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venerdì, Agosto 12, 2022

Crisi ucraina, tregua olimpica: tanto tuonò che piove sul bagnato

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Crisi ucraina, l’editoriale di Ruggero Alcanterini (direttore de L’Eco del litorale e di Diritto e salute)

“All’armi, all’armi!”, grida disperato il povero presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Care ragazze e ragazzi, ma dove pensavate che si volesse andare a parare con tutti i sofismi della comunicazione, gestiti più o meno a carte scoperte, sul tavolo e sotto, da prima dei Giochi di Pechino e poi?

Anzi, se proprio vogliamo farcene “una ragion per cui”, aggiungerei la sofferta conclusione di COP 26 a Glasgow, da dove i “grandi” sono usciti rimpallando il cambiamento e la impossibile salvezza di Earth tra il 2030 e il 2050. In effetti, a volerci ben pensare, quella era e rimane l’ennesima, forse ultima occasione drammaticamente persa, rispetto al vero problema del Pianeta aggredito da super pericolosi parassiti, tal quali siamo noi umani.

Corsi e ricorsi storici

Se volessimo fare della facile retorica, non avremmo che l’imbarazzo della scelta, anche simbolica della rappresentazione dei mefitici meandri della perversità, dei gironi da incubo che siamo capaci di determinare, per via della nostra straordinaria vocazione masochista.

Cosa volete che vi riproponga? La Guerra di Troia o la Prima, piuttosto che la Seconda Guerra Mondiale con le loro ridicole giustificazioni, a cominciare dal ratto di Elena? Forse qualcuno preferirebbe le Guerre Puniche, ma come potrete notare si tratta sempre di eventi a scoppio alternato. Eventi legati agli algoritmi del potere e dell’economia. Originati da fratture sociali e da crolli culturali, falsamente ammantati da ideologie e religioni.

Se c’è un emisfero dove è accaduto di tutto e di più è proprio il nostro, quello in cui insistono e collidono anche tettonicamente l’Europa, l’Africa e una parte dell’Asia. Diciamo che qualcuno ci costringe ad essere Medioriente esteso, piuttosto che Europa comunitaria.

Crisi ucraina, il ruolo delle Nazioni Unite

Altri potrebbero invocare il ruolo delle Nazioni Unite, ma qual è la sua forza d’interposizione, l’autorevole deterrente, posto che nella peggiore delle ipotesi, estrema ratio rimane il diritto di veto storico. Maturato alla fine della Seconda Guerra Mondiale, innescata – corsi e ricorsi – dalla occupazione manu militari della Città Libera di Danzica, alle 4.45 del 1º settembre 1939, quando la corazzata Schleswig-Holstein, in “visita di cortesia”, iniziò a bombardare le postazioni polacche situate sulla penisola di Westerplatte.

Purtroppo non siamo capaci di estendere il concetto di amicizia, di “tregua olimpica” o di pace. Piuttosto, cerchiamo pervicacemente di giocare sporco, contando su obblighi e vincoli, sulla libertà limitata dalle convenzioni e dalle convenienze, nonché dalla memoria corta e dall’ignoranza.

La devastazione della guerra

Proviamo infine a ragionare nel breve termine della nostra storia contemporanea… La Seconda Guerra l’abbiamo chiusa con un paio di bombe atomiche ad Hiroshima e Nagasaki. La Korea del Nord, il Vietnam, nonché da ultimo l’Afghanistan li abbiamo lasciati in braghe di tela. L’Iraq e per converso l’Iran li abbiamo conciati con una comune storia di armi di distruzione di massa. Il Libano da paradiso magari fiscale è divenuto inferno, come la Siria, patria di Apollodoro di Damasco. Mentre i Curdi continuano ad essere popolo errante come i Tuaregh, che non vedranno mai la Libia in pace, bensì contesa tra corsari barbareschi ed alieni vampiri attaccati ai terminali di gas e petrolio. I prezzi di gas e petrolio, proprio a causa della crisi ucraina, sono alle stelle.

Salvo Israele in permanente conflitto con i Palestinesi, molto determinato nella esercitazione della propria sovranità, molti dei paesi africani-asiatici versano in situazioni complicate. Questo a causa dello sfruttamento cui sono sottoposti. Così, si salvano gli sceriffi, quelli del continente australe e gli americani del nord. Entrambi finora le guerre, le hanno sempre fatte a casa degli altri. Mentre la Russia torna ad essere impero, noi diveniamo sempre più indebitati ed i cinesi stanno a guardare.

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