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Primo maggio sicurezza sul lavoro

Sicurezza sul lavoro
Sicurezza sul lavoro

Primo maggio sicurezza sul lavoro. Inaugurata la mostra: “L’Italia che muore al lavoro. Tragedie sul lavoro e malattie professionali in Italia”. Plaude l’Avv. Ezio Bonanni che richiama la questione del rischio amianto.

Mostra sull’importanza della sicurezza nei luoghi di lavoro

L’esposizione, al Municipio di Torino, aperta al pubblico in occasione della conferenza stampa sulle iniziative per la Festa del Lavoro, si può vedere fino a venerdì 11 maggio 2018; ingresso gratuito.

La vetrina è stata realizzata da Sicurezza e Lavoro, con INAIL, Regione Piemonte, Festival CinemAmbiente. Sono stati presenti anche gli attivisti di ONA Piemonte.

Infatti, l’Osservatorio Nazionale Amianto è presente in Piemonte, con particolare riferimento alla tutela delle vittime Eternit.

Sicurezza sul lavoro e amianto: l’impegno dell’ONA

L’ONA, già dalla sua costituzione, ha consacrato il primo maggio, come data fondamentale per la sicurezza sul lavoro. Non ci può essere lavoro senza la tutela della salute.

Lo dice l’art. 2087 del Codice Civile e, ancora, l’art. 32 Cost., tanto più alla luce del nuovo testo unico, Dlgs. 81/2008.

Infatti c’è tutta una specifica normativa di prevenzione del rischio cancerogeno, tra cui quello dei minerali di asbesto.

Si contesta da parte dell’Avv. Ezio Bonanni il concetto di limite di soglia, poiché i cancerogeni sono sempre dannosi per la salute umana. Così, lo sono anche i minerali di asbesto, siano i serpentini che gli anfiboli.

Tant’è vero che, oltre all’asbestosiplacche ed ispessimenti pleurici, questi minerali provocano anche cancro.

Ci riferiamo anche ai mesoteliomi:

  • pleurico;
  • peritoneale;
  • pericardico;
  • della tunica vaginale del testicolo

Per approfondimenti:

Primo maggio sicurezza sul lavoro: impegno costante

Quello della tutela della sicurezza sul lavoro è un tema fondamentale per l’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni.

Infatti, la commemorazione del primo maggio sicurezza sul lavoro è il tema chiave della giornata della festa dei lavoratori. Non ci può essere festa se ci sono infortuni e malattie professionali. Infatti il tema della tutela del lavoro e dei lavoratori non può prescindere dalla sicurezza, ovvero dalla tutela della salute.

Se c’è malattia e morte, non serve avere un salario leggermente più alto. Infatti, all’indennità di rischio si deve sostituire la tutela della salute, ovvero l’ambiente di lavoro salubre. In più, la rimozione del rischio, tra cui l’amianto.

Primo maggio sicurezza sul lavoro: aggiornamento 2020

La questione della sicurezza sul lavoro rimane centrale anche nel 2020 e la festa del primo maggio non è sufficiente.

Infatti, ricordare le vittime del lavoro solo il primo maggio, è sbagliato. L’INAIL è l’istituto assicuratore, e dovrebbe intervenire in prevenzione. Tuttavia, ha sempre esaltato l’indennizzo e, cioè, l’intervenire dopo, quando il danno biologico si è già verificato.

Invece, bisogna intervenire con la prevenzione, come più volte sostenuto dall’Avv. Ezio Bonanni.

Sicurezza sul lavoro e rischio sull’amianto

L’amianto continua a mietere vittime. Per questo motivo, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta in Campidoglio lo scorso 13.10.2020, l’Avv. Ezio Bonanni ha insistito sulla prevenzione.

Prevenire significa bonificare e rimuovere il rischio e, quindi, rendere il lavoro sicuro.

In più, nella stessa seconda puntata di ONA TV, si è discusso di “Amianto emergenza ambientale – il caso industrie meccaniche siciliane“.

Sicurezza sul lavoro: incontro a Scurcola Marsicana

Scurcola Marsicana
Scurcola Marsicana

A Scurcola Marsicana un evento sul rischio amianto

Scurcola Marsicana è un piccolo paesino in provincia dell’Aquila in Abruzzo dove domenica 6 maggio nella sala consiliare del municipio di si terrà un incontro per discutere della problematica amianto e delle giuste misure da adottare nell’ambito della sicurezza sul luogo di lavoro.

All’incontro parteciperanno  oltre agli esponenti dell’amministrazione comunale, anche Ettore Di Biase amministratore di Lo studio srl, Massimo Lombardo coordinatore regionale Osservatorio Nazionale Amianto, Rosa Mei medico del lavoro e Silverio Spurio, sociologo.

Oggetto di discussione saranno le norme vigenti sulla sicurezza sul lavoro e naturalmente verranno proposte alcune soluzioni alla problematica correlata alla presenza di amianto che nonostante sia una sostanza cancerogena e soprattutto messa al bando circa 25 anni fa, continua a mietere vittime e seminare strage.

L’assemblea sarà conclusa con l’inaugurazione di una speciale targa commemorativa, dedicata a tutti coloro che hanno perso la vita sui luoghi di lavoro o per ragioni legate alla loro professione.

Rischio amianto e la sicurezza sul lavoro

L’iniziativa sembra aver suscitato molto interesse negli abitanti del paese abruzzese e sicuramente accorreranno in numerosi all’incontro nel quale parteciperà mediante un collegamento telefonico anche l’avv. Ezio Bonanni.

La sicurezza al lavoro è una tematica importante per tutti, soprattutto se si parla di presenza di amianto nei luoghi di lavoro.

Negli ultimi tempi leggiamo troppo spesso nella stessa frase le parole: amianto lavoro, rappresenta infatti questa una delle questioni più spinose del nostro secolo, discussa e ridiscussa in molteplici iniziative prese dall’Ona che cerca di promuovere un sistema di informazione e prevenzione per evitare l’insorgenza di malattie asbesto correlate come: mesotelioma, cancro al polmone, asbestosi, placche pleuriche e tumore alla faringe.

In attesa dell’incontro di Scurcola Marsicana diamo un’occhiata all’ultima iniziativa dell’Ona fatta a Palermo lo scorso 19 aprile, in cui è stato presentato l’ultimo libro: Sicilia, il libro delle morti bianche. Cause, eventi e testimonianze scritto dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’associazione ONA Onlus, anche in quell’occasione sono accorsi in molti mossi forse anche dalla paura di poter cadere anche loro nella trappola amianto.

L’Italia leader in Europa per il riciclo degli oli usati

Oli usati
Oli usati

L’Italia con la percentuale altissima del 98% degli oli usati raccolti e rigenerati, si colloca in testa ai Paesi europei che si dimostrano maggiormente attivi per la questione riciclaggio degli oli minerali usati.

È una percentuale importante. Infatti, dimostra di essere vicini all’obiettivo finale del 100% che, di questo passo, sarà perseguito in brevissimo tempo.

A confermare questi dati è il Consorzio Nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati (CONOU). Attraverso il rilasciato di informazioni nel corso dell’ Earth DayGiornata della terra. Di cui abbiamo già parlato in un’altro precedente articolo.

La manifestazione dedicata al rispetto e alla salvaguardia per il pianeta, si è tenuta a Roma e il CONOU per la prima volta vi ha preso parte come uno dei partners principali.

Tra i vari dati e le informazioni rilasciate, a destare attenzione è quello che riguarda il peso complessivo degli oli usati raccolti e rigenerati. Difatti, nel 2017 sono state raccolte 182.252 tonnellate di olio lubrificante usato, da lavorare e riutilizzare.

Gli italiani? Primi al mondo in olio usato

Una cifra veramente sorprendente che rispetto a quella dell’anno precedente presenta ben 5mila tonnelate in più. Numeri che possono fare la differenza per l’ambiente, basta pensare che 5mila t. avrebbero potuto inquinare una superficie pari a 25 volte il Lago di Garda.

«Il deciso aumento dei quantitativi di raccolta, unito a una qualità che si mantiene alta consentendo una percentuale di rigenerazione vicina al 100% – ha dichiarato Paolo Tomasi, presidente del CONOU, cercando di sottolineare l’importanza degli obiettivi raggiunti testimoniano i vantaggi della circular economy degli oli minerali usati gestiti dal Consorzio.

Il 2017 è stato un anno fondamentale nel quale abbiamo cambiato il nome e l’organizzazione interna, con l’obbiettivo di rendere ancora più forti il progetto, l’innovazione e il gioco di squadra.

Siamo convinti di aver creato le premesse utili per continuare a far crescere la nostra filiera e per incrementare ulteriormente le performance: i primi risultati ci danno ragione ed evidenziano che siamo sulla buona strada».

L’Italia si mostra un Paese sensibile che ha captato la gravità della problematica inquinamento.

Tuttavia, abbiamo la triste consapevolezza che gli oli usati non risultano gli unici agenti inquinanti del pianeta. Difatti, speriamo che gli italiani si dimostrino attivi anche sotto altri punti di vista.

Magari con una maggiore accuratezza della raccolta differenziata in tutte le città, evitando lo spreco di carta, plastica e limitando anche l’uso dell’acqua potabile che come ben sappiamo rappresenta un tallone di Achille della società moderna.

Giornata vittime amianto 28 aprile 2018

Giornata vittime amianto
Giornata vittime amianto

Il 28 aprile si celebra la Giornata vittime amianto, dedicata a coloro che hanno perso la vita a causa della fibra killer e delle patologie correlate. E proprio in prossimità di questa giornata l’Osservatorio Nazionale Amianto è stato scosso da una triste notizia.

La morte di Roberto Lucandri, valido sostenitore ONA

Nella notte a cavallo tra il 26 e il 27 aprile l’associazione onlus ha perso un  noto collaboratore, il sig. Roberto Lucandri.

Roberto Lucandri è stato uno dei più validi sostenitori dell’ONA. Era un ex elettricista dell’ospedale di Rieti. Egli ha contratto una forma di mesotelioma a causa dell’amianto presente nella struttura ospedaliera in cui lavorava.

Dopo aver denunciato la presenza di asbesto sul luogo di lavoro si è schierato fin da subito con l’ONA e con l’Avv. Ezio Bonanni. Al suo fianco la figlia Roberta.

La forza di Roberto, purtroppo, ha ceduto l’altra notte lasciando amarezza e rancore. Ma, nonostante questo, sarà ricordato dall’ONA durante la Giornata vittime amianto come un altro eroe moderno dei nostri giorni.

Lucandri non è l’unica vittima dell’Ospedale di Rieti

Purtroppo, Roberto non è la sola vittima all’interno dell’ospedale di Rieti, Ha perso la vita, per una situazione analoga, anche il sig. Mario Nicoletti e, sicuramente, non saranno gli unici a soccombere per via di questa strage. Ricordiamo che l’amianto è chiamato anche killer silenzioso. Questo perché, prima di avvertire i sintomi di una patologia asbesto correlata nel nostro organismo, può passare un lasso di tempo pari a 20-30 anni.

Alcune persone preferiscono ricordare le vittime ogni giorno, perché è sempre più frequente ascoltare storie in cui il protagonista è sempre lui l’amianto.  Tuttavia anche per un semplice valore simbolico, dedicare alle vittime di questa strage una giornata intera è anche un modo per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni che molto spesso danno l’impressione di sottovalutare la problematica proprio a causa della lentezza delle azioni di contrasto da loro effettuate.

Le parole della figlia del Sig. Lucandri, Roberta

«L’amianto dell’ospedale di Rieti ha ucciso anche mio padre, dopo aver ucciso, sempre per mesotelioma, Nicoletti Mario, altro dipendente della ASL di Rieti. Con l’assistenza dell’avv. Ezio Bonanni, depositerò una denuncia penale per il reato di omicidio a carico della dirigenza ASL Rieti, per la presenza di amianto nell’ospedale e anche per il comportamento omissivo della dirigenza, e per tutte le complicità.

Spero che la Procura della Repubblica di Rieti faccia piena luce sulle condotte criminose che hanno portato alla morte di mio padre, che ha lavorato privo di maschere protettive. La morte di mio padre non mi fermerà nel chiedere giustizia contro i carnefici che hanno utilizzato amianto».

Queste sono le parole della sig.ra Roberta Lucandri che in occasione della Giornata vittime amianto ha voluto esprimere il proprio pensiero su chi come suo padre, ha speso una vita a lottare contro l’amianto, fino al giorno in cui le gambe non hanno retto più ed è stato perso anche l’ultimo filo di voce.

I dati della strage vittime amianto

Non sono bastati 26 anni dall’entrata in vigore della L. 257/92, che ha vietato l’estrazione, la lavorazione e la commercializzazione dell’amianto, perché ce ne sono ancora 40.000.000 di tonnellate in tutto il territorio nazionale, con 50.000 siti contaminati, cui si aggiungono circa 1.000.000 di micrositi, e una condizione di rischio per tutti i cittadini.

L’Osservatorio Nazionale Amianto è impegnato in prima linea per la prevenzione e cioè per la bonifica, che tarda a venire per l’incapacità delle forze politiche di agire con efficacia, la diagnosi precoce, terapia e cura delle patologie asbesto correlate (prevenzione secondaria) e il risarcimento danni (prevenzione terziaria).

La mappa del rischio amianto in Italia

  • le scuole (circa 2.400), con un rischio esteso a circa 350.000 studenti e 50.000 dipendenti, tra docenti e non;
  • gli ospedali; – gli altri edifici pubblici;
  • i mezzi di trasporto: gli aeromobili, le navi, i treni, etc.;
  • nelle Forze Armate e Comparto Sicurezza: nelle unità navali e nelle installazioni della Marina, negli elicotteri e negli aeromobili dell’Aeronautica, nei mezzi e nelle installazioni dell’Esercito e perfino nella Guardia di Finanza, come dimostra il caso di Antonio Dal Cin, il finanziere, eroe civile, vittima di asbestosi che, pur congedato per inabilità totale e riconosciuto vittima del dovere, continua il suo impegno per ottenere la bonifica di tutti i siti contaminati e la tutela delle vittime;
  • nelle installazioni industriali: petrolchimici, aziende metallurgiche, centrali elettriche, idroelettriche, termoelettriche, etc.;

Ad oggi, nonostante la sua accertata pericolosità (anche Iarc, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro delle Nazioni Unite, ha infatti riconosciuto l’amianto come cancerogeno e ha chiesto di bandirne l’utilizzo in ogni sua forma), non esiste una normativa internazionale che ne limiti la produzione e la commercializzazione.

La Confederazione Internazionale dei Sindacati (Ituc), e il Sindacato Mondiale dell’Industria (IndustriAll) hanno sostenuto dodici nazioni africane nel chiedere l’inserimento dell’amianto nella lista dei materiali pericolosi della Convenzione di Rotterdam. Sono solo circa sessanta i paesi nel mondo ad aver bandito l’amianto.

Il mesotelioma è il tumore che si origina dalle cellule del mesotelio per effetto delle fibre di amianto (che ne costituisce l’esclusiva causa di insorgenza), rappresenta l’ottava causa di morte sia negli uomini sia nelle donne; una macabra contabilità che non tiene conto di tutte le altre patologie asbesto correlate, molto meno rare.

I dati riportati dall’Osservatorio Nazionale Amianto

Secondo i dati pubblicati i dati dell’ONA l’amianto nel solo 2017 ha ucciso circa 2.000 persone con il mesotelioma, e poi se si tiene conto anche delle altre patologie, si superano i 6.000 decessi (tumore della laringe, dell’ovaio, della faringe, dello stomaco e del colon retto e quelle fibrotiche – asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici e per complicazioni cardiocircolatorie), e più di 100.000 nel mondo.

Mare e aumento della temperatura: pericoli e soluzioni

Mare
Mare

Celebriamo insieme l’Earth Day

Il 22 aprile, un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, le Nazioni Unite celebrano l’Earth Day

La più grande celebrazione ambientale del pianeta, la Giornata della Terra è un momento di valutazione delle problematiche del pianeta: l’inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, la scomparsa di piante e specie animali e l’esaurimento di risorse non rinnovabili. Dal 1970, ogni anno, la manifestazione promossa dal presidente USA John Fitzgerald Kennedy che oggi coinvolge più di un miliardo di persone in quasi duecento Paesi del mondo, è anche un avvenimento educativo e informativo.

Earth Day - Mare
Da sinistra: Pina Catino presidente Club per l’UNESCO di Bisceglie, Salvatore Valletta presidente Ordine Geologi della Puglia, Ugo Patroni Griffi, presidente Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale e Concetta Fazio Bonina presidente Associazione Culturale Porta d’Oriente – Libero Sviluppo Mediterraneo di Bari

A Bari, il Club per l’UNESCO di Bisceglie e l’Associazione Culturale Porta d’Oriente – Libero Sviluppo Mediterraneo hanno promosso il convegno di studio dal titolo “Change mentality. Anthropogenic Global Effects – Gli obiettivi in Agenda 2030 ONU per lo Sviluppo sostenibile del millennio”.

Il meeting ha visto come coordinamento scientifico per l’Italia Salvatore Valletta, presidente dell’Ordine dei Geologi della Puglia, per gli USA Solidea M. C. Bonina – PhD Environmental Scientist, in videoconferenza.

Gli interventi del Dott. Coppini e del Dott. Macaluso

Sono intervenuti all’incontro, tra gli altri, il dott. Giovanni Coppini e il dott. Domenico Macaluso.

Il dott. Giovanni Coppini ha rappresentato il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Fondazione di ricerca che realizza studi e modelli del nostro sistema climatico e delle sue interazioni con la società e con l’ambiente.

Mission del CMCC è sviluppare le conoscenze scientifiche utili a sostenere la creazione di politiche di adattamento ai cambiamenti climatici, proteggere l’ambiente e stimolare una crescita sostenibile.

Nel campo della ricerca il CMCC coordina il servizio operativo Europeo chiamato Copernicus Marine Service, per le previsioni del Mar Mediterraneo. Ogni giorno rilascia gratuitamente prodotti disponibili a imprese, enti di ricerca, enti pubblici, che a loro volta sviluppano servizi per la cittadinanza, per favorire la Blue economy.

«Noi stessi al CMCC ci siamo specializzati in una serie di servizi a valore aggiunto, per il turismo, appunto, l’acquacoltura, la gestione e la difesa delle coste e dei porti – specifica Coppini -. Per esempio la Regione Puglia ci ha finanziato un progetto (START), per il quale abbiamo sviluppato, con altri attori, sia privati (LINKS MT, ETACONS, ENSU) sia pubblici (UNISALENTO), un servizio di previsioni dei mari pugliesi, delle coste e dei porti, per offrire previsioni di eventi estremi, di mareggiate, in modo da rendere più sicure e gestibili le coste e i porti».

Giovanni Coppini, quali sono, dunque, le ultime previsioni sul Mediterraneo e sull’Adriatico in particolare?

«Dal punto di vista climatico, è chiaro che quello che osserviamo e ipotizziamo per il futuro sono innanzitutto i due fenomeni più importanti, l’aumento delle temperature e innalzamento del livello del mare. Che si collegano anche a una possibile intensificazione degli eventi estremi e delle mareggiate; a terra la siccità e sulla costa e lungo i fiumi il problema delle alluvioni. Per cui, diciamo, la previsione non è rosea; aumentando la temperatura e il livello del mare, le nostre coste saranno ancora più a rischio. Perciò, dobbiamo trovare delle misure di adattamento, che comprendano la rigenerazione delle coste e la gestione dei porti, in maniera intelligente, in modo che possa adattarsi a quello che è inevitabile».

L’altro tema importante, diceva, è quello delle riduzioni delle emissioni

«La scorsa settimana è stata trovata dall’IMO (International Maritime Organization) che coordina a livello internazionale il tema del trasporto marittimo, una risoluzione per impegnarsi a ridurre del 50%, entro il 2050 rispetto ai valori del 2008, le emissioni in atmosfera di anidride carbonica da trasporto navale. Noi pensiamo di contribuire a questo servizio, cercando di sviluppare ulteriormente il nostro sistema VISIR per l’ottimizzazione delle rotte delle navi, secondo le previsioni del servizio Copernicus Marine, in modo da ridurre il consumo carburante o, meglio, cercando di aumentare l’efficienza del trasporto».

Quindi tornando ai nostri mari, il Mediterraneo e l’Adriatico non sono proprio in una buona situazione

«I nostri mari sono hot spot per i cambiamenti climatici e dobbiamo cercare di sensibilizzare il comportamento dei cittadini e soprattutto anche delle istituzioni. A tale proposito abbiamo lavorato al fianco del ministero dell’Ambiente per lo sviluppo del piano di adattamento dei cambiamenti climatici dell’Italia. Un elemento, diciamo, adesso fondante, per poi far sì che le Regioni e gli enti locali a loro volta sviluppino piani di adattamento regionali e poi locali».

Dott. Coppini, il cambiamento climatico sta aprendo le rotte dell’Artico

«Quello che sicuramente si nota è che il cambiamento climatico sta aprendo le rotte dell’Artico in maniera molto importante ma questa nuova situazione, ha bisogno di una regolamentazione e particolare attenzione, perché è chiaro che il trasporto attraverso l’Artico mette a rischio gli ecosistemi. Per cui, sicuramente c’è bisogno di una attenzione internazionale che possa incidere su un corretto e sostenibile utilizzo, oppure non utilizzo, da parte dell’uomo, di queste regioni».  

Il dott. Macaluso, ricercatore dell’Unione Europea ha collaborato al progetto “Discovering Magna Grecia” con INGV, Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia e ci ha illustrato, quindi, le conseguenze dell’aumento della temperatura del Mare nostrum.

Domenico Macaluso, ci parli di questo progetto

Mare
Banco di Graham-Ferdinandea, 1999: rilievi subacquei
(foto D. Macaluso)

«Si è trattato di posizionare sonde multiparametro nel Canale di Sicilia. Penso siamo gli unici ad avere dieci anni di monitoraggio continuo di questo tratto di mare molto importante, che sta dimostrando effettivamente che un rialzo delle temperature del mare c’è, accompagnato probabilmente anche da un leggero aumento del livello del mare o battente d’acqua».

È un’affermazione importante

«È in atto questo problema del riscaldamento terrestre, abbiamo dei dati, una prima pubblicazione è stata fatta già nel 2010, un’altra è in corso d’opera. I rapporti sono disponibili a tutti sul sito dell’INGV, sul monitoraggio dello Stretto di Sicilia».

Che cosa implica l’aumento della temperatura del mare?

«A questo aumento della temperatura si sta accompagnando anche una diversificazione delle specie marine presenti in queste acque. Perché all’aumento della temperatura del mare segue una diminuzione della pressione parziale dell’ossigeno disciolto nell’acqua. Il pesce non tanto per l’aumento della temperatura dell’acqua ma proprio per la ricerca di ossigeno, cerca acque più fredde e va via. Quindi, diverse specie di pesci pregiati non le troviamo più, per esempio, nelle zone dei vulcani nello Stretto di Sicilia dove nel 1831 sorse dal mare l’Isola Ferdinandea, che scomparve dopo qualche mese».

Nelle reti dei pescatori, però finiscono pesci fino ad ora a noi sconosciuti

«Questo è un altro dato inquietante. A monte di questa fuga di pesce pregiato stanno arrivando specie di pesce aliene per i nostri mari che sono molto pericolosi nel caso venissero commercializzati sotto il nome di altri pesci: molti pescatori tagliano le teste allo squalo poco pregiato, per esempio, dicendo che invece è un pesce palombo».

Sono stati pescati anche esemplari di pesce palla, una prelibatezza della cucina giapponese

«Ne sono stati pescati alcuni esemplari anche di 2 chili e mezzo; ma il pesce palla contiene la tetradotossina (una tossina ancor più tossica del cianuro ndr) che è semplicemente mortale».