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venerdì, Agosto 12, 2022

Mesotelioma amianto, l’Inail registra 3792 casi in tre anni

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E’ stato appena pubblicato il VII Rapporto ReNam dell’Inail che raccoglie i casi di mesotelioma amianto, tumore causato dall’asbesto, dal 1993 al 2018. Per questo ultimo anno di rilevazione i dati del Registro nazionale dei mesoteliomi sono incompleti, soprattutto in relazione alle difficoltà segnalate da molti Centri regionali nel disporre degli indispensabili strumenti di verifica. La situazione di emergenza sanitaria determinata dalla diffusione del virus Sars-CoV-2, infatti, ha avuto un impatto considerevole sulla capacità operativa dei Cor.

In totale dal 1993 l’Inail ha registrato 31.572 casi di mesotelioma maligno (MM), in media 1089 l’anno. Fino al 2015 erano 27.356 casi. In tre anni i nuovi casi sono stati quindi 3792. A questi numeri che dimostrano il dramma dell’amianto, vanno aggiunte tutte le malattie asbesto correlate (nell’ultima rilevazione degli anni 2016 -2020 circa 1700 l’anno).

Mesotelioma amianto, le regioni che pagano il prezzo più alto

Entrando nello specifico il Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale dell’Inail afferma che oltre il 50% dei casi di mesotelioma sono registrati fra i residenti in Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia-Romagna (56,7%).

La sede anatomica di insorgenza è la pleura per il 93,2% dei casi e il peritoneo per il 6,3%. Sono presenti inoltre 63 casi del pericardio e 91 della tunica vaginale del testicolo. Per l’81% dei casi la diagnosi è di mesotelioma maligno certo (con conferma istologica).

Per quanto riguarda le fasce di età colpite dai dati si evince che fino a 45 anni la malattia è rarissima (solo 1,4% del totale dei casi registrati). L’età media alla diagnosi è di 70 anni senza differenze apprezzabili per genere. Il rapporto di genere (casi di genere maschile per ogni caso di genere femminile (M/F) è pari a 2,6. Il 72% dei casi archiviati è di sesso maschile.

La percentuale di donne passa dal 27,2% per i mesoteliomi pleurici a 33,3% e 41% rispettivamente per i casi del pericardio e del peritoneo. Le misure di incidenza fanno riferimento all’insieme delle regioni per le quali la rilevazione dei dati di incidenza è completa.

Il tasso standardizzato (casi per 100.000 residenti) per mesotelioma maligno della pleura (certo, probabile e possibile) nel 2017 risulta pari a 3,41 negli uomini e 0,99 nelle donne. Per la sede peritoneale il tasso passa a 0,14 e 0,09 rispettivamente negli uomini e nelle donne. Se si considerano i soli casi di mesotelioma maligno ‘certo’ (escludendo quindi i mesoteliomi ‘possibili’ e ‘probabili’) le stime diminuiscono del 20% circa.

Il 69% dei mesoteliomi si sviluppano sul luogo di lavoro

Le modalità di esposizione sono state approfondite per 24.864 casi (78,8%) e, fra questi, il 69,1% presenta un’esposizione professionale, il 5,1% familiare, il 4,3% ambientale, l’1,5% per un’attività di svago o hobby. Per il 20% dei casi l’esposizione è improbabile o ignota.

La percentuale di casi di mesotelioma amianto, quindi, per i quali l’analisi anamnestica ha rilevato un’esposizione ad amianto lavorativa, ambientale, familiare, o a causa di attività ricreative è, sull’intero set di dati, pari all’80%.

Mesotelioma amianto, l’edilizia è il settore più colpito

Il settore più colpito dai casi di mesotelioma amianto è quello dell’edilizia (con il 16,2% del totale della casistica). Seguono poi il metalmeccanico (8,8%), il settore tessile (6,3%) e le attività dei cantieri navali sia di costruzione che di riparazione e manutenzione (7,4%). Il resto dei casi, invece, è diviso tra numerosi ambiti produttivi. In questi ultimi casi l’esposizione è avvenuta sul luogo di lavoro, ma anche in via indiretta.

Il mesotelioma

Il mesotelioma è un tumore che nasce dalle cellule del mesotelio. Sono le membrane che rivestono, come una sottile pellicola, gli organi interni. A seconda dell’area che ricopre, il mesotelio assume nomi diversi: si chiama pleura nel torace, peritoneo nell’addome, pericardio nello spazio attorno al cuore e tunica vaginale nella zona attorno ai testicoli.

Il 90 per cento dei mesoteliomi è dovuto all’esposizione ad amianto, un materiale che le aziende hanno utilizzato soprattutto negli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso. Nonostante si conoscesse la pericolosità dell’asbesto le aziende non hanno smesso di impiegarlo se non quando è intervenuta la Legge 257/1992 che lo ha messo al bando.

Mesotelioma amianto, i danni della fibra killer

L’amianto non causa però soltanto il mesotelioma, nelle sue varie forme, ma anche il tumore al polmone, allo stomaco, alla faringe, alla laringe e altri. Provoca inoltre tutta una serie di patologie asbesto correlate. Per questo le vittime da amianto sono molte di più rispetto a quelle del mesotelioma. I numeri raccolti dall’Ona – Osservatorio nazionale amianto indicano in tutta la loro gravità le conseguenze dell’utilizzo scellerato di un materiale che sembra perfetto, ma è che è portatore di morte.

Secondo i dati raccolti dall’Ona nel 2021, il numero dei casi di mesotelioma è aumentato ancora, così come negli anni precedenti. Così come i tumori del polmone e le altre neoplasie asbesto correlate. In conclusione, nel corso del 2021, si contano almeno 7.000 decessi.

Ora che l’asbesto è stato vietato resta il problema delle bonifiche dei siti contaminati. L’amianto rimane a sgretolarsi, diventando sempre più pericoloso, nei grandi stabilimenti abbandonati e ancora in numerose fabbriche ancora attive, nelle scuole, negli ospedali e negli edifici privati. L’Italia è in ritardo con le bonifiche e la legge del 1992 è ormai obsoleta.

L’impegno Ona per le bonifiche amianto e i numeri del 2021

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, sono costantemente impegnati nelle bonifiche e nell’assistenza delle vittime e dei loro familiari. Per sensibilizzare a più livelli l’avvocato Bonanni ha curato diverse pubblicazioni tra le quali l’ultima: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Per questi motivi, l’Ona ha approntato una serie di strumenti tra i quali l’App, con cui i cittadini possono segnalare luoghi in cui ancora è presente la fibra killer.

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