Nessun colpevole per i morti amianto Olivetti

E’ arrivato ad un punto di svolta il processo amianto Olivetti. Nessun colpevole secondo la Corte D’Appello di Torino.

Ribaltata in appello la sentenza del tribunale di Torino al processo per le malattie e i morti causati dall’esposizione all’amianto, alla Olivetti di Ivrea, in un periodo compreso tra gli anni Settanta e i primi del Duemila. La Corte d’appello di Torino, presieduta da Flavia Nasi, avrebbe stabilito come periodo della prima esposizione all’amianto i primi anni settanta, mentre tra gli imputati, Carlo De Benedetti è stato in carica dal 1978, cui dopo si sono succeduti Franco De Benedetti e l’ex ministro del governo Monti Corrado Passera.

Per i giudici della terza sezione penale della Corte d’Appello “il fatto non sussiste”, ribaltando, così, il verdetto di primo grado che, invece, ha giudicato gli imputati tutti colpevoli per la morte di quattordici dipendenti dell’azienda piemontese, esposti alla fibra killer durante i processi produttivi di macchine per scrivere.

In primo grado, il 18 luglio 2016, i fratelli De Benedetti, rispettivamente presidente e vicepresidente del gruppo Olivetti, furono condannati a 5 anni e 2 mesi di carcere e Corrado Passera a un anno e 11 mesi; tutti tre hanno avuto funzioni di amministratori delegati. Agli altri dieci ex dirigenti dell’azienda fondata da Camillo Olivetti, erano state comminate pene più leggere.

Durante la terza udienza in Corte d’appello a Torino del 21 febbraio scorso, il sostituto procuratore generale Carlo Maria Pellicano aveva chiesto la conferma delle condanne inflitte dal tribunale di Ivrea in primo grado, salvo modificare l’accusa da lesioni a omicidio colposo perché nel frattempo un ex dipendente, parte offesa, è deceduto nel corso del processo; mentre, in altri due casi, è scattata la prescrizione del reato, per i quali i fratelli De Benedetti non sarebbero più punibili.

Eccepite le analisi della sentenza, in attesa del deposito.

A sollevare il problema giuridico, infatti, è il cosiddetto effetto acceleratore, dati i lunghi tempi di latenza del periodo di incubazione del mesotelioma. La difficoltà sta nello stabilire se tutti i datori di lavoro abbiano concorso a causare il danno, malattia o decesso del lavoratore, oppure se è stato solo uno oppure alcuni di loro, chi per primo ha favorito l’inalazione di fibre di amianto; oppure chi ne ha favorito la più prolungata o più intensa inalazione.

Potrebbe darsi, quindi, che la Corte abbia considerato il dirigente responsabile solo per i primi due anni di esposizione all’amianto, del lavoratore. Nella circostanza, De benedetti è stato in carica, come già detto, dal ’78, mentre i dipendenti sarebbero stati colpiti dalla patologia in un periodo precedente.

«Mi auguro che il procuratore generale impugni questa sentenza di assoluzione degli imputati del processo Olivetti – ha commentato l’avvocato Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto -. É noto l’effetto acceleratore dell’esposizione ad amianto, sia per il mesotelioma sia per il cancro polmonare ed è per questa ragione che sussistono le responsabilità anche di Franco e Carlo De Benedetti».

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