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Luigi Toti militare della Marina, superstite del mesotelioma

Dragamine della Marina Militare Luigi Toti
Dragamine della Marina Militare

Luigi Toti: ex marinaio affetto da Mesotelioma pleurico

Questa è la triste storia di un uomo, Luigi Toti, che ha prestato servizio, durante il periodo di leva, nella Marina Militare italiana.

Nel corso dell’intervista mi racconta la sua storia, con la voce fioca dovuta alla terribile malattia che ha contratto a causa dell’esposizione all’amianto presente all’interno delle navi in cui ha lavorato: il mesotelioma pleurico.

Parlare lo affatica molto, abbiamo dovuto interrompere la nostra conversazione dopo mezz’ora.

Chi è Luigi Toti, marinaio vittima di mesotelima?

Lugi Toti, nato a Cagliari l’11 Giugno 1938 ha prestato servizio prima a Marinarsen a La Spezia, dall’8 Marzo del 1961 fino al 10 luglio 1961, con il grado di Allievo.

Poi fu imbarcato nelle navi dragamine, il Gaggia, ila Glicine e la nave Vischio fino all’11 aprile 1963 anno in cui fu congedato.

Le dragamine erano navi utilizzate per ripulire ampie superfici di mare da mine a bassa tecnologia, quali quelle ancorate sul fondo per mezzo di cavi o quelle galleggianti.

Questi ordigni venivano fatti esplodere producendo impulsi elettromagnetici o acustici da apparecchiature rimorchiate. Questi sistemi creavano dei corridoi liberi da mine per la navigazione.

Luigi ha partecipato a missioni di alto rischio legato alla bonifica delle mine seminate durante il periodo bellico. Ma non solo.

L’amianto era presente ovunque nelle navi

Le tre navi sulle quali ha svolto servizio sia come elettricista sia nell’attività di smagnetizzazione delle mine, erano piene di amianto. Si è occupato della rimozione e della sostituzione delle camere spegni arco all’interno delle cabine elettriche, della manutenzione delle guarnizioni, delle caldaie e delle tubazioni della sala macchine.

L’amianto era presente praticamente ovunque, lo ha maneggiato inalato, indossato.
Persino nelle tute e nei guanti antincendio, per la capacità di isolamento e resistenza al calore delle fibre di questo minerale.

Per questo l’amianto fu largamente utilizzato negli anni passati, come coibente, isolante, per la sua economicità, quando ancora non si conosceva la pericolosità delle sue fibre.
Luigi Toti ha lavorato nella Marina Militare Italiana dal 1961 al 1963.
Alcuni erano a conoscenza della pericolosità dell’amianto ma solo nel 1992 l’uso ne fu vietato.

Oltre ad essere stato imbarcato, Toti ha svolto servizio anche a terra, all’interno dell’arsenale di La Spezia. Nelle esercitazioni antincendio erano utilizzati materiali in amianto, così come nelle attività di manutenzione e lo stoccaggio a terra.

Mesotelioma pleurico: la terribile scoperta

Ho scoperto tre anni fa di aver contratto questo terribile tumore, il mesotelioma pleurico. Ho 81 anni e mi ritengo un sopravvissuto. L’amianto era dappertutto in quegli anni, all’interno delle navi. Moltissime persone che hanno lavorato con me a contatto con l’amianto saranno morte o avranno contratto un tumore in giovane età a causa dell’amianto“.

Una vera ingiustizia. Soprattutto per chi avrebbe potuto godere le bellezze della vita, il calore di una famiglia, un futuro di sogni, anche legati al lavoro che avevano scelto, imbarcandosi e hanno trovato la morte inconsapevoli.

Il 16 settembre del 2014 Luigi Toti è stato ricoverato presso l’azienda ospedaliera Brotzu per “versamento pleurico recidivante in cardiopatia ischemica con pregresso BPAC. Durante il ricovero sono stati effettuati vari accertamenti.

Il 6 ottobre dello stesso anno è stato sottoposto a intervento chirurgico di drenaggio, toilette e talcaggio del cavo pleurico destro più prelievi bioptici della pleura parietale destra“.
Diagnosi definitiva “Mesotelioma pleurico“.

Così Luigi decise di chiedere l’invalidità civile all’INPS e ottiene il seguente riconoscimento: “Invalido Civile 100% con diritto all’indennità di accompagnamento”.  “Diagnosi CML: Carcinoma del rene operato.

Mesotelioma Maligno operato, in trattamento chemioterapico…Valutazione proposta dal CML: INVALIDO ultrasessantacinquenne con necessità di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita.

Validità del certificato: ILLIMITATA”. (certificazione medica del 23.04.2014, del Dirigente Medico Maria Laura Deiana del Dipartimento di Prevenzione Medicina legale della ASL di Cagliari).

Nel 2016 ha presentato al ministero della Difesa la domanda di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio dell’infermità di cui è affetto, l’equo indennizzo per l’infermità che ha causato la malattia e il riconoscimento di vittima del dovere.

La domanda è stata respinta dal ministero perché “intempestiva, essendo stata presentata oltre il termine perentorio di sei mesi dalla data di conoscibilità dell’infermità”.

Mi parli della sua esperienza nel periodo di servizio nella Marina Militare e di come è venuto a conoscenza della correlazione tra la sua malattia e le fibre di amianto.

Risponde Luigi Toti: “Di amianto ce n’era anche troppo: nella sala macchine, nei rivestimenti dei tubi, persino nelle cuccette. Ovviamente io e i miei colleghi non eravamo consapevoli della pericolosità delle sue fibre.

Solo più tardi venne scoperto.
Il mesotelioma è una malattia molto aggressiva. I medici mi chiesero se ho avuto contatto con l’amianto e mi resi conto che gli unici contatti avuti furono quelli durante il servizio in Marina.

Che cosa le dissero i medici?

La malattia, mi dissero i medici, poteva manifestarsi anche dopo 50 anni e basta inalare poche fibre per ammalarsi. Per questo non capisco come possa, il ministero della Difesa, definire la mia domanda intempestiva.

Quando, anche gli stessi medici dell’ospedale militare hanno riconosciuto il mesotelioma dipendente da causa di servizio. Non è il primo caso purtroppo. Cercano sempre di rigettare la domanda, ovviamente. Ci provano. Faccio cicli di chemioterapia, con interruzioni, per poi riprendere.

I primi sintomi furono dispnea e forti dolori al petto. Non posso camminare e parlare troppo a lungo. Mi hanno tolto la pleura. È stata un’operazione molto invasiva ma ho fatto bene ad operarmi, mi sta prolungando la vita.

Nella sfortuna mi ritengo fortunato solo per il fatto di essere ancora in vita. Vado avanti e riesco ancora a parlare, alla mia età. Come potevo immaginare che queste navi fossero piene di amianto. Io e gli atri siamo stati esposti senza alcuna protezione.

Lei si è rivolto ai suoi avvocati?

Ci sono stati moltissimi casi di militari esposti durante il processo alla Procura di Padova. Più o meno tutti risalenti al mio periodo.

La maggior parte saranno morti, gli altri ammalati.
La prima causa terminò con l’assoluzione degli ammiragli. Per quella ancora in corso staremo a vedere.

Comunque mi sono costituito anch’io parte civile in quella causa. Ho fatto la querela e mi hanno inserito tra gli altri. L’oncologo si stupisce del fatto che io sia ancora in vita. Ogni persona ha il suo DNA.

Per me, mentalmente, la malattia non esiste. Nonostante i dolori e le privazioni cerco di vivere, per quanto possibile, senza pensarci.

Non posso camminare e parlare troppo a lungo. Pensavo che sarei morto prima. Dal mesotelioma non si guarisce. Tre anni maledetti di servizio militare mi hanno provocato questo tumore.

Per questo mi sono rivolto all’avv.  Bonanni. Per avere giustizia per me e per tutti coloro che credevano in questo lavoro e hanno perso la loro vita e la salute a causa della fibra killer.

E per chiedere giustizia. Per coloro che verranno. Perché si possa finalmente porre fine a questa strage e bonificare i luoghi in cui l’amianto è ancora presente”.

SPORT, FORSE SERVIZIO NAZIONALE, APPENA QUARANTUNO ANNI FA

Sport e scuola
Sport e scuola

Tra dieci giorni nel Salone d’Onore, al Foro Italico, ci sarà un importante aggiornamento per la storia dello sport, quando verrà tirato in ballo lo stato di salute degli impianti sportivi fuori e dentro la scuola, afflitti dal degrado e dalla contaminazione da amianto, almeno per quanto riguarda quelli costruiti sino al 1992.

Sembra ancora fantascienza!

Nella conferenza promossa e organizzata da Osservatorio Nazionale Amianto e Comitato Nazionale Italiano Fair Play, si confronteranno, con Ezio Bonanni e Ruggero Alcanterini, i protagonisti della storia di oggi, il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, il Presidente di Sport e Salute, Rocco Sabelli, il Presidente del Credito Sportivo, Andrea Abodi

E sì, anche a me, che ho vissuto per intero l’esperienza di tanti “bambini” mai nati, di tanti progetti condivisi ma abortiti, di uno sport sociale e per tutti semplicemente tenuto in naftalina e a futura memoria, appare semplicemente stupefacente che quel che si poteva fare ieri sembri ancora fantascienza oggi .

Infatti, la proposta di legge 2269 del 1978 prevedeva puntualmente, oltre che il Consiglio, il Segretariato Nazionale per lo Sport, le cui attribuzioni sarebbero state ispirate a criteri di armonizzazione territoriale e sociale, con programmazione quinquennale in piena sinergia con la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Sport nella scuola per un corretto stile di vita

Sport
Giulio Onesti – ex dirigente sportivo e avvocato italiano

Oltre al Pubblico Registro per Enti di Promozione e Federazioni Sportive, la vera scommessa per lo sviluppo orizzontale della cultura dello sport, come educazione comportamentale e per la prevenzione salute secondo un corretto stile di vita, sarebbe stata quella dello Sport nella Scuola.

La collaborazione tra medici e pedagoghi avrebbe dato supporto alla graduale iniziazione, partendo dalle “materne”, passando per le “primarie” in una logica ludica e quindi per le medie con un avviamento, che si sarebbe consolidato in abitudine alla pratica sportiva nelle secondarie.

Neanche a dirlo, previste anche le Associazioni Sportive Scolastiche e l’ottimizzazione dell’impiantistica a disposizione dei plessi. Sembrerebbe utopia ed invece era tutto nella logica di un Paese sano ed attento al bene della collettività.

Non se ne fece nulla e il prezzo dell’inconcludenza l’avrebbero pagato intere e diverse generazioni di italiani. Il 1978 fu un anno terribile per la nostra storia, quando Giulio Onesti fu defenestrato con un ingrato colpo di mano leguleio e soprattutto Aldo Moro fu rapito e trucidato.

Una nebbia che lievita

Nei due episodi si riassume la tensione morale e politica di quel lontano periodo, si comprende meglio il clima che fece lievitare quella nebbia, in cui finì appunto anche l’avveniristica proposta di legge per il Servizio Nazionale dello Sport…

(aggiungo la copertina del propedeutico “Forza e gioia con la ginnastica” del mitico prof. Livio Urbani – 1969). (SUL GRUPPO “SPORT PER CULTURA” LA SETTIMA PARTE CON L’ARTICOLATO DELLA legge 2269/78).

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e la messa in sicurezza dei siti contaminati da amianto (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.assistenza ona

Militare dell’Esercito italiano ucciso dall’amianto

Amianto Esercito
Amianto Esercito

L’amianto colpevole della strage di Casal Monferrato uccide ancora

Un forte mal di schiena e colpi di tosse, i primi sintomi accusati dal giovane militare Paolo Bottero, nel 2017, che, all’apparenza, sembrerebbero banali problematiche all’ordine del giorno. Sono stati, invece, i segnali di un terribilmente tumore correlato all’esposizione a fibre di amianto :il mesotelioma pleurico.
In una delle zone in cui l’amianto e l’eternit hanno ucciso moltissime persone, quella di Casale Monferrato.
Paolo Bottero, nato a Chiavari il 5 maggio del 1975, aveva prestato servizio per l’Esercito Italiano come soldato e muratore specializzato da Giugno del ’92 ad Agosto dello stesso anno e, in seguito, dall’8 Gennaio del ’94 al 4 Gennaio del ’95. Aveva svolto servizio inizialmente presso l’11 BGT F, a Casale Monferrato, quindi al reggimento “Cavalleggeri di Lodi”.
Dunque, pochi anni come soldato di leva che hanno drasticamente cambiato il suo futuro portandolo, con immenso dolore dei familiari e della moglie, alla morte. Paolo aveva solo 43 anni. Si era sposato un anno prima di morire consapevole dell’incurabile malattia che lo aveva colpito. Un tumore. E non un tumore qualsiasi. Ma il tumore “da amianto”.

La presenza di amianto a Casale Monferrato

Ebbene sì, proprio nella caserma di Casale Monferrato “Nino Bixio”.
Secondo approfondimenti sugli ambienti militari del dott. Arturo Cianciosi «sono ben visibili tutte le coperture in cemento amianto degli edifici principali, dei vari capannoni e dei fabbricati annessi, nella stessa caserma (anni 1910 – 1930 del secolo scorso).

Nella medesima relazione si legge, con riferimento alla caserma di Lenta: «da molti anni adibita a parco raccolta (cimitero) di mezzi blindati e corazzati dismessi dall’esercito italiano. Sono ben visibili le coperture in cemento amianto (Eternit) degli edifici ancora oggi esistenti».

Un vero e proprio cimitero per i soldati che, inconsapevoli, respiravano, maneggiavano e vivevano in luoghi imbottiti di amianto.
Dalle fotografie di approfondimento della stessa relazione si possono chiaramente vedere tetti e coperture di amianto, presente anche nei vari edifici e nel palco d’onore.
Inoltre, Bottero, sulla base dei referti, è stato esposto anche a tricloroetilene, tetracloroetilene, fumi di scarico, campi elettromagnetici generati da apparecchiature di telecomunicazione…
Dal 1994 al 1995 è stato esposto anche a sorgenti radiologiche da metalli pesanti e composti chimici compresi pesticidi e uranio impoverito, polverino…

Il cosiddetto “polverino” era un prodotto di scarto che si otteneva dalla tornitura a secco delle testate dei tubi, costituito da una miscela di cemento e fibre di amianto.
Mentre parte di questo veniva riutilizzato per la produzione di fibrocemento, la restante veniva impiegata come coibente nei sottotetti e come materiale di ricopertura per viali, campi da bocce, cortili…
Solo con la legge 257/ 92 l’uso dell’amianto è stato abolito perché dannoso per la salute.
Ma nel periodo antecedente fu utilizzato in 3mila applicazioni e con 40milioni di tonnellate in Italia, soprattutto nel settore della Difesa, nelle istallazioni militari e nei sistemi d’arma.

Persino nei carri armati, nei blindati e nei mezzi di trasporto.

L’attività di bonifica a Casale Monferrato

L’attività di bonifica risale ai primi anni del 2000, come si evince dalla nota del ministero dell’Ambiente che aveva come oggetto proprio l’intervento della bonifica della zona di Casale Monferrato come interesse nazionale.
Paolo, in particolare, avendo lavorato come muratore, è stato esposto in maniera maggiore rispetto agli altri poiché ha dovuto maneggiare, impastare e inalare l’amianto utilizzato nella ristrutturazione degli edifici e delle opere murarie.

Tutto in assenza di strumenti di protezione che non avrebbero impedito l’insorgere del tumore, ma almeno limitare i danni.

Paolo era una persona generosa, affettuosa ma era giovane e non pensava ad avere una famiglia.
Fino a quando non incontrò Anna.
Una donna che aveva affrontato una separazione con due figli e si era ritrovata sola con la madre molto malata.
Quando lo incontrai lui mi sostenne come amico, fu per me un grande appoggio sia morale che psicologico. Era un uomo allegro, riusciva a sostenermi e ad alleggerire la mia situazione solo standomi accanto”.
Un uomo forte, Paolo, che aveva deciso di amare questa donna e i suoi figli, trattandoli con amore, come un padre.
Non aveva paura. Neanche della malattia mortale che gli avrebbe portato via i suoi sogni, le speranze future e la sua nuova famiglia.
Voleva sapere quale fosse il male che lo aveva colpito decise di chiedere direttamente ai medici perché i suoi genitori, afflitti dal dolore, non trovarono le parole per dire al loro figlio che stava andando incontro ad una morte sicura.

Paolo fu più forte di tutti noi dichiarò la moglie Anna nell’intervista.
Ci sposammo nonostante sapesse che questo terribile tumore lo avrebbe portato presto alla morte”.

La diagnosi di mesotelioma pleurico

Un matrimonio che avevano progettato da tempo e che per Paolo, nonostante la malattia, fu il coronamento di un legame con la donna che amava, che andava oltre i pregiudizi, le ipocrisie e il passato, spinto solo dal sentimento che lo legava all’unica donna di cui poteva fidarsi, Anna.

“Avevamo comprato un rustico perché desideravamo una casa nostra.
Ma Paolo si ammalò e così lo portai a Catania da un professore.
Il 12 maggio del 2017 Paolo è stato ricoverato presso il Dipartimento di Medicina Medicina Generale dell’Ospedale di Sestri Levante – ASL 4 “Chiavarese” per sottoporsi ad accertamenti medici ed è stato dimesso il 25 Maggio del 2017, con la diagnosi “Mesotelioma Pleurico sinistro”.
Il Professore ci disse che gli rimanevano circa due anni di vita.
Speravamo che si potesse operare ma era troppo tardi. Il tumore era sparso. Gli aveva addirittura provocato una tumefazione esterna sulla schiena.
I medici consigliarono a Paolo la chemioterapia ma, sapendo che sarebbe comunque andato incontro alla morte, decise inizialmente di non sottoporsi ad una terapia che considerava invasiva e ormai inutile.
I suoi genitori non riuscivano in alcun modo ad accettare tutto questo, se anche ci fosse stata una possibilità su cinque avrebbero voluto che il figlio tentasse ogni strada.
E così Paolo decise di effettuare i tre cicli di chemioterapia.
Ho cercato di fare il possibile, non volevo accettare la sua morte.
Era lui a consolarmi, ad asciugare le mie lacrime dicendo che le cose sarebbero migliorate.
Vorrei avere il tuo coraggio. Gli confessai.

Ma Polo morì il
23 gennaio 2018 lasciando un enorme vuoto nel nostro cuore.
Mi ha insegnato molto e mi ha dato la forza di combattere per avere giustizia”

La battaglia legale contro il Ministero della Difesa

Così Anna decise di intraprendere questa battaglia legale contro il Ministero della difesa al fine di ottenere ,con il riconoscimento della causa di servizio, la liquidazione delle prestazioni dovute con gli arretrati dal giorno della diagnosi e l’equiparazione a alle vittime del dovere e del terrorismo.
Con atto del 17 Gennaio 2019 il Ministero della Difesa “comunica che la richiesta  non può essere accolta ai fini della concessone dell’equo indennizzo in quanto la normativa prevede che si possa chiedere tale benefico entro sei mesi dalla data del decesso avvenuto il 23 Gennaio 2018”.
Ma Anna non si arrende. Decide di rivolgersi all’avv. Ezio Bonanni per avere giustizia per suo marito e intraprendere con l’avvocato questa battaglia legale.
Non solo Paolo ma anche per tutti coloro che hanno perso la vita a causa di questo killer silenzioso che uccide lentamente.
Basta inalare poche fibre per ammalarsi e i tempi di incubazione sono molto lunghi.
Soprattutto nella zona di Casal Monferrato dove l’attività di servizio era caratterizzata dalla presenza dello stabilimento Eternit che rilasciava nell’aria nuvole di fibre di amianto e ha provocato una vera strage non solo tra gli operai che vi lavoravano ma anche per chi viveva in prossimità degli stabilimenti.
Tutt’oggi nella città è in corso un’epidemia di mesoteliomi.
La condizione di rischio dei militari che lavoravano in quelle caserme è confermata da indagini e atti parlamentari nonché da dichiarazioni medico legali.
Fino al 2008 sono stato rilevati circa 1200 casi di mesotelioma pleurico a Casal Monferrato.
Un vero killer che va fermato perché sono molti coloro che ,inconsapevoli, hanno perso la vita anche a causa di quelli che voltano faccia dinanzi a questa tremenda strage.

Processo Eternit Bis: ONA confermato parte civile

Processo Eternit Bis ONA parte civile
Processo Eternit Bis

Si è tenuta oggi 15 maggio 2019 la seconda udienza dibattimentale del processo Eternit bis.

Questa, si è svolta nell’aula 116 dinanzi la II Sezione della Corte di Assise di Napoli, presieduta da Alfonso Barbarano, giudice a latere Maurizio Conte.  

Le richieste di Schmidheiny sono state rigettate

Rigettata la richiesta di estromissione dell’ex A.D.  Stephan Schmydheiny imputato per l’omicidio volontario di otto lavoratori. ONA parte civile dimostra un’ulteriore conferma dell’associazione in trincea.

La Corte, rigettando la richiesta di estromissione avanzata dalla difesa dell’imputato nella precedente udienza, ha confermato e ammesso la costituzione di parte civile dell’ONA.

Già nel 2012, l’ONA con deposito di una serie di esposti ha denunciato alla Procura di Napoli e di Torino sulla perdurante condizione di rischio amianto per il sito di Bagnoli. Successivamente l’associazione ha costituito un comitato vittime amianto Eternit Bagnoli.

Accolte le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto che, nel processo Eternit-Bagnoli in Corte di Assise a Napoli, costituito parte civile con l’Avv. Flora Rose Abate del Foro partenopeo.

Il Presidente ONA dimostra di essere sempre più determinato nella sua “battaglia di legalità per assicurare giustizia ai lavoratori dell’Eternit e ai loro familiari”.

In conclusione, i giudici popolari hanno rinviato la causa al 31 maggio 2019

La storia del processo a Eternit Bis

L’Osservatorio Nazionale Amianto è costituita parte civile, ed è rappresentato dall’Avv. Flora Rose Abate, penalista del Foro di Napoli, per permettere alle vittime di ottenere giustizia. 

Il manager svizzero, già imputato in un processo a Torino la cui condanna annullata in Cassazione, per via della prescrizione.

La sentenza di assoluzione del magnate svizzero che sulla produzione di cemento amianto ha costruito il suo impero. Al tempo, il Presidente ONA ha fortemente contestato la sentenza del procedimento Eternit I. 

Il manager dell’Eternit è imputato nel capoluogo campano nell’ambito di un processo nato dal troncone di Torino, dopo la suddivisione dell’inchiesta in quattro tribunali territorialmente competenti: Torino per Cavagnolo, Vercelli per Casale Monferrato, Reggio Emilia per Rubiera, Napoli per Bagnoli.

L’accusa originaria coinvolgeva ben 258 operai morti di mesotelioma causato dalle fibre di amianto.

Nel processo napoletano sono state accolte oltre che le tesi dei pubblici ministeri, Frasca e Giuliano, anche quelle dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto Ona che si è costituito parte civile.

L’Avv. Astolfo Di Amato, uno dei legali dell’ex ad di Eternit, parla di accusa grottesca che viola i diritti fondamentali dell’uomo contestando l’accusa.

Naturalmente parla a favore del suo assistito, secondo cui il manager avrebbe agito per mero profitto causando volontariamente la morte  dei dipendenti dello stabilimento Eternit di Bagnoli.

On.Le Boccuzzi: il mio impegno con l’ONA continuerà immutato

On. Le Boccuzzi
On. Le Boccuzzi

È questo il grido di battaglia dell’On.Le Antonio Boccuzzi. Sopravvissuto al rogo ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni SpA, l’On.Le Antonio Boccuzzi già deputato nel corso di ben due legislature, si è sempre battuto per i diritti dei lavoratori dentro e fuori il parlamento.

On.Le Boccuzzi
On.Le Boccuzzi

Antonio Boccuzzi: la tutela delle vittime amianto come impegno comune

Da sempre a sostegno delle iniziative ONA, oggi l’On.Le Boccuzzi ha risposto a qualche nostra domanda sulla situazione italiana in merito alla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Inoltre, abbiamo deciso di puntare l’attenzione anche sui provvedimenti da adottare per tutelare al meglio i lavoratori.

1. Ogni giorno riceviamo notizia di numerose morti bianche. Quali provvedimenti crede debbano esser presi per una maggiore tutela dei lavori?

Noi oggi viviamo la disgrazia di avere a detta di molti la miglior legislazione a livello europeo. Ma al contempo abbiamo una delle peggiori situazioni in Europa in termini di infortuni invalidanti o peggio mortali.

Un primo passo sarebbe, a distanza di ormai 11 anni dall’approvazione del Dlgs. 81, l’emanazione dei tanti decreti attuativi ancora mancanti.

Indubbiamente non sarebbe sufficiente. Tuttavia, ritengo che i tempi della politica dovrebbero adeguarsi e non propagarsi troppo in la, tanto da far diventare superati i decreti a volte neppure emanati.

In questo non mi sottraggo dalle responsabilità della precedente legislatura in cui ho più volte rimarcato questa esigenza. Purtroppo inascoltato.

La cultura della sicurezza non può e non deve essere una frase di cui ci si riempie la bocca solo dopo grandi tragedie.

Piuttosto, deve riuscire a fare quel salto di qualità che si aspetta da decenni, passare dall’essere considerata un costo a diventare una forma di investimento e motore per lo sviluppo.

Chi taccia le sentenze di questi anni di opportunismo mediatico o peggio ancora le definisce sbagliate, sostenendo che in questo che le eccellenze su cui puntare in Italia esistono e non basta un abbassamento della tutela dei lavoratori per far diventare l’investimento conveniente.

assistenza ona

2. Secondo lei occorre maggiore attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro?

Il dibattito è perennemente spostato su altri ambiti.

La sicurezza oggi nel nostro Paese viene identificata in tutt’altro argomento e la sicurezza nei luoghi di lavoro non ha l’attenzione che meriterebbe, nonostante un aumento anche importante degli infortuni.

In questi anni in molti si sono adagiati su un andamento degli infortuni in decrescita, senza considerare la corretta sinistrosità di quanto stava accadendo nel nostro Paese.

La crisi ha contribuito a questo calo. Meno persone impegnate direttamente sul lavoro, perché in cassa integrazione o in mobilità, ovviamente danno una fotografia migliore di quella che si vive, tanto più bella quanto bugiarda.

Ho seguito i lavori dell’ultima legge di stabilità e non mi spiego il taglio ai premi INAIL e nel contempo la riduzione dell’importo di rendite ed indennizzi per infortunio e malattia professionale.

3. Dopo  la  tragedia   avvenuta  alla  ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni SpA  di   cui   è   stato   purtroppo   testimone,   crede   che   qualcosa   sia cambiato sul piano della sicurezza dei lavoratori?

Immediatamente dopo la tragedia Thyssen a Camere sciolte, l’ultimo provvedimento del governo Prodi fu l’approvazione del decreto 81. Non cosa di poco conto, anzi.

Un provvedimento che tenta di armonizzare tutta la precedente legislazione, a volte riuscendoci, a volte un po’ meno.

Credo oggi nessuno obietterebbe un’analisi approfondita del provvedimento, partendo dal presupposto che occorre indubbiamente sburocratizzare, ma questo non deve passare per un allentamento delle norme.

4. Perchè   è   importante   l’art.   1,   comma   250,   L.   232/2016,   che   ha decretato il prepensionamento?”

Abbiamo lavorato con l’avvocato Ezio Bonanni nelle ore più improponibili, di giorno e di notte per portare questo risultato a casa. Per decenni auspicato ma mai conquistato.

È stato un voto bipartisan che ha coinvolto tutti i gruppi parlamentari, di maggioranza e di opposizione, per questa ragione ne vado ancor più orgoglioso.

“Tutti i lavoratori affetti da mesotelioma pleurico (c45.0), mesotelioma pericardico (c45.2), mesotelioma peritoneale (c45.1), mesotelioma della tunica vaginale del testicolo (c45.7), carcinoma polmonare (c34) e asbestosi (j61), riconosciute dall’INAIL di origine professionale.

Ovvero quale causa di servizio, hanno diritto ad essere collocati in pensione secondo le disposizioni di cui alla L. 222/84.

In assenza di qualsiasi limite, di grado di inabilità e di anzianità anagrafica e contributiva, e con effetto immediato, e con quantificazione degli importi della prestazione, nella misura dell’80% della media delle retribuzioni percepite per attività di lavoro, con rivalutazione in base agli indici ISTAT”

Non credo ci sia da aggiungere altro. Un diritto dovuto a chi è più debole, a chi vive maggiori difficoltà è stato riconosciuto.

5. On.Le Boccuzzi, quale sarà il suo impegno futuro in difesa delle vittime dell’amianto, continuerà a collaborare con l’ONA?

Il mio impegno con l’ONA continuerà immutato, con un osservatorio diverso, partendo dalla Regione Piemonte ma per il ruolo che ho ricoperto in passato con una prospettiva comunque nazionale che possa portare in sinergia risultati per chi oggi è vittima di un infortunio o ha contratto una malattia professionale.