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Donatella Monteverdi: da artificiere a invalida

Donatella Monteverdi
Uranio impoverito

La controversa storia di Donatella Monteverdi

Artificiere esplosivista, Donatella Monteverdi rimane invalida per l’esposizione a sostanze cancerogene ma il Ministero della Difesa rigetta la domanda di riconoscimento di vittima del dovere e di causa di servizio.

Questa è la storia di una donna, Donatella Monteverdi, che a soli 52 anni si è ritrovata tra la vita e la morte. Donatella, nata a Bedonia (PR) nel 1957, era dipendente civile del ministero della Difesa. Lavorava nello stabilimento militare di produzione di esplosivo e munizioni oggi denominato “Ripristini e Recuperi del Munizionamento”, a Noceto (PR).

Donatella ha svolto le sue attività lavorative come Coadiutore Tecnico (ex profilo professionale Artificiere Esplosivista) dal 14 aprile 1981 al 31 agosto 2009.

Durante questo periodo è stata esposta, per motivi di servizio, al tritolo o TNT, alla polvere da sparo e ad altri agenti patogeni, cancerogeni e tossico-nocivi, come l’amianto.

Donatella Monteverdi è stata esposta a più agenti nocivi

Ha svolto mansione di Artificiere Esplosivista, addetta allo scaricamento di granate con recupero di materiale esplosivo, tra cui il tritolo, presso lo Stabilimento Militare di Noceto ed è stata esposta a polveri di esplosivo e ad altri agenti tossico-nocivi e cancerogeni.

Dal 1989 è ha svolto attività in altri reparti, in particolare a svolgere il ripristino esterno del munizionamento (verniciatura), al caricamento bombe per la scuola di tiro, con contatto a quantitativi di polvere esplosiva.

È stata adibita allo sconfezionamento e alla pressatura di mine e granate (materiale esplosivo trattato con tritolo e T4 – ciclonite) e alla rimozione di coni di rame da submunizioni. Nella primavera dell’anno 2009, Donatella ha svolto attività di servizio con mansioni di disinnesco di cariche risalenti alla II Guerra Mondiale.

Condizioni di rischio moltiplicate a causa di alcuni fattori

Le condizioni di rischio si sono moltiplicate, sia per l’utilizzazione di agenti tossico-nocivi e irritanti sia per le particolari attività operative e di servizio.

Le attività di scaricamento di granate, recupero di materiale esplosivo, disinnesco di bombe hanno determinato la riduzione allo stato pulverulento dei materiali tossici-nocivi e irritanti, che Donatella ha inalato al chiuso dello stabilimento, manipolato, tenuto a contatto con la pelle e con gli occhi nello svolgimento delle sue mansioni.

Gli ambienti di lavoro e in particolare i reparti non erano dotati di aspiratori; tutti i dipendenti, tra cui Donatella, erano del tutto sprovvisti di mezzi di tutela dalle inalazioni, anzi, l’unica protezione ulteriore era proprio dovuto a DPI,  Dispositivi di Protezione Individuale.

Il 31 agosto 2009 iniziò il suo inferno personale

Un mal di testa fortissimo, esploso all’improvviso durante l’orario di lavoro e la corsa al pronto soccorso, per ben due volte, con la somministrazione di due antibiotici diversi, entrambi inefficaci.

Iniziarono sintomi peggiori quali febbre altissima, tremore, incontinenza fino alla perdita di coscienza e il ricovero all’ospedale S. Maria, di Borgo Val di TARO, (Parma) con la diagnosi di “Encefalopatia acuta”.

Dopo una settimana di ricovero Donatella è stata trasferita all’ospedale di Fidenza, reparto Neurologia. ” Non ricordo nulla, ho un buco di 20 giorni” mi confida durante l’intervista.
Un vuoto che suo marito e i figli colmano con ricordi terribili di una madre, moglie, in coma, con tremori, rigidità del collo.

Un quadro clinico che peggiorava di giorno in giorno tanto che i suoi cari pensarono di perderla.

Un incubo per chi provò a parlarle, a chiamarla, che visse quei giorni infiniti nella paura di perderla, ma lei non poteva sentire.

Fino a quando non si risvegliò e dovette affrontare una sofferenza peggiore. Quello che la sua vita non sarebbe stata più la stessa ma devastata da questo terribile male che l’aveva colpita.

Così è avvenuta l’inalazione di amianto

“Non casualmente. Ma per l’inalazione e la continua esposizione a sostanze patogene e pericolose per la salute”, mi racconta Donatella.

Fu un calvario, nei due anni seguenti alle dimissioni in ospedale. Si guardava intorno e vedeva offuscato, i colori che prima erano così chiari e mutevoli apparivano sempre uguali, era l’inizio di una grande lotta interna per non arrendersi e non cedere al dolore, alla depressione che in questo caso colpirebbe facilmente chiunque.

Non solo per sé stessa ma per la sua famiglia che l’aveva accudita, sostenuta con amore, per i suoi due figli che erano e sono la sua vita.

Dopo la richiesta, il 27 maggio 2013, l’INPS, inviò a Donatella il verbale sanitario che conteneva il giudizio definitivo sull’accertamento dell’invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità, espresso sulla base della visita medica cui fu sottoposta il 3 aprile 2013, al CMI, Centro Medico Italiano, di Parma.

L’INPS ha accertato un’invalidità civile con riduzione permanente della capacità lavorativa nella misura percentuale dell’85%. Sostenuta dai suoi decise di rivolgersi ad alcuni avvocati che rifiutarono di assisterla. Ma non si perse d’animo.

Si rivolse, quindi, all’avv. Bonanni il quale accettò di seguire il caso.

Si è rivolta a uno specialista?

Donatella: “Il neurologo escluse che l’Encefalopatia dipendesse da un’infezione, diagnosticò, invece, che la causa erano le sostanze inalate durante il periodo di servizio. Mi provoca rabbia sapere che il lavoro ha rovinato la mia vita. Non avrei mai immaginato che sarei rimasta incontinente, che avrei perso l’autonomia”.

Cosa è successo dopo il ricovero?

Donatella: “Dopo il ricovero sono stata due anni malissimo. Tutt’ora non sono autosufficiente, cammino con le stampelle ma mi faccio forza. Per i miei cari, per i nipotini che sono la mia gioia più grande”.

È mai stata risarcita per il danno ricevuto?

Donatella: “Non ho ancora avuto alcun risarcimento dal ministero della Difesa né il riconoscimento di vittima del dovere. È una vera ingiustizia, per me e per altri che hanno avuto varie problematiche, sempre connesse all’esposizione a sostanze cancerogene e non hanno avuto alcun riconoscimento”.

Eternit Bis: Stephan Schmidheiny condannato a 4 anni

Processo Eternit Bis Stephan Schmidheiny
Processo Eternit Bis

Giustizia è fatta. L’impegno dell’ONA e mio personale proseguirà per ottenere giustizia per le vittime dell’amianto”.

Sono queste le parole del presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avv. Ezio Bonannilegale dei familiari della parte offesa Giulio Testore.

Bonanni: il nostro impegno per le vittime amianto prosegue

Giulio Testore era un lavoratore dell’Eternit deceduto nel dicembre 2008 per mesotelioma dopo una lunga esposizione.

L’Avv. Ezio Bonanni ha esultato, alla notizia della condanna a 4 anni di reclusione da parte del Tribunale di Torino nei confronti del magnate svizzero Stephan Ernest Schmidheiny.

Lo stesso che ricordiamo è accusato di omicidio colposo per le morti di due ex operai dello stabilimento di Cavagnolo.

In questo processo l’associazione si è costituita parte civile con l’Avv. Merlino Ferrero, come nell’altro troncone del procedimento che pende presso il Tribunale di Napoli.

 assistenza ona

La storia di Stephen Schmidheiny e degli stabilimenti Eternit

Stephan Schmidheiny, è stato protagonista in un primo processo a Torino la cui condanna è stata annullata in Cassazione, per via della prescrizione.

La notizia a suo tempo ha notevolmente scosso tutta l’opinione pubblica, in particolar modo le vittime e i familiari.

La sentenza di assoluzione del magnate svizzero era stata contestata dal presidente ONA, avv. Ezio Bonanni durante il procedimento Eternit I, presso il Tribunale di Torino, la Corte di Appello di Torino, e la Corte di Cassazione.

Attualmente Schmidheiny è imputato nel capoluogo campano nell’ambito di un processo nato dal troncone di Torino, dopo la suddivisione dell’inchiesta in quattro tribunali territorialmente competenti.

Ovvero, il Gup Torino per Cavagnolo, Vercelli per Casale Monferrato, Reggio Emilia per Rubiera, Napoli per Bagnoli.

L’accusa originaria riguardava 258 operai morti di mesotelioma causato dalle fibre di amianto. Nel processo napoletano sono state accolte oltre che le tesi dei pubblici ministeri, Frasca e Giuliano, anche quelle dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto-Ona che si è costituito parte civile.

I giudici popolari hanno rinviato la causa al 31 maggio 2019, quindi tra pochi giorni probabilmente riusciremo finalmente a far chiarezza e soprattutto a rendere giustizia alle vittime di questa assurda vicenda.

LO STUPRO DELL’ITALIA INSICURA

Italia rifiuti
Italia rifiuti

Se non ce ne fosse bisogno, non avrebbe senso di parlare di sicurezza. Purtroppo l’insicurezza deriva dalla sostanziale incapacità di prevenire le condizioni per cui si generano criminalità e violenza. L’ultimo episodio che lo attesta squallidamente è quello dello stupro di gruppo in prossimità di una discoteca, nei paraggi dello Stadio Olimpico.

Criminalità e violenza!

Italia

Molti colleghi cronisti si sono soffermati sulla etnia della vittima e sul contesto in cui si è originato l’episodio. In realtà non è altro che l’ennesimo finito però con una drammatica coraggiosa denuncia, a fronte di tanti altri assolutamente non segnalati.

ambienteDiciamo che la perversione che porta al disinvolto sequestro di una persona e ad usarle violenza è esattamente lo stesso che quarantaquattro anni fa indusse tre ragazzi della Roma borghese a massacrare due ragazze in una villa del Circeo, di cui una, miracolosamente sopravvissuta alle orribili sevizie, fu inflessibile testimone, sino all’epilogo della sua vita sfregiata dagli orchi.

Appunto, gli orchi, ma chi sono coloro se non quelli che avevano frequentato fino a quindici anni prima le “primarie” e le “secondarie” di una scuola, per decenni e decenni, senza anima etica, senza sufficiente carattere, avara se non addirittura incapace di educare i discenti ai valori etici, del rispetto, della socialità, nella consapevolezza della differenza di genere e di abilità.

Il bullismo, ecco la definizione generica di un fenomeno che non dovrebbe assolutamente esistere in generale e tanto meno nella scuola. La violenza associata allo sport è e dovrebbe essere considerata una bestemmia, espulsa a prescindere da qualsiasi contesto di appartenenza, comunque ingiustificabile .

Italia

Ieri ho sentito il Ministro dell’Interno paventare la rivalsa sui club, a proposito dei costi esagerati per l’intervento delle forze di polizia in occasione di eventi, richiamandone la responsabilità oggettiva. Forse, dovremmo puntare di più sulla responsabilità soggettiva, investendo appunto sulla sicurezza, che può essere oggi garantita dalle professionalità e da sistemi di riconoscimento, sino a qualche tempo fa impossibili, nella speranza di attivare prima possibile quella prevenzione culturale, di salute mentale, che dovrebbe avere disco verde, senza se e senza ma.

degrado

Incontro-confronto fra sport e sicurezza

Colgo l’occasione, per ricordare che quegli stessi luoghi che invochiamo, come giusto contesto della missione educativa, spesso sono fonte perversa di rischio, per via del degrado e soprattutto per la presenza “killer” dell’amianto, riversato senza remore in tutte le strutture realizzate per lo sport, la scuola ed altre realtà d’interesse pubblico, come gli stessi ospedali, sino al 1992, anno della legge che ne vieta l’uso, ma che non ne impedisce la pandemica letale silente subdola azione sino a bonifica avvenuta.

Ecco, quindi, un motivo in più per rendere utile lo storico incontro-confronto tra lo sport e la sicurezza ambientale, promosso per giovedì 30 maggio (ore 15)

sportal Salone d’Onore del Foro Italico, dal Comitato Nazionale Italiano Fair Play con l’Osservatorio Nazionale Amianto e Ambiente, pienamente condiviso dal Ministro di competenza, Generale Sergio Costa e dal Presidente del CONI, Giovanni Malagò.

Qualcuno si chiederà cosa c’entri lo stupro di gruppo con l’amianto ed io penso che sia giusto così, perché denota il livello di consapevolezza, di sensibilità, rispetto al grande angoscioso problema dello stupro psicologico, della insicurezza, al clima che crea sfiducia e subalternità, rassegnazione e rinuncia, si rinuncia a frequentare eventi negli stadi, piuttosto che all’utilizzo di strutture contaminate, del territorio degradato e abbandonato, ridotto a “terra dei fuochi”, inselvatichito, con zone di movida, piste ciclabile e parchi urbani ridotti a rifugio per marginalità sociali e possibili predatori in agguato.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

 assistenza ona

Laura Agea direttiva cancerogeni per la difesa della salute

Laura Agea
Laura Agea

Laura Agea direttiva cancerogeni. Abbiamo intervistato Laura Agea, Europarlamentare del Movimento 5 Stelle, protagonista della revisione della direttiva cancerogeni e mutageni, da anni impegnata nella tutela delle vittime dell’amianto e di altri cancerogeni e che ha tradotto in norme comunitarie l’impegno ad una tutela più estesa, in chiave preventiva, delle vittime dell’amianto.

Laura Agea nella lotta per tutelare i lavoratori

L’impegno di Laura Agea, ora nuovamente candidata al Parlamento Europeo, si è tradotto anche nella partecipazione alla recente conferenza Tutela dell’ambiente: gli stati generali (Latina, 21 maggio 2019), e in quella precedente Latina tra amianto, nucleare e rifiuti (Latina, 13 aprile 2019).

Laura Agea direttiva cancerogeni

Agli stati generali dell’ambiente, che l’ONA ha organizzato lo scorso 21 maggio 2019, nella città di Latina, sono intervenuti, oltre ai cittadini e alle Istituzioni, anche i rappresentanti di tutte le  Forze Politiche come l’On.le Dario Tamburrano e il Il vicepresidente del Parlamento Europeo, Fabio Massimo Castaldo.

Sono intervenuti, inoltre, Cinzia Pellegrino, coordinatore Nazionale Dipartimento Tutela Vittime di Fratelli d’Italia, Giuseppe Punzi, Presidente di AMIL (Associazione Mutilati Invalidi del Lavoro).

In più, sono interventuti anche gli esponenti della Lega: Angelo Tripodi, Capogruppo Lega in Consiglio Regionale del Lazio, Matteo Adinolfi, coordinatore provinciale della Lega; 

Inoltre erano presenti anche: Matteo Coluzzi, consigliere del Comune di Latina; Salvatore La Penna, Consigliere Regionale del Lazio (Partito Democratico). 

Alla sessione hanno partecipato anche dei tecnici. Tra i quali: Lorenza Fiumi, ricercatore CNR, Giorgio Libralato, ambientalista e tecnico.

Laura Agea

Qual è il programma per la tutela vittime dell’amianto?

Occorre innanzitutto essere molto attenti in sede europea, perché è lì che si gioca quasi tutta la partita in tema di tutela ambientale e, per molti aspetti, della salute nei luoghi di lavoro. In materia di amianto, fu proprio l’Europa ad essere il propulsore della messa al bando del minerale. Infatti con la direttiva 477/83/CEE, furono adottate le prime misure a tutela dei lavoratori esposti all’amianto, in modo più specifico rispetto alla precedente legislazione, e si è giunti all’entrata in vigore della L. 257/92, che ne ha vietato l’estrazione, la lavorazione, la produzione e la commercializzazione.

Cosa pensa di poter fare al Parlamento nei prossimi 5 anni?

Se sarò rieletta, continuerò il mio impegno per un progresso sostenibile, che sia rispettoso dell’ambiente e della salute. In materia di sicurezza sul lavoro, mi impegnerò affinché ci sia un sempre più adeguato utilizzo degli strumenti di prevenzione tecnica e di protezione individuale, nei luoghi di lavoro in cui si utilizzano cancerogeni, in modo da evitare le esposizioni, e quindi le malattie e i decessi.

In molti casi, purtroppo, non è semplice sostituire le sostanze dannose (prima opzione), e se proprio non si può evitare di utilizzare queste sostanze, a questo punto occorre adottare tutte le precauzioni, in primo luogo confinare, in secondo luogo dotare i lavoratori degli strumenti di protezione.

È possibile utilizzare fondi per bonificare le scuole?

Sicuramente. Abbiamo dimostrato che nelle pieghe della normativa europea è possibile utilizzare i fondi anche per la bonifica dell’amianto, mi riferisco alle scuole e agli altri edifici pubblici. Anche su questo continuerò il mio impegno a tutela della salute dei nostri bambini, e in generale di tutti i cittadini.

Che ne pensa della necessità del bando globale dell’amianto?

L’Unione Europea dovrà dire la sua e sollecitare la messa al bando globale dell’amianto, con una più efficace interlocuzione con i palesi produttori e utilizzatori, dalla Russia alla Cina, dall’India al Brasile, e così via.

Ci può fare una sintesi della normativa comunitaria?

Per rispondere a questa domanda non basterebbe un’enciclopedia del diritto. Sarò molto sintetica, e mi esprimerò con concetti semplificati, così da essere comprensibili a coloro che non sono addetti ai lavori.

In che cosa consiste la tutela comunitaria?

Il Diritto comunitario ha recepito le norme della Convenzione per i Diritti dell’Uomo e le Libertà Fondamentali e i protocolli allegati (art. 6 Trattato di Maastricht), conferendo loro il primato giuridico proprio di quelle norme (la primauté, se si vuole utilizzare il linguaggio francese).

Non si può disconoscere il ruolo assunto dalle norme della Carta Sociale Europea, che il Diritto Comunitario fa proprie richiamandole espressamente nell’art. 136, che nel Trattato CE, al titolo XI “politica sociale, istruzione; formazione professionale e gioventù’” esordisce al capo 1° con le “disposizioni sociali”, e con la norma che testualmente statuisce:

 “la Comunità e gli Stati membri, tenuti presenti i diritti sociali fondamentali, quali quelli definiti nella Carta Sociale Europea firmata a Torino il 18.10.1962 e nella Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989, hanno come obiettivi la promozione dell’occupazione, il miglioramento delle condizioni di vita e del lavoro, che consenta la loro parificazione nel progresso, una protezione sociale adeguata, il dialogo sociale, lo sviluppo delle risorse umane atto a consentire un livello occupazionale elevato e duraturo e la lotta contro l’emarginazione”  (art. 136 Trattato CE).

Carta Sociale Europea del 26.02.1965

Il trattato del Consiglio di Europa e cioè la Carta Sociale Europea, del 26 febbraio 1965, resa esecutiva con Provvedimento di esecuzione della Repubblica Italiana, del 26 febbraio 1965, – e con Legge 3 luglio 1965 n. 929, in “Gazzetta Ufficiale”, 3 agosto 1965, n. 193, entrata in vigore per l’Italia in data 21 novembre 1965, ha sancito l’ulteriore profilo normativo della protezione dei diritti dell’uomo, nella sfera lavorativa.

In data 03.05.1996, sono state approvate le modifiche che la rendono più congrua, rispetto alle finalità perseguite, con ratifica della Repubblica Italiana, con Legge n. 30 del 09.02.1999.

Non vi è chi non veda la gratuità (inutilità) del recepimento legislativo interno, rispetto alla primauté che le conferisce il dictum del Trattato CE (art. 136).

Anche perché la norma interna può essere sempre modificata e giungere in contrasto con le altre fonti, mentre quella comunitaria la sovrasta.

Comunque, la duplice fonte cui attingere (quella comunitaria e quella interna) avrebbe dovuto impedire l’inaridimento della sorgente di tutela e salvaguardia dei diritti dei lavoratori.

Sui rivoli (già all’art. 1), si inerpicano i profili di equità delle sue condizioni (art. 2), e di rispetto della sicurezza ed igiene (sul lavoro) (art. 3).

Art. 11 della Carta Sociale Europea

Certamente è norma ultronea sol che si tenga conto della solenne consacrazione cristallizzata nell’art. 32 e nello specifico dell’art. 41 II comma della Costituzione Repubblicana, e nuovamente riaffermati nell’art. 11 della Carta sociale, che recita:

 “per assicurare l’effettivo esercizio del diritto alla protezione della salute, le Parti s’impegnano ad adottare sia direttamente sia in cooperazione con le organizzazioni pubbliche e private, adeguate misure volte in particolare:

1. ad eliminare per quanto possibile le cause di una salute deficitaria; 2. a prevedere consultori e servizi d’istruzione riguardo al miglioramento della salute ed allo sviluppo del senso di responsabilità individuale in materia di salute; 3. a prevenire, per quanto possibile, le malattie epidermiche, endemiche e di altra natura, nonché gli infortuni.;

Carta Sociale europea aggiornamenti: i diritti

La Carta Sociale Europea, aggiornata e rivista, tutela il diritto: “ad usufruire di servizi sociali” (art. 14),

“ il diritto delle persone portatrice di handicap all’autonomia, all’integrazione sociale ed alla partecipazione della vita di comunità” (art. 15), “il diritto della famiglia ad una tutela sociale, giuridica ed economica” (art. 16), alla parità di opportunità e di trattamento (art. 20), il “diritto di partecipare alla determinazione ed al miglioramento delle condizioni di lavoro e dell’ambiente di lavoro” (art. 22), “il diritto delle persone anziane ad una protezione sociale” (art. 23), “il diritto ad una tutela in caso di licenziamento” (art. 24), “il diritto dei lavoratori alla protezione dei loro crediti in caso di insolvenza del loro datore di lavoro” (art. 25), “il diritto alla dignità sul lavoro” (art. 26) e tutti gli ulteriori profili di tutela del lavoro e dei lavoratori.

Come è stata modificata la direttiva Cancerogeni e mutageni?

Innanzitutto c’è da dire che il 20 febbraio 2019, è entrata in vigore la Direttiva (UE) 2019/130 del 16 gennaio 2019 (G.U.U.E. L 30 del 31 gennaio 2019), che ha modificato la cd. “CMD – Carcinogens and Mutagens Directive”, e cioè la Direttiva 2004/37/CE,  in materia di principi minimi di protezione dei lavoratori dai rischi dell’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni, nel corso dell’attività lavorativa, con la fissazione di misure preventive e protettive e limiti di esposizione.

La suddetta CMD, già oggetto di modifiche nel 2014 e nel 2017, rispettivamente a mezzo delle Dir. 2014/27/EU e Dir. 2017/2398/EU, trova applicazione a tutte le sostanze o miscele classificate come cancerogene di categoria 1A o 1B o mutagene di cellula germinale di categoria 1A o 1B di cui all’allegato I del regolamento CLP, oltre che alle sostanze cancerogene o miscele o ai processi di cui all’allegato I della medesima, e per sostanze o miscele rilasciate da un processo.

Nuova direttiva 2019/130: l’art. 13 bis

La nuova Direttiva 2019/130 ha introdotto il nuovo Art.13 bis – Accordi sulle parti sociali, in cui fa riferimento alla Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), e modifica gli allegati I e III.

Le modifiche costituiscono l’aggiornamento della Direttiva CMD con i contributi del comitato scientifico per i limiti dell’esposizione professionale agli agenti chimici (SCOEL) e del comitato consultivo per la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro (CCSS) specialmente in merito ai valori limite fissati e ai dati sui rischi residui.

L’allegato III fa registrare l’aggiunta di 5 sostanze cancerogeneil tricoloretilene (TCE), la 4,4’ – metilendianilina, l’epicloridrina, l’etilene dibromuro e l’etilene dicloruro. Per quanto concerne il TCE è stato possibile fissare un valore limite in funzione di un periodo di lunga (otto ore) e breve (quindici minuti) durata nella media ponderata. E’ stato normato il rischio di assorbimento attraverso la pelle. Lo SCOEL ha stabilito anche un valore limite pratico, rispetto ad informazioni disponibili, sulla base della letteratura scientifica e tecnica.

Sono state introdotte tre miscele cancerogene:

-gli oli minerali usati nei motori a combustione interna per lubrificare e raffreddare le parti mobili all’interno del motore

-le emissioni di gas di scarico dei motori diesel

-miscele di idrocarburi policiclici aromatici, in particolare quelle contenenti benzo[a]pirene, e quindi che rispondono ai criteri di classificazione come sostanze cancerogene (1A o 1B ai sensi del Reg. CLP e pertanto classificati come agenti cancerogeni ai sensi della CMD).

L’esposizione avviene per via cutanea

Per i primi non sono stati stabiliti valori limite ma, essendo assorbiti in misura significativa attraverso la pelle, lo SCOEL ha concluso che l’esposizione professionale avviene per via cutanea e ha vivamente raccomandato  l’osservazione di una serie di migliori pratiche volte a ridurre la penetrazione cutanea.

Per i secondi è stato fissato il valore limite di 0,05 mg/m3, misurato sotto forma di carbonio elementare, come consigliato dallo IARC, mentre i terzi, alla cui esposizione possono includersi processi di combustione ad alta temperatura, recano l’osservazione di un rilevante assorbimento cutaneo senza l’indicazione di un valore limite, nonostante al 18° Considerando della Direttiva si espliciti la raccomandazione del CCSS di valutare gli aspetti scientifici allo scopo di proporre un valore limite di esposizione professionale in futuro.

Sussiste un termine di due anni per poter recepire questa direttiva nell’ordinamento interno (20.02.2011), ad eccezione delle disposizioni dell’allegato III relative alle emissioni di gas di scarico dei motori diesel, per le quali si aggiunge un ulteriore periodo transitorio di due anni (21 febbraio 2023) o addirittura, per i settori delle attività minerarie e della costruzione di gallerie, di cinque anni (21 febbraio 2026) C.Z.

Tutela dell’ambiente: la nuova iniziativa ONA

ONA
ONA

Mentre il Comune e la regione sono immobili, i cittadini si ammalano e muoiono di cancro e di altre malattie per via degli alti livelli di contaminazione degli ambienti di lavoro e di vita.

Prosegue l’impegno di sensibilizzazione dell’ONA in provincia di Latina sul tema amianto, nucleare e rifiuti con l’organizzazione della conferenza: “Tutela dell’Ambiente: gli Stati Generali”.

Gli stati generali: la grande iniziativa ONA

L’iniziativa è stata promossa e presieduta dal Presidente dell’associazione e componente della commissione amianto nominata dal Ministero dell’Ambiente Costa, Ezio Bonanni, convinto che.

“Con una mobilitazione condivisa con la collettività uniti si vince” che ha aperto l’incontro con la presentazione dello “sportello del cittadino per la tutela dal rischio amianto e da tutti gli altri cancerogeni”. Che prenderà il via dal 1 giugno a Cisterna di Latina.

L’ambulatorio medico affiancherà le attività dello sportello di tutela legale amianto e sarà guidato dal Dott. Arturo Cianciosi.

Il presidente ha poi precisato che sulla problematica: “non occorrono nuove leggi. Piuttosto la loro applicazione che presuppone una nuova cultura che si fondi sulla presa d’atto dell’emergenza ambientale.

Gli stati debbono collaborare tra di loro dopo aver preso coscienza della centralità dell’ambiente. La scarsa consapevolezza, la corruzione, la tutela del profitto ad ogni costo sono le ragioni della scarsa applicazione delle norme in tutela dell’ambiente”.

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Hanno aderito all’iniziativa e partecipato alla conferenza

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Oltre a Bonanni sono intervenuti alla conferenza esponenti e rappresentanti di tutti gli schieramenti politici, l’europarlamentare M5S, Laura Agea, ha sottolineato che:

“in Italia e in Europa sono ancora troppi gli ambienti contaminati da sostanze cancerogene.

In questa legislatura all’Europarlamento ho ottenuto la revisione della direttiva sulla protezione dei lavoratori esposti ad agenti cancerogeni. Inoltre, ho intenzione di chiedere alla Commissione Europea un’iniziativa legislativa anche per i lavoratori esposti a farmaci pericolosi. Compresi i citotossici”.

Dario Tamburrano ha precisato che “da oltre trent’anni l’UE si occupa della pericolosità dell’amianto.

Da un quarto di secolo è proibito produrlo e importarlo in Italia. Eppure è ancora in centinaia di migliaia di edifici, e sono in cemento amianto 100.000 chilometri di tubi delle reti idriche.

Significa che tutti noi continuiamo ad avere nel territorio e ad entrare in contatto, per lo più inconsapevolmente, con un materiale cancerogeno”.

Interviene anche il vicepresidente del Parlamento Europeo

Il vicepresidente del Parlamento Europeo, Fabio Massimo Castaldo ha evidenziato che: “per il Movimento 5 Stelle è fondamentale che il principio di precauzione venga applicato senza se e senza ma. Soprattutto per le informazioni importanti per l’ambiente e la salute dei cittadini diventino pubbliche”.

L’europarlamentare ha poi chiarito che: “grazie all’approvazione della legge che istituisce la Rete nazionale dei registri dei tumori e il referto epidemiologico.

Iniziativa fortemente voluta dal movimento, si è raggiunto un traguardo fondamentale per il diritto alla salute di tutti i cittadini.

Solo partendo da una completa consapevolezza della situazione sanitaria e ambientale delle nostre comunità si potranno attivare politiche sanitarie più efficaci e strategie economiche sostenibili”.

L’amianto è un problema tutto italiano

Gli ha fatto eco Cinzia Pellegrino, coordinatore Nazionale Dipartimento Tutela Vittime di Fratelli d’Italia, che ha osservato che: “quello riguardante l’amianto è un problema che l’Italia fino ad ora ha dimostrato di non voler risolvere.

Non solo, nonostante la consapevolezza dei danni e delle morti che provoca e lasci l’impronta come l’assassino addirittura sono state costruite scuole ed esposti al rischio mesotelioma militari, operai, insegnanti, bambini.

Di fatto abbiamo regole scritte quasi sempre senza le adeguate coperture finanziarie che consentano la messa in sicurezza dei siti a rischio.

Resta indispensabile che il Governo si preoccupi di sollecitare gli enti preposti all’attuazione del Piano Nazionale di smaltimento procedendo periodicamente alla verifica del corretto funzionamento dei Registri Tumori. Importante anche il sollecitare l’INAIL ad attuare le norme riguardanti l’adeguato ristoro delle Vittime”.

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Sono intervenuti, inoltre, Giuseppe Punzi, Presidente di AMIL (Associazione Mutilati Invalidi del Lavoro), Angelo Tripodi, Capogruppo Lega in Consiglio Regionale del Lazio, Matteo Adinolficoordinatore provinciale della Lega; Matteo Coluzzi, consigliere del Comune di Latina; Salvatore La Penna, Consigliere Regionale del Lazio (Partito Democratico), Lorenza Fiumiricercatore CNR, Giorgio Libralato, Tecnico in materia di sicurezza.

L’ONA, fin dalla sua costituzione nell’agosto del 2008 ha denunciato l’inaccettabile cocktail di agenti cancerogeni e tossico nocivi, cui sono esposti i cittadini della provincia e della città di Latina.

In particolare negli ambienti di vita e di lavoro. Oltre all’assenza delle istituzioni locali . Prime fra tutte il Comune di Latina, e quelle regionali. Anche qui è emblematico il fatto che la sanità regionale risulti commissariata.

Quali sono i rischi per la provincia di Latina?

Latina e le città limitrofe hanno bisogno di tutela. Sono città accerchiate da due delle quattro centrali nucleari realizzate in Italia.

Parliamo di quella di Latina, Borgo Sabotino, a nord e del Garigliano – Sessa Aurunca – a sud del Lazio.

E da discariche, abusive e non (emblematico è il caso di quella di Borgo Montello), siti dismessi di ogni tipo tra cui quelli della desertificazione industriale che ha fatto seguito alla crisi.

Anche della politica, ha fatto registrare un preoccupante fenomeno epidemico con una alta incidenza di patologie asbesto correlate e di altre patologie. Ivi comprese quelle tumorali con 600 decessi dal 2000 al 2018, una media di 30 all’anno.

Il territorio versa, denuncia Bonanni: “in un generale degrado legato anche all’incapacità della politica di mettere in campo progettualità trasversali coerenti con i tempi.

Ma anche con i principi di legalità che costituiscono il moloch contro il quale l’ONA si batte, ritenendo inammissibile ed inaccettabile il continuo sacrificio di vite umane immolate al profitto per l’uso di amianto e di altri cancerogeni che prevale sul diritto alla vita”.

I dati pubblicati dall’Osservatorio Nazionale Amianto

Centrale Nucleare (Borgo Sabotino)

In merito alla situazione della centrale elettronucleare di Latina, situata nella frazione di Borgo Sabotino ed entrata in servizio nel 1962 con un unico reattore da 220 MW alimentato a uranio naturale, moderato a grafite e raffreddato con anidride carbonica, il presidente Ona ha segnalato che “nonostante l’impianto sia stato chiuso il 1 dicembre 1987 con la disposizione di predisporre le opere necessarie per la custodia protettiva passiva.

E’ ancora notevole la quantità di rifiuti che contiene, “ancora a fine 2017 il volume dei rifiuti radioattivi, presenti nel sito di Latina, era pari a 1739 m3, dei quali 887 definiti ad ‘attività molto bassa’, 821 a ‘bassa attività’ e 31 a ‘media attività (dati conformi a quelli rilevati dalla stessa SOGIN S.p.A.)”.

Si prevede la conclusione della prima fase del decommissioning nel 2027, con lo smantellamento delle infrastrutture e l’abbassamento dell’edificio reattore dagli attuali 50 metri a 30. Dopo di che i rifiuti radioattivi, già condizionati e stoccati nei depositi temporanei del sito, dovranno essere trasferiti al Deposito Nazionale.

La seconda ed ultima fase, sarà costituita dallo smantellamento del reattore nucleare. Tale operazione produrrà circa 2000 tonnellate di rifiuti radioattivi a media attività (grafite). All’inizio del 2018, il volume dei rifiuti radioattivi, classificati in accordo con il decreto del 7 agosto 2015, presenti nel sito di Latina è di 1.739 m3.

Il volume può variare di anno in anno col progredire delle attività di mantenimento in sicurezza e di decommissioning e delle modalità di condizionamento dei rifiuti pregressi. Quantitativo (in metri cubi) dei rifiuti radioattivi, suddivisi per tipologia, presenti nella centrale di Latina al 31.12.2017.

Emergenza rifiuti

Nell’ottobre 2011, il Decreto VIA ha imposto alla Sogin S.p.A. il monitoraggio ambientale convenzionale oltre a quello radiologico. Nell’autunno 2013, Sogin ha avviato la campagna di caratterizzazione del territorio e in tre analisi, effettuate su tre campioni di acqua di falda di superficie, dei valori anormali per presenza di cloruro di vinile.TUTELA

Siti dismessi in provincia di Latina e nel Lazio

L’ONA prosegue la sua mobilitazione. In provincia di Latina come nel resto di Italia. L’associazione chiede che si dia corso alla totale bonifica e definitiva messa in sicurezza di tutti i siti industriali dismessi.

Il tutto, al fine di evitare rischi di contaminazione per presenza di amianto ed altri agenti cancerogeni.

Il rischio amianto rilevato dall’ONA

L’ONA ha censito, per la provincia di Latina, circa 150 casi di mesotelioma, con un trend in netto aumento, rispetto ai circa 100 casi censiti dal Dipartimento di Prevenzione per il periodo dal 2000 fino all’anno 2014.

Le città più colpite dai casi di mesotelioma – secondo quanto rilevato dal presidente dell’Associazione – fino a tutto il 2018, sono Latina con 30 casi; Gaeta con 25 casi; Aprilia con 20 casi; Sezze con 10 casi; Formia con 15 casi.

“Il mesotelioma è solo la punta dell’iceberg – ha spiegato Bonanni – perché l’amianto provoca tumori polmonari, alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e perfino all’ovaio e per non parlare dell’asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e le complicazioni cardio-vascolari”.