Soliera: no all’amianto nell’acqua potabile

Si è tenuto a Soliera, in provincia di Modena, il convegno “Amianto: dalla prevenzione primaria al risarcimento delle vittime”, curato dall’Osservatorio Nazionale Amianto. Oggetto dell’incontro pubblico il “Rischio amianto anche nell’acqua potabile”.

Amianto e acqua potabile
Rischio amianto anche nell’acqua potabile. Convegno a Soliera (MO)

Nel corso del seminario che si è svolto al Nuovo cinema teatro Italia nella città emiliana, l’avv. Ezio Bonanni ha insistito nel chiedere la bonifica delle tubature e degli acquedotti che contengono amianto. Infatti, l’ingestione delle fibre di asbesto è considerata “esposizione primaria” al pari dell’inalazione.

Bonanni ha precisato che l’ammodernamento degli acquedotti e la sostituzione delle tubature vetuste, permetterebbe anche di evitare le dispersioni di acqua potabile causate dalle condutture danneggiate e, quindi, di proteggere due beni fondamentali: la salute umana e l’acqua pubblica.

“Si deve osservare – ha commentato il presidente dell’ONA – che l’amianto nell’acqua porta un rischio anche di inalazione di fibre di amianto oltre che di ingestione, perché con gli usi antropici, per esempio come cucinare, lavarsi etc., l’acqua evapora e le fibre di amianto in essa contenute si disperdono nell’aria e vengono quindi inalate”.

Per tutelare le vittime di amianto l’ONA e l’Avvocato Bonanni mettono a disposizione un servizio di consulenza gratuita medica e legale.

consulenza amianto e acqua potabile

Il danno amianto nell’acqua potabile

Nel corso del convegno, sono state ribadite le capacità lesive delle fibre di amianto anche nell’acqua potabile.

Già in precedenti occasioni, l’Avv. Ezio Bonanni e l’Osservatorio Nazionale Amianto avevano sollevato la problematica delle fibre di amianto nell’acqua potabile.

L’amianto, infatti, è cancerogeno.

Questo problema dell’amianto nell’acqua potabile negli acquedotti, infatti, riguarda tutte le regioni italiane, e ci sono ancora quasi tutti gli acquedotti in amianto, ovvero con tubature in cemento amianto. Questa situazione determina aerodispersione di polveri e fibre nell’acqua potabile. In questo modo, le polveri e le fibre si aerodisperdono nell’ambiente, anche domestico, per attività antropiche. Lavarsi, cucinare, etc., provoca l’evaporazione dell’acqua e, dunque, la dispersione di fibre. Poi ci sono le fibre direttamente inalate.

Le acquisizioni dello IARC: conferma del danno amianto

Ha aperto i lavori il Prof. Giovanni Brandi dell’Università di Bologna e Oncologo del Policlinico S. Orsola di Bologna.

Di recente, in Toscana, è stata riscontrata in campioni di acqua potabile una quantità pari a 700mila fibre/litro di amianto. Il dato, considerevole, ha riaperto il dibattito sui rischi da ingestione della fibra killer.

Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), esiste un rapporto causale tra ingestione di amianto e cancro dello stomaco e del colon retto. Il rischio di tumori sarebbe proporzionale alla concentrazione di fibre ingerite, attraverso il consumo quotidiano di acqua potabile, alla durata dell’esposizione e alla contemporanea esposizione ad altri carcinogeni come per esempio il benzo(a)pirene.

ONA: rimuovere l’amianto nelle condutture dell’acqua potabile

L’Avv. Ezio Bonanni, nel corso del convegno, ha ribadito le tesi dell’ONA. Lo IARC (International Agency for Research on Cancer), nell’ultima monografia sull’Asbesto amianto, ha confermato che l’amianto è cancerogeno anche se ingerito. C’è poi la problematica dell’evaporazione dell’acqua per le attività antropiche, che provoca l’aerodispersione delle fibre.

Nell’ultima monografia IARC sull’amianto, si legge testualmente:

  • L’ingestione di fibre di amianto è “esposizione primaria” al pari dell’inalazione (capitolo 1.5, pagina 225)
  • I test su i topi che hanno ingerito amianto(capitolo 3.6 pagina 273), hanno dimostrato che su 75 cavie che hanno ingerito amianto, 18 hanno contratto il cancro.

La IARC conclude: Esistono prove sufficienti per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto per l’uomo. Provoca il mesotelioma, il cancro del polmone, della laringe, e dell’ovaio. Inoltre sono state osservate associazioni positive tra l’esposizione a tutte le forme di amianto e cancro della faringe, stomaco, colon-retto. Esistono prove sufficienti negli animali per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto Tutte le forme di amianto sono cancerogeni per l’uomo (gruppo 1).

Le fibre di amianto nell’acqua sulla base della monografia IARC sono dannose per la salute. Per questo motivo l’ONA non accetta di sottovalutare il problema.

Gli accertamenti effettuati dall’ONA

Per i ricercatori, le fibre possono migrare per via linfatica dai polmoni ad altri organi, che possono essere riassorbite dall’intestino e possono raggiungere il fegato attraverso il circolo collaterale della vena porta.

In Italia, però, nonostante la diffusione delle condotte in cemento-amianto e il progressivo deterioramento di queste, anche a causa dell’alto tasso di acidità delle nostre acque, non ci sono limiti di legge sulla concentrazione di fibre di amianto in acqua e non ci sono riscontri di rilevazioni metodiche.

Pertanto la normativa nazionale andrebbe rivista e un efficace e sistematico piano di monitoraggio dell’acqua andrebbe messo in atto dalle Amministrazioni locali.

“Per questi motivi – conclude Bonanni -, a maggior ragione, insistiamo per la bonifica. Se non altro, la bonifica è imposta nel rispetto del principio di precauzione”.

L’ONA si è impegnata a rendere nota l’emergenza al Parlamento Europeo. In occasione delle interrogazioni parlamentari del 26 settembre 2017 ha reso noto come, in Italia, il problema interessa circa 100 mila chilometri di tubature. Per adesso la Commissione europea ha predisposto solo delle raccomandazioni.

I servizi di assistenza e tutela dell’ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e la rendita.

In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento dei danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

È possibile richiedere la consulenza gratuita chiamando il numero verde o compilando il form.

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    Uranio impoverito assistenza legale

    Commissione inchiesta uranio impoverito
    Commissione inchiesta uranio impoverito

    Uranio impoverito assistenza legale è tra le finalità dell’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Avv. Ezio Bonanni. Infatti la tutela del personale delle Forze Armate e del personale civile di Esercito, Marina Militare e Aeronautica è una priorità per l’associazione.

    Infatti, tutti coloro che sono stati impiegati nelle missioni, tra cui quelle in Bosnia e in Kosovo, e anche in patria, spesso subiscono esposizioni per uranio impoverito. In particolare, a causa dei proiettili.

    Per questo motivo, è stato costituito il dipartimento di assistenza legale vittime uranio impoverito. Il coordinatore di questo dipartimento è Lorenzo Motta. Grazie a esso è possibile ricevere una consulenza gratuita legale e medica.

    Consulenza Uranio impoverito assistenza legale
    Indice

  • I diritti delle vittime di uranio impoverito

  • Le indagini della Commissione Parlamentare

  • Tempo di lettura: 5 minuti

    Il dipartimento uranio impoverito assistenza legale

    L’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA tutelano i militari delle Forze Armate che subiscono dei danni biologici per esposizione a sostanze cancerogene. Tra queste ci sono l’amianto, le radiazioni ionizzanti alfa, beta e gamma, e, in particolare, l’uranio.

    Per tali motivi, il Prof. Giancarlo Ugazio ha approfondito i danni alla salute provocati dall’uranio impoverito.

    La tutela legale vittime uranio impoverito

    Con riferimento a uranio impoverito assistenza legale, uno degli impegni più importante è quello dei riconoscimento della causa di servizio. In modo particolare, per coloro che subiscono dei danni biologici, come le leucemie, il linfoma di Hodgkin e anche il mesotelioma.

    Infatti, le radiazioni hanno un ruolo anche nell’insorgenza del mesotelioma. Per questi motivi, è stato istituito il dipartimento per l’assistenza delle vittime dell’uranio impoverito. Il dipartimento ha tra le sue primarie finalità, quella di tutela delle vittime. È vittima colui che subisce un danno, in questo caso, quello biologico. Questo tipo di danno consiste nella lesione dell’integrità psicofisica ed è riservato anche ai familiari in caso di decesso.

    Vittime del dovere uranio impoverito assistenza legale

    Con il riconoscimento della causa di servizio, sussiste anche il diritto ad altre prestazioni, come l’equo indennizzo e la pensione privilegiata. Inoltre si ha diritto allo status di vittima del dovere, quantomeno per equiparazione, ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005 e all’art. 1 del D.P.R. 243/2006.

    Il riconoscimento dell’equiparazione a vittima del dovere si lega alla giurisprudenza della Corte di Cassazione:

    • Cassazione Civile, Sezione lavoro, n. 4238/2019;
    • Cass. Civile, Sezione lavoro, n. 20446/2019 
    • Cassazione, VI sezione civile, n. 14018

    È, quindi, fondamentale l’esposizione non cautelata a cancerogeni. Siamo di fronte, infatti, a condizioni ambientali e operative eccedenti l’ordinarietà, ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005, e art. 1 del d.p.r. 243/2006

    Uranio impoverito: assistenza legale per risarcimento danni

    Nel caso di danni biologici della vittima, le prestazioni previdenziali sono un indennizzo. Per tali ragioni, sussiste anche il diritto all’integrale risarcimento dei danni. Infatti i danni risarcibili sono di natura patrimoniale (danno emergente e lucro cessante) e non patrimoniale (danno biologico, morale ed esistenziale).

    In più, in caso di decesso o di gravi infermità, ci sono anche i danni dei familiari iure proprio, che si aggiungono a quelli iure hereditario. Recentemente, secondo il Tribunale di Roma, sentenza 567/2023, la violazione delle regole cautelari e degli obblighi di cui art. 2087 c.c. sancisce l’obbligo del risarcimento del danno. Si applica il criterio del “più probabile che non“. 

    Uranio impoverito assistenza legale

    Commissione Parlamentare Uranio Impoverito: le novità

    Uranio impoverito assistenza legale
    Commissione parlamentare di inchiesta sull’Uranio Impoverito, pagina introduttiva della relazione

    In questa seconda relazione le indagini della Commissione hanno spaziato anche su altre condizioni di rischio cui sono stati esposti i nostri militari in missione.

    Sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all’estero … e somministrazione di vaccini … utilizzo di proiettili all’uranio impoverito…”.

    Infatti la condizione di rischio è legata all’esposizione “a particolari fattori chimici, tossici e radiologici…somministrazione vaccini” e alla presenza di amianto. I documenti sono stati trasmessi all’Autorità Giudiziaria, in particolare agli uffici “della Procura competenti e, in due circostanze, per conoscenza anche alla Procura generale militare”.

    Epidemia di linfomi vittime proiettili all’uranio impoverito

    Tra i militari impegnati nelle missioni di pace in Bosnia e Kosovo, sono risultati numerosi casi di cancro. Infatti sono stati evidenziati numerosi e statisticamente rilevanti linfomi di Hodgkin. Sulla base dei dati epidemiologici e biologici, è stato possibile ampliare la considerazione di radioprotezione, sia con riferimento al personale militare, che alla popolazione dei Balcani.

    Questa tematica, è stata approfondita anche dalla monografia IARC in materia di uranio impoverito.

    Rischi nelle Forze Armate, Polizia e Vigili del Fuoco

    La Commissione d’inchiesta è riuscita a portare alla luce anche “molteplici e temibili i potenziali rischi cui sono esposti lavoratori e cittadini nelle attività svolte dalle Forze Armate, ma anche dalla Polizia di Stato e dai Vigili del Fuoco, come l’esposizione ad amianto, uranio impoverito, vaccini ma non solo, anche ad esempio quel killer silenzioso che è la seconda causa di tumore polmonare, il radon”.

    “Rischi minacciosi gravano persino su caserme, depositi, stabilimenti militari: sia deficienze strutturali (particolarmente critiche nelle zone a maggior sismicità), sia carenze di manutenzione, sia materiali pericolosi come l’amianto, la cui presenza ha purtroppo caratterizzato navi, aerei, elicotteri. Tanto è vero che la Procura della Repubblica di Padova è giunta ad accertare che solo nell’ambito della Marina Militare 1101 persone sono decedute o si sono ammalate per patologie asbesto-correlate (circa 570 i mesoteliomi)”.

    ONA news TV uranio impoverito

    ONA news TV è la trasmissione dell’ONA. Questa è stata istituita per informare e formare i cittadini in materia di uranio impoverito, amianto e altri cancerogeni. Nella quarta puntata “Uranio impoverito, la dura battaglia dei militari italiani”, è stato trattato l’argomento dell’uranio impoverito.

    ONA News: Uranio impoverito

    Consulenza gratuita e tutela legale per le vittime

    L’ONA mette a disposizione delle vittime e dei loro familiari servizi di assistenza medica e assistenza legale. Per avere maggiori informazioni e tutelare i propri diritti basta chiamare il numero verde o compilare il form.

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    Uranio impoverito Colonnello Calcagni

    Uranio impoverito
    Uranio impoverito

    Uranio impoverito Colonnello Calcagni. Il comitato presieduto dall’on. Gian Piero Scanu ha verificato ormai, sul piano giuridico, il nesso di causalità tra l’accertata esposizione all’Uranio Impoverito e le neoplasie che sono insorte tra i militari. Tumori che hanno provocato 352 morti e oltre 7mila malati tra coloro impegnati, sia nelle missioni all’estero, che sul territorio Italiano. Ad esempio, la Penisola Delta del Poligono di Capo Teulada, in Sardegna.

    Uranio Impoverito: relazione finale Commissione Parlamentare

    La relazione è passata con dieci voti a favore e due contro, quelli di Elio Vito (Fi) e di Mauro Pili (Misto). La decisione della Commissione è stata aspramente contestata dagli ambienti militari che insistono nel negare il nesso causa-effetto.

    I contenuti della relazione illustrati in conferenza stampa da Scanu, nella quale sono state rilevate “sconvolgenti criticità” relative alla sicurezza e alla tutela della salute dei militari, saranno trasmessi alla procura di Roma perché valuti eventuali ipotesi di reato.

    Il Colonnello Carlo Calcagni: la contaminazione da uranio

    Per commentare questo risultato, abbiamo raggiunto il colonnello Carlo Calcagni (uranio impoverito Colonnello Calcagni), ricoverato da dodici giorni alla clinica Breakspear Medical di Londra, unico centro in Europa che cura la contaminazione da metalli pesanti e la MCS (Sensibilità Chimica Multipla), come certificato dal consolato italiano nel Regno Unito.

    Calcagni risulta in servizio iscritto nel Ruolo d’Onore perché le sue patologie sono state

    uranio impoverito colonnello calcagni
    Colonnello Ruolo d’Onore Carlo Calcagni

    riconosciute per causa di servizio, contratte durante una missione internazionale di pace, peacekeeping, all’estero.

    Nel 1996 Calcagni è partito per i Balcani, unico pilota del contingente italiano, per attività di soccorso e di pattugliamento. Ha ottenuto un encomio solenne per aver portato a termine tutte le missioni, anche in situazioni di grave pericolo (uranio impoverito Colonnello Calcagni).

    Colonnello, come commenta questo risultato?

    “Siamo oggi a una svolta, almeno sulla carta, in maniera inattesa questa ennesima Commissione ha prodotto un documento di una rilevanza notevole in favore di chi, come me, ha svolto il proprio dovere in condizioni di mancata sicurezza, senza tutela alcuna, che si è sentito solo tradito da coloro che avevano il ruolo di difenderci”.

    Cosa si aspetta adesso?

    “Mi auguro, per tutti i colleghi che hanno atteso, per chi ci ha già lasciato, per le famiglie non ascoltate ma lasciate sole con il loro dolore e per me stesso che, nonostante tutto il tempo perduto a lottare contro i mulini a vento, sono grazie a Dio ancora qui a far sentire la mia testimonianza che tutto ciò che è stato documentato e sostenuto in modo forte dalla Commissione parlamentare possa dare avvio a misure più giuste”.

    Qualche timore a proposito?

    “Che non sia, questa, una via per strumentalizzare chi soffre, a fini di potere o vendetta personale. Ma che possa essere davvero la strada che lo Stato ha il dovere di offrire a tutti coloro che hanno pagato con la propria vita il servizio alla nostra Patria”.

    Colonnello, qual è la sua situazione?

    “Dalla biopsia, mi è stata riconosciuta una massiccia contaminazione di metalli pesanti, nanoparticelle di metalli pesanti trovate anche nel DNA”.

    La responsabilità è dei proiettili all’Uranio Impoverito “nel generare le nanopolveri che sono la vera causa di molte forme tumorali”, conferma la commissione di inchiesta nonostante il “negazionismo dei vertici della Difesa e gli assordanti silenzi generalmente mantenuti dalle Autorità di Governo”.

    “Gli italiani non avevano munizioni all’UI – risponde il colonnello – ma le avevano i nostri alleati che le hanno usate. In quelle zone noi poi siamo stati impiegati per le operazioni di soccorso anche ai civili. Vedevamo gli americani con protezioni da marziani, avevano anche le mappe topografiche delle zone colpite da proiettili all’uranio depleto; noi non avevamo nessuna protezione e quindi non sapevamo di lavorare in un ambiente contaminato”.

    Crede che i suoi superiori, invece, ne fossero a conoscenza?

    “Da militare non posso pensare che i miei superiori sapessero… a livello politico invece…”

    All’ufficiale in Ruolo d’Onore è stata riconosciuta l’invalidità del cento percento, per neuropatie degenerative con Parkinson e insufficienza respiratoria: è stato operato ai polmoni, per cui Calcagni dorme attaccato a un ventilatore polmonare per l’ossigeno. È sottoposto alle flebo per almeno 4 ore al giorno. È in attesa di trapianto di midollo osseo dal 2010.

    “Ma soprattutto pedala ancora”.

    Un cartello esposto al Breakspear Medical cita: “Medicines, whithout which I do not survive. But it’s a bike that keeps me alive…” (Senza le terapie non posso sopravvivere ma è la bici che mi tiene vivo). Da sempre appassionato della biciletta, anche dopo le sue traversie il colonnello ha partecipato con il Gruppo Paralimpico della Difesa agli Invictus Games (evento sportivo ideato dal principe Harry) a Orlando in Florida, dove ha conquistato tre medaglie d’oro per l’Italia.

    “Ho avuto la fortuna di avere un fisico atletico, sono stato anche paracadutista – ufficiale di complemento a Pisa – questo ha rallentato il diffondersi delle patologie”.

    Lei ha mai chiesto il risarcimento per i danni subiti?

    “Ho chiesto una transazione bonaria, come prevede la legge, nel 2005 ma a oggi non ho ricevuto nessuna risposta”.

    Lo Stato, ha riconosciuto la dipendenza da causa di servizio

    “Mi è stata riconosciuta nel 2005, dalle commissioni mediche militari, anche per il parere espresso dal comitato di verifica del ministero delle Finanze, per il servizio svolto in Bosnia”.

    Ha chiesto risarcimento senza fare causa allo Stato: quindi?

    “Dodici anni dopo la richiesta di risarcimento, soltanto a giugno 2017 e dopo anni di solleciti e interrogazioni parlamentari, lo Stato Maggiore della Difesa, Direzione della Sanità militare, ha risposto che «la mia richiesta non può trovare accoglimento!».

    Senza «motivare» una decisione tanto incredibile che non aveva certamente bisogno di 12 lunghissimi anni per essere presa: indubbiamente soltanto un modo per perdere tempo giocando con la nostra vita.

    Come consulente della precedente Commissione Parlamentare di Inchiesta, ho i documenti che riportano tutte le transazioni che invece tanti militari hanno ottenuto dallo Stato, oltre alle tantissime sentenze con le quali altri hanno ottenuto contestualmente sia il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio, sia il risarcimento del danno”.

    Ricorrerà in giudizio?

    “Adesso mi costringono a ricorrere in giudizio, ma ho perso dodici anni della mia vita; quello che più di tutto alimenta una profonda rabbia in chi come me ha sempre fatto il proprio dovere e salvato tante vite umane, è l’indifferenza dimostrata dai vertici politici, in questi 15 anni di malattia, visto che ho scritto più volte a tutti i presidenti del Consiglio, ministri della Difesa e presidenti della Repubblica, che si sono succeduti nel tempo, senza ottenere, mai, una «qualsiasi» risposta”.

    Grazie colonnello Calcagni, arrivederci.

    Uranio impoverito Colonnello Calcagni: aggiornamento 2020

    Il Colonnello Calcagni è intervenuto alla quinta puntata di ONA TV, nel corso della quale ha ripercorso la sua vicenda.

    Già nella precedente puntata della trasmissione ONA TV Uranio impoverito, la dura battaglia dei militari italiani”, si è discusso della questione uranio impoverito.

    La storia e la problematica dell’uranio impoverito è stata trattata anche da Lorenzo Motta, coordinatore del dipartimento di tutela. Il Colonnello Calcagni è membro d’onore anche dell’ONA e socio onorario. L’epidemia Covid ha impedito la cerimonia di consegna della tessera onoraria.

    Nel corso della quarta puntata di ONA TV sono state affrontate le problematiche legate anche ai vaccini. Le nanoparticelle, le radiazioni, ed ogni altro rischio legato ai proiettili con uranio impoverito, sono state affrontate anche dal Dott. Pasquale Montilla.

    ONA News: Uranio impoverito