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Sport a rischio: donne, bambini e amianto negli impianti

Martiri dello sport
porta calcio

Comincio a pensare che si debba affidare a Santa Agnese in Agone il ruolo di protettrice delle donne sportive.

Martiri dello sport

Lei che fu martirizzata al tempo di Domiziano nello Stadio, che sussiste sotto Piazza Navona, viene celebrata dalla splendida Chiesa del Borromini. Nella straordinaria Piazza realizzata da Bernini.

All’inizio di luglio, a Carini, era già accaduto ad un ragazzo di dodici anni. È di ieri la notizia della bimba morta per il crollo di una porta, in un campo di calcio degradato e abbandonato in Abruzzo.

Oggi, il rimbalzo mediatico di una efferatezza compiuta dai Talebani in Afghanistan, quella della decapitazione della pallavolista della nazionale giovanile, Mahjubin Hakimi, per aver rappresentato quel diritto all’attività sportiva, che per le donne in quel Paese adesso equivale al suicidio.

Mahjubin Hakimi

Credo che la voce delle società civili del mondo non possa mancare di farsi sentire alta e forte, di fronte ai martiri per sport.

La missione che hanno i Governi e le Organizzazioni Nazionali e Internazionali dello Sport non è soltanto quella di promuovere e controllare, ma anche e soprattutto quella di tutelare. Nell’intento di fare appunto dello sport un reale e condiviso fattore di crescita culturale, educativa e salutare.

Martiri dello sport

Amianto negli impianti sportivi

Come denunciato dall’ONA e dall’avv. Ezio Bonanni, negli impianti sportivi costruiti prima dell’entrata in vigore della Legge 257/92, era utilizzato amianto.

Infatti, questi minerali hanno avuto un ampio utilizzo nei diversi settori tra i quali quello edile. Quindi, tutti gli impianti, compresi gli stadi, avevano materiali in amianto. Così a Roma, lo stesso Velodromo, fatto esplodere nel 2008, scatenando una nube di amianto e cemento.

Per questi motivi nel corso della conferenza ONA “Sport e scuola ambiente e sicurezza, via l’amianto” del 30.05.2019, hanno sollevato il problema della bonifica degli impianti sportivi.

Olimpiadi Roma 1960: Sandro Riminucci e il basket, il dovere compiuto

Basket Riminucci
Basket Riminucci

A 25 anni, ha partecipato al Torneo di Pallacanestro, nel ruolo di ala, classificandosi quarto, insieme con Mario Alesini, Antonio Calebotta, Achille Canna, Giovanni Gavagnin, Augusto Giomo, Gianfranco Lombardi, Gianfranco Pieri, Gianfranco Sardagna, Gabriele Vianello, Paolo Vittori.

Alessandro Riminucci, più noto con il diminutivo di Sandro è stato iper attivo tra gli anni cinquanta e sessanta. Ha iniziato la sua attività sportiva presso il Club Scherma Pesaro per poi passare al basket.

Alessandro Riminucci

Soprannominato l’Angelo biondo per la sua capacità di “volare” a canestro e per la sua eccezionale elevazione da terra quando tirava in sospensione, viene ricordato per aver segnato in una partita del 1963 il record di 77 punti.

Alessandro Riminucci

Militò dapprima con la Victoria Libertas Pesaro e dal 1957 con l’Olimpia Milano, con la quale vinse 9 scudetti e una Coppa dei Campioni. Si ritirò dal basket giocato nel 1970.

Viene considerato tra i più grandi giocatori della pallacanestro italiana di tutti i tempi, per il suo stile inconfondibile, la sua intelligenza di gioco, la sua precisione nel tiro, i suoi fondamentali “all’americana” tecnicamente perfetti.

Riminucci

In totale, ha realizzato 4427 punti in Serie A1. Ha giocato 69 volte con la Nazionale tra il 1952 e il 1963, totalizzando 542 punti. Nel 2006 è stato  inserito nella ITALIA BASKET HALL OF FAME .

PALMARÈS DI RIMINUCCI

Coppa dei Campioni: 1 con Olimpia Milano: 1965-66

Scudetto Campionato italiano: 9 con Olimpia Milano: 1956-57, 1957-58, 1958-59, 1959-60, 1961-62, 1962-63, 1964-65, 1965-66, 1966-67

Argento nei Giochi del Mediterraneo a Barcellona nel 1955 e nelle Universiadi a Torino, nel 1959.

Ti suggeriamo anche la lettura di un altro editoriale a cura del Dott. Ruggiero Alcanterini.

 

Paola Santospirito: io moglie di militare, contaminata dall’uranio

Paola Santospirito, moglie di militare contaminata uranio
Paola Santospirito, con il marito militare

Una moglie d’acciaio, e una guerriera dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto. Così Paola Santospirito: «io moglie di un militare, contaminata dall’uranio impoverito».

Non solo uranio, ma anche amianto, radiazioni ionizzanti, nano particelle di metalli pesanti. Questo è il corpo umano di Paola Santospirito, coniuge di Mastrovito Leonardoantonio, Tony per gli amici, già vittima del dovere.

Era giovane e forte Tony, quando si è arruolato nella Marina Militare. Aveva appena 16 anni quando le fibre di amianto hanno iniziato a trafiggerlo. Ora la sua salute è compromessa ed è a rischio. Ha superato e vinto la battaglia contro il cancro. Ma lo attanagliano l’asbestosi e le fibre che ha nei polmonie e nella pleura e che si sono diffuse, attraverso il sangue, in tutto il corpo.

Ora i medici hanno comunicato che dalle placche e dagli ispessimenti della pleura potrebbe essere diagnosticato il mesotelioma, allora la situazione sarebbe drammatica. L’amianto è, comunque, un potente cancerogeno. Anche a bassa dose. Questo risulta anche dall’ultima mongrafia IARC.

Ma non si da per vinto Tony, è ancora forte. Il corpo è contaminato dall’amianto e dall’uranio e dai metalli pesanti, ma lui confida nella fede che gli ha infuso in modo ancora più forte padre Palmiro.

Tony ha la stessa forza morale di quando giovanissimo ha svolto il servizio sulla nave ammiraglia della Marina Militare italiana. L’incrociatore Vittorio Veneto: con le bandiere al vento questa nave ha solcato il Mediterraneo e tutti i mari de mondo con il tricolore italiano.

Tony: contaminato dall’uranio e malato di amianto

Tony ora lotta non solo per sé ma anche per i suoi commilitoni. Grazie anche all’impegno della moglie, Paola Santospirito. La quale afferma il diritto delle donne a preservare la salute dei loro mariti, figli e padri, dalla fibra killer.

Ma non solo: purtroppo anche da uranio, altri elementi radiattivi, metalli pesanti e radiazioni. Questo anche a causa delle missioni all’estero, in particolare nei Balcani.

Ma nonostante l’art. 20 della Legge 183/2010, che garantisce il riconoscimento dello status di Vittima del Dovere, Tony ha dovuto lottare per il riconoscimento dei suoi diritti.

Lo Stato li voleva, ma anche grazie alla forza di Paola e alla fede in Dio e al sostegno dell’ONA, il ministero della Difesa ha dovuto riconoscere le sue responsabilità.

La cosa più vergognosa è che è stato sì, riconosciuto lo status di vittima del dovere, tuttavia, non gli sono stati ancora risarciti i danni.

«Vergogna!» grida Paola Santospirito. «Solo una percentuale di invalidità, e 100% solo quando morirà».

Insufficienza respiratoria, osas di grado severo, avviata terapia con CFAB, fibrosi polmonare, ispessimento scissurale anteriore destro diffuso, asbestosi, steatosi epatica, alveorite macrofagica, discopatie multiple, poliartrosi, cardiopatia ipertensiva, tumore della ghiandola salivare, referati metalli pesanti in ambito ematico, cutaneo, carotideo, urinario, sindrome depressiva severa e melanoma”: questo è il vero e proprio bollettino di guerra della vittima della pace.

Tony è infatti una vittima della pace, e cioè, un militare che dona la vita agli altri ma è ucciso dall’incuria, dalla negligenza, dall’imprudenza e dall’incapacità di chi dovrebbe tutelare la salute dei nostri militari.

In particolare di quei militari imbarcati nelle unità navali della nostra flotta: questi subiscono una vera epidemia di malattie da amianto. Non solo, ma anche di uranio, radiazioni, di metalli pesanti. Questo è stato accertato dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta della Camera dei Deputati nella relazione finale.

Interviste a cura della Giornalista Ilaria Cicconi

La parola a Paola Santospirito: moglie coraggio

«Sono la moglie di un ex militare della Marina che, in seguito all’esposizione diretta ad amianto e a metalli pesanti durante il periodo di servizio, si è ammalato. Mio marito ha dei problemi polmonari con fibrosi legati all’amianto.

Ha contratto la neoplasia tumorale alla parotide nel 2004 quando è tornato dai Balcani dov’è stato in missione per un anno, erano i luoghi in cui ha svolto il servizio. Nel 2005 è ritornato nei Balcani e nel 2007 mi sono ammalata di carcinoma mammario. Nel 2016, mio marito è stato nuovamente colpito da un melanoma maligno. Allora abbiamo fatto analizzare questi tumori da un chimico, il dott. Vincenzo Cagnazzo.

L’esperto ha riscontrato sulle due neoplasie di Tony, sul sangue, sui capelli e nelle urine, delle sostanze nocive. Metalli pesanti tra cui il cesio, il tungsteno e l’uranio. Questo perché mio marito è stato in zone bombardate e scavava il terreno.

Nel mio tumore sono stati trovati metalli pesanti che non dipendono dal siderurgico di Taranto, anche perché lo stabilimento in questione non produce né uranio né cesio né tungsteno. L’ho saputo perché ho chiesto un parere all’Arpa e al ministro Cingolani; ministro della Transazione ecologica. Hanno risposto che lo stabilimento siderurgico in merito alle normative AIA e ISPRA non utilizza materie prime di questi metalli”.

Consulta il documento ufficiale rilasciato dal Ministero della Transizione ecologica.

Come mai lei, Paola Santospirito, ha deciso di fare le analisi?

«Avevo paura di essere stata contagiata anch’io indirettamente. Così, ho effettuato le stesse analisi che il chimico ha fatto a mio marito. I risultati sono stati sorprendenti. Sul mio carcinoma sono stati trovati gli stessi metalli del tumore di mio marito: uranio, cesio e tungsteno.

Mi sono sottoposta anche a test genetici BRCA1 e BRCA2 i quali attestano che i tumori non sono dovuti a ereditarietà. Ne ho avuto la prova quando il dott. Cagnazzo ha analizzato il mio carcinoma che era depositato presso il l’ospedale Oncologico di Bari “Giovanni Paolo II”. Nel tessuto tumorale ha trovato questi metalli pesanti».

Secondo lei, quindi, si è ammalata quando suo marito era in missione?

«Si, il tumore mi ha colpito mentre mio marito si trovava fuori, in Egitto, in missione e ho dovuto affrontare questo male da sola. Iniziò il mio calvario: mastectomia totale, chemioterapia, ho assunto tutti i farmaci necessari per la cura.

A distanza di 14 anni, dopo aver fatto analizzare il mio tessuto tumorale e quelli di mio marito, ho scoperto che anche altri militari che vivono a Taranto e fuori Taranto, come Tony, hanno avuto la stessa problematica e molte mogli si sono ammalate. Nei capelli e urine di questi militari che avevano lavorato in missione nei Balcani come mio marito».

«Ancora oggi nel sangue di mio marito sono presenti metalli nocivi, prelievi eseguiti ad Agosto 2021, dal Dottor Cagnazzo i metalli nocivi trovati hanno i valori che superano, i limiti posti dal’Istituto Superiore di Sanità».

Nel 2007 Paola Santospirito si ammala di tumore..

Nel 2007 si ammala di tumore, Paola Santospirito, e poi dopo 14 anni scopre la causa scatenante in seguito alle analisi effettuate dal dott. Cagnazzo. Nei tumori sono presenti metalli pesanti ,melanoma, tumore alla ghiandola salivare e carcinoma mammario.

«Tony lo ha scoperto dopo 20 anni. Veniva dai Balcani e dall’Albania in mimetica. Ha avuto una doppia esposizione sia ad amianto che ad uranio impoverito», afferma Santospirito.

«Per questa terribile situazione, ovvero per le neoplasie causate da esposizioni indirette, è stata fatta un’interrogazione europarlamentare soltanto dall’onorevole Piernicola Piedicini al Parlamento di Bruxelles riguardante le mogli di militari che sono state esposte a queste sostanze e si sono ammalate. Questo per avere giustizia e riconoscimento».

Vincenzo Cagnazzo: il perito che ha scoperto la contaminazione

Il dott. Vincenzo Cagnazzo è uno dei consulenti cui l’ufficio legale dello scrivente si è avvalso per istruire le domande risarcitorie di Tony e di Paola. Resiste sulla linea del Piave la Marina Militare italiana chiusa in trincea. Infatti, ha prima riconosciuto a Tony la causa di servizio e lo ha equiparato alle Vittime del dovere, ma poi ha negato il risarcimento!

Risarcimento negato: si va in Tribunale

Infatti, proprio sulla base dell’art. 20, 2 co. della Legge 183/2010, queste vittime hanno diritto al risarcimento del danno biologico. La Legge è chiara, eppure, la Marina rifiuta l’applicazione di questa legge.

In un caso analogo come quello di T.R.G., il Tribunale di Roma ha accolto le richieste dello studio e ha liquidato un risarcimento di circa 1milione e mezzo di euro.

Per Tony, il dicastero ha erogato le prestazioni previdenziali ma non ha risarcito il danno!

Per questi motivi l’ONA sta istruendo il carteggio per citare in giudizio il ministero della Difesa: pertanto, il supporto tecnico del dott. Cagnazzo è fondamentale. In più, l’ONA vuole far riconoscere anche la sig.ra Paola come Vittima del dovere.

Il principio è quello dettato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n. 22753/2018, per esposizione a nano particelle e radiazioni. Occorre precisare che questa contaminazione non dipende dalla presenza dell’ex Ilva. Proprio questa sentenza della Cassazione chiarisce che per ottenere tale riconoscimento non è necessario essere dipendenti del ministero. Ecco perché il nostro ufficio legale intenterà causa anche nell’interesse della sig.ra Paola Santospirito.

Io dott. Vincenzo Cagnazzo e l’accertamento sulla sig.ra Paola.

«Ho eseguito in questi anni, cominciando proprio dal marito di Paola e altri suoi colleghi ed ex colleghi delle Forze Armate, analisi del sangue, capelli e anche su altre matrici, per la ricerca di metalli pesanti e microinquinanti organici.

Mi sono concentrato, poi, sulla ricerca di metalli pesanti analizzando sangue urine e capelli. Ho riscontrato su più persone una certa contaminazione. Qui siamo sul campo delle ipotesi perché fino a quando non c’è uno studio che va a verificare effettivamente le situazioni di causa effetto, diventa difficile capire come stanno effettivamente le cose.

Comunque, molti di questi militari che erano affetti da patologie di vario tipo avevano delle concentrazioni di metalli estremamente elevate tanto da arrivare, in alcuni casi, anche a metalli particolarmente pericolosi come manganese, tungsteno e uranio».

Come è nato il “dubbio” di contaminazione secondaria e indiretta?

«Mi sono posto il problema dell’origine della patologia che avevano sia la signora Santospirito che suo marito. Ho analizzato a livello istologico (cioè quelle che erano le parti restanti dall’esame istologico che è stato fatto sia a Paola che al marito) dove sono stati riscontrati delle patologie tumorali. Dalle analisi effettuate ho riscontrato la presenza di metalli pesanti anche nei tessuti tumorali.

Ora l’ipotesi della contaminazione secondaria mi è venuta in mente considerando la storia di Monfalcone e delle contaminazioni da amianto. Ho pensato: e se ci dovesse essere un tipo di contaminazione di questo tipo anche da metalli pesanti?

Chiaramente per poter provare una cosa del genere sarebbe opportuno effettuare degli studi a livello epidemiologico. Bisognerebbe cercare nelle famiglie di militari coinvolti in scenari di guerra ed esposti a determinate sostanze. Se si sono ammalate anche le mogli, o se coloro che vivevano con loro hanno avuto patologie dovute a contaminazione indiretta. Quindi capire se si possa creare un nesso causa effetto tra l’esposizione a scenari particolari o ad attività lavorative che possano causare questo tipo di contaminazione secondaria. Questa è semplicemente un’ipotesi e bisognerebbe indagare. Sono cose che devono essere seguite dalle istituzioni o dalle strutture universitarie».

Che tipo di metalli ha trovato in seguito alle analisi effettuate?

«Ho trovato dei valori alti di metalli pesanti come il tungsteno, manganese, piombo, cadmio, cesio e uranio nelle analisi del marito di Paola. Sono rimasto sorpreso nel trovare gli stessi metalli nelle analisi effettuate alla moglie. Per questo ho pensato a una contaminazione secondaria».

Azioni dell’ONA a tutela dei militari e dei loro familiari

L’ONAOsservatorio Nazionale Amianto è in prima linea nella tutela del personale civile e militare delle Forze Armate. Uomini e donne, vittime, che hanno donato e donano la loro vita per l’Italia. Il loro sacrificio ha pesanti ripercussioni anche sulle loro famiglie. Questo è emerso anche nella trasmissione di ONA TV: Settima puntata ONA News – Sicurezza nei luoghi di lavoro.

Nel corso di questa puntata è intervenuto il Segretario Generale dell’UGL Paolo Capone, il quale ha ribadito come per i nostri Militari siano state violate le regole di cautela.

Anche il Segretario Generale UGL ha condiviso l’impegno dell’ONA a tutela anche dei coniugi e dei familiari delle vittime.

L’associazione ha costituito anche lo Sportello Online di assistenza per le vittime del dovere, con la possibilità di ottenere una consulenza. Oltre al numero 800034294 si può inoltrare una richiesta per ottenere un parere legale scritto gratuito al seguente link.

Fondo vittime amianto 2021: chiarimento dell’INAIL

fondo vittime amianto 2021
foto di medico che tiene le mani di un paziente

Mesotelioma e altre malattie asbesto correlate: fondo vittime amianto 2021. L’INAIL, con la circolare n. 25 del 27 settembre 2021, ha reso chiarimenti sulle prestazioni economiche per le vittime di esposizione ad amianto dal 1° gennaio 2021.

Considerando, che con la Legge di bilancio 30 dicembre 2020 n.178, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL) ha varato una serie di disposizioni in merito alle nuove prestazioni economiche a favore dei malati di mesotelioma non professionale e dei loro familiari utilizzando le disponibilità del Fondo per le vittime dell’amianto istituito nel 2007 a norma di legge, la n. 244 del 24 dicembre 2007.

Fondo vittime amianto 2021: Che cos’è?

Con la Legge di Bilancio per l’anno finanziario 2021, all’art.1 comma 356, l’INAIL ha stabilito l’erogazione di una prestazione economica aggiuntiva a decorrere del 1 gennaio 2021 a favore titolari di rendita erogata per una patologia asbesto correlata, riconosciuta dall’ente, e ai superstiti in caso di soggetti deceduti (così come previsto dalla Legge 1124/1965). Un’erogazione pari alla misura percentuale del 15% della rendita in godimento ai beneficiari.

L’INAIL, con la recente circolare n. 25 del 27 settembre 2021, ha chiarito nel merito della novità introdotta dal 2020 secondo la quale l’importo “sarà erogato mensilmente in un’unica soluzione unitamente al rateo di rendita in godimento”, superando il “sistema precedente degli acconti e dei successivi saldi” risalente al 2019.

L’una tantum fondo vittime amianto 2021

Inoltre, la circolare INAIL interviene specificando che la prestazione una tantum, è riconosciuta alle vittime di mesotelioma per esposizione ambientale. Questa prestazione è erogata su istanza dell’interessato o dei superstiti (disposizione contenuta all’art. 1, comma 357 della Legge 178/2020). Inizialmente, questa misura era stata stabilita solo in via sperimentale.

La legge di bilancio citata ha stabilito che ”per gli eventi accertati a decorrere dal 1° gennaio 2021″ l’Inail eroga ai malati di mesotelioma -dovuto all’esposizione familiare o ambientale- ” una prestazione di importo fisso pari a euro 10.000 da corrispondere in un unica soluzione su istanza dell’interessato o degli eredi in caso di decesso”.

La presentazione delle domande per l’una tantum

L’istanza, avverte la recente circolare, “deve essere presentata a pena di decadenza entro tre anni dalla data dell’accertamento della malattia”. Inoltre, lo stesso termine triennale a pena di decadenza è stabilito se a presentare l’istanza sono gli eredi. Decade così la precedente previsione del limite dei 90 giorni dalla data del decesso. Il modulo INAIL 190/E e tutte le informazioni sono reperibili sul sito INAIL, insieme alla circolare n. 25 del 27 settembre 2021.

Infine, sulla modalità di presentazione delle domande: la stessa indica che “il malato o gli eredi devono presentare o far pervenire alla Sede Inail competente in base al domicilio, con raccomandata a/r o PEC, apposita domanda per l’accesso alla prestazione, redatta sulla base della compilazione della modulistica”.

A cura di Maria Sole Lupi

Alitalia, tecnici esposti all’amianto. Condannato l’INPS

Alitalia - INPS
inps, insegna

Il Tribunale di Bari accoglie le richieste della difesa e riconosce la prolungata esposizione all’amianto di due ex dipendenti di Alitalia S.p.A.

Un’altra vittoria per l’avv. Ezio Bonanni. Il Tribunale di Bari ha accolto le richieste del legale e dell’Osservatorio Nazionale Amianto e riconosciuto la prolungata esposizione all’amianto di due ex dipendenti di Alitalia. Nella causa amianto Alitalia, il giudice del Lavoro, dott.ssa Agnese Angiuli, ha condannato l’INPS al prepensionamento e alle maggiorazioni contributive.

Come decretato dalla “sentenza n. 2827 /2021 pubbl. il 12/10/20~ RG n. 628/201 “diritto alla maggiorazione contributiva per esposizione ad amianto, ai sensi della legge n. 257 /92, art. 13 comma B…”.

L’avvocato Ezio Bonanni

«Da anni abbiamo sollevato l’emergenza epidemiologica dell’impatto dell’amianto in questo settore. A fronte della quale chiediamo, proprio alla luce della sentenza del Tribunale di Bari – afferma l’avvocato Bonanni -, il prepensionamento di tutte le maestranze. In particolare di quelli ex Alitalia. Non solo. Va attivata la sorveglianza sanitaria, sia del personale di terra sia del personale di bordo, per coloro che hanno svolto servizio nell’aeronautica civile e in quella militare».

I due lavoratori, chiarisce Bonanni – presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – sono stati esposti alla fibra killer per un periodo complessivo pari a 25 e 34 anni.

Esposizione prolungata amianto per due tecnici Alitalia

F.D., tecnico di aeromobili, riferisce l’ONA, ha maneggiato e lavorato materiali che contenevano l’amianto durante il servizio in Alitalia dal 1987 al 2008. Lo stesso ha ottenuto il riconoscimento anche per il periodo di lavoro nella Marina Militare dove, dal 1983 al 1987, ha svolto la mansione di motorista e tecnico elicotterista. È, ormai un fatto noto, la presenza dell’amianto a bordo degli aeromobili sia militari sia civili.

M.G. è stato esposto alla fibra killer per un periodo più lungo. Dal 1973 al 1982 ha svolto la mansione di meccanico nella Marina Militare Italiana.  In seguito, dal 1982 al 2008, ha lavorato in Alitalia come tecnico qualificato di aeromobili.

Bonanni ha anche messo sul piatto della giustizia il rischio dell’insorgenza di una patologia asbesto correlata.

Le stime dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto stima che in Puglia, nel settore del trasporto aereo civile, risultano ad oggi cento casi di mesotelioma tra tecnici e piloti. Con un range di sopravvivenza di cinque anni dalla diagnosi, dal 5 al 12%.  Sono duecento, invece, i casi di tumori del polmone con incidenza di mortalità pari all’88% nei primi cinque anni dalla diagnosi.  A causa di altre patologie asbesto-correlate, (laringe, faringe, stomaco, colon), l’ONA segnala cento decessi.