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Bonifiche amianto ostacolate da norme disomogenee e costi elevati

bonifiche amianto
Laura Schiavoni con tuta protettiva, bonifiche amianto

La necessità delle bonifiche amianto si scontra in Italia con l’assenza di una legge che obblighi in ogni caso alla rimozione del minerale killer e con i costi elevati, soprattutto per grandi superfici. Ma anche con un vuoto normativo che delega alle regioni e alle amministrazioni in generale l’elaborazione di linee guida e regolamenti.

Abbiamo approfondito quanto sempre sostenuto dall’Osservatorio nazionale amianto e dal suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, con la responsabile di Eco Agency che si occupa di smaltimento amianto a Bologna, Laura Schiavoni.

La dottoressa Schiavoni in cantiere

Dottoressa durante l’evento “Amianto: prevenzione e bonifica, tutela della salute e dell’ambiente”, organizzato dal responsabile Ona Bologna, Massimiliano Fabiani, ha spiegato come l’Emilia Romagna abbia elaborato delle linee guida per determinare se un manufatto contenente amianto sia o meno pericoloso, per capire poi come agire.

Non esistono linee guida nazionali?

Esiste la Legge 257/1992 che mette al bando l’amianto, ma non c’è un obbligo allo smaltimento se non in determinati casi di deterioramento. Vero è che esistono norme che tutelano la salute dei lavoratori negli ambienti in cui è contenuto amianto, ma non una legge che obblighi un proprietario privato o un’azienda a smaltirlo. Chi può intervenire è la Asl di competenza, in collaborazione con i Comuni. E’ la Asl che verifica la presenza dell’asbesto di solito su segnalazione. Poi invierà una lettera in cui obbliga la proprietà ad effettuare una valutazione sullo stato del manufatto. In seconda battuta può obbligare alla rimozione dando termini temporali anche molto lunghi: da 6 mesi fino anche a 2 o 3 anni.

Voglio comunque aggiungere che il lavoro di sensibilizzazione sul territorio e di valutazione della Asl è davvero prezioso. Va tenuto conto anche di questo: spesso sono sotto organico e cercano comunque di essere sempre presenti. Almeno per quanto riguarda l’Emilia Romagna, fanno davvero molto, considerando anche coprono lo stesso settore dell’infortunistica sul lavoro.

Per quanto riguarda le linee guida a livello nazionale non esiste nulla: ogni regione (come appunto l’Emilia Romagna, la Toscana, il Veneto), ha le sue, anche se sono in qualche modo concordanti. La stessa mancanza di uniformità si ritrova anche nella presentazione dei piani di lavoro.

Ci sono piattaforme diverse per la presentazione dei piani di lavoro?

Esatto. Secondo il D.lgs. 81/2008 è necessario presentare un piano di lavoro con la procedura di rimozione dell’amianto. Anche se la normativa nazionale individua dei punti fissi che vanno compresi nel piano di lavoro, ogni Asl, però, richiede un format diverso a seconda delle regioni. Quindi molte regioni, per esempio la Toscana e l’Emilia Romagna, hanno piattaforme diverse per le procedure.

Questo comporta che aziende che lavorano in più regioni devono conoscerle tutte e muoversi diversamente a seconda dello stabilimento interessato. Lo stesso per la validità dei corsi degli operatori che rimuovono il materiale. C’è un numero di ore fissate per legge e un esame finale. Avuto l’attestato, però, le regioni richiedono aggiornamenti con tempistiche diverse. Qualcuna ogni 5 anni, altre ogni 2 anni. Anche in questo senso non c’è una normativa che dica ogni quanto vanno aggiornate.

E’ chiaro quindi che amministrazioni più attente chiedono maggiori garanzie, altre meno. Dipende dalla sensibilità delle Regioni e dei Comuni sul tema. Questo comporta anche che alcune aziende possono lavorare con lavoratori meno aggiornati, e quindi meno tutelati, e anche una concorrenza sleale rispetto alle altre che invece devono prevedere più spesso corsi di aggiornamento. Ci sono comunque nuove tecniche di smaltimento e dispositivi di protezione migliori rispetto agli anni passati?

Qualcosa è cambiato nei prodotti incapsulanti per le bonifiche amianto, che sono migliori e l’incapsulamento risulta più idoneo, ma per il resto i Dpi sono rimasti gli stessi. Comunque le tecniche e dispositivi sono buoni, ormai sperimentati. Certo non si è investito molto, se non sul recupero dell’amianto, purtroppo però le sperimentazioni non hanno mai garantito che il materiale riutilizzato non rilasciasse fibre. Il risvolto negativo è che l’amianto ha come unica destinazione la discarica.

Sono molte le aziende o i privati che chiamano il laboratorio per un intervento?

Sono più sensibili i privati, perché si rendono conto che è la loro salute che è in gioco e quello della loro famiglia. Per quanto riguarda le aziende tanto dipende dalla sensibilità dei titolari. O dall’ampiezza dell’intervento. A volte hanno capannoni dismessi, che nemmeno utilizzano e li tengono così. In questi casi anche le amministrazioni comunali fanno fatica ad obbligare allo smaltimento. Altre volte è necessario bilanciare l’interesse a mantenere aperta un’azienda (il costo dello smaltimento potrebbe causarne la chiusura), e la salute dei dipendenti.

Ci sono contributi che possano incentivare le aziende a smaltire?

I privati hanno la detrazione del 50% e ora il benefit, per questo sono in qualche modo aiutati. Le aziende però non possono usufruirne. Ci sono i bandi Inail che escono ogni tanto, ma funzionano con il principio di chi prima arriva, gli altri restano fuori. Anche soltanto presentare la domanda ha dei costi, perché è così difficile che è necessario magari un consulente e tanti non ci provano neanche. Non è il modo più corretto. Sarebbe meglio una detrazione fiscale per una valutazione più organica degli interventi.

Bonifiche amianto, la missione dell’Ona

Il presidente Ona chiede da tempo agevolazioni per le aziende che realizzino bonifiche amianto e, invece, premi più alti per quelle che inquinano. L’avvocato Ezio Bonanni ha partecipato al convegno che si è svolto a Bologna il 10 marzo scorso.

Ha ripercorso la storia della lotta all’utilizzo di questo minerale fortemente cancerogeno, come delineata nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia-Ed.2022“. L’asbesto causa mesotelioma e altre patologie asbesto correlate. Soltanto per la malattia sentinella (mesotelioma) ci sono state dal 1993 oltre 31mila vittime (VII Rapporto ReNaM dell’Inail). Ancora nel 2021 l’Ona ha stimato circa 7mila decessi (considerando anche quelli causati dalle altre patologie legate all’amianto).

Inquinamento e amianto, Ona Piemonte chiede interventi strutturali

Inquinamento
Torino, panoramica, mole antonelliana

Gianluca Mennuti è appena stato nominato responsabile Ona per il comparto sicurezza privata. Come coordinatore Ona in Piemonte, però, svolge da tempo un lavoro di sensibilizzazione sul fenomeno amianto e sull’inquinamento in generale.

Oggi il segretario nazionale Confintesa Sicurezza Privata, torna a chiedere un intervento deciso a tutela dei cittadini e lavoratori tutti. “Quanti siti – chiede – ancora con presenza di amianto ci sono in Piemonte? Quanti interventi di bonifica sono stati fatti in Piemonte riguardo la presenza di amianto? Poche settimane Legambiente ha dato maglia nera al Piemonte riguardo l’inquinamento, come si vuole intervenire a tutela dei cittadini?”.

Inquinamento e amianto, il killer silenzioso

L’amianto è un dramma che ha travolto tanti territori nel nostro Paese e il Piemonte è stato uno di quelli più colpiti. A Casale Monferrato, dove l’azienda Eternit ha fatto per decenni uso dell’asbesto causando vittime tra i lavoratori e i residenti, ma anche nella zona industriale.

L’Ona Piemonte registra nella regione 5084 casi di mesotelioma, la malattia sentinella dell’asbesto. Questo tumore, infatti, è causato per oltre il 90% dall’esposizione a questi minerali. Si tratta del 16% dei casi di tutta la Penisola. Soltanto in Veneto l’amianto ha fatto più danni, con il 21,1% dei casi. A questi, come è spiegato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Ezio Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, bisogna aggiungere tutte le altre malattie causate da questo materiale. Tra queste l’asbestosi e poi i tumori al polmone, alla laringe, alla faringe, all’esofago, alla trachea e alle ovaie.

L’Ona per la tutela dell’ambiente e della salute

Oltre a questa strage silenziosa, contro la quale da oltre 20 anni si batte l’Ona, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, si aggiungono anche altre forme di inquinamento. L’avvocato Bonanni spiega da sempre come è necessario tutelare l’ambiente e la salute in ogni modo e che non si possono considerare le soglie minime sotto le quali elementi cancerogeni possono non causare danni. Perché vanno considerate le esposizioni ad altri cancerogeni e ad altri inquinanti.

Il Piemonte, infatti, risulta una delle regioni più inquinate d’Italia, come ha messo più volte in luce Legambiente. La procura di Torino lo scorso anno ha avviato un’inchiesta per inquinamento ambientale a carico di vertici e amministratori a più livelli che dal 2015 hanno affrontato il problema smog in città.

L’Arpa spiegò che gli alti livelli di Pm10 e biossido di azoto a Torino “provocano 900 morti all’anno e riducono la speranza di vita dei cittadini di 22,4 mesi”.

Piemonte maglia nera per Legambiente in “Mal’Aria di Città 2021″

Non sarebbero state adottate, secondo gli accertamenti, misure sufficienti ad adeguare e contrastare i livelli di smog che ogni giorno nel capoluogo piemontese compromettono la qualità dell’aria e la salute dei cittadini. Torino è maglia nera nella classifica del rapporto Legambiente “Mal’Aria di Città 2021”.

Per questo l’Osservatorio nazionale amianto sta lavorando, anche a livello istituzionale, per sensibilizzare sull’importanza delle bonifiche dall’amianto, ma anche più in generale per la tutela del Pianeta. Le associazioni e i movimenti ambientalisti lo gridano ormai senza più voce: non c’è più tempo. Pochi anni e se non si inverte la rotta la Terra come siamo abituati a conoscerla non esisterà più.

Gianluca Mennuti comunica che presto, insieme al presidente dell’Ona, organizzerà iniziative proprio per sensibilizzare la popolazione. Richiederà interventi decisi a tutela della salute pubblica e per la rimozione totale dell’amianto.

Sicurezza privata, Mennuti nuovo responsabile nazionale Ona

sicurezza privata
Da sinistra Francesconi, Bonanni e Mennuti

Il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, ha nominato responsabile nazionale dell’Osservatorio nazionale amianto, per il comparto sicurezza privata, il segretario nazionale di Confintesa, Gianluca Mennuti. “Sono onorato di questo importante incarico”, ha dichiarato il responsabile Ona.

Confintesa sicurezza privata, confederazione sindacale con sede a Torino che si rivolge ai lavoratori dipendenti di istituti di vigilanza pubblici e privati e dei servizi fiduciari, e l’Ona rafforzano così la collaborazione. L’obiettivo è una maggiore tutela dei lavoratori del comparto che svolgono servizi dove ci sono sostanze inquinanti e nocive per la salute.

Sicurezza privata, i rischi da amianto

L’amianto e gli altri cancerogeni causano infiammazioni, patologie asbesto correlate, mesotelioma e altri tumori. L’esigenza di tutela anche dei lavoratori nel comparto sicurezza nasce dalla particolare lesività delle malattie asbesto correlate, che quasi sempre hanno un esito infausto. Nel 2021, l’incidenza epidemiologica è stata pari a 2000 casi di mesotelioma. Più 4000 di tumore del polmone, asbesto correlata, e nella tragica contabilità si arriva a 7000 decessi, in modo del tutto inaccettabile.

Il presidente dell’Ona ha descritto il fenomeno con attenzione e con tutti i dati a supporto nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. I dati relativi ai casi di mesotelioma, invece, malattia sentinella della presenza di asbesto, sono nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

In Piemonte 5084 casi di mesotelioma

In particolare in Piemonte sono 5.084 i casi di mesotelioma. Come risulta peraltro dal dato dell’Ona Piemonte, per il quale è stato nominato commissario Gianluca Mennuti. Questo dopo la tragica scomparsa per malattia asbesto correlata di Pasquale De Filippo, che per circa 14 anni ha mantenuto il testimone della lotta contro l’amianto dell’ONA nella regione.

Il Piemonte è martoriato dall’amianto, non solo per l’epicentro di Casale Monferrato, ma anche per tutto l’hinterland della provincia di Torino e della zona industriale e della più alta incidenza dovuta all’ubiquitario utilizzo di amianto.

Sempre in Piemonte, risulta che il 15% delle scuole contengano ancora amianto. La Regione più avanzata nella segnalazione e nella rilevazione, sia presso le Agenzie pubbliche che presso l’App ONA (http://app.onanotiziarioamianto.it/), è proprio questa. A Torino, per esempio, ci sono 66 edifici con amianto non bonificati.

Amianto nell’università

Per questi motivi, a maggior ragione Gianluca Mennuti, proprio dalla città di Torino, è stato chiamato dall’avvocato Ezio Bonanni a intensificare l’azione dell’Ona. L’Osservatorio negli anni ha permesso anche di bonificare i residui di amianto nei siti della ex Sip, e dell’Università di Torino. Nell’ateneo, infatti, era ancora presente il pericoloso asbesto e nel 2015 una parte del Palazzo Nuovo è stato chiuso. La Asl aveva trovato polvere da cantiere ovunque, ma soprattutto, pavimenti con fibre d’amianto danneggiati – scheggiati o rotti dai lavori. Con i potenziali rischi che ne conseguono di rilascio delle fibre nell’aria.

Anche Niccolò Francesconi, esperto in criminologia clinica, e responsabile Ona Umbria, che vive e lavora a Torino, si è detto contento di questa importante collaborazione. Subito si è attivato, come componente di entrambe le associazioni. L’obiettivo è quello di portare avanti idee e progetti validi per una maggiore tutela di tutti i lavoratori che più volte si trovano a svolgere servizi dove ci sono sostanze inquinanti e nocive per la salute.

Si amplia così la rete di associazioni e gruppi dell’Ona che ha da sempre l’obiettivo di fermare la strage da amianto in Italia.

L’Ona assiste da 20 anni le vittime dell’amianto e le loro famiglie, con un’assistenza legale e medica e lavora per la mappatura dei siti ancora contaminati, anche attraverso l’App creata appositamente.

I lavoratori e i cittadini possono chiedere una consulenza gratuita utilizzando lo sportello on-line, o contattando il numero verde 800 034 294.

Sicurezza sul lavoro, per Franco Bonamassa uno stile di vita

sicurezza
Franco Bonamassa, coordinatore del consorzio Conei

Attenzione all’amianto e alla sicurezza sul lavoro in generale. Questo è uno dei capisaldi del modus operandi del Consorzio Conei e del suo coordinatore, Franco Bonamassa.

L’imprenditore nel settore edile ha partecipato, lo scorso 10 marzo, al convegno organizzato a Bologna dall’Osservatorio nazionale amianto e dalla Fondazione Ant. L’obiettivo è stato quello di creare una rete di associazioni e imprese che lavorino insieme per affrontare il problema amianto.

L’amianto e altri cancerogeni, elevato rischio per la salute

L’asbesto, infatti, utilizzato nel dopoguerra e fino alla messa al bando nel 1992, è ancora presente in tantissimi edifici e le bonifiche sono in ritardo. “Spesso ci capita – ci ha spiegato Bonamassa raggiunto al telefono – di trovare amianto nelle tubature o in altre parti delle strutture. Noi siamo molto attenti in generale alla sicurezza sul lavoro, dei nostri collaboratori, dei nostri dipendenti e dei nostri consorziati. Quando accade blocchiamo il cantiere e ragioniamo su cosa fare per una maggiore sicurezza. Se i nostri clienti ci chiedono, come ci è capitato, di far finta di niente ci rifiutiamo. Però cerchiamo di far capire loro i motivi che ci spingono.

Che mondo lasceremmo ai nostri figli? Questa è l’idea che ci spinge. Vogliamo, però, anche lasciare una buona immagine dell’azienda. Se l’anno successivo, per altri lavori, dovesse venir fuori qualcosa che noi abbiamo solo ricoperto e non smaltito, faremmo una brutta figura. Infine, teniamo anche alla salute dei nostri clienti che in quella casa magari andranno ad abitare: li esporremmo ad un rischio”.

“Non è semplice – ci ha confidato – anni fa persi una commessa perché una seconda azienda propose al cliente di impacchettare materiali in amianto e gettare tutto nella spazzatura”.

“Oggi utilizziamo un’azienda partner che ha tutte le certificazioni, la Eco Agency s.r.l. – ha continuato Bonamassa – Sia con la mia azienda che con quelle dei consorziati. Avere qualcuno che sappiamo come lavora e ci supporta in questi momenti è molto importante”. C’è infatti un risparmio di tempo e denaro quando si agisce subito con una soluzione ottimale.

Sicurezza, le malattie causate dall’asbesto

L’amianto è ancora un enorme problema in Italia. Le aziende, infatti, nonostante ne conoscessero la pericolosità, hanno continuato ad utilizzarlo fino al 1992, anno in cui è stato bandito con la Legge 257.

Causa infiammazioni, mesotelioma, tumori di vario tipo tra cui quello al polmone e, secondo i dati Ona, nel 2021 ha provocato 7mila morti, come evidenziato nell’ultima pubblicazione del presidente Ona, l’avvocato Ezio Bonanni: “Il libro bianco delle morti da amianto in Italia – ed. 2022

Cosa potrebbe spingere tutte le imprese a lavorare in questo modo?

Il credito d’imposta potrebbe essere una soluzione, con un recupero in 5 anni, ma poi è necessario non costringere le aziende a desistere per la troppa burocrazia. Il finanziamento deve essere interessante, ma anche strutturato e non oggetto di speculazioni. Non devono esserci nemmeno tempi stretti che causano una corsa all’arrembaggio e scarsa qualità negli interventi”.

Tra i settori in cui i lavoratori risultano essere maggiormente esposti a rischi di diversa natura, troviamo proprio l’edilizia. Oltre ai rischi per la salute, dovuti quindi all’esposizione ad agenti chimici pericolosi, com’è appunto l’amianto, ci sono i rischi per la sicurezza. Cosa fate per ridurli al minimo e per adeguare ogni azienda del consorzio alla normativa?

“Siamo molto attenti, anche se oggi vado leggermente di meno in cantiere, se vedo qualcosa che non funziona mi fermo e se ne parla. Spesso i comportamenti sbagliati sono di persone esperte, che hanno grande esperienza e magari si sentono sicure o sono guidate dall’idea che non sia mai accaduto nulla. Però poi quella volta che l’incidente accade purtroppo è un dramma. Così cerchiamo di fare corsi, aggiornamenti, riunioni per sensibilizzare sull’importanza della sicurezza”.

Questa attenzione fondamentale, ma che non si trova ovunque, da dove nasce?

“Ci siamo dati una linea etica, è una questione di mentalità, di approccio, di educazione. E anche quando cerchiamo i nostri partner cerchiamo sempre realtà che siano allineate. E’ uno stile di vita prima di tutto e un’impostazione mentale. Io dico sempre che l’azienda è lo specchio di come sia il titolare e tutto prima deve partire da noi”.

Benessere e alimentazione: quattro consigli salutari

Benessere: mangiare frutta e verdura fa bene alla salute
piatto con macedonia di frutta mista

La salute parte da una corretta alimentazione

Come “nutrire” il nostro benessere? La salute vien mangiando, eppure non sempre riusciamo a trasformare gli alimenti in alleati. Bastano, però, quattro semplici consigli e il gioco è fatto.

Benessere : dieta acida o alcalina?

Una delle nostre convinzioni, è che il corpo abbia bisogno di chissà quante proteine. A dire il vero, una dieta eccessivamente ricca di proteine, di alimenti acidogeni (carne e formaggio) e carente di alimenti alcalinizzanti (frutta e verdura), aumenta il carico acido alimentare.

Il PRAL (potenziale di carico acido renale) può provocare malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 e osteoporosi.

Meglio scegliere cibi alcalinizzanti, soprattutto frutta e verdura fresche di stagione.

A dimostrarlo, uno studio condotto a Boston. Secondo i ricercatori, le diete vegetariane sono più alcaline rispetto alle diete “onnariane” e le diete vegane sono più alcaline rispetto alle diete vegetariane o lacto-ovo-vegetariane (dieta che include cibi a base vegetale, latticini e uova).

Dieta antiossidante: la frutta del benessere

Buona parte dello stress ossidativo proviene dall’ambiente esterno (inquinamento, rumore, fumo, agenti chimici, radiazioni, stress psicofisico). 

Non tutti sanno che anche il nostro organismo produce scarti metabolici con effetti ossidanti.

Mangiare alimenti ricchi di antiossidanti aiuta a prevenire malattie cardiache, patologie croniche e altri problemi di salute.

La frutta è l’unico alimento che non ossida. Scopriamo quale frutta scegliere.

  • Mirtilli: oltre ad avere un effetto antiossidante,  possono rallentare l’invecchiamento. Ciò si deve alla presenza di antociani, sostanze che hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Gli antociani, infatti, aiutano a prevenire elevati livelli di lipoproteina a bassa densità (LDL), il cosiddetto “colesterolo cattivo”. Riducono inoltre il rischio di malattie cardiache;
  • Carciofi: uno studio ha dimostrato che il consumo di carciofi fa bene alla salute di fegato e cuore. Un altro studio ha scoperto che le sostanze chimiche presenti nei carciofi hanno un effetto antiossidante sul colesterolo LDL;
  • Noci pecan: ricche di grassi, calorie, minerali e antiossidanti, il loro consumo aiuta a ridurre i livelli sanguigni del colesterolo LDL ossidato. Un vero rimedio per prevenire le malattie cardiache;
  • Fragole: sono ricche di antiossidanti, vitamine, minerali. Gli antociani presenti nelle fragole hanno poteri antiossidanti, riducono i livelli di colesterolo e possono prevenire le malattie cardiache;
  • Lamponi: oltre agli antiossidanti, contengono anche manganese, vitamina C e fibre. Test di laboratorio suggeriscono che gli antiossidanti presenti nei lamponi possono aiutare a distruggere le cellule tumorali del seno, del colon e dello stomaco.

Benessere: altri alimenti antiossidanti 

  • Cioccolato fondente: ha livelli elevati di sostanze antiossidanti, che apportano benefici per la salute. Riduce il rischio di sviluppare malattie cardiache e infiammazioni, abbassa il livello di colesterolo cattivo e migliora la pressione arteriosa;
  • Cavolo rosso: contiene molti nutrienti, incluse vitamine A, C e K, oltre a diversi antiossidanti e antociani. Aiuta a promuovere la salute del cuore, prevenire il cancro e ridurre infiammazioni e diabete;
  • Fagioli: sono un’eccellente fonte di proteine e fibre. Pare che abbiano anche proprietà antitumorali;
  • Spinaci: contengono vitamine, minerali e antiossidanti. Hanno basso contenuto di calorie. Zeaxanthina e luteina sono due antiossidanti che apportano benefici agli occhi. Aiutano a prevenire danni da raggi ultravioletti (UV) e altre onde luminose dannose;
  • Barbabietole: contengono antiossidanti che possono aiutare a prevenire il cancro del colon, le infiammazioni e i problemi digestivi. Le barbabietole sono anche una fonte di fibre alimentari, ferro e potassio;
  • Verdure e ortaggi arancioni: contengono vitamina A e altri nutrienti. Hanno anche una notevole quantità di fitochimici che possono aiutare a prevenire le malattie cardiache e il cancro.

Fluidità del sangue

Mangiare frutta e verdure è il metodo più salutare per fluidificare il sangue.

Un flusso sanguigno sano e costante aiuta la digestione e la circolazione. È importante quindi per la salute del cuore, dona energia e serve a eliminare i rifiuti che  stagnano nel nostro organismo. È altresì in grado di mantenere costanti i livelli di pH acidici nel corpo. 

Gli alimenti che garantiscono una buona fluidità del sangue sono:

  • Sedano: è ricco di vitamina K, un nutriente necessario per un flusso sanguigno sano e la coagulazione. I suoi elettroliti puliscono l’organismo dalle scorie tossiche. È inoltre un diuretico naturale;
  • Semi grezzi: semi di canapa, Chia, lino e zucca sono ricchi di acidi grassi omega 3, fibre e antiossidanti. Sono anche in grado di abbassare il colesterolo “cattivo” e migliorare la qualità del sangue;
  • Avena: aiuta a rimuovere il colesterolo dal corpo ed è anche un valido antinfiammatorio;
  • Agrumi: limoni, arance e pompelmi sono alimenti antinfiammatori e alcalinizzanti, nonostante siano acidi all’esterno del corpo. Ripuliscono l’organismo dalle tossine, grazie al loro contenuto di vitamina C. Sono abbastanza facili da digerire e contengono fibre solubili preziose per la salute del cuore e del sangue;
  • Mandorle e noci: le mandorle contengono vitamina E, utile a combattere le infiammazioni. Le noci contengono grassi omega 3;
  • Cetrioli piccanti, avocado e cipolla: rimuovono le tossine e forniscono acqua, potassio, vitamina C e fibra. Tutte sostanze che fanno bene al flusso sanguigno;
  • Asparagi: rimuovono le tossine e i rifiuti. Sono diuretici, grazie all’alto contenuto di potassio. Contengono vitamine del gruppo B, folati, vitamina C, fibre e proteine;
  • Peperoni dolci: sono ricchi di vitamina C, fibre, antiossidanti e idratanti che migliorano il flusso sanguigno. 

Il benessere parte dall’intestino

Tutta la storia dell’alimentazione naturale, concorda sul fatto che la salute umana parte dall’intestino, “il secondo cervello”.

Difficoltà digestive, bruciore di stomaco, stipsi e altri disturbi, infatti, sono spesso causati da un tratto intestinale “sporco”.

Del resto, l’intestino è colonizzato da miliardi di cellule batteriche che contribuiscono alla sana elaborazione e digestione di tutto ciò che mangiamo. E ciò che mangiamo, decide il destino di questi batteri. Possono essere “amichevoli” o farci ammalare.

Per pulire l’intestino non dovremmo farci mancare: frutta, verdura e fibra. Di frutta e verdura abbiamo già parlato. E la fibra? A cosa serve?

Consumare fibra porta a una marcata diminuzione del rischio di tumori, obesità, diabete di tipo 2 e colesterolo cattivo. Aiuta, altresì, a rallentare l’assorbimento degli zuccheri nella dieta e, facendoci sentire sazi, contribuisce a prevenire il sovrappeso. 

ONA e salute

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), da oltre 25 anni rappresenta e tutela tutti i cittadini e lavoratori dal rischio amianto, uranio impoverito e di altri cancerogeni pericolosi per la nostra salute. L’Osservatorio Nazionale Amianto lotta altresì in difesa ambiente.

Fonti