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venerdì, Agosto 12, 2022

Asbestosi pleurica: vittoria di Dal Cin, Ministero si oppone

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Vittoria per il finanziere di Sabaudia, Antonio Dal Cin, colpito da asbestosi pleurica, contro il ministero dell’Interno e del ministero dell’Economia e delle Finanze. Il Tribunale di Latina, accogliendo il ricorso dell’avvocato Ezio Bonanni, con sentenza del 25 novembre 2021, ha riconosciuto al militare una invalidità del 50%. Ha quindi condannato il ministero dell’Interno al pagamento di due assegni vitalizi per un importo complessivo di 1533 euro mensili e alla liquidazione di 90mila euro.

Dal Cin aveva già ottenuto il riconoscimento della causa di servizio e la conseguente equiparazione a vittima del dovere. Soltanto, però, per le patologie che interessano il distretto respiratorio, non anche per quella psichiatrica.

Le patologie del finanziere sono 3: asbestosi pleurica, bronchite cronica asmatiforme e disturbo ansioso disadattivo (disturbo dell’adattamento con ansia).

Per il disturbo ansioso, secondo i giudici, non ci sarebbe alcun riconoscimento in sede amministrativa della genesi professionale. Dal Cin avrebbe dovuto dedurre e dimostrare la sussistenza di “particolari condizioni ambientali o operative implicanti l’esistenza. O anche il sopravvenire, di circostanze straordinarie e fatti di servizio che hanno esposto il dipendente a maggiori rischi o fatiche”.

Il consulente tecnico d’ufficio nominato dal Tribunale ha, però, affermato che “le patologie asbestosi pleurica e bronchite cronica asmatiforme possono essere ricondotte secondo adeguati criteri probabilistici all’esposizione a fibre di amianto la cui presenza è stata accertata sul luogo di lavoro. La menomazione può essere ascritta alla tabella A categoria 6”. Il ctu ha riconosciuto quindi una invalidità complessiva del 50%, che è stata confermata dal Tribunale.

Asbestosi pleurica, l’ONA da sempre al fianco di Dal Cin

Una vittoria dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto che da anni si batte per le vittime dell’asbesto, ma che è soltanto una tappa del lungo percorso giudiziario intrapreso con slancio dall’avvocato Bonanni. “Difenderò il finanziere Antonio Dal Cin in tutte le sedi di giustizia”, ha più volte ribadito Bonanni. Tra qualche giorno, il 9 febbraio 2022 si terrà infatti anche l’udienza davanti al Tar del Lazio.

L’avvocato chiede l’accertamento del diritto del ricorrente al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali. Ma anche il risarcimento del danno biologico, professionale, esistenziale, morale e mobbizzanti. Danni che applicando le tabelle del Tribunale di Milano, sono stati quantificati in 1.631.568,50 euro.

Ora dovrà anche sostenerlo nel ricorso in Appello. L’ultimo giorno utile, infatti, il Ministero dell’Interno ha appellato la sentenza di condanna del Tribunale di Latina, sezione Lavoro, del 25 novembre dello scorso anno.

Dal Cin: Giustizia chiede tempo, ma sono condannato a morte

“Le persone si rispettano in vita – ha ribadito Dal Cin – non deponendo corone d’alloro. Le Vittime del Dovere si onorano, riconoscendo il loro sacrificio, non negando diritti sacrosanti e legittimi, così com’è accaduto nel mio caso, fino ad arrivare a dichiararmi invalido al 5% della totale quando non posso gridare al miracolo. Permango ostaggio di una giustizia terrena che è “ingiusta”, perché continua a chiedermi tempo, pur sapendo che sono un condannato a morte.

Sono una Vittima del Dovere che grida giustizia e chiede che i diritti siano riconosciuti in vita e non ereditati dalle famiglie già provate dal dolore e dalla sofferenza. Sono un uomo, un marito, un padre che resiste per garantire un pezzo di pane da mettere in tavola per la famiglia. Questo Stato non vuole riconoscere la gravità di una malattia che esiste e mi sta uccidendo, mi logora ulteriormente e ogni giorno cresce in me la preoccupazione che mia moglie, gravemente malata, e i miei figli minorenni si ritrovino senza niente per vivere, costretti a combattere contro uno Stato che abbandona a se stesso chi fedele al giuramento l’ha servito fino all’estremo sacrificio”.

Asbestosi pleurica, il caso di Antonio Dal Cin

Arruolato nel corpo della Guardia di Finanza nel settembre del 1991, Dal Cin ha frequentato il 61° Corso “Cadore” della Scuola Alpina di Predazzo (TN).

Dopo un breve periodo di assegnazione al Gruppo di Ferrara – Distaccamento di Bondeno (FE), il 23 novembre 1992 giunge alla Brigata di Prosecco (TS). Prima destinazione dal corso, dove presta servizio fino al 14 agosto 2004, ad eccezione di un periodo di 180 giorni, alla compagnia di Terracina (LT).

Il 14 agosto 2004 Dal Cin si sposta dalla Brigata di Prosecco (TS) al Centro Sportivo di Castelporziano (RM), dove presta servizio fino al 16 maggio 2006.

In data 16 maggio 2006 si trasferisce dal Centro Sportivo di Castelporziano (RM), al dipendente III Nucleo Atleti di Sabaudia (LT), nell’ambito delle “situazioni straordinarie” connotate da ragioni di salute “gravi”.

Nell’agosto del 2012 prende servizio alla Brigata di Sabaudia (LT), perché assegnato all’impiego di servizio operativo, mai svolto un solo giorno, in forza delle sue precarie condizioni di salute. L’8 gennaio 2014 la Guardia di Finanza lo colloca infine in congedo assoluto, perchè non più idoneo al servizio d’Istituto.

Pur essendo malato di asbestosi, una patologia altamente invalidante e mortale, da una parte è stato valutato totalmente inabile (100%), dall’altra, in sede di riconoscimento di vittima del dovere, aveva ottenuto solo il 5% di invalidità. L’accertamento tecnico d’ufficio del medico legale del Tribunale di Latina invece gli ha riconosciuto un maggior grado invalidante.

Sentenza importante perché Antonio, oltre ad essere gravemente malato, ha una situazione veramente difficile. Ha a carico due bambini, Matteo e Anna, di 9 e 15 anni, e la coniuge con problemi di salute. La moglie soffre, infatti, di sclerosi multipla ed è stata sottoposta ad intervento di tiroidectomia totale. Non percepisce nulla dallo Stato.

Asbestosi pleurica, solo uno dei rischi amianto

L’ONA, attraverso il suo presidente, avvocato Ezio Bonanni, denuncia da 20 anni i rischi legati all’esposizione all’amianto. L’asbesto, altro nome della fibra killer, causa infatti infiammazioni e tumori. Tra questi il mesotelioma e diverse patologie asbesto correlate.

La Legge 257 del 1992 ha messo al bando l’amianto in Italia, ma a causa dell’esposizione a questi minerali si continua purtroppo a morire. Le malattie si manifestano, infatti, anche decenni dopo l’esposizione. L’INAIL ha raccolto i numeri della strage silenziosa nel VII Rapporto ReNaM. L’avvocato Ezio Bonanni ha aggiornato il tutto nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”, sono stati raccolti i dati più aggiornati. Anche nell’ultima rilevazione i decessi sono in aumento. Il picco delle vittime sarà registrato, secondo le stime ONA, tra il 2025 e il 2030.

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