26 C
Rome
martedì, Settembre 15, 2026
Home Blog Page 428

La Marina Militare confessa: è ancora presente amianto nelle navi

Marina Militare
Marina Militare

136 unità navali “contaminate” in servizio nella Marina

Sono 136 le navi militari in servizio nella Marina militare in cui è ancora presente l’amianto. Questo è risultato in seguito a una relazione tecnica e all’emendamento del gruppo parlamentare M5S. Su questo il governo stanzia 12milioni di euro per la bonifica di amianto navi militari.

Dopo anni di silenzi, di morti, di atroci perdite umane e battaglie legali, la Marina Militare ha confessato.

Una verità nota a tutti ma celata dalla Forza Armata che, in seguito a migliaia di marinai morti e ammalati di patologie asbesto correlate, non ha potuto che ammettere ciò che molti, tra cui l’Osservatorio Nazionale Amianto, sostengono da anni. La bonifica navi è necessaria ed è l’unica soluzione.

consulenza Marina

Secondo la notizia pubblicata sul Fatto Quotidiano, la Marina sosteneva che il rischio di contaminazione da amianto sarebbe cessato il 31 dicembre del 1995. Solo nel 2012, il ministro della Difesa ammiraglio Giampaolo Di Paola, aveva per la prima volta ammesso in Parlamento che l’amianto non era stato rimosso del tutto dalle navi Marina Militare italiana.

Indice

  • Presenza di amianto in Marina Militare

  • Intervista all’Avvocato Bonanni

  • Tempo di lettura: 9 minuti

    Amianto nella Marina militare americana

    Dal Corriere della Sera, inoltre, rileggiamo l’intervista da cui emerge che gli americani erano a conoscenza delle pericolosità delle fibre di asbesto già dagli anni Venti. E, da tenere presente il fatto che molte delle nostre navi furono date in dotazione alla nostra Marina Militare proprio dagli americani, nel secondo dopoguerra.

    «Sono certo di non avere mai ricevuto alcuna direttiva in merito ai pericoli relativi alla presenza dell’amianto», mette a verbale in Procura a Padova l’ammiraglio Mario Host.

    Ammette però che nell’ambiente giravano voci: «Dagli scambi con ufficiali di altre Marine, a partire dagli anni ‘90, ho saputo che il primo abbinamento tra amianto e asbestosi è stato riscontrato durante la Seconda Guerra Mondiale nella Reich Marine hitleriana a carico degli equipaggi degli U-Boot.

    E che nella U.S. Navy, nel primo Dopoguerra, dove l’amianto era ampiamente diffuso, di fronte a un consistente numero di casi di asbestosi, la politica governativa si era orientata a risarcire economicamente le vittime o le famiglie delle vittime. Infatti non era possibile sostituire questo materiale data l’enorme consistenza della flotta».

    Rileggiamo: gli americani sapevano già «nel primo Dopoguerra». Negli anni Venti. Certo, ci volevano soldi e tanti, per risanare la flotta militare italiana. Sostituire un solo interruttore Otomax costa 1.768 euro”.

    Legge del 1992 non ha evitato la strage di amianto militari

    La legge del ’92 metteva al bando l’uso della fibra mortale. Non ha potuto evitare la strage e le perdite dovute ai silenzi dichi stava ai vertici.
    Quelli che sapevano e che tacevano.

    Eppure nella Marina navi erano imbottite di amianto perché, prima dell’entrata in vigore della legge 257/92, l’asbesto era legale e ampiamente utilizzato anche nelle navi. E i nostri militari hanno continuato a lavorare senza precauzioni, ammalandosi e morendo ma, soprattutto, senza consapevolezza.

    Lavoravano senza sapere che questo lavoro, diritto e dovere dell’uomo, li avrebbe portati alla morte. Secondo i dati sessanta delle 136 navi militari contenenti amianto e ancora in servizio sono dislocate a La Spezia. Alcune bonifiche sono state fatte ma senza l’esistenza di un piano parlamentare, in assoluta segretezza.

    L’intervista all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che da anni si batte per la tutela e la difesa delle vittime dell’amianto.

    Avvocato Bonanni, mi parli dell’amianto all’interno delle navi.
    In particolare in quali luoghi è presente?


    «L’amianto è stato largamente utilizzato nella cantieristica navale e così anche per quanto riguarda le navi amianto Marina Militare Italiana», commenta l’avv. Bonanni.

    «Parti delle unità navali Marina Militare erano, quindi, realizzate con amianto friabile che, per effetto del moto ondoso, a causa del lavorio dei macchinari e per le salve nel corso delle esercitazioni con le armi da fuoco, determinavano una più elevata aerodispersione di polveri e fibre di amianto”.

    Ci sono luoghi in cui l’esposizione è più elevata?

    L’esposizione è più elevata per chi ha svolto e svolge il servizio sottocoperta in particolare nella sala macchine. Anche se le stesse condizioni di rischio vi erano nelle cuccette che i marinai di truppa utilizzavano durante il periodo di riposo.

    Questi letti a castello, nei luoghi angusti, coibentati in amianto, potevano rilasciare fibre e, al chiuso, senza adeguato ricambio d’aria, provocavano un’elevata esposizione per inalazione e ingestione».

    In pratica, quando le amianto navi erano in navigazione i marinai erano esposti 24 ore su 24

    «Sì, perché il marinaio trascorreva il suo tempo libero o lavorativo sempre all’interno dell’unità navale perché imbarcato in alto mare.
    Ma anche se la nave era nel porto, comunque, il marinaio era esposto per via della contaminazione dell’ambiente lavorativo».

    Queste fibre rimanevano nell’ambiente e spesso occorreva scoibentare. Perché le tubature erano coibentate in amianto friabile. Allo stesso modo le caldaie e i motori erano isolati con materiali in amianto”.

    Quindi l’amianto era dappertutto, anche nell’aria.

    «Qualsiasi attività manutentiva comportava la scoibentazione e dunque vi era elevata contaminazione e aereo dispersione.

    Manutenzione che prevedeva, poi, la ricoibentazione, almeno fino al 1993, data in cui entrerà in vigore l’articolo 1 della legge 257 del 1992 del divieto di utilizzo di Amianto, o meglio di estrazione, di lavorazione e commercializzazione di asbesto salvo deroghe.

     E dopo il ’93?


    «È evidente che da allora in poi non furono più fatte le coibentazioni in amianto.
    Però è chiaro che, anche dopo il 93, sono rimasti posati in opera materiali in amianto. Questi hanno determinato la contaminazione per la quale, successivamente, ci sarà un’elevata esposizione che provocherà e sta provocando una vera e propria epidemia di patologie asbesto correlate».

    L’amianto è presente, come dichiarato dalla Marina Militare, in 136 unità navali, tutt’ora in servizio attivo.

    «Come recentemente confermato anche da atti parlamentari della “legge di Bilancio” che stanzia i denari per la bonifica, è evidente che ci sono unità navali in cui ancora è presente l’amianto. Ciò fu dichiarato anche dal contrammiraglio Enrico Pacioni, all’epoca capo ufficio Stampa della Marina Militare, nel novembre 2012 in un’intervista a Metro rilasciata alla collega Stefania Divertito.

    L’intervista confermava quello che era stato già detto dall’Osservatorio Nazionale Amianto e da me, circa la presenza e l’utilizzo dell’asbesto a bordo delle unità navali.

    Per quale motivo fino ad ora la Marina Militare negava la presenza di amianto mentre ora dichiara apertamente che l’amianto è presente in 136 unità navali?

    «Il punto chiave è costituito dal fatto che le teorie negazioniste della Marina Militare Italiana risultano smentite innanzitutto dalla strage che le patologie asbesto correlate stanno determinando nel personale civile e militare della stessa. E non solo tra coloro che erano imbarcati, ma anche tra coloro che erano a terra.

    Di quanti casi parliamo?

    «Fino al 2015 almeno 570 casi di mesotelioma; solo alla Procura di Padova sono 1100 casi segnalati, ma dal 2015 ad ora sono sicuramente aumentati. È evidente che questo forte impatto di patologie asbesto correlate solo tra coloro che sono stati in servizio per la Marina, in un trend molto più alto della popolazione, in generale dimostra che c’è una condizione di rischio elevata.

    Quindi vuol dire che c’è stata esposizione perché si tratta di patologie, come ad esempio il mesotelioma, mono fattoriali, causate solo dall’esposizione all’amianto».

    Cosa dimostra questa incidenza elevatissima di esposizione?

     «Dimostra che c’è stata una violazione delle regole cautelari perché il punto chiave e non è solo l’utilizzo di amianto, che in Italia era legale fino all’aprile del 1993, ma più che altro l’uso non cautelato dello stesso. Il fatto di non informare, di non dotare i marinai di maschere protettive, di non bagnare l’amianto, di scoibentare in presenza anche di altri marinai e di non aspirare le polveri dimostra che c’è una condotta altamente lesiva per la salute». 

    Quindi possiamo dire che solo adesso, dopo migliaia di morti causate dall’amianto, la Marina si è resa conto di aver bisogno di fondi e ha ammesso quanto detto in precedenza?

    «I fatti relativi alla presenza di amianto e alla conoscenza della sua lesività risalgono agli anni ’60. Infatti, c’è un carteggio definito riservatissimo. Fu pubblicato sempre dall’ONA in collaborazione con “Inchiostro Verde”, una testata giornalistica di Taranto, ma anche sul notiziario dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

    Questo carteggio riservatissimo di fine anni ‘60, riguardava coloro che lavoravano nell’arsenale di Taranto e nella Marina Militare, il quale carteggio specifica che queste visite venivano fatte solo per capire il dato epidemiologico e spesso anche senza informare i lavoratori malati».

    Si dice che la Marina Militare sia rimasta fuori dai finanziamenti statali, CHE sono state fatte alcune bonifiche ma in segretezza.

     «Le Forze Armate non rendono pubblico quello che fanno. Ora, dato che ci sono dei processi in corso, con sentenze di condanna, è emersa la consapevolezza e l’unanime consenso, anche giudiziale, della presenza di amianto nelle unità navali della Marina Militare.

    Quindi la bonifica è necessaria perché il numero dei morti è in costante aumento e le attuali esposizioni sarebbero esposizioni inaccettabili». 


    Come si giustifica l’esposizione all’amianto, oggi, nel 2020, sapendo che, già agli inizi del ‘900 e poi comprovato scientificamente nel 1955, l’amianto è cancerogeno per il polmone e gli altri organi delle vie respiratorie e anche del tratto gastrointestinale?

    «Il comandante della nave, o il comandante in generale della squadra navale dispone di risorse economiche che può destinare alla bonifica.
    Se c’è un rischio per la salute e bisogna bonificare, non si aspetta un finanziamento del governo. Altrimenti impedisci ai marinai di stare sulla nave se la nave è piena di amianto.

    Fermo restando che, seppur in modo insufficiente, e questo lo voglio dire a chiare note anche per rendere merito alla Marina Militare per quanto ha fatto: buona parte dell’amianto è stata bonificata.

    Quindi se è stata bonificata una parte, poteva essere bonificato tutto. Questo è il concetto».

    Grazie all’emendamento tecnico voluto dal M5S, 12milioni di euro sono stati stanziati per la bonifica di alcune unità navali. Lei che ne pensa?

    «Secondo me quella somma non è sufficiente per bonificare neanche mezza unità navale. Tenendo conto delle tecniche costruttive e del numero delle unità navali da bonificare, sono somme evidentemente insufficienti per il risanamento. Però è il proprio che conta, cioè affermare in un testo normativo attuale che bisogna bonificare vuol dire confessare la presenza di amianto e, quindi, la condizione di rischio nel 2020».


    «La legge è una confessione
    . È una palese ammissione della presenza tutt’oggi, nel 2020, di amianto nelle unità navali e quindi dei ritardi anche nella bonifica e, di conseguenza, la responsabilità della Marina e del Ministero della Difesa in caso di patologie asbesto correlate future perché qui ci saranno anche persone che si ammaleranno tra 20, 30, 40 anni».

     Quindi possiamo dire che è un inizio.

    «Certamente! Questi 12milioni di euro saranno destinati alla bonifica ma sono insufficienti.

    La Difesa ha in dotazione miliardi di euro. Fa spese come ritiene. Quindi è assurdo che aspetti 12milioni di euro dallo Stato per bonificare mettendo a rischio la salute dei marinai.

    La Marina è un mondo a sé. E poi non dobbiamo dimenticare l’amianto nell’Esercito e nell’Aeronautica militare».

    In che senso un mondo a sé?

    «Lo Stato Maggiore ha notevoli risorse economiche. A fronte di queste può affrontare il problema e avrebbe dovuto affrontarlo prima, bonificare totalmente o chiudere le unità navali e non mettere a rischio i nostri militari».

    Richiedi la tua consulenza gratuita ONA

    Numero ONA Marina
    Whatsapp ONA Marina

      DA SOLIMANO A ERDOGAN

      Erdogan
      Erdogan

      A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore della testata giornalistica “L’Eco Del Litorale” ed editorialista per il nostro notiziario “Il Giornale sull’amianto“.

      L’Editoriale: DA SOLIMANO A ERDOGAN

      Bisogna riconoscere che Recep Tayyip Erdoğan si sta rivelando degno erede di Solimano I ( “il Magnifico”, Kanuni, Sultano dell’Impero Ottomano e Califfo dell’Islam sino al 1566 ) e come lui sta argutamente sfruttando balbettii, farfugliamenti, sbadigli, inettitudini e furbate dei pseudo-crociati.

      Erdogan

      Così ha utilizzato il fenomeno ISIS, ha purgato i Curdi, ha impallato russi e americani, ciurlando nel sistema NATO, trasformando in risorsa miliardaria profughi in transito, ipotecando gas azero, giacimenti petroliferi greco- ciprioti ed ora libici in nome della solidarietà islamica, allungando le sue attenzioni visionarie sino a Tunisia e Algeria, nella consapevolezza della sua potenza militare e forte della sua determinatezza.

      L’Europa comunitaria, dopo gli azzardi nel 2011 di Nicolas Sarkozy , degli americani ed altri interessati ad espropriare Gheddafi, corre dietro banalità e stenta a coordinarsi, con gli inglesi in fuga, i francesi in gilet ed i tedeschi vittime della loro presunzione e degli altrui pregiudizi, mentre il traffico peloso degli umani dall’Africa assume proporzioni bibliche.

      La storia di Solimano si ripete

      Ma allora, la storia di Solimano si ripete… Beh, l’dea dei corsi e ricorsi storici ha pure un senso. Ricordiamoci che la piaga dei corsari non è stata mai debellata, se non apparentemente… Secoli fa, pur disponendo i soli stati italiani dei mezzi e degli uomini ampiamente capaci di cancellare le ciurmaglie a servizio dell’Impero Ottomano, contro il quale, e la scarsa volontà di sfruttare vittorie decisive lo dimostra, non fu mai assestato un colpo di grazia in irripetibili occasioni di debolezza e di dissidi interni della compagine ottomana.

      Dissidi interni che furono non solo il pretesto di reciproche accuse per gli stati italiani medesimi, ma anche l’occasione per intessere machiavellici. Rapporti diplomatici tra stati cristiani e reggenze barbaresche, sfociati talora in veri e propri accordi con l’Impero Ottomano. Come quello che passerà alla storia col nome di “Empia Alleanza”. Ossia quella in funzione antispagnola stipulata tra la Francia di Francesco I e l’Impero Ottomano di Solimano il magnifico nel 1537.

      I servizi di assistenza ONA

      L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

      L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

      L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale. Tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

      assistenza ona

      Augusta amianto e veleni: parola a Padre Prisutto

      Augusta Padre Prisutto
      Padre Prisutto

      Augusta, l’ospedale e la discarica abusiva

      Nascituri malformati e decessi prematuri per cancro. I convincimenti del parroco di Augusta.

      Padre Palmiro Prisutto è il parroco di Augusta, in Sicilia. Don Palmiro combatte da anni contro l’inquinamento e gli agenti cancerogeni che hanno causato, negli anni, la morte di migliaia di lavoratori del triangolo del polo petrolchimico Augusta, Priolo, Melilli, a causa della contaminazione di agenti inquinanti tra i quali l’amianto e il mercurio.

      Nella seconda parte dell’intervista, il parroco ci racconta, quali sono i problemi che riguardano la sua città, relativi alla salute delle persone.

      Istituire nuovi reparti ospedalieri lì ad Augusta

      “In cambio della pediatria e dell’ostetricia che sono stati chiusi ad Augusta, sono stati creati il centro regionale per le patologie legate all’amianto e un ridotto ambulatorio oncologico. A mio avviso, occorrerebbe riaprire quei reparti che immotivatamente sono stati chiusi, e potenziare in modo serio il reparto di oncologia”.

      Perché fu chiuso il reparto pediatria lì ad Augusta?

      Fu soppresso con la scusa della spending review. Tutti ad Augusta siamo convinti che la motivazione vera sia stata un’altra: vale a dire fare sparire dal registro delle malformazioni congenite la città di Augusta, che era una delle città attentamente monitorate e, quindi, spalmando le nascite nei comuni vicini, il problema sembrerebbe sparito.

      Io dico che l’ospedale non è solamente un luogo di sofferenza ma è anche un luogo di gioia perché le persone non si recano lì solo per vedere i malati e la gente che soffre ma per vedere anche le mamme che hanno dato alla luce i propri figli e quindi la vita che vince. Hanno chiuso quei reparti quando è partita l’indagine negli anni ’80: prima ginecologia e poi pediatria.

      Per questi servizi si affidano a medici privati o vanno negli ospedali vicini.
      Un ospedale come quello di Augusta, che si trova in un’area ad alto rischio, secondo una legge regionale, la legge 5, sicuramente deve essere potenziato.
      Qui i diritti umani sono abilmente pesantemente calpestati”.

      Quanto incide il problema dell’inquinamento sull’autismo?

      Visto che l’80% dei bambini ricoverati o in cura presso il centro vicino provengono da questa zona, moltissimo. Tante volte si fanno leggi per una sola persona si stanziano soldi per una malattia rara e qui si parla di un’intera comunità messa a rischio”.

      Sta seguendo la vicenda dell’ex Ilva di Taranto?

      Io sto seguendo anche la vicenda Taranto, dell’ex ILVA. Lì, secondo me, si sta giocando una grossa partita ma se il risultato sarà quello che temo, questi nostri interventi serviranno ormai a poco”.

      Che cosa teme per la salute della popolazione?

      Io sono di questo parere: se per salvaguardare il posto di lavoro (non il lavoro) si sacrifica la salute della popolazione, degli operai, l’articolo 32 della costituzione lo possiamo abolire.

      L’errore che si sta facendo e che si è fatto anche da parte di sindacati e politici è quello di difendere il posto di lavoro e non il lavoro. Io sono del parere di difendere il lavoro purché si lavori in sicurezza e in serenità con tutti gli accorgimenti, evitando incidenti e contaminazioni con agenti cancerogeni”.

      Da una parte c’è questa fabbrica che andrebbe bonificata. Se venisse chiusa, però, molti operai, padri di famiglia, si ritroverebbero senza lavoro. Quindi lo Stato dovrebbe provvedere a far sì che queste persone possano lavorare in sicurezza.

      Penso che siano tre i centri che hanno oltrepassato la soglia del non ritorno e sono Taranto, la Terra dei fuochi e il triangolo Priolo, Augusta, Melilli. Quindi è una situazione drammatica”.

      La lettera al ministro dell’Ambiente

      Sappiamo che ha consegnato da poco una lettera al ministro dell’Ambiente. In questa lettera richiedeva la riapertura dei due reparti e metteva anche in evidenza la situazione di Augusta, Priolo, Melilli e di tutte queste morti causate da agenti cancerogeni?

      La lettera è pubblica. Qui non vogliamo che aggiungano altri reparti industriali: nella lettera ho richiesto una moratoria. Questo posto è stato già abbastanza sacrificato”.

      Si vuole aumentare le industrie invece che bonificare?

      Ho chiesto che la popolazione interessata possa essere coinvolta nelle decisioni e non che le debba subire. Inoltre, se la cosa si dovesse realizzare, chiederei l’uso delle migliori tecnologie di abbattimento dell’inquinamento e un’attenzione alla situazione sanitaria, questa è un’area a rischio e c’è bisogno di una prevenzione sanitaria continua. I malati non possono aspettare anni per un controllo medico.

      Il cittadino è la prima istituzione dello Stato, poi vengono quelli che la rappresentano. Il sindaco è un’istituzione, ma il sindaco rappresenta me in quanto cittadino. Se non mi rappresenta più che istituzione è?

      Possiamo dire che questa battaglia (per decenni) l’ho combattuta da solo. Ora ci sono anche molte associazioni che mi sono vicine, indipendentemente dal colore politico delle associazioni”.

      Ha mai pensato di rivolgersi a Sua Santità?

      “Sì, gli ho mandato una lettera. La Conferenza Episcopale Italiana ha citato il mio caso come uno dei casi seri di impegno dei sacerdoti per la società. Quindi c’è un riconoscimento ad alto livello. Ho avuto una risposta dalla quarta persona dopo il Papa che ha incoraggiato il mio lavoro ma nessuna persona del clero locale ha pensato di aiutarmi”.

      La questione delle mancate bonifiche ad Augusta

      “Nella rada dentro il porto di Augusta ci sono, sedimentati sui fondali, 18 milioni di metri cubi di rifiuti tossici. Se venisse fatta una bonifica togliendo dai fondali tutto quel materiale noi potremmo distribuire tre metri cubi di fanghi ad ogni abitante della Sicilia”.

      Come si fa a bonificare questa enorme discarica sottomarina?

      Qualcuno ha detto che 18milioni di metri cubi sono soltanto quelli della rada, perché, se andiamo fuori rada, si stimano tra i 45 e 65milioni di metri cubi, quantità tre, quattro volte superiore.  Vale a dire che noi potremmo dare a ogni abitante d’Italia un metro cubo di queste sostanze”.

      Questa bonifica si potrà mai fare qui?

      Tanto è vero che qualcuno ha detto meglio lasciare tutto com’è per evitare che questo materiale venga rimesso in circolazione. Ma questo significa che inneschiamo una bomba che pagheranno le prossime generazioni”.

      La fede l’aiuta nella sua battaglia?

      “Se non ci fosse quella potrei dire, come tanti altri, la corruzione potrebbe tentare anche me. Ma a chi dobbiamo rendere conto, ad una giustizia umana o a quella divina? Perché chi fa morire e uccide non rende conto solo agli uomini ma anche a Dio.

      Augusta e il problema di contaminazione da amianto

      Ad Augusta c’era una discarica negli anni ‘80 che raccoglieva anche l’amianto; non solo quello prodotto in Italia, ma anche quello proveniente dalla base di Sigonella e della Sesta flotta americana del Mediterraneo: di amianto nelle discariche di Augusta ce n’è tantissimo anche proveniente dall’estero”.

      E come ricorda l’ultima monografia IARC l’amianto è un potente cancerogeno.

      E nessuno fa niente per risolvere la situazione?

      Nessuno lo sa, solo gli addetti ai lavori, ho visto un registro allora negli anni ‘80 in cui era scritto che questo materiale veniva portato nella discarica di Augusta. Se non abbiamo le prove, c’è il sospetto: bisognerebbe iniziare a cercare le prove”.

      Le persone non capiscono fino a quando non vengono toccate personalmente. Questa è una drammatica verità purtroppo”.

      Padre Prisutto tutela ambiente: strage di amianto ad Augusta

      Palmiro Prisutto

      Intervista a Padre Palmiro Prisutto: la strage di Augusta

      Salus populi suprema lex”. Tradotto la salute del popolo sia la legge suprema, ovvero il benessere della popolazione.
      Questa famosissima frase, è scritta sul portale di forte Vittoria, nel porto di Augusta, città della Sicilia, dove nel 1918 i colpiti dalla febbre spagnola venivano internati e cremati per evitare il contagio. Proprio in questo posto oggi avviene esattamente l’opposto.
      Noi subiamo le conseguenze di scelte politiche che hanno messo il progresso davanti alla salute dell’uomo e, anziché tutelarla, la danneggiano”.

      A parlare è don Palmiro Prisutto, parroco di Augusta, in Sicilia, che combatte da anni contro l’inquinamento e gli agenti cancerogeni che hanno portato alla morte tantissimi lavoratori ad Augusta, Priolo, Melilli, a causa della contaminazione di agenti inquinanti quali amianto, mercurio e altri, provenienti dal polo petrolchimico.
      Nell’intervista, il tenace parroco ci racconta, senza peli sulla lingua, quali solo i problemi che riguardano la sua città e in che modo ha iniziato questa vera e propria battaglia per far “aprire gli occhi” a coloro che non vedono o fingono di non vedere.

      Padre Palmiro ricorda le vittime di cancro

      Da cinque anni, Padre Palmiro, ha istituito nella sua parrocchia una ricorrenza particolare. Ogni 28 del mese ricorda, leggendone tutti i nomi, le vittime del cancro.

      Si parla di commemorazione delle morti della Shoah, dell’11 settembre, questo è il mio modo di commemorare i morti di cancro causati dalle sostanze cancerogene rilasciate dal polo petrolchimico.
      Nei primi due anni ho voluto leggere tutti i nomi dei morti di cancro iscritti a questa lista. Purtroppo, mese dopo mese, aumentavano.
      Abbiamo superato i mille nomi (soltanto quelli che ho potuto raccogliere nella mia parrocchia).
      Le altre parrocchie non hanno collaborato con questo genere di indagine, se lo avessero fatto il numero sarebbe molto più alto
      .
      Sono morte tantissime persone questo è il mio modo per commemorarle. Alcuni hanno dimenticato, perché i decessi sono avvenuti nell’arco di molto tempo e, quindi, secondo le istituzioni, non è paragonabile a una strage.
      Ma è ciò che è”.

      E non parla solo del polo petrolchimico ma di tutto ciò che inquina Augusta e che viene sottaciuto.

      Abbiamo ridato un volto e un nome a quei morti che sarebbero stati dimenticati. Tutti si indignano di fronte a quella lista, anche i politici, ma nessuno fa niente per far sì che questa strage si fermi.
      Spero che qualcuno prenda a cuore questa situazione prima che sia troppo tardi”

      Dal punto di vista politico non è riuscito a scuotere le istituzioni facendo leggere questa lista?

      Io utilizzo due parole. La prima parola è vigliaccheria, la seconda è incapacità.
      Lo Stato ne è a conoscenza ma non interviene perché non sa da dove cominciare a smontare questa montagna.
      È passato tanto tempo da quando l’allarme è stato lanciato e parliamo degli anni ‘70.
      Durante quegli anni si registravano i primi casi di bambini malformati ma, non avendo riscontri riguardanti gli anni precedenti, non potevano fare statistiche.
      L’Istituto Superiore di Sanità ha raccolto dati dagli anni ‘70 a oggi.
      Le aziende si tutelano, non possono dire come stanno realmente le cose. Accusano gli altri anziché accusare sé stessi
      ”.

      Quindi mi sta dicendo che, a causa degli agenti inquinanti, sono nati bambini malformati?

      Un fedele mi raccontò di avere in famiglia una persona disabile. Mi hanno poi chiarito che questa problematica, secondo i medici, è legata all’inquinamento. Abbiamo scoperto anche di altri casi di persone con disabilità e provengono tutti dalla stessa zona. Ho sottolineato queste cose anche alle istituzioni. Io la situazione la espongo e sono anche bersaglio di critiche feroci”.

      Come mai ha iniziato a interessarsi di queste tematiche?

      Veda, c’è chi parla di inquinamento in generale, io purtroppo vivo in una zona in cui l’inquinamento è una cosa che si vede, si sente e si tocca e che ti sovrasta, viviamo all’interno di una bolla di inquinamento e dovunque ti giri vedi il disastro.
      Ovviamente c’è chi ha una maggiore sensibilità verso determinate problematiche e chi pensa di essere immune. Questa immunità non esiste, visto che in ogni famiglia c’è un malato e morto di cancro qui ad Augusta, nella mia anche più di uno e non si può rimanere indifferenti.

      Se poi abbiamo una coscienza etica o morale o delle convinzioni religiose in cui si ritiene che la vita umana è un valore inviolabile allora necessariamente bisogna darsi da fare perché io altrimenti non dovrei dire nulla quando un giovane muore per droga, per un attentato o per mafia.
      La vita è a 365 gradi, dall’aborto all’eutanasia, non posso rimanere muto davanti a questo tipo di morti come anche davanti a questi decessi dovuti all’inquinamento qui ad Augusta
      ”.

      Lei ha lanciato una petizione online con delle proposte per scuotere la politica e le istituzioni

      La petizione è stata lanciata da un esponente del partito dei Verdi a Siracusa. Io mi sono associato perché è una cosa che mi interessa. Ho fatto anche da testimonial per la campagna e anche quel breve filmato che abbiamo mandato in onda ha scosso tante coscienze. Tanto che abbiamo raggiunto quasi più firme di quella che è la popolazione residente nel triangolo. 175mila firme sono state consegnate al Ministro”.

      Molte promesse e pochi fatti lì in Sicilia.

      Qui in Sicilia c’è il polo petrolchimico che è una fonte di ricchezza, veramente non indifferente. Quindi la chiusura di questo polo petrolchimico sarebbe una grossa perdita per lo Stato italiano perché si stimano, secondo certe cifre, che sono trapelate almeno 18miliardi di euro per lo Stato italiano. E poi anche la quantità di prodotti che fuoriescono dal polo petrolchimico. Gran parte del carburante utilizzato in Italia proviene dalla Sicilia, Augusta è il distributore d’Italia anche se molti non lo sanno.

      Io ho affrontato la situazione dal punto di vista etico e morale, la tutela dei valori del lavoro, la qualità della vita, sono cose che ai politici non interessano o interessano relativamente. Quando mi trovo al funerale di una persona e l’85% dei defunti sono morti di cancro, la cosa mi scuote. Così, registrando questi nominativi, era un pugno allo stomaco per le persone, il mio cuore si fa a pezzi”.

      Risarcita orfana non a carico di una vittima del dovere

      vittime del dovere risarcita orfana
      vittime del dovere

      Viene risarcita orfana non a carico. La Corte di Appello di Genova accoglie il ricorso dell’Avv. Ezio Bonanni e condanna il Ministero della Difesa a costituire le prestazioni previdenziali delle vittime del dovere in favore di orfana non a carico fiscale.

      Con la storica sentenza, la Corte di Appello di Genova mette il punto sulla questione. Risarcita orfana non a carico fiscale. Perciò chi fa parte di questa categoria ha diritto alle prestazioni di vittima del dovere, oltre che al risarcimento dei danni sia quelli subiti dalla vittima, che quelli subiti direttamente. 

      Corte di Appello di Genova: risarcita orfana

      Riconosciuti i benefici di vittima del dovere alla sig.ra Lorenza Garosi. È risarcita orfana figlia di un ex marinaio deceduto a causa dell’esposizione amianto.

      La Presidente della IV Sezione Lavoro della Corte di Appello di Genova, Dott.ssa Alessandra Scarzella, ha condannato il Ministero della Difesa a pagare, in favore della Sig.ra Garosi, orfana di vittima del dovere, l’assegno vitalizio nella misura mensile di 500,00 euro e lo speciale assegno vitalizio di 1.033,00 euro.

      L’ONA appoggia le vittime del dovere

      L’Associazione che tutela le vittime del dovere, unitamente alle altre associazioni vittime del dovere, ha sostenuto e sostiene il disegno di legge Corbetta per equiparare le vittime del dovere alle vittime del terrorismo, affinchè abbiano gli stessi diritti.

      La questione è di assoluta rilevanza per orfani vittime del dovere non a carico, in quanto il Ministero della Difesa e gli altri Ministeri negano agli orfani non a carico, in presenza del coniuge, il diritto alle prestazioni. In più, l’assegno vitalizio è erogato per l’importo di €258,23, invece che per l’importo di €500,00.

      La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, 7761/2017, ha condannato il Ministero ad erogare l’importo di €500,00. Il precedente è molto importante perchè equipara le prestazioni delle vittime del dovere alle vittime del terrorismo, che hanno ottenuto l’importo di €500,00.

      La sentenza storica, vittime del dovere, aveva risolto anche il problema dei figli non a carico vittime del dovere. Tuttavia la Corte di Cassazione, a SS.UU., 2273/2018, nel pronunciarsi sul caso di sorelle non a carico aveva riformato le sentenze positive e negato le prestazioni di vittime del dovere. Questa sentenza è stata il cavallo di Troia per negare i diritti degli orfani di vittima del dovere non a carico fiscale. 

      Risarcita orfana non a carico: tutela dei diritti

      Accolte le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni. Il Ministero nega il diritto ai figli non a carico fiscale dei genitori in presenza del coniuge, sulla base di una vecchia norma, l’art. 6 della L. 466/80, che indica tra i superstiti vittime del dovere prima di tutto la moglie e i figli a carico, e in assenza del coniuge, direttamente i figli, anche se non a carico fiscale.

      Questa norma, secondo l’Avv. Ezio Bonanni, non è applicabile così come è scritta per lo speciale assegno vitalizio e l’assegno vitalizio, perchè fa riferimento soltanto alla speciale elargizione, e perchè sono intervenute norme successive, che hanno modificato il complesso delle regole, e in base al principio della successione delle leggi nel tempo, questa discriminazione (che è anche contraria alla Costituzione), non può essere applicata.

      Infatti la tutela delle vittime dell’amianto e di altri cancerogeni, per esposizione nelle unità navali della Marina Militare, è stata introdotta con l’art. 20 della L. 183 del 2010, e non contiene alcuna limitazione o discriminazione, dei figli non a carico fiscale, e stabilisce anche il diritto al risarcimento dei danni. 

      Tutela legale delle vittime del dovere

      L’Avv. Ezio Bonanni, da anni impegnato nella tutela delle vittime del dovere, ha sempre rimarcato la diversità di trattamento di coloro che, pur essendo orfani allo stesso modo, non hanno ottenuto l’indennizzo su base previdenziale, solo perché svolgevano attività lavorativa e si è sempre battuto affinché le cose cambiassero. 

      Garosi Arnolfo, l’ennesimo militare ucciso dall’amianto

      Quella dell’amianto non è soltanto una problematica ambientale ma bensì una piaga sociale. Abbiamo visto come negli ultimi anni i numeri dei decessi per malattie amianto correlate siano vertiginosamente in rialzo. Soprattutto tra gli appartenenti delle Forze Armate o del Comparto di Sicurezza. Nella Marina Militare, l’amianto è stato utilizzato sia nelle unità navali che nelle basi a terra. 

      Epidemia di patologie asbesto correlate in Marina Militare

      Tra coloro che sono stati imbarcati nelle unità navali della Marina Militare, e anche tra chi ha svolto servizio a terra, vi è in corso una vera e propria epidemia di patologie asbesto correlate.

      Mesoteliomi, tumori del polmone, della laringe, della faringe e degli altri organi respiratori e gastrointestinali, asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici, stanno falcidiando il personale civile e militare del Ministero della Difesa e in particolare della Marina Militare Italiana.

      Presso la Procura della Repubblica di Padova, sono giunte più di 1000 segnalazioni di casi di patologie asbesto correlate. Sono in corso due procedimenti penali. Il prossimo 06.02.2020, avrà inizio, presso la Corte di Appello di Venezia, il processo penale Marina Bis, in cui sarà impegnato anche l’Avv. Ezio Bonanni.

      Il Procuratore Generale di Venezia ha impugnato la sentenza assolutoria del Tribunale di Padova n. 68/2019. La Corte di Cassazione ha annullato ben due assoluzioni nel processo Marina I, che quindi è in corso di nuovo presso la Corte di Appello di Venezia. Nel procedimento Marina Ter, il PM, Dott. Sergio Dini, ha chiesto l’archiviazione.

      L’Avv. Ezio Bonanni ha depositato più di 40 opposizioni alla richiesta di archiviazione e chiesto l’avocazione al Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Venezia, per rendere giustizia alle vittime dell’amianto in Marina Militare.

      Corte di Appello di Genova: l’indennizzo per Garosi Lorenza

      La vittima è deceduta nel maggio del 1992 per neoplasia polmonare per esposizione ad amianto ottenendo il riconoscimento di causa di servizio lo status di orfana di vittima del dovere.

      Il sig. Arnolfo Garosi è stato imbarcato con la mansione di Meccanico presso le seguenti navi: Montecuccoli, Daino, Carini, Mosto, Abba, Garibaldi, e Intrepido. Ha combattuto nella II Guerra Mondiale ed è stato in servizio fino al novembre del 1968. 

      La Corte di Appello di Genova, ribaltando il precedente orientamento delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, ha riconosciuto i benefici di orfano di vittima del dovere anche alla figlia che, al momento del decesso del famigliare, non conviveva con lui ed era economicamente autosufficiente.

      Quindi, a differenza della via percorsa sin ora dai giudici di legittimità, secondo la Corte territoriale non può più sanzionarsi la circostanza che i figli, al momento della morte del congiunto, fossero impegnati in’attività lavorativa, che tra l’altro in moltissimi casi si è resa necessaria per far fronte al maggiore impegno economico richiesto dalle dispendiose cure ed assistenza necessarie.

      Appello dell’Avv. Ezio Bonanni: intervenga il Capo dello Stato

      Sentenza storica, sì all’indennizzo per orfani del dovere non a carico. Ci auguriamo che ora il Ministero fermi il suo accanimento contro gli orfani di vittima del dovere non a carico fiscale.

      Abbiamo fiducia nelle Istituzioni: rispettare gli orfani delle vittime del dovere. Chiediamo l’intervento del Capo dello Stato, come Capo delle Forze Armate”, dichiara il presidente ONA, difensore legale dell’orfana e componente della Commissione Nazionale Amianto del Ministero dell’Ambiente.

      Consulta il testo integrale della sentenza

      Risarcita orfana vittima del dovere: novità

      Recentemente la Corte di Cassazione si è pronunciata sul problema che coinvolge i figli di vittima del dovere, che non si trovavano a carico fiscale alla morte del familiare.

      Nell’Ordinanza, Sez. 6 Num. 15224 del 2021, ha precisato che non ha, sul punto, ancora assunto una posizione definitiva.

      Su questa base, l’Osservatorio Nazionale Amianto continua la sua azione di tutela.
      Perciò invita tutti gli orfani di vittima del dovere non a carico a proseguire nelle loro richieste e ad impugnare le sentenze risultate negative.

      Il nesso tra l’amianto e la neoplasia polmonare

      L’amianto è conosciuto anche con il sinonimo di asbesto, ed è una delle principali cause delle neoplasie polmonari come il cancro ai polmoni e il mesotelioma. Per prevenire questa neoplasia, è fondamentale evitare tutte le esposizioni agli agenti cancerogeni. 

      La neoplasia polmonare colpisce maggiormente nella fascia di età tra i 70 ed i 74 anni, però non risparmia i giovani, specialmente se fumatori ed esposti anche ad asbesto. L’indice di sopravvivenza ai 5 anni è limitato al 14,3% e si rivela una patologia quasi sempre mortale.

      È importante quindi affidarsi alla prevenzione primaria ovvero evitare l’esposizione ad amianto e agli altri cancerogeni (fumo di sigaretta, carbon black, gas di scarico dei motori diesel, fumi di saldatura, pece di catrame e carbone, residui di berillio, nichel, cadmio, benzene e benzidina, arsenico, cromo, etc.).