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sabato, Maggio 2, 2026

Amianto, nuova sentenza riaccende il tema della sicurezza sul lavoro

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Una nuova sentenza su amianto nei luoghi di lavoro italiani. La Corte d’Appello di Roma ha riconosciuto i diritti previdenziali di un’ex dipendente della storica ex Videocolor di Anagni, azienda specializzata nella produzione di componenti elettronici e cinescopi per televisori.

La donna, oggi cinquantaseienne, avrebbe lavorato per quasi trent’anni in ambienti industriali caratterizzati dalla presenza diffusa di materiali contenenti amianto. Secondo quanto emerso nel procedimento giudiziario, l’esposizione sarebbe avvenuta in diversi reparti produttivi, tra cui sala maschere, reparto vuoto e area pedana.

La decisione della magistratura rappresenta un nuovo passaggio nella lunga battaglia legale legata all’amianto nello stabilimento ciociaro e potrebbe avere effetti rilevanti anche per altri ex lavoratori della fabbrica.

Il caso Videocolor e l’esposizione professionale alle fibre di amianto

Per molti anni l’amianto è stato utilizzato in numerosi impianti industriali grazie alle sue proprietà isolanti e termoresistenti. Nella Videocolor di Anagni, secondo le ricostruzioni processuali e quanto dichiarato dall’Avv. Ezio Bonanni, il materiale sarebbe stato presente in coibentazioni, forni industriali, pannelli isolanti, sistemi di ventilazione e macchinari.

L’esposizione alle fibre aerodisperse avrebbe interessato numerosi lavoratori impiegati nello stabilimento tra gli anni Settanta e Duemila.

Il problema principale dell’amianto riguarda la dispersione microscopica delle fibre nell’aria. Una volta inalate, queste particelle possono depositarsi nei polmoni e provocare patologie anche a distanza di decenni dall’esposizione iniziale.

Tra queste annoveriamo malattie respiratorie croniche, fibrosi polmonare, ispessimenti pleurici e tumori altamente aggressivi come il mesotelioma. “La particolarità di queste malattie è il lungo periodo di latenza, che può superare anche i trent’anni.” Afferma Bonanni.

Quindi nonostante il divieto introdotto oltre trent’anni fa, migliaia di lavoratori continuano a manifestare patologie correlate alle esposizioni avvenute in passato.

Le conseguenze sanitarie dell’amianto sul lavoro

L’ex operaia della Videocolor avrebbe sviluppato una pneumopatia interstiziale riconosciuta come malattia professionale.

In Italia l’amianto è stato vietato con la Legge 257 del 1992, ma le conseguenze delle esposizioni avvenute nei decenni precedenti continuano ancora oggi a emergere sul piano sanitario e giudiziario.

Secondo gli esperti di medicina occupazionale, la prevenzione e la bonifica dei siti contaminati restano strumenti fondamentali per ridurre il rischio di nuove esposizioni professionali.

La sentenza della Corte d’Appello di Roma

Nel caso dell’ex dipendente Videocolor, la Corte d’Appello di Roma ha stabilito il diritto alle maggiorazioni contributive per il periodo lavorativo svolto tra il 1979 e il 2006. La decisione segue un precedente pronunciamento del Tribunale di Frosinone che aveva già riconosciuto la natura professionale della patologia.

La sentenza comporta il ricalcolo della posizione previdenziale della lavoratrice, con arretrati economici e un incremento dell’assegno pensionistico mensile. Secondo le informazioni riportate dalle fonti giudiziarie, gli arretrati ammonterebbero a circa ventimila euro, mentre la pensione potrebbe aumentare di alcune centinaia di euro al mese.

Il pronunciamento viene considerato particolarmente importante perché rafforza il principio secondo cui il lavoratore esposto ad amianto ha diritto non soltanto al riconoscimento sanitario della malattia, ma anche alla tutela previdenziale prevista dalla normativa italiana.

Amianto e diritti dei lavoratori: un problema ancora aperto

L’ONA sottolinea i la necessità di accelerare le operazioni di bonifica e di rafforzare i controlli nei luoghi di lavoro ancora a rischio.

Il precedente giudiziario

Negli ultimi anni diversi lavoratori  hanno avviato azioni legali per ottenere il riconoscimento delle malattie professionali e dei benefici previdenziali collegati all’esposizione all’amianto.

Le vicende giudiziarie legate all’amianto ricordano quanto sia importante investire nella prevenzione e nella tutela della salute nei luoghi di lavoro. La storia industriale italiana è stata segnata da numerosi casi di esposizione professionale a sostanze cancerogene, spesso sottovalutate per anni.

La memoria delle vittime dell’amianto rappresenta oggi un richiamo costante alla responsabilità delle aziende e delle istituzioni. Informazione, formazione e controlli rigorosi restano strumenti essenziali per evitare nuove tragedie professionali.

Il caso Videocolor dimostra inoltre come il riconoscimento dei diritti possa arrivare anche dopo lunghi percorsi giudiziari. Per molti lavoratori colpiti, ottenere giustizia significa vedersi finalmente riconosciuta la verità sulle condizioni in cui hanno operato per anni.

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