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Amianto nel mondo, la Vermont Astm Conference 2011

amianto nel mondo
Vermont University

La storia della lotta all’amianto nel mondo è lunga e carica di periodi in cui il fenomeno sembrò dimenticato. A portarla avanti da oltre 20 anni è l’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni. Una delle tappe fondamentali di questo difficile percorso è stata sicuramente la Vermont Astm Conference del 2011. Il viaggio e la partecipazione all’evento negli Stati Uniti fu possibile anche grazie alla collaborazione con l’avvocato Massimiliano Fabiani.

Correva l’anno 2010 e l’avvocato Bonanni era impegnato, quale relatore, ad un convegno a Ferrara sull’amianto. Grazie ad alcuni colleghi ferraresi, conosce l’avvocato Fabiani del Foro di Bologna, che si occupa di tutela del danno alla persona.

Relazione “Asbestos, the killer for humans and the environment”

Tra i due professionisti nasce, fin da subito, un naturale feeling. Questo induce Bonanni a chiedere a Fabiani di recarsi con lui al Congresso sull’amianto organizzato dalla “The Astm Johnson Conference 2011”. Si tiene presso l’University of Vermont Burlington, (VT), negli Stati Uniti D’America. Fabiani accetta di fornire il supporto tecnico logistico alla relazione che egli terrà nel successivo luglio 2011. Il titolo sarà: “Asbestos, the killer for humans and the environment”.

 

Entrambi i professionisti partono insieme, con le loro famiglie, dall’aeroporto di Roma Fiumicino. Dopo uno scalo a New York, atterrano al piccolo International Airport di Burlington nel Vermont. Stato definito “Green Mountain State”. Posati i bagagli, si recano presso la Burlington University per vedere l’aula magna (The Billings Library) dove si terrà la conferenza.

I giorni successivi le famiglie sono piacevolmente impegnate a scoprire le bellezze della zona, a partire dal centro, con le caratteristiche Main e Church Street. Fanno shopping e lunghe passeggiate sulle rive del Lago Burlington. Gli avvocati Bonanni e Fabiani, invece, lavorano incessantemente in hotel. Mettono a punto la relazione che Bonanni esporrà poi davanti ad oltre 120 partecipanti da tutto il mondo.

Il giorno prima dell’evento si recano presso la Middlebury University per un’ultima revisione da parte di un assistente italiano. Un anziano tassista di nome Nicholas che fa da Cicerone del luogo, garantisce gli spostamenti con il suo van e resterà nel cuore del gruppo.

Nicholas, provvidenziale Cicerone del gruppo

La relazione dell’avvocato Bonanni ha notevole successo per il tema trattato e permette all’avvocato Fabiani di prendere contatti con i principali esponenti delle Epa – Environmental Protection Agency, divenendo in quella sede il referente Ona per i rapporti dell’Osservatorio con gli Stati Uniti.

“Zero risk” e “zero tolerance”

Un anno prima della partecipazione all’Astm Conference del 2011, l’Osservatorio Nazionale Amianto, successivamente all’intervento del presidente presso la Camera dei Deputati con un dossier alla Commissione Lavoro, aveva promosso la proposta di legge n. 3426 del 26.04.2010, sul “rischio zero” rispetto a tutti gli agenti patogeni.

La scelta del principio “zero risk”, mutuata dallo “zero tolerance” di Rudolph Giuliani, pensata dall’avvocato Bonanni avrebbe permesso allo Stato un enorme risparmio, anche economico per il futuro. Si consideri che per il solo caso Eternit, dal 1998 al 2006, l’Inail erogò 152.000.000 di indennizzi alle vittime.

La relazione “Asbestos, the killer for humans and the environment?” sottolineò come i costi più rilevanti fossero a carico degli imprenditori. Questi, oltre a pagare maggiori premi assicurativi, sono ancora oggi chiamati a rispondere delle spese di bonifica e sono coinvolti in giudizi civili e penali, che riguardano anche i dirigenti e i responsabili della sicurezza. Il tutto con enormi, reciproci, costi, anche per le azioni di rivalsa degli enti assicurativi, oltre che per i risarcimenti.

L’incontro a NY con i professionisti dello studio Levy Konisberg

Nell’occasione i due professionisti entrano in contatto con l’avvocato Audrey Perlman Raphael e il suo staff del prestigioso studio Levy Konigsberg di New York.  Dopo un primo incontro sulla Church street, la settimana successiva Bonanni e Fabiani si recano presso lo studio Levy Konisberg per un meeting con i legali newyorkesi. Qui siglano un patto di reciproca collaborazione Italia – Usa sul tema dell’amianto e delle patologie che ne derivano.

L’amicizia e collaborazione con il professor Ronald Gordon

E’ in tale occasione che l’avvocato Bonanni incontra anche il professor Ronald Gordon, eminente ematologo del Mount Sinai. Inizia così una collaborazione e uno scambio di sinergie e informazioni vitali sulla pericolosità della dispersione delle fibre.

Da sinistra gli avvocati Ezio Bonanni, Massimiliano Fabiani e il professor Ronald Gordon

Il rapporto tra l’avvocato Bonanni e l’avvocato Fabiani si intensifica ulteriormente, venendo investito quest’ultimo di patrocinare le posizioni incardinate presso i distretti delle Corti di Appello del Nord Italia.

Quattro anni dopo il nuovo congresso alla Vermont University

Nel 2014, i due avvocati partecipano nuovamente al congresso sull’amianto organizzato dalla “The Astm Johnson Conference 2014”, sempre presso l’University of Vermont Burlington, (VT), Stati Uniti D’America, con una seconda relazione dell’avvocato Ezio Bonanni, dal titolo “Asbestos, a killer to defeat”.

Il professor Gordon, con la moglie Anne Marie, raggiunge il Vermont: anche lui interverrà al congresso. Le famiglie dei tre professionisti si ritrovano ogni sera insieme, terminati i lavori, e cenano solitamente in un rinomato ristorante italiano da generazioni, la “Trattoria Delia”. Anne Marie accompagna il marito e i due professionisti al Congresso ogni giorno, divenendo una antesignana “Uber”.

Anne Marie

Seconda conferenza internazionale presso la Camera dei Deputati

Nel marzo 2014 l’Ona organizza presso la Camera dei Deputati – Auletta dei Gruppi Parlamentari – la  Seconda Conferenza Internazionale, dal titolo ”Lotta all’amianto: il diritto incontra la scienza”. L’evento è presieduto dall’avvocato Bonanni e il professor Gordon e l’avvocato Fabiani partecipano in qualità di relatori.

L’esperienza statunitense ha permesso di intensificare i rapporti dell’Ona con altri paesi del mondo, in particolare con gli Stati Uniti. Il fine è quello di scambiare esperienze e professionalità al servizio di questa lunga e duratura battaglia. Dopo due anni di lavoro, nell’ottobre 2014 gli avvocati Bonanni e Fabiani pubblicano per conto dell’allora Giuffrè editore (oggi Editions Francis Lefebvre), l’importante monografia “Il danno da amianto”.

Amianto nel mondo, differenze tra i due Paesi

Dal confronto con gli USA è emerso che in Italia, a seguito della Legge del ’92, non si rimuove l’amianto che si trova negli edifici. Le ditte utilizzano a volte soluzioni alternative, tra le quali impacchettamento, verniciatura, isolamento. Negli USA, invece, per la mancanza del Servizio sanitario nazionale, ogni possibile forma di rischio viene eliminata alla radice. Questo permette di evitare più alti costi sociali per la sanità.

Altro elemento fondamentale è stato lo scambio di conoscenza e apprendimento dei metodi delle EPA americane. Si tratta delle agenzie di protezione dell’ambiente e del territorio, dislocate in ogni stato con sede principale a Washington. Si muovono in tutti gli Stati per accertare l’eventuale presenza di amianto e sostanze tossiche in corsi d’acqua, nell’aria e nel terreno.

Dispongono di notevoli mezzi e apparecchiature in grado di fornire una completa diagnosi anche sul posto in molti casi. In Italia questo compito, all’epoca era demandato all’ISPESL oggi INAIL, che svolgeva un’attività minima e incompleta per carenza di mezzi e non specifica preparazione del personale.

Amianto nel mondo, l’Ona continua la sua missione

A distanza di 10 anni l’Italia è indietro in materia di bonifiche dell’amianto e di mappatura. L’Ona ha creato nel frattempo una App per le segnalazioni e sta contribuendo a realizzare una mappa dei siti contaminati. C’è però necessità di una volontà politica che purtroppo non si intravede neanche nel Pnrr. Qui la questione delle bonifiche è citata una sola volta in relazione ad un settore troppo specifico.

L’amianto ha causato nel 2021 oltre 7mila morti e, secondo le stime Ona cresceranno nei prossimi anni, perché per la latenza della malattia il picco è previsto tra il 2015 e il 2030. I dati sui casi di mesotelioma sono disponibili sul VII Rapporto ReNaM dell’Inail. L’avvocato Ezio Bonanni ha delineato il fenomeno aggiornato nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia- Ed.2022“.

Problema amianto, l’impegno del sottosegretario Andrea Costa

problema amianto
Il sottosegretario del ministero della Salute, Andre Costa e il presidente dell'Ona, l'avvocato Ezio Bonanni

Andrea Costa, sottosegretario di Stato al ministero della Salute, ha mantenuto la sua promessa e, dopo l’evento del 22 febbraio scorso “Sport, salute e sostenibilità, per una nuova cultura d’impresa”, ha incontrato il presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, per proseguire il discorso sul problema amianto.

Già in quell’occasione, al salone d’onore del Coni, Costa aveva mostrato grande sensibilità sulla necessità di migliorare la qualità della vita di tutti i cittadini, passando anche dall’eliminazione di cancerogeni che ancora sono intorno a noi. Ha poi accettato l’incontro proposto dall’avvocato Bonanni che porta nelle sedi istituzionali il problema legato all’asbesto e tutte le criticità che ancora si affrontano per eliminare il materiale dagli edifici e nello stesso tempo a veder riconosciuti per le vittime i giusti risarcimenti.

Problema amianto, l’incontro tra Costa e il presidente Ona

Ieri, 15 marzo 2022, alle 19, Costa e Bonanni hanno approfondito il fenomeno e ipotizzato alcune soluzioni concrete per affrontarlo e mettersi alle spalle i ritardi legislativi nelle bonifiche. Dopo un’ora e mezza hanno rilasciato alcune dichiarazioni, senza svelare i progetti che metteranno in campo nel futuro, ma sottolineando l’importanza di intervenire.

“Ringrazio il sottosegretario Costa – ha detto il presidente Ona – per l’istituzionale sensibilità sul problema amianto. Non solo per la sua vicinanza alle vittime – forse perché viene da La Spezia (Liguria), un territorio martoriato dall’asbesto per i cantieri navali, come per le basi a terra – ma soprattutto per l’acume e l’intelligenza di capire l’importanza della prevenzione primaria. Fondamentale superare l’idea di poter risolvere il problema amianto con azioni giudiziarie e risarcimenti”.

Problema amianto, Costa: “Dovere morale della politica”

“Credo che sia – ha dichiarato il sottosegretario – un dovere morale della politica. Tanto è stato fatto per fermare la strage, ma molto resta ancora da fare. Introdurre il concetto di bonifica credo sia un elemento di novità, ma allo stesso tempo l’elemento risolutivo. Ringrazio l’avvocato Bonanni che con la sua preparazione, con la sua conoscenza, ritengo possa fornire gli strumenti per portare avanti un’iniziativa che possa finalmente dare risposta risolutiva al problema in questo Paese”.

Le malattie causate dall’amianto

L’amianto, come ha spiegato approfonditamente l’avvocato Bonanni nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022” è un killer silenzioso e per questo ancora più pericoloso. Le fibre di asbesto causano infiammazioni, asbestosi, mesotelioma e tumori che possono comparire anche 30 o 40 anni dopo l’esposizione. Per questo, esattamente 30 anni dopo la messa al bando del minerale, con la Legge 257/1992, le vittime continuano a crescere. Nel 2021 l’Ona stima in 7mila i morti, considerando i casi di mesotelioma registrati e delle malattie asbesto correlate, una tra tutte il tumore del polmone.

Per avere un’idea dei decessi causati dal solo mesotelioma in Italia si può consultare il VII Rapporto ReNaM dell’Inail. L’ente raccoglie i dati della malattia sentinella (causata infatti soltanto dall’amianto), dal 1993.

I colpevoli ritardi delle bonifiche

La Legge 257/1992, sebbene mise al bando l’amianto, non dispose l’obbligatorietà delle bonifiche. Prevede, infatti, l’obbligo solo per l’amianto friabile. Invece, per quello a matrice compatta, è prevista una procedura stabilita dal DM 06/09/94, in relazione alle altre norme.

Tutto sta nel valutare lo stato di degrado della matrice compatta, spesso in cemento amianto. In realtà, però, lo stesso cemento, specialmente per i materiali messi in opera ormai da più di 30 anni perde il potere aggrappante. Le fibre allora si aerodisperdono. Una normativa così farraginosa e ambigua blocca le bonifiche.

Si elude l’obbligo di legge di tutela della salute e continuano le esposizioni. Tenendo conto dei lunghi tempi di latenza, l’epidemia è destinata a proseguire se non ci si muove per ripristinare lo stato dei luoghi eliminando l’amianto.

Barriera corallina, gli scienziati: bisogna estirpare le alghe 

barriera corallina
barriera corallina

Barriera corallina: rimuovere alcune alghe potrebbe funzionare

La Grande Barriera Corallina è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità. 

Ricchissima di biodiversità, fornisce un supporto vitale a centinaia di milioni di persone, sotto forma di cibo e indotto economico. 

La zona che si estende dalla penisola di Cape York, nel Queensland (il punto più settentrionale dell’Australia), fino a Bundaberg, nel sud del continente, corre tuttavia seri pericoli. 

Oltre ai cambiamenti climatici e alle influenze antropogeniche, arrivano nuove minacce. Si tratta di uno sbilanciamento dei coralli della Barriera.

Lo sostengono ricercatori dell’agenzia meteorologica e oceanografica Usa, National Oceanic and Atmospheric Administration (Noaa).

Anche l’ultimo report del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC) delle Nazioni Unite, non lascia intravedere spiragli di positivismo.

Grande Barriera Corallina: l’allarme degli scienziati 

Giusto qualche mese fa, un team di ricercatori aveva espresso una certa preoccupazione per le condizioni di salute della barriera.

Al largo della costa di Magnetic Island (nel nord del Queensland), i coralli presentavano infatti un aspetto alquanto pallido e malsano.

A causare lo sbiancamento dei coralli (coral bleaching), sono diversi fattori, inclusa la presenza infestante di alcune alghe simbiotiche

Purtroppo questo fenomeno può uccidere i coralli e non sarebbe la prima volta che ciò accade. 

Dal 1998, si sono verificati altri cinque eventi simili. Nel 2002, 2016, 2017 e 2020. 

Quello del 2016 è stato addirittura descritto come “il più grande sbancamento mai registrato“.

Relazione fra alte temperature, alghe e sbiancamento 

La temperatura ideale dell’acqua sulla Grande Barriera Corallina dovrebbe essere compresa tra 22 e 30°C. In questi giorni,la temperatura dell’acqua al largo di Magnetic Island è arrivata tuttavia a 31°C. Il calore eccessivo, soprattutto nel lungo termine, interrompe la relazione tra i coralli e le loro alghe fotosintetiche simbionti.

Di conseguenza, le alghe unicellulari che vivono in simbiosi con i polipi del corallo, non sono più in grado di fornire loro nutrimento, e vengono espulse dallo scheletro calcareo. Quest’ultimo diventa bianco (perché sono le alghe a colorarlo), mentre i polipi si indeboliscono e muoiono, perché non hanno cibo a sufficienza. Anche quelli che riescono a insediarsi, non ricevono abbastanza luce per crescere bene.

Pertanto possono essere spazzati via dalle alghe galleggianti o addirittura danneggiati dalle sostanze chimiche e dagli agenti patogeni contenuti naturalmente nelle stesse.

Tradotto in parole povere?

Se le temperature dovessero continuare a innalzarsi, entro il 2050 il 95% dei coralli potrebbe correre seri rischi (ad affermarlo, tra gli altri, un rapporto del 2020 redatto dalla Coral Reef Monitoring Network).

Altri fattori di morte 

  • Inquinamento
  • Pesca indiscriminata 
  • Distruzione dell’habitat

Il piano dell’ARC Center: rimuovere le alghe

I ricercatori dell’ARC Centre of Excellence for Coral Reef Studies, hanno già messo a punto qualche piano per evitare un nuovo episodio di sbancamento del corallo.

Innanzitutto ritengono che sia necessario estirpare le alghe più grosse, tra cui il sargasso, la più diffusa all’interno della barriera corallina. Il sistema di “estirpazione”, è stato testato nel 2018 da un team di ricerca condotto dalla dott. Hillary Smith, National Geographic Explorer ed ecologa all’Università James Cook di Queensland.

La dottoressa aveva già fatto eseguire il “diserbo” in diversi punti della barriera. In media, gli snorkelisti e i sub volontari avevano estirpato oltre 86 kg di alghe (il 90% erano sargassi).

Parlando del procedimento “è molto semplice, proprio come pulire il giardino dalle erbacce. Basta afferrare e tirare”, ha spiegato la dottoressa. “L’attività si è svolta sotto la supervisione degli esperti, per controllare che i volontari non si lasciassero prendere dall’entusiasmo, mettendo a rischio i coralli” ha poi precisato.

I risultati dello studio di Hilary Smith e del suo team, sono apparsi sulla rivista scientifica Restoration Ecology. Stando ai ricercatori, pulire i coralli della Grande barriera corallina ha favorito il triplicarsi del numero di nuovi coralli, sia nel 2019 che nel 2020.

Anche il Governo australiano interviene 

Intanto il Governo australiano ha annunciato che investirà un miliardo di dollari australiani (da spendere nei prossimi nove anni), per proteggere la Grande Barriera Corallina.

Al tempo stesso cercherà di sostenere i circa 64.000 abitanti del Queensland che vivono grazie all’economia legata alla barriera corallina.

Il progetto prevede di:

  • Implementare dei sistemi avanzati di monitoraggio;
  • Prevenire la pesca illegale;
  • Sostenere la ricerca;
  • Ripristinare l’habitat;
  • Avviare programmi di volontariato;
  • Eliminare i rifiuti marini.

Conclusioni: spedizioni per salvare la barriera 

Utile ricordare che a febbraio, l’Unesco aveva pesantemente bacchettato il governo australiano per la cattiva gestione della Grande Barriera Corallina.

Intanto, scienziati, ambientalisti, cittadini australiani e volontari di tutto il mondo, stanno organizzando diverse iniziative per tutelare i coralli e ripristinare le barriere degradate. 

Anche una missione di Unesco visiterà la barriera corallina allo scopo di monitorarne lo stato di salute.

ONA:

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), da oltre 25 anni si occupa di tematiche legate l’ambiente e alla salute, rappresentando le istanze di cittadini e lavoratori che si sono ammalati a causa dell’esposizione ad agenti patogeni, tra cui amianto e uranio impoverito.

Fonti

Rosenberg Y., Blecher NS, Lalzar M., Yam R., Shemesh A., Alon S., Perna G., Cardenas A., Voolstra CR, Miller DJ, Levy O. 2022. “L’urbanizzazione altera in modo completo i ritmi negli olobionti di corallo ‘. Biologia del cambiamento globale.

Assistenza ai malati oncologici, la missione della Fondazione Ant

assistenza
La dottoressa Raffaella Pannuti, presidente di Ant Italia onlus, con in mano la monna lisa pelata

L’assistenza domiciliare come forma di cura

Assistenza domiciliare ai malati oncologici: alleviare la sofferenza e lasciare il paziente vicino ai propri cari.

L’11 marzo scorso l’Ona – Osservatorio nazionale amianto Bologna e la Fondazione Ant Italia onlus hanno organizzato un convegno per affrontare il tema dell’asbesto. Un minerale molto utilizzato fino alla sua messa al bando, ma purtroppo altamente cancerogeno che ha causato mesotelioma e altri tumori, come pure tutta una serie di malattie asbesto correlate.

L’evento si è tenuto nella sede dell’Ant e uno degli interventi principali è stato quello della presidente, Raffaella Pannuti, che ha sottolineato come sia importante l’assistenza domiciliare ai pazienti oncologici in tutte le fasi della malattia. L’abbiamo raggiunta la telefono per approfondire la nascita della Fondazione, che svolge un ruolo così importante, e quali sono gli obiettivi per il futuro.

“La solitudine è la più grande alleata della sofferenza, diceva mio padre – ci ha detto Pannuti – Se la famiglia del paziente e lo stesso malato vengono abbandonati a loro stessi la sofferenza è moltiplicata: diventa sofferenza non solo fisica, ma anche psicologica e sociale. Quando si parla di eutanasia penso sempre ai pazienti che quando conoscono i nostri professionisti esprimono a volte la volontà di farla finita. Quando però si sta loro vicini, si assistono nelle cure palliative, con una reale assistenza domiciliare allora in molti tornano sui loro passi. Questo lo dico ovviamente rispettando le idee di tutti”.

Lei raccoglie il testimone di suo padre, il professor Franco Pannuti, che fondò l’Ant nel 1978. Quali sono i suoi insegnamenti?

“Due cose mi ha tramandato: l’importanza dell’umiltà e dell’onestà: 2 valori che mi ha trasmesso. Ha rilasciato una dichiarazione che mi commuove sempre: ‘Non so se mia figlia sarà in grado di guidare la fondazione dal punto di vista operativo, ma sono convinto che sarà garante dell’idea dell’Eubiosia’, che significa qualità della vita. Lui ci ha sempre creduto e spero che il tempo abbia dimostrato che aveva ragione. Quei valori sono stati portati avanti come lui ci ha insegnato.

Anche questa mattina ho detto ai miei operatori sanitari: il regalo più grande che possiamo fare a mio padre è portare avanti l’Ant. A volte il passaggio generazionale crea un grande vuoto e mancando la figura forte di riferimento le associazioni possono sfaldarsi. Questo ci tengo che non accada mai: mio padre è morto un venerdì, il lunedì successivo eravamo tutti a lavorare, senza interruzione del servizio. Non ci siamo mai chiesti: adesso cosa faccio”.

Assistenza, dove è nata la volontà di aiutare i malati oncologici?

“Il primo assistito – ha raccontato ancora Pannuti – è stato mio nonno. Mio padre era il medico e c’era un’infermiera che lo assisteva in casa: da lì è partito tutto. L’Ant ha permeato la mia vita familiare ed è riuscita a portare quel sistema di assistenza domiciliare ad altre 144mila persone”.

Oltre all’assistenza l’Ant si occupa anche della ricerca clinica. In che modo?

La Fondazione Ant è impegnata nel promuovere e realizzare progetti in ambito oncologico, psico-oncologico e di cure palliative. L’obiettivo è sempre quello di migliorare costantemente la qualità delle cure rivolte ai malati di tumore.

“La ricerca clinica – ha concluso la presidente – è fondamentale perché alla base di un modello assistenziale. In questo senso lavoriamo anche a livello europeo, per creare le basi per il nostro modello di assistenza e anche per implementarlo. La società, infatti, cambia, si evolve e non si può restare fermi. Non utilizziamo famaci innovativi sui nostri pazienti, ma cerchiamo di migliorare l’uso di quelli che già ci sono per la gestione del dolore. Affinchè la qualità di vita possa essere sempre più accettabile. La ricerca quindi è finalizzata a migliorare il modello di assistenza e anche la comunicazione tra medici e familiari.

La Fondazione Ant è un ospedale senza muri che ogni giorno cura gratuitamente a domicilio 3.000 malati di tumore in 29 province in 11 regioni italiane (Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Lazio, Marche, Campania, Basilicata, Puglia, Umbria). È stata tra i pionieri dell’assistenza sanitaria domiciliare in Italia e anche in questi ultimi due anni, con l’epidemia da Covid 19, è sempre stata in prima fila, non in corsia ma nelle case delle persone. Conta 170 sedi in tutta la Penisola.

L’amianto e le finalità dell’Ona

L’amianto, come ribadito anche durante il convegno a Bologna, dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona, è un killer silenzioso. Per decenni le aziende hanno continuato ad utilizzarlo nonostante se ne conoscesse la pericolosità e adesso continua a mietere vittime. Anche 30 anni dopo dalla sua messa al bando. È subdolo: anche poche fibre inalate possono causare danni. Le malattie possono manifestarsi anche dopo 30 o 40 anni.

L’unico modo per fermare la strage, ha spiegato più volte Bonanni, anche nel “Libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022” è quello di bonificare. Per questo l’Ona ha creato anche una App per le segnalazioni. Per realizzare una mappatura completa dei siti contaminati.

Transizione ecologica, l’Ona insieme al Miur verso l’obiettivo

onduline amianto
tetto onduline di amianto

L’Osservatorio nazionale amianto farà parte della “Green Community” del Ministero dell’Istruzione. Insieme contribuiranno a realizzare la transizione ecologica prevista dall’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle nazioni unite.

L’Ona è stato selezionato insieme ad altre associazioni per 2 progetti presentati per le scuole. L’associazione si impegna a realizzare attività di educazione ambientale con esperti e ad eleminare l’amianto dagli istituti scolastici.

La transizione ecologica passa anche dalla rimozione dell’amianto

L’amianto utilizzato in Italia almeno fino al 1992 (anno della sua messa al bando), nonostante se ne conoscesse la pericolosità, è ancora un grave problema.

Le bonifiche sono in ritardo e l’eternit (cemento amianto) è presente ancora in numerosi edifici pubblici, perfino negli ospedali. L’Osservatorio ed il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, già nel 2012 segnalò il rischio amianto nelle scuole.

Ancora 2292 scuole contaminate dall’amianto

Rischio confermato anche nell’ultimo rapporto ReNaM (il settimo), pubblicato il 14 febbraio 2022, che segnala 121 casi di mesotelioma nel personale docente e non docente. Ma è solo la punta dell’iceberg, perché l’amianto è un potente cancerogeno e provoca molte altre malattie, più comuni, e sempre, purtroppo, altamente lesive, e quasi sempre mortali. Per approfondire i danni dell’amianto è possibile leggere l’ultima pubblicazione del presidente Ona: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022“.

Secondo le stime Ona, sono ancora 2292 le scuole nelle quali è ancora presente l’asbesto. Gli studenti esposti sono invece 356.900, ai quali si devono aggiungere circa 50mila persone tra personale docente e non docente.

C’è molto da fare perché, ad esempio, la legge 257 del 1992 che ha vietato l’utilizzo dell’amianto è ormai obsoleta. Troppe persone sono ancora oggi a rischio esposizione e non è stata realizzata una mappatura completa dei siti contaminati da cui poi partire per le bonifiche. Per questo motivo l’Osservatorio ha creato una App apposita, per le segnalazioni.

La bonifica ha bisogno di incentivi statali

Il progetto dell’Ona è quello di avviare delle operazioni di bonifica per la salubrità delle scuole attraverso un sistema di incentivi statali anche tramite imprese private vincitrici di appositi appalti.

Vuole anche creare una rete di tecnici, tra cui igienisti, personale medico ed esperti di organizzazione dei sistemi sociali e produttivi. Saranno in grado di sensibilizzare gli studenti sul problema amianto e altri cancerogeni in Italia, anche nella prospettiva del loro inserimento nel mondo del lavoro in un contesto di cultura di sicurezza del lavoro.

Transizione ecologica, obiettivo del Piano RiGenerazione Scuola

La transizione ecologica, che è l’obiettivo del Piano RiGenerazione Scuola del Ministero dell’istruzione, passa anche dalla tutela dell’ambiente e quindi anche dall’eliminazione di tutti gli agenti cancerogeni che danneggiano la salute. “La tutela dell’ambiente e quella della salute – ha spiegato l’avvocato Bonanni – sono indissolubilmente legate e l’una non può prescindere dall’altra”.

Il compito della scuola è fondamentale: si devono educare gli studenti e renderli protagonisti del cambiamento. Con il termine “rigenerazione” viene superato anche il concetto di “resilienza”. Non si tratta più di adattarsi o resistere ai cambiamenti climatici. È tempo di generare un nuovo modo di abitare che guardi “lontano” nel tempo e nello spazio. Nel triennio 2022-2025 le scuole potranno inserire nel curricolo di istituto, le attività relative ai temi della transizione ecologica e culturale.

L’Ona continua, anche con l’opportunità messa in campo dal Ministero dell’Istruzione, la sua missione di sensibilizzazione ed azioni concrete. Per richiedere una consulenza gratuita i lavoratori e i cittadini possono utilizzare lo sportello on-line o contattare il numero verde 800 034 294.