25 C
Rome
lunedì, Settembre 14, 2026
Home Blog Page 477

Morti sul lavoro: aumento a 8,5%

Morti sul lavoro
Morti sul lavoro

Aumentano i decessi per infortuni mortali sul lavoro

Alla fibra killer (amianto/asbesto)  si aggiungono anche gli infortuni e morti sul lavoro: 834 vittime da gennaio a settembre.

L’INAIL è costretto a confermare i dati dell’Osservatorio Nazionale Amianto e le segnalazioni dell’Avv. Ezio Bonanni, che rimarca l’aumento dei decessi per infortuni sul lavoro: necessarie ulteriori e più specifiche precauzioni per evitare gli infortuni mortali.

“L’aumento – confessa l’Inail – è dovuto soprattutto all’elevato numero di morti sul lavoro avvenuti lo scorso mese di agosto rispetto all’agosto 2017 (109 contro 65), alcuni dei quali causati da incidenti ‘plurimi’, ovvero quelli che causano la morte di due o più lavoratori”.

Il 21 agosto ci sono stati 4 decessi e un ferito grave in altrettanti infortuni sul lavoro da Vibo Valentia ad Arezzo.

Infortuni sul lavoro: la mappa del rischio

Sono quindi 75 in più i decessi nei primi 9 mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017, e ciò è inaccettabile, poiché l’INAIL dovrebbe agire in prevenzione e valorizzare, anche con una diversa modulazione dei premi, quelle imprese attente alla sicurezza e prive di infortuni sul lavoro.

Nel 2017, nei primi 9 mesi dell’anno, ci furono 769 morti sul lavoro, quest’anno siamo già a 834. Per questo motivo l’ONA chiede maggiore attenzione dell’INAIL nelle politiche di prevenzione, piuttosto che in quelle di indennizzo.

L’analisi territoriale fatta dall’Inail ha dimostrato che, per quanto riguarda le denunce di infortunio sul lavoro, nell’Italia del Nord-Ovest c’è stabilità, una diminuzione al Centro (-2,0%), al Sud (-0,5%) e nelle Isole (-3,1%) e un leggero aumento nel Nord-Est (+0,4%).

Le regioni in cui si è registrato un maggiore decremento sono la Provincia autonoma di Trento (-9,2%), la Valle d’Aosta (-5,0%) e l’Abruzzo (-4,1%). In Friuli Venezia Giulia (+4,1%), nella Provincia autonoma di Bolzano (+4,0%) e in Molise (+2,4%) c’è invece stato un incremento.

I lavoratori interessati nella diminuzione generale dello 0,4% delle denunce di infortunio sul lavoro sono sia lavoratori italiani che comunitari. Per quanto riguarda i lavoratori extracomunitari, invece, si è registrato un aumento dell’8%.

Inail: le malattie professionali

L’INAIL rende noti anche i dati delle denunce di malattie professionali: “dopo la diminuzione registrata nel corso di tutto il 2017, in controtendenza rispetto al costante aumento degli anni precedenti, nei primi nove mesi di quest’anno le denunce di malattia professionale sono tornate ad aumentare, anche se a un ritmo sempre più decrescente nelle diverse rilevazioni mensili”.

Infortuni sul lavoro. L’assistenza gratuita dell’ONA

L’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA contestano i dati INAIL sulle malattie professionali, e in particolare su quelle asbesto correlate, che risultano in netto aumento.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha creato lo Sportello amianto online e sportelli territoriali, ivi compresi i centri operativi di Latina e di Roma, cui i cittadini possono rivolgersi per ottenere assistenza medica e legale gratuita e ottenere il riconoscimento delle rendite, con le maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto valide per il prepensionamento e, per il personale delle Forze Armate e del comparto sicurezza, anche il riconoscimento di vittima del dovere con equiparazione alle vittime del terrorismo.

Amianto. aumento delle patologie asbesto correlate

Recentemente è stato pubblicato il VI Rapporto mesoteliomi dell’INAIL (ottobre 2018), che certifica un aumento del numero dei casi di mesotelioma, e quindi i dati del II Rapporto Mesoteliomi ONA Onlus.

In relazione a tutte le patologie asbesto correlate e agli infortuni sul lavoro, i settori più coinvolti sono l’agricoltura (+5,2%), l’industria e servizi (+1,0%), mentre nel ‘Conto Stato’ c’è stata una diminuzione del 2,8%. A livello territoriale, l’incremento maggiore c’è stato al Centro (+809 casi) e al Sud (+385 casi), mentre sono diminuiti i casi al Nord-Est (-233) e nelle Isole (-310).

Per approfondimenti sui diritti delle vittime: Danni da amianto, risarcimenti, rendite e benefici contributivi.

Processo Fincantieri: ONA parte civile

Fincantieri insegna
Fincantieri insegna

Finiti alla sbarra tre ex vertici dello stabilimento Fincantieri

L’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avvocato Ezio Bonanni sono in prima fila nella tutela delle vittime amianto per esposizione nei cantieri navali durante il Processo Fincantieri.

La Fincantieri S.p.A. ha utilizzato amianto in tutti i cantieri navali di cui è stata ed è titolare: in quello di Palermo, come in quello di Monfalcone, ancora a Genova, come a Cava dei Tirreni, ad Ancona e La Spezia.

L’Avvocato Ezio Bonanni e l’Osservatorio Nazionale Amianto continuano a impegnarsi nella tutela legale delle vittime amianto, anche nel caso dei lavoratori Fincantieri. 

Consulenza processo Fincantieri

Indice dei contenuti

Tempo di lettura: 8 minuti

La tutela legale delle vittime amianto nei cantieri navali

Uno dei procedimenti seguiti dall’Avvocato Ezio Bonanni si è concluso a fine dicembre 2021. La famiglia di un operaio morto per amianto, di Castellammare di Stabia, impiegato per anni nei cantieri navali di Fincantieri, ha ottenuto un risarcimento di 1 milione di euro. “Una sentenza storica” ha commentato l’avvocato Bonanni al risultato della sentenza 2030/2021.

Viene ribadito infatti un principio importante, tutti i lavoratori che sono stati per anni a contatto con l’amianto, che hanno sviluppato mesotelioma o patologie asbesto correlate, hanno diritti che non possono essere sottaciuti.

L’amianto nella cantieristica navale

Fino all’entrata in vigore dell’art. 1, L. 257/1992 e, quindi, fino al 28.04.1993, l’amianto fu uno dei materiali più utilizzati. Con la direttiva n. 477/83/CEE, sono entrate in vigore delle norme proprio riguardanti la navigazione aerea e marittima.

Quindi, nelle attività di manutenzione e demolizione, l’utilizzo di amianto ha rappresentato un rischio per tutti i lavoratori. L’amianto, nelle unità navali, veniva applicato in più strati, come dimostra “Navalmeccanica e grandi navi in ferro” dell’Arpae Emilia Romagna:

  • minerali di asbesto floccati e applicati a spruzzo o con il c.d. materassino composto da lana minerale artificiale;
  • reti metalliche intrecciate, all’interno delle quali vi era amianto friabile. In alcuni casi anche gesso o calce;
  • finiture esterne con molteplici modalità di realizzazione;
  • vernice protettiva per evitare ruggine ricoperta o non ricoperta da vernice. Quindi, vernici c.d. antirombo, ovvero ad elevato spessore;
  • intonaci di cemento impastato con amianto friabile;
  • cartone di amianto forato;
  • tela in amianto verniciata;
  • marinite (gomma e fibra di asbesto).

Processo Fincantieri S.p.A. e l’utilizzo di amianto

Il fatto stesso che i vertici societari abbiano deciso di utilizzare minerali di amianto fino all’entrata in vigore della legge 257 del 1992, ha costituito un rischio inaccettabile.

Nel contempo sono state violate tutte le regole cautelari. Decine e decine di processi, civili e penali, hanno accertato la violazione dei diritti dei lavoratori. Ci sono state condanne penali a carico degli amministratori e civili al risarcimento dei danni. 

Aggiornamento processi penali Fincantieri

In merito al procedimento promosso su denuncia di Agata Zerbo, è stata proposta l’archiviazione dal GIP.

La battaglia continua. L’ONA si è costituita parte civile nel procedimento penale del 03.11.2020.

Il processo è pendente innanzi il Tribunale penale di Palermo, IV Sez. Pen., Giudice: Dott. Andrea Innocenti, proc. n. 22119/2013 R.G.N.R. e n. 8505/2018 R.G.. Vede come imputati 3 ex direttori del sito Fincantieri di Palermo, accusati di omicidio colposo di 7 dipendenti e lesioni colpose gravi di altri 5.

Quest’ultimo processo, pendente dinanzi al Tribunale penale di Palermo, Sez. IV Penale, Giudice: Dott. Andrea INNOCENTI, proc. n.  22119/2013 R.G.N.R. e n. 8505/2018 R.G. Trib., vede imputati tre Ex Direttori della Fincantieri – stabilimento di Palermo – per l’omicidio colposo di 7 ex dipendenti e le lesioni colpose gravissime di altri 5 ex dipendenti.

L’abnorme indice di aerodispersione delle fibre

Nel corso degli anni, e fino al 28 aprile del 1993, nei cantieri navali è stato utilizzato amianto anche friabile. In più, anche dopo questa data, le condizioni di rischio sono proseguite, perché l’amianto fu utilizzato nelle navi varate in precedenza.

Nei cantieri, in molte occasioni, si svolge l’attività di manutenzione, per la quale si deve manipolare amianto. Le attività di costruzione di navi come di manutenzione, hanno previsto l’uso di amianto.

Gli operai lavoravano gomito a gomito e usavano amianto friabile. Fincantieri Spa ha violato tutte le regole cautelari. Prima di tutto, l’articolo 2087 c.c., fondamentale per la tutela della salute nei luoghi di lavoro.

Poi, oltra a non garantire la sicurezza sul lavoro, ha omesso di informare e formare circa il rischio amianto. Ed ancora in tutti i cantieri, vi erano condizioni prive di tutela preventiva tecnica. Infatti Spa Fincantieri ha omesso di aspirare le polveri, di confinare le lavorazioni ovvero di separarle. In più tutte le maestranze hanno lavorato in assenza di strumenti di prevenzione. In particolare la protezione con delle maschere respiratorie.

Il processo Fincantieri e l’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni

Prontamente è intervenuto il Presidente ONA Ezio Bonanni, che al suo attivo conta numerosi procedimenti civili a tutela delle vittime dei diversi cantieri navali di Fincantieri, da quello di La Spezia a quello di Monfalcone e di Fincantieri Castellammare di Stabia.

Per l’avvocato, i lavoratori che si sono ammalati hanno diritto all’indennizzo e rendita INAIL ed al totale risarcimento di tutti i danni. Inoltre, in caso di morte, la rendita di reversibilità deve essere riconosciuta al coniuge e debbono essere risarciti tutti i danni.

Le rendite, le prestazioni aggiuntive del Fondo Vittime Amianto, i benefici amianto per i prepensionamenti sono invece considerati indennizzi piuttosto che risarcimenti.

Processo Fincantieri: responsabilità civile

In questo contesto, dal punto di vista prettamente civilistico, deve essere ipotizzata la violazione dell’obbligo contrattuale di sicurezza. Quindi, la responsabilità é contrattuale.

Poi vi si aggiungono tutti i profili di responsabilità extracontrattuale, tra i quali quelli di quegli articoli 2050 c.c., 2051 c.c. e, ancora, quelli di responsabilità per fatto illecito, artt. 2043 e 2059 c.c.

Fincantieri e l’acquisizione dei Cantieri francesi

La grande società cantieristica, fondata nel 1959, attualmente gongola per la costituzione di una Joint venture Italo-francese con la Naval Group. Come si legge in una nota congiunta dei rispetti governi rappresenta “un primo passo verso la creazione dell’alleanza”. 

Eppure vengono chiamati a giudizio dal gip di Palermo Cesare Vincenti, Luciano Lemetti, Antonio Cipponeri e Giuseppe Cortesi.

Fincantieri e la costituzione di Ona nel processo penale

L’accusa è di omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime, per aver provocato la morte di 10 operai e gravi lesioni ad altri 5. Le ipotesi di reato sono quelle dell’articolo 589 e 590 del Codice Penale. Secondo l’accusa gli amministratori di Fincantieri hanno provocato l’esposizione, priva di cautela, ad amianto le cui fibre hanno causato le malattie, mortali ed invalidanti. 

Precisiamo che in totale, ad oggi, si sono registrati 119 casi di morti per amianto in Fincantieri. Ma si tratta solo della punta dell’iceberg, poiché i tempi di incubazione della malattia sono molti lunghi, tra i 20 e i 40 anni. Quindi, il picco si registrerà fra qualche anno e purtroppo molti casi sono andati ormai prescritti.

Cosa è stato accertato nel processo Fincantieri?

Gli operai della Fincantieri hanno raccontato che nello stabilimento non venivano utilizzate mascherine. Gli aspiranti non funzionavano e le polveri di amianto finite sul pavimento erano semplicemente spazzate e non smaltite.

Inoltre, non essendo previsto il servizio di lavaggio delle tute, le mogli degli operai le pulivano in casa. Così, entravano in contatto con le fibre, ne erano esse stesse esposte e, così, i loro bambini. Si sono verificati decine e decine di casi di familiari di questi lavoratori esposti ad amianto che si sono ammalati e sono morti per patologie da asbesto. 

I processi civili e penali Fincantieri

Ad oggi sono stati già celebrati sei procedimenti, di cui uno solo con condanne definitive, che ha stabilito risarcimenti astronomici per i familiari dei morti e per gli operai ammalati di asbestosi e mesotelioma pleurico.

Il prossimo processo Fincantieri comincia il 2 novembre davanti alla quarta sezione monocratica del Tribunale di Palermo. Mentre il settimo processo Fincantieri penale ha inizio il 15 gennaio. Davanti al GUP i familiari delle vittime si sono costituiti parte civile.

Di ben altro parere l’Ad di Fincantieri Giuseppe Bono, che a maggio, durante l’assemblea degli azionisti a Trieste ha tuonato

Nel bilancio vedrete l’utile ridotto, mi dispiace per il dividendo, perché 40 milioni di euro li abbiamo dovuti pagare per risarcimento” dei danni provocati dall’amianto. Giuseppe Bono, ha poi aggiunto “Siamo l’unico Paese al mondo che ha questo tipo di legislazione, che costringe un’azienda di oggi a risarcire gli eredi” di chi lavorava per “un’azienda di ieri”. Chiaro il riferimento a Italcantieri e ai processi per le vittime di amianto.

News Fincantieri 2022: risarcimento da 1 milione di euro

A fine dicembre il Tribunale di Torre Annunziata ha condannato Fincantieri e Sait, ritenute responsabili in solido, al pagamento di 1 milione di euro alla moglie e ai due figli d un operaio di 73 anni morto per mesotelioma, nel 2016.

Un’importante riconoscimento per la famiglia, assistita dall’Avvocato Ezio Bonanni, ma anche per tutte le altre vittime per amianto che hanno ora un altro strumento per vincere i ricorsi presentati.

L’asbesto, utilizzato fino al 1992, anno in cui è stato messo al bando con la Legge n. 257, causa e causerà ancora molteplici vittime. Gli effetti di questo killer silenzioso compaiono anche a distanza di decenni. I dati aggiornati della strage sono disponibili nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Ezio Bonanni “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Consulenza gratuita vittime Fincantieri

Per usufruire dei servizi ONA basta consultare la pagina dello Sportello Amianto. È possibile chiamare il numero verde 800 034 294 o compilare il form per richiedere la propria consulenza gratuita.

Numero ONA processo Fincantieri
Whatsapp ONA processo Fincantieri

    Luigi Sorrentino vittima dell’uranio impoverito

    Soldato NATO
    Soldato NATO

    Uranio impoverito: muore Luigi Sorrentino

    Luigi Sorrentino deceduto per l’uranio impoverito. Muore così il Caporal Maggiore dell’Esercito che l’ONA ha ricordato.

    Inoltre, in questo notiziario sono narrate tutte le storie delle nanoparticelle dell’uranio impoverito. ONA news uranio impoverito.

    Luigi Sorrentino: malato di leucemia

    Luigi Sorrentino deceduto per l’uranio impoverito, il 23 ottobre 2018. Tuttavia, la sua memoria rimarrà in eterno. Antonio Dal Cin, Lorenzo Motta, ed altri commilitoni nell’ONA lo ricordano, con memoria perenne.

    Fu colpito dalla leucemia, Luigi Sorrentino, morto per danni da uranio impoverito ma, soprattutto, a causa della burocrazia.

    Così lo ricorda Antonio dal Cin e anche Lorenzo Motta e tutti gli altri dell’ONA che ne onorano la memoria.

    L’Esercito Italiano e il Ministero della Difesa avevano negato il riconoscimento della causa di servizio al Caporal Maggiore Luigi Sorrentino.

    Infatti, negare e nega l’Esercito il rischio eppure, anche nell’Esercito Italiano, sono stati usati vaccini contaminati e con dosi elevate multiple.

    I nostri militari sono stati privati delle misure di sicurezza. Per questo motivo, Luigi Sorrentino aveva diritto al riconoscimento della causa di servizio e la qualità di vittima del dovere.

    Inoltre, c’è il diritto al risarcimento di tutti i danni. L’ONA chiede giustizia per Luigi Sorrentino.

    L’ONA: riconoscere vittime del dovere per uranio impoverito

    L’Avv. Ezio Bonanni presidente ONA, è stato audito dalla Commissione Uranio Impoverito (consulta le dichiarazioni dell’Avv. Ezio Bonanni).

    In più, ha ottenuto significativi risultati come, per esempio, quello per il caso di Lorenzo Motta. (Leggi la storia di Lorenzo Motta vittima del dovere in Marina per esposizione a nanoparticelle da proiettili ad uranio impoverito)

    Come ottenere la tutela dei diritti delle vittime del dovere

    L’ONA tutela le vittime del dovere, in particolare quelle dell’uranio impoverito.

    La storia di Luigi Sorrentino morto per l’uranio impoverito

    L’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito è un vero e proprio bollettino di guerra. Tant’è vero che ciò è stato confermato dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sull’uranio impoverito. 

    Uranio impoverito ed amianto: strage nelle forze armate

    Vedove ed orfani, alcuni anche in tenera età: sono gli invisibili di questa strage, che riguarda anche l’amianto.

    La fibra killer è stata utilizzata in tutte le basi, le armi e perfino le unità navali, come denunciato dall’ONA e dall’Avv. Ezio Bonanni.

    Eppure si tratta di un potente cancerogeno, come chiarito dallo IARC.

    La strage riguarda anche la Guardia di Finanza, come sta a testimoniare Antonio Dal Cin, eroe civile. Infatti, sono ormai anni che Antonio Dal Cin lotta contro la burocrazia e ricorda tutti i commilitoni.

    In ricordo di Luigi Sorrentino, vittima dell’uranio impoverito, si chiede una giornata commemorativa che riguardi tutte le vittime del dovere.

    Ne sa qualcosa anche Antonella Franchi, che lotta per i bambini a scuola perché non siano uccisi dalle fibre. Ancora, Calogero Vicario, da circa 80 giorni in sciopero della fame con l’ONA Sicilia.

    Nella relazione finale della Commissione d’Inchiesta sono riportati i dati.

    Tanto è vero che la Procura della Repubblica di Padova è giunta ad accertare che solo nell’ambito della Marina Militare 1101 persone sono decedute o Risono ammalate per patologie asbesto-correlate (circa 570 i mesoteliomi)”.

    Questa è la strage dell’amianto. Poi ci sono i dati epidemiologici confermati dal ReNaM: il picco dei casi di mesotelioma, sia il numero di casi sia il numero di tassi, è presumibile sia nel periodo tra il 2015 e il 2020“.

    Infatti, è lo stesso Marinaccio a scrivere alla Commissione: sono stati identificati 830 casi di mesotelioma maligno con esposizione in tale settore“.

    Quindi, c’è una situazione allarmante nelle Forze Armate legata anche al problema vaccinale, come denunciato dall’ONA.

    Luigi Sorrentino, Caporalmaggiore dell’Esercito

    Luigi Sorrentino, Caporalmaggiore dell’Esercito, 40 anni, la maggior parte dei quali spesi in divisa, in missioni in Kossovo, Afghanistan. Vittima di leucemia, per esposizione a nanoparticelle e/o per causa dell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito.

    Infatti, era stato cacciato anche dall’Esercito il Caporalmaggiore Luigi Sorrentino, come lui migliaia di altre vittime.

    Così si pensava potesse finire la storia di Luigi Sorrentino, e stendere un velo sulle vittime dell’Esercito.

    Questo militare ha svolto il suo servizio con lealtà ed onore in missioni all’estero.

    L’origine della malattia risiede nell’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito e nelle missioni all’estero. Questi territori erano contaminati da nanoparticelle, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti e amianto.

    Luigi Sorrentino, deceduto con dignità

    Che senso ha, come lui stesso ha detto, vivere con 1500 euro al mese, stando a casa, senza fare niente, spogliato della divisa, per un uomo di azione destinato a morire, comunque, come una foglia che cade tra i porticati di Torino, tra l’indifferenza generale …

    «So dove me la sono presa – aveva dichiarato poco tempo fa in un’intervista al quotidiano torinese Cronaca Qui – Camp Black Horse, lungo la Violet Road di Kabul, nel 2006. Quella era la base dove addestravo le forze speciali afghane. E dietro c’era quello che tutti chiamavano il ‘cimitero dei carri’, un enorme sfasciacarrozze di mezzi corazzati di fabbricazione sovietica, distrutti dagli americani».

    Infatti, Luigi Sorrentino ha continuato poi il suo racconto affermando che lì non c’erano soltanto rottami di metallo:

    «quasi tutti colpiti da proiettili all’uranio impoverito. Enormi ammassi di acciaio fuso dai quali si alzava una polvere invisibile sollevata dai ‘twister’, piccole trombe d’aria tipiche del deserto. È il vento che portava l’uranio».

    Ma la parte più umana del caporalmaggiore è emersa attraverso quest’altra dichiarazione:

    «Ora capisco perché gli americani avevano il tassativo divieto di avvicinarsi al ‘cimitero dei carri. Invece io, che ero pilota di mezzi blindati, ci sono passato per sei settimane di fila, senza nessuna protezione».

    La tutela medica e assistenza legale dell’ONA

    In questo notiziario amianto sono pubblicate tutte le storie di uomini e donne che sono vittime.

    Infatti, è vittima non solo chi ha perso la vita o ha perso un danno alla salute, ma anche i familiari, e anche coloro che sono stati esposti.

    Per cui, l’ONA tutela anche i familiari delle vittime, a tutti i livelli, previdenziali e risarcitori, oltre alla c.d. prevenzione primaria.

    Ad impossibilia nemo tenetur(?)

    Giampiero Cardillo
    Giampiero Cardillo

    La battaglia dell’ONA per il bene comune

    Questo giustificativo e rassicurante antico brocardo latino può essere così tradotto: “nessuno è tenuto a fare cose impossibili”.

    L’Osservatorio Nazionale Amianto lo ha mutato in una domanda e ha accettato una sfida difficile, per il bene comune.

    L’ONA fino ad oggi

    L’ONA, da quando esiste, si è impegnato molto spesso in battaglie che, a volte, si sono avventurate oltre il confine dell’impossibile.

    Perché  mai nulla di splendido è stato realizzato se non da chi ha osato credere che dentro di sé ci fosse qualcosa di più grande delle circostanze, per dirla con Bruce Barton.

    Sembrava infatti impossibile incardinare in Italia un movimento di cittadini attivi, pronti alla solidarietà e alla sussidiarietà, che facesse emergere un fatto criminale conosciuto da un secolo: l’amianto é un killer spietato, benché ritenuto utile e perciò utilizzato in un migliaio di prodotti e sotto-prodotti di uso comune o industriale, per secoli.

    È un killer subdolo, capace di rimanere silente nell’ombra anche per 40 anni, per poi colpire e uccidere nel dolore, inesorabilmente.

    Sembrava impossibile denunciarne la persistente e omicida presenza nelle nostre vite,  a causa  della grande potenza di fuoco giudiziario, mediatico e di influenza in campo scientifico di cui disponeva l’holding mondiale  che traeva immensi profitti dalla sua perdurante utilizzazione in tutto il mondo, nonostante le evidenze scientifiche e mediche di dominio perlopiù  solo accademico, ma solo flebilmente esteso al grande pubblico.

    Sembrava improbabile riuscire a dimostrare che ci fosse un evidente nesso di causa-effetto tra l’esposizione all’amianto avvenuta magari decenni prima e una fitta serie di tumori e altri gravi accidenti che avevano colpito troppe persone.

    Sembrava una missione fuori dalla portata di un piccolo gruppo di 10.000 uomini e donne accreditarsi come punto di raccolta di studi ed esperienze di grandi menti del mondo scientifico e medico in campo internazionale.

    Sembrava essere una battaglia contro i mulini a vento voler scardinare nei tribunali della penisola le prudenze e le convinzioni di enti pubblici e privati che si opponevano all’emersione della necessità di rimediare ai danni subiti dalle migliaia di  persone che, per guadagnarsi da vivere lavorando, hanno respirato o ingerito fibre di amianto di varie specie.

    L’attuale presenza di amianto in Italia

    Oggi l’ONA potrebbe ritenersi soddisfatta dell’aver raggiunto sul piano giudiziario, assistenziale e scientifico molto traguardi che si trovavano anche nel territorio dell’impossibile.

    Ha vinto molte battaglie, ma la guerra ancora no.

    L’amianto in Italia, in Europa e nel mondo ancora c’è. Ancora viene estratto. Ancora viene lavorato. Ancora naviga, vola e percorre chilometri dentro navi, aerei e mezzi terrestri. E non solo per trasportarlo, ma per essere dentro i mezzi di trasporto, che invecchiano, si deteriorano e subiscono lavori di manutenzione o miglioramento esponendo la loro anima nascosta di amianto.

    Solo in Italia muoiono oggi 6000 persone l’anno, con un incremento costante, che ci sorprenderà a partire dal 2025, perché in giro c’è ancora troppo amianto, sempre più vecchio e instabile.

    Perciò, anche se da decenni, oramai, usare o detenere amianto é illecito,  la curva dei morti per esposizione aumenterà sempre più. Perché incombono sulle nostre vite di italiani 40 milioni di tonnellate di amianto ancora da bonificare, sito in luoghi conosciuti o ancora sconosciuti della bella Italia.

    Giace alla luce del sole o é ancora occulto o occultato, in immense quantità, ma anche in piccolissimi deposti. In un milione di siti e micro-siti, almeno,  si può stimare, esiste il rischio  consapevole o inconsapevole di venire a contatto anche con quell’unica fibra che potrebbe ucciderci.

    Se oggi, come per magia, potessimo far scomparire tutto l’amianto dal nostro suolo, dalle case, dalle scuole, dalle caserme, dagli ospedali, dagli uffici, dalle officine, dagli impianti, dai magazzini, dalle fabbriche, dalle acque che beviamo (che scorrono perlopiù in tubi con amianto) e dall’aria che respiriamo, almeno per altri 40 anni piangeremmo i nostri morti per l’amianto che è già dentro di noi, in agguato, per ucciderci.

    Gli obiettivi perseguiti dall’ONA

    Un vecchio cartone degli anni’80, dimenticato in cantina a marcire e sfaldarsi, potrebbe, se maneggiato, generare gravi malattie. Perché in molto vecchio cartone, nella sua polvere, c’è amianto.

    Appare evidente che la strada che L’ONA intende percorre é ancora molta e tutta in salita. La missione impossibile non è ancora assolta. Ma non ci scoraggiamo.

    Quaranta milioni di tonnellate di veleno in un milione di posti, con seimila morti l’anno, in lineare, geometrico o logaritmico aumento, non ci scoraggiano. Ci impegnano sempre di più.

    Migliaia di navi, aeromobili, mezzi di lavoro e trasporto che in qualche modo insistono sul suolo patrio, anche per un tempo limitato, prima o poi dovranno diventare amianto-free, e dovranno essere certificati tali. Milioni di chilometri di condotte d’acqua da sostituire non ci terrorizzano. Ci stimolano ad essere migliori di quello che siamo, a raccogliere attorno a noi altre menti eccellenti per offrirle sussidiaria-mente alle Istituzioni per incardinare metodi e pratiche amministrative innovative efficaci.

    L’ONA del domani

    L’ONA non si è mai mossa contro le Istituzioni. Ha cercato e cerca di essere loro accanto, sussidiaria-mente.

    Se nei tribunali solleva casi e problemi, è solo per stimolarne la comune profonda conoscenza, la comprensione e l’impegno a risolvere in radice l’insorgenza futura, mitigando il disagio e il dolore del presente di coloro che all’’ONA si rivolgono con disperata speranza.

    Se L’ONA chiede alla Scienza nuove e decisive pratiche per arginare la sofferenza di chi è colpito dal male da amianto, è per dare tempo alle Istituzioni di incardinare pratiche amministrative idonee a farlo scomparire  dalle nostre vite.

    L’ONA sa bene che la scienza può chiarire, fornire strumenti  sempre più raffinati di conoscenza e prevenzione, può scoprire nuovi metodi di distruzione dell’Amianto, ma occorre una macchina industriale e amministrativa idonea per raccoglierlo e farlo digerire con metodi sempre meno costosi e rapidi.

    L’ONA sa  bene che la scienza medica può curare, forse guarire, ma non può far nulla contro l’esposizione che genera malattie.

    L’ONA sa bene che non è neanche nei tribunali il campo di battaglia finale contro l’Amianto.

    L’ONA sa bene che non esiste bilancio pubblico al mondo capace di sostenere un piano quinquennale, decennale o pluridecennale per far scomparire 40 milioni di tonnellate di amianto in un milione di punti della penisola, magari mischiato ad altri inquinanti, abbandonato ai lati delle strade, nascosto nelle navi in porto e negli aerei negli aeroporti, provenienti da chissà dove.

    Gli obiettivi dell’ONA per il futuro

    Ma L’ONA, spes contra spem, crede che esista una capacità creativa Istituzionale da stimolare, all’interno di grandi iniziative pubblico-private, supportate da enormi, già  esistenti, centri di ricerca tecnica e scientifica, per attivare Grandi Imprese Federali Europee, le sole che avrebbero oggi forza tecnica, amministrativa e finanziaria per affrontare la battaglia finale: eliminare il problema alla fonte, eliminando l’amianto dalla nostra terra, dalle nostre acque e dalla nostra aria.

    La strada é quella di iniziare dai grandi “giacimenti” inquinati, non solo da amianto.

    Concentrare risorse pubbliche e private su queste Grandi Imprese di bonifica e rigenerazione del territorio, quando è ammalato e non solo per l’amianto. Questo avrebbe come risultato lo sviluppo economico e civile di questi posti infernali, che per default della rigenerazione economica e civile si ritroverebbero risanati dal l’amianto e non solo. Terreni che valgono zero perché insicuri, tornerebbero a valere molto, a generare ricchezza che ripaghi lo sforzo di averli rigenerati, quando riempiti di contenuti produttivi di ricchezza.

    Parallelamente, anche con soli fondi pubblici, dobbiamo ottenere che scuole e ospedali possano essere certificati liberi da amianto e da altri inquinanti, qualora coesistano.

    Ma, ove si dovessero contare troppi immobili del settore scolastico o sanitario che hanno necessità anche di lavori di risanamento statico e funzionale, si dovrà necessariamente ricorrere a innovazione amministrativa anche lì. I soldi pubblici, anche diluiti in più piani triennali, non basterebbero.

    Se i bilanci pubblici non possono sostenerne il peso, occorre trovare una via d’uscita pubblico-privata.

    Nell’ultima battaglia decisiva siamo impegnati. Vogliamo vincere la guerra.

    E non ci sembra impossibile avere successo ancora una volta.

    Arch. Giampiero Cardillo

    Amianto e Forze armate: la denuncia ONA

    Amianto e Forze armate
    Amianto e Forze armate

    L’effetto nocivo dell’amianto su veterani delle Forze Armate

    L’Osservatorio denuncia l’esistenza di 40 milioni di tonnellate di amianto ancora da bonificare. Le conseguenze si ripercuotono anche nelle forze armate.

    L’amianto, un minerale presente in natura, è economico e resistente al calore. Si è dimostrato un ritardante di fiamma, durevole per un’ampia varietà di materiali da costruzione: perfetto dunque per l’uso in campo militare.

    Ed infatti è stato abbondantemente utilizzato per la maggior parte del XX secolo.

    Tutti i rami delle Forze Armate hanno adoperato questo minerale per la costruzione di navi, carri armati, aerei e caserme.

    Peccato che i produttori di amianto (e non solo loro) in passato non abbiano divulgato sufficienti informazioni sui pericoli del minerale tossico per i militari e per i civili.

    Risultato? Tanti militari sviluppano mesotelioma

    Oggi i veterani delle Forze Armate stanno pagando con la vita il prezzo per quelle decisioni.

    Quasi un terzo delle persone che sviluppano il mesotelioma sono infatti militari ed ex militari.

    Le zone pericolose a rischio esposizione

    Le aree più a rischio esposizione erano (e sono) i compartimenti del sottocoperta, le sale caldaie, le sale macchine, i depositi di munizioni, e anche le mense e le camere da letto.

    Di amianto se ne trovava in grossa quantità all’interno dei veicoli corazzati, negli aerei e nelle navi che li trasportavano nelle zone di battaglia, sebbene anche le basi  e le caserme in cui vivevano e si addestravano fossero problematiche.

    L‘amianto copriva infatti le tubature, si trovava su pavimentazione, copertura, era utilizzato come materiale di isolamento e nelle fondamenta di cemento.

    E’ stato utilizzato in guarnizioni, apparecchiature per caldaie, pompe, turbine, isolamento elettrico, tubi e tubature.

    La legge amianto 257 del marzo 1992

    Anche se l’uso di amianto è stato bandito in Italia con la legge 257 del 12 marzo 1992, il lungo periodo di latenza del mesotelioma fa ritenere che ancora molti militari si ammaleranno. I sintomi del mesotelioma possono infatti manifestarsi a distanza di 20/ 50 anni dall’esposizione.

    Rischi per la salute: cosa si sapeva?

    Il primo rapporto circa la pericolosità derivante dall’inalazione delle polveri di amianto per gli operai che lo lavoravano risale al 1898, quando l’ispettrice inglese Lucy Deane, descrisse una malattia dei bronchi e dei polmoni provocata dalle polveri di amianto presenti negli ambienti di lavoro.

    La malattia in questione era l‘asbestosi (all’epoca non aveva ancora un nome). Del minerale, da lei definito “evil” (diabolico), Deane chiese anche un’analisi al microscopio, che rivelò “la struttura aghiforme e affilata delle fibre, simili al vetro, che rimanendo sospese nell’aria in quantità elevate generano effetti deleteri”, scrisse nel suo resoconto.

    Sebbene i rischi per la salute fossero dunque noti già dai primi del ‘900, l’amianto venne comunque utilizzato per tutti i rami delle forze militari, a causa della sua utilità e accessibilità.

    Oggi, dopo tanti anni, cosa si può fare?

    Purtroppo oggi, a 26 anni dalla messa a bando della fibra killer, possiamo fare poco per chi ha contratto una malattia asbesto correlata.

    Ma c’è chi non si arrende.

    Mi riferisco al lavoro certosino dell’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA che quanto meno sta cercando di ridare dignità e giustizia a chi si è ammalato svolgendo il proprio lavoro.

    Per tali ragioni Bonanni ha presentato alla commissione Lavoro alla Camera nei giorni scorsi una proposta volta a chiedere il “Prepensionamento dei lavoratori esposti ad amianto”.

    Il Presidente ha chiesto a gran voce l’osservanza di maggiori tutele per il personale delle forze armate del comparto sicurezza (carabinieri, polizia di stato, guardia di finanza e vigili del fuoco) e si è battuto per l’estensione anche a loro dei benefici contributivi amianto per il prepensionamento.

    L’audizione è stata convocata a fronte degli atti di sindacato ispettivo, promossi da Carla Cantone e Debora Serracchiani (Partito Democratico), da Maria Pallini (Movimento 5 Stelle), da Walter Rizzetto (Fratelli d’Italia), da Guglielmo Epifani (Liberi e Uguali), da Paolo Zangrillo (Forza Italia).

    Il punto di partenza è stato l’esame della pubblicazione ONA “i dati pubblicati nel libro bianco delle morti di amianto in Italia dall’Osservatorio nazionale amianto a metà 2018” scritta a cura del suo presidente (protagonista anche in un’altra occasione presso la commissione parlamentare d’inchiesta ‘Uranio Impoverito’).

    Il testo svela un significativo aumento di morti per patologie legate all’amianto, raggiungendo 6.000 casi in totale nel 2017: 3.600 per tumore polmonare, 1.800 per mesotelioma e 600 per asbestosi.

    Secondo le rilevazioni, si tratta di cifre sottostimate destinate ad  aumentare raggiungendo il picco negli anni 2025-2030.

    Ancora molto da fare, ancora tanto amianto da smaltire

    L’ Osservatorio denuncia inoltre l’esistenza di 40 milioni di tonnellate di amianto ancora da bonificare e circa un milione di siti contaminati, relativi sia a edifici privati che pubblici: 2.400 scuole, 250 ospedali e oltre mille tra biblioteche e altri edifici culturali.

    Si tratta di cifre allarmante, se si considera che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per il 2017 ha contato in tutto il mondo, solo per origine professionale, ben 104 mila decessi legati all’amianto.